Numero2180.

 

T R O P P E   R I E V O C A Z I O N I :  POVERO  IL  POPOLO  CHE  HA  BISOGNO  DI  EROI !

 

Ne ho abbastanza! Ho bisogno di sbroccare!
Da qualche tempo (su per giù da quando si è insediato questo tipo di governi degli ultimi tempi), si è instaurata, subdolamente e surrettiziamente all’esordio, poi con frequenza dilagante e urtante, la moda delle rievocazioni.
Non passa giorno che ci viene proposta dal mondo dell’informazione, a cura di solerti giornalistini, evidentemente su incarico di dirigenti a loro volta ispirati da esponenti politici, una serie interminabile ma puntuale di ricorrenze, di anniversari di nascite o di morti, di giorni del ricordo, della memoria, riesumazioni di personaggi e rievocazioni di avvenimenti passati, con una assiduità sospetta e inconsueta.
D’accordo, lo si è sempre fatto: è persino doveroso e giusto che certe ricorrenze di fatti importanti e reminiscenze di personaggi illustri della storia patria non vengano trascurate, ma è oltremodo irritante, almeno per me, l’insistenza e l’improntitudine con cui ci vengono riproposti fatti e personaggi passati, come santi laici e celebrazioni del calendario. Per inciso, sanctus è il participio passato del verbo latino sancire, che vuol dire, come in Italiano, stabilire, fissare, dichiarare, decretare, disporre, imporre, legiferare, promulgare, statuire, approvare, confermare, convalidare, ratificare, consacrare ( quanti sinonimi, e quante diverse sfumature, di una parola o di un verbo esistono nella nostra lingua! Forse troppi! ). Il calendario contiene date e ricorrenze che devono essere ricordate, rispettate e festeggiate: scandiscono lo scorrere del tempo della convivenza civile, secondo partecipazioni collettive abitudinarie e convenzionali. E contiene anche centinaia di personaggi della storia religiosa cristiana cattolica che, in un modo o in un altro, si sono distinti meritoriamente nell’ esemplificare questa appartenenza e professione di fede. Alla stregua del calendario devozionale, vogliono forse istituire un calendario laico e secolare?
Ad essere rievocati non sono poi avvenimenti di eccezionale importanza della nostra storia passata, recente o lontana, o personaggi di grande rilievo dell’arte, della politica, della scienza e quant’altro. Vengono riesumati accadimenti, solo di un certo tipo e con una certa partigianeria, anche poco significativi, ma che, giornalisticamente e, vivaddio, anche politicamente, fanno gioco. E personaggi, positivi o negativi, paradigmatici di una ben definita appartenenza. Questo, che si sta instaurando, è un clima autocelebrativo che mi piace poco. Mi chiedo dove stia la regia occulta di questa “atmosfera”: costruire un sancta sanctorum leggendario. Forse lo posso immaginare. Ma si ricordi sempre che la leggenda penetra solo laddove i valori che vuole esaltare sono accettati dalla comunità a cui li si presenta. E che rievocare ossessivamente gli esempi del passato significa solo non aver fiducia nei valori del presente né, tanto meno, in quelli del futuro. In certe stanza dei bottoni, qualche studioso di sociologia si è accorto che stanno venendo meno i principi e i valori statuali e statali, insomma, nazionali. Appellarsi a quei principi fondanti di valori “tradizionali” è giusto, ma deleterio quando questa diventa l’unica matrice di comunicazione. Ci dovrebbe sorreggere, al contempo, lo spirito critico, la cultura dell’attualità creativa e l’attivismo innovativo che vedo, purtroppo, mancare alle generazioni che si affacciano alla storia di questo paese. Altro che partiti progressisti!
Un’ultima considerazione. Un popolo, una nazione, una comunità sociale e civile che indulgono così spesso in questa pratica di tentare di insediare su qualche piedistallo degli “eroi” del passato e di “mitizzare”, con spicciola disinvoltura, fatti o personaggi anche di secondaria importanza, e perfino negativi, sono dei perdenti.
Ricordiamo insieme certi personaggi della storia di Roma, come Attilio Regolo e Muzio Scevola, che fin dalle scuole elementari, ci venivano additati come esempi di coraggio e di abnegazione, per la salvezza del bene comune. Tito Livio ci dice: “facere et pati fortia Romanum est” ossia, “L’operare e il soffrire da forte è degno di un Romano”. Ebbene, anziché essere degli eroi positivi della storia patria, essi sono il simbolo di sconfitte militari: pur di non ammettere che le sorti dei conflitti non erano state favorevoli, si sono “mitizzati” dei personaggi sacrificali e salvifici che, in realtà, sono morti e hanno fallito e perduto.
Tecnica vecchia, quella di “celebrare” la sconfitta!

Numero2173.

 

Riferisco da ELISIR programma di RAI3 sulla salute

 

MALATTIA  DI  ALZHEIMER

 

SINTOMI  E  FATTORI  DI  RISCHIO

 

Perdita di memoria

Difficoltà nelle attività quotidiane

Difficoltà nel trovare le parole

Difficoltà di attenzione e concentrazione

Difficoltà nel pensiero astratto

Diminuzione della capacità di giudizio

Cambiamenti di umore, di orientamento e di personalità

Mancanza di iniziativa.

 

Riassumendo: 4 indizi che cominciano per A come Alzheimer

 

Amnesia = problemi a ricordare

Afasia     = problemi a parlare

Aprassia = problemi a procedere

Agnosia = problemi a riconoscere

 

A proposito: anche Alberto comincia con la A.

Numero2171.

 

I L   T E M P O

 

Se potessi regalarti qualcosa,

qualcosa di molto prezioso,

ti regalerei il tempo:

anche il mio, se vuoi.

 

Ti accorgi di quanto vale

tutto il tempo che corre,

quando ne vorresti di più:

e vale soltanto per te.

 

Ma il tempo più bello

è quello dell’amore.

Spero di mancarti sempre,

per non stancarti mai.

Numero2169.

 

A  PROPOSITO  DI  VIRUS

 

E se, invece del CORONAVIRUS,

il virus fosse informatico?

 

Dio ce ne scampi!

Lo scenario sarebbe catastrofico!.

Molto più di questo

che stiamo vivendo con molti problemi.

Per ora non ne voglio parlare,

ma il solo pensiero mi atterrisce.

L’economia mondiale sarebbe sconvolta

e la vita sulla terra diventerebbe un inferno.

 

Non voglio essere profeta di sventure,

altri, da tempo, lo hanno prospettato.

Incrociamo le dita, scaramanticamente.

 

 

Numero2166.

 

DUE VECCHI CONIUGI FRIULANI

 

Lei:  “Viot lì, tu ses brut e sec!

Lui:  “Io o soi un di campagne,

no soi mica di Champagne

 

Lei:  “Guarda lì, sei brutto e secco!”

Lui:  “Io sono uno di campagna,

non sono mica di Champagne”.