Numero2148.

 

R I F L E S S I O N I

 

L’altro giorno, una ragazza giovane mi ha chiesto:

“Cosa provi nell’essere vecchia?”

Mi ha sorpreso molto la domanda,

dato che non mi sono mai ritenuta vecchia.

La ragazza, vista la mia reazione,

immediatamente si è dispiaciuta, però

le ho spiegato che era una domanda interessante.

E poi ho riflettuto, ho pensato

che invecchiare è un regalo.

A volte mi sorprende la persona che vedo

nel mio specchio. Ma non mi preoccupo

di lei da molto tempo.

Io non cambierei nulla di quello che ho

per qualche ruga in meno e un ventre piatto.

Non mi rimprovero più perché

non mi piace riassettare il letto,

o perché non mangio alcune “cose”.

Mi sento finalmente nel mio diritto

di essere disordinata, stravagante

e trascorrere le mie ore contemplando i fiori.

Ho visto alcuni cari amici andarsene

da questo mondo, prima di aver goduto

della libertà che viene con l’invecchiare.

A chi interessa se scelgo di leggere

o giocare sul computer fino  alle quattro

del mattino e poi dormire fino a chissà che ora?

A chi interessa se ballo da sola ascoltando

la musica anni 60? E se dopo voglio

piangere per un amore perduto?

E se cammino sulla spiaggia in costume da bagno,

portando a spasso  il mio corpo paffuto

e mi tuffo fra le onde lasciandomi  cullare,

nonostante gli sguardi di quelle

che indossano ancora il bikini:

saranno vecchie anche loro se avranno fortuna.

È vero che negli anni il mio cuore ha sofferto

per la perdita di una persona cara, ma

è la sofferenza  che ci dà forza e ci fa crescere.

Un cuore che non si è rotto è sterile e non

saprà mai della felicità di essere imperfetto.

Sono orgogliosa di aver vissuto abbastanza

per far ingrigire i miei capelli e per conservare

il sorriso della mia giovinezza, di quando ancora

non c’erano solchi profondi sul mio viso.

Quindi, per rispondere alla domanda con sincerità,

posso dire che mi piace essere vecchia,

perché la vecchiaia mi rende più saggia, più libera!

So che non vivrò per sempre, ma mentre sono qui,

voglio vivere secondo le mie leggi, quelle del mio cuore.

Non voglio lamentarmi per ciò che non è stato,

né preoccuparmi di quello che sarà.

Nel tempo che rimane, semplicemente amerò

la vita come ho fatto fino ad oggi,

il resto lo lascio a Dio.

Numero2136.

 

L A   M E Z Z A   E T Å

 

Mezz’età è

quando hai

ancora voglia

di qualcosa,

ma poi non ti

ricordi di cosa.

 

Mezz’età è quando

vorresti fare della

ginnastica,

ma ci dormi su,

sperando che ti

passi  la voglia.

 

Mezz’età è

quando il medico

ti consiglia di

fare degli esercizi

all’aria aperta….

e tu sali in macchina

e guidi col

finestrino aperto.

 

Mezz’età è quando cominci

a spegnere le luci

per questioni di economia

e non per incoraggiare un

avvicinamento romantico….

 

Nella mezz’età le cene

a lume di candela….

altro che romantiche!

Non riesci a leggere

il menù!

 

Mezz’età è quando,

invece di pettinarti,

cominci ad “accomodarti”

i capelli che ti rimangono.

 

Infanzia: epoca della vita

in cui facciamo delle smorfie

davanti allo specchio.

Mezz’età: epoca della vita

in cui lo specchio si vendica.

 

Sai di essere nella mezz’età

quando tutto quello che

Madre Natura ti ha dato,

Padre Tempo comincia

a riprenderselo.

 

Mezz’età è quando

smettiamo di criticare

la generazione più vecchia

e cominciamo a criticare

la generazione più giovane.

 

Mezz’età è quando

non abbiamo più l’età

per dare dei cattivi

esempi e ….passiamo

a dare dei buoni consigli….

(di cui tutti ridono a crepapelle).

 

Mezz’età è

quando

sappiamo

tutte le

risposte….

ma nessuno ci

chiede più nulla.

 

Nulla possiamo

davanti al

nascere o

al morire;

l’unica cosa che

possiamo fare

è assaporare

l’ “intervallo”.

 

Ci sono tre età

nella vita:

infanzia,

giovinezza e….

“ma come ti trovo bene!”.

 

Sei nell’età di mezzo?

Coraggio!

Il peggio deve ancora venire!

 

 

 

 

Numero2117.

 

I T A L I A N I     UN POPOLO GENEROSO

PICCOLA INDAGINE SULLE DONAZIONI

 

Durante il LOCKDOWN, le donazioni sono state fatte direttamente alla Protezione Civile, a ospedali, medici e infermieri.
Nel 2019 la scelta del 63% degli Italiani è caduta su molteplici associazioni piuttosto che su una in particolare.
Le più sostenute sono state quelle della categoria “Salute e ricerca” (54%), seguita da “Emergenza e protezione civile” (32%) e da “Assistenza sociale” (24%). Vengono poi “Tutela dell’ambiente e degli animali” (23%), e “Sostegno e servizi per disabili” (22%).
Nel 2020, con la pandemia lo scenario è cambiato: le donazioni sono state indirizzate direttamente alla Protezione civile e agli ospedali, fino ad arrivare a medici ed infermieri.

Italiani, popolo di navigatori e di santi, ma anche popolo di donatori.
Lo dimostrano, cifre alla mano, i dati raccolti da Italiani solidali, il monitoraggio continuativo effettuato dalla DOXA sul mondo del non profit e delle organizzazioni solidali in Italia iniziato nel 2001.
Nel 2019, più di 8 Italiani su 10 (l’82%) hanno affermato di avere effettuato almeno una donazione. Il contante è stata la modalità preferita dal 40% dei donatori, ma sono cresciute anche le donazioni effettuate via web, che nel 2018 si sono attestate intorno al 22% del totale. Nel 2020, invece, con l’esplosione della pandemia è, per così dire, “esplosa” anche la generosità. Durante i rilevamenti nella settimana dal 20 al 24 Marzo, 1 Italiano su 4 ha dichiarato di avere già effettuato una donazione, mentre nel mese di Aprile, la quota di Italiani che ha fatto donazioni a seguito dell’emergenza sanitaria è stata del 35%. Ciò significa che, nel complesso, durante il bimestre Marzo-Aprile, le persone che hanno elargito una somma di denaro sulla spinta della pandemia sono state tra i 13 e 15 milioni.

Ma chi sono i donatori? Il 60% è rappresentato da donne mentre, per quanto riguarda le classi d’età, 1 donatore su 2 (il 52%) ha almeno 55 anni. Le persone di età compresa tra i 15 e i 34 anni sono invece circa 1 su 10.
Infine, i donatori che hanno un livello d’istruzione più alto preferiscono donare ad organizzazioni non profit e arrivano al 62%.

N.d.R. :  In questo contesto, anch’io ho indagato, per conto mio e per la mia curiosità, su quante e quali sono le organizzazioni che propagandano sui canali televisivi la propria attività varia di assistenza, sostegno e supporto.
Ne esce un panorama abbastanza sorprendente, che potrebbe ingenerare qualche dubbio: che si tratti di un business sotto mentite spoglie?
Qui di seguito trovate un elenco dei “marchi” che in TV presentano, con costanza ed insistenza, la pubblicità dei loro “prodotti”. Non sono, certamente, tutti.

Banco Alimentare

UNICEF – Lascito testamentario

Istituto Pasteur Italia

API Greenpeace

WWF Animali in pericolo

OXFAM per fornire acqua purificata.

Questi, sopra citati, non danno indicazioni, nello spot pubblicitario, sulla cifra minima richiesta.
Mentre quelli che seguono fanno precisa richiesta di una cifra minima, a scanso di equivoci.

TELETHON  10 Euro

Lega del filo d’oro  9 Euro

Progetto Arca per i “barboni”  9 Euro

Save the children  5 per mille

San Patrignano  5 per mille

Greenpeace per le balene  9 Euro

Medici senza frontiere  9 Euro

Sightsavers.it  5 Euro

We world  per le bambine 5 Euro

Salva le api  15 Euro.

Numero1963.

 

Ricevo da un’amica

 

“Se ne vanno.

Mesti, silenziosi,

come, magari

è stata umile

e silenziosa

la loro vita,

fatta di lavoro,

di sacrifici, tanti.

Se ne va una

generazione, quella

che ha visto la guerra,

ne ha sentito l’odore

e le privazioni,

tra la fuga in un

rifugio antiaereo

e la bramosa ricerca

di qualcosa per sfamarsi.

Se ne vanno mani

indurite dai calli,

visi segnati da

rughe profonde,

memorie di giornate

passate sotto

il sole cocente o

nel freddo pungente.

Mani che hanno

spostato macerie,

impastato cemento,

piegato ferro, in

canottiera e cappello

di carta di giornale.

Se ne vanno

quelli della Lambretta,

della Fiat 500 o 600,

dei primi frigoriferi,

della televisione

in bianco e nero.

Ci lasciano, avvolti

in un lenzuolo, come

Cristo nel sudario,

quelli del boom economico

che, con il sudore,

hanno ricostruito

questa nostra nazione,

regalandoci quel benessere

di cui abbiamo

impunemente approfittato.

Se ne va l’esperienza,

la comprensione,

la pazienza,

la resilienza,

il rispetto, pregi

oramai dimenticati.

Se ne vanno

senza una carezza,

senza che nessuno

gli stringesse la mano,

senza neanche

un ultimo bacio.

Se ne vanno i nonni,

memoria storica

del nostro Paese,

patrimonio della

intera umanità.

L’Italia intera deve

dirvi GRAZIE e

accompagnarvi in

quest’ultimo viaggio

con 60 milioni

di carezze…❤?

 

RICEVUTO da Dott.Begher, pneumologo ospedale S.Maurizio.

Numero1923.

 

Finirà anche la notte più buia

e sorgerà il sole.

 

Victor Hugo.

N.d.R.   È un po’ come  Adda passà ‘a nuttata (o meglio, come si legge nel testo, Ha da passà ‘a nuttata) che è una famosissima frase contenuta nella commedia Napoli milionaria! divenuta nel tempo celeberrima.
Un po’ come è accaduto alla notissima ‘e figlie so’ ffiglie! tratta da Filumena Marturano.
Oppure, anche, a I figli so’ piezz’ e core come cantava Mario Merola.

Numero1911.

 

Segnalato da mio nipote Alan

 

Radhanath Swami

LA  MENTALITÀ  DIETRO  ALLE  BUONE  RELAZIONI.

 

C’è una meravigliosa analogia sull’ape e la mosca, che ci insegna una preziosa lezione per migliorare i nostri legami interpersonali e la qualità della nostra vita.
L’ape vola di fiore in fiore, estraendo solo il nettare, senza intaccare la pianta. La mentalità dell’ape è quella di cercare l’essenza di ogni fiore. Persino in un luogo coperto di immondizia imputridita, piuttosto che prestare attenzione a tutto quel sudiciume, l’ape rimane concentrata nella sua ricerca di nettare ed entusiasta, vola addirittura sopra un unico, piccolo, fiore cresciuto in mezzo a chilometri e chilometri di spazzatura.
Nelle nostre relazioni, abbiamo molto da imparare dall’ape; essa ci insegna l’arte di focalizzarsi sugli aspetti positivi ed affrontare in modo opportuno le carenze in ognuno. Ci saranno difetti ovunque e in chiunque, non mancano mai le cose di cui lamentarsi, ma, come l’ape cerca di scovare il nettare, anche nei luoghi più impensati, così  noi possiamo mirare a trovare le buone qualità in chi abbiamo intorno.

La mosca rappresenta un altro tipo di mentalità nei rapporti con gli altri. Sebbene entrambe le specie possono essere apprezzate, per il particolare istinto naturale che le distingue, possiamo comunque studiarle per apprendere importanti lezioni, per migliorare la qualità della nostra vita.
In un corpo altrimenti sano, la mosca si concentrerà nel succhiare una crosta infetta. La mosca può anche sorvolare centinaia di fiori, ma su cosa si concentra? Focalizza la sua attenzione sull’assaporare immondizia ed escrementi. Essa ignora il dolce profumo dei giardini di rose e, anche nelle situazioni migliori, e nei luoghi più puliti, la mosca rivolgerà la sua attenzione alla spazzatura.
Questo rappresenta l’ottica di non considerare le buone qualità di chi ci sta intorno, concentrandosi sulle loro mancanze. È così facile, non occorrono sforzi per trovare difetti negli altri. Criticare è una dipendenza, più le concediamo, più ne diventiamo ossessionati. Nei rapporti con gli altri è importante mantenere una comunicazione onesta e benevola, improntata sul dare valore a ciò che c’è di positivo, affrontando le cose negative in modo cortese e costruttivo, cercando di tirar fuori il meglio di entrambe le parti.
Agendo così, impariamo a riconoscere le qualità positive in noi stessi e a superare l’insana mancanza di autostima.
Mentalità da ape o mentalità da mosca, sta a te decidere.

 

 

Numero1900.

 

SUCCISA  VIRESCIT

La traduzione di questo motto latino è “Recisa alla base, torna a rinverdire”.

Le parole, che ornano lo stemma dell’abbazia di Montecassino, che mostra una quercia tagliata al piede, dal cui ceppo vanno spuntando rami nuovi, vengono anche usate in riferimento a tutto ciò che, dopo la distruzione, trova in sé la forza di tornare a nuova vita.

Si tratta di un simbolo (o di una allegoria, se considerata dal punto di vista delle figure retoriche) di rigenerazione, forza interiore, capacità di riscatto.

Ha funzione conativa, ovvero il suo scopo è quello di spingere l’individuo a reagire, a risollevarsi anche dopo un avvenimento tragico, distruttivo, che ha quasi annientato il suo essere.

“Quasi”, appunto, non del tutto.

E’ quell’avverbio a fare la differenza, a invitare a chiedersi di che pasta si è fatti, a spronare all’autorigenerazione.

L’icona dell’albero tagliato è metafora della straziante perdita (di una persona cara, di tutti i beni, della propria integrità corporea), ma i rami verdi che nonostante tutto iniziano a spuntare, generando le foglie, lo sono della capacità di affrontare anche i più grandi dolori, le più grandi perdite e rimettersi in piedi, ancora vivi, ancora fecondi di progetti, di idee, di giorni da affrontare con energia.

E’ simbolo della forza della vita che non dipende dall’energia personale, ma che senza la collaborazione e la volontà di chi aspira a rialzarsi non potrebbe comunque agire.

Contiene in sé l’implicazione di un passato pieno e rigoglioso, la presupposizione che si è subito un feroce attacco, l’antitesi tra la perdita quasi totale e la rinascita, il paradosso che un albero reciso possa germogliare e infine l’inferenza generata dai concetti di ceppo e rami verdi: la vita non muore mai, si rigenera in forme nuove e inaspettate.

Insomma, un vero albero della vita.

Queste, che ho riportato, sono le parole, le più espressive possibili, che ho trovato a titolo esplicativo riguardanti l’aforisma.
Le faccio pienamente e convintamente mie, nell’ estendere il mio augurio a tutti gli Italiani di ritrovare la forza di risollevarsi e rinascere da questo “Tsunami” dell’ Epidemia di Coronavirus che ci sta passando sulla testa.
È un’occasione storica: mostriamo al mondo di cosa siamo capaci.
Sono sicuro che ce la faremo.