Numero2190.

 

Tratto da  MASSIME  E  PENSIERI  DI  NAPOLEONE   di  Honoré de Balzac:

 

Le leggi fatte sotto l’urgenza e la convenienza delle circostanze

sono sempre leggi mal fatte.

 

N.d.R. :  Una buona legge dovrebbe guardare alle prossime generazioni. Ciò che viene approvato ed attuato per l’ “hic et nunc” (qui e adesso), tenta di regolamentare quello che già si è instaurato ed è, quindi, ormai, metabolizzato. Se una legge sancisce ciò che è già accaduto, non traccia la strada per ciò che accadrà: ogni progetto di questo tipo nasce moribondo e costituisce una inutile e deleteria zavorra.
Ma pongo una domanda provocatoria: nel vostro criterio di valutazione delle necessità, viene prima una cosa importante o una cosa urgente?

Numero2068.

 

Dopo aver ascoltato, su YOUTUBE, una bella canzone della mia gioventù, leggo, fra i tanti dello stesso tenore, un commento rilasciato da un utente:
“….che tempi! Non avevamo niente e avevamo tutto. Oggi i giovani hanno tutto ma, poverini, non hanno niente!”

Numero2066.

 

SEGNALATA DA UNA CARA AMICA

 

A L C U N E   R I S P O S T E   D E L L A   F I L O S O F I A.

 

Nietzsche e Freud: la cultura come istanza repressiva.

Qual è uno dei principali compiti della cultura? Quello di trasmettere al singolo, attraverso le diverse agenzie di socializzazione come la famiglia e la scuola, un insieme di valori socialmente condivisi.

La critica Nitzscheana alla civiltà occidentale.

Friedrich Nietzsche, fin dalle sue prime opere, mette in discussione il modello culturale che si impone nel mondo occidentale da Socrate in poi, ossia un ideale di vita basato sul controllo delle passioni: vivere da uomini significa vivere secondo ragione, sopprimendo le componenti istintive dell’uomo.
Nella visione nietzscheana, Socrate tentava di offrire un ausilio all’uomo, elaborando un modo per arginare il caos dell’esistenza. Tuttavia, agendo così, non ha fatto altro che spingere l’individuo a rinunciare alla parte più vitale di sé, che Nietzsche chiama “spirito dionisiaco”, ridimensionandola drasticamente.
La cultura, in questa prospettiva, risulta essere un’istanza repressiva, poiché limita il comportamento delle persone e impedisce loro di vivere una vita autentica.
Il filosofo tedesco ritiene, quindi, necessario opporsi a questo aspetto della nostra civiltà, dicendo “sì alla vita” e rivalutando la dimensione spontanea e pulsionale dell’uomo, che è stata sacrificata.

La concezione freudiana della cultura.

L’indagine di Sigmund Freud prosegue sul percorso tracciato da Nietzsche. Il padre della psicoanalisi, analizzando il complesso rapporto tra cultura (che egli chiama civiltà) e la componente istintuale dell’uomo – l’Es, formato da pulsioni sessuali e aggressive – giunge alla conclusione che quest’ultima ne risulta repressa e soffocata. Anche quando questo condizionamento è soltanto parziale, la società detta le modalità, i tempi e i mezzi attraverso i quali è possibile, per l’uomo, ottenere delle gratificazioni. Ad esempio, la morale dominante non vieta l’attività sessuale, ma stabilisce in quali termini tale attività è socialmente consentita, come nell’ambito di una stabile relazione di coppia.
Per Freud, la cultura implica alcuni meccanismi di controllo, che hanno la finalità di portare l’individuo all’adesione a determinati modelli sociali e all’acquisizione del senso di appartenenza ad un gruppo.

Popper: la società aperta al pluralismo.

La critica di Popper a Platone.

Karl Popper, nell’opera La società aperta e i suoi nemici, rifiuta la prospettiva di una società organizzata secondo norme di comportamento rigide e vincolanti, e difende il principio liberale di una società “aperta al maggior numero possibile di idee e ideali differenti e, magari, contrastanti”. Egli rivolge la sua critica a filosofi come Platone, colpevole, a suo parere, di aver teorizzato, nella Repubblica, uno Stato totalitario che vuole organizzare, in tutto e per tutto, la vita dei singoli. Il filosofo viennese contesta lo Stato perfetto e immutabile di Platone, e si dimostra favorevole ad una società fondata su istituzioni democratiche, che abbia la possibilità di correggersi e di migliorare. Infatti, dal suo punto di vista, una società perfetta è impossibile, perché l’uomo stesso è imperfetto per natura.
Tuttavia, nella sua polemica verso Platone, Popper trascura un aspetto importante, ossia il fatto che il filosofo greco parli di uno Stato ideale, di un paradigma. Il significato di un’utopia, come quella della repubblica platonica, è di offrire un modello a cui tendere e, a ben vedere, è proprio la tensione verso una società migliore a spingere l’uomo a riconsiderare il proprio sistema di valori.

La salvaguardia della libertà dell’individuo.

Per quale motivo, quindi, dovremmo preferire una società aperta a ogni possibile cambiamento, anche negativo, rispetto ad una società stabile ed ordinata?
La risposta di Popper è che il bene più grande consiste nella salvaguardia della libertà individuale. Il problema delle società avanzate è proprio quello di evitare che lo Stato, intervenendo eccessivamente nella vita sociale, metta a repentaglio la libertà dei singoli.
Una società chiusa come quella ipotizzata da Platone è impermeabile ad ogni novità e, di conseguenza, non è in grado di tollerare i mutamenti, pena la dissoluzione del sistema.
Una società aperta, al contrario, è in grado di assorbire il cambiamento e di accogliere le istanze di chi vuole farsi promotore di una trasformazione sociale.

N.d.R. Gli argomenti sopra trattati sono di stringente attualità. In questi ultimi tempi di CORONAVIRUS ne stiamo avendo la prova nelle cronache quotidiane.

Numero1923.

 

Finirà anche la notte più buia

e sorgerà il sole.

 

Victor Hugo.

N.d.R.   È un po’ come  Adda passà ‘a nuttata (o meglio, come si legge nel testo, Ha da passà ‘a nuttata) che è una famosissima frase contenuta nella commedia Napoli milionaria! divenuta nel tempo celeberrima.
Un po’ come è accaduto alla notissima ‘e figlie so’ ffiglie! tratta da Filumena Marturano.
Oppure, anche, a I figli so’ piezz’ e core come cantava Mario Merola.

Numero1922.

 

Me la manda Rita, che lo ha appena ricevuto su WHATSAPP : merita di essere pubblicato.

 

Ricapitolando.

In pochi giorni abbiamo risolto il problema del traffico, dell’inquinamento, dello spreco di cibo, della ludopatia e dell’invasione dei migranti. Difficilmente staremo in futuro a litigare su quote 100 o di quando poter andare in pensione.

Miglioramenti sensibili anche sul fronte dell’evasione fiscale e della tracciabilità dei pagamenti (per giustificare le uscite di casa).

Abbiamo incentivato la digitalizzazione e l’alfabetizzazione informatica, dato forte impulso all’ “e-commerce”, lanciato lo “smart working” e l’ “è-learning”.

Abbiamo finalmente dato al calcio l’importanza che merita, aumentato la lettura dei libri e dei giornali, la visione dei film, riscoperto il piacere della sana cucina casalinga e del giardinaggio, ci siamo rivelati amanti dell’attività fisica e dell’aria aperta.

Siamo diventati più solidali, più socievoli e desiderosi di interagire con il prossimo. Quando suona il campanello il “e adesso chi cazzo è che rompe” è stato sostituito da una scossa adrenalinica.

Abbiamo responsabilizzato i cittadini all’osservanza delle norme e a non voltarsi dall’altra parte se vedono qualcuno che fa il furbo, abbiamo imparato a fare la fila in modo ordinato e a lavarci le mani.

Passiamo molto più tempo con i nostri figli e i nostri partner, forse entro un anno avremo pure risolto il problema demografico.

Abbiamo riabilitato gli scenziati e le competenze, spazzato via no-vax e complottisti vari, abbiamo disintossicato le trasmissioni di informazione dalle inutili liti da salotto dei politici.

Furti, rapine e altri delitti ridotti all’osso, traffico e spaccio di droga che hanno subito un tracollo.

Adesso ci resta solo da risolvere sta sega del coronavirus e siamo a cavallo.

Numero1903.

LA  CRISI

(N.d.R. : L’etimologia di crisi deriva senza dubbio dal verbo greco krino = separare, cernere, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare. Nell’uso comune ha assunto un’accezione negativa in quanto vuole significare un peggioramento di una situazione. Se invece riflettiamo sull’etimologia della parola crisi, possiamo coglierne anche una sfumatura positiva, in quanto un momento di crisi cioè di riflessione, di valutazione, di discernimento, può trasformarsi nel presupposto necessario per un miglioramento, per una rinascita, per un rifiorire prossimo).

 

La crisi è la più grande benedizione

per le persone e le nazioni,

perché la crisi porta progressi.

 

La creatività nasce dall’angoscia,

come il giorno nasce

dalla notte oscura.

 

È nella crisi che sorgono

l’inventiva, le scoperte,

e le grandi strategie.

 

Chi supera la crisi,

supera se stesso,

senza essere superato.

 

Albert Einstein

Numero1647.

Nei totalitarismi (regimi comunisti, dittature politiche o militari di destra o di sinistra, governi ispirati  o controllati da dogmatismi religiosi), esiste la certezza, la sicurezza, la garanzia che tu sarai uno dei tanti, uguale a tutti gli altri, sparso e indistinto in mezzo al gregge: una pecora, in un grande recinto, destinata a mangiare la stessa erba delle altre pecore. L’erba, magari, non ti mancherà, ma non avrai, mai, altro che quella.

Nei sistemi liberal democratici, tu avrai l’opportunità, la probabilità, ma anche il rischio, se non ci riuscirai, di diventare, con il tuo impegno, la tua responsabilità e le tue capacità, migliore e diverso dagli altri (primus inter pares = primo fra i pari ), vedendo premiate le tue doti e i tuoi sacrifici, in modo più rilevante, proporzionalmente alle energie profuse per raggiungere i tuoi traguardi. E diventando migliore non degli altri soltanto, ma, soprattutto, di te stesso e dei tuoi limiti. Il merito non è un privilegio di casta: è il riconoscimento di una conquista.

Tutti nasciamo uguali, (anche se alcuni sembrano più fortunati, altri meno favoriti): è la vita che ci può rendere diversi. Dipende da noi. Ma dipende anche dal regime sociale e politico in cui ci troviamo a vivere ed operare. Facciamo tutti in modo che ci sia la possibilità di scegliere fra una pluralità di opportunità, per vivere, con il nostro impegno, una vita degna di essere vissuta. E, per morire, dopo una vita ben spesa, migliori di come eravamo quando siamo comparsi in questo mondo.
È la soddisfazione più grande che la vita ci offre. È l’unico merito di cui ci possiamo vantare, è il solo buon ricordo che possiamo lasciare.