Agisci considerando l’umanità,
sia per te stesso che per gli altri,
non come un semplice mezzo
ma come nobile fine.
Immanuel Kant (filosofo tedesco 1724 – 1804)
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
Agisci considerando l’umanità,
sia per te stesso che per gli altri,
non come un semplice mezzo
ma come nobile fine.
Immanuel Kant (filosofo tedesco 1724 – 1804)
LA FORMULA DI SOCRATE
di Cristina Dell’acqua.
Fate meditazione? Pensate che sia importante conoscere se stessi? (parliamo spesso di consapevolezza). Dubitate, senza per questo scivolare nel complottismo? Forse non lo sapete, ma siete potenziali discepoli di Socrate. Proprio lui, il filosofo greco.
Per usare un lessico moderno dovremmo dire che era un rompipalle (gli Ateniesi lo definivano un “tafano”), uno che insinua il dubbio, manda al macero le certezze. Un tipo provocatorio. Gentile, ma ribelle. Però più contemporaneo di altri, vicino al nostro presente.
Non ha lasciato niente di scritto. Tutto quello che sappiamo ce lo racconta Platone nei Dialoghi, dall’arte del dubbio alla cura, dall’amore alla condanna a morte con l’accusa di non credere negli Dei tradizionali e di corrompere i giovani. E se fosse arrivato il momento di riscoprirlo?
È l’idea di Cristina Dell’Acqua, appassionata di sperimentazione didattica, che insegna latino e greco al Collegio San Carlo di Milano, con La formula di Socrate, un saggio moderno senza esagerare ( le avevano suggerito di mettere in copertina Socrate con un cellulare e ha detto di no) che rivaluta la “tafanitudine” del filosofo e invita a tirar fuori il meglio di sé.
E allora proviamo a portare la formula di Socrate ai giorni nostri.
Il mondo è cambiato, la provocazione è lo sport nazionale: ne abbiamo ancora bisogno?
Sì, ma come la intendeva il filosofo. La provocazione oggi, non è dubbio, ma urlo, arroganza, egoismo. È marketing. È far parlare di sé, conquistare l’attenzione. Il metodo Socrate è l’opposto: ha la pacatezza delle opinioni, la forza dello spirito critico, senza il punto di vista del partito preso.
Facciamo un esempio?
L’intelligenza artificiale: chi la ama, chi la odia, chi ne ha semplicemente paura senza conoscerla. Piuttosto che scegliere l’opinione di un altro, ragionare, farsene una propria. Non demonizzare i vari Chatbot, ma dar loro valore nella maniera giusta. Non si tratta di saper fare e basta, ma di saper pensare. Uno che ti obbliga a riflettere è fastidioso, ma ti fa crescere, fiorire. Lo dico soprattutto per i ragazzi.
Oggi molti preferiscono diventare influencer per avere seguaci, successo, fama. Come si fa?
Capisco l’idea di appartenenza che rafforza gusto e passioni, ma ecco il “tafano” socratico. TiKTok, Istagram, i social media in genere ti fanno credere di essere sapiente, invece non è così. L’obiettivo dovrebbe essere diventare influencer di se stessi, soggetto e non oggetto, non preda delle mode altrui, non cortigiani, ma prìncipi. Dovremmo avere il coraggio di essere tutti un po’ più fastidiosi, un po’ più “tafani”.
Cerchiamo di essere accomodanti, ma in realtà è il dubbio – e chi invita a esercitarlo – a farti crescere. Dovremmo tirare fuori il filosofo che è dentro di noi. Socrate deve questa immagine alla madre, che faceva la levatrice
N.d.R.: la Maieutica era l’arte della levatrice: come la madre estraeva il parto dal ventre della gestante, così Socrate estraeva le idee dalla mente del giovane interlocutore che questi già aveva in sé, ma che non erano mai state espresse e manifestate, neanche a lui stesso.
Va bene, abbiamo cominciato a dubitare. E dopo?
Invece che verso l’esterno, dobbiamo proiettarci verso l’interno. Il boom di pratiche come mindfulness (consapevolezza) e meditazione ci dicono che ne abbiamo bisogno, che è la via giusta. “Conosci te stesso” era la frase scritta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi. Sapere chi siamo, e soprattutto chi non siamo, è la formula dell’equilibrio di ogni esistenza. Altrimenti finiremo per vivere la vita di qualcun altro.
È difficile amare coloro
che non stimiamo,
ma è ancora più difficile
amare coloro che
stimiamo molto più di noi.
La Rochefoucauld
L E O P A R D I
Sono stordito dal nulla che mi circonda.
Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d’amore.
Io vivo, dunque io spero. È un sillogismo giustissimo.
Non si vive al mondo che di prepotenza.
Il “forse” è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze … Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito.
La felicità consiste nell’ignoranza del vero.
Ecco alcune frasi che compendiano e rappresentano la visione del mondo di un grande, sensibile, umanissimo poeta.
Come si può capire, la sua visione era disperatamente pessimistica, per esperienza personale.
SPOT PUBBLICITARIO
Libera interpretazione di uno spot pubblicitario
che imperversa in questi giorni in TV.
L’originalità è sopravvalutata.
Le persone intelligenti
imparano dalle persone intelligenti.
R E L I G I O N E
La religione non si basa
su un sistema razionale di prove.
Sopravvive per il bisogno
che ne ha l’uomo.
dal film “The body”.
B E A T I T U D I N I
Beati coloro che,
pur non avendo visto,
crederanno.
Giovanni 20,29
da QUORA
RISOLVERE I PROBLEMI
Entri nel letto e ti prepari per una bella dormita.
Senti che devi fare la pipì.
Fa freddo fuori, così decidi di tenerla.
“Starò comunque dormendo profondamente tra pochi minuti”, menti a te stesso.
Ti giri e ti rigiri per 2 ore, finalmente ti infili le ciabatte, sfrecci in bagno.
Hai sprecato 2 ore a ingannare la tua mente, 2 ore che avresti potuto usare per un buon riposo.
Quando qualcosa nella tua vita ti infastidisce, che sia la sabbia nelle scarpe, compiti estenuanti e lunghissimi, un bullo a scuola, molestie sessuali in ufficio, devi affrontarla e risolverla il prima possibile.
I problemi non si risolvono da soli, se vuoi avere una vita migliore, devi tu risolvere i tuoi problemi non appena nascono, una volta per tutte.
COSA HAI IMPARATO TROPPO TARDI?
… E ANCORA
Non posso far dipendere me stessa dagli altri.
Per tutta l’infanzia e l’adolescenza (ma, a dirla tutta, anche oltre) mi sono sempre stupita degli atteggiamenti vili e maligni di alcune persone, perché a me era stato insegnato che bisogna trattare bene gli altri, non bisogna essere invidiosi e irrispettosi, e questa filosofia l’ho sempre seguita e fatta mia.
Così, quando ad esempio vedevo alcune compagne di classe fare le bulle, insultare altri compagni o i professori, o emarginare chi per esempio prendeva bei voti, o gioire se una ragazza veniva lasciata dal proprio ragazzo, mi sedevo pensosa a guardare fuori dalla finestra chiedendomi per quali ragioni agissero, quale fosse l’emozione che le spingeva verso quel comportamento.
Negli anni, crescendo, mi sono data una risposta razionale a tutto questo, e cioè la rabbia repressa, l’invidia, il desiderio di rivalsa, l’insicurezza e in generale anche una cattiva educazione, in poche parole i veleni mentali.
Ma se dovessi dire che le capisco appieno e riesco a immedesimarmi nei loro modi di fare, non sarebbe vero. Penso che non agirei in maniera maligna e calcolata nemmeno per difendermi perché per me sono importanti i sentimenti e l’energia positivi.
Ho dovuto, tuttavia, imparare a difendermi da queste persone, e quindi a (ri)conoscerle, perché se le conosci le eviti, e se le eviti non ti distruggono.
Perciò è inutile mettere la testa sotto la sabbia e credere che al mondo agiamo tutti per gli stessi motivi, seguendo gli stessi impulsi, e lamentarsi se qualcuno non si comporta come noi vorremmo, ma invece è importante rendersi conto della realtà e sviluppare la propria intelligenza emotiva.
da QUORA
TU E IL TUO CERVELLO
C’è un motivo se non riesci a portare a termine la tua dieta.
C’è un motivo se non riesci a capire la matematica.
C’è un motivo se non riesci a smettere di procrastinare.
C’è un motivo se non riesci a smettere di fumare o bere.
C’è un motivo se non riesci a fare ciò che credi debba essere fatto.
C’è un motivo se la persona che sei oggi e la persona che vorresti essere sono distanti anni luce.
Non è per mancanza di forza di volontà (anche se all’inizio potrebbe esserlo).
E non è neanche perché sei pigro o inadeguato.
Vuoi sapere il vero motivo?
È perché non hai il giusto circuito cerebrale, letteralmente.
Il tuo cervello è il più avanzato supercomputer sul pianeta e l’universo conosciuto.
Infatti è stato preso come modello per il primo prototipo di computer.
Il tuo cervello è composto da 100 miliardi di neuroni tutti interconnessi in una rete, con l’abilità di mandare un segnale dal primo all’ultimo anello della catena in meno di un secondo.
Il tuo cervello è inoltre connesso al tuo sistema nervoso, che è lungo 144 mila chilometri, tutto arrotolato in una piccola scatola, che sei tu.
Il tuo cervello è molto adattabile al cambiamento, è una cosa chiamata Plasticità cerebrale.
È quella che ti fa riprendere da incidenti traumatici, che ti fa memorizzare informazioni nuove, sviluppare metodi e modi alternativi per fare le cose.
La Plasticità cerebrale si verifica ogni volta che entri in contatto con qualcosa di nuovo. Il tuo cervello reagisce allo stimolo e si riconfigura per adattarsi. La maggior parte delle volte ciò succede dietro le quinte, senza nemmeno che tu te ne accorga.
Un esempio in cui potrai sicuramente immedesimarti: appena presa la patente guidare era una cosa nuova per te, ma adesso? é diventata una cosa automatica come se ci fosse un autopilota. Perché? Perchè il tuo cervello si è adattato. Prima guidare era complesso, adesso è incredibilmente facile. Infatti è più probabile che tu faccia un incidente 20 anni dopo aver preso la patente che il primo giorno in cui hai guidato, perché adesso guidi in modo automatico e di conseguenza sei meno concentrato.
Ecco un altro esempio, ho un amico che è dislessico. Naturalmente è diventato riluttante a tutto ciò che riguardava le parole, quindi si è immerso nel mondo dei numeri. Molti anni dopo è stato ammesso al MIT grazie alle sue abilità matematiche. Perché? Perché ha riprogrammato il suo cervello a funzionare così. Ed è ancora scarso per quando riguarda le parole e le frasi.
Perché ho raccontato questo aneddoto?
Solo per farti capire come puoi modellarti in ciò che vuoi essere, perché il tuo cervello è designato per imparare e crescere.
Sembra tutto fantastico, ma allora dov’è la fregatura?
Conservazione di energia. Il tuo cervello è il più grande consumatore di energia e calorie del tuo corpo, le usa per mantenersi e riciclare i neuroni.
Creare un nuovo “Sentiero cerebrale” è molto difficile e dispendioso: il tuo cervello cercherà quindi di saldarsi ai vecchi sentieri per essere più efficiente, ecco perché nascono le abitudini.
Il tuo cervello non vuole cambiare di sua spontanea volontà, ma anzi cercherà di resistere in tutti i modi.
Infatti proteggerà questi sentieri abituali con una membrana chiamata Guaina mielinica che li renderà molto più facilmente e velocemente accessibili . Immagina di prendere un Hamburger ancora avvolto nella sua carta e di metterlo nel forno a microonde. cosa succederebbe? L’involucro sciogliendosi si salderebbe al panino. Questo è esattamente quello che succede quando usi un “Sentiero cerebrale” per troppo tempo e si salda nella guaina mielinica.
Il processo di “mielinizzazione” è molto attivo nell’adolescenza perché prepara il cervello alla fase adulta, successivamente inizia ad indebolirsi lentamente.
Questo è il motivo per cui le abitudini maturate nei primi anni rimangono così saldamente ancorate, nel bene o nel male.
Questo è anche il motivo per cui imparare nuove abilità e immagazzinare nuove informazioni è così difficile e mentalmente estenuante. E ci si accorge di come è nettamente più facile apprendere in età infantile piuttosto che in quella adulta.
Questo è il motivo per cui ti sembra di non riuscire a smettere con le abitudini controproducenti.
Questo è il motivo per cui molte persone riflettono il passato nel futuro e di conseguenza vivono una vita ripetitiva e monotona.
Come costruiamo nuovi “Sentieri cerebrali”? Con la “Pratica intenzionale”.
Che è quel processo di selezione di un campo in cui vi è un potenziale miglioramento, dedicando ad esso il 100% della tua concentrazione.
La concentrazione è ciò che stimola il cervello a creare nuovi “Sentieri cerebrali” e ne velocizza l’imballaggio nella guaina mielinica.
Concentrandoti su una specifica azione e ripetendola svariate volte dici al cervello che hai bisogno che reagisca in un determinato modo ad alcune situazioni.
Il cervello quindi si adatterà a detta situazione e ne renderà via via più facile la riuscita ad ogni tentativo.
Questo è praticamente l’opposto di come la maggior parte delle persone esegue le proprie attività: distrattamente e con la testa altrove.
Se vuoi migliorare la tua concentrazione, siediti e concentrati il più a lungo possibile su un singolo oggetto o procedimento.
Se vuoi migliorare le tue capacità al pianoforte, ti concentri intenzionalmente mentre suoni, senza distrazioni.
Una volta finito di suonare scrivi i punti deboli ed i punti forti della tua performance in modo da poter apporre le modifiche necessarie la prossima volta che suoni.
Col passare del tempo i punti deboli si aggiustano e diventi sempre più bravo.
Un piccolo avvertimento però: la “Pratica intenzionale” non è facile o divertente. Se la stai facendo nel modo giusto, dovresti sentirti come se avessi un grosso masso appoggiato sulla testa.
Stai letteralmente cambiando la struttura fisica del tuo cervello, ogni volta che ti dedichi alla “Pratica intenzionale”.
Come puoi iniziare? Prendi un’attività come quella di imparare nuove abilità (programmare, suonare, socializzare) e dedicale il 100% della tua concentrazione. Ti sembrerà strano, fastidioso e persino doloroso, ma ne vale la pena.
Te ne accorgerai quando noterai differenze nella vita quotidiana, vedrai che le cose di tutti i giorni diventano man mano più facili, fino al punto in cui entrerai nella modalità “pilota automatico”; il che per alcune cose va bene, ma per altre è estremamente dannoso.
Quando avrai raggiunto un certo livello, dovrai alzare l’asticella e continuare a spingere verso il prossimo livello se vuoi continuare ad avere una performance sopra la media.
La dipendenza funziona in modo molto simile: col tempo il cervello riceve tante Incentivazioni positive e di conseguenza viene creato un Sentiero cerebrale perché la routine è stata ripetuta molte volte.
Questo è il motivo per cui i tossico dipendenti attraversano una fase di crisi d’astinenza: è l’ultimo tentativo disperato del cervello di non dover essere costretto a creare nuovi sentieri cerebrali.
Ma c’è una buona notizia, la Plasticità cerebrale è variabile, la struttura fisica e mentale del tuo cervello può cambiare se le viene fornita abbastanza spazio e pratica.
Ci vuole tempo, ci vuole tempo per il tuo cervello e fisico ad adattarsi alla tua nuova normalità.
E anche questo non è facile: se lo fosse staremmo tutti vivendo al meglio le nostre vite, ma come puoi vedere non è così.
Nessuno suona Bach al primo tentativo, nessuno smette con le droghe di cui si ha abusato per anni al primo tentativo. Ma diventa sempre più facile, a piccoli passi, durante l’arco della giornata, del mese, dell’anno e della vita intera.
Dopo 10 anni in cui ti impegni ad uno stile di vita che involve la pratica volontaria sarai del tutto sorpreso di come è diventata la tua vita.
E fidati di me: non vorrai mai più tornare alle tue vecchie abitudini.
“Sei in perenne cambiamento, sta a te decidere se farlo in positivo o in negativo.”
da QUORA
Quali sono alcune regole non dette che tutti dovrebbero conoscere?
L’autoerotismo è una esperienza valida che una persona deve poter vivere senza vergogna.
L’amore della gioventù non è per sempre, ma se sai trasformarlo, una relazione durerà per sempre.
La famiglia si basa sull’amore, non sul sangue.
Se ci si impegna, ci si organizza, si studia, si lavora, si creano contatti, molto di più è possibile (non tutto, ma molto, molto di più).
La scuola non forma lavoratori, ma cittadini.
Il lavoro non è un dovere, ma un diritto.
Alla fine della propria vita ciò che conta non è il denaro, ma il tempo speso con i propri cari.
Se vi licenziate lasciate sempre un luogo di lavoro ringraziando (meglio lasciare il mare calmo).
Guardate le persone negli occhi.
Stare zitti e chiedere scusa sono due qualità, non segni di debolezza.
Prima di lavorare leggete il vostro contratto di lavoro ed i vostri diritti.
Le cose si comprano quando si hanno i soldi.
Esistono acquisti alternativi alla casa in mattoni.
I figli non devono vedervi o sentirvi discutere.
I bambini hanno accesso a tutto, grazie ai cellulari. Vedono ogni cosa “proibita”, morte sesso e violenza. Meglio saperlo.
…. e ancora,
Il rispetto per il prossimo.
La gentilezza verso tutti gli animali.
Fare atti gentili.
Non perdere mai la curiosità` mentale.
Tenersi in forma mentre si va avanti.
Non essere mai gelosi, sapere dire di no quando la cosa è nociva per noi stessi.
Apprezzare la natura.
Leggere e capire la nostra storia.
da QUORA Raffaella Cattaneo
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Dopo aver letto il Metodo Danese per crescere bambini felici e aver cercato di applicarlo nell’educazione del mio bimbo con risultati abbastanza buoni ….
… quando è uscito il Nuovo Metodo Danese ho voluto leggerlo subito anche se parla di bambini in età scolastica e adolescenziale ed il mio bimbo va ancora alla scuola materna.
Capita anche a te che il tuo bimbo sia oppositivo in tutto e spesso arrabbiato?
Quando si sente così ho provato a dialogare con lui e a seguire uno dei consigli letti nel Metodo Danese: abbracciarlo almeno 8 volte al giorno.
Ma quando mi spieghi come funziona il metodo?
Eccomi! Ora te lo spiego!
Vado ora a riassumerli punto per punto.
La prima cosa che ti viene in mente di dirgli è: “Scendi! Stai attento!”, giusto?
Anche a me, è una reazione normale.
Un bambino che si arrampica su un albero sa di essere in grado di farlo. Il suo istinto non lo spinge a fare cose pericolose per lui.
Dire al tuo bimbo “stai attento” significa dubitare delle sue capacità, non avere fiducia in lui.
Molti studi psicologici indicano infatti che i giochi pericolosi, entro i limiti del buon senso naturalmente e spiegando bene loro quali sono i pericoli e come affrontarli, aiutano i bambini a sviluppare la capacità di affrontare le situazioni pericolose.
Ebbene si!
Hai capito bene: usare un coltello o arrampicarsi permette loro di capire cosa è rischioso e cosa no.
Oltre a scrivere e fare di conto, ai bambini viene anche insegnato a riconoscere le emozioni in loro stessi e negli altri.
Come?
Anche in famiglia naturalmente il dialogo è fondamentale.
Come faccio?
Usa con lui espressioni come “ti ho ascoltato e capisco quello che provi”
Devo sempre dargli ragione?
No, naturalmente. Se il tuo bimbo sbaglia devi dirglielo.
Spiegagli perché sbaglia invece di sgridarlo ed urlare.
Il tuo bimbo capirà meglio e seguirà le tue indicazioni.
Non solo, la prossima volta verrà da te per confrontarsi.
Ma il mio bimbo è piccolo!
Non fa nulla, coinvolgilo comunque in quello che ti succede, sii sempre sincera con lui e lui lo sarà con te.
AUTENTICITÀ
Abbiamo già detto mamma che essere sinceri con i nostri bimbi è molto importante.
Davvero? Mi imbarazza!
Anche io mi sento imbarazzata quando devo parlare di questi argomenti.
Se i nostri bimbi però ci fanno delle domande su sesso o morte, non serve a nulla raccontare loro storielle di cicogne o di lunghi viaggi.
I bambini sono molto più svegli di quanto crediamo.
Se ci fanno delle domande abbiamo il dovere di soddisfare la loro curiosità.
Dobbiamo rispondere con un linguaggio semplice e comprensibile ma in modo sincero.
Se ti senti ancora imbarazzata all’idea di parlare di sesso con i tuoi figli, pensa questo:
Pensa se le prime informazioni sul sesso arrivassero ai tuoi bimbi da amici altrettanto disinformati o peggio ancora dai social network??
È meglio che i tuoi bimbi possano elaborare le informazioni ricevute dall’esterno attraverso la conoscenza trasmessa loro da te, non credi?
E ricorda sempre: se parli con i tuoi bimbi in modo aperto e sincero loro continueranno a parlare con te!
È inutile nascondere la verità ai nostri bimbi.
Evitiamogli cocenti delusioni quando cresceranno.
La delusione non solo di scoprire che esiste la morte.
Ma anche la delusione di scoprire che fino ad allora i genitori hanno nascosto loro un aspetto fondamentale della vita.
Questo consiglio è fondamentale, mamma:
Lo so, anche a me viene da dire “Bravo!” al mio bimbo anche se ha fatto un disegno un po’ pasticciato.
Se sappiamo però che il nostro bimbo può fare di meglio, invece di dirgli “Bravo!”, dovremmo dirgli “Bel disegno, ma so che puoi farne uno ancora più bello.”
Questo non li stimolerà quindi ad impegnarsi a migliorare.
Insomma mamma, sproniamo i nostri bimbi ad impegnarsi lodandoli e facciamo presente loro quando non hanno fatto un buon lavoro ma impegnandosi potranno sicuramente migliorarlo!
Il bullismo nasce dalla sensazione di non sentirsi parte di un gruppo.
Candele, giochi di società, empatia e condivisione sono alcuni degli elementi che compongono la Hygge,
Le scuole danesi infatti danno pochissimi o nessun compito a casa ai loro studenti.
Davvero??
Certo!
Secondo i danesi i bambini devono avere tempo per giocare e stare con la propria famiglia una volta usciti da scuola!
Mamme, io trovo che come è impostata la scuola danese sia splendido.
E soprattutto….
Sono sicura che sarà illuminante anche per te, così come lo è stato per me!!
R I S O S A R D O N I C O
da QUORA
Una orribile usanza culturale praticata in Sardegna e di origine fenicia e punica, consisteva nel gettare vive da un’altissima rupe tutte le persone che avessero raggiunto i settant’anni di età. Le ragioni di questo oscuro rituale si dividono in due teorie: la prima vuole che tutto ciò fosse fatto in onore del Dio Kronos (Dio del Tempo), la seconda invece sostiene che la funzione di tutto ciò stava nel fatto di sbarazzarsi di tali soggetti poiché diventavano un mero peso per la società.
I parenti della vittima predestinata, comunque sia, non rimanevano insensibili alle sofferenze patite dal loro anziano familiare e gli facevano dunque masticare un’erba anestetica che però paralizzava il suo viso, formandogli un oscuro ghigno in volto (da cui poi sono state riprese le maschere dei Mamuthones) e che nel folklore sardo è detto ‘Riso Sardonico’.
MAMUTHONES
Mamuthones sono, assieme agli Issohadores, maschere tipiche del carnevale di Mamoiada in Sardegna.
La parola Mamuthones è stata anche ricondotta al greco “Maimon” che significa “colui che smania, che vuole essere posseduto dal dio” (nella lingua sarda odierna il termine significa pazzo o “buono a nulla”).
RISO SARDONICO
da WIKIPEDIA Enciclopedia libera
Il riso sardonico (in latino Risus sardonicus) è un caratteristico spasmo prolungato dei muscoli facciali che sembra produrre un sorriso. Durante questa condizione le sopraccigilia sono alzate e il cosiddetto “sorriso” è aperto e dall’aspetto “malevolo”.
Viene tipicamente osservato nei soggetti colpiti dal tetano, ma può essere causato anche da avvelenamento con Stricnina.
L’aggettivo greco sardánios appare per la prima volta nell’Odissea di Omero, dove viene utilizzato per indicare il riso amaro di Ulisse, dopo che questi aveva schivato una zampa di bue lanciatagli da Ctesippo. Più tardi viene usato da Simonide di Ceo per descrivere il riso di dolore provocato ai Sardi, che tentavano di approdare sull’isola di Creta, dall’abbraccio rovente di Talos, l’automa creato da Efesto. Per Zenobio, che cita sempre Simonide di Ceo, Talos avrebbe dimorato in precedenza in Sardegna dove avrebbe ucciso molti uomini provocando loro una morte così dolorosa da far loro digrignare i denti per la sofferenza.
Secondo un’altra tradizione narrata da Demone e Timeo, gli antichi Sardi nell’età nuragica offrivano in sacrificio a Crono gli anziani settantenni i quali, prima di venire gettati da un dirupo, ridevano. Altre fonti suggeriscono che ai prescelti per il sacrificio veniva somministrata la cosiddetta erba sardonica (σαρδόνιον), corrispondente alla Oenanthe crociata, una pianta neurotossica che provocava il sorriso sardonico. Nel 2009 gli scienziati dell’Università del Piemonte Orientale e dell’Università di Napoli Federico II hanno identificato l’erba sardonica, la pianta storicamente responsabile del ghigno sardonico, con il finocchio d’acqua.
G I O R D A N O B R U N O
Non tormentatemi, stolti!
Un’impresa tanto ardua
non è per voi, ma per i colti.
Con queste parole si apre
il DE UMBRIS IDEARUM
(Le Ombre delle Idee),
uno dei trattati più complessi
e intriganti della storia
sull’arte della memoria.
Di Giordano Bruno,
(Nola, Gennaio 1548 – Roma, 17 Febbraio 1600)
filosofo e frate Domenicano
fatto bruciare sul rogo da Clemente VIII,
in Campo de’ Fiori a Roma. per essersi rifiutato
di abiurare le proprie idee davanti al
Sant’Uffizio (Tribunale dell’Inquisizione).
Se tu ti occupi di qualcuno,
con il vuoto nel cuore,
gli trasmetti quel vuoto.
Se tu, invece, quel vuoto
cerchi di riempirlo,
e non importa se ci riesci o no,
basta che cerchi di riempirlo,
allora gli trasmetterai
quello sforzo e quello sforzo,
semplicemente, è la vita.
dal film IL COLIBRI di Francesca Archibugi dall’omonimo romanzo di Sandro Veronesi.
È meglio essere ottimisti
e avere torto,
che essere pessimisti
e avere ragione.
Albert Einstein