Numero2859.

 

Comportamenti tipici di chi si trascina un vissuto difficile

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

Crediamo di essere indegni di felicità, di piacere, d’amore o della realizzazione. Tutti abbiamo una “ferita centrale” nel profondo che varia in base alle nostre circostanze ed esperienze. Questa profonda e fondamentale ferita è il risultato delle credenze che ci hanno insegnato fin dalla nascita, contribuendo alla difettosa immagine di noi stessi che continuiamo a portarci dietro fino ad oggi. Le nostre ferite fondamentali sono i nostri dolori più profondi nella vita. Sono i nostri amici più vecchi e più miserabili. Per la maggior parte di noi, queste ferite interiori sono governate dalle seguenti due convinzioni errate:

  • “Sono imperfetto e quindi una persona cattiva.”
  • “Devo cambiare o sistemare qualcosa di me per essere accettabile.”

Riconoscere di avere una ferita interiore

Può essere molto difficile riconoscere di avere una ferita interiore legata agli errori (spesso involontari o inconsapevoli) compiuti dalla figura di accudimento, quella che più di tutte avrebbe dovuto proteggerci, accudirci, accoglierci e insegnarci a diventare sicuri e forti.

Da bambini infatti, assorbiamo tutto ciò che ci viene detto su di noi come se fosse una “verità incontrovertibile” un dato di fatto solido e assodato che non potrà cambiare mai: “sei pigro”, oppure “sei un bambino cattivo” o altro, sono espressioni che il bambino assorbe e fa proprie senza avere la capacità di poterle mettere in discussione, né di comprendere che spesso si tratta di affermazioni imprecise e parziali. In tal modo cresce diventando un adulto che è ancora – spesso inconsapevolmente – profondamente convinto di essere pigro o cattivo, e si comporta di conseguenza, dando per scontato che si tratti di una verità assoluta e immodificabile.

Un’altra ragione che rende difficile comprendere di aver avuto relazioni di accudimento disfunzionali, è legata al fatto che ogni bambino tende a credere che ciò che accade in casa sia “normale”, che accada allo stesso modo in tutte le altre famiglie: penserà che suo papà alza le mani perché “è stanco” oppure “perché mi comporto male”, o che la mamma è arrabbiata o infastidita perché “sono un cattivo bambino che dà fastidio”.

Non è infrequente comprendere che qualcosa non va nella propria famiglia, in seguito all’aver sperimentato cosa accade in altre famiglie, dove magari le figure di accudimento sono più gentili, amorevoli e disponibili. E’ difficile accettare l’idea che il dolore che abbiamo dentro, le difficoltà che viviamo nelle relazioni con le altre persone – specialmente con il/la partner – originano dal modo in cui proprio nostra madre ci ha trattati da bambini (se lei è stata la figura di accudimento principale).

Si tende così a normalizzare, giustificare, negare certi comportamenti, senza che vi sia una vera e profonda comprensione di come sono andate le cose, e delle motivazioni che le hanno prodotte, unica via questa per poter passare dalla comprensione all’accoglimento del passato per ciò che è stato e, infine, al perdono.

Cosa ha interiorizzato chi ha avuto un vissuto difficile

Per procedere dal percorso di comprensione e accettazione di ciò che è stato alla costruzione di uno stile relazionale più sano e gratificante, possiamo partire dal mettere in discussione alcuni falsi miti sui quali spesso poggiano convinzioni, atteggiamenti e comportamenti che automaticamente si esprimono nelle relazioni con gli altri:

1. L’amore va guadagnato

Probabilmente, a causa del modo controllante, giudicante o carico di aspettative in cui siamo stati cresciuti, abbiamo imparato che l’amore non è mai gratuito, ma deve essere meritato e guadagnato dandosi da fare per gli altri, accondiscendendo alle loro richieste oppure cercando di “non dare fastidio” con bisogni e richieste.

2. Bisogna nascondere i propri sentimenti

La lezione si impara quando i genitori si arrabbiano o prendono in giro un figlio a causa della sua sensibilità, chiamandolo  “piagnucolone” o accusandolo di essere esagerato o troppo sensibile. I bambini in genere rispondono a questo comportamento, costruendosi una sorta di “barriera” dietro alla quale nascondere i loro sentimenti e le loro emozioni, prendendo le distanze e proteggendosi da queste. Così facendo però, perdono anche l’opportunità di sviluppare adeguate abilità di gestione delle emozioni stesse.

3. La cosa più importante sono le apparenze

Questo si apprende da un genitore particolarmente votato a curare le apparenze, che tratta i propri figli come “estensioni di sé”, pretendendo da questi di fargli/le fare sempre bella figura quando sono in pubblico. Il bambino dunque impara che ciò che conta veramente, per essere “amati” dal genitore, non è tanto esprimere il proprio sé, quanto piuttosto dimostrare le apparenze esteriori e le aspettative che contano..

4. E’ meglio non mostrarsi per ciò che si è

La critica e la svalutazione costanti subite dalle figure di accudimento portano il bambino ad assumere comportamenti finalizzati a soddisfare e accontentare i genitori, a fare qualsiasi cosa per sentirsi approvati e apprezzati da questi. Questo processo può portare alla costruzione di un “sé falso”, finalizzato a piacere al genitore, e a imparare a nascondere e non mostrare ciò che si è veramente, fino a perdere quasi il contatto con ciò che si ama davvero e che rende davvero felici.

(N.d.R.: questo tipo di bambino/a, durante tutta la sua vita, andrà sempre alla ricerca di un partner che lo accetti per quello che è: sarebbe quello l’amore che non ha avuto da piccolo/a, perché le figure genitoriali (una o entrambe) lo “condizionavano”. Invece di ricevere affetto senza contropartite, aveva ottenuto l’accudimento solo a patto di obbedienza e rispetto: un pesante ricatto psicologico che adoperava una leva formidabile come quella inculcata dal senso di colpa, che si instaurava, in un lancinante stillicidio, con la sottolineatura dei difetti e mai dei pregi del bambino/a).

5. Occorre controllare il proprio ruolo nella relazione

Quando si è sperimentato un legame di attaccamento con un genitore non amorevole, la relazione non è mai veramente reciproca, perché i comportamenti del genitore nei confronti del bambino gli insegnano che in una relazione c’è sempre un elemento forte e uno debole e che occorre, per proteggersi, mantenere il controllo, cercando di non essere o diventare l’elemento debole.

6. Non sei abbastanza

Svalutazione, giudizio costante, atteggiamento ipercritico delle figure genitoriali, uniti alla mancanza di validazione e supporto sono responsabili dell’origine di questa convinzione di fondo, che opera silenziosamente e in modo dannoso nella costruzione delle future relazioni.

7. Hai meritato di essere trattato male

In presenza di genitori maltrattanti è molto più facile per il bambino giungere alla conclusione di meritare i maltrattamenti, piuttosto che prendersela con chi dovrebbe accudirli e proteggerli amorevolmente. Prendersela con se stessi del resto, serve a molti scopi, non ultimo quello di mantenere in vita – una volta adulti – una relazione abusante.

(N.d.R.: La relazione abusante diventerà normale in tutta la vita. Inconsciamente il bambino/a, diventato adulto/a, non crede che ci sia un altro tipo di rapporto psicologicamente e affettivamente più appagante di questa “comfort zone”, alla quale si è allenato/a ed adagiato/a. Anzi, se lo terrà ben stretto perché costituirà l’unica certezza garantita, anche a costo di vessazioni, angherie e rinunce alle proprie libertà ed espressioni personali).

8. Devi piacere e accontentare gli altri

Pur di andare d’accordo con l’altro – per averlo accanto, per sentirsi apprezzati o non sentirsi in colpa – ci si limita, si rinuncia a far valere la propria voce e ad esprimere se stessi, fino ad annullarsi.

9. L’intimità è pericolosa

Tipica posizione di coloro che hanno sviluppato uno stile di attaccamento evitante e logica conclusione delle relazioni avute con le figure di attaccamento – verosimilmente fredde e indisponibili – dell’infanzia.

Il primo passo per risanare le nostre ferite interiori

Mettere in discussione queste posizioni ed affermazioni – più o meno consapevoli – apprese durante l’infanzia attraverso le relazioni di attaccamento, è un passo importante verso un maggior benessere e relazioni interpersonali e sentimentali gratificanti. Ma prima ancora di poterle mettere in discussione, occorre imparare a individuarle dentro di noi: possiamo farlo portando l’attenzione consapevolmente su certi nostri comportamenti che tendono a ripetersi, e sul nostro dialogo interno nelle situazioni interpersonali.

Può essere utile iniziare a chiedere a noi stessi cosa pensiamo automaticamente di noi e dell’altro, nelle situazioni in cui magari ci sentiamo più vulnerabili o bisognosi: sentiamo di meritare le cure e le attenzioni dell’altro? Riusciamo a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno o desiderio? Ci aspettiamo che l’altro possa venirci incontro? Ci fidiamo?

Puoi farcela … A darti quel permesso!!!

Il permesso è quella scelta che fai e che è diversa dalle solite scelte che ripeti da una vita. Esempi. Posso mostrarmi in difficoltà… Mi permetto di dire no… Scelgo di riposarmi… Oppure:

  • Solitamente tieni duro… Ti permetti di mollare!
  • Solitamente fai da solo… Ti permetti di chiedere aiuto!
  • Solitamente trattieni le tue emozioni… Ti permetti di esprimerle!
  • Solitamente reagisci d’impulso… Ti permetti di riflettere un po’ meglio prima di agire!
  • Solitamente non esprimi il tuo pensiero per paura del giudizio… Ti permetti di dire la tua!
  • Solitamente accondiscendi alle richieste altrui anche quando sono eccessive… Ti permetti di dire no e sì in base ad una tua valutazione specifica della situazione!

TROVA IL TUO SOLITO … E DATTI IL TUO PERMESSO!

“Finalmente ce la fai…” perché è veramente la fatica di una vita quella di cambiare ciò che da una vita siamo abituati a fare!!!
Trova l’abitudine di una vita… E prova il permesso per iniziare oggi una nuova vita!
Provando a cambiare ciò che hai sempre fatto, avrai modo di capire perché per te è difficile, perché tendi a ripetere gli stessi schemi da una vita, perché hai paura di cambiare, perché è fondamentale iniziare a fare qualcosa di diverso al fine di migliorare la qualità della tua vita, delle tue scelte, delle tue relazioni.

È proprio necessario cambiare? È proprio necessario darsi questi permessi? Certo che no. È sempre una scelta… Del resto, alcuni modi di essere, pensare e agire che ci portiamo da una vita ancora oggi orientano in modo utile le scelte che facciamo. Quando, allora, è l’ora di nuovi permessi? Quando arriva la sofferenza, quando la vita ci chiede flessibilità, quando le circostanze esterne cambiano in modo significativo, quando stiamo trascurando i nostri bisogni, quando cominciamo ad avere problemi interpersonali importanti, quando siamo confusi, quando arrivano sintomi e malesseri fisici e psicologici ad invitarci a rivisitare il rapporto tra “ciò che devo”, “ciò che non devo”, “ciò che posso”.

La voglia di riscattarsi e… rinascere!

C’è una cosa che hanno in comune tutte le persone che hanno vissuto un’infanzia difficile: hanno voglia di riscattarsi! Il dolore, i torti, annichiliscono ma al contempo alimentano rabbia e frustrazione. È nella rabbia dell’ingiustizia subita che si può trovare il seme della reattività, il motore che può innescare un processo trasformativo utilissimo. Ogni giorno siamo artefici della nostra stessa evoluzione, siamo responsabili delle maschere che indossiamo, delle parole che diciamo… anche se non ne siamo consapevoli.

In realtà, esistono due modalità di vita: la prima ci pone come individui passivi-reattivi, cioè ci fa limitare a reagire alle cose che ci capitano nella vita. Ci fa vivere, quindi, in funzione del comportamento degli altri. Una modalità di vita molto più sudata (perché richiede esercizio, una buona dose di distacco, regolazione delle emozioni e tanta tanta riflessione) è la modalità attivo-reattivo. In questo caso, le persone non si limitano a reagire a ciò che capita ma sono pienamente artefici della propria vita, riescono a gestire le proprie maschere, a ridimensionarle o a distruggerle

(N.d.R.: Ironia linguistica: La parola “maschera”, in latino , che è la lingua da cui deriva l’Italiano, è tradotta dal termine “persona”. I personaggi delle rappresentazioni teatrali antiche così si chiamavano perché indossavano le “maschere”, che erano dei  grossi faccioni di cartapesta o altri materiali, e che avevano due funzioni: la prima era quella di caricaturare gli attori, esagerando le caratteristiche tragiche o comiche degli stessi; la seconda era quella di fungere da amplificatori sonori (il verbo latino personare = suonare attraverso). Non vi erano, infatti, microfoni e, per quanto l’acustica delle cavee degli anfiteatri fosse eccezionale, la voce doveva essere sentita fino agli ultimi posti  delle scalee. Nella “recita” delle nostre vite, noi “persone” siamo veramente delle “maschere”: interpretiamo e recitiamo la parte che gli altri (genitori, coniuge, figli, datore di lavoro, società e via dicendo) ci hanno assegnato. Quando toccherà a noi interpretare noi stessi e il ruolo che ci sentiamo ritagliato, proprio da noi e per noi? Ecco perché un numero sempre più grande di esseri umani, oggi e con la vita di oggi, aspira sempre più ardentemente ad una “second life”, una seconda vita che a loro appartenga compiutamente, e permetta a loro di essere veramente “persone” interpretando se stessi).

Numero2852.

 

Segnali che stai sprecando la tua vita con la persona sbagliata

Ana Maria Sepe   Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi. 

 

Capita a tutti: abbiamo passato dei bei momenti con il partner, abbiamo condiviso tante cose, ma non sempre tutto va come dovrebbe e siamo al punto in cui il rapporto fa stare male. Quando una relazione è sbilanciata (in termini di amore, dedizione, attenzione, impegno, rispetto), bisogna decidere se rimanere fedeli a un amore sbilanciato (quindi non corrisposto) o restare fedeli a se stessi. Questa è la scelta che siamo chiamati a compiere, questa è la nostra responsabilità.

Ognuno di noi ha caratteristiche differenti nel modo di relazionarsi agli altri

Risalire ai fattori che possono avere determinato queste differenze resta un’operazione estremamente complessa. Queste caratteristiche che ogni persona ha avuto in eredità, sono sempre la risultante di come siamo stati cresciuti dai nostri genitori o da persone che per prime si sono presi cura di noi. Tutto questo avviene quando ancora le strutture mentali non possiedono una forma definita e ogni aspetto della personalità è in piena fase di costruzione.

Amiamo come siamo stati amati

Già nei primi momenti di vita, il bambino può acquisire esperienze negative non sempre semplici da digerire. Per ipotesi, diamo all’inconscio una dimensione e immaginiamocelo come un apparato digerente. Ogni giorno della vita, l’inconscio è alimentato da esperienze belle e brutte che riesce più o meno a digerire e modellarsi di conseguenza. Un inconscio ben nutrito sarà sano e in forma, privo di ogni conseguenza.

Per rendere meglio il concetto: se ci capita di ingoiare un pezzo di vetro, questo non potrà essere scisso in alcun principio attivo, resterà lì e non riuscirà a dissolversi in nessun modo. Col passare degli anni, quel pezzo di vetro resterà integro nel nostro inconscio, mantenendo la forma originaria, ovvero come un oggetto estraneo. Bene, quell’oggetto estraneo è il nostro trauma. Non processato e non elaborato. Nei casi migliori, quel corpo estraneo diventa causa di disarmonie mentre nei casi peggiori, causa conseguenze più tangibili che prendono la forma di una ferita interiore che in un certo senso resterà sempre aperta.

Qual è il “motivo interiore” che ci porta a sacrificare le nostre esigenze e a mettere al primo posto quelle del partner?

È come se la caratteristica di fare di più di quanto facciano loro risponda a un bisogno personale inconsapevole. Un esempio può essere la necessità di porsi sempre in una posizione di “credito”, e mai in una posizione di “debito”.

Per molte persone è difficile pensare di dover qualcosa all’altro. Al contrario, ci si sente molto più sereni nell’essere dalla parte di chi dà, invece che ricevere. Ragionare sulle motivazioni profonde che ispirano questo tipo di rapporto con l’altro significa ripercorrere la propria storia personale; riflettere sulle emozioni, i bisogni, le paure che si associano a questo tipo di relazione. Si tratta di un lavoro difficile da spiegare a parole perché unico e diverso per ogni persona, così come uniche e diverse sono le esperienze di vita che hanno costruito un certo tipo di atteggiamento nei confronti del mondo.

Quando si è adulti, cosa succede?

Si diventa insicuri, inadeguati, non meritevoli d’amore. Una condizione costante, anche se disfunzionale; quasi come se fosse una sorta di seconda pelle cucita addosso che  ci porta ad adottare comportamenti più disparati pur di soddisfare ogni bisogno del partner e scongiurare così il rischio dell’abbandono e dell’ennesima sofferenza. Si asseconderà l’altro/a, sacrificandosi per lui/lei e preoccupandosi in tutto e per tutto del suo benessere, così da colmare le carenze affettive, emotive nonostante l’assenza, la svalutazione e la mancanza di riconoscimento da parte dell’altro.

Come spreca la vita chi vive una relazione sbilanciata

Amare una persona richiede reciprocità, preoccupazione e compromesso. Certo, è inevitabile dipendere dalla persona che si ama, soprattutto quando fa parte della nostra vita in modo così intimo e speciale. E’ legittimo preoccuparsi di tutto quello che fa, che esprime e che pensa.

Tuttavia, è necessario essere in armonia con le nostre emozioni se teniamo alla nostra salute emotiva. Dare tutto all’altro fino al punto di rimanere vuoti, ci trasforma in una specie di piccolo satellite che ruota attorno a un pianeta senza mai cambiare orbita. In pratica entriamo nell’orbita della dipendenza affettiva.

Se ne diventiamo consapevoli possiamo invertire la rotta per intraprendere una nuova strada…. quella che porta all’autoconsapevolezza, alla volontà di emergere e sentirsi apprezzati e meritevoli di rispetto e attenzioni.  Se ti trovi in una relazione sbilanciata voglio spiegarti come stai sprecando qualcosa di prezioso: la tua vita

1. Stai anteponendo i desideri del tuo partner ai tuoi

È molto comune intraprendere una relazione malsana senza nemmeno rendersene conto, una relazione in cui si mettono i desideri e i capricci dell’altra persona al primo posto, anche al di sopra dei propri. Il problema è che lo stai facendo di tua spontanea volontà e con amore, perché pensi sia giusto doverlo fare. In realtà, stai solo elemosinando amore da una persona che non ti corrisponde

Sappi che arriverà un giorno in cui ti sentirai davvero frustrata/o perché ti renderai conto che non sei mai stata apprezzata/o, che non ti è mai stato riconosciuto nulla. Aprirai gli occhi e vedrai quella realtà che cerchi di nascondere a tutti i costi: di essere stata/o una marionetta nelle mani di chi ha voluto fare leva sulle tue fragilità.

2. Stai pensando che puoi essere felice solo se hai una persona al tuo fianco

Il tuo partner non ha le chiavi della tua felicità. Non puoi anteporre i suoi bisogni e i suoi interessi alla tua famiglia, al tuo lavoro, ai tuoi interessi.. È giusto? Assolutamente no. È così che si rischia di cadere nella dipendenza emotiva, di dimenticarsi di sé stessi…..e per cosa? Per concentrarti sull’altra persona. Arriverà un giorno in cui tutto questo più che renderti felice ti distruggerà emotivamente.

3. Farai fatica a dire no

Dire no significa negare. E negare è qualcosa di inconcepibile quando si è innamorati. Come si può negare qualcosa alla persona che si ama? Come scegliere diversamente da quello che dice il proprio partner? Si ha paura a contrariare, disturbare o inquietare la persona amata, e per questo molta gente mette da parte l’assertività necessaria, ossia il difendere ed esprimere quello che si sente, che si crede o di cui si ha bisogno.

4. Se il tuo partner non ti ama, ti senti una nullità

Può sembrare esagerato, ma chi è invischiato in una relazione sbilanciata vive l’amore in modo eccessivo. Se non ricevono dimostrazioni d’affetto quotidianamente, se non si sentono amate o, ancor di più, se non hanno un partner, si vedono come le persone più sfortunate al mondo. Persone che non concepiscono il fatto di vivere senza un compagno o una compagna, per esempio. Queste persone hanno bisogno di essere amate per sentirsi bene con sé stesse e per valorizzarsi. Se non si sentono confermate da una persona al proprio lato, soffrono di una grande infelicità.

5. Inizierai a tenere tutto sotto controllo

La dipendenza emotiva è un’ossessione, e le ossessioni richiedono controllo, alimentano la sfiducia e la gelosia. Di sicuro ti è capitato qualche volta di voler controllare l’altro! E allora ecco che lo/la “insegui” virtualmente con telefonate, messaggi, mail, chat e via dicendo perché proprio non puoi farne a meno. Stai manifestando una mania del controllo ingiustificata, un atteggiamento che non porta nulla di buono in una relazione.

Non abituarti alle briciole!

Non adattarti a un amore non corrisposto, con l’idea che non possa esserci dell’altro, perché tu puoi avere molto di più. Ma dipende soprattutto da te, dalle tue scelte, dalle tue azioni, e da quanto credi di meritare. Se ancora stai leggendo questo articolo, forse hai davvero voglia di rinegoziare le tue scelte di vita.

Come puoi evitare di cadere nelle relazioni sbilanciate?

Mi piace pensare che ognuno di noi ha due immense dosi d’amore da donare. La prima dose è destinata a sé, ci spetta per diritto, è nostra. La seconda dose può essere donata agli altri.

Non ti chiederò di smettere di amare chi non ti ama, sarebbe folle. Ma posso invitarti a donare a te stesso quell’amore che finora ti sei negato. Posso invitarti a investire più energie in te stesso, nella splendida persona che sei. Potrei dirti di iniziare un nuovo hobby o riscoprire passioni dimenticate, potrei dirti di chiamare un vecchio amico, passare del tempo nella natura…

Queste sono tutte attività costruttive, ma solo tu sai cosa ti piace e cosa può farti stare bene: ogni giorno, scegli di fare qualcosa per te stesso, che sia un piccolo gesto o un’attività che richiede ore, non importa, ciò che conta è iniziare a dedicarti quelle attenzioni che un tempo ti sono state negate, quei riconoscimenti che meriti da una vita; ciò che conta è che inizi a destinarti quella prima dose d’amore. La meriti.

Pianteresti mai un seme dove non cresce nulla?

Probabilmente no. Sceglieresti un terreno che possa accogliere e nutrire quel seme. E allora perché non fai lo stesso per la tua mente, il tuo corpo, le tue relazioni e i tuoi sogni? Nel mio secondo libro «d’Amore ci si ammala, d’Amore si Guarisce» (editore Rizzoli) ti spiego come prenderti cura di te e disinnescare le dinamiche relazionali più scomode, sia in coppia che in famiglia.  È un viaggio introspettivo che ti consentirà di trasformare le tue ferite e la tua attitudine difensiva in un’inattaccabile amor proprio. Già, perché l’armatura che più di tutte può difenderti (dalle umiliazioni, dai torti, dalle delusioni e dalla rabbia…) è proprio l’amor di sé. Perché come ho scritto nell’introduzione al mio libro: “Non è mai l’amore di un altro che ti guarisce ma l’amore che decidi di dare a te stesso”.

Numero2767.

 

COSE  NEGATIVE  PER  LA  NOSTRA  SALUTE  MENTALE

 

MANCANZA DI MOVIMENTO: sì, proprio il movimento fisico. Se trascuri di muoverti a sufficienza, impigrendoti sempre di più, cadrai in uno stato di abulia e di inefficienza accidiosa che finisce per diventare il tuo standard di vita. Evitalo accuratamente.

INCAPACITA’ DI RICONOSCERE I TUOI BISOGNI: se non capisci cosa ti dà energia e cosa te la toglie, tutti i pensieri e le azioni della tua vita saranno fuori dal tuo controllo. La vita è tua e la devi gestire tu. Tieniti informato e stai accorto.

ABUSO DEI “SOCIAL”: questi ti creano dipendenza, distorcono la realtà, ti formano dei canoni morali, estetici e comportamentali fasulli e artefatti. Confrontali con la realtà e capirai.

NON CONOSCENZA E REPRESSIONE DELLE TUE EMOZIONI: sii consapevole dei tuoi sentimenti e degli impulsi emotivi del tuo animo, perché la forza mentale ed emozionale sono alla base di ogni successo umano.

INCAPACITA’ DI NON FREQUENTARE PERSONE TOSSICHE: se non sei in grado di riconoscerle ed evitarle, a lungo andare, ti danneggeranno profondamente. Loro sono quello che sono e vogliono avvicinarti. Dipende da te tenerle lontane.

DIPENDENZA DAL PERFEZIONISMO: questo è la tendenza negativa della mente a raggiungere, a tutti i costi, certi standard. Esso ti porta a vivere in continuo stato di attivazione dei glucocorticoidi, cioè degli ormoni dello stress, che ti avvelenano costantemente.

IL SENTIRSI IN COLPA: è uno stato d’animo che ti rovina la vita. Passare il tempo a rimuginare sul passato è una pessima abitudine per la tua salute mentale. Quello che è stato è stato: non potevi fare di meglio. Perdonati e cerca di imparare per la prossima volta.

PROIEZIONE NEGATIVA NEL FUTURO: struggerti per quello che potrebbe accadere di negativo, in seguito ad una scelta, tua o di altri. Se lo fai in maniera ricorrente, quasi ossessiva, non farai che limitare ogni tua azione in funzionalità e riuscita.

ASSENZA DI INTEGRITA’: nel pensare, nel dire, nel fare cerca di essere e mantenerti coerente. In caso contrario, il primo a sentirne il peso sarai tu e la tua autostima peggiorerà. La menzogna e l’ipocrisia sono tossiche, anche e soprattutto per chi le mette in opera.

Numero2755.

 

da  WIKIPEDIA, l’enciclopedia libera

Incel

Un incel  (parola macedonia inglese, da involuntary celibate, “celibe involontario”) è un membro di una subcultura online costituita da individui che, nella presupposizione di avere naturale diritto al sesso, motivano l’inaccessibilità a un partner sentimentale e/o sessuale con il fatto di non essere attraenti, secondo certi criteri indipendenti dalla loro volontà.

I frequentatori di forum e gruppi online di incel sono prevalentemente uomini eterosessuali e le stime del loro numero sono incerte, variando da migliaia a centinaia di migliaia.

I forum online di incel sono stati criticati dai media e dai ricercatori per essere misogini, razzisti, incoraggiare la violenza, diffondere opinioni estremiste e radicalizzare i loro membri. Il Southern Poverty Law Center ha descritto tali siti di Internet come «parte dell’ecosistema suprematista maschile online» che è incluso nella loro lista di gruppi di odio.

Nel 2020 l’International Centre for Counter-Terrorism, un think tank (serbatoio di pensiero o centro studi) con sede a L’Aia, ha definito le stragi da parte di uomini incel come forme di «terrorismo misogino», mentre nel 2022 il National Threat Assessment Center, una sezione dei servizi segreti statunitensi, ha quantificato il fenomeno come una minaccia seria per la sicurezza. Inoltre, un attacco del febbraio 2020 a Toronto, in Canada, è diventato il primo caso di violenza legata al fenomeno incel ad essere perseguito come un atto di terrorismo.

Storia

Il termine incel comparve per la prima volta negli anni novanta, in concomitanza con lo sviluppo di Internet e dei primi forum online: fu coniato da una studentessa canadese bisessuale, nota sul web con il soprannome di «Alana», che creò un sito dedicato ai celibi involontari utilizzando il termine incel.

Il fenomeno ha iniziato ad attirare attenzione dopo l’attentato di Toronto del 23 aprile 2018.

Teoria LMS, Teoria RedPill e Teoria Blackpill

Gli incel che frequentano i forum online dedicati si rifanno a varie teorie, in particolare la teoria LMS per i rapporti interpersonali e la teoria RedPill e BlackPill per quanto riguarda la visione generalizzata del mondo.

La Teoria LMS (Look, Money, Status = Aspetto, Denaro, Condizione sociale)

Secondo questa teoria, l’attrazione romantica e/o sessuale tra uomini e donne non deriverebbe da caratteristiche come l’affinità caratteriale, le buone maniere, l’educazione, un comportamento assertivo (nella cultura popolare comunemente noto come «saperci fare») o il gusto personale nella scelta del partner ma, piuttosto, i principali fattori che stabiliscono se si avrà o no successo relazionale, sarebbero prevalentemente la bellezza fisica (correlata all’attrattività fisica), la ricchezza in termini di disponibilità di denaro e lo status, ovverosia la fama sociale di cui un determinato individuo può fregiarsi nell’ambiente in cui vive.

La teoria LMS propugna l’idea che la bellezza sia tendenzialmente definibile attraverso indagini statistiche, inter-soggettivamente (alcuni caratteri fisici sarebbero preferiti nella ricerca del partner ideale) e, in tal senso, valutabile su una scala da 0 a 10.

Rifacendosi alla psicologia evolutiva, gli aderenti alla teoria LMS criticano il senso del sentimento d’amore (soprattutto rispetto alla sua connotazione nella psicologia popolare), ritenendolo piuttosto rappresentabile come un evento chimico dell’organismo umano, finalizzato al proseguimento della specie.

I sostenitori della teoria LMS ritengono che l’instaurarsi o il proseguire di una relazione sentimentale sia, nella maggior parte dei casi, il risultato di una media ponderata tra i fattori di bellezza, denaro e fama sociale. Se il risultato della media di questi fattori è insufficiente, l’individuo è respinto in fase di corteggiamento oppure, se ha già una relazione, viene abbandonato per una persona con valore LMS superiore.

La teoria LMS costituisce una sottoteoria dell’ideologia RedPill e dell’ideologia BlackPill.

La Teoria RedPill

È una visione delle dinamiche sociali che si basa sull’idea che il valore LMS è il fattore che determina il successo sessuale di un uomo e che gli uomini e le donne sarebbero differenti dal punto di vista biologico e avrebbero perciò differenti criteri di selezione sessuale. Ciò causerebbe, secondo gli aderenti all’ideologia RedPill, un’enorme sproporzione di opportunità che vede le seconde nettamente avvantaggiate in ambito relazionale rispetto ai primi. Il termine (che significa “pillola rossa”) proviene dal film Matrix, il cui protagonista, prendendo appunto una pillola rossa, scopre la verità sul mondo che lo circonda.

Chi crede nella teoria RedPill viene definito redpilled, parola più o meno italianizzata —andando dall’adattamento minimale al calco completo— come redpillatorossopillato o rossopillolato. Una parte degli aderenti all’ideologia RedPill non è incel (possono avere o aver avuto delle partner). I termini incel e redpilled non sono quindi sinonimi. Questa differenza viene particolarmente sottolineata da alcuni aderenti alla teoria RedPill che non si identificano come incel, e che considerano gli incel come una categoria «non ideologica».

Teoria RedPill e politica

Parte importante di questa subcultura è la critica verso la società moderna, con particolare avversione nei riguardi della liberazione sessuale, avvenuta intorno al 1968, la quale, secondo gli aderenti a questa ideologia, avrebbe avvantaggiato la totalità della popolazione femminile e una minoranza di quella maschile a discapito della maggior parte della popolazione maschile. Ciò sarebbe dovuto al fatto che le donne, essendo per biologia molto più selettive degli uomini e detenendo de facto il potere sessuale, deciderebbero di avere rapporti sessuali prevalentemente con gli uomini con il LMS più alto, scartando gli uomini con il LMS più basso. Questo fenomeno nelle comunità incel è noto come «ipergamia femminile».

Grafico di rappresentazione della distribuzione delle relazioni sessuali prima e dopo la liberazione sessuale secondo gli aderenti alla teoria RedPill

Prima della liberazione sessuale, invece, siccome la società era improntata sulla monogamia e un uomo poteva avere solamente una singola donna (e viceversa), la sessualità poteva dirsi «più equilibrata», sempre secondo gli aderenti a questa subcultura. Almeno considerando che le donne erano distribuite equamente tra la popolazione maschile (contrastando la presunta spinta biologica femminile nel concedersi solamente ai «maschi alfa»), per cui anche gli uomini con un basso LMS avevano possibilità di avere un partner.

Con il liberarsi della società, le donne hanno avuto progressivamente accesso, secondo la teoria RedPill, allo stesso ristretto gruppo di uomini con LMS elevato. Verrebbe quindi a crearsi uno specifico insieme di maschi eterosessuali — gli incel appunto, generalmente con LMS basso — che sono impossibilitati dall’avere una vita sessuale regolare.

I seguaci della teoria RedPill ritengono che l’espressione della propria sessualità e le possibilità di una vita sessuale ed affettiva siano fondamentali per il benessere psicofisico degli individui, rifacendosi alla piramide di Maslow che indica la sessualità come bisogno fisiologico, per sostenere che gli incel, essendo privati per il loro basso valore LMS di essa, costituiscano a tutti gli effetti una categoria oppressa, ostracizzata e non riconosciuta da parte della società.

Nelle loro pagine o forum online, talvolta vengono avanzate delle possibili «soluzioni»: ad esempio alcuni di loro affermano che per risolvere lo squilibrio causato dopo il Sessantotto sia necessario l’intervento statale con la legalizzazione della prostituzione e, in Italia, con l’abrogazione della legge Merlin; altri invece affermano che sia necessario il ritorno ad una società patriarcale in cui tutti gli uomini abbiano il diritto di avere una donna.

I seguaci della teoria RedPill sostengono inoltre che la causa principale dei bassi tassi di natalità dagli anni ’80 nei Paesi occidentali non sia da attribuirsi alla crisi economica (come sostenuto dai mass media), bensì al fatto che gli incel, non avendo più la possibilità di avere una donna, siano stati estromessi dalla catena riproduttiva. A sostegno di questa tesi, portano l’esempio di come nei Paesi più poveri del mondo, dove non si è sviluppato il femminismo, il tasso di natalità sia nettamente superiore rispetto ai Paesi occidentali.

Teoria RedPill e scienza

Gli aderenti all’ideologia RedPill si rifanno spesso a teorie e studi che hanno ottenuto credito presso la comunità scientifica. La maggiore selettività femminile ad esempio sarebbe spiegata dalla teoria dell’investimento parentale sviluppata da Trivers nel 1972, che riguarda l’approvvigionamento alimentare e la difesa della prole nei mammiferi, e sarebbe poi confermata da altri studi. Uno di questi, risalente al 2019, mostra come sull’app d’incontri Tinder gli uomini mettano il like alla maggior parte delle donne, mentre le donne mettano il like solo ad una stretta minoranza degli uomini. Il medesimo studio mostra come gli uomini con un livello di istruzione e di reddito più alto ottengano un maggior numero di like, mentre non trova alcuna prova che gli uomini abbiano un’avversione per una potenziale partner altamente istruita, ponendosi in contrasto con molti recenti studi influenti nel campo dell’economia.

Un altro studio riguardante l’app Tinder ha inoltre dimostrato che le donne di «bellezza media» ricevano un numero di like 15 volte maggiore rispetto agli uomini mediamente attrattivi.

In uno studio riguardo alla distribuzione dei partner sessuali negli Stati Uniti è emerso che nel 2013 gli uomini avevano complessivamente lo stesso numero di partner sessuali del 2002. Tuttavia, nel 2013, il top 20% degli uomini ha avuto un aumento del 25% dei partner sessuali rispetto al 2002. Il top 5% degli uomini ha avuto addirittura un aumento del 38% nel numero di partner sessuali. Tale studio ha perciò indicato che nonostante la quantità di sesso totale sia rimasta invariata tra il 2002 e il 2013, una parte del sesso è stata consolidata in sesso extra per il top 5-20% degli uomini. Di conseguenza tale studio ha dimostrato che c’è una minoranza di uomini che sta facendo più sesso che mai a discapito di altri uomini nel quale invece il numero di partner sessuali è diminuito.

Teoria RedPill e relazione con la psicologia

La teoria della RedPill e i suoi seguaci sono particolarmente critici altresì nei confronti della psicologia moderna – in particolar modo per ciò che riguarda la psicologia sociale che si prefigge di risolvere i problemi degli incel proponendone il miglioramento personale.

Gli incel che aderiscono all’ideologia redpill generalmente contestano una sovversione del rapporto causa-effetto nell’analisi psicanalitica dei loro problemi (ovvero la loro condizione di infelicità come conseguenza di fattori esterni e non modificabili volontariamente nel breve termine: solitamente status socioeconomico e bellezza fisica determinata dalla genetica), assumendo una visione fatalista, ritenendosi oppressi e pertanto vittime di una società sbilanciata.

Gli incel che aderiscono all’ideologia redpill solitamente ritengono che la psicanalisi contemporanea abbia funzione meramente palliativa, poiché gli squilibri nelle relazioni interpersonali nella società moderna sono tali che chi si ritiene incel, a causa del proprio basso valore LMS, qualora si rivolgesse a uno psicoterapeuta otterrebbe soltanto consigli su un cambiamento attitudinale, ossia —secondo la teoria RedPill— una regressione alla forma mentis detta BluePill, precedente alla presa di consapevolezza della Teoria LMS stessa, che secondo loro è dogmatica.

Teoria RedPill e omosessualità

Secondo gli aderenti alla teoria RedPill l’omosessualità è differenziata nettamente sulla base del genere: l’omosessualità maschile è vista come condizione innata, naturale diversificazione dell’orientamento sessuale; inoltre è considerata come un sistema parallelo, dove la minoranza di appartenenti comporta una richiesta di valore LMS minore e quindi una situazione di vantaggio indiretto per l’instaurazione di relazioni a breve termine.

La Teoria BlackPill

La BlackPill è una teoria che afferma che l’aspetto fisico è il fattore più importante per determinare il successo sessuale di un uomo, soprattutto nella società occidentale odierna. Anche la teoria BlackPill riconosce che il denaro e lo status sociale sono fattori in grado di attrarre le donne, però avrebbero un peso molto minore rispetto all’aspetto. La BlackPill afferma che l’attrazione è determinata da caratteristiche estetiche geneticamente predeterminate e che gli uomini esteticamente non attraenti non avranno mai una vita felice. Gli aderenti alla teoria BlackPill sostengono che gli unici beneficiari della liberazione sessuale siano stati i Chad (vedi sotto) e le donne, e auspicano soluzioni sociali anziché individuali al problema degli incel.

Chi crede nella teoria BlackPill viene definito blackpilled. Solamente una parte degli incel aderisce all’ideologia BlackPill, però tutti gli aderenti all’ideologia BlackPill sono incel.

Terminologia

Nella forum online degli incel vi sono parecchi termini che hanno dei significati particolari.

Di seguito si riportano alcuni tra i più ricorrenti:

 
Termine Significato
Chad È la rappresentazione stereotipica del cosiddetto maschio alfa, caratterizzato da un bel viso con caratteri proporzionati, fisico atletico e di grande successo con le donne.
Normie  

È la rappresentazione stereotipica della persona comune. Il termine ha una connotazione dispregiativa in quanto si ritiene che una persona di aspetto medio non abbia capacità di capire che i suoi successi in campo sentimentale siano frutto di fortuna e non di capacità intrinseche.

Betabux  

Termine dispregiativo, utilizzato per definire quegli uomini in genere con un aspetto sotto la media ma con un elevato status socio-economico e che otterrebbero relazioni con le donne soltanto provvedendo al sostentamento economico delle partner. Il termine è mutuato dall’espressione del gergo statunitense Alpha fucks, Beta bucks (letteralmente “L’alfa fotte, il beta paga”, il cui significato sarebbe “Gli alfa hanno rapporti sessuali senza difficoltà, i beta devono impiegare i loro soldi”).

Cuck  

Termine con connotazione dispregiativa derivante dal diminutivo di cuckold. Il termine indica chi, secondo la teoria Redpill è troppo compiacente nei confronti del genere femminile, ad esempio per riuscire a ottenere una relazione e quindi è visto come poco virile e destinato a essere tradito.

Stacy È la rappresentazione stereotipata della ragazza più avvenente della media e iperselettiva.
Becky È la rappresentazione stereotipata della ragazza poco appariscente.
Volcel  

Così viene definito in senso a volte dispregiativo colui che sceglie deliberatamente di non intrattenere relazioni sentimentali.

Mentalcel Così viene definito chi si ritrova involontariamente celibe a causa di veri o presunti disturbi mentali.
Truecel  

Così viene definito chi si ritrova involontariamente celibe unicamente a causa di un aspetto sotto la media e che possiede difetti estetici che non possono essere risolti in alcun modo se non con costosissimi ed invasivi interventi di chirurgia estetica e/o maxillo-facciale.

Fakecel  

Così viene definito chi si spaccia per incel all’interno delle comunità online senza esserlo veramente; il termine ha connotazione dispregiativa.

Gymcel  

Così viene definito colui che nonostante possieda un fisico muscoloso è involontariamente celibe a causa del suo viso non attraente.

Bluepilled  

Semitradotto come «bluepillato» o «blupillato» in italiano, sta a indicare chiunque non aderisca all’ideologia della teoria LMS.

Looksmaxing  

Tale termine (traducibile grossomodo come “ottimizzazione dell’aspetto”) indica un insieme di pratiche eterogenee che hanno lo scopo di aumentare la propria bellezza fisica che, secondo la teoria LMS, è uno dei più importanti fattori per attrarre il sesso opposto. Infatti, secondo la suddetta teoria, alcune prerogative per essere un uomo esteticamente attraente sono la mandibola e la mascella prominenti, una capigliatura folta, le giuste proporzioni del contorno del viso, uno sguardo mascolino (caratterizzato da occhi lunghi e stretti, con inclinazione dei canthus, punta angolare delle due palpebre, neutra o positiva) e l’alta statura. Le pratiche trattate dal looksmaxing cominciano dalla semplice cura del corpo, dei capelli e proseguono con l’allenamento in palestra per diventare più muscolosi. Infine il looksmaxing riguarda una serie di chirurgie estetiche o maxillo-facciali per diventare più attraenti; tra le più citate vi è la cantoplastica, le protesi agli zigomi o agli angoli mandibolari, la rinoplastica, la mentoplastica e le osteotomie per far avanzare frontalmente le mascelle.

Controversie

Discorsi di incitamento all’odio

La comunità incel di Reddit che era presente nel subreddit «/r/incels» venne chiusa dal sito stesso il 7 novembre 2017, per aver violato le politiche sui discorsi di incitamento all’odio. All’epoca della chiusura, la comunità contava circa 42.000 membri.

In seguito le comunità incel statunitensi si spostarono su piattaforme con policy per i post più permissive, come 4chan.

Uno studio condotto da diversi ricercatori, tra cui alcuni dell’Università di Psicolinguistica e Linguistica Computazionale di Anversa, analizzando i contenuti del forum «incels.is» ha riscontrato come questi siti possano dar luogo a fenomeni di camera d’eco, cosicché, se una persona sta vivendo un moderato momento di disagio, frequentando tali siti Internet potrebbe peggiorare la propria condizione psichica. Il software automatico adoperato dai ricercatori ha dimostrato come nel suddetto forum ricorrano determinati termini assimilabili ai discorsi d’odio, individuabili in maniera automatizzata nel 95% dei casi.

Le discussioni nei forum degli incel sono spesso caratterizzate da antifemminismo, risentimento, misoginia, misantropia, autocommiserazione e disprezzo di sé, razzismo, visione del sesso come una cosa dovuta, e approvazione della violenza contro la società, da cui i partecipanti si sentono discriminati.

Disturbi di personalità associati

Da una serie di interviste condotte da due docenti dell’Università della Georgia è emerso che coloro che si autodefinivano incel avevano un’alta probabilità di sentirsi arrabbiati, frustrati e/o depressi, indipendentemente dalla vera o presunta incapacità di instaurare relazioni.

Terrorismo correlato al mondo incel

La cronaca mondiale riporta casi di incel che hanno compiuto attentati terroristici o atti violenti in tempi recenti:

  • 23 maggio 2014: Elliot Rodger, un ragazzo di 22 anni, uccise 6 persone e ne ferì 14 a Isla Vista in California per poi suicidarsi. Prima di compiere l’attentato scrisse e pubblicò online un lungo manifesto in cui raccontò tutta la sua vita in ogni dettaglio e in cui espresse la sua rabbia e depressione per non aver mai dato ancora il suo primo bacio, essere vergine ed essere sempre stato rifiutato dalle donne.
  • 1º ottobre 2015: Chris Harper-Mercer, un ragazzo di 26 anni, uccise 9 persone e ne ferì 8 in una sparatoria nell’Umpqua Community College a Roseburg in Oregon per poi suicidarsi. Prima di farlo pubblicò online un breve manifesto in cui espresse la sua depressione per essere vergine e non aver mai avuto una ragazza ed elogiò alcuni mass shooters (sono coloro che sparano alla folla) statunitensi e in particolar modo Elliot Rodger.
  • 23 aprile 2018: Alek Minassian, un cittadino canadese di origini armene di 25 anni, si lanciò con un furgone contro la folla della città di Toronto uccidendo 11 persone (inclusa una deceduta nel 2021) e ferendone altre 15 per poi essere arrestato. Pochi minuti prima di compiere il gesto scrisse un post sul suo profilo di Facebook in cui inneggiava alla ribellione degli incel ed elogiava Elliot Rodger.
  • 22 luglio 2018: Faisal Hussain, un uomo di 29 anni, uccise 2 persone e ne ferì altre 13 in una sparatoria a Toronto per poi suicidarsi. I parenti di Hussain hanno riferito di aver avuto una discussione con lui poche ore prima della strage e gli avevano detto di trovarsi una moglie. Tale conversazione, secondo i suoi parenti, sconvolse Hussain. Successivamente la polizia dichiarò che Hussain fece delle ricerche su Alek Minassian e che nel suo cellulare è stata trovata una copia del manifesto di Elliot Rodger.
  • 2 novembre 2018: Scott Beierle, un uomo statunitense di 40 anni, uccise 2 persone e ne ferì altre 4 in una sparatoria in uno studio yoga di Tallahassee in Florida per poi suicidarsi. In precedenza, aveva pubblicato diversi video online in cui esprimeva la sua rabbia per non avere una donna e per i rifiuti che sosteneva di ricevere da loro.
  • 24 febbraio 2020: Un ragazzo di 17 anni colpisce mortalmente con un machete una donna e ferisce altre 2 persone in un centro massaggi a Toronto per poi essere arrestato. Nel momento dell’attentato aveva con sé un biglietto con scritto «lunga vita alla ribellione incel» e in seguito disse agli agenti di essere stato ispirato da Alek Minassian. L’identità del ragazzo non viene rivelata in quanto minorenne e la polizia classificherà il caso come terrorismo correlato al movimento incel.
  • 20 maggio 2020: Armando Hernandez Jr, un ragazzo di 20 anni, ferisce 3 persone in una sparatoria a Glendale in Arizona per poi essere arrestato. Nei giorni seguenti dirà agli agenti di essere un incel che ha agito per vendetta per essere rifiutato dalle donne, di essere stato ispirato da Elliot Rodger e che il suo obiettivo erano le coppie di fidanzati. Durante l’interrogatorio si lamentò inoltre di non fare nessun match (incontro) su Tinder.
  • 21 settembre 2020: Antonio De Marco, un ragazzo italiano di 21 anni, uccide una coppia di fidanzati a Lecce con decine di coltellate per poi essere arrestato pochi giorni dopo. Egli dichiarerà agli agenti di aver ucciso i due «perché erano troppo felici» e che lui invece non aveva mai avuto una ragazza, i suoi unici rapporti sessuali fossero con prostitute e che i continui rifiuti subiti da parte di più ragazze sia stata la causa della sua rabbia. Nel suo diario è stato trovato scritto che provava ormai un’incontrollabile sensazione di solitudine e di assenza di amore e di avere una rabbia crescente contro gli uomini sessualmente di successo e le donne.
  • 12 agosto 2021: Jake Davison, un ragazzo di 22 anni, uccide 5 persone e ne ferisce altre 2 in una sparatoria a Plymouth in Inghilterra per poi suicidarsi. Nei suoi video caricati su YouTube lamentava di essere «brutto e vergine», di «aver perso l’amore adolescenziale» e dichiarava che stava «consumando un’overdose di blackpill».

Numero2739.

 

F E L I C I T A’

 

Nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, il 4 luglio 1776, si afferma:

 

“Tutti gli uomini sono stati creati uguali: essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti Inalienabili; fra questi ci sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo Governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.”

 

A differenza della nostra Costituzione, in America la felicità è un vero e proprio diritto. Si dà ai cittadini il diritto di difenderlo da chiunque cerchi di ostacolarlo. Il governo americano per garantire la felicità della popolazione si deve immergere nei loro sentimenti entrare in contatto con loro. Il diritto alla felicità non è solo della singola persona ma è anche dell’intera collettività.

In Italia i principali articoli che garantiscono all’uomo di vivere in una condizione di benessere e piena libertà vengono enunciati nei primi quattro articoli. L’Italia garantisce all’uomo dei diritti e dei doveri inviolabili; gli garantisce l’uguaglianza di fronte alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizione sociale ed economica. La costituzione italiana inoltre, garantisce all’uomo il dovere di lavorare secondo le proprie scelte e le proprie possibilità. La repubblica italiana non deve , in nessun modo, andare a violare o restringere i diritti dell’uomo impedendone il suo pieno sviluppo, anzi deve dare la possibilità a qualsiasi uomo di poter esercitare i propri diritti e doveri. Le principali differenze tra la Costituzione Italiana e la Costituzione Americana riguardano soprattutto i primi articoli.

Anche la loro nascita è differente.

La Costituzione della Repubblica Italiana è nata in seguito alla liberazione dell’Italia dai tedeschi, dopo la seconda guerra mondiale. Con il  referendum del 1946 la popolazione si espresse favorevolmente alla repubblica; lo stesso giorno venne eletta un’ assemblea costituente  che elaborò il testo della costituzione che verrà approvato alla fine del 1947,  promulgato dal Capo provvisorio dello Stato, De Nicola, ed è entrato in vigore il 1 gennaio del 1948. Esso si compone di 139 articoli e di XVIII disposizioni transitorie e finali, ed è stato oggetto di molteplici revisioni costituzionali, con cui si è provveduto ad integrare ed aggiornare il testo originario (Revisione costituzionale).

La Costituzione è divisa in tre parti:

  • primi dodici articoli rappresentano i Principi fondamentali;
  • la Parte I, dal art. 13 all’art. 54, è intitolata Diritti e doveri dei cittadini  ed e composta dai rapporti etico-sociali, dai rapporti di natura economica e dai rapporti di natura politica;
  • la Parte II è intitolata Ordinamento della Repubblica e tratta l’organizzazione dello stato.

Il testo della costituzione è molto rigido, ciò significa che per poter modificare alcuni articoli o disposizioni della Costituzione, bisogna effettuare un procedimento molto lungo e complesso. La legge costituzionale permette al parlamento di modificare la Costituzione: essa si differenzia dalla legge ordinaria per il procedimento di approvazione. Lo Stato ha anche istituito un organo, la Corte Costituzionale, che ha il potere di giudicare le leggi e di annullarle nel caso in cui vadano contro i principi costituzionali.

La Costituzione americana, nata dalla rivoluzione delle colonie britanniche nel XVIII secolo venne redatta e approvata dalla Convenzione di Filadelfia nel 1787 ed entrò in vigore 2 anni dopo. Essa è la più antica costituzione scritta, nacque dall’esigenza di creare un forte governo centrale che regolasse i dissensi, soprattutto in materia doganale, tra gli stati che si erano dichiarati indipendenti nel luglio 1776. La costituzione è formata da un breve preambolo e da sette articoli suddivisi in numerose sezioni; di essa fanno parte anche gli emendamenti proposti e ratificati. I primi dieci emendamenti, approvati nel 1789, costituirono il Bill of Rights. In America l’esercizio del controllo di costituzionalità (judicial review) sulle leggi e altri atti normativi è esercitato dagli organi giudiziari, in primo luogo dalla Corte suprema. Mentre la Costituzione Italiana è  un testo rigido, in modo che non possa essere variata o interpretata per favorire la corruzione, la costituzione degli stati uniti è più elastica e interpretabile, affinché tutti i 51 stati degli USA siano regolati e non prendano strade troppo diverse.

La Costituzione americana, inoltre, risale al 1788, e fu creata per durare nel tempo, per essere attuale anche dopo centinaia d’anni. Ovviamente la società e le sue regole cambiano di epoca in epoca, quindi è necessario che i suoi articoli siano interpretabili, flessibili ed applicabili in diverso modo.
La nostra Costituzione nasce in tempi recenti, ed è stata creata in una situazione diversa, per garantire la democrazia e il rispetto di doveri e diritti. Il diritto degli Stati Uniti, a differenza di quello italiano, è giurisprudenziale, ossia afferma che le norme giuridiche vengono create all’insorgere di un nuovo caso. Si  può dire che l’intero diritto americano sia una raccolta di sentenze, che una volta approvate diventano legge.

Una delle differenze principali è che nel primo articolo della Costituzione Italiana si enuncia che:

L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.”.

La Costituzione americana, invece, inizia con un preambolo in cui si parla dello scopo per cui essa è nata, ossia per perfezionare la loro unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all’interno dello stato, provvedere alla comune difesa, promuovere e salvaguardare il benessere generale come dono della libertà. E, soprattutto, afferma che ogni uomo ha diritto ad essere felice.

Numero2704.

 

S T R E S S

 

Ho deciso di non stressarmi per NULLA. LO STRESS E’ UN ASSASSINO SILENZIOSO.

Ieri è passato. Rimuginarci sopra non lo farà mai riaccadere. Allora perché preoccuparsi? Il futuro non è stato MAI promesso. Quindi perché preoccuparsi di cosa potrebbe o non potrebbe accadere domani? Vivete il momento. Siate felici. Rendete gli altri felici.

Tutti noi pensiamo di essere invincibili, che ogni giorno ci sveglieremo e che ogni cosa continuerà come al solito. Lavoro, pagare le tasse. Litigare. Ridere. Giocare.

Questo non è assolutamente vero. Quindi, prendetevi cura di voi stessi. Gli uni degli altri, dei vostri cari, degli amici, della famiglia. Non andate a letto arrabbiati. Potreste non svegliarvi più! Fate la pace con tutti. Perdonate e dimenticate!

Ricordate che la vita non è solo lavoro e pagare le tasse!

Divertitevi. Fate ciò che vi rende felici. D’altronde, quando siete felici, siete in grado di trasmettere la vostra felicità anche agli altri!

Che Dio vi benedica!

Numero2684.

 

da una chat di QUORA   di Alberico Vespucci

 

QUAL È IL SEGRETO DELLA FELICITÂ ?

 

Con questa risposta il segreto non sarà più tale perché quello che sto per scrivere ha come base scientifica uno studio longitudinale davvero impressionante.

Il dottor Robert J. Waldinger è la 4° persona a capo di un progetto di ricerca sull’essere umano che è molto ambizioso ed è nato 75 anni fa alla Harvard Medical School.

Waldinger parte a raccontare la sua storia da un sondaggio molto recente fatto a quelli che sono definiti “millenials”, persone nate più o meno alla fine del secolo scorso e alla domanda: “Qual è l’obiettivo più importante della tua vita?”, la risposta per l’80% è stata: diventare ricchi, mentre per il 50% di quelli che avevano risposto in quel modo, l’alternativa era: diventare famosi.

Ora provate ad immaginare di prendere un essere umano e di seguirlo passo dopo passo nella sua vita, a partire dai primi studi fino al lavoro, poi la creazione di una famiglia, figli, nipoti, la pensione; cercare di capire attraverso quelle vite che cosa li ha resi felici o al contrario che cosa non li ha resi felici.

Beh la Harvard Medical School l’ha fatto e dal 1940 ha deciso di studiare oltre 700 uomini seguendoli passo passo nelle loro vite di tutti i giorni per 75 anni.

Studi di questo tipo, per capirci, sono molto rari perché per mille motivi spesso falliscono perché finiscono i fondi, perché le persone banalmente si stufano o magari gli scienziati cambiano progetto o muoiono e nessuno porta avanti la ricerca.

Ecco perché questo è uno degli studi sulla felicità più seri, approfonditi e affidabili che siano mai stati fatti.

Quando incominciarono lo studio, scelsero dei teenagers. Li intervistarono per ore, fecero loro esami medici, incontrarono parenti, genitori. Poi lentamente quei ragazzi sono cresciuti, hanno studiato, sono diventati adulti.

Alcuni hanno lavorato come agricoltori o altri come avvocati, uno è diventato presidente degli Stati Uniti; qualcuno è diventato un’alcolista, altri si sono ammalati; alcuni hanno scalato dal basso tutti i gradini del percorso sociale fino alla cima; altri invece l’hanno fatto al contrario.

E sapete che cosa hanno capito? Quale è stata la lezione che hanno tratto da uno studio lungo più di 70 anni riguardo alla vita ma soprattutto alla felicità delle persone? Sapete quale è stata la risposta alla domanda da dove viene la felicità?

Beh la risposta è stata semplicemente: dai rapporti umani. Punto.

Nello specifico però hanno imparato 3 lezioni fondamentali, questi studiosi.

  1. La prima è che le relazioni sociali fanno benissimo alla nostra salute mentre la solitudine uccide. Le persone che sono sole si ammalano prima, quando raggiungono la mezza età, il loro cervello lavora meno e, peggio, e sono più attaccabili dalle malattie.
  2. La seconda lezione che hanno appreso è che non è il numero di amici o di rapporti che abbiamo che conta, è la loro qualità. Non è sufficiente, per capirci, essere sposati; bisogna essere felici con la persona con cui dividiamo la nostra vita, anche se questo è un impegno che dura tutta la vita.
  3. E la terza e ultima lezione è che delle buone relazioni non fanno bene solo al nostro corpo, ma anche al nostro cervello. Le persone anziane che avevano sviluppato rapporti solidi e sinceri avevano una memoria molto più “affilata” di chi era rimasto da solo.

Quando la ricerca era iniziata 75 anni fa, analizzando ragazzi di nemmeno 20 anni, molti di loro avevano risposto proprio come i millenials di oggi dicendo che soldi e fama erano l’obiettivo della vita.

Alla fine però, dello studio della Harvard Medical School è chiaro che chi vive un’esperienza di vita condivisa con persone che ama e in una comunità attiva in cui si trova bene, probabilmente vivrà una vita più felice.

Numero2678.

 

F E L I C I T Â

 

“Happiness is letting go

of what you think your life

is supposed to look like

and celebrating it

for everything that it is.”

 

“La felicità è lasciare andare

ciò che credi la tua vita

dovrebbe sembrare

e celebrarla

per tutto quello che è.”

 

Mandy  Hale

Numero2661.

 

 

U N   P R O G R A M M A   D I   V I T A

 

Lascia andare le persone che non sono pronte ad amarti, o pretendono di farlo soltanto a modo loro.
Questa è la cosa più difficile che dovrai fare nella tua vita e sarà anche la cosa più importante.
Smetti di avere conversazioni difficili con persone che non vogliono cambiare.
Smetti di apparire per le persone che non hanno interesse per la tua presenza.
So che il tuo istinto è quello di fare tutto il possibile per guadagnare l’apprezzamento di chi ti circonda, ma è un impulso che ti ruba tempo, energia, salute mentale e fisica.
Quando inizi a lottare per una vita con gioia, interesse e impegno, non tutti saranno pronti a seguirti in quel luogo.
Questo non significa che devi cambiare ciò che sei, significa che devi lasciare andare le persone che non sono pronte ad accompagnarti.
Se sei escluso, insultato, dimenticato o ignorato dalle persone a cui regali il tuo tempo, non ti fai un favore continuando ad offrire loro la tua energia e la tua vita.
La verità è che non sei per tutti e non tutti sono per te.
Questo è ciò che rende così speciale un rapporto, quando trovi persone con cui hai amicizia o amore ricambiato.
Saprai quanto è prezioso, perché hai sperimentato ciò che non lo è.
Ci sono miliardi di persone su questo pianeta e molte di loro le troverai al tuo livello di interesse e impegno.
Forse se smetti di apparire, non ti cercheranno.
Forse se smetti di provarci, la relazione finirà.
Forse se smetti di inviare messaggi, il tuo telefono rimarrà scuro per settimane.
Questo non significa che hai rovinato la relazione, significa che l’unica cosa che la sosteneva era l’energia che solo tu davi per mantenerla.
Questo non è amore, è attaccamento.
È dare una possibilità a chi non se la merita!
Tu meriti molto di più.
La cosa più preziosa che hai nella tua vita è il tuo tempo ed energia, poiché entrambi sono limitati.
Le persone e le cose a cui dai tempo ed energia, definiranno la tua esistenza.
Quando ti rendi conto di questo, inizi a capire perché sei così ansioso quando trascorri del tempo con persone che non dovrebbero starti vicino, o ti dedichi ad attività o spazi che non ti si addicono.
Inizierai a renderti conto che la cosa più importante che puoi fare per te stesso e per tutti quelli che ti circondano, è proteggere la tua energia mentale, nervosa, affettiva più ferocemente di qualsiasi altra cosa.
Fai della tua vita un porto sicuro, in cui sono ammesse solo persone “compatibili” con te.
Non sei responsabile di salvare nessuno.
Non sei responsabile di convincerli a migliorare.
Non è il tuo lavoro esistere per le persone che non ti meritano e dare loro la tua vita!
Ti meriti amicizie vere, impegni veri e un amore completo con persone sane ed equilibrate.
La decisione di prendere le distanze dalle persone nocive, ti darà l’amore, la stima per te stessa, la felicità e la protezione che meriti.
Tu vali, non svenderti.