Numero2709.

 

R E I N C A R N A Z I O N E   2

 

Il Dott. Ian Stevenson

La ricerca scientifica condotta sulla reincarnazione dal Dott. Ian Stevenson, Professore di Psichiatria presso la Scuola di medicina dell’Università della Virginia, è la più interessante. Egli indagò in maniera specifica su quelli che sono chiamati “ricordi spontanei di vite precedenti”.

Per un certo numero di anni, servendosi del metodo scientifico, il Dott. Stevenson intervistò, negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Tailandia, a Burma, in Turchia, in Libano, in Canada, in India e in altri Paesi, oltre quattromila bambini che sostenevano di ricordare una serie di eventi accaduti in vite precedenti. La procedura dell’indagine scientifica prevedeva il controllo e l’esame (se pertinenti) di documenti, lettere, referti autoptici, certificati di nascita e di morte, referti ospedalieri, resoconti giornalistici e simili.

I referti medici sono importanti specialmente quando un bambino sostiene di essere stato assassinato in una vita precedente, visto che Stevenson scoprì che nei casi di morte violenta il bambino poteva presentare dei segni di nascita nel punto in cui era stato pugnalato, colpito da un proiettile o da qualunque altra cosa che ne avesse cagionato la morte.

• Tra i casi citati dal Dott. Stevenson in cui sono presenti segni di nascita, un esempio significativo è quello di Ravi Shankar. Questi ricordò con orrore che da bambino era stato decapitato da un parente che sperava di ereditare i beni di suo padre. Si scoprì che il bambino rinato aveva un segno di nascita tutto intorno al collo. E quando si indagò sulle sue affermazioni, si scoprì che la persona che egli sosteneva di essere era effettivamente morta in quella maniera.

• Un secondo caso riguardava un bambino turco che ricordava di essere un rapinatore che stava per essere catturato dalla polizia. Si suicidò sparandosi con un fucile appoggiato sul lato inferiore destro del mento. Il bambino che sosteneva di ricordare la sua vita era nato con un segno ben visibile sotto il mento. A seguito di ulteriori indagini, si scoprì che aveva un altro segno di nascita esattamente nel punto dal quale il proiettile sarebbe dovuto uscire. Mentre il Dott. Stevenson indagava in Turchia su questo caso particolare, un anziano lo informò che si ricordava dell’accaduto e fornì la sua testimonianza sulle condizioni del corpo del suicida.

Quel che occorre tenere a mente è che il Dott. Stevenson mise in ballo la sua reputazione quando presentò al mondo il suo lavoro scientifico attraverso le riviste psichiatriche di maggior prestigio, come il Journal of Nervous and Mental Disease (La Rivista della Malattia Nervosa e Mentale) nel settembre del 1977 e l’American Journal of Psychiatry (La Rivista Americana di Psichiatria) nel dicembre del 1979. Pubblicò diversi volumi sui ricordi di vite precedenti, e ogni volta che veniva pubblicato un volume si accumulavano ulteriori conferme ben circostanziate delle prove a favore della reincarnazione.

La ricerca scientifica di Stevenson riuscì a scuotere il mondo accademico dal suo solito compiacimento scettico. Fu una delle prime volte che uno scienziato con una solida reputazione nel campo delle scienze fisiche forniva la dimostrazione che, in base a tutti i criteri oggettivi, esistevano prove evidenti a favore della reincarnazione e, inevitabilmente, a favore dell’Aldilà.

Ovviamente ci furono coloro che tentarono di criticare la ricerca del Dott. Stevenson, ma i critici NON erano scienziati, né possedevano le competenze tecniche necessarie per valutare il metodo scientifico utilizzato dal Dott. Stevenson. Molti di questi critici di basso profilo appartengono a un particolare filone di pensiero intrinsecamente ostile alla reincarnazione.

Ci sono stati altri, che dovrebbero essere più esperti, che si sono limitati a ripetere le critiche rivolte a Stevenson senza prima esaminare in prima persona il suo lavoro scientifico. Ad esempio, nel libro di Paul Tabori e Phyllis Raphael del 1971, Beyond the Senses – a report on psychical research in the sixties (Al di là dei sensi – un rapporto sulla ricerca psichica negli anni ’60), George Medhurst, un ex membro di “alto profilo” della Society for Psychical Research, ammette, in risposta ad una domanda che gli era stata rivolta, di conoscere molto poco il lavoro del Dott. Stevenson, ma dice, e notate attentamente la palese e infondata ostilità nei confronti del lavoro di Stevenson, le seguenti parole:

So poco di queste ricerche (di Stevenson). So che sono state rivolte delle critiche ai risultati ottenuti … si dice … che Stevenson non abbia avuto il giusto rapporto con le persone con cui ha avuto a che fare (1971: 216).

In primo luogo, George Medhurst ammette la sua ignoranza tecnica in merito alla ricerca scientifica di Stevenson. In secondo luogo, si affida alle affermazioni di qualcun altro per criticare Stevenson. In terzo luogo, Medhurst non identifica questo qualcun altro, sempre ammesso che ci sia. Medhurst accetta come valide le critiche, altrimenti non le avrebbe ripetute. Questo genere di disonestà intellettuale e di inganno da parte di Medhurst sono un’indicazione del livello a cui si spingono gli scettici dalla mentalità chiusa pur di denigrare un lavoro scientifico di grande valore.

All’opposto, ci sono stati scienziati obiettivi dotati di reputazione a livello nazionale che hanno attestato la professionalità del Dott. Stevenson e l’assoluta credibilità del suo rigoroso rispetto del metodo scientifico.

Tra questi c’è il Prof. Dott. Albert J. Stunkard, Preside del Dipartimento di Psichiatria dell’Università della Pennsylvania. Fra le altre affermazioni positive, egli dice:

Tra coloro che operano in quel settore, il Dott. Stevenson è l’uomo più puntiglioso che conosca, e forse il più riflessivo, con un talento nell’ideare per le ricerche delle adeguate forme di controllo investigativo.

La Prof.ssa Dott.ssa Gertrude Schmeidler del City College della City University di New York dice, fra le altre cose:

Stevenson è una persona molto attenta e coscienziosa, dotata di grande abilità intellettuale e di elevate capacità professionali. Ha un approccio scrupoloso nei confronti della raccolta e dell’analisi dei dati grezzi.

Il Prof. Dott. Herbert S. Ripley, Preside del Dipartimento di Psichiatria dell’Università di Washington a Seattle, dice:

Ho un’ottima opinione di Stevenson. Lo considero preciso e onesto. Sento che siamo fortunati ad avere qualcuno dotato della sua abilità e della sua profonda integrità che indaga in questo ambito così controverso.

Il Dott. Harold Lief, sul Journal of Nervous and Mental Disease del settembre del 1977, tra le altre cose dice:

O sta commettendo un errore colossale … o sarà considerato come il Galileo del XX secolo.

Il Dott. Stevenson si interessò ai ricordi spontanei di vite precedenti quando, al culmine della sua carriera di psichiatra, scoprì che i rimedi tradizionali della psichiatria erano troppo limitati e non trattavano con efficacia i problemi dei pazienti. Si accorse di parecchi casi che non potevano essere spiegati in maniera soddisfacente né con i fattori genetici, né con le influenze ambientali, né con una combinazione dei due.

Marta Lorenz

Un caso molto convincente su cui indagò il Dott. Stevenson fu quello della brasiliana Marta Lorenz che, all’età di un anno, riconobbe un amico dei suoi genitori dicendogli le seguenti parole: “Ciao, papà”. All’età di circa due anni la bambina cominciò a fornire i dettagli di una vita precedente nella quale era stata la migliore amica della madre, la figlia dell’amico di famiglia che aveva riconosciuto. Molti dei dettagli non erano noti alla madre della bambina e dovettero essere confermati da persone diverse.

La Lorenz ricordava 120 particolari distinti e non connessi fra loro riguardanti la vita in cui era stata María de Olivero, compresi alcuni particolari che María aveva rivelato alla sua migliore amica immediatamente prima di morire – ossia che avrebbe tentato di rinascere come sua figlia e che non appena fosse stata abbastanza grande avrebbe riferito molti particolari della sua vita precedente (Stevenson 1974).

Imad Elawar

In Libano, senza avvertire, Stevenson si recò in un villaggio druso e chiese agli abitanti se conoscevano dei casi di bambini che parlavano di vite precedenti. Fu indirizzato – ancora una volta senza avviso – verso l’abitazione di Imad Elawar, un bambino di cinque anni che fin da quando aveva un anno parlava incessantemente di una vita precedente vissuta in un villaggio distante quaranta chilometri.

All’età di un anno le sue prime parole erano state i nomi “Jamileh” e “Mahmoud”; all’età di due anni aveva fermato per strada un estraneo e lo aveva riconosciuto come un precedente vicino di casa.

Stevenson intervistò il bambino e i genitori e appuntò più di cinquantasette affermazioni relative alla vita precedente. Quando Stevenson si recò con il bambino e suo padre al villaggio per indagare sulle affermazioni del piccolo, ci vollero diversi giorni per individuare la precedente casa del bambino. Non c’era stato alcun precedente contatto con i parenti. Tuttavia:

• Imad fu in grado di fare tredici affermazioni e identificazioni corrette riguardo alla sua vita precedente, compresa l’identificazione, in fotografia, di se stesso e del fratello.

• Riconobbe le fotografie del suo precedente zio Mahmoud e della sua precedente concubina, una prostituta di nome Jamileh.

• Fu in grado di riferire in dettaglio dove aveva conservato il suo fucile – un segreto di cui era a conoscenza soltanto la madre – e di come era stato allestito il suo letto durante la sua ultima malattia.

• Fermò un estraneo e chiacchierò a lungo con lui delle esperienze che avevano condiviso durante il servizio militare.

In totale, Stevenson ha calcolato che delle cinquantasette affermazioni che il bambino aveva fatto riguardo alla sua vita precedente, cinquantuno poterono essere verificate (Stevenson 1978).

Numero2708.

 

R E I N C A R N A Z I O N E   3

 

Spiegazioni alternative

Quando vengono messi a confronto con queste prove assai convincenti a favore della reincarnazione, i critici cercano di fornire delle spiegazioni alternative. Sostengono che si è trattato di percezione extrasensoriale, di telepatia o di chiaroveggenza – “il bambino era in grado di entrare in sintonia con le persone che gli stavano intorno e assorbiva da loro tutte le informazioni che essi avevano riguardo alle circostanze”. In alternativa, gli scettici hanno sostenuto che si tratti di frode, criptoamnesia, possessione spiritica, fantasia, paramnesia, o di ricordi ereditati/inconscio collettivo. Esaminiamo, come fece Ian Stevenson, ciascuna di queste tesi, una dopo l’altra (Stevenson 1977).

Percezione extrasensoriale (ESP)?

In primo luogo, chiunque ipotizza che questi bambini stiano attingendo alla memoria di persone viventi riconosce l’esistenza della percezione extrasensoriale, nota anche come telepatia o trasmissione del pensiero. Questa concessione, da sola, è in grado di indebolire notevolmente la posizione degli scettici, visto che per decenni questi hanno sostenuto, e continuano a sostenere, che la percezione extrasensoriale e la telepatia non esistono! O la percezione extrasensoriale esiste oppure non esiste.

Inoltre, il Dott. Stevenson sostiene che, se i bambini possiedono poteri extrasensoriali, o li possiedono tutti o non li possiede nessuno. È semplicemente illogico e incoerente che gli scettici dicano che per certe cose una persona possiede la percezione extrasensoriale e per altre no, che i bambini possono avere delle percezioni extrasensoriali quando parlano delle loro presunte vite precedenti, ma non in tutti gli altri casi.

Stevenson prosegue spiegando che, in relazione a ciò che si sa a proposito della percezione extrasensoriale posseduta da medium e sensitivi, questi bambini dovrebbero possedere delle “super percezioni extrasensoriali”. Perché in alcuni casi i bambini forniscono quantità talmente significative di informazioni, da sbaragliare i limiti relativi a tutti i casi attualmente noti di percezioni extrasensoriali.

Nella maggior parte dei casi i bambini dovrebbero attingere ai ricordi non solo di una persona, ma di parecchie persone, perché le informazioni non sono possedute da una persona soltanto. Ciò comporterebbe la capacità di leggere nel pensiero di persone diverse, ciascuna delle quali possiede una parte delle informazioni. Stevenson dice che “tutte le informazioni note non sono presenti in una sola mente vivente”.

Nessuna percezione extrasensoriale è in grado di spiegare il cambiamento comportamentale di questi bambini. In molti casi i bambini assumono la personalità di coloro che sostengono di essere stati. Si tratta di qualcosa che non si può ottenere con l’utilizzo della percezione extrasensoriale. Stevenson spiega che, per un critico che non abbia piena conoscenza di questi casi, è difficile riuscire a comprendere la “portata di questi mutamenti di comportamento e personalità”.

Un’altra particolare difficoltà che incontrano i critici che propendono per la percezione extrasensoriale è data dal fatto che molto spesso i bambini rivelano com’erano le cose quando erano vivi e non come sono adesso. Avete letto il famosissimo caso di Shanti Devi, la quale sosteneva che nella sua vita precedente aveva nascosto 150 rupie nell’angolo di una stanza della casa in cui viveva. Quando gli investigatori scavarono nel posto indicato e il denaro non venne trovato, il marito ammise con vergogna di essere stato il responsabile della sua rimozione. Se avesse “attinto ai ricordi del marito”, Shanti sarebbe stata al corrente di questo fatto.

I segni di nascita e le malformazioni dei bambini vanno chiaramente al di là di ogni spiegazione basata sulla percezione extrasensoriale. Questi bambini, secondo il Dott. Stevenson, spesso indicano uno o più segni presenti sul loro corpo e spiegano che in quel punto furono colpiti da un proiettile o furono mutilati. I genitori confermano che quei segni erano presenti fin dall’infanzia. Altri bambini nati con delle malformazioni, con arti o dita mancanti, sostengono che queste malformazioni stanno ad indicare in che modo sono morti nella loro vita precedente. In un certo numero di casi, Stevenson ebbe la possibilità di accedere ai referti ospedalieri per verificare queste affermazioni. Di conseguenza, Stevenson riuscì ad individuare un legame tra i segni di nascita e i referti ospedalieri/autoptici nei quali era indicata la causa della morte.

Frode?

In primo luogo occorre prendere in considerazione le credenziali, la professionalità, il calibro e l’integrità di uno dei ricercatori scientifici più in vista degli Stati Uniti. Il Dott. Stevenson ha alle spalle una lunga carriera come ricercatore scientifico professionista, come psichiatra e come psicanalista. In più, anni di colloqui con migliaia di testimoni gli hanno dato la necessaria esperienza pratica per ricercare la verità. Ha scritto libri di testo sugli esami psichiatrici e sui colloqui diagnostici.

Stevenson sostiene che, con i suoi colloqui e i suoi esami incrociati di così tanti bambini e testimoni, sarebbe necessario uno sforzo erculeo per cercare di organizzare una messinscena, addestrando genitori, parenti, amici e testimoni – visto che a volte il numero di persone coinvolte è anche superiore a cinquanta.

Poi ci vorrebbe una drammatizzazione delle emozioni ogni qual volta si verifica un ricongiungimento del bambino con le persone care della sua vita precedente. E la drammatizzazione delle emozioni intense che si provano in queste situazioni è qualcosa che va al di là della capacità umana di recitare “su un palcoscenico”. Avendo intervistato migliaia di bambini “rinati”, il Dott. Stevenson aggiunge che “non è facile insegnare ai bambini molto piccoli a recitare dei ruoli che non risultano per loro naturali”.

Stevenson ha pubblicamente affermato di non pagare le persone coinvolte nelle sue ricerche e, coerentemente, applica la sua politica anche nei confronti dei testimoni, i quali non ricevono denaro per le loro testimonianze. Né viene fatta pubblicità per incentivare la collaborazione.

Il Dott. Stevenson era pienamente consapevole del fatto che le indagini scientifiche da lui condotte sarebbero state sottoposte al vaglio minuzioso di altri scienziati, degli estranei e di coloro che avevano interesse a che la sua ricerca non avesse successo. E sapeva anche che questi ultimi avrebbero cercato in ogni modo di denigrare e screditare le sue indagini scientifiche sull’Aldilà e sulla reincarnazione.

Criptoamnesia?

Significa semplicemente che il bambino rinato ha imparato in questa vita quello che sta raccontando a proposito della vita precedente. Si sostiene, cioè, che il bambino rinato ha letto le informazioni, ne è venuto a conoscenza o gli state comunicate, ma lui, consapevolmente o inconsapevolmente, lo ha dimenticato.

Il Dott. Stevenson chiarisce che una parte delle informazioni originali fornite da alcuni dei bambini rinati, specialmente da quelli di età inferiore o uguale ai due anni, non era nota a nessuno di coloro che stavano accanto a loro. In base alle osservazioni di Stevenson, quando il bambino impara a dire le prime parole, inizia a parlare della sua vita precedente. Ciò riduce di molto la probabilità che le informazioni possano provenire da altre fonti.

Ricordi ereditati/Inconscio collettivo?

Una delle tesi avanzate più frequentemente dai critici della teoria dei ricordi spontanei di vite precedenti è quella in base alla quale i presunti bambini rinati in realtà hanno dei “ricordi ereditati”. Chiaramente, questo significa che, invece di essere rinato, il bambino in realtà ricorda la vita di uno dei suoi antenati. Si sostiene, infatti, che i ricordi dell’antenato, impressi nella memoria del bambino, in qualche modo si siano trasmessi geneticamente.

In alternativa, i critici sostengono che il bambino attinge alle informazioni attraverso il cosiddetto “inconscio collettivo”.

Stevenson confuta queste tesi in maniera molto convincente spiegando che ciò che finora è stato registrato nell'”inconscio collettivo” ha un carattere molto generico. Ad esempio, ci si potrebbe ricordare di una grande alluvione verificatasi in una terra molto distante. Stevenson sottolinea che, sebbene ci siano dei casi isolati di “inconscio collettivo”, questi non possiedono la specificità e la minuzia dei particolari forniti dai bambini rinati.

La tesi della genetica, dei “ricordi ereditati”, ha delle pecche fondamentali. Se una persona si ricorda della vita di uno dei suoi antenati, ci dovrebbero essere delle correlazioni sia razziali che geografiche tra la vita ricordata e la vita degli antenati della persona. Tuttavia, molte persone si ricordano di vite precedenti in cui erano membri di popolazioni totalmente differenti. In archivio esistono parecchi casi di europei che ricordano vite in cui erano cinesi o negri.

Nella maggior parte dei casi, certamente nella maggior parte dei casi provenienti dall’Asia, Stevenson ha scoperto che i bambini ricordavano vite che erano terminate soltanto pochi anni prima che nascessero, ma che erano state vissute in famiglie e in villaggi diversi rispetto a quelli dei genitori e dei nonni.

In secondo luogo, come dice Stevenson,

Un genitore può trasmettere geneticamente alla sua prole soltanto i ricordi di quegli eventi che gli sono accaduti prima del concepimento. Ne consegue che in nessun caso è possibile ereditare il ricordo del modo in cui è avvenuta la morte di un genitore.

Com’è possibile che un genitore trasmetta geneticamente al figlio il ricordo di eventi che gli sono successi dopo che il figlio era stato concepito? Un genitore può trasmettere geneticamente soltanto cose che gli sono successe prima del concepimento del figlio.

Possessione?

Alcuni critici della reincarnazione hanno asserito che, quando un bambino sostiene di ricordare una vita precedente, in realtà accade che un’entità disincarnata, uno spirito, ha assunto il controllo della sua mente e le informazioni provengono dallo spirito e non dal presunto bambino rinato.

Il Dott. Stevenson nega questa tesi spiegando che la possessione dei bambini piccoli, in particolare di quelli di età prossima ai due anni, è estremamente rara, sempre ammesso che si verifichi. Nella maggior parte dei casi, i bambini fanno le affermazioni sulla “vita precedente” in maniera piuttosto spontanea, pienamente consapevole e assolutamente non in trance o in uno stato alterato di coscienza.

Chiunque abbia una certa familiarità con un medium in trance avrà notato il mutamento dello stato di coscienza nel quale la personalità del medium cambia considerevolmente. Ma in questi casi ciò non si verifica.

Un’altra ragione, dice Stevenson, è che il controllo spiritico del bambino non è in grado di spiegare i segni di nascita. Non è credibile immaginare che uno spirito imprima un segno di nascita mentre il bambino si trova nel grembo materno, o riesca a trovare una persona reale che sia morta tragicamente e che presenti gli stessi segni che mostra il bambino, allo scopo di raccontargli quella vita particolare.

E inoltre, come mai il bambino rinato si stupisce per il fatto che alcuni dei parenti che conosceva nella vita precedente adesso sono molto più anziani, hanno le rughe o hanno perso i denti? Se un qualche spirito si è impossessato del bambino, perché questo presunto spirito non riconosce l’ambiente e i parenti del bambino? E per quale ragione i ricordi del bambino riguardo ai parenti e all’ambiente esterno si interrompono esattamente al momento della morte della vita precedente?

Il Dott. Stevenson sostiene che il numero di coloro che ricordano una vita precedente è talmente elevato che è possibile individuare dei tratti specifici. E tali caratteristiche trascendono i confini nazionali e si presentano simili nelle diverse parti del mondo. Come ho detto prima, la teoria della congiura internazionale – in base alla quale tutte queste persone si sono accordate per per tramare una storia di questo genere – è troppo ridicola per essere presa seriamente in considerazione.

Quelli che seguono sono i tratti caratteristici rinvenuti da Stevenson nei casi di ricordi spontanei di vite precedenti su cui egli ha indagato. Un pregevole quadro riassuntivo di questi tratti è presente nel libro di Cranston e William del 1984 intitolato Reincarnation – a New Horizon in Science, Religion and Society (Reincarnazione – un Nuovo Orizzonte nella Scienza, nella Religione e nella Società):

• l’età alla quale affiorano i ricordi – solitamente compresa tra i due e i quattro anni

• l’età alla quale i ricordi svaniscono – quasi universalmente tra i cinque e gli otto anni

• comportamenti più tipici di un adulto che di un bambino

• un senso di estraneità nei confronti del proprio corpo

• eventi tipici ricordati nitidamente

• il verificarsi di una morte violenta in un’elevata percentuale dei casi

• fobia nei confronti degli oggetti e delle circostanze che nella vita precedente hanno provocato la morte

• l’individuazione, da parte del bambino, dei mutamenti intervenuti nelle persone e nell’ambiente esterno

• sogni, fatti dalla madre o da un familiare del bambino, che preannunciavano che il suo arrivo era una reincarnazione

• madri che riferiscono di desideri alimentari anomali o di strane preferenze o avversioni alimentari verificatesi durante la gravidanza e che corrispondevano ai gusti della persona nella sua vita precedente

• abilità possedute dal bambino senza che questi le abbia apprese o gli siano state insegnate

• segni di nascita o malformazioni.

Numero2707.

 

da QUORA

 

 

P A R A D O S S I

 

  • 1. Più cerchi di impressionare le persone, meno saranno impressionate.
  • 2. Più scelte si hanno a disposizione e meno si è soddisfatti di ciascuna.
  • 3. Le persone di cui (sembra) ci si può fidare, sono quelle che in realtà sono meno affidabili: si chiama sindrome di Good Will Hunting.
    Uno dei modi attraverso cui una persona si protegge dall’essere ferita, è quello di ferire prima gli altri.
  • 4. Più si fallisce e più aumenta la possibilità di avere successo: il successo viene dal miglioramento e il miglioramento dal fallimento.
    Thomas Edison ha provato più di 10.000 prototipi prima di ottenere la lampadina giusta.
  • 5. Più cerchi di discutere con qualcuno, meno è probabile che tu lo convinca del tuo punto di vista. Il motivo è che la maggior parte dei litigi sono emotivi. Derivano dai valori violati o dalla percezione di sé di una persona. La logica viene utilizzata solo per convalidare credenze e valori preesistenti (pregiudizi o preconcetti). Affinché un vero dibattito esista davvero, entrambe le parti devono fare concessioni oneste per mettere da parte il proprio ego e trattare solo con i dati.
  • 6. L’unica costante è il cambiamento.
  • 7. L’unica certezza è che nulla è certo.
  • 8. Più hai paura della morte, meno puoi goderti la vita: la vita si restringe e si espande in proporzione al proprio coraggio.
  • 9. Più cerchi di tenere qualcuno vicino, più lo spingerai lontano. Ecco un argomento contro la gelosia nelle relazioni: una volta che azioni o sentimenti diventano obblighi, perdono ogni significato. Se il tuo ragazzo si sente obbligato a trascorrere i fine settimana con te, il tempo che passi insieme diventa insignificante.
  • 10. Più qualcosa è disponibile, meno lo vuoi. Gli esseri umani hanno un forte pregiudizio della scarsità. Inconsciamente consideriamo le cose scarse come preziose e le cose abbondanti come inutili.

A L T R I   P A R A D O S S I

 

1- Perché l’acqua costa meno dei diamanti, dal momento che gli umani hanno bisogno di acqua, non di diamanti, per sopravvivere ?: Il paradosso del valore (noto anche come il paradosso dell’acqua-diamante) è l’apparente contraddizione che, sebbene l’acqua sia nel complesso più utile in termini di sopravvivenza, i diamanti registrano un prezzo più alto sul mercato. A bassi livelli di consumo, l’acqua ha un’utilità marginale molto più elevata rispetto ai diamanti e quindi è più preziosa. Le persone di solito consumano acqua a livelli molto più alti di quanto facciano con i diamanti, e quindi l’utilità marginale e il prezzo dell’acqua sono inferiori a quelli dei diamanti. Nello spiegare il paradosso dell’acqua diamante, i marginalisti spiegano che non è l’utilità totale dei diamanti o dell’acqua che conta.

2- Paradosso di Bootstrap: Immagina che un viaggiatore del tempo acquisti una copia di Amleto da una libreria, viaggi indietro nel tempo nella Londra elisabettiana e dia il libro a Shakespeare, che poi lo copia e lo rivendica come sua opera. Nel corso dei secoli successivi, Amleto viene ristampato e riprodotto innumerevoli volte fino a quando una copia di esso finisce nella stessa libreria originale, dove il viaggiatore del tempo lo trova, lo compra e lo riporta a Shakespeare. Chi, quindi, ha scritto Amleto?

3- Quando si persegue la felicità, si è infelici; ma, quando uno insegue qualcos’altro, si raggiunge la felicità. Supponiamo che a Paul piaccia collezionare francobolli. Secondo la maggior parte dei modelli di comportamento, inclusi non solo l’utilitarismo, ma anche la maggior parte delle concezioni economiche, psicologiche e sociali del comportamento, si ritiene che Paul raccolga francobolli perché ne ricava piacere. La raccolta di francobolli è una via per acquisire piacere. Tuttavia, se lo dici a Paul, probabilmente non sarà d’accordo. Si diverte a collezionare francobolli, ma questo non è il processo che spiega perché colleziona francobolli. Non è come se dicesse: “Devo collezionare francobolli, così io, Paul, posso ottenere piacere”. Collezionare francobolli non è solo un mezzo per il piacere. Gli piace semplicemente collezionare francobolli, quindi acquisire piacere indirettamente.

4- L’esito di un evento o di un esperimento è influenzato dalla presenza dell’osservatore: un esempio di questo è l’effetto Hawthorne. Questa variante del fenomeno prende il nome da Hawthorne Works, una fabbrica costruita da Western Electric, dove gli ingegneri dell’efficienza negli anni ’20 e negli anni ’30 stavano cercando di determinare se condizioni di lavoro migliorate come una migliore illuminazione incrementassero le prestazioni degli addetti alla produzione. Gli ingegneri hanno notato che quando fornivano migliori condizioni di lavoro nella linea di produzione, l’efficienza aumentava. Ma quando gli ingegneri riportarono la linea di produzione alle condizioni originali e osservarono i lavoratori, la loro efficienza aumentò nuovamente. Gli ingegneri hanno determinato che si trattava semplicemente dell’osservazione degli operai della fabbrica, non dei cambiamenti nelle condizioni della linea di produzione, che aumentava l’efficienza misurata. Il termine “effetto Hawthorne” fu coniato nel 1955 da Henry A. Landsberger.

5- Morale fortuna: ad esempio, due persone si comportano in modo moralmente colpevole, come guidare con noncuranza, ma finiscono per produrre ineguali quantità di danni: uno colpisce un pedone e lo uccide, mentre l’altro no. Quel primo pilota ha causato la morte e l’altro non ha fatto parte delle azioni intenzionali dei conducenti; tuttavia la maggior parte degli osservatori probabilmente attribuirebbe una maggiore colpa all’autista che ha ucciso.

6- Il paradosso del bugiardo: Supponiamo che qualcuno ti dica “Sto mentendo”. Se quello che ti dice è vero, allora sta mentendo, nel qual caso ciò che ti dice è falso. D’altra parte, se ciò che ti dice è falso, allora non sta mentendo, nel qual caso ciò che ti dice è vero. In breve: se “sto mentendo” è vero, allora è falso, e se è falso, allora è vero. Il paradosso sorge per ogni frase che dice o implica di per sé che è falsa (l’esempio più semplice è “Questa frase è falsa”). È attribuito all’antico veggente greco Epimenide (secolo VI a.C. circa), un abitante di Creta, che notoriamente dichiarò che “Tutti i cretesi sono bugiardi” (considera ciò che segue se la dichiarazione è vera).

7- Paradosso delle regole: se tutte le regole hanno eccezioni, anche la regola che afferma che tutte le regole hanno eccezioni deve avere un’eccezione, o la regola è dimostrata falsa. Ma se ha un’eccezione, anche la regola è falsa, perché allora c’è una regola senza un’eccezione, che è ciò che la regola dice non può esistere.

8- Quis custodiet ipsos custodes? (Who Watches The Watchmen, cioè Chi vigila i vigilanti?): questa frase è tratta dalle SATIRE di Giovenale. Righe 347-348. Questa frase è usata generalmente per considerare l’incarnazione della questione filosofica su come il potere può essere tenuto in considerazione. Ciò si riflette molto bene nella nostra democrazia, dove la domanda è sempre chi controllerà i governanti attualmente al potere.

8- Paradosso della predestinazione: un uomo viaggia indietro nel tempo alla scoperta della causa di un famoso incendio. Mentre si trovava nell’edificio in cui è iniziato l’incendio, accidentalmente colpisce una lanterna a cherosene e provoca un incendio, lo stesso fuoco che lo avrebbe ispirato, anni dopo, a viaggiare indietro nel tempo.

Numero2706.

 

“Femina est aliquid

deficiens et occasionatum”.

 

Questa definizione è di San Tommaso d’Aquino

e si riferisce al pensiero di Aristotele,

espresso con le corrispondenti parole greche,

in merito alla donna:

 

La donna è qualcosa

di mancante e di occasionale.

 

Naturalmente la Chiesa Cattolica

si è uniformata al sentire retrostante

di questo Dottore della Chiesa.

 

Ma i tempi stanno cambiando ….

Numero2704.

 

S T R E S S

 

Ho deciso di non stressarmi per NULLA. LO STRESS E’ UN ASSASSINO SILENZIOSO.

Ieri è passato. Rimuginarci sopra non lo farà mai riaccadere. Allora perché preoccuparsi? Il futuro non è stato MAI promesso. Quindi perché preoccuparsi di cosa potrebbe o non potrebbe accadere domani? Vivete il momento. Siate felici. Rendete gli altri felici.

Tutti noi pensiamo di essere invincibili, che ogni giorno ci sveglieremo e che ogni cosa continuerà come al solito. Lavoro, pagare le tasse. Litigare. Ridere. Giocare.

Questo non è assolutamente vero. Quindi, prendetevi cura di voi stessi. Gli uni degli altri, dei vostri cari, degli amici, della famiglia. Non andate a letto arrabbiati. Potreste non svegliarvi più! Fate la pace con tutti. Perdonate e dimenticate!

Ricordate che la vita non è solo lavoro e pagare le tasse!

Divertitevi. Fate ciò che vi rende felici. D’altronde, quando siete felici, siete in grado di trasmettere la vostra felicità anche agli altri!

Che Dio vi benedica!

Numero2703.

 

G I O R D A N O   B R U N O

 

Non tormentatemi, stolti!

Un’impresa tanto ardua

non è per voi, ma per i colti.

 

Con queste parole si apre

il  DE  UMBRIS  IDEARUM

(Le Ombre delle Idee),

uno dei trattati più complessi

e intriganti della storia

sull’arte della memoria.

 

Di Giordano Bruno,

 

(Nola, Gennaio 1548 – Roma, 17 Febbraio 1600)

filosofo e frate Domenicano

fatto bruciare sul rogo da Clemente VIII,

in Campo de’ Fiori a Roma. per essersi rifiutato

di abiurare le proprie idee davanti al

Sant’Uffizio (Tribunale dell’Inquisizione).

Numero2702.

 

Se tu ti occupi di qualcuno,

con il vuoto nel cuore,

gli trasmetti quel vuoto.

Se tu, invece, quel vuoto

cerchi di riempirlo,

e non importa se ci riesci o no,

basta che cerchi di riempirlo,

allora gli trasmetterai

quello sforzo e quello sforzo,

semplicemente, è la vita.

 

dal film  IL COLIBRI  di Francesca  Archibugi    dall’omonimo romanzo di Sandro  Veronesi.

Numero2700.

 

da QUORA

 

ALCUNE REGOLE SOCIALI CHE POSSONO AIUTARTI:

 

1. Non chiamare qualcuno più di due volte di seguito. Se non risponde alla tua chiamata, presumi che abbia qualcosa di importante di cui occuparsi;

2. Restituisci il denaro che hai preso in prestito anche prima che la persona che te l’ha dato in prestito te lo ricordi o lo richieda. Mostra la tua integrità e carattere. Lo stesso vale per ombrelli, penne e scatole di plastica per il pranzo.

3. Non ordinare mai il piatto più costoso nel menu quando qualcuno ti offre un pranzo o una cena.

4. Non fare domande imbarazzanti come “Oh, quindi non sei ancora sposato?” o “Non hai figli?” o “Perché non hai comprato una casa?” o “Perché non compri una macchina?” Per l’amor di Dio, non è un tuo problema;

5. Apri sempre la porta per la persona che viene dietro di te. Non importa se è un ragazzo o una ragazza, senior o junior. Non diventi piccolo trattando bene qualcuno in pubblico;

6. Se prendi un taxi con un amico e lui/lei paga adesso, prova a pagare tu la prossima volta;

7. Rispetta le diverse sfumature di opinioni. Ricorda che ciò che è 6 per te sembrerà 9 a qualcuno di fronte a te. Inoltre, la seconda opinione è buona per un’alternativa;

8. Non interrompere mai le persone che parlano. Consenti loro di esprimersi. Come si suol dire, ascoltali tutti e filtrali tutti;

9. Se prendi in giro qualcuno e sembra che non gli piaccia, smettila e non farlo mai più. Incoraggia a fare di più e mostra quanto sei riconoscente;

10. Dì “grazie” quando qualcuno ti sta aiutando;

11. Lodare pubblicamente. Criticare in privato;

12. Non c’è quasi mai motivo di commentare il peso di qualcuno. Dì solo: “Sei fantastico”. Se vogliono parlare di perdere peso, lo faranno;

13. Quando qualcuno ti mostra una foto sul suo telefono, non scorrere verso sinistra o verso destra. Non sai mai cosa c’è dopo;

14. Se un collega ti dice che ha un appuntamento dal medico, non chiedere a cosa serve, dì solo “Spero che tu stia bene”. Non metterli nella scomoda posizione di doverti raccontare la loro malattia personale. Se vogliono che tu lo sappia, lo faranno senza la tua curiosità;

15. Tratta l’addetto alle pulizie con lo stesso rispetto del CEO. Nessuno è impressionato per quanto maleducatamente puoi trattare qualcuno al di sotto di te, ma le persone noteranno se le tratti con rispetto;

16. Se una persona ti sta parlando direttamente, fissare il tuo telefono è maleducato;

17. Non dare mai consigli finché non ti viene chiesto;

18. Quando incontri qualcuno dopo tanto tempo, a meno che non voglia parlarne, non chiedergli età e stipendio;

19. Fatti gli affari tuoi a meno che qualcuno non ti coinvolga direttamente;

20. Togliti gli occhiali da sole se parli con qualcuno per strada. È un segno di rispetto. Inoltre, il contatto visivo è importante quanto il tuo modo di parlare;

21. Non parlare mai delle tue ricchezze in mezzo ai poveri. Allo stesso modo, non parlare dei tuoi figli in mezzo a persone sterili;

22.Dopo aver letto un buon messaggio prova a rispondere: “Grazie per il messaggio”.

L’APPREZZAMENTO rimane il modo più semplice per ottenere ciò che non si ha….

Numero2698.

 

da QUORA

 

A D    O N O R    D E L    V E R O

 

Nell’Italia medievale del XIII secolo, il numero di credenti cristiani era elevatissimo, praticamente un plebiscito religioso.

In realtà, una parte di questi, si limitava a professarsi fervente credente ma in realtà non lo era.

Una curiosa vicenda evidenzia propria questo assunto, che vide protagonista il vescovo di Parma, Gregorio Romano.

Secondo il racconto del frate Salimbene de Adam, Romano trascorse tutta la sua vita lavorando per la Chiesa e professando con passione la parola di Cristo.

Ma giunto in punto di morte rifiutò l’ostia consacrata, dichiarando di non aver mai creduto in Dio.

Quando i presenti gli chiesero sbalorditi perché mai avesse fatto il vescovo, rispose candidamente: “Soltanto per le ricchezze e per gli onori”.

 

N.d.R. : Riporto il seguente commento di un corrispondente di QUORA , Paolo Pelizzon, che scrive:

 

“Boh, colui che spreca la sua vita nel fanatismo religioso, fra deliri, vessazioni, ottusitá, esaltazioni psicopatologiche, goduria nel poter manipolare le ingenue zitelle che vanno a . . . confessarsi, che si ritiene membro di una associazione delinquenziale chiamata Chiesa, che ha commesso stragi in America Latina, roghi inquisitori in Europa bruciando vivi coloro che dicevano che la Terra gira attorno al Sole, che ha squartato vivi i dissidenti, che proclama che se racconti al prete di turno le tue voglie andrai tu in paradiso, mentre lui . . . con gli amichetti seminaristi . . . direi proprio che quest’uomo importante non lo é proprio e che la sua opinione non conta assolutamente nulla.

Il Padre Universale Inconoscibile ed Incomprensibile non centra nulla con i lestofanti.”

 

N.d.R. : Riporto anche l’intervento di un altro corrispondente di QUORA, Paolo Peverelli, che scrive sul tema: HA SENSO CREDERE IN DIO E NON NELLA CHIESA?

 

Dal mio umile punto di vista di uomo della strada, osservo:

Gesù detto il Cristo (che vuol dire Messia, in ebraico, o unto, scelto da Dio) faceva e predicava alcune cose.

La cosiddetta Chiesa Cristiana (nelle sue varie denominazioni Cattolica, Ortodossa, Evangelica), che DICE di ispirarsi a lui fa cose diverse e spesso contrarie.

Gesù prediligeva i poveri, gli sfigati, gli umili: pescatori, contadini, prostitute, ciechi e storpi che vedeva in mezzo alla strada a chiedere elemosina. NON ha mai chiesto denaro, dicesi MAI, per quello che faceva e diceva.

Come esempi delle sue illustrazioni (o parabole) usava spesso le persone più disprezzate e derelitte. Tipica l’illustrazione del Samaritano, che fa la miglior figura in confronto a un “prete” (un sacerdote), ad un “sacrestano” (un levita) e ad un normale cittadino ebreo rispettato. Solo che i Samaritani erano tanto disprezzati che gli ebrei seri nemmeno rivolgevano loro la parola…. peggio degli zingari o degli stranieri accattoni di oggi, che almeno ci si parla anche solo per dire “no grazie, non ti do nulla”.

NON SI È MAI INTERESSATO DI QUESTIONI POLITICHE, e, fosse solo per questo, lo odiavano tutti. Di sicuro non suggeriva a chi dare il proprio sostegno (oggi diremmo il voto).

Non aveva dove posare la testa, QUINDI NON ERA RICCO né di famiglia né di suo. Quando morì, l’unica cosa “sua” di valore erano i vestiti che aveva addosso, regalatigli da qualcuno. Lo seppellirono nella tomba di un altro.

Era cordialmente odiato e disprezzato da chi aveva potere e denaro, ai suoi tempi.

Ora, guardate le Chiese Cristiane, e ditemi se vedete la stessa cosa.

Decidete voi se sono degne di fiducia in quanto “imitatrici” di Cristo.

 

N.d.R. : ancora un parere da QUORA, di Andrea Lenzi, su questo tema.

 

Esiste una categoria numerosissima che è composta dai “Credenti fai da te”.

Contaminati indelebilmente dalla propaganda cattolica fin dalla culla, sono incapaci di allontanarsene, però, una volta che comprendono le sciocchezze scritte nella Bibbia e con i propri occhi assistono al male che Dio avrebbe potuto impedire, si creano una personale divinità tutta amore e compassione che pregano quando hanno paura.

Ciò vale tanto più quanto più viene fuori l’inciviltà della Bibbia, con la sua intolleranza verso gay, donne e non credenti ed il continuo ricatto divino:

Vi amo tutti ma solamente se mi riconoscerete come unico Dio e vi comporterete come dico io; altrimenti non avrete che la dannazione eterna.

Inoltre, da un punto di vista logico:

se Dio esiste ed è onnipotente, allora è responsabile di avere creato questo mondo, tra tutti quelli possibili, dove ogni forma di vita muore di fame se non uccide altre forme di vita e le mangia.

In sintesi, ha creato il bisogno di mangiare e la relativa lotta per la sopravvivenza, alla base di ogni conflitto umano ed animale.

Oltre a ciò, ha creato virus e batteri, giusto per parlare di attualità, oltre a terremoti e vulcani.

Quindi esistono solamente 2 possibilità:

-Dio onnipotente e creatore o esiste ed è disinteressato alle forme di vita o è sadico.

-non esiste alcun Dio onnipotente e creatore.

 

N.d.R. : Dario Perna, altro corrispondente di QUORA, risponde alla domanda: “Perché avete smesso di credere nella Chiesa Cattolica?”

 

Perché sono stato (ormai ex) un francescano secolare.

Ho studiato per anni in convento, ma più approfondivo la Bibbia, più aumentava il numero dei brani contraddittori e delle domande di logica alle quali i vari prof di teologia o i vari confessori non riuscivano a rispondere.

Tutto questo unito ai retroscena di un ordine religioso che predica bene, ma al cui interno si chiede una quota mensile di adesione e i cui fondi delle donazioni vengono spesi per tutto tranne che per la carità, mi ha portato ad abbandonare tutto quel mondo.

 

N.d.R. : ancora da QUORA; Paolo Lo Re risponde alla domanda:” È più facile credere in Dio se hai una vita serena e non hai particolari disagi?”

 

No, credo sia più facile credere in Dio se hai una vita disagiata e piena di problemi.

E’ bello e confortante, trovandosi in una situazione così, pensare a un immaginario “regno dei cieli” in cui si starà meglio.

Ed è anche comodo per chi ha il potere politico ed economico che quelli che vivono in condizioni disagiate pensino al regno dei cieli e si accontentino così, invece di agire per sovvertire il potere politico ed economico.

In questo senso la religione può essere usata, ed è stata usata, per fermare sul nascere le rivendicazioni sociali e placare la sete di giustizia sociale delle masse oppresse con la gratuita promessa di un aldilà felice.

Disse giustamente uno famoso (Karl Marx) che in questo senso la religione è una droga che addormenta le menti. E’ oppio per i popoli…

Numero2696.

 

U N   C A S O   C H E   S I   S T A   R I A P R E N D O   12 Aprile 2023

 

da    I L   M O N D O   Rivista Italiana Illustrata  di Politica, Economia, Cultura, Società.

Cold Case – Dall’altra parte del velo, il caso Emanuela Orlandi

 

 

Quando il Vaticano chiude i suoi cancelli, alla mezzanotte del 22 giugno 1983, intrappola per sempre tra le ombre dei suoi vicoli Emanuela Orlandi: un segreto che dura da 39 anni e intreccia i capitoli più oscuri della storia italiana

Il problema del tempo è che erode ogni cosa: non c’è roccia, costruzione, elemento, essere umano o storia che possa resistere a quel tipo di eterno logorio. Il tempo scorre su tutto come acqua e non c’è modo di fermarlo: cancella i confini, appanna la realtà, smorza i sentimenti, la paura, il dolore, persino l’amore. Il tempo è come un velo bianco che alziamo su un viso senza vita per celare la realtà ed è il primo, vero, nemico della verità.

Sono passati 39 anni dal giorno della scomparsa di Emanuela Orlandi. Suo padre, Ercole, è morto nel 2004: «sono stato tradito da chi ho servito» sono state le sue ultime parole; anche Papa Wojtyla è morto, l’anno seguente. Sono scomparsi il boss mafioso Enrico De Pedis e Giulio Gangi, l’ex agente del Sisde che per primo si occupò delle indagini. Per ogni bocca che si chiude per sempre, una manciata di terra viene gettata sulla tomba vuota di Emanuela, che oggi avrebbe circa 54 anni. Emanuela, che il 22 giugno del 1983, in una giornata caldissima, uscì di casa diretta alla scuola di musica e scomparve per sempre. La giovane Orlandi era forse un’adolescente comune ma non una ragazzina qualunque: cittadina vaticana, figlia del commesso della Prefettura della casa pontificia Ercole Orlandi, aveva 15 anni e suonava il flauto. Quel pomeriggio entrò in ritardo alla sua lezione: era stata fermata da un uomo con una Bmw verde che le aveva offerto un lavoro come rappresentante Avon. Era un tragitto che faceva tutte le settimane, quello da casa sua alla scuola dove studiava musica, andata e ritorno; ma al ritorno quella sera non prese l’autobus con le sue amiche: telefonò a sua sorella per spiegarle il curioso incontro appena avuto e poi scomparve nel nulla, senza lasciare traccia.

Le amiche di Emanuela, che prendevano l’autobus con lei ogni giorno, sono un’entità quasi eterea in questa storia: nessuna di loro aveva visto o sentito niente, nessuna sapeva nulla. Chiunque ricordi la propria adolescenza o abbia semplicemente a che fare con un adolescente durante le sue giornate sa quanto questo appaia curioso: i ragazzi non si fidano di genitori o fratelli a 15 anni; non è in casa che si raccontano i misteri più profondi della propria giovinezza, non è alla famiglia che si svelano gli arcani più insondabili della propria mente non ancora perfettamente comprensibile. C’è sempre una persona speciale: qualcuno a cui non si ha vergogna di raccontare ciò che non si oserebbe dire a nessun altro. Eppure nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela quest’amica “del cuore” è rimasta nell’ombra, come se non esistesse, fino a pochissimo tempo fa quando, ancora spaventata e scegliendo la via dell’anonimato, confessò che Emanuela le aveva telefonato poco prima della scomparsa, dicendole che durante uno dei suoi giri nei giardini vaticani una persona molto vicina al Papa l’aveva infastidita. E non erano attenzioni innocenti quelle che le aveva rivolto. Erano attenzioni perverse. Sessuali. Oggi le chiameremmo abusi.

Quando sul Vaticano scese la notte in quella torrida giornata dell’83, i genitori di Emanuela Orlandi, nel panico, si rivolsero alle forze dell’ordine. Ma era troppo presto per sporgere denuncia, insomma, dissero, la ragazza “non era nemmeno così bella” da poter far pensare a un rapimento; si era sicuramente allontanata “volontariamente“. Non c’era di che preoccuparsi, sarebbe tornata da sola, così come da sola era sparita. Nei giorni successivi arrivarono agli Orlandi due telefonate: due giovani uomini raccontarono di aver visto una ragazza che corrispondeva alla descrizione di Emanuela a Campo dei Fiori. Si faceva chiamare Barbara e vendeva cosmetici. Le indagini erano bloccate e la polizia non sembrava ancora persuasa a perseguire alcuna pista seria: per tutti quanti tranne per i suoi genitori, Emanuela si era allontanata per sua volontà, probabilmente per un moto di ribellione adolescenziale. Domenica 3 luglio 1983 Papa Giovanni Paolo II durante l’Angelus pronunciò per la prima volta il nome della ragazza e rivolse un appello, un appello ai “responsabili della scomparsa di Emanuela Orlandi“. Fu così che venne ufficializzata l’ipotesi di un sequestro, e venne fatto dal Vaticano. Le parole del Papa aprirono la porta sul corridoio oscuro che sarebbero state le indagini da quel momento in avanti, un buio perpetuo di negazioni, omissioni e incertezze che ancora oggi condiziona la famiglia di Emanuela.

Nel corso del tempo, vennero seguiti tre filoni d’indagine. La pista del terrorismo internazionale; quella della mafia e del Banco Ambrosiano; e infine quella legata al caso Vatileaks.

Dopo le parole di Papa Giovanni Paolo II, che per primo parlò di sequestro, alla sala stampa vaticana giunse una telefonata da parte di un uomo con un forte accento anglosassone che fu subito rinominato “l’Americano“; quest’uomo richiese l’attivazione di una linea diretta con il Vaticano e dichiarò che Emanuela era stata rapita dai Lupi Grigi e che sarebbe stata rilasciata solo in cambio della liberazione di Mehmet Ali Ağca, l’attentatore di Papa Wojtyla. Aveva senso: i “Lupi Grigi” erano un movimento turco ultranazionalista, responsabile di molti attacchi terroristici. Il 13 maggio 1981 Ağca aveva sparato contro il Papa in Piazza San Pietro, colpendolo all’addome. Nel caos che era seguito all’attentato, il terrorista era quasi riuscito a scomparire in mezzo alla gente: era stata una suora a bloccarlo e a permettere alla polizia italiana di arrestarlo. L’Americano fissò un ultimatum: Ağca doveva essere liberato entro il 20 luglio altrimenti Emanuela sarebbe morta. La famiglia chiese delle prove, che arrivarono, sempre a mezzo stampa, tramite pacchetti che i terroristi fecero trovare in giro per la città: venne rinvenuta una fotocopia della tessera di musica di Emanuela, il pagamento di una retta, e un messaggio da parte della ragazza che recitava “con tanto affetto la vostra Emanuela“. Il contenuto di questo pacco provava che i rapinatori avevano accesso agli effetti personali della ragazza, non che la stessa fosse ancora viva. Un’altra prova fu una cassetta audio: da una parte c’era il messaggio dei rapinatori che chiedevano lo scambio, dall’altra un terrificante messaggio di Emanuela, in cui si sentiva una ragazza gemere e lamentarsi. Controlli successivi dimostrarono che quel nastro era stato preso da un film porno, non era la voce della giovane scomparsa. Il giorno della scadenza dell’ultimatum arrivò e se ne andò: si portò via l’ultimo comunicato dell’Americano, che disse “ancora poche ore e uccideremo Emanuela“. Poi, il silenzio. Eppure, Ağca cominciò a parlare con le autorità italiane ed emerse qualcosa di strano: il terrorista confessò che non voleva uccidere il Papa su ordine dei Lupi Grigi ma perché era in contatto con i bulgari. Il KGB, i servizi segreti dell’Unione Sovietica. Un Papa polacco era visto come una sfida al blocco orientale in Polonia e, di conseguenza, a Mosca. La polizia pensò che ora che Ağca aveva cominciato a rivelare chi c’era dietro all’operazione, l’Unione Sovietica volesse liberarlo per farlo tacere per sempre. Ma dell’Americano nessuno seppe più nulla.

Ci sono diverse zone d’ombra in questa prima pista perseguita dalle forze dell’ordine e dal Sisde, domande a cui non è possibile rispondere. La richiesta dei Lupi Grigi è arrivata solo dopo che il Papa aveva parlato, non prima; inoltre, per la prima volta si era davanti a un caso di terrorismo internazionale e non si sapeva chi fosse il mandante. E per concludere, come sottolineò una fonte segreta a Andrea Purgatori, uno dei giornalisti che per primo e più approfonditamente si occupò del caso Orlandi, i presunti “rapitori” sembravano muoversi senza una strategia. A tutti gli effetti, la pista terroristica sembrava un diversivo.

22 anni dopo la scomparsa, arrivò inattesa una nuova fonte che rimase anonima ma dichiarò alla trasmissione Chi l’ha visto? che se si voleva risolvere il mistero di Emanuela bisognava scoprire chi fosse sepolto nella basilica di Sant’Apollinare, a Roma. Un luogo dove nessuno può ricevere sepoltura a meno che non abbia un permesso speciale o non abbia fatto un grosso favore al Vaticano. E a Sant’Apollinare era sepolto Enrico De Pedis, il criminale più potente di Roma, il boss della banda della Magliana. Fu così che si aprì la seconda pista, confermata nel 1997 dalla compagna di De PedisSabrina Minardi, che svelò alle forze dell’ordine come Emanuela fosse stata segregata per alcuni giorni in un appartamento a Roma. Minardi disse che non sapeva nulla del caso ma finì per riconoscere la ragazza per via dei manifesti affissi per la città. Secondo la donna, Emanuela rimase con loro per qualche giorno, venne spostata in due appartamenti diversi e poi fu riconsegnata a un uomo, dentro le mura vaticane, oltre quel cancello che si chiudeva – e ancor si chiude – ogni notte a mezzanotte: un uomo con un abito talare. Un prete, che venne a prenderla con un’auto con una targa della città del Vaticano. Perché la banda della Magliana era coinvolta con il Vaticano e nel rapimento Orlandi? Qual era il favore che De Pedis stava facendo al papato e che gli sarebbe valso il permesso di essere sepolto a Sant’Apollinare? La risposta arrivò da un altro boss della MaglianaMaurizio Abbatino, che rivelò qualche anno più tardi che il motivo del rapimento era legato al denaro. I soldi della mafia arrivavano regolarmente nelle casse del Vaticano tramite il Banco Ambrosiano in un giro di riciclaggio, ma qualcosa in quel periodo era andato storto e questi soldi erano rimasti bloccati oltre le mura del papato. E la mafia li rivoleva indietro.

Nel 2013 viene eletto Papa Francesco: si tratta di una nuova speranza per la famiglia Orlandi perché Bergoglio viene visto come un grande riformatore, un uomo di Dio che desiderava trasparenza nella Chiesa. Due settimane dopo la sua elezione, Francesco incontra gli Orlandi e dice solo quattro parole: “Emanuela sta in cielo“. La delusione si mischia alla paura e alla rabbia: la ragazza, ormai una donna, non è mai stata ritrovata. Come fa questo nuovo Papa a sapere che è morta? Significa che dentro il Vaticano qualcuno sa qualcosa in più su questa torbida vicenda, come i parenti di Emanuela hanno sempre sospettato. Eppure nulla emerge fino allo scandalo Vatileaks: nel 2016 c’è un’enorme fuga di dati, migliaia di documenti segreti su corruzione e cattiva gestione finanziaria del Vaticano vengono recuperati. E salta fuori un fascicolo, rimasto in cassaforte per più di 30 anni: un dossier sulle “spese sostenute dallo Stato Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi“. Nelle cinque pagine rese pubbliche si susseguono date e cifre: rette, spese mediche, vitto, alloggio, spese di trasferimenti tra il Vaticano e Londra. Viene fuori che Emanuela è stata in Inghilterra dal 1983 al 1997, ricoverata al 176 di Clapham Road, in un ostello della gioventù per ragazze di proprietà dei Padri Scalabrini, una congregazione religiosa cattolica con un fortissimo legame con il Vaticano. L’ultima voce recita “disbrigo pratiche finali” e relativo trasferimento in Vaticano. Significa che Emanuela è morta ed è stata sepolta proprio qui, a casa sua, senza che la famiglia ne fosse mai informata? È un interrogativo a cui è impossibile rispondere con certezza, perché la certezza dipende da prove e testimonianze mai ottenute. Su una cosa, però, non si possono avere dubbi: dentro il Vaticano qualcuno sa da sempre cosa è successo a Emanuela Orlandi. Forse il prete che, come denuncia l’amica della vittima, aveva rivolto “attenzioni discutibili” a Emanuela, o forse il Papa, che ha cercato di chiudere la storia confessando implicitamente alla famiglia che Emanuela fosse morta. Forse i banchieri dell’Ambrosiano, forse la mafia che ha fatto da corollario a questa storia, o forse l’intero sistema della Chiesa, una Chiesa corrotta, pericolosa, al centro di uno dei regni più controversi della storia del mondo, che conserva i suoi segreti sotto la troneggiante, inquieta, immortale cupola di piazza San Pietro. Il Vaticano.