Numero2837.

 

Da cosa si capisce se una persona è molto intelligente

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. Scrittrice e fondatore di Psicoadvisor

 

Quanto sei intelligente? Il concetto è sicuramente molto ampio, tant’è che non esiste, oggigiorno, una definizione univoca e accettata universalmente.  L’intelligenza viene spesso riconosciuta nella società come un tratto distintivo della persona, che ne è più o meno provvista se paragonata a un’altra. Considerando che, sulla Treccani, la definizione di intelligenza supera le 40 righe, capiamo bene che, nel corso della storia, il genere umano si è posto parecchie domande a riguardo. Per questo gli scienziati definiscono l’intelligenza in diversi modi. Alcune ricerche scientifiche fatte in varie università del mondo, sembrano confermare che ci sono alcuni comportamenti, segni e caratteristiche fisiche che sembrano essere associati all’intelligenza

Il termine deriva dal latino intelligentia, con derivazione da intelligĕre, ovvero «intendere». (N.d.R. : Per essere più precisi, “intelligere” è composto da “inter” (fra) e “legere” (leggere); sarebbe come dire: “leggere fra le righe”, una sorta di comprensione per intuizione). Generalmente, si intende un complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’individuo di pensare, comprendere o spiegare i fatti, o le azioni, ed elaborare modelli astratti della realtà. Nella psicologia umana le teorie sull’intelligenza sono molte. Secondo Charles Spearman, è una capacità comune di adattamento dell’individuo, nonché il fattore base delle attività intellettuali nel genere umano.

Come ragionano le persone molto intelligenti?

Questa domanda devo ammettere che mi affascina tantissimo. Nello specifico mi interessa la risposta non tanto per una semplice curiosità, ma perché nasconde una seconda domanda, ancora più interessante Posso migliorare drasticamente me stesso, ragionando come una persona “super intelligente”? Partiamo dalle basi: cosa c’è alla base dell’intelligenza? Guarda questo insieme di numeri e lettere:

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  • j39e8389f7777lmjbh8ihrz7777

Noti niente di strano?

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  • 39e8389f7777lmjbh8ihrz>7777

Esattamente ogni 10 lettere e numeri casuali, si ripete quattro volte il numero “7” (il pattern “7777”). Quello che ha fatto il tuo cervello per riconoscere questo schema all’interno di un insieme di numeri e cifre, all’apparenza casuali, prende il nome di “pattern recognition” (riconoscimento di pattern). Per i non avvezzi a questa terminologia tipicamente utilizzata in ambito informatico, il riconoscimento di pattern, non è altro che l’individuazione, all’interno di dati “grezzi”, di modelli/schemi che si possono ripetere.

Dal punto di vista dell’evoluzione della specie, riconoscere i pattern ha reso noi esseri umani capaci di sopravvivere e svilupparci più efficientemente rispetto ad altri animali/organismi. Quindi questa cosa la sappiamo fare bene, ma c’è chi tra di noi riesce a farla meglio.

Cosa c’entra il riconoscimento dei pattern con l’intelligenza?

“Il riconoscimento dei pattern è l’essenza dell’intelligenza umana.” – Ray Kurzweil. Per Ray Kurzweil, che per la cronaca è colui che (tra le tante altre cose) ha inventato lo scanner, l’intelligenza è in larga parte attribuibile alla nostra capacità di riconoscere pattern. Quindi siamo più o meno intelligenti a seconda di quanto sappiamo fare bene questo lavoro. Le persone con un alto QI infatti, non sono dei semplici “collezionisti” di fatti e cultura generale, ma sviluppano una profonda comprensione dei concetti.

Cosa significa?

Prima di tutto che le persone intelligenti NON memorizzano le cose. Chi ha un QI alto è bravo a connettere tra loro idee e creare costruzioni mentali tra informazioni che magari potrebbero sembrare irrilevanti o appartenenti ad altri contesti. Quindi questi “geni” trovano con facilità schemi tra dati grezzi e li collegano tra di loro. In parole povere: riconoscono e connettono pattern.

Come allenare l’intelligenza

Torniamo alla domanda chiave: posso migliorare drasticamente me stesso, ragionando come una persona “super intelligente”? Certo! Ecco una piccola linea guida che ti può tornare molto utile se devi imparare cose nuove e per migliorare qualsiasi situazione con cui interagisci quotidianamente.

1. Comincia a notare i pattern in qualsiasi contesto

Di fronte agli eventi che ti circondano, sforzati di riconoscerne il modello che ne sta alla base. Se leggi un libro, cerca sempre di sintetizzare in poche parole un capitolo. Quando hai finito prova a creare un modello dei concetti su un foglio. Cerca sempre di semplificare il più possibile. Poi vai anche più a fondo: i libri che leggi hanno una struttura simile? Se sì, qual è?

Se stai guardando un film che ti piace, fai caso alla sequenza degli eventi: è possibile che nasconda un pattern. Una tipica struttura ricorrente ad esempio è il “viaggio dell’eroe”.

2. Ama la “confusione” iniziale

È importante riflettere su un punto: quando stai cercando di trovare un pattern il primo step è la confusione. È normale essere confusi in questo momento perché il nostro cervello sta cercando la struttura tra un mare di informazioni non rilevanti.

La cosa peggiore che puoi fare è dire che la cosa su cui stai ragionando è impossibile da studiare / imparare e non c’è un pattern chiaro. Non devi assolutamente mollare e passare alla memorizzazione dei concetti perché non sei ancora riuscito a trovare un modello. C’è solo un modo per andare avanti: pensa e cerca di esporti a quante più possibili varianti / spiegazioni di qualità del concetto o dell’evento che stai analizzando. Ci sarà un momento in cui troverai un “aggancio”. Sarà come una sorta di click mentale che ti darà un primo possibile mini-modello del tutto.

3. Usa spesso metafore ed analogie

Una volta che hai capito qualcosa in maniera generale, prova ad utilizzare metafore od analogie con situazioni simili che conosci, ma che fanno parte di altri contesti. Questo ti permette di creare connessioni con zone differenti del tuo cervello e di mettere in pratica quei collegamenti di cui ti parlavo all’inizio (collegamenti tra pattern). “Come“, “tipo“, “uguale a” sono le parole chiave da usare. Puoi cominciare con una serie di domande aperte tipo:

  • Questa idea mi ricorda….?
  • Questa idea è usata in situazioni di vita vera come…?
  • Che fenomeno simula questa idea?

Prendiamo ad esempio i numeri complessi: i numeri mi hanno sempre ricordato il camminare lungo una linea come se fosse una strada dritta. Grazie ai numeri interi puoi camminare avanti ed indietro rispetto ad un punto di partenza (che è lo zero). Con i numeri complessi, la linea diventa una piazza in cui puoi girare liberamente, ruotando intorno al punto di partenza.

4. Metti in discussione il modello

Le persone molto intelligenti sono molto brave a creare modelli e connessioni ma anche a tagliare queste ultime se non funzionano e non si applicano a dovere. Fai l’avvocato del diavolo con l’idea che hai appena creato: analizzane le implicazioni, i limiti ed i difetti e modifica il tutto. Sii scettico al massimo.

Lo scetticismo è sano se applicato nel giusto contesto. Essere scettici “tanto per” invece è da stupidi. Ma per arrivare a delle connessioni potenti devi farne tante e tagliare quelle che non funzionano. Solo in questo modo puoi farcela.

5. Anche l’esercizio aerobico fa bene al cervello

Camminare per 30 minuti al giorno 5 giorni alla settimana stimola ad esempio la produzione di Bdnf (fattore neutrofico derivato dal cervello), una molecola che favorisce la produzione di nuovi neuroni e sinapsi e migliora le capacità di apprendimento.

Altre attività che funzionano benissimo?

Studiare una nuova lingua, ad esempio, non solo migliora il QI, ma rimanda di 5 anni in media il rischio di demenza senile nelle persone esposte. Anche il cibo fa la sua parte: la dieta mediterranea (ricca di frutta, verdura, pesce, olio di oliva) migliora le capacità di apprendimento. L’intelligenza è spesso stata correlata alla corteccia prefrontale laterale del nostro cervello, se questa struttura si mantiene molto attiva, allora il gioco è fatto. Sai come allenare la tua corteccia prefrontale laterale? Lavorando su te stesso!

Perché la corteccia prefrontale laterale sembra giocare un ruolo predominante nell’intelligenza? Perché è mediante questa struttura che le varie funzioni cerebrali vengono integrate, in pratica è da essa che dipende la capacità di comunicare efficacemente con il resto del cervello. Hai presente quando senti dire “la mia parte irrazionale ed emotiva vorrebbe fare questo, ma la mia parte razionale sa che è sbagliato?” Beh, questo capita quando c’è poca integrazione tra la neocorteccia e le strutture più ancestrali del cervello, quelle legate alla ricompensa immediata. Se ci pensi ha tutto senso: a che serve essere intelligenti se non si può utilizzare questa dote per migliorare la propria qualità della vita?

Allora noi ti invitiamo a migliorare la tua intelligenza allenando proprio la tua corteccia prefrontale laterale! Sai, pochi mesi fa abbiamo pubblicato un nuovo libro che propone un percorso di auto-analisi e crescita personale, con lo scopo di massimizzare l’integrazione tra le parti di sé. Nel volume troverai diversi esercizi che ti spiegheranno come allenare la tua corteccia prefrontale per cambiare gli aspetti di te che non ti piacciono, migliorare la relazione che hai con te stesso e stabilire rapporti appaganti. Il titolo è un po’ fuorviante: «d’Amore ci si ammala, d’Amore si guarisce», ma ti garantiamo che non tratta solo di cuori infranti! È il libro più consigliato dagli psicoterapeuti, lo puoi trovare su Amazon o in tutte le librerie. Ah, se lo leggi, scoprirai che tutto (dalla soddisfazione personale al benessere di coppia) è una questione di corteccia prefrontale! 

Insomma: hai diverse soluzioni per nutrire e arricchire la tua mente. E ricorda, l’intelligenza non significa saperne di più o accumulare conoscenza. Si tratta di stimolare il cervello, essere in grado di risolvere problemi quotidiani e inserire nella propria struttura cerebrale cose nuove (apprendimenti inediti, nuovi modi di essere, di sentire, di comunicare…). Ripeto: a cosa serve essere intelligenti se poi non applichiamo questa dote in modo pratico, al miglioramento della nostra vita?!

Numero2748.

 

da Quora

 

COSA  NON  FANNO  LE  PERSONE  INTELLIGENTI

 

1- Rimanere prigionieri dell’odio:

La rabbia, il risentimento e l’odio sono sentimenti negativi che tutte le persone provano. Il problema sta nel non liberarsene, poiché nulla di buono può o potrà derivare da tanta rabbia. Non accumulate rancore e sappiate perdonare. Lasciate che i disaccordi vengano risolti e toglietevi questo peso dalle spalle.

2- Mantenere relazioni tossiche:

“Siete la media delle 5 persone che frequentate di più”. Questa massima si avvera nel migliore stile di “dimmi chi frequenti e ti dirò chi sei”. Le persone intelligenti sanno che le amicizie negative e tossiche collaborano solo a risvegliare i peggiori sentimenti e desideri dentro di voi.

3- Rifiutare l’aiuto:

Chi è intelligente sa che nella vita è importante contare sull’aiuto e sulla collaborazione. Per questo motivo, di solito questi individui non rifiutano l’aiuto quando viene loro offerto.

4- Fare critiche illimitate:

Può sembrare un consiglio banale, ma la verità è che chi è veramente intelligente non è abituato a criticare tutto, sempre. Certo, ci sono le critiche costruttive, ma lamentarsi solo di come vanno le cose non ha mai cambiato né cambierà nulla.

Le persone che hanno un buon raziocinio apprezzano le azioni pratiche ed efficaci. Il pensiero è più o meno questo: “se non va bene, cambialo”.

5- Generare false aspettative negli altri:

C’è qualcosa di più fastidioso di quelle persone che promettono e non mantengono mai? Non è sempre possibile garantire la nostra parola, ma questo dovrebbe essere sporadico. Generare false aspettative può essere una tattica per sfuggire alle responsabilità, ma a un certo punto danneggia la persona che lo fa. Le persone intelligenti si rendono conto molto rapidamente delle insidie del processo.

6- Le persone intelligenti sanno di non essere perfette:

La perfezione non è legata all’intelligenza. Anche se si ama che tutto venga millimetricamente fedele a ciò che è stato pianificato, la vita assicura sempre un po’ di improvvisazione. A volte, il risultato inaspettato può essere ancora più bello e “perfetto” di quello idealizzato all’inizio.

Numero2736.

 

LA FORMULA DI SOCRATE 

di Cristina Dell’acqua.

 

Fate meditazione? Pensate che sia importante conoscere se stessi? (parliamo spesso di consapevolezza). Dubitate, senza per questo scivolare nel complottismo? Forse non lo sapete, ma siete potenziali discepoli di Socrate. Proprio lui, il filosofo greco.

Per usare un lessico moderno dovremmo dire che era un rompipalle (gli Ateniesi lo definivano un “tafano”), uno che insinua il dubbio, manda al macero le certezze. Un tipo provocatorio. Gentile, ma ribelle. Però più contemporaneo di altri, vicino al nostro presente.

Non ha lasciato niente di scritto. Tutto quello che sappiamo ce lo racconta Platone nei Dialoghi, dall’arte del dubbio alla cura, dall’amore alla condanna a morte con l’accusa di non credere negli Dei tradizionali e di corrompere i giovani. E se fosse arrivato il momento di riscoprirlo?

È l’idea di Cristina Dell’Acqua, appassionata di sperimentazione didattica, che insegna latino e greco al Collegio San Carlo di Milano, con La formula di Socrate, un saggio moderno senza esagerare ( le avevano suggerito di mettere in copertina Socrate con un cellulare e ha detto di no) che rivaluta la “tafanitudine” del filosofo e invita a tirar fuori il meglio di sé.

E allora proviamo a portare la formula di Socrate ai giorni nostri.

Il mondo è cambiato, la provocazione è lo sport nazionale: ne abbiamo ancora bisogno?

Sì, ma come la intendeva il filosofo. La provocazione oggi, non è dubbio, ma urlo, arroganza, egoismo. È marketing. È far parlare di sé, conquistare l’attenzione. Il metodo Socrate è l’opposto: ha la pacatezza delle opinioni, la forza dello spirito critico, senza il punto di vista del partito preso.

Facciamo un esempio?

L’intelligenza artificiale: chi la ama, chi la odia, chi ne ha semplicemente paura senza conoscerla. Piuttosto che scegliere l’opinione di un altro, ragionare, farsene una propria. Non demonizzare i vari Chatbot, ma dar loro valore nella maniera giusta. Non si tratta di saper fare e basta, ma di saper pensare. Uno che ti obbliga a riflettere è fastidioso, ma ti fa crescere, fiorire. Lo dico soprattutto per i ragazzi.

Oggi molti preferiscono diventare influencer per avere seguaci, successo, fama. Come si fa?

Capisco l’idea di appartenenza che rafforza gusto e passioni, ma ecco il “tafano” socratico. TiKTok, Istagram, i social media in genere ti fanno credere di essere sapiente, invece non è così. L’obiettivo dovrebbe essere diventare influencer di se stessi, soggetto e non oggetto, non preda delle mode altrui, non cortigiani, ma prìncipi. Dovremmo avere il coraggio di essere tutti un po’ più fastidiosi, un po’ più “tafani”.
Cerchiamo di essere accomodanti, ma in realtà è il dubbio – e chi invita a esercitarlo – a farti crescere. Dovremmo tirare fuori il filosofo che è dentro di noi. Socrate deve questa immagine alla madre, che faceva la levatrice

N.d.R.: la Maieutica era l’arte della levatrice: come la madre estraeva il parto dal ventre della gestante, così Socrate estraeva le idee dalla mente del giovane interlocutore che questi già aveva in sé, ma che non erano mai state espresse e manifestate, neanche a lui stesso.

Va bene, abbiamo cominciato a dubitare. E dopo?

Invece che verso l’esterno, dobbiamo proiettarci verso l’interno. Il boom di pratiche come mindfulness (consapevolezza) e meditazione ci dicono che ne abbiamo bisogno, che è la via giusta. “Conosci te stesso” era la frase scritta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi. Sapere chi siamo, e soprattutto chi non siamo, è la formula dell’equilibrio di ogni esistenza. Altrimenti finiremo per vivere la vita di qualcun altro.

 

 

 

Numero2733.

 

da QUORA

 

ANCORA  SULLE  PERSONE  INTELLIGENTI

 

Le persone intelligenti hanno le seguenti caratteristiche:

 

1)Non seguono mai l’opinione popolare, perché la maggior parte delle persone comuni ha torto sulla maggior parte delle questioni.

2)Non si fidano di tutto ciò che viene affermato essere vero, a meno che non accertino la verità da soli tramite le proprie ricerche e analisi, perché sanno che ciò che viene loro liberamente raccontato di solito è spazzatura.

3)Si fidano della propria opinione più di chiunque altro poiché formano la loro opinione sulla base della logica e del ragionamento.

4)Sono studenti a vita poiché sanno che rispetto alla conoscenza totale disponibile nel mondo, ne sanno solo un po’.

5)Imparano da ogni persona e da ogni episodio della vita attraverso la prudenza riflessiva e la contemplazione.

6)Non consigliano le persone stupide anche quando a loro viene chiesto di farlo perché sanno che quelle persone stupide non potranno mai accettare la verità (ecco perché sono stupide).

7)Non litigano con gli stupidi perché sanno che li trascineranno al loro livello e li batteranno con l’esperienza. (Mark Twain).

8)Quando vengono attaccati verbalmente da una  persona stupida, non le danno corda, poiché sanno che sarebbe solo del tempo sprecato.

9)Non cercano denaro, fama o potere, perché sanno che il desiderio di queste cose è la radice di tutta l’infelicità nel mondo.

10)Non sprecano il loro tempo inseguendo ciò che il mondo considera importante. Piuttosto passano il loro tempo a conoscere se stessi e fanno ciò che dà loro gioia e soddisfazione.

Le persone intelligenti non farebbero nulla che vada contro questi principi.

Numero2689.

 

da WIKIPEDIA

 

L’ ESPERIMENTO  DI  ASCH

 

Un esempio di scheda utilizzata nell’esperimento. La linea di sinistra è la linea di riferimento, le tre linee a destra sono le  linee di confronto.

 

L’esperimento di Asch è stato un esperimento di psicologia sociale condotto nel 1951 dallo psicologo polacco Solomon Asch.

L’assunto di base del suo esperimento consisteva nel fatto che l’essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente a modificare le azioni e, in una certa misura, anche i giudizi e le percezioni visive di una persona. L’esperimento si focalizzava sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni oggettive palesi. Il lavoro di Asch influenzò Stanley Milgram (che fu allievo di dottorato dello stesso Asch) e le sue successive ricerche.

Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 collaboratori/complici dello sperimentatore all’insaputa dell’ottavo (soggetto sperimentale), si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre linee di diversa lunghezza in ordine decrescente mentre su un’altra scheda vi era disegnata un’altra linea, di lunghezza uguale alla prima linea della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici, quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni “normali”, alla terza serie di domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata.

Il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un’ampia serie di casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformandosi alla risposta sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva risposto prima di lui. In sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la “vera” risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo, di assumere la posizione esplicitata dalla maggioranza. Solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di “dover” dire.

Risultati

Nell’esperimento originale di Asch, il 25% dei partecipanti non si conformò alla maggioranza, ma il 76% si conformò almeno una volta alla pressione del gruppo (ed il 5% dei soggetti si adeguò ad ogni singola ripetizione della prova).

 

CONFORMISMO

 

Con il termine conformismo si fa riferimento a un atteggiamento o tendenza ad adeguarsi o omologarsi a opinioni, usi e comportamenti pre-definiti e politicamente o socialmente prevalenti. Questo atteggiamento si può notare ad esempio nel modo di vestire o nel comportamento, o anche nelle idee e nei modi di pensare. Questo atteggiamento viene definito in psicologia con il termine conformità.

L’atteggiamento conformista

In ambito sociale si definisce conformista colui che, ignorando o sacrificando la propria libera espressione soggettiva in modo più o meno marcato, si adegua e si adatta nel comportamento complessivo, sia di idee e di aspetto esteriore che di regole, alla forma espressa dalla maggioranza o dal gruppo di cui è parte.

L’origine del conformismo risiede molto spesso nella radice animale dell’essere umano che attinge le sue paure dalla solitudine fuori dal branco. È una sorta di comportamento mimetico: l’individuo si nasconde nell’ambiente sociale nel quale vive, assumendone i tratti più comuni, in termini di modi di essere, di fare, di pensare. Il senso di protezione che ne deriva rafforza ulteriormente i comportamenti conformisti.

L’anticonformismo

L’atteggiamento opposto al conformismo viene definito anticonformismo e consiste quindi in un rifiuto delle idee e dei comportamenti prevalenti.

Infatti, normalmente, le persone non conformiste hanno già sviluppato un livello di coscienza diverso che permette loro di poter sfidare i comportamenti comuni senza soffrirne.

Solitamente si hanno personalità non conformiste negli artisti, negli scienziati, nei filosofi, negli intellettuali, negli statisti e nei santi, quindi in tutti coloro che si danno la possibilità di libera espressione di sé stessi fuori dalla forma già predefinita dall’ambito sociale e storico in cui vivono.

L’antropologo francese René Girard ha svolto uno studio approfondito delle dinamiche di imitazione reciproca tra gli esseri umani, che a livello sociale conducono appunto al conformismo e ad altri automatismi di notevole importanza. Nel quadro teorico di Girard, l’imitazione è la caratteristica fondamentale dell’essere umano (teoria mimetica). Girard rivela quindi che dietro ogni pretesa di anticonformismo si nasconde un altro comportamento conformista: l’anticonformista, che non sopporta di ammettere la sua somiglianza con gli altri esseri umani, si appoggia alla massa per sollevarsi al di sopra di essa, ma in questo movimento si lascia ispirare (imita, si conforma a…) quegli “anticonformisti” che lo hanno preceduto, nel suo o in altri campi e inoltre dimostra la sua dipendenza da quella massa che disprezza tanto: senza massa da cui distinguersi, non si ha niente da cui distinguersi.

Conformismo e obbedienza

In psicologia sociale, accanto al concetto di conformismo, vi è quello di obbedienza, laddove l’obbedienza implica anche conformismo. È attraverso la socializzazione che le persone imparano a conformarsi a certe norme e a obbedire a certe figure di autorità. A tal proposito Stanley Milgram ha proposto quattro concetti chiave con i quali mettere in evidenza tali assunti. Questi concetti si ravvisano in: gerarchia (fra persone di status diseguale vige usualmente un rapporto di obbedienza, fra persone di pari status emerge il conformismo), imitazione (l’obbedienza non comporta imitazione, il conformismo sì), contenuto esplicito (comandi espliciti si associano all’obbedienza, richieste tacite ed implicite presuppongono conformismo) e volontarietà (chi obbedisce fa riferimento all’obbedienza nello spiegare il loro comportamento, chi si conforma fa riferimento alla volontarietà). Tali concettualizzazioni sono state criticate per la loro riduttività, ma al contempo danno una visione efficace del rapporto tra conformismo e obbedienza.

Conformismo indotto dai mass media

Sono oggetto di studio gli effetti della comunicazione di massa sul conformismo. Risale agli anni settanta del Novecento la teoria della spirale del silenzio sviluppata da Elisabeth Noelle-Neumann, fondatrice, nel 1947, dell’Istituto di Demoscopia di Allensbach (Institut für Demoskopie Allensbach) a Magonza. La tesi di fondo è che i mezzi di comunicazione di massa, ma soprattutto la televisione, grazie al notevole potere di persuasione sui riceventi e quindi, più in generale, sull’opinione pubblica, siano in grado di enfatizzare opinioni e sentimenti prevalenti, mediante la riduzione al silenzio delle opzioni minoritarie e dissenzienti.

Nello specifico, la teoria afferma che una persona singola è disincentivata dall’esprimere apertamente e riconoscere a sé stessa un’opinione che percepisce essere contraria alla opinione della maggioranza, per paura di riprovazione e isolamento da parte della presunta maggioranza. Questo fa sì che le persone che si trovino in tali situazioni siano spinte a chiudersi in un silenzio che, a sua volta, fa aumentare la percezione collettiva (non necessariamente esatta) di una diversa opinione della maggioranza, rinforzando, di conseguenza, in un processo dinamico, il silenzio di chi si crede minoranza.

Uno degli effetti della spirale del silenzio è l’esercizio, da parte dei mass-media, di una pervasiva funzione conformista di omologazione e conservazione dell’esistente, ostili al rinnovamento delle sensibilità, dei gusti, delle opinioni.

Rispetto al conservatorismo, si aggiunge qui un ulteriore elemento aggravante: essendo i mezzi di comunicazione di massa, per loro stessa natura, schiacciati sulla dimensione contingente del tempo presente, e incapaci di elaborare ed esprimere una visione e una coscienza storica, la spinta al conservatorismo e all’omologazione che essi sono in grado di promuovere si presentano anche privi di qualsiasi spessore e di alcuna consapevolezza storica.

 

N.d.R. : adesso abbiamo capito, io per primo, su quale mensa sono andati a gozzovigliare gli “influencer”, abili mestatori senza scrupoli, pronti e preparati a devitalizzare lo spirito critico individuale, imponendo ideologie, gusti e comportamenti standardizzati e pilotati, ovviamente, a proprio vantaggio.

Numero2683.

 

I   S O C I A L

 

Secondo il mio parere i SOCIAL sono la fucina dell’asocialità: i suoi appartenenti sono e restano anonimi, solitari, nevrotici interpreti della incomunicabilità, nel disperato bisogno e tentativo di comunicare. Sono degli ectoplasmi monocellulari, cioè, sviluppando semanticamente il concetto, dei fantasmi soli dotati di telefonino (cellulare), insomma, una specie di zombi.

Trascrivo, qui di seguito, un passaggio da una delle conferenze di Paolo Crepet, il noto psichiatra, che parla di questo tema.

 

…. la comunicazione virtuale dei SOCIAL: grandissima trappola. Prima ce ne accorgiamo e prima, forse, reagiremo. Non ce l’ho con la tecnologia, naturalmente. Sono quasi quarant’anni che utilizzo la tecnologia, ci mancherebbe altro, però questa deriva iposensoriale, così la chiamerei io, non sviluppa nulla di noi, nulla se non qualcosa, che ci è piaciuta evidentemente, che è la comodità.
Noi abbiamo tutti in tasca un telefonino. È uno straordinario cameriere: ci serve in tutti i modi possibili e immaginabili. Attraverso il telefonino potete avere tutto e non fare nulla. Sei servito come un cretino e non sai fare niente. L’intelligenza è il fare, inventare, creare. Se qualcuno lo fa per te, diventi un cretino. E noi siamo pieni di cretini, ovunque. E questo è un problema. Meditate. Quanti libri non leggiamo, per mandare in giro le fotografie di questo e di quello ….

 

Numero2669.

 

 

I N T E L L I G E N Z A

 

l’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento.

Il peggior nemico della conoscenza non è l’ignoranza, ma l’illusione (e la presunzione) di sapere.

Ho conosciuto persone che credono nel destino, ma guardano la strada prima di attraversare.

 

Steven  Hawking    Una delle persone più intelligenti mai esistite.

Numero2655.

 

D O P O   U N A   V I T T O R I A

 

NOT  OVER  YET      cioè    Non è ancora finita

 

Così ha scritto Il tennista Russo Danilij Medvedev sullo schermo della telecamera, come messaggio ai telespettatori, al termine della vittoriosa finale del Torneo di Tennis di Dubai (4 Marzo 2023). Un monito, un incoraggiamento, un impegno di un atleta consapevole delle proprie possibilità. Un’assunzione di responsabilità che mi è piaciuta: secondo me, non è stata una guasconata o una vanteria, ma una esternazione intelligente e niente affatto ipocrita. Anche perché lui aveva già vinto altri due Tornei consecutivi nelle due settimane precedenti.

Numero2645.

 

da  QUORA

 

 

Principalmente le persone “normali” hanno due strutture di pensiero, il “passo dopo passo” e il pensiero integrato in cui si includono diversi passi in uno solo.

Le persone “con un QI altissimo” hanno la capacità di creare inconsciamente connessioni utilizzando una rete di informazioni interconnesse, immagazzinate in diversi strati di profondità il che dà loro l’enorme vantaggio di vedere le cose da prospettive ancora più ampie e di fare più associazioni in un lasso di tempo più breve.