Numero3177.

 

COMPORTAMENTI  TIPICI  DELLE  PERSONE  CON  FORTE  AUTOSTIMA

 

Di Ana Maria Sepe, psicologa.

 

Ciascuno è artefice della propria sorte, dicevano i latini.

Questa frase esprime in maniera sintetica il concetto secondo cui è l’uomo stesso il protagonista della sua storia, del futuro che si costruisce e dell’immagine che ha di sé.

Ecco perché per vivere la vita che desideri è fondamentale sapere dove si è e dove si vuole andare. Cosa non sempre semplice, almeno …non per tutti.

Molte delle nostre esperienze di vita sono il risultato del modo in cui interpretiamo e rispondiamo all’ambiente circostante

Immagina che la realtà sia uno specchio: quello che hai dentro lo proietti e ti ritorna indietro.

Il problema è che la maggior parte dei pensieri è nell’inconscio, quella parte che risiede profondamente dentro di noi.

Immaginati un Iceberg: la punta che fuoriesce dall’acqua è la tua parte conscia, tutto quello che è sommerso (e molto più grande e potente) è la parte inconscia, mentre quello che fa muovere l’iceberg (ovvero la corrente marina) sono le nostre credenze, o convinzioni.

Quando ti trovi a dover decidere qualcosa, il processo avviene in maniera totalmente inconscia e automatica; tu magari prendi delle decisioni in modo cosciente, lo fai ragionandoci su, ma tutto quel che ti fa decidere è dettato in realtà dalle tue convinzioni profonde o paure.

Siamo stati «programmati» ad auto-punirci

Ti condanni perché, nella nostra infanzia, ci sottopongono a un apprendimento implicito: le punizioni contano.

Siamo cresciuti tra rimproveri, ricatti emotivi, obblighi morali e punizioni, anche emotive, come quelle che suonano piuttosto così: «Se non mangi tutto la mamma piange!».

Per non parlare dei commenti sprezzanti di alcuni genitori «Ma che cosa combini, sei stupido?!».

Ecco perché abbiamo appreso un dialogo interiore così feroce.

Ci è stato trasmesso dall’educazione genitoriale ricevuta.

Indietro nel tempo non possiamo tornare, ma oggi che siamo adulti, possiamo riservarci apprendimenti migliori!

Le tue credenze e le tue convinzioni profonde, che sono radicate nell’inconscio, condizionano la tua vita

Esse programmano il tuo essere e fanno parte della parte inconscia della mente (la parte della mente che si occupa di emozioni, funzioni creative e altro).

La cosa più importante da capire, è che queste credenze (quello che tu credi sia vero), non sono dogmi assoluti non opinabili, anzi proprio il contrario.

Come già ti ho spiegato, esse sono solamente la conclusione delle tue esperienze infantili, adolescenziali e in generale passate, quindi sono assolutamente soggettive.

E la buona notizia è che possiamo trasformarle (se vogliamo!).

9 cose che fanno le persone con un’alta autostima

La ricerca suggerisce che quando si tratta di emozioni positive e di modi di pensare abbiamo delle potenti capacità di scelta.

La storia ci ha mostrato in diverse occasioni che coloro che hanno una visione positiva della vita sono anche quelli che generalmente raggiungono un maggior successo.

A tal proposito, ho elencato 8 regole essenziali delle persone con un’alta autostima.

Scoprirai che con la giusta dose di pratica, pazienza e perseveranza potrai acquisire una buona autostima

1. Sorridono

Un suggerimento che sembra banale, ma non lo è.

Sorridere è il mondo più veloce ed efficace per diffondere positività intorno a te.

Pensa a quando vai al supermercato, in un negozio o ogni mattina in ufficio: riesci sempre a regalare uno dei tuoi sorrisi o riversi i tuoi problemi e le tue preoccupazioni sugli altri?

Tutti noi abbiamo giornate storte e battaglie personali che portiamo avanti silenziosamente, ma il mondo non ha bisogno della tua tristezza.

Un sorriso può fare veramente la differenza nella giornata di una persona!

2. Non si lasciano influenzare dagli altri

Non lasciarti influenzare dalla negatività delle persone che riescono sempre a trovare un problema in ogni situazione e sono facili al lamento.
Anche la TV, i giornali e i social media ci bombardano con notizie allarmanti e tragiche.

Certo, occorre essere coscienti di quello che accade intorno a noi, ma a volte è solo morbosità, certe notizie non aggiungono alcun valore alla nostra vita se non quello di alterare la nostra percezione della realtà e renderci agitati per cose che non possiamo controllare.

3. Pensano e pronunciano parole positive

Un altro dei modi più immediati per diffondere positività è prestare attenzione alle parole che usiamo per parlare a noi stessi e agli altri.

Le parole hanno un potere magico: attraverso esse possiamo benedire (dire bene) o maledire (dire male), creare felicità o portare disperazione, scatenare rabbia…

Le parole provocano emozioni, ecco perché occorre sceglierle con cura.

Le affermazioni positive sono molto efficaci per cambiare il nostro dialogo interiore.

Scrivile su dei post-it e mettile sui muri di casa, sul tuo computer e in posti dove siano sempre visibili.

È in questo modo che puoi lentamente modificare il tuo inconscio.

4. Parlano con se stessi

L’insicurezza genera paura che a sua volta genera pensieri spaventanti e amplifica l’effetto delle più legittime preoccupazioni.

Come fermare tutto questo? Imparando a costruirci da soli quella sicurezza perduta, imparando a parlare con noi stessi!

Se spesso ti senti sopraffatto, scoraggiato, inibito… sappi che non puoi essere deluso di te, se nessuno ti ha mai insegnato come si fa a sentirsi forti e fiduciosi!

Questa consapevolezza dovrebbe aiutarti ad accettare di più quelle parti di te che tanto vorresti cambiare.

Quelle fragilità sono lì per un motivo, si sono sviluppate nel contesto in cui hai vissuto e non potevano essere diversamente, fino a oggi!

L’accettazione e la consapevolezza sono i due ingredienti di base per vivere pienamente in base alle proprie ambizioni, svincolandosi da condizionamenti e vincoli affettivi.

Una buona strategia per iniziare a ridefinirsi consiste nel parlare a se stesso, sottoponendo dei discorsi esterni, argomentando in modo propositivo come farebbe un buon amico.

Lungi da essere una tendenza occasionale, non devi farlo solo quando ti senti giù ma su base quotidiana.

5. Lasciano andare il passato e ogni attaccamento

A volte restiamo attaccati alla negatività del passato, portiamo rancore verso persone o situazioni già successe e che ancora influenzano la nostra vita nel presente.

L’unico modo per liberarsene è lasciare che il balsamo del perdono ammorbidisca il nostro cuore.

Molte persone pensano che perdonare significhi fare finta di niente o condonare.

Perdonare significa concedersi il regalo di stare bene, di andare avanti nonostante quello che è successo e che comunque non si può modificare.

Il più delle volte, chi ci ha ferito  neanche si rende conto del male che ci ha fatto e, mentre noi pensiamo di “fargliela pagare”, questa persona è felice e beata e va avanti nella sua vita, mentre siamo noi quelli che soffriamo.

6. Sanno che ogni momento conta e ne approfittano

Una bella frase del musicista nigeriano Babatunde Olatunji ci dà un indizio: “Il passato è storia, il domani è un mistero. L’oggi è un dono. Per questo motivo lo chiamiamo presente”.

Tieni sempre a mente che tutto quello che hai, l’unica certezza di cui disponi è il momento presente.

Pertanto, non sprecarlo vivendo da qualche parte tra un passato che non esiste più e un futuro che non sai se arriverà mai.

Goditi le piccole gioie quando arrivano.

Sei tu e il tuo presente, usa bene questo dono.

7. Sono esperti di ristrutturazione cognitiva

Le emozioni non sono le sole a influenzare la tua prospettiva del problema, hanno valore anche le tue convinzioni, le aspettative e i pensieri.

Se nel corso degli anni hai sviluppato uno stile di pensiero catastrofico, questo si attiverà automaticamente ogni volta che avrai a che fare con un problema.

Quindi, per non essere trascinato via dalla corrente devi anche prestare attenzione ai tuoi pensieri.

La ristrutturazione cognitiva è una tecnica impiegata nella terapia cognitivo-comportamentale.

Viene utilizzata per identificare e correggere i modelli di pensiero negativo.

Il primo passo consiste nel monitorare tutti i pensieri negativi automatici che affollano la nostra mente e generano stress emotivo e frustrazione, come per esempio: “Sono un disastro, non riuscirò a risolvere il problema, non ce la farò mai.”

Questo pensiero dovrebbe essere sostituito da uno più funzionale, del tipo: “Con un po’ di pazienza e serenità sarò in grado di risolvere il problema” oppure ” Devo darmi un’altra possibilità”.

Tutto questo non significa ricorrere a idee positive irrealistiche e ingenue, ma assumere un atteggiamento più realistico e propositivo.

8. Si circondano di gente positiva

Ci sono persone che hanno un “feeling” speciale per noi e che sono in grado di curare le nostre ferite con un abbraccio sincero, una parola dolce … Sfogati con loro, racconta loro ciò che ti succede.

Vedrai che poi ti sentirai molto meglio.

9. Amano le esperienze tattili

Non essere timido, elargisci abbracci, massaggi, lascia spazio alle coccole: da fare e da ricevere.

Tutte le attività che prevedono un contatto interpersonale, migliorano la produzione di ossitocina.

L’ossitocina è in grado di ridurre i livelli di cortisolo (ormone dello stress), abbassare la pressione sanguigna e migliorare il metabolismo, con effetti positivi sul sistema gastrointestinale.

Puoi modificare letteralmente la realtà attuale che vivi, proiettando una “nuova realtà” che crei consapevolmente dentro di te

E prima inizi il lavoro su di te per cambiare modo di pensare, prima riuscirai a trasformare la tua vita.

Ma come prima cosa devi diventare consapevole del tuo potere.

Metti in pratica i miei suggerimenti e di sicuro ti approccerai in modo propositivo verso gli avvenimenti della tua vita.

Sii coraggioso e ricorda sempre che non è mai troppo tardi per essere felice.

Non è mai troppo tardi per amare ancora, per fare un viaggio, anche dentro di te, o per acquisire nuove competenze.

Fino a quando il tuo entusiasmo sarà forte, sarai accompagnato da salute e ottimismo, niente e nessuno potrà limitarti.

Spero di aver scosso un pochino il tuo lato propositivo; ti lascio augurandoti un grosso in bocca a lupo per i tuoi progetti e dedicandoti questo bellissimo aforisma di Henry D. Thoreau ” C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera”. 

Sii consapevole di CHI SEI

Sicuramente conosci il tuo colore preferito del momento (è normalissimo se cambia!), quando sei nato e le scarpe che preferisci indossare.

Ci sono, però, tantissime cose di te che ignori completamente e per questo a volte ti senti confuso, disorientato sulle scelte da prendere o addirittura incoerente (stare con chi ti fa soffrire, procrastinare cose che a lungo termine ti fanno bene, ignorare i tuoi bisogni autentici…).

In realtà, non c’è niente di incoerente nel provare desideri ed emozioni contrastanti.

Anche queste sono il frutto di un “giudice severo”, perché se da un lato inneggi la forza, il controllo e la determinazione, dall’altro ci sarà sicuramente una parte di te che desidera la fuga e la perdita di controllo e che quindi spingerà verso delle condotte che sembrano remarti contro.

 

 

Numero3054.

 

da  QUORA

 

Scrive Lucio Presto, corrispondente di QUORA

 

CHE  COSA  ANDREBBE  DETTO  SENZA  PAURA?

 

1. Le persone non stanno diventando più stupide. Le persone stupide stanno diventando più numerose.

  • 2. L’arancione è l’unico colore ad avere un gusto, una consistenza e un profumo confermati.
  • 3. Una versione diversa di te esiste nella mente di tutti coloro che ti conoscono.
  • 4. La parte più triste della vita è quando la persona che ti ha dato dei ricordi diventa un ricordo.
  • 5. La maggior parte delle persone single sulla Terra sono qui involontariamente.
  • 6. Sposarsi e avere figli con la persona giusta è più importante che farlo con trenta. Prova questa applicazione.
  • 7. Quando un fiore non sboccia, fissi l’ambiente in cui cresce, non il fiore.
  • 8. La cosa più difficile da fare da adulto è mantenere le tue urla dentro.
  • 9. La pulizia in realtà non è male a meno che qualcuno non te lo chieda.
  • 10. Le persone incoraggiano gli altri a fare ciò che amano, ma li giudicano quando lo fanno davvero.

 

Contribuisce Caterina Corona, corrispondente di QUORA

 

Aggiungo la numero 11: NO

Dire “no” può essere davvero difficile, ci troviamo spesso di fronte a situazioni in cui, per quanto semplici, non riusciamo a negare a qualcuno il nostro aiuto.

Il problema è che, spesso e volentieri per dire “sì” a qualcun altro, diciamo “no” a noi stessi, non curandoci magari dei nostri problemi, perché non ce la sentiamo di negare il nostro aiuto a qualcuno, lasciando da parte ciò che ci riguarda, anche se è altrettanto o più impellente di quello che ci sentiamo di dover fare “per forza”.

E non sempre tale riguardo viene restituito quando siamo noi a chiedere aiuto.

Prima di ogni volo, quando l’hostess spiega le procedure in caso di emergenza, ci viene sempre ricordata una cosa:

METTETE PRIMA LA VOSTRA MASCHERA PER L’OSSIGENO E POI AIUTATE CHI HA BISOGNO.

Questo perché, al fine di aiutare qualcuno, bisogna essere già in grado di aiutare noi stessi, o non saremo proprio di alcun aiuto.

Numero3023.

 

 

F E L I C I T A’

 

Bisogna crearsi una felicità

che ci segua in tutte le età:

la vita è così breve che non

conta nulla una felicità

che non duri quanto noi.

Se ci accontentassimo

soltanto di essere felici,

sarebbe presto fatto.

Ma pretendiamo di essere

più felici degli altri e ciò

è quasi sempre difficile,

giacché reputiamo gli altri

più felici di quanto non siano.

 

Charles – Louis de Secondat

Montesquieu.

 

N.d.R.:

 

Questo diceva un grande pensatore.

Per essere, a modo mio, felice,

io ho trovato una formula personale.

Mi piacciono le incognite da risolvere,

gli obiettivi da portare avanti,

e le mie tante sfide interiori che

danno significato alla mia quotidianità,

quando, alla fine dei miei tanti

ragionamenti e di lunghe riflessioni,

riesco, in qualche modo, a venirne a capo….

La mia felicità, finché sarò lucido,

sta dentro di me e mi fa sentire vivo.

Numero2978.

 

H O    I M P A R A T O

 

Ho imparato a dire “non fa niente”,

anche quando ci tenevo moltissimo.

Ho imparato a dire “me l’aspettavo”,

anche quando sono rimasto spiazzato.

Ho imparato a dire “va tutto bene”,

anche se mi è crollato il mondo addosso.

Ho imparato a chiudere gli occhi

e a fingere un sorriso, anche se

mi sono sentito morire dentro.

Ho imparato a mandare giù

i bocconi amari, per poter godere

di quelli dolci, quando capiteranno.

Ho imparato a stringere i denti,

a non demordere e ad andare avanti.

Numero2963.

 

M O M E N T I    D I    S O L I T U D I N E

 

Sì, io me li ritaglio spesso e a lungo ed in un ambiente confortevole e rassicurante come casa mia.

Li adoro perché rappresentano una crescita personale ed un bisogno interiore.

I momenti di solitudine, infatti, non sono mica una prigione.

Al contrario, un isolamento non momentaneo cercato e voluto, è uno stare bene con se stessi, riflettere, trovare soluzioni, specchiarsi nella propria intima spiritualità.

La solitudine forzata, invece , investe uno stato emotivo differente nel quale emergono solo aspetti negativi.

Un essere umano caratterialmente normale e semplice è, di solito, più propenso a stare con gli altri ma, a volte, succede che ci si può ritrovare a star male se circondati da tante persone.

Un soggetto forte ed acculturato, invece, si sa appartare con i propri pensieri per sentirsi libero nella sua indipendenza spazio – temporale esplorativa e riflessiva.

Chi non sa stare bene da solo, difficilmente può essere un buon compagno.

Numero2873.

 

Tu sei molto di più di quello che vogliono farti credere gli altri

Ana Maria Sepe     Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

Il più grande timore che affligge l’umanità moderna si chiama: credere di non essere all’altezza; la paura di essere imperfetti, di non essere abbastanza bravi, belli, in forma, adatti ad un lavoro o ad una relazione (potrei continuare all’infinito)… è un problema con cui tutti (o quasi) ci siamo trovati a dover fare i conti nella vita. Le ripercussioni di una mentalità così sabotante sono molte e gravi. Quando questi pensieri disfunzionali iniziano a mettere radici più profonde al punto di compromettere la qualità della nostra stessa vita, forse è il caso che facciamo qualche passo indietro.

Alla base vi sono componenti cognitive rigide e limitanti

Una convinzione svalutante su sé stessi (“non sono abbastanza/non sono all’altezza”), che affonda le sue radici nelle prime esperienze infantili, cui si accompagna una decisione presa in quell’epoca (ad esempio “non sarò mai amato/apprezzato; non riuscirò mai nella vita”). E oggi quel messaggio lo portiamo dentro nella forma di aspettative perfezioniste e missioni impossibili che chiediamo​ a noi stessi. Aspettative a cui dobbiamo rispondere in diversi ruoli sociali, professionali, intimi. E l’ansia e la depressione fanno capolino.

Le frasi tipiche di chi si svaluta continuamente:

  • “non posso permettermi di sbagliare”;
  • “ci saranno delle conseguenze gravissime per la mia incapacità”;
  • “non ho speranze di arrivare dove voglio”;
  • “qualcosa ostacolerà sicuramente il mio cammino, indipendentemente dalla mia volontà”.

Non sentirsi all’altezza può essere una vera e propria arma puntata contro

Svalutare se stessi è un tipico esempio di mancanza di autostima che conduce ad uno stato di insoddisfazione. Svalutarsi significa, infatti, sminuire, ritenere e dichiarare se stessi inferiori al valore reale. Ma perché questo avviene? Perché alcune persone tendono a giocare al ribasso con la considerazione che hanno di loro stesse?

La svalutazione è una forza vampirizzante che divora e distrugge tutto ciò che di bello possiamo avere e sognare: guasta i rapporti, distrugge sogni ed aspirazioni e paralizza talenti e potenzialità, abituando la persona a credere di non avere gli strumenti adatti per vivere una vita all’altezza delle proprie aspettative.

Come nasce la convinzione di non essere abbastanza

I complessi di inferiorità possono diventare uno stile di vita, e l’incapacità di amarsi può diventare convinzione di valere poco. Forse avete sentito fino alla nausea la frase : ”Se tu non ti ami, chi mai potrà amarti?”. Anche se questo concetto contiene un fondo di verità, nella vita avviene spesso l’esatto contrario: molte persone imparano a credere in se stesse soltanto quando trovano qualcun’ altro che crede in loro.

La nostra autostima dipende moltissimo dalle esperienze che abbiamo avuto nei primi anni di vita: se le relazioni con le persone che si occupavano di noi ( genitori, nonni, insegnanti, ecc) sono state positive e gratificanti avremmo sviluppato probabilmente un immagine positiva di noi stessi. Se invece, i rapporti con chi ci stava vicino sono stati improntati all’ insegna della freddezza e delle critiche, quasi sicuramente avremmo sviluppato un opinione negativa di noi stessi e faremmo fatica ad accettarci e a credere nelle nostre potenzialità. Il bambino che non si sente accettato per quello che è veramente nella totalità del suo essere, tenderà ad incolparsi e a pensare:” Se i miei genitori mi criticano/ mi paragonano agli altri / non mi vogliono abbastanza bene , allora deve esserci qualcosa che non va in me”.

Questo bambino comincerà a credere che i suoi genitori non lo apprezzano abbastanza perché lui è stupido, cattivo, sbagliato, non si merita l’amore e comincerà a sviluppare un immagine negativa di se stesso. Involontariamente, da adulto tenderà a sabotare le occasioni di autoaffermazione e a fuggire dalle opportunità. Perché alla fine si avrà più confidenza con il fallimento che con il successo.

Fallire è un po’ tornare sui propri passi, riuscire vuol dire compiere delle trasformazioni, dentro e fuori di se

La paura di arrivare e non esserne all’altezza può riproporci continui insuccessi. Se riusciamo in una dieta, per fare un esempio semplice, si diventa probabilmente più attraenti per gli altri e questo può compromettere la nostra relazione attuale, potremmo ritrovarci a non saper più gestire situazioni nuove. Così, fallire significa rimanere nei nostri odiati ma rassicuranti chili di troppo.

Effetti del sottovalutarsi nella vita quotidiana

Quando si ha uno scarso concetto di se stessi, le percezioni che ci arrivano dalla realtà, condizionano la nostra capacità di osservare e valutare obiettivamente le situazioni: di conseguenza, cambiano le conclusioni a cui giungiamo. Ecco quali sono le conseguenze di valutazioni condizionate dal non sentirsi mai all’altezza di affrontare la vita:

  1. La paura dell’insuccesso ci induce a una mancata espressione delle nostre risorse personali, del nostro potenziale umano e delle nostre reali capacità, perché ci blocca alla non azione, confinandoci a una vita e a un lavoro molto al di sotto delle nostre potenzialità
  2. La percezione errata di se stesso e il senso di inferiorità uccide i nostri sogni, le nostre aspirazioni; le occasioni restano perdute e le opportunità sprecate, e questo principalmente perché noi per primi facciamo fatica a credere in ciò che possiamo fare.
  3. La paura di non essere accettati, giudicati, il bisogno di essere approvati, ecc… sono tutti pensieri invalidanti che pregiudicano la qualità delle nostre relazioni sia sociali che sentimentali. L’incapacità di piacersi ci rende egoisti a tratti narcisisti e fondamentalmente incapaci di apprezzare il buono che c’è negli altri. Ciò ci porta, col tempo, ad essere eccessivamente esigenti con chi ci è accanto, caricandoli della responsabilità di farci sentire all’altezza, quando noi per primi siamo convinti dell’opposto.

Invertire il proprio destino

Successo non significa diventare famosi, ricchi e potenti ma semplicemente realizzare quello che si desidera, andare avanti nella nostra vita, essere autentici. Senza bisogno di ristagnare nella sofferenza a tutti i costi. Fortunatamente, anche se si ha avuto un infanzia poco felice, è possibile imparare a volersi bene ma soprattutto imparare a guardarsi con occhi più benevoli.

Rifletti: chi è più piccolo di un bambino? Vive in mezzo a giganti, è dipendente in tutto dagli altri, all’inizio non è nemmeno padrone del proprio corpo. Eppure, l’hai mai osservato mentre impara a camminare? Niente lo può fermare, appena è in grado di stare in equilibrio si solleva sulle gambe incerte e si lancia cercando di raggiungere la sedia o il tavolo più vicini per potersi sorreggere di nuovo. E non smette neanche se cade in continuazione, ogni volta si rialza e ricomincia.

Per lui quel che conta è camminare: vuole prendere quell’oggetto lontano, rincorrere la mamma o il cane… E si diverte infinitamente a farlo, è una tale scoperta potersi muovere in modo autonomo e libero che di certo non sarà qualche capitombolo a intimidirlo. Ma la cosa importante è che quel bambino siamo tutti noi. Tutti quanti abbiamo quella perseveranza, quel coraggio, quella gioia di provare e sperimentare. Ce l’abbiamo avuta, infatti oggi camminiamo, ma la conserviamo intatta ancora oggi.

Basta ascoltare quella vocina che vuole farti credere che non vali! Basta ascoltare gli altri!

In tutti noi esiste un po’ di paura di non essere abbastanza, di non meritare amore… Ma se vuoi opporti a questo consigliere ostile e giudicante devi iniziare a confrontarti con le tue paure. C’è un piccolo esercizio che puoi fare per te stesso per ritrovare e percepire le tue risorse interiori. E se pensi di non averne, ti blocco subito: ne hai. Ne abbiamo tutti. Non tutti però siamo capaci di usarle e sfruttarle, di contare su queste risorse in modo attivo per determinare il nostro futuro.

Questo esercizio ti può aiutare a comprendere quali sono le tue risorse e aiutarti così a riacquisire sicurezza e fiducia nelle tue capacità e potenzialità. In poche parole, può contribuire a restituirti il coraggio che hai perduto per strada, chissà dove, e che ti servirà per lanciarti in avventure nuove e di affrontare le mille incognite del domani.

In che cosa consiste l’esercizio? Voglio che ogni giorno tu annoti su un piccolo taccuino tutto ciò che ritieni di aver appreso nella giornata trascorsa e tutte le difficoltà che sei riuscito ad affrontare. Nulla di trascendentale? Prova e mi dirai. Come ripeto sempre, il potere sta tutto nella semplicità.

Ciò che mi interessa è che tu sviluppi la capacità di riconoscere le tue risorse, che tu abbia consapevolezza della forza che hai dentro di te e degli ostacoli, piccoli o grandi che siano, che ti trovi già ad affrontare ogni singolo giorno. Voglio che tu impari a valorizzare te stesso e che tu possa vederti davvero senza quella vocina che, da dentro, ti ripete costantemente che non sei abbastanza. Tu sei molto più di quanto pensi.  Tu non sei gli altri. Tu sei molto di più: TU sei TU! Datti l’opportunità di scoprirlo.

Ti hanno insegnato che non vali

Ecco l’insegnamento che più ci danneggia.  Ti ricordi cosa ti ho scritto all’inizio di questo articolo? Ti ho spiegato che l’immagine che abbiamo di noi, si forma in ambito relazionale, in base a come ci hanno visti gli altri, in base a come ci hanno fatto sentire. Se per anni ci hanno fatto sentire come se non contassimo molto, noi continueremo a guardarci con quegli occhi, continueremo a pensare di non valere, di non meritare la felicità associata a uno stato di sana indipendenza. Eppure quella felicità, quell’appagamento, tu lo meriti.

Numero2871.

 

Come cambia la tua vita quando inizi a volerti bene

Anna De Simone    Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia. 

 

Fin da piccoli ci insegnano a prenderci cura del nostro aspetto fisico: lavati i denti, fai la doccia, non sporcare gli abiti…E per quanto riguarda la sfera emotiva? Purtroppo da questo punto di vista, la nostra generazione è stata fortemente penalizzata. Nessuno di noi ha ricevuto un’educazione emotiva e tutto è stato lasciato al caso, o meglio, alla sensibilità del genitore che ci ha accudito elargendoci le più disparate cure. E’ stata la quantità e la qualità di quelle cure e dello stesso legame instaurato con il genitore a rappresentare, per noi, l’unica fonte di educazione emotiva e spesso questo non basta o è addirittura dannosa.

Durante l’infanzia la mente di un bambino è plasmabile; interpreta ed interiorizza gli eventi e in relazione al suo vissuto, inizia a percepirsi come un’essere più o meno meritevole d’amore. In altre parole, con cure adeguate e legami sicuri, il bambino si sentirà protetto e meritevole d’amore: se la condotta del genitore non è in linea con i bisogni emotivi del bambino, questo si convincerà di essere inadeguato e non imparerà ad amarsi.

E’ il tuo inconscio a decidere se sei capace o meno di fare una cosa.

In base alle informazioni che il tuo bambino/a interiore ha filtrato con il passare degli anni, oggi, tu riesci a percepirti come una vincente o una perdente. E’ il tuo inconscio a decidere se sei capace o meno di fare una cosa, è sempre lui che ti impedirà di fare un passo importante per la tua crescita, è determinante nella scelta della carriera così come nella sfera sentimentale, tutto questo perché è a livello inconscio che risiede la più ancestrale raffigurazione mentale che hai di te stessa.

Se la tua raffigurazione mentale è positiva, avrai imparato ad accettarti, volerti bene e muoverti in direzione dei tuoi reali bisogni. Se la tua raffigurazione mentale è negativa, dovrai faticare più degli altri per raggiungere determinati traguardi perché dentro di te c’è qualcosa che ti rema contro, qualcosa che senti di non meritare.

Ti sei mai chiesto quanto la tua autostima abbia inciso sulla tua vita?

Hai già raggiunto qualche tuo obiettivo importante o almeno uno dei sogni che avevi immaginato di realizzare? Se non è successo, può darsi che hai avuto una grossa carenza emotiva e non sei riuscita a riconoscere in te stessa il valore che hai. Come da piccola le tue emozioni sono state invalidate, oggi da adulta, continui a invalidarti senza darti la giusta dimensione.

Ma qual è questa giusta dimensione e soprattutto, come fare per trovarla? Si parte dalla consapevolezza e l’accettazione, due sentieri che all’apparenza sono facili da percorrere ma che possono celare un cammino molto doloroso. L’amara consapevolezza è che a tanti di noi manca l’amor proprio, quella spinta emotiva che ci porta a valorizzarci, apprezzarci e accettarci.

Questa carenza di autostima si traduce in sensi di colpa, sensazione di inadeguatezza, insicurezza. Pensieri disfunzionali che incidono  in modo negativo nei vari ambiti della vita: la realizzazione di obiettivi personali e lavorativi, la vita affettiva, relazionale e sociale.

Costruiamo muri e barriere per non avanzare, per non affrontare le nostre ferite, per non dover accettare ciò che in passato ci ha fatto soffrire, per non accettare dei fallimenti o delle ferite passate. Ci nascondiamo da tutto, anche da noi stessi. In altre parole, sei tu stessa l’artefice della tua mancata realizzazione perché non ti muovi, nella vita, in modo armonioso con i tuoi bisogni… ma certo, fino a oggi nessuno ti ha insegnato a farlo.

Autostima, sai cos’è ma non sai di non averla!

Tutti, grossomodo, sappiamo cos’è l’autostima ma molti di noi non sanno di non averla e non sanno quanto questo possa danneggiare la qualità della vita. La capacità di vivere conflitti senza sentirsi feriti, la capacità di attivare azioni costruttive anziché distruttive (resilienza), la capacità di affrontare il confronto con il prossimo in modo armonioso (e mai ponendosi su un piano di superiorità o inferiorità), sono indice che la vita è orientata verso un modello di benessere. Sono indice di sana autostima.

L’autostima è come la forza nelle gambe per poter camminare, nelle mani per poter afferrare, sollevare, lanciare… L’autostima è un potere necessario per poter portare a termine qualsiasi compito in linea con i tuoi bisogni primari. Senza di essa le difficoltà della vita divengono insormontabili: una collinetta diventerebbe una montagna, una piccola buca diverrebbe un burrone fino a invalidarsi l’intera vita.

Oggi, tu sei l’unica persona responsabile della tua autostima

Ormai sei adulta, non ha senso rimuginare sul passato, su ciò che avresti dovuto o potuto fare, su ciò che ti è stato strappato o negato durante l’infanzia. Un vissuto fatto di mancanze è doloroso ma se ti ha fatto soffrire già nel passato, c’è bisogno che tu agisca di forza senza lasciarti invalidare anche il presente. Soltanto tu puoi decidere di fare ciò che ti piace, soltanto tu hai il potere di scegliere ora chi allontanare e chi avere nella tua vita.

E quando finalmente potrai dire a te stessa “Questo è ciò che mi piace, questo è ciò che mi emoziona e mi fa stare bene, questo è ciò che davvero conta per me“, vorrà dire che stai iniziando a volerti bene.

Capirai che hai molti strumenti per prenderti cura di te e il primo consiste nell’empatizzare con te stessa, nel comprenderti e nel darti, in piena autonomia, tutto ciò che ti è stato negato in passato.

Cosa cambierà quando inizierai a volerti bene

Il giorno in cui inizierai a volerti bene, inizierai a capire che puoi fare molto per te stessa, per la tua crescita e per il tuo benessere personale. Inizierai a convincerti che vale la pena investire energie per te e inizierai a scoprire modi di te ancora inesplorati. Credi di conoscerti a fondo? Sappi che quando inizierai ad amarti scoprirai cose del tuo mondo interiore che non avresti mai immaginato.

Inizierai ad apprezzare il tuo coraggio e cambierà anche il tuo modo di vederti allo specchio: inizierai ad apprezzare davvero ciò che vedi, ogni cosa di te, anche quei difetti che fino a qualche tempo prima potevano sembrarti terrificanti.

Solo a partire da quel momento diventerai consapevole del tuo reale valore. Riuscirai a guardare con maggiore chiarezza il tuo vissuto, arrivando a comprendere la natura di molte emozioni di cui prima non capivi la ragion d’essere. Inizierai finalmente a essere davvero padrona della tua vita e non schiava dei più disparati sentimenti. Tutto, nel tuo mondo interiore, avrà un significato e le emozioni diventeranno le tue migliori alleate: potranno finalmente funzionare come una bussola per indicarti la corretta via nella vita. Ti guideranno nelle scelte da compiere mettendo da parte ogni indecisione e ogni indugio. Non ci sarà più spazio per risentimenti e rimorsi perché tutto si muoverà in armonia con il tuo benessere.

Non cambierà solo il tuo mondo interiore ma anche l’ambiente in cui vivi.

Cambierà il modo in cui ti rapporti con le persone. Il giorno in cui inizierai a volerti bene non soffrirai la solitudine, avrai sconfitto la paura dell’abbandono e del rifiuto, avrai sconfitto la paura del fallimento, la paura di non essere abbastanza… ma abbastanza per chi? Quando imparerai a volerti bene capirai che tu sei già abbastanza, lo sei per te stessa e i retaggi del passato non possono mettere in dubbio il tuo valore.

Non avrai paura del confronto perché riuscirai non solo ad accettarti per ciò che sei ma anche a rispettarti. Da quel momento inizierai a fare una cernita nelle relazioni. Avrai ben chiaro il fatto che gli altri non possono riempire nessun vuoto; se ti manca qualcosa, questo qualcosa non si colma con ciò che risiede all’esterno bensì con quello che già appartiene a te. Le relazioni non colmano dei vuoti, semplicemente accompagnano, regalano affetto e creano dei momenti di autentica condivisione. Momenti di reciprocità e di crescita.

Da quel momento cambierà anche il ritmo della tua vita

Diventerà più semplice vincere la pigrizia o l’ansia nell’affrontare le tue responsabilità. La tua forza di volontà aumenterà e con il tempo i tuoi obblighi ti peseranno sempre meno. Il giorno in cui imparerai a volerti bene, cambierà anche la tua percezione e la tua stessa idea di amore. Acquisterai la consapevolezza che amare vuol dire anche accettare i fallimenti e che voler bene a se stessi, in qualche modo, implica anche accettarsi…. rendersi conto che non serve essere perfetti.

Imparerai che non sono i singoli episodi a darti o a toglierti valore perché tu hai già un valore intrinseco che nessun fallimento potrà mai portarti via. Solo il giorno in cui riuscirai a capire tutto questo, imparerai cosa vuol dire essere davvero libera. Libera da condizionamenti e da modelli operativi interni che niente hanno a che fare con il tuo vero sé e con l’appagamento dei tuoi bisogni più autentici e profondi.

Ecco perché ti ripeto che quando imparerai a volerti bene, scoprirai nuovi aspetti della tua stessa personalità che fino a quel momento avevi ignorato! Concediti la possibilità di conoscerti e apprezzarti per ciò che sei! Per scoprire chi sei, hai solo bisogno di dimenticare chi ti hanno fatto credere di essere.

È dentro di te che troverai l’ascolto, la comprensione, l’amore, la considerazione e la stima mancati

Numero2870.

 

Ogni volta che mi arrabbio sto dando all’altro il potere di controllarmi.

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

Quante volte ci siamo sentiti offesi, tristi, arrabbiati dal comportamento altrui? Questo tipo di reazioni sono normali e fanno parte integrante dell’essere umano, il problema si pone quando i sentimenti negativi iniziano a prendere il sopravvento e finiscono per logorarci. In effetti, siamo così abituati a reagire d’impulso quando qualcuno ci fa un torto che finiamo per avvelenarci la giornata o a volte la vita.

In particolare è stato dimostrato che una situazione di rabbia costante porta a contratture muscolari, problemi digestivi, insonnia, emicrania ma anche ulcera o calcoli e problemi agli occhi, ad esempio congiuntiviti e fotofobia.  A livello psicologico le conseguenze più gravi si hanno sul piano sociale e relazionale, dato che la rabbia è stigmatizzata dalla società come uno dei comportamenti meno accettabili e chi la prova rischia, pertanto, isolamento e depressione.

Ma che cos’è la rabbia?

Ebbene, la rabbia è un’emozione di base e può essere molto importante e di aiuto in molteplici circostanze. Mentre in altre, questo sentimento può risultare dannoso, portando ad avere reazioni eccessive o facendo perdere il controllo dei propri comportamenti. Nelle forme più forti può trasformarsi in odio o in risentimento e può diventare anche iper-presente nella vita di una persona  generando una certa tendenza e propensione a reagire in modo esagerato o eccessivo.

Cosa può nascondersi dietro la rabbia

Se ci pensiamo bene, a farci arrabbiare non è mai l’evento in sé, ma l’interpretazione che diamo dell’evento. Chi non riesce a controllare la rabbia tende a leggere il comportamento delle persone in modo negativo e a volte esagerato, giungendo a delle conclusioni infondate che confermano i suoi peggiori timori.

Se pensiamo alla rabbia, possiamo pensare a una maschera, un oggetto che non permette di vedere cosa si nasconde dietro. Questo è quello che accade quando proviamo rabbia e non capiamo quale sia il motivo, oppure non troviamo strategie per gestirla.

Ci troviamo imbrigliati nei soliti meccanismi di pensiero e comportamento, senza riuscire a capirne il motivo, ci trasformiamo in “martiri” arrivando a credere che tutto il mondo ci odi, che la vita sia ingiusta e che nessuno là fuori riconosca il nostro valore. Per questo motivo, dietro la rabbia potrebbero nascondersi:

  • depressione reattiva, spesso derivante dalla percezione di un fallimento irrimediabile in un proprio obiettivo, che non permette di organizzare nuove soluzioni;
  • senso di colpa, provato quando si ha percezione di aver causato danno contro qualcuno o di aver violato norme morali;
  • vergogna, cioè la percezione di minaccia o danno per la propria immagine pubblica (perdere la faccia, brutta figura).

Chi ti fa arrabbiare, ti domina

E’ difficile da ammettere ma è quasi sempre così: chi ti fa arrabbiare esercita un controllo delle tue emozioni. La rabbia se da un lato è una delle emozioni più diffuse, dall’altra è uno dei campanelli d’allarme che ti dovrebbe far capire che ti stanno dominando. Rifletti: chi ti fa arrabbiare è colui o colei che in qualche modo, contro la tua volontà, genera emozioni tossiche, negative.

Rabbia: capire se stessi per affrontare gli altri

Spesso ci arrabbiamo poiché concediamo all’altra persone di farlo, di dominarci. Trattenere la rabbia è uno dei gesti meno salutari per il corpo e la psiche, tuttavia è importante riuscire a distinguere le proprie emozioni, riuscire a comprendere da dove provengono in modo da riconoscerle e capire il proprio vero “io”.  Si spendono tante energie per comprendere gli altri ma capire se stessi è la vera sfida.

  • “Ci sono rimasto male”.
  • “Mi hai profondamente offeso”.
  • “sono molto arrabbiato per colpa tua”.

Quando ci arrabbiamo tendiamo ad associare tutta quella rabbia semplicemente alla persona che ha in qualche modo “acceso la miccia”. Le emozioni sono soggette ad una sorta di “effetto domino”, se siamo nervosi, ansiosi, colmi di negatività, molto probabilmente saremo più soggetti ad exploit di rabbia. Tutto dunque dipende da noi, dalla nostra capacità di affrontare la vita con serenità.

Rabbia: perché ci si sente feriti?

Il problema della rabbia, soprattutto quella legata a questioni emotive, di sentimenti, è che tendiamo a percepire la nostra personalità, identificandola con la considerazione che gli altri hanno di noi (ego). In pratica ci facciamo condizionare dalle parole degli altri! Inconsciamente è come se, nel momento in cui riceviamo un’offesa, questa metta in discussione tutto ciò che siamo e dunque ci arrabbiamo. Eppure, le ferite emotive provocate dai momenti di rabbia le stiamo innescando noi in realtà. L’opinione degli altri è solo un’opinione, non rispecchia ciò che siamo.

Perché ci arrabbiamo?

Rabbia vs controllo. Uno dei problemi della rabbia è l’eccessivo livello di aspettative. Nel momento in cui la realtà si discosta da ciò che avevamo previsto si genera un senso di frustrazione. La mancanza di corrispondenza tra quanto previsto e ciò che è accaduto, può generare un profondo senso di rabbia. Se ad offenderci è uno sconosciuto sicuramente tale offesa non avrà lo stesso peso se fatta da una persona con la quale abbiamo una relazione affettiva. Questo succede perché non abbiamo alcuna aspettativa dall’estraneo, mentre se viene messa in discussione la nostra persona da qualcuno al quale vogliamo bene, il discorso cambia, ci sentiremo feriti.

Ci arrabbiamo perché noi decidiamo di arrabbiarci

Siamo noi che cediamo a insulti o provocazioni. È una nostra decisione. Certo è anche vero che spesso la strada che porta ad arrabbiarsi è in qualche modo spianata dall’atteggiamento provocatorio di qualcun altro ma arrendersi a questi comportamenti indisponenti non è la soluzione. Bisogna essere pienamente consapevoli, responsabili del proprio atteggiamento, del proprio modo di comportarsi.

Rabbia: come non ferirsi

È importante quindi prendere le distanze dal proprio ego e iniziare ad assumersi le responsabilità del proprio essere, delle proprie emozioni. In questo modo riusciremo a non restare emotivamente feriti quando ci arrabbiamo. Sappi che tu sei molto di più rispetto a ciò che pensano gli altri. È facile collegare il proprio “Io” con ciò che è percepito dall’esterno ma non è così. Ciò che appare all’esterno infatti non sempre coincide con quanto sei in realtà.

Può ferirti solo ciò che ti importa realmente

Ogni volta che lasci che una persona scateni la tua rabbia è come se stessi dicendo che “quello che questa persona pensa di me è più importante di ciò che penso io”. Ricordalo sempre…ogni volta che lasci che qualcuno ti faccia arrabbiare, stai cedendo il controllo, gli stai dando un’importanza che probabilmente non ha e, soprattutto, gli permetti di strapparti un bene prezioso: la tua stabilità emotiva.

Le tue emozioni sono solo tue!

Accettare che le emozioni sono tue e che puoi scegliere come reagire, può farti paura, perché significa prenderti una responsabilità enorme, ma, allo stesso tempo, apre un mondo di nuove possibilità perché ti invita a conoscerti meglio, a immergerti dentro di te per capire perché reagisci in un certo modo. È ovvio che assumersi tutto il peso che comporta l’essere arrabbiati è complicato, ancora di più se siamo abituati a dare importanza ai pareri esterni. È sempre più facile incolpare qualcun altro della nostra rabbia che noi stessi, ma così non arriveremo mai a connetterci con il nostro io interiore.

Come imparare a non farsi sopraffare dalla rabbia

Se ci pensi, reagire con rabbia a qualcuno è come mettere la tua stabilità emotiva nelle sue mani. Ma affideresti il tuo equilibrio psicologico a uno sconosciuto che, tra l’altro, è scortese e antipatico? Da un punto di vista razionale la risposta è un “no” deciso. Tuttavia, dal punto di vista emotivo, è quello che fai ogni volta ti arrabbi.

Devi avere ben chiaro un concetto, ovvero che le cose non ti colpiscono a meno che non sei tu a concedere ad esse questo potere. Vale a dire, né le persone, né i fatti hanno la capacità di farti del male, perché non esiste una relazione diretta tra i fatti esterni e le tue emozioni. Se stai bene o male dal punto di vista emotivo (sereno o arrabbiato), dipende sempre da cosa e da come ti stai percependo in quel momento.

Allo stesso modo, quando qualcuno ti offende, ti giudica o pensa qualcosa di negativo su di te, semplicemente sta esercitando il suo diritto al pensiero, al giudizio, ma questo non significa che le sue parole o i suoi pensieri ti definiscano. I pensieri degli altri sono degli altri e solo se ci credi, se li acquisisci, permetterai che ti facciano del male. Di conseguenza, sei tu, attraverso il dialogo con te stesso, a provocarti sofferenza. In pratica ti offendi da solo e scegli di farlo con quello che gli altri immaginano di te.

Come non accetteremmo mai che qualcuno scelga al posto nostro gli abiti da indossare tutti i giorni, non dobbiamo permettere che qualcuno riempia il nostro armadio mentale con i suoi stereotipi, opinioni e giudizi. Spesso non ci chiediamo quale sia l’origine delle nostre paure, rabbia e nevrosi quotidiane. Se tu potessi vedere le cose con lo sguardo di un te stesso più saggio forse daresti meno peso alle cose che ti offendono. Ricorda sempre…la rabbia è la risposta di chi ha paura, non di chi vuole migliorare la situazione. Quindi, ogni volta che qualcuno cerca di sminuirti, offenderti o giudicarti impara a chiederti: che cos’è meglio per me?

Si nasce due volte, la prima quando vieni al mondo e la seconda, quando decidi di volerti bene

Questa celebre frase è la citazione di apertura del mio primo libro e anche l’aforisma di chiusura del mio secondo manuale di psicologia. Allora, inizia ogni giorno con un sentito e profondo «mi voglio bene». Non devi pronunciarlo, ma devi sentirlo, puoi imparare a sentire l’amore che nutri per te stesso perché egli è già lì, da qualche parte.

Come avrai capito, quando riuscirai a far entrare le scienze psicologiche nella tua vita, tutto assumerà un significato diverso, riuscirai a sperimentare modalità di esistere del tutto inedite e ti sorprenderà scoprire quanti meravigliosi doni può tenderti il tuo “groviglio”.

Numero2867.

 

Prima di accontentare sempre tutti ricorda queste 5 cose

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

 

Viviamo in un mondo in cui l’approvazione e l’accettazione degli altri giocano un ruolo significativo nelle nostre vite. La necessità di essere accettati e di appartenere a un gruppo è radicata nella natura umana. Tuttavia, c’è una sottile linea di demarcazione tra l’accontentare gli altri per ottenere l’approvazione e l’essere autentici con se stessi. Compiacere gli altri significa essere più sintonizzata sui bisogni delle altre persone piuttosto che sui tuoi; più attenta e interessata ai loro sentimenti, preoccupata delle loro reazioni, anziché in ascolto di te stessa, di come ti senti e di ciò che vuoi.

“Non conosco la via infallibile verso il successo. Ma una fallibile verso l’insuccesso: accontentare tutti”. Platone.

Il grande filosofo aveva ben compreso che quando smarriamo il nostro baricentro psichico a favore di quelli altrui, smarriamo noi stessi…il nostro volere più profondo e più vero. Certo, tutti noi abbiamo la necessità di ricevere dimostrazioni di affetto e complimenti, e di sentirci apprezzati per le nostre caratteristiche positive. Purtroppo però, per alcuni di noi questa necessità si presenta in modo più forte ed evidente che in altri, cosa che può renderci eccessivamente compiacenti ed accondiscendenti in varie situazioni della nostra vita.

Siamo esseri sociali e per definizione abbiamo necessità di condividere la nostra vita con gli altri, per arricchirci, confrontarci, ridere, parlare

E’ legittimo voler essere circondati da esseri affini, che hanno valori e caratteristiche simili, e questo è ciò che accade quando scegliamo con chi passare del tempo. Tuttavia, quando stringiamo legami per paura, solitudine, noia o per riempire i propri vuoti interiori si finisce con l’accettare qualsiasi persona o situazione. E’ da qui che nasce la necessità di voler accontentare sempre tutti, meno uno/a (ovvero noi stessi).

Compiacere gli altri è stato per anni l’unico modo di rapportarmi agli altri! Ero accondiscendente con parenti, conoscenti, amici, nemici pur di evitare conflitti o malumori, mi facevo carico di responsabilità non mie, dicevo di sì per sentirmi importante, meritevole… mi facevo in quattro per accontentare tutti, sacrificavo me stessa e il mio spazio pur di non venir meno a quello che ogni persona là fuori si aspettava da me e sentirmi, in qualche modo, a posto. Insomma, volevo fare tutti felici e contenti. Tranne me stessa. E questo, nel tempo, mi aveva portata a sentirmi intrappolata in uno scomodo cantuccio fatto di doveri, arrabbiata con il mondo e delusa per tutto quello che mi aspettavo di ricevere in cambio della mia compiacenza e che non era arrivato.

Poi ci si accorge che è tutto inutile, che l’essere accondiscendenti non ti regala nulla di bello, anzi! Quello che ho imparato dalla mia esperienza personale e di vita è che alla base di questo modo di fare c’è una mancanza di autostima e di fiducia in se stesse che porta a essere oltremodo disponibili e accondiscendenti per paura di non essere amate, di scontentare qualcuno ed essere abbandonate. E la convinzione, molto radicata, di non andare bene così come sei che ti rende dipendente dal giudizio e dall’approvazione altrui…il modo più disfunzionale che io conosca per sentirsi finalmente degna di essere amata, apprezzata, riconosciuta.

Implicazioni nell’infanzia

“Se è vero che i genitori devono stimolare i figli è altrettanto vero che non devono trasformarli in marionette adulatrici“. Molto spesso la predisposizione a voler accontentare gli altri nasce durante l’età evolutiva (infanzia e adolescenza). Nell’arco di questo periodo infatti il bambino, spinto dalla volontà di voler accontentare a tutti i costi genitori e insegnanti, sviluppa un profondo senso di accondiscendenza, insomma, non vuole deluderli. Di conseguenza il piccolo ricercherà approvazioni continuamente, in modo da nutrire il suo scarso livello di autostima. Per esempio, spingerlo a mantenere un rendimento scolastico alto è importante ma è ancor più importante fargli capire che studiare lo aiuterà a essere più pronto ad affrontare il mondo del lavoro, a renderlo una persona migliore (non si studia solo per far contenti mamma e papà, si studia per il proprio benessere presente e futuro!)

Da bambini non eravamo capaci di sfumare i significati di ciò che volevamo dire. Non sapevamo come modellare i nostri crudi bisogni e dolori in spiegazioni convincenti. Ora, possiamo essere non solo fermi riguardo le nostre idee ma anche estremamente geniali. Possiamo dire “no” mentre sottolineiamo le nostre buone intenzioni; possiamo dire a qualcuno che ha sbagliato senza affermare che sia un idiota. Possiamo lasciare qualcuno, assicurandoci che capiscano quanto la relazione sia stata importante per noi. Possiamo essere, in altre parole, gradevoli senza essere estremamente compiacenti.

Essere accondiscendenti in coppia, risvolti

Capita in una relazione di coppia, per esempio, che uno dei due partner non si espone mai, non esprime disaccordo, ma nemmeno esplicita ciò che desidera. A lungo andare ha una reazione esplosiva di rabbia. L’altro reagisce dicendo: “Potevi dirlo che non eri d’accordo!”, ebbene è vero: poteva dirlo. O, meglio: doveva. Per rispetto di sé stesso. Avrebbe dovuto affermare se stesso e sopportare la probabile reazione negativa dell’altro, visto che, alla fine, la reazione è comunque arrivata, ed è ben peggiore di quella che poteva essere all’inizio.

La profezia che si auto-avvera

Occorre riflettere con attenzione su questo punto chiave. Se per motivi legati alla tua storia personale non fornisci all’altro una conoscenza reale di chi sei realmente e dei tuoi bisogni, tutto sarà inquinato fin dall’inizio. Il paradosso? Ciò che temi, ovvero, non essere abbandonato, lasciato, giudicato…. potrebbe avverarsi veramente perché a lungo andare il tuo comportamento accondiscendente si rivelerà un fallimento. Quindi impara a piacerti e non a piacere.

Cosa succede quando si è troppo disponibili?

Mettendo il silenzioso ai nostri desideri e ai nostri bisogni rischiamo poi di dover fare i conti con:

  • Insicurezza
  • Bassa autostima
  • Senso di colpa
  • Relazioni meno autentiche (perché ci circondiamo di persone che non scegliamo, ma che ci scelgono)
  • Timore del giudizio altrui
  • Maggiore dipendenza dagli altri nelle relazioni
  • Necessità di approvazione altrui.

Si entra all’interno di un circolo vizioso dove poi uscirne diventa sempre più difficile, senza contare che tutto ciò tenderà a prosciugare le nostre energie.

Prima di accontentare tutti ricorda queste cose

Rispondere sì alle richieste di tutti significa dover dire no a qualcos’altro! Non si vive la propria vita per accontentare gli altri mettendo al secondo posto se stessi. Non si tratta di essere egoisti, ma piuttosto si tratta di essere padroni delle proprie scelte e del proprio sentire.  Ecco 5 cose che dovresti sempre tenere ben in mente prima di accontentare gli altri.

1. Renditene conto

Cerca di capire: perché lo fai? E chiediti anche: sei più predisposto a dire di sì a determinate persone piuttosto che ad altre? O sei disponibile con tutti? Accetta poi questa tua debolezza, il primo passo per smettere di fare qualcosa è accettare che l’abbiamo fatta fino a quel momento.

2. Impara a dire no

Voglio fare una premessa: non è facile mettersi in gioco, non è facile chiedere perché così spesso si finisce per prendere male il rifiuto, pensando che ogni no equivalga a una gigantesca sconfitta. Eppure ci succede! Per chi cerca di essere estremamente accondiscendente è questa la parte più complessa, imparare a dire no, eppure è fondamentale.

Va ricordato che rispondere negativamente non ha nulla a che fare con la maleducazione, ma anzi con la responsabilità. Si deve cominciare a dire no a piccoli passi, a partire dal cassiere che al momento di pagare ci chiede se vogliamo aggiungere un piccolo prodotto, o dal cameriere che ci dice di prendere un cioccolatino assieme al caffè, per passare poi a dire no a un amico che ci invita a cena una sera che siamo stanchissimi, fino ad arrivare a dire no a quel collega che abbiamo sempre aiutato.

2. Esprimi te stesso

Siamo arrivati a una età nella quale possiamo tranquillamente esprimere noi stessi senza che nessuno si prenda male. E se continuiamo a accontentare gli altri, potremmo avere davvero delle buone intenzioni, ma mettiamo tutti a rischio con la nostra mancanza di schiettezza.

Al lavoro, non rendiamo un valido servizio a nessuno se ci nascondiamo dietro a un dito. E in amore, non c’è niente di sano nello stare insieme a qualcuno semplicemente perché sembra che l’altro possa non sopravvivere senza di noi. Sopravviveranno, e noi potremmo aver sprecato un sacco del loro tempo a causa del nostro sentimentalismo.

3. Essere assertivi

Spiegare il perché di un no è giusto, ma devi essere sintetico e deciso. Dilungarsi in argomentazione potrebbe portarti a ripensarci, e renderti di nuovo disponibile. Meglio essere assertivi. La frase da pronunciare è questa: «Mi spiace, ma al momento non posso aiutarti, ti farò sapere se e quando potrò.» Una risposta di questo tipo fa capire all’interlocutore che non è lui la tua priorità, ma  lascia anche aperto uno spiraglio.

4. Valuta le relazioni

Inizia a ragionare sulle relazioni con le persone cui fai più difficoltà a dire no. Quando ti sarà chiara la dinamica e il tuo ruolo al suo interno non avrai più problemi a dire di no. La disponibilità che concedi agli altri è la misura della tua identità. Se ti si può chiedere tutto gli altri cominceranno a considerarti come un’estensione delle loro opzioni ogni volta che dovranno risolvere qualcosa. E non come un’altra persona che gentilmente concede loro un favore.

5. Fissa i tuoi limiti

La verità è che chiunque sarebbe felice di avere un partner, un amico o un collega che è sempre pronto ad aiutare e che non dice mai no. Il problema è che a lungo andare la gente si approfitta di chi è troppo buono e disponibile. La tua estrema gentilezza porterà gli altri a mancarti di rispetto. Le persone non ti vedono come un individuo con una propria voce, con i propri spazi e che fa valere le proprie necessità, ti vedono come qualcuno che si fa da parte per accontentare tutti.

Di conseguenza il loro rispetto nei tuoi confronti diminuisce. E questo vale anche per le persone che ti amano. Se tu non rispetti te stesso, perché gli altri dovrebbero rispettarti? Se non dai il giusto valore ai tuoi bisogni, perché dovrebbero farlo gli altri?

Nelle relazioni di qualsiasi tipo,  è importante fissare dei limiti. Devi avere ben chiaro cosa sei disposto a fare per accontentare gli altri e cosa no, senza che questo ti provochi frustrazione o risentimento. Avere dei limiti e renderli ben chiari alle persone che ti stanno intorno ti permette di tutelarti e di evitare di diventare una vittima degli approfittatori.

Che fatica dover accontentare sempre tutti!

Il prezzo da pagare è innanzitutto la perdita della propria autenticità e della genuinità di rapporti sinceri. Dover accontentare sempre tutti, mostrarsi accondiscendenti e plasmabili a seconda delle situazioni e delle esigenze, ci porta a snaturare la propria indole.

La tua paura è assolutamente valida, tutti vogliamo piacere e vogliamo essere accettati. Ma la verità è che le relazioni che costruisci compiacendo gli altri non sono sincere. Il rifiuto è inevitabile, ci sarà sempre qualcuno a cui tu non andrai bene, esattamente come tu scegli le persone che ti piacciono e che vuoi accanto. La tua paura non deve impedirti di fissare i tuoi confini, perché senza questi non verrai rispettato né considerato. I confini, i tuoi limiti, fanno in modo che gli altri sappiano cosa possono chiederti e cosa aspettarsi da te. Diversamente pensano che accetterai qualsiasi atteggiamento nei tuoi confronti.

Certo, non sto dicendo che devi smettere di essere gentile ma vorrei che iniziassi ad esserlo in primis con te stesso/a! Nella vita non si può accontentare SEMPRE tutti così come è impossibile non deludere MAI nessuno. Non trovi? Espressioni totalitarie come sempre e mai non sono delle buone compagne di viaggio e dovremmo cercare di non fare affidamento su di loro. Per stare bene bisognerebbe trovare una sorta di equilibro tra i due termini, dovremmo imparare ad oscillare tra i due poli estremi senza rimanere ancorati sull’uno o sull’altro.

Non preoccuparti delle persone a cui non piaci e che non ti approvano. Sei tu che devi prendere il controllo sulla tua vita e non farti manipolare, quelli che ti volteranno le spalle sono coloro che vogliono un burattino, non un individuo che ama e rispetta se stesso.

Prima gli altri. Poi tu…..

Eh si, perché per sentirsi meritevoli d’amore, bisogna comportarsi come dei bravi bambini pronti ad ubbidire, attenti a non deludere!  È questo che ci è stato insegnato. E ci sembra di non avere alternative. Che essere in quel modo lì sia un nostro dovere. Come se dovessimo sempre dimostrare qualcosa. Io lo sono stata, una brava, buona e ubbidiente adulta. Avevo anestetizzato il sentire, represso le mie emozioni, negato le mie necessità pur di non sentirmi colpevole di osare, desiderare, pretendere! Tutto pur di sentirmi considerata, approvata e amata. Quello che poi nel tempo ho compreso è che le cose migliori spesso arrivano proprio da scelte che deludono le aspettative delle persone intorno a noi, se queste rispondono ai nostri bisogni più autentici.

Ho imparato a mantenere le promesse che mi faccio, ora tocca a te mantenere le promesse che ti fai

Forse non hai ricevuto abbastanza apprezzamenti in famiglia, non hai ottenuto la giusta visibilità, così hai rivolto all’esterno questo bisogno di riconoscimento. Questo non significa che tu debba trascorrere il resto della tua esistenza leccandoti le ferite. Quindi inizia a scoprire le tue risorse, inizia a metterti in ascolto di ciò che sei, impara a far luce alla dissonanze, alle contraddizioni che ti incatenano a una vita che non vuoi. Riconosci le tue esigenze e falle presente agli altri. Se non le conoscono non potranno mai prenderle in considerazione, ma se non le conosci neppure tu…non puoi pretendere che lo facciano gli altri. Non essere MAI qualcuno che non sei tu, perché tu hai il tuo posto nel mondo e la tua unicità, che non può essere sostituita da nessun altro.

 

 

Numero2866.

 

7 pesi emotivi che devi smettere di trascinarti da subito

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

Ognuno di noi si trascina il proprio fardello fatto di paure, situazioni non risolte, preoccupazioni… Rimangono lì, nella nostra mente e come fossero pesi attirano la nostra attenzione privandoci del benessere. Quei pesi che un bel giorno abbiamo inserito nel nostro zaino e che ci indeboliscono e ci limitano nelle nostre esperienze. Non li vediamo ma ci sono: è come se portassimo sempre con noi un carico di 100 chili. Rimorso, nostalgia, rabbia, tristezza, rassegnazione, delusione, disperazione.. sembrano accompagnarci costantemente, provocando una grande sofferenza che non sappiamo come gestire. Ciò che stiamo facendo, è permettere che il passato ci definisca, condizionando quello che possiamo o non possiamo fare.

La vita è un continuo correre, muoversi, trovare cose da fare e riempire quei pochi spazi vuoti che rimangono.

Talvolta si fanno anche più cose contemporaneamente perché non si vuole perdere nemmeno un secondo, ma in realtà si sta solo scappando. Da cosa? Dalla nostra mente, dai nostri pensieri, che non sempre sono belli e positivi.  A volte ci sembra di vivere la vita che non vorremmo, commettere errori che non vorremmo! E di certo non mi riferisco agli errori del passato ma ad alcuni comportamenti che ci impediscono di vivere serenamente e in pace con noi stessi. Quante volte abbiamo sprecato tempo prezioso per pensare alle apparenze: piaccio come vesto? I miei colleghi sparlano di me? I vicini hanno notato che ho discusso con il mio partner? Cosa penserà mia madre se decido di cambiare casa?

7 pesi che devi smettere di trascinarti da subito

Ognuno di noi porta sulle proprie spalle il peso delle situazioni vissute come una vera e propria valigia emotiva. Il contenuto di questa valigia è fatto di ricordi e di esperienze di varie dimensioni, dei quali non siamo riusciti a liberarci e che sono rimasti sulla nostra pelle. Pesi che hanno le forme più svariate: quella di un ricordo deformato, di una parole affilata come un fendente, di un’illusione a basso costo.

Qualche volta assumono anche la forma di un dolore non maneggiato, perché in fondo ci si innamora di ciò che ci è noto, di cui conosciamo i contorni, che ci risuona familiare. Ci si innamora di ciò che ci ha fatto compagnia in qualche tunnel buio e maleodorante della nostra esistenza, anche se si tratta di un desiderio claudicante o di un sogno incerto. Ora però è giunto il momento di una vita bella dentro!

Se vuoi dare priorità a ciò che ti piace, a ciò che ti fa stare meglio, è fondamentale che tu comprenda che i pensieri vanno dove metti l’attenzione. Infatti, imparare a “spostare” l’attenzione da un pensiero a un altro è il primo passo per sentirsi più leggeri e sereni con se stessi. I pensieri positivi verranno da se man mano che lavori interiormente. Meno spazio darai alle tue paure e insicurezze più ti abituerai a controllare la tua mente e a creare pensieri consapevoli. Ma per farlo dovrai riconnetterti alla parte più autentica di te. Inizia dunque a:

1. Abbandonare le auto-imposizioni

Non ridere troppo forte”, “non saltare da un posto all’altro”, “tieni sempre i vestiti puliti”, “non correre“…Ci sono alcune cose che abbiamo imparato da piccoli e che ci hanno lasciato un segno importante. Anche quando diventiamo persone adulte, la nostra infanzia vive dentro di noi e si manifesta inevitabilmente attraverso atteggiamenti inconsci che abbiamo assimilato da piccoli.

Quante volte tagliamo corto dicendo cose del tipo: “è inutile che ci provo, tanto so già che non ci riesco“, “queste situazioni le conosco, vanno sempre a finire nello stesso modo“, “a me capitano sempre certe cose“, “non accadrà mai“, “è impossibile“, “non ne vale la pena“. È difficile identificare e smontare questi schemi. È difficile perché ne siamo talmente immersi da non essere in grado di vederli.  Per esempio, se ti hanno inculcato di stare zitto, probabilmente avrai difficoltà ad esprimere i tuoi concetti. Se dunque riesci ad abbandonare queste parti di te così profonde che ti bloccano, vedrai accadere un meraviglioso cambiamento nella tua vita.

2. Capire ciò che vuoi veramente

Prima di deprimerti perché tutti ti giudicano o cercare di mantenere un aspetto impeccabile, dovresti chiederti se pensi di meritare ciò che desideri o se, al contrario, stai limitando te stesso. Per esempio: voglio divorziare ma non lo faccio per paura di quello che la gente dirà. Tuttavia, è quello che voglio! Ecco, in questo caso  ti stai limitando, non accetti ciò che desideri, non metti quello che vuoi al primo posto.

Inizia dunque a dare la priorità alle tue decisioni. Tra l’altro è risaputo che le persone tendono a criticare anche senza cognizione di causa, forse perché vedono parti riflesse di loro che rifiutano.

Devi pensare a te stesso! Pensi sia più giusto dare la priorità a quello che vuoi o a quello che la tua parte giudicante ti impone di fare? Perché, alla fine, sei tu ad avere in mano il timone della tua vita; non puoi lasciarti dirigere dalle tue convinzioni e paure, tanto meno dagli altri. Naturalmente non puoi dare uno scopo a tutte le cose che fai quotidianamente ma devi assolutamente dare uno scopo alle cose meritevoli, a quelle importanti.

Le scelte importanti della tua vita devono essere guidate da uno scopo preciso, da un obiettivo definito. Possono essere la scelta del lavoro, la scelta del partner, la gestione del tuo benessere fisico, di quello mentale, la scelta di dove vivere, la scelta di dove abitare, la scelta della tua casa…..Prima di fare le scelte importanti della tua vita, chiediti: “cosa voglio da questa situazione, cosa mi aspetto di ottenere?”

Sappi che il futuro è determinato da come pensi e agisci nel presente, dai tuoi pensieri e dalle tue parole di oggi e da come il tuo presente è stato determinato dalle tue azioni nel passato. Tutto cambia in base a come decidi di utilizzare le opportunità che ogni giorno si presentano. La differenza la fai TU, da come decidi di reagire agli eventi, poiché solo tu sei responsabile della tua vita.

 3. Crescere e migliorare

A questo punto è chiaro un concetto: non importa qual è la tua attuale situazione di vita, non importa in quale punto del tuo percorso di vita ti trovi ora, perché puoi sempre cambiare. Puoi migliorare e crescere se acquisisci consapevolezza che puoi essere di più, molto di più, di quello che sei ora!

Le persone soddisfatte sono quelle che cercano costantemente di migliorarsi, quelle che scelgono e decidono cosa vogliono fare nella vita. Le persone che evitano di adeguarsi ai programmi che gli altri hanno definito per loro, quelle che agiscono per conseguire quello che LORO hanno deciso di essere e di fare. Ognuno di noi cresce durante la vita e la sua crescita è guidata dalla ricerca continua del miglioramento di se stesso.  Quindi anche tu devi imparare a chiedere di più dalla vita, a pensare ed a desiderare più in grande!

4. Lasciare andare ciò che non serve

Lasciare andare richiede coraggio, qualche volta anche una piccola dose di incoscienza, ma permette di fare spazio a ciò che davvero merita di abitarci dentro. Ci insegna a trattenere ciò che merita di restare. Senza scuse, alibi e contrattempi. Per riscoprirsi fieri di se stessi. Per ritrovare quella leggerezza che non é superficialità, ma capacità di superare i propri confini.

5. Abbandonare il senso di colpa

Quante volte ci auto-accusiamo o ci sentiamo giudicati dagli altri? Bisogna liberarsi dal senso di colpa che emerge quando cadiamo nei tranelli della mente. Anche se pensi di avere una colpa, concediti il diritto di perdonarti. E’ la strada più breve per sviluppare più amor proprio e una maggiore autostima.

6. Non arrenderti mai!

Anche quando tutto ti sembrerà impossibile o inutile, trova la forza di sperare e di andare avanti. Non aver paura di chiedere aiuto e non dare nulla per scontato anche quando tutto ti appare brutto intorno a te. Ricorda, è nell’imperfezione che risiede la bellezza. Qualsiasi cosa accada vai avanti, non fermarti.

7. Cercarsi dentro

La vera visione diventerà chiara solo quando guarderete nel vostro cuore. Chi guarda all’esterno, sogna. Chi guarda all’interno, si sveglia” (Carl Gustav Jung). In effetti, ostinarsi ad apparire belli agli occhi del mondo esterno non serve! Ciò che conta davvero è fare ciò che ci fa stare in armonia con noi stessi,  anche se ciò implica affrontare paure, fallimenti e critiche. Guardarsi dentro può far paura ma la piena realizzazione di noi stessi parte proprio da questo. Guardandoti dentro potrai trovare pensieri non utili, quindi sostituiscili con convinzioni potenti e positive come ad esempio:

  • Io sono una persona positiva e credo in me stessa.
  • Accetto e amo ogni parte di me
  • Ogni Azione che faccio oggi è un’espressione della mia forza e della mia gioia.

Amare il prossimo è una cosa bellissima ma del tutto blanda se non iniziamo a considerare la nostra persona come la più importante della vita. Come? Prendendoci cura di noi stessi, sempre e comunque. Nessuno ha l’obbligo di sceglierti, di apprezzarti o di condividerti, ma altrettanto nessuno ha il diritto di non rispettarti, neppure tu. E il rispetto che tu hai per te stesso sarà lo stesso rispetto che esigerai dagli altri.

E “echisenefrega” se qualcosa può andare storto!

Impara a farti scivolare qualsiasi valutazione negativa, fatti scivolare tutto addosso…..e ti assicuro che ti sentirai più leggera/o. Non dimenticare mai che anche se certi giudizi arrivano dalle persone a te care, non è detto che siano giusti; loro non sono te.

Divertiti, affronta le cose con un po’ più di leggerezza, ma soprattutto non lasciarti vincere passivamente dalla vita, vivi rimanendo sempre te stessa/o, ciò che sei. Impara la mattina a guardarti allo specchio, a sorridere e ad amarti un po’ di più ogni giorno, perché la persona che vedi riflessa e che per prima snobbi a volte con disgusto, dopo essere caduta innumerevoli volte si rialzerà e affronterà con coraggio ogni cosa. Trova la parte di te  che non rimugina ma sente, che non pensa ma sa, che non dubita e vive, fiduciosa nel fatto che non ti manca nulla in questo momento né per essere felice, né per affrontare le difficoltà.

Non devi dimenticare ma superare. Devi girare la pagina di tutte quelle perdite, delusioni, disagi, paure, relazioni e ferite sentimentali. Il dolore fa parte di quei brutti momenti, ma la sofferenza deve essere gestita. Cercare di eliminare i brutti ricordi funzionerà solo contro di te. E’ necessario ammettere un brutto episodio per poterlo lasciare indietro, a poco a poco.

Sii consapevole di CHI SEI

Sicuramente conosci il tuo colore preferito del momento (è normalissimo se cambia!), quando sei nato e le scarpe che preferisci indossare. Ci sono, però, tantissime cose di te che ignori completamente e per questo a volte ti senti confuso, disorientato sulle scelte da prendere o addirittura incoerente (stare con chi ti fa soffrire, procrastinare cose che a lungo termine ti fanno bene, ignorare i tuoi bisogni autentici…). In realtà, non c’è niente di incoerente nel provare desideri ed emozioni contrastanti. Anche queste sono il frutto di un “giudice severo”, perché se da un lato inneggi la forza, il controllo e la determinazione, dall’altro ci sarà sicuramente una parte di te che desidera la fuga e la perdita di controllo e che quindi spingerà verso delle condotte che sembrano remarti contro.