Numero2759.

 

Ricordate che la saggezza stoica

è un percorso di crescita

personale e di autoconsapevolezza.

Non siamo perfetti

ma possiamo sempre migliorare.

Siate perseveranti,

coltivate la calma interiore,

agite prontamente,

esercitate il vostro autocontrollo,

cercate l’eccellenza

e affrontate l’ansia con saggezza.

Sono questi i pilastri

per una vita significativa e virtuosa.

Possiamo trovare la felicità

accettando ciò che non possiamo controllare

e agendo saggiamente

su ciò che possiamo cambiare.

Numero2743.

 

I N V E C C H I A R E

 

Invecchi quando smetti di combattere,

di interessarti alla vita, quando decidi

di non dedicarti più a te stesso , per migliorarti,

quando non apprendi più nulla,

quando rinunci a troppe cose,

quando non hai più motivi per rimanere giovane,

quando rimandi , quando ti guardi

indietro invece di guardare avanti.

Si invecchia a piccole dosi , è uno stillicidio.

Ma invecchia più in fretta degli altri

chi non è mai stato giovane e chi

ha avuto veramente poco dalla sua vita.

Numero2736.

 

LA FORMULA DI SOCRATE 

di Cristina Dell’acqua.

 

Fate meditazione? Pensate che sia importante conoscere se stessi? (parliamo spesso di consapevolezza). Dubitate, senza per questo scivolare nel complottismo? Forse non lo sapete, ma siete potenziali discepoli di Socrate. Proprio lui, il filosofo greco.

Per usare un lessico moderno dovremmo dire che era un rompipalle (gli Ateniesi lo definivano un “tafano”), uno che insinua il dubbio, manda al macero le certezze. Un tipo provocatorio. Gentile, ma ribelle. Però più contemporaneo di altri, vicino al nostro presente.

Non ha lasciato niente di scritto. Tutto quello che sappiamo ce lo racconta Platone nei Dialoghi, dall’arte del dubbio alla cura, dall’amore alla condanna a morte con l’accusa di non credere negli Dei tradizionali e di corrompere i giovani. E se fosse arrivato il momento di riscoprirlo?

È l’idea di Cristina Dell’Acqua, appassionata di sperimentazione didattica, che insegna latino e greco al Collegio San Carlo di Milano, con La formula di Socrate, un saggio moderno senza esagerare ( le avevano suggerito di mettere in copertina Socrate con un cellulare e ha detto di no) che rivaluta la “tafanitudine” del filosofo e invita a tirar fuori il meglio di sé.

E allora proviamo a portare la formula di Socrate ai giorni nostri.

Il mondo è cambiato, la provocazione è lo sport nazionale: ne abbiamo ancora bisogno?

Sì, ma come la intendeva il filosofo. La provocazione oggi, non è dubbio, ma urlo, arroganza, egoismo. È marketing. È far parlare di sé, conquistare l’attenzione. Il metodo Socrate è l’opposto: ha la pacatezza delle opinioni, la forza dello spirito critico, senza il punto di vista del partito preso.

Facciamo un esempio?

L’intelligenza artificiale: chi la ama, chi la odia, chi ne ha semplicemente paura senza conoscerla. Piuttosto che scegliere l’opinione di un altro, ragionare, farsene una propria. Non demonizzare i vari Chatbot, ma dar loro valore nella maniera giusta. Non si tratta di saper fare e basta, ma di saper pensare. Uno che ti obbliga a riflettere è fastidioso, ma ti fa crescere, fiorire. Lo dico soprattutto per i ragazzi.

Oggi molti preferiscono diventare influencer per avere seguaci, successo, fama. Come si fa?

Capisco l’idea di appartenenza che rafforza gusto e passioni, ma ecco il “tafano” socratico. TiKTok, Istagram, i social media in genere ti fanno credere di essere sapiente, invece non è così. L’obiettivo dovrebbe essere diventare influencer di se stessi, soggetto e non oggetto, non preda delle mode altrui, non cortigiani, ma prìncipi. Dovremmo avere il coraggio di essere tutti un po’ più fastidiosi, un po’ più “tafani”.
Cerchiamo di essere accomodanti, ma in realtà è il dubbio – e chi invita a esercitarlo – a farti crescere. Dovremmo tirare fuori il filosofo che è dentro di noi. Socrate deve questa immagine alla madre, che faceva la levatrice

N.d.R.: la Maieutica era l’arte della levatrice: come la madre estraeva il parto dal ventre della gestante, così Socrate estraeva le idee dalla mente del giovane interlocutore che questi già aveva in sé, ma che non erano mai state espresse e manifestate, neanche a lui stesso.

Va bene, abbiamo cominciato a dubitare. E dopo?

Invece che verso l’esterno, dobbiamo proiettarci verso l’interno. Il boom di pratiche come mindfulness (consapevolezza) e meditazione ci dicono che ne abbiamo bisogno, che è la via giusta. “Conosci te stesso” era la frase scritta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi. Sapere chi siamo, e soprattutto chi non siamo, è la formula dell’equilibrio di ogni esistenza. Altrimenti finiremo per vivere la vita di qualcun altro.

 

 

 

Numero2734.

 

da QUORA

 

C’è un modo per capire quando si è diventati “vecchi”?

 

  1. Preferisci stare a casa piuttosto che uscire.
  2. Hai bisogno di fare programmi anziché improvvisare.
  3. Preferisci il sonno al sesso.
  4. Scopri che invecchiare è fisicamente doloroso. Ti fanno male le articolazioni e le ossa.
  5. Il tuo sistema digestivo è un inferno. Non puoi mangiare pizza o bere vino o mangiare cibo messicano o bere tequila. Le pasticche per lo stomaco sono i tuoi nuovi migliori amici.
  6. Nonostante il fatto che la vita sia molto più difficile di prima, la ami più che mai.
  7. Ti rendi conto che sei davvero preoccupato per il futuro del mondo.
  8. Cominci ad elaborare una bussola morale religiosa, o una cosmologia, o una filosofia di vita.
  9. Cominci a preoccuparti su come gestire la tua eredità.
  10. Sei grato per ogni giorno che ti è concesso. Ti ricordi dei tuoi amici che se ne sono già andati. Ti mancano immensamente, ma sei così felice di NON essere al loro posto. Le cose che prima davi per scontate, ora le guardi con gioia e meraviglia: uccelli, fiori, albe, tramonti, il passaggio ordinato delle stagioni, le fasi della luna…

N.d.R.: Se c’è qualche “giovane” che si riconosce in questo elenco … povero lui!
Se c’è qualche “vecchio” che non si riconosce in questo elenco … beato lui!

Se qualcuno, come me, si ritrova al 100 per 100 nella descrizione di questo elenco, sappia che ad essere “vecchi” così sono miliardi di persone ma, tutto considerato, … la vita è bella lo stesso.

Numero2728.

 

da QUORA

 

LE  LEGGI  DI  MAAT 
ovvero: il decalogo di Mosè non era poi tanto originale, ma una copia semplificata e riassunta di questa.
Ricordiamo che Mosè impose il decalogo al Popolo d’Israele fuoriuscito dall’Egitto sotto la sua guida.
La dea egizia Maat rappresenta l’ordine universale che permette lo svolgimento della vita, è l’ossatura morale di tutto il creato ed è in contrapposizione a tutto ciò che è ingiusto, cattivo e immerso nel caos.
Questo principio fondamentale è donna, una splendida dea con una piuma di struzzo sul capo.

Maat (“Giustizia”) era l’antico concetto egizio dell’equilibrio, dell’ordine, dell’armonia, della verità, della legge e regola, della moralità e della giustizia. Era inoltre personificata come una dea antropomorfa, con una piuma in capo, responsabile della disposizione naturale delle costellazioni, delle stagioni, delle azioni umane così come di quelle delle divinità, nonché propagatrice dell’ordine cosmico contro il caos. La sua antitesi teologica era Isfet.

Mandata nel mondo da suo padre, il dio-sole Ra, perché allontanasse per sempre il caos, Maat aveva anche un ruolo primario nella pesatura delle anime (o pesatura del cuore) che avveniva nel Duat, l’oltretomba egizio: la sua piuma era la misura che determinava se l’anima (che si credeva residente nel cuore) del defunto avrebbe raggiunto l’aldilà o meno.

Le leggi di Maat.

1) Non uccidere e non permettere che nessuno lo faccia.

2) Non tradire la persona che ami o il tuo coniuge.

3) Non vivere nella collera.

4) Non spargere terrore nelle persone.

5) Non assalire e non provocare dolore al prossimo.

6) Non sfruttare il prossimo e non praticare la schiavitù.

7) Non fare danni che possano provocare dolore all’uomo o agli animali.

8) Non causare spargimento di lacrime.

9) Rispetta il prossimo.

10) Non rubare ciò che non ti appartiene.

11) Non mangiare più cibo di quanto te ne spetti.

12) Non danneggiare la Natura.

13) Non privare nessuno di quello che ama.

14) Non dire falsa testimonianza.

15) Non mentire per far del male ad altri.

16) Non imporre le tue idee agli altri.

17) Non agire per fare del male agli altri.

18) Non parlare dei fatti altrui.

19) Non ascoltare di nascosto fatti altrui.

20) Non ignorare la Verità e la Giustizia.

21) Non giudicare male gli altri senza conoscerli.

22) Rispetta tutti i luoghi sacri.

23) Rispetta e aiuta chi soffre.

24) Non arrabbiarti senza valide ragioni.

25) Non ostacolare mai il flusso dell’acqua.

26) Non sprecare l’acqua per i tuoi bisogni.

27) Non inquinare la terra.

28) Non nominare il nome dei Neteru invano.

29) Non disprezzare le credenze altrui.

30) Non approfittare della fede altrui per fare del male.

31) Non pregare né troppo né troppo poco gli Dei.

32) Non approfittare dei beni del vicino.

33) Rispetta i defunti.

34) Rispetta i giorni sacri anche se non credi.

35) Non rubare le offerte fatte agli Dei utilizzandole per te stesso.

36) Non disprezzare i riti sacri anche se non ti aggradano.

37) Non uccidere gli animali senza una ragione seria.

38) Non agire con insolenza.

39) Non agire con arroganza.

40) Non vantarti del tuo benessere di fronte ad altri.

41) Rispetta questi principi.

42) Rispetta la legge se non contrasta con questi principi

Numero2721.

 

da QUORA

 

RISOLVERE I PROBLEMI

 

Entri nel letto e ti prepari per una bella dormita.

Senti che devi fare la pipì.

Fa freddo fuori, così decidi di tenerla.

“Starò comunque dormendo profondamente tra pochi minuti”, menti a te stesso.

Ti giri e ti rigiri per 2 ore, finalmente ti infili le ciabatte, sfrecci in bagno.

Hai sprecato 2 ore a ingannare la tua mente, 2 ore che avresti potuto usare per un buon riposo.

Quando qualcosa nella tua vita ti infastidisce, che sia la sabbia nelle scarpe, compiti estenuanti e lunghissimi, un bullo a scuola, molestie sessuali in ufficio, devi affrontarla e risolverla il prima possibile.

I problemi non si risolvono da soli, se vuoi avere una vita migliore, devi tu risolvere i tuoi problemi non appena nascono, una volta per tutte.

 

COSA HAI IMPARATO TROPPO TARDI?

 

  • Molte persone falliscono perché hanno paura di affrontare i loro cari.
  • Puoi avere successo solo se accetti la responsabilità delle tue azioni.
  • La tua autostima non dovrebbe essere basata sull’approvazione degli altri.
  • La perfezione è una trappola della mente. Quindi smetti di cercare di essere perfetto.
  • Piangere non è un segno di debolezza.
  • Non giudicare qualcuno dai pettegolezzi degli altri.
  • Non essere triste e aspettare che gli altri capiscano: tieni presente che ognuno ha storie ed esperienze diverse.
  • Smetti di sprecare le tue energie reagendo ai commenti delle persone tossiche.
  • Il modo migliore per affrontare le persone tossiche è quello di tagliare i legami con loro nella vostra vita il più presto possibile.
  • Non cercare mai di controllare tutti e tutto ciò che ti circonda.
  • Devi uscire dalla tua zona di comfort per avere successo.
  • Concentrati sulla tua forza, non sui successi degli altri.

 

… E ANCORA

 

Non posso far dipendere me stessa dagli altri.

Per tutta l’infanzia e l’adolescenza (ma, a dirla tutta, anche oltre) mi sono sempre stupita degli atteggiamenti vili e maligni di alcune persone, perché a me era stato insegnato che bisogna trattare bene gli altri, non bisogna essere invidiosi e irrispettosi, e questa filosofia l’ho sempre seguita e fatta mia.

Così, quando ad esempio vedevo alcune compagne di classe fare le bulle, insultare altri compagni o i professori, o emarginare chi per esempio prendeva bei voti, o gioire se una ragazza veniva lasciata dal proprio ragazzo, mi sedevo pensosa a guardare fuori dalla finestra chiedendomi per quali ragioni agissero, quale fosse l’emozione che le spingeva verso quel comportamento.

Negli anni, crescendo, mi sono data una risposta razionale a tutto questo, e cioè la rabbia repressa, l’invidia, il desiderio di rivalsa, l’insicurezza e in generale anche una cattiva educazione, in poche parole i veleni mentali.

Ma se dovessi dire che le capisco appieno e riesco a immedesimarmi nei loro modi di fare, non sarebbe vero. Penso che non agirei in maniera maligna e calcolata nemmeno per difendermi perché per me sono importanti i sentimenti e l’energia positivi.

Ho dovuto, tuttavia, imparare a difendermi da queste persone, e quindi a (ri)conoscerle, perché se le conosci le eviti, e se le eviti non ti distruggono.

Perciò è inutile mettere la testa sotto la sabbia e credere che al mondo agiamo tutti per gli stessi motivi, seguendo gli stessi impulsi, e lamentarsi se qualcuno non si comporta come noi vorremmo, ma invece è importante rendersi conto della realtà e sviluppare la propria intelligenza emotiva.

Numero2719.

 

da QUORA

 

Quali sono alcune regole non dette che tutti dovrebbero conoscere?

 

L’autoerotismo è una esperienza valida che una persona deve poter vivere senza vergogna.

L’amore della gioventù non è per sempre, ma se sai trasformarlo, una relazione durerà per sempre.

La famiglia si basa sull’amore, non sul sangue.

Se ci si impegna, ci si organizza, si studia, si lavora, si creano contatti, molto di più è possibile (non tutto, ma molto, molto di più).

La scuola non forma lavoratori, ma cittadini.

Il lavoro non è un dovere, ma un diritto.

Alla fine della propria vita ciò che conta non è il denaro, ma il tempo speso con i propri cari.

Se vi licenziate lasciate sempre un luogo di lavoro ringraziando (meglio lasciare il mare calmo).

Guardate le persone negli occhi.

Stare zitti e chiedere scusa sono due qualità, non segni di debolezza.

Prima di lavorare leggete il vostro contratto di lavoro ed i vostri diritti.

Le cose si comprano quando si hanno i soldi.

Esistono acquisti alternativi alla casa in mattoni.

I figli non devono vedervi o sentirvi discutere.

I bambini hanno accesso a tutto, grazie ai cellulari. Vedono ogni cosa “proibita”, morte sesso e violenza. Meglio saperlo.

 

…. e ancora,

 

Il rispetto per il prossimo.

La gentilezza verso tutti gli animali.

Fare atti gentili.

Non perdere mai la curiosità` mentale.

Tenersi in forma mentre si va avanti.

Non essere mai gelosi, sapere dire di no quando la cosa è nociva per noi stessi.

Apprezzare la natura.

Leggere e capire la nostra storia.

Numero2702.

 

Se tu ti occupi di qualcuno,

con il vuoto nel cuore,

gli trasmetti quel vuoto.

Se tu, invece, quel vuoto

cerchi di riempirlo,

e non importa se ci riesci o no,

basta che cerchi di riempirlo,

allora gli trasmetterai

quello sforzo e quello sforzo,

semplicemente, è la vita.

 

dal film  IL COLIBRI  di Francesca  Archibugi    dall’omonimo romanzo di Sandro  Veronesi.

Numero2685.

 

da QUORA   di  Piero Chiabra

 

E  SE  NON  CI  FOSSE  NIENTE  DOPO  LA  MORTE?

 

Che cos’è l’uomo?

E’, in sintesi, un animale con un cervello ipertrofico. Questo cervello ipertrofico si è rivelato un possente vantaggio evolutivo, che ha reso l’umanità padrona del pianeta, ma ha posto ciascuno di noi di fronte a una contraddizione insostenibile.

Da un lato, infatti, noi siamo animali, con tutti gli istinti degli animali: l’istinto sessuale, quello della ricerca del cibo, etc. ma, sopra ogni altro, c’è il nostro istinto alla sopravvivenza. desideriamo vivere, prima e davanti a qualunque altra cosa, e siamo disposti anche ad uccidere altri esseri umani pur di sopravvivere (si chiama “legittima difesa”, ed è riconosciuto da tutti i sistemi giuridici). In questo, non differiamo dagli altri animali.

Ma, a differenza degli altri animali, il nostro cervello ipertrofico ci dice che dobbiamo morire.

Nessun animale, a quanto risulta, sa di dover morire, se non quando è nelle immediate vicinanze del decesso (vitelli condotti al macello, etc.). Noi siamo gli unici a saperlo nel corso di TUTTA la nostra esistenza.

Quindi, da un lato vogliamo vivere, vivere, vivere prima e davanti a qualunque cosa. Dall’altro, siamo certi, oltre ogni dubbio, che questa nostra vita che tanto vogliamo SICURAMENTE avrà una fine.

Questo pensiero è insostenibile, se provate a focalizzarvici sopra vi accorgerete che il pensiero “fugge altrove”, non è possibile concentrare l’attenzione su di esso se non per pochissimo tempo.

A meno di non poter pensare di sopravvivere alla morte in qualche modo.

Ed ecco allora che il nostro cervello ipertrofico, quasi a voler compensare il casino che ha combinato, si mette a lavorare. E crea. Crea la trascendenza, crea il misticismo, crea un Dio benevolo che ci ascolta e che ci ama, e tramite questi “strumenti” crea un modo per dirci che sopravviveremo alla morte.*

Ah certo, devi morire, ma non importa, c’è una vita dopo la morte.

Ah certo, devi morire, ma non importa, ti reincarnerai in qualcos’altro

Ah certo, devi morire, ma non importa, ti fonderai con la coscienza cosmica, raggiungerai il nirvana, e via discorrendo…

Sono tutti fantasmi, creati dal nostro cervello per permetterci di vivere con questa terribile contraddizione.

Non c’è nulla dopo la morte. E’ un pensiero difficile da sostenere, ma, come disse Freud “L’ateismo è pesante da sopportare. Ma è anche l’unico modo per non essere ingannati”.

 

* N.d.R. : La religione Cristiana è storicamente la più vicina all’interpretazione di questo “bisogno” del cervello umano. La figura di Gesù Cristo che sopravvive alla morte con la resurrezione è l’epitome metafisica che ha ispirato i padri fondatori di questo “Credo” che, innegabilmente, è un parto della mente umana evoluta (cervello animale ipertrofico). Anche se questo concetto informatore ci è stato propinato attraverso narrazioni, a detta di molti, favolistiche.

Numero2684.

 

da una chat di QUORA   di Alberico Vespucci

 

QUAL È IL SEGRETO DELLA FELICITÂ ?

 

Con questa risposta il segreto non sarà più tale perché quello che sto per scrivere ha come base scientifica uno studio longitudinale davvero impressionante.

Il dottor Robert J. Waldinger è la 4° persona a capo di un progetto di ricerca sull’essere umano che è molto ambizioso ed è nato 75 anni fa alla Harvard Medical School.

Waldinger parte a raccontare la sua storia da un sondaggio molto recente fatto a quelli che sono definiti “millenials”, persone nate più o meno alla fine del secolo scorso e alla domanda: “Qual è l’obiettivo più importante della tua vita?”, la risposta per l’80% è stata: diventare ricchi, mentre per il 50% di quelli che avevano risposto in quel modo, l’alternativa era: diventare famosi.

Ora provate ad immaginare di prendere un essere umano e di seguirlo passo dopo passo nella sua vita, a partire dai primi studi fino al lavoro, poi la creazione di una famiglia, figli, nipoti, la pensione; cercare di capire attraverso quelle vite che cosa li ha resi felici o al contrario che cosa non li ha resi felici.

Beh la Harvard Medical School l’ha fatto e dal 1940 ha deciso di studiare oltre 700 uomini seguendoli passo passo nelle loro vite di tutti i giorni per 75 anni.

Studi di questo tipo, per capirci, sono molto rari perché per mille motivi spesso falliscono perché finiscono i fondi, perché le persone banalmente si stufano o magari gli scienziati cambiano progetto o muoiono e nessuno porta avanti la ricerca.

Ecco perché questo è uno degli studi sulla felicità più seri, approfonditi e affidabili che siano mai stati fatti.

Quando incominciarono lo studio, scelsero dei teenagers. Li intervistarono per ore, fecero loro esami medici, incontrarono parenti, genitori. Poi lentamente quei ragazzi sono cresciuti, hanno studiato, sono diventati adulti.

Alcuni hanno lavorato come agricoltori o altri come avvocati, uno è diventato presidente degli Stati Uniti; qualcuno è diventato un’alcolista, altri si sono ammalati; alcuni hanno scalato dal basso tutti i gradini del percorso sociale fino alla cima; altri invece l’hanno fatto al contrario.

E sapete che cosa hanno capito? Quale è stata la lezione che hanno tratto da uno studio lungo più di 70 anni riguardo alla vita ma soprattutto alla felicità delle persone? Sapete quale è stata la risposta alla domanda da dove viene la felicità?

Beh la risposta è stata semplicemente: dai rapporti umani. Punto.

Nello specifico però hanno imparato 3 lezioni fondamentali, questi studiosi.

  1. La prima è che le relazioni sociali fanno benissimo alla nostra salute mentre la solitudine uccide. Le persone che sono sole si ammalano prima, quando raggiungono la mezza età, il loro cervello lavora meno e, peggio, e sono più attaccabili dalle malattie.
  2. La seconda lezione che hanno appreso è che non è il numero di amici o di rapporti che abbiamo che conta, è la loro qualità. Non è sufficiente, per capirci, essere sposati; bisogna essere felici con la persona con cui dividiamo la nostra vita, anche se questo è un impegno che dura tutta la vita.
  3. E la terza e ultima lezione è che delle buone relazioni non fanno bene solo al nostro corpo, ma anche al nostro cervello. Le persone anziane che avevano sviluppato rapporti solidi e sinceri avevano una memoria molto più “affilata” di chi era rimasto da solo.

Quando la ricerca era iniziata 75 anni fa, analizzando ragazzi di nemmeno 20 anni, molti di loro avevano risposto proprio come i millenials di oggi dicendo che soldi e fama erano l’obiettivo della vita.

Alla fine però, dello studio della Harvard Medical School è chiaro che chi vive un’esperienza di vita condivisa con persone che ama e in una comunità attiva in cui si trova bene, probabilmente vivrà una vita più felice.

Numero2681.

 

da una chat di  QUORA

 

Cosa vogliono le donne in un uomo di 25 anni:

1. Essere bello

2. Essere affascinante

3. Avere successo finanziario

4. Essere un buon ascoltatore

5. Essere spiritoso

6. Essere in buona forma

7. Avere stile nel vestire

8. Apprezzare le cose belle

9. Essere pieno di sorprese

10. Essere un amante creativo e romantico

 

Cosa vogliono le donne in un uomo di 35 anni:

1. Che abbia occhi belli e non sia calvo

2. Che apra la portiera della macchina o prenda una sedia

3. Che abbia abbastanza soldi per una bella cena

4. Che sappia ascoltare più che parlare

5. Che sappia ridere alle loro battute

6. Che porti le borse della spesa

7. Che abbia almeno una cravatta

8. Che si goda la buona cucina casalinga

9. Che si ricordi i compleanni e gli anniversari

10. Che sia romantico almeno una volta alla settimana

 

Cosa vogliono le donne in un uomo a 45 anni:

1. Non deve essere troppo brutto (se è calvo, dovrebbe radersi la testa)

2. Non può buttarle fuori quando sono in macchina

3. Non lavorare troppo e quando, di tanto in tanto , le porta fuori a cena, non gridare

4. Deve annuire con la testa quando si parla

5. Deve capire le loro battute

6. Essere abbastanza in forma per spostare i mobili

7. Indossare una camicia per coprire la sua enorme pancia

8. Non comprare champagne con il tappo a vite

9. Abbassare la tavoletta del water quando usa la toilette

10. Radersi almeno nei fine settimana

 

Cosa vogliono le donne in un uomo di 55 anni:

1. Mantenere i peli del naso e delle orecchie tagliati

2. Non ruttare o scoreggiare in pubblico

3. Non chiedere soldi più volte

4. Non appisolarsi o dormire quando stanno parlando

5. Non raccontare la stessa barzelletta più e più volte

6. Essere abbastanza in forma da alzarsi dal divano nei fine settimana

7. Indossare ancora calzini e pantaloni nuovi

8. Godersi una buona cena davanti alla TV

9. Ricordarsi ancora il loro nome

10. Radersi almeno qualche fine settimana

 

Cosa vogliono le donne in un uomo che ha 65 anni:

1. Che non spaventi i bambini

2. Che si ricordi dov’è il bagno

3. Che non spenda troppi soldi per il medico

4. Che russi solo quando sonnecchia

5. Che si ricordi perché sta ridendo

6. Che sia abbastanza in forma per stare almeno in piedi da solo

7. Che normalmente indossi ancora i vestiti

8. Che non gli piacciano solo i cibi morbidi

9. Che si ricordi dove lascia la sua dentiera

10. Che si ricordi ancora cos’è un fine settimana

 

Cosa vogliono le donne in un uomo di 75 anni:

1. Essere ancora in grado di respirare

2. Non dimenticare di pulire il water e il bagno

3. E poi ….

Numero2680.

 

da  QUORA    di  Gennaro Sannino

 

COME  CI  SI  SENTE  AD  ESSERE  MOLTO  VECCHI  E  CON  LA  CONSAPEVOLEZZA  CHE  PRESTO  SI  MORIRÂ ?

 

Io non mi sento estremamente vecchio ( ho 73 anni ) eppure una stranezza l’avverto. Io avevo più paura di morire quando ero giovane che adesso . Non mi spiego il motivo ( o forse il motivo lo conosco ma non lo capisco ). Alla mia età avverto anche il peso di tutto quello che ho vissuto: i ricordi belli ma, ancora di più, i ricordi brutti (che spesso nei sogni compaiono ), inganni e cattiverie ricevute che da giovane non pensavo che potessero esistere . Si diventa anche un poco sclerotici perché non sopportiamo più le cose del passato e non capiamo perché bisogna avere ancora pazienza . Poi curo una malattia e ne esce un’ altra e sembra che la guarigione completa sia una qualità perduta per sempre . Puoi anche aggiungere che nella vita si vive meglio quando hai degli obiettivi da raggiungere e sei gratificato quando li raggiungi. Ma io non lavoro …i miei figli stanno bene …ho la mia casa …il mio piccolo problema è dove posso trascorrere la prossima vacanza . Allora tu pensi al tuo futuro che non ti porta nulla …quello che volevi ce l’hai già, oppure non l’hai raggiunto, ma non hai il tempo per averlo . Hai la sensazione che la morte sia soltanto un aspetto della vita a cui tutti ci dobbiamo rassegnare. Allora si vive bene per oggi e quello che verrà domani non ci interessa, neanche la morte !