Numero2245.

 

S E N Z A   C O M M E N T O

 

Da IL  FATTO QUOTIDIANO

 

Scandalo nella Chiesa di Francia: 216mila casi di pedofilia dal 1950 ad oggi. La commissione: “Indifferenza profonda e crudele per vittime”

 

5  Ottobre  2021

 

La Chiesa cattolica ha manifestato “fino all’inizio degli anni 2000 un’indifferenza profonda e anche crudele nei confronti delle vittime”. È con queste parole dure, categoriche, che Jean-Marc Sauvé, presidente della commissione indipendente voluta dagli stessi vescovi transalpini, ha commentato il rapporto diffuso dal suo gruppo di lavoro sui casi di pedofilia nella Chiesa francese. Parole dovute ai numeri impressionanti emersi dalla ricerca della commissione, secondo la quale sono state 216mila le vittime di pedofilia ad opera degli ecclesiastici transalpini dal 1950 ad oggi, con un numero di preti pedofili che si è aggirato tra i 2.900 e i 3.200 nello stesso periodo.

Secondo il rapporto della commissione diretta da Sauvé, alto dirigente francese già membro del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia Ue, il numero delle vittime sale addirittura a “330mila se vi si aggiungono gli aggressori laici che lavorano nelle istituzioni della Chiesa cattolica”, come sagrestani, insegnanti nelle scuole cattoliche, responsabili di movimenti giovanili. “Queste cifre sono ben più preoccupanti, sono agghiaccianti e non possono in nessun caso rimanere senza conseguenze”, ha aggiunto spiegando che questi numeri sono il risultato di una stima statistica comprendente un margine di circa 50mila persone.

Sauvé ha poi aggiunto nel suo intervento che dal 1950 al 2000 “le vittime non vengono credute, ascoltate. Si ritiene abbiano un po’ contribuito a quello che è loro accaduto” e propone di “riconoscere la responsabilità della Chiesa”: “Il primo principio raccomandato dalla commissione – ha detto – consiste nel riconoscere la responsabilità della Chiesa in ciò che è successo dalle sue origini”. Questo perché l’intera istituzione ha dimostrato negli anni che i “silenzi” e le “mancanze” dinanzi agli atti di pedocriminalità perpetrati al suo interno presentano un carattere “sistemico”: “La commissione ha lungamente deliberato ed è giunta a una conclusione unanime. La Chiesa non ha saputo vedere, non ha saputo sentire, non ha saputo captare i segnali deboli”.

Da parte sua, il presidente della Conferenza episcopale francese, Eric de Moulins-Beaufort, esprime “vergogna” e “spavento” e chiede “perdono” alle vittime della pedocriminalità: “Il mio desidero, oggi, è di chiedervi perdono, perdono ad ognuna ed ognuno di voi”, ha dichiarato davanti alla stampa, aggiungendo che la voce delle vittime “ci sconvolge, il loro numero ci devasta”.

Numero2243.

 

N I E N T E   P A U R A !   S O N O   A N C O R A   V I V O.

 

Avete ragione, qualcuno mi ha anche chiamato per sapere se mi era successo qualcosa. In effetti, ho dato il modo di pensarlo, perché in questi ultimi tre mesi, ho pubblicato ben poco. Ma sono felice di rassicurare tutti che godo di buona salute, compatibilmente con l’età, Il fatto è che , in questo periodo, mi sono dedicato ad un progetto editoriale molto impegnativo, del quale non voglio anticipare nulla, ma che vedrà la luce solo dopo il compimento del mio ottantesimo anno di età, quindi a luglio del prossimo anno. L’ho cominciato tre mesi fa, per l’appunto, e pensavo di aver bisogno di un anno intero per realizzarlo. Invece, con mia sorpresa, devo comunicare che è praticamente finito in questi giorni. Attualmente, sto correggendo e rifinendo le bozze. Credo che, in una settimana, avrò concluso. Dopo di che, mi rimetto in pista, con le antenne accese, per dedicarmi a qualunque argomento che possa attirare la mia attenzione. Vi ringrazio del vostro interessamento, in questa circostanza e sempre. È un onore ed un piacere, sentirmi seguito: grazie.

 

Numero2241.

 

P A R O L E    D’ A M O R E

 

Roberto Benigni, nel suo discorso per la cerimonia di consegna, a lui, del Leone d’Oro alla carriera, alla Mostra del Cinema di Venezia 2021, ha dedicato  il Premio alla moglie Nicoletta Braschi:

 

“Io conosco solo una maniera

di misurare il tempo:

con te o senza di te.”.

 

N.d.R. Questa frase è in mezzo a tante altre parole di apprezzamento, di riconoscenza, di affetto profondo rivolte alla moglie, che costituiscono un “peana”, ovvero un canto di elogio per una vittoria, quanto mai inconsueto, nel panorama delle esternazioni pubbliche di ogni tempo, ad ogni livello. Ha suscitato scalpore.
Mi dispiace informarti, caro Benigni, che la tua non è una novità assoluta, per quanto rara.
Due anni fa, in occasione della festa, in casa, per il 25° nostro anniversario, io ho letto davanti a tutti gli invitati un “peana” altrettanto sentito e sincero e, forse, più articolato e argomentato, rivolto alla mia Rita.
Lo trovate al Numero1805.

Numero2240.

 

G R E E N    P A S S

 

Green Pass sì, Green Pass no. Green Pass obbligatorio, dove, quando, Questioni e dibattiti a non finire.
Il Green Pass è diventato un passaporto, equivalente ad un permesso e, per questo, sarebbe limitativo della libertà personale.
Ci sono persone che non digeriscono alcuna limitazione della libertà. Non recepiscono, forse, il principio, universalmente riconosciuto, che la libertà assoluta non esiste, perché quella individuale confligge con quella collettiva. Anche gli altri vorrebbero godere della stessa libertà di cui godi tu.
Io sono un liberista convinto, ma intendo che la mia libertà possa venir condizionata da quella degli altri, o dalle loro necessità. Perciò faccio una riflessione metodologica e pongo, innanzitutto a me stesso, e poi a tutti, una semplice, stupida domanda, che, però, è in cerca di una risposta intelligente.
Domani mattina, io devo montare in macchina, per uscire, andare al lavoro, andare in un posto qualunque, mettendomi sulla strada.
Sarei contento di sapere che gli altri conducenti di milioni di macchine sono sprovvisti della patente e dell’assicurazione?
Non è rilevante che io abbia patente ed assicurazione: è una sicurezza per me ed anche per gli altri. Ma come faccio io a sentirmi sicuro, circolando per strada a stretto contatto con le altre macchine, di cui non conosco la capacità di gestire correttamente le regole della circolazione? Fatevi, anche voi, questa domanda e cercate di darvi la risposta intelligente che riscatti la stupidità della domanda stessa.

Numero2239.

 

R E D D I T O    D I    C I T T A D I N Z A

 

Da tempo, ormai, e in questi giorni, è ancor di più oggetto di dibattito il famigerato REDDITO DI CITTADINANZA, il provvedimento legislativo, che è stato ed è il fiore all’occhiello della sinistra pentastellata. Sarebbe nato con l’intento di garantire un livello accettabile di sussistenza a categorie di persone che non trovano , o non cercano, lavoro: dunque un aiuto provvisorio e temporaneo, intanto che per essi, sarebbe stata individuata, da parte di uffici allo scopo preposti, una attività lavorativa compatibile con la loro capacità, o voglia, di lavorare.
Partiamo dal lavoro. In questo periodo post – COVID, la produzione industriale e dei servizi, in Italia, sta registrando una fioritura ed un incremento, anche in termini di PIL, che sembra poter recuperare tutte le perdite dovute ai vari LOCKDOWN coatti, ed in breve tempo.
Dunque, c’è lavoro e gli imprenditori privati si trovano in difficoltà a reperire, sul mercato del lavoro, non solo le figure qualificate, ma anche e soprattutto, quelle generiche da formare e inquadrare nei mansionari. Ci sarebbero i fruitori del REDDITO, che potrebbero rendersi disponibili, anche, ovviamente, con qualche sacrificio e disagio, per riempire i vuoti di organico di molte Aziende Italiane.
Niente da fare, non è così. Allora che senso ha questa legge dello Stato che riesce soltanto a mantenere a casa coloro che ricevono il REDDITO e non fa in modo di ingaggiarli in tutti quegli arruolamenti di risorse umane di cui ci sarebbe bisogno?
Si tratta allora, solo di un sussidio di Stato per nullafacenti?
Non ci vuole mica un genio per escogitare, capire e attuare un sistema che eroghi gli importi di questi aiuti, in genere, da un minimo di 550 Euro o poco più, ad un massimo di 850 – 950 Euro, agli imprenditori che questi percettori assumono, a tempo indeterminato.
I datori di lavoro, a loro volta, aggiungerebbero una cifra equivalente per costituire un salario complessivo di circa 1500 Euro, che sarebbe un livello normale di retribuzione.
In questo modo, si ottiene un doppio positivo risultato. Quello dell’assistito che riceve un salario, o stipendio, intero a fronte di una prestazione completa e continuativa; e quello dell’imprenditore che trova un dipendente che paga in termini, per lui, agevolati (metà importo del salario, magari con contributi onnicomprensivi) e, pertanto, è molto incentivato a reperire ed arruolare nuove forze lavorative.
Ma può la sinistra italiana arrendersi davanti ad una evidenza come questa? La risposta è quella di Cambronne: “Merde, jamais!”.
Piuttosto che concedere agli “odiati padroni” il vantaggio di una gestione favorevole delle assunzioni, preferisce elargire, a titolo gratuito, sulle spalle di tutti i contribuenti italiani, denari improduttivi a chi poi, magari, integra il gentile omaggio con una miriade di lavori in nero che nessuno controlla. Come il marito che, piuttosto che dare piacere alla moglie antipatica, si taglia il membro, per farle dispetto.

Numero2236.

 

Segnalato da mio figlio Alexis

 

 

T H E    S O C I A L    D I L E M M A

 

Nothing vast enters

the life of mortals

without a curse.

 

Sophocles

 

Niente di vasto entra

nella vita dei mortali

senza una maledizione.

 

Sofocle.

 

Il Docufilm THE SOCIAL DILEMMA getta una luce sull’influenza che YOUTUBE, FACEBOOK,TWITTER ed altri Social Media Networks – e, per estensione, i loro algoritmi – hanno sulla vita dei loro utenti.
Il filmato critica il modo in cui gli algoritmi, progettati per predisporre gli utenti alla pubblicità, hanno condotto a gravi problemi sociali, come il sensazionalismo e la polarizzazione.
Come disse Sofocle: “Niente di vasto entra nella vita dei mortali senza una maledizione” ed ora, il conseguimento di guadagni a breve termine dei Social Media ci ha caricato addosso il “dilemma sociale” di una cultura che è impossibile da sostenere.

Numero2230.

 

TOKYO  1  AGOSTO  2021 : Trionfo di due Italiani nell’Atletica Leggera alle Olimpiadi 2020.

 

CITIUS, ALTIUS, FORTIUS = più veloce, più in alto, con più forza: è il motto della specialità regina delle OLIMPIADI, l’Atletica Leggera.

 

Più veloci con Marcell Jacobs (100 m piani).

Più in alto con Gianmarco Tamberi (salto in alto).

 

Ci rimane solo una medaglia d’oro in una prestazione “con più forza” e abbiamo chiuso … i cerchi.