Numero2139.

 

A N Z I A N O

 

ANZIANO = Uomo di una certa età, non ben definibile.
C’è chi è anziano a 60 anni, chi a 70, chi, ancora, a 80, nel qual caso è più pertinente il termine “vecchio”.

ANZI …. ANO = Uomo di una certa età, che ha avuto il “culo” di raggiungerla in buone condizioni di salute.

ANZI …. NO = Uomo di una certa età che è ancora vitale, vigoroso, voglioso.

 

L’età anagrafica e l’età fisiologica sono, per fortuna, poco coincidenti. È un dato di fatto che ci sono giovani già “vecchi” e vecchi ancora “giovani” o giovanili.

Siete curiosi di sapere a quale delle categorie sopra specificate, ritiene di appartenere chi scrive?
Resterete delusi: lui non lo dirà mai, neanche sotto tortura.

Numero2138.

 

Charles Aznavour

 

I E R I   S Ì                                        (Hier encore)  1970             Testo italiano di Alberto Testa – Mogol.

 

Ieri sì, da giovane
Il gusto della vita, io lo bruciavo in me
Oh, ieri sí, quand’ero giovane, perché
La fiamma trema un po’, ma non si spegne mai

Vivevo tutti i sogni che il cuore suggeriva
Avevo dei castelli che ora non ho più
La notte, poi, cercavo il sole intorno a me
E non vedevo il tempo consumarsi con me

Ieri sì, da giovane,
cantavo le canzoni più facili per me
e, nelle mie mani, Io credevo che
ci fosse già il filo dell’eternità

Io non chiedevo mai agli altri intorno a me
Qual è la verità, la vita che cos’è
Credevo nelle cose che dicevo io
Pensavo solo a me, e a tutto il resto no

Ieri sì, da giovane
La luce di ogni giorno portava una pazzia
La forza dell’età riempiva i giorni miei
E non vedevo mai il vuoto che c’è in lei

I giochi dell’amore, io li ho giocati tutti
Ho fatto dell’orgoglio la prima mia virtù
Gli amici sono andati, non torneranno più
La mia commedia, ormai, da solo finirò

Ho ancora una canzone, ma non la canterò
Il gusto della vita, non lo ritroverò
É il tempo di pagare gli errori miei di ieri
Da giovane

N.d.R. : …. è troppo scontato appropriarsi, per identificazione, del paradigma di questa canzone/poesia, il cui testo italiano è stato elaborato egregiamente da due dei migliori parolieri italiani. Il contenuto si addice, come “copia/incolla” alla vita di ciascuno di noi e, inevitabilmente, fa scaturire suggestioni di struggente malinconia.

Numero2137.

Un articolo de IL  FATTO  QUOTIDIANO

di Thomas Mackinson     10 Novembre 2020.

 

S T I P E N D I   P A R L A M E N T A R I

 

“Non sono mica i più alti d’Europa, giù le mani dai nostri stipendi!”. Basta accennare al taglio, che i parlamentari italiani protestano, anche quando il Parlamento viaggia a ranghi ridotti e a far sacrifici sono soprattutto i cittadini. Il bello però è che hanno ragione. Le loro retribuzioni non sono le più alte d’Europa, bensì del mondo intero: i deputati e senatori eletti a Roma guadagnano in media 40mila euro più degli omologhi tedeschi, 56mila euro più dei francesi, il doppio esatto dei lord inglesi e dieci volte più degli ungheresi. A mostrarglielo una volta per tutte, con tanto di tabelle, stavolta è proprio l’Europa. Il grafico che inchioda gli eletti più ricchi del Globo è contenuto all’interno di un rapporto sul sistema previdenziale del Parlamento Europeo in discussione a Bruxelles. Il fattoquotidiano.it lo ha potuto leggere in anteprima e non c’è dubbio: gli occhi degli eurodeputati saranno puntati spesso sui colleghi italiani.

Lo studio, 213 pagine appendici comprese, è stato richiesto dalla Commissione per il controllo dei bilanci perché anche a Bruxelles la spesa per le onorevoli pensioni è un fardello pesante. Proprio per verificare come e dove corra, gli analisti hanno comparato i trattamenti erogati negli anni dal Parlamento Europeo a quelli concessi dai singoli Stati ai loro eletti. Nel 2019, si legge, le pensioni degli ex eurodeputati sono costate complessivamente 15 milioni di euro, ma tanto o poco che sia, la ciccia viene dopo: a pagina 48 vengono comparati i livelli retributivi degli eletti in tutto il mondo che sono stati utilizzati nel 2009, quando si trattò di stabilire la quota contributiva e quella a carico del bilancio dell’Unione. Ed ecco la tabella che certifica come l’Italia, quanto a onorevoli stipendi, primeggi nel mondo. E – ripetiamo – non da oggi, ma da almeno 11 anni.

Dal grafico emerge una realtà incontrovertibile: con oltre 140mila euro di “salario” gli eletti in Italia sono i meglio pagati al mondo, meglio degli omologhi tedeschi che si fermano a 90mila euro. Ma dietro ancora ci sono gli eletti a Parigi, che prendono 84mila euro, in linea con la media dei deputati europei, poi gli inglesi (70mila euro) . Un deputato di Madrid potrebbe guardare in cagnesco il collega di Roma che per lo stesso mestiere viene pagato il 400% in più. Tutti i colleghi europei guadagnano meno degli onorevoli italiani, ma non solo. Perfino gli americani. I festeggiamenti non si fermeranno certo per questo ma, dopo il trionfo di Biden, qualcuno tra i 535 neoeletti negli Stati Uniti potrebbe farsi delle domande. Chiedersi perché mai chi viene eletto in un Paese 30 volte più piccolo e con un quinto degli abitanti prenda 35mila euro in più l’anno.

Numero2136.

 

L A   M E Z Z A   E T Å

 

Mezz’età è

quando hai

ancora voglia

di qualcosa,

ma poi non ti

ricordi di cosa.

 

Mezz’età è quando

vorresti fare della

ginnastica,

ma ci dormi su,

sperando che ti

passi  la voglia.

 

Mezz’età è

quando il medico

ti consiglia di

fare degli esercizi

all’aria aperta….

e tu sali in macchina

e guidi col

finestrino aperto.

 

Mezz’età è quando cominci

a spegnere le luci

per questioni di economia

e non per incoraggiare un

avvicinamento romantico….

 

Nella mezz’età le cene

a lume di candela….

altro che romantiche!

Non riesci a leggere

il menù!

 

Mezz’età è quando,

invece di pettinarti,

cominci ad “accomodarti”

i capelli che ti rimangono.

 

Infanzia: epoca della vita

in cui facciamo delle smorfie

davanti allo specchio.

Mezz’età: epoca della vita

in cui lo specchio si vendica.

 

Sai di essere nella mezz’età

quando tutto quello che

Madre Natura ti ha dato,

Padre Tempo comincia

a riprenderselo.

 

Mezz’età è quando

smettiamo di criticare

la generazione più vecchia

e cominciamo a criticare

la generazione più giovane.

 

Mezz’età è quando

non abbiamo più l’età

per dare dei cattivi

esempi e ….passiamo

a dare dei buoni consigli….

(di cui tutti ridono a crepapelle).

 

Mezz’età è

quando

sappiamo

tutte le

risposte….

ma nessuno ci

chiede più nulla.

 

Nulla possiamo

davanti al

nascere o

al morire;

l’unica cosa che

possiamo fare

è assaporare

l’ “intervallo”.

 

Ci sono tre età

nella vita:

infanzia,

giovinezza e….

“ma come ti trovo bene!”.

 

Sei nell’età di mezzo?

Coraggio!

Il peggio deve ancora venire!

 

 

 

 

Numero2127

 

Nello scambio degli auguri di Natale, mi è arrivato da un amico questo messaggio che ho girato, a mia volta, a tutti i miei conoscenti, familiari e amici. Ho pensato che vale la pena di pubblicarla anche sul BLOG perché ….. lo giudicherete voi.

“Ho letto degli auguri bellissimi e voglio condividerli con voi:

Verrà il giorno in cui, nella tasca interna di una giacca, dentro la tasca interna di una borsa o nel portaoggetti dell’auto, ritroveremo, dimenticata, una vecchia mascherina sgualcita.
Guardandola, la strofineremo tra le mani come per assicurarci di aver davvero vissuto quel lungo incubo.
Mentre chiuderemo le nostre mani, accartocciando quei ricordi lontani, respireremo profondamente liberi per sottolineare a noi stessi quant’è bella la vita.”

 

Numero2126.

 

L I S T A   D E I   V I N I   O S È

 

VINI  ROSSI

 

Soffocone di Vincigliata

Bernarda

Bastardo

Bricco dell’Uccellone

Scopaio

Merlo della TopaNera

Nero di Troia

BioNaSega

Amis d’la barbisa (dialettale/goliardico “Amico della vulva”)

 

VINI  BIANCHI

 

Passerina

Ficaia

DeUnaSega

Addio cugghiuna (in siciliano: addio coglioni)

 

VINI  ESTERI

 

Cojòn de gato e teta de vaca

De puta madre (di madre puttana)

Hijoputa (figlio di puttana)

Le vin de merde

Licor de merda

 

BIRRE

 

Birra Minchia (siciliana)

Birra “Stronzo” (danese).

 

Alla vostra salute!

 

 

 

 

 

Numero2124.

 

C’era una volta (1992) il libro “Il paziente inglese” di Michael Ondaatje.

Poi (1996), il film, con lo stesso titolo, di Anthony Minghella tratto da questo romanzo, con Kristin Scott Thomas, Juliette Binoche, Ralph Fienness, Colin Firth, Daniel Defoe ecc..

Adesso (fine 2020), è arrivata anche la “variante inglese” del COVID19.

Ci mancava….

Numero2123.

 

G R E G G E   D I   P E C O R E

 

Stamattina, andando in macchina al Tennis Club di Martignacco, sono passato sul cavalcavia della tangenziale, subito dopo Arteni. Quando ero sul punto più alto del tracciato stradale, ho guardato in basso ed ho visto uno sterminato gregge di pecore che pascolava nei prati sottostanti.
Ho pensato: ecco, così siamo noi, popolo Italiano, un gregge di pecore guidato da pastori che non sanno dove andare.

Un’ora più tardi mi è capitato sul telefonino un messaggio che sta diventando virale.
Io, fra me e me, l’ho intitolato:

CARTA E MONETA (variante italiana MONATA)

Eccolo:

 

Supermercato:
Signora sessantenne alla cassiera.
: voi non avete il programma cashback ?!
: no signora per volontà della proprietà noi non l’abbiamo attivato
: è uno scandalo, non verrò più qui a fare la spesa!

Vedendo il trambusto, si avvicina il proprietario.
: signora buongiorno, sono il proprietario, posso aiutarla in qualche modo ?
: la vostra dipendente mi ha impedito di usare il cashback; se lo sapevo non venivo neanche.
: no signora, non dipende dalla cassiera, ma da me. Il criminale sono io. Sono io che ho rifiutato di installarlo. Ma non si preoccupi, le faccio io un buono spesa del 10% sulla sua spesa di oggi.
La signora rimane interdetta
: ma perché non l’ha fatto installare ?!

Perché vede, cara signora, in Italia ci sono, con certezza, almeno sette milioni di coglioni. E la cosa preoccupante è che il numero è destinato a salire…

Circa 7 milioni di italiani hanno scaricato, ad oggi, la app per partecipare al cashback degli scontrini con annessa Lotteria di Stato.

Degli ignoranti, innanzitutto perché credono davvero che questa sia una alzata d’ingegno dei soliti politici mediocri per rilanciare i consumi. Invece serve a tutt’altro…

La signora è incuriosita e perplessa.

Vede, per tutti gli acquisti fatti con bancomat o carta di credito dall’8 al 31 dicembre vi valutano il 10% della spesa come cashback per un totale massimo di 150.00€ . Ve li riaccreditano a febbraio. Non sapete però, che il rimborso massimo è di 15.00€ a transazione. Che voi spendiate quindi 1500.00€ o 150.00€ il rimborso sarà sempre 15.00€. Che nel caso di 1500.00€ non è il 10%. Bensì l’1%. Gli acquisti on-line non valgono, alcune carte di credito non valgono e per accedere al programma dovrete fare minimo 10 acquisti. Il che si traduce che per ottenere i famosi 150.00€ massimi di bonifico, dovrete spendere 1500.00€ in dieci transazioni da 150.00€ l’una. Voglio proprio vedere sette milioni di italiani che spendono 1500.00€ in dieci operazioni per fare regali. Sapete come finirà? Che userete il cashback soprattutto nei supermercati come i miei, e lo dico contro i miei interessi, per fare la spesa. Ingrassando solo le casse delle banche, che per ogni transazione vi preleveranno minimo 2.00€ di commissioni, intascando 20.00€ ad italiano, e le casse dei grandi gruppi di distribuzione organizzata che fatturano diverse centinaia di milioni di euro ogni anno. Altro che negozi di prossimità…

La signora cerca una scappatoia…
: guardi io ero contraria poi mi ha convinto mio marito che è più tecnologico.

Non è finita cara signora: dal 1 gennaio a chi avrà fatto almeno 50 transazioni con bancomat riconosceranno un ulteriore 10%, per un massimo di 300.00€ (compresi i 150.00€ di dicembre). Con 50 transazioni bancomat avrete speso certamente 100.00€. (N.d.R. : qui non capisco, ci deve essere un errore nel testo). Per farvene rimborsare 50.00 netti. Cioè una media di 0.1 centesimo di euro al giorno. Chi avrà ingrassato di più le banche potrà poi partecipare alla Lotteria degli Scontrini. Vincendo 1500€.

E per finire signora non le dicono che per adeguare le casse al cashback il negozio deve sostenere una spesa non detraibile compresa tra i 100€ ed i 350€. E non solo: io negozio ricevo il pagamento dopo 7 giorni dalla transazione. In quei sette giorni le banche guadagnano con la valuta virtuale e gli interessi al capitale.

: ma allora mio marito si è lasciato infinocchiare… stasera quando torna a casa gli dico che è stato proprio un cretino!

: signora non si preoccupi, lei prelevi al bancomat e paghi con i contanti. Poi mi mandi qua suo marito che facciamo un buono anche a lui!

Grazie per avermi spiegato tornerò sicuramente a fare la spesa usando il buono.

DIAMOCI UNA SVEGLIATA!!!
Riimpariamo a ragionare con la nostra testa e non come un gregge di pecore!!!

 

N.d.R. : questo messaggio ha interpretato perfettamente il mio pensiero, che ho espresso nella presentazione.

Numero2120.

 

MALA  TEMPORA  CURRUNT

 

C’era una volta, a Napoli, il “caffè sospeso”. ( prepagato per chi non ha )

Poi è venuto il “panaro sospeso” ( chi ha metta, chi non ha prenda ).

E adesso, ancora, la “spesa sospesa” ( per chi non può comprarla ).

Il periodo del COVID19 è un …. “tempo sospeso” ( non si sa più che fare ).

E questa povera Italia è un “paese sospeso” ( sull’orlo di un baratro ).

 

Numero2118.

 

COME NACQUE L’AMORE PER DANTE

 

Articolo di Marcello Veneziani su IL GIORNO del 14 Dicembre 2020.

 

…. Nel sussidiario delle scuole elementari Dante era citato per la prodigiosa memoria: si raccontava in un aneddoto illustrato con Dante in meditazione su un sasso, che un passante gli aveva chiesto quale fosse il suo cibo preferito e lui aveva risposto l’uovo. Tornato dopo molto tempo, il passante gli chiese “con che?” “Col sale” rispose prontamente Dante come se ne avessero parlato poco prima. Alle scuole elementari mi trovai nel 700° della nascita di Dante, tra le iniziative in aula magna e in classe, i quaderni della “Dante Alighieri”, allora percepita come il veicolo linguistico-patriottico d’italianità, quasi un vaccino obbligatorio, com’era l’anti-tubercolosi o l’anti-vaiolosa. Più tardi sarebbe venuto il Dante della goliardia, dove parafrasavamo i suoi versi e perfino ci mascheravamo nei suoi panni. Poi venne il Dante romantico, amoroso e passionale, come fu rappresentato soprattutto nel secolo romantico e figurato dai poeti e dai manieristi. Quell’immagine dantesca era per me consegnata a una cartolina che mia madre custodiva gelosamente, in cui condensava l’amor romantico: la riproduzione di un dipinto famoso di Henry Holiday che ritraeva il colpo di fulmine del giovane Dante per Beatrice: l’incontro sul Lungarno, Beatrice tra le sue amiche che si volge a guardare Dante, e lui che si ferma per ammirarla con una mano sul cuore, a significare e comunicare il suo turbamento, la sua emozione. Era un Dante innamorato, concepito su misura per le romanticherie del tempo. Piaceva figurare il poeta che spasimava e soffriva d’amore, come un precursore dei languori e dei corteggiatori romantici.

Colsi solo più tardi la grandezza di Dante, quando alla fine del liceo lessi al mare d’estate l’intera Divina Commedia. Lo feci di nascosto dai professori; se l’avessero scoperto, probabilmente me l’avrebbero rovinato. O almeno così temevo. In quel tempo, infatti, erano saliti in cattedra i primi docenti venuti dal ’68, con una preparazione mediamente scarsa, una forte refrattarietà a tutto ciò che era antico, classico o proveniente dalla scuola tradizionale e l’ossessione di demistificare, desacralizzare, tirar giù dal piedistallo. Tutto andava reinterpretato in chiave ideologica d’attualità. Per giustificarne la lettura e lo studio, si sforzavano di attualizzare i classici, e Dante più di tutti, liberandolo dal guscio infame del medioevo oscuro. Ai loro occhi la domanda essenziale da farsi era l’attualità di Dante, “cosa dice ai giovani d’oggi”. Ma questo riduzionismo, che è poi diventato nei nostri anni un canone obbligato nel politically correct, non coglie la grandezza degli autori, la differenza dei tempi e delle culture, la ricchezza di conoscere mondi diversi e remoti. In quella pretesa c’è tutta l’arroganza, l’egocentrismo, la supposta superiorità del presente su ogni altra epoca e su ogni altro tipo di visione e di umanità. Quel tentativo ridicolo di giudicare i grandi del passato alla luce del razzismo e della xenofobia, del sessismo e dell’omofobia…

Dall’altro versante non mancavano gli stucchevoli insegnanti col loro imparaticcio scolastico, che ripetevano meccanicamente formule pigre come “la donna angelicata posta su un piedistallo”; a noi studenti non pareva una figura divina ma un manichino dell’Upim, inerte e irreale sul suo piedistallo… Quei docenti di ieri e di oggi non coglievano o non colgono che la forza di Dante non è la sua attualità, la capacità di parlare ai ragazzi d’oggi, di rispondere ai nostri effimeri momenti di vita e di storia; ma la sua grandezza è nella capacità di toccare temi e pensieri, fedi e ardori, speranze e disperazioni, gioie e dolori che appartengono a ogni tempo, perché in realtà non appartengono in ultima istanza a un tempo o all’altro, ma rinviano alla condizione umana e all’eterno ritorno di tutte le cose. “Lo sommo desiderio di ciascuna cosa, e prima della natura dato, è lo ritornare a lo suo principio”, scrive Dante nel Convivio.