Numero2860.

 

Frasi tipiche delle persone insicure

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

L’insicurezza è uno stato emotivo caratterizzato da sentimenti di incertezza, dubbi e mancanza di fiducia in se stessi. Si manifesta attraverso pensieri negativi riguardo alle proprie abilità, il proprio valore e la propria capacità di affrontare le sfide della vita. L’insicurezza può influenzare molti aspetti della vita di una persona, tra cui le relazioni interpersonali, il lavoro, gli studi e il benessere emotivo generale.

Come nasce l’insicurezza

L’insicurezza è un sentimento di incertezza, dubbio e mancanza di fiducia in se stessi. Può influenzare molti aspetti della vita di una persona, tra cui le relazioni personali, il lavoro, le performance accademiche e il benessere emotivo. Le cause dell’insicurezza possono essere complesse e multiformi, risultando dall’interazione di diversi fattori.

L’insicurezza può manifestarsi in diversi modi. Alcune persone possono avere una bassa autostima e una visione negativa di sé stesse. Si sentono inadeguate e pensano di non essere all’altezza delle aspettative degli altri. Altre persone possono manifestare insicurezza attraverso l’eccessiva autocritica e il perfezionismo. Sono sempre preoccupate di fare errori o non raggiungere i propri obiettivi.

Ci sono diversi fattori che possono contribuire all’insorgenza dell’insicurezza. Le esperienze negative del passato, come il trauma, il bullismo o gli abusi, possono influenzare profondamente la fiducia in se stessi di una persona. L’ambiente familiare svolge un ruolo importante nello sviluppo dell’insicurezza. Se una persona cresce in un ambiente in cui manca il sostegno emotivo e l’approvazione, può sviluppare un senso di insicurezza riguardo al proprio valore e alle proprie capacità.

La comparazione sociale è un altro fattore che alimenta l’insicurezza. Le persone tendono a confrontarsi con gli altri, misurando il proprio valore in base a ideali culturali o sociali. I mezzi di comunicazione e i social media possono amplificare questo confronto, portando a una percezione distorta della realtà e a sentimenti di insicurezza. Di seguito, analizzeremo alcuni dei principali fattori che possono contribuire alla nascita dell’insicurezza.

Esperienze negative passate

Le esperienze negative, come il trauma, il bullismo, gli abusi o il fallimento, possono avere un impatto significativo sull’autostima e sulla fiducia in se stessi. Ad esempio, se una persona è stata costantemente criticata o derisa durante l’infanzia, potrebbe sviluppare una visione negativa di sé stessa e una paura costante di essere giudicata dagli altri.

Ambiente familiare

L’ambiente familiare svolge un ruolo cruciale nello sviluppo dell’insicurezza. Se un bambino cresce in un ambiente in cui manca il sostegno emotivo, l’affetto e l’approvazione, potrebbe sviluppare un senso di insicurezza riguardo al proprio valore e alle proprie capacità. Le critiche costanti, l’assenza di limiti chiari o il confronto costante con i fratelli/sorelle possono minare l’autostima di un individuo e generare insicurezza.

Comparazione sociale

La comparazione sociale è un altro fattore che può alimentare l’insicurezza. Viviamo in una società che spesso promuove l’idea di “misure di successo” come bellezza, ricchezza, popolarità e successo professionale. Le persone insicure tendono a confrontarsi con gli altri, misurando il proprio valore in base a queste misure e ritrovandosi spesso in una posizione di svantaggio. I social media, in particolare, possono amplificare il confronto sociale, poiché le persone tendono a mostrare le loro vite sotto una luce positiva, creando una percezione distorta della realtà.

Mancanza di successi o riconoscimenti

L’incapacità di raggiungere obiettivi personali o professionali, o la mancanza di riconoscimenti per i propri successi, può minare la fiducia in se stessi e alimentare l’insicurezza. Ad esempio, se una persona non riesce a ottenere un lavoro desiderato o viene respinta da una relazione romantica, potrebbe iniziare a dubitare delle proprie capacità e del proprio valore.

Messaggi culturali e sociali

Le norme culturali e sociali influenzano anche l’autostima e la sicurezza personale. Ad esempio, i messaggi che attribuiscono maggior valore a determinati tratti fisici o caratteristiche personali possono far sentire le persone insicure se non corrispondono a questi ideali. Inoltre, i pregiudizi legati al genere, all’età, all’etnia o ad altre caratteristiche possono alimentare l’insicurezza, facendo sentire le persone come se non fossero all’altezza degli standard imposti dalla società.

Fallimenti e critiche

L’esperienza di fallimenti o il ricevere critiche può mettere a dura prova l’autostima e generare insicurezza. Le persone insicure tendono a percepire i fallimenti come prove concrete della loro inadeguatezza e si focalizzano maggiormente sui commenti negativi, ignorando gli elogi o i successi che possono aver raggiunto.

Autocritica e perfezionismo

L’autocritica e il perfezionismo eccessivi sono spesso legati all’insicurezza. Le persone insicure tendono ad avere aspettative irrealistiche su di sé e a concentrarsi sugli errori o sulle imperfezioni, senza riconoscere i propri punti di forza. Questo atteggiamento critico può alimentare un ciclo di insicurezza, poiché non importa quanto successo raggiungano, si sentiranno sempre inadeguate.

Mancanza di fiducia nelle proprie abilità

L’insicurezza può derivare anche da una mancanza di fiducia nelle proprie abilità. Le persone insicure possono sottostimare le proprie capacità o temere di non essere in grado di affrontare nuove sfide. Questa mancanza di fiducia può limitare la propria crescita personale e professionale, alimentando l’insicurezza stessa.

Frasi tipiche delle persone insicure

Le frasi tipiche delle persone insicure possono variare a seconda del contesto, ma ecco alcuni esempi comuni:

“Non sono mai abbastanza bravo/a in niente.”
“Mi sento sempre inferiore agli altri.”
“Ho paura di deludere le persone che mi circondano.”
“Non credo di poter fare nulla di valore.”
“Mi sento sempre giudicato/a dagli altri.”
“Le mie opinioni non contano.”
“Non sono all’altezza delle aspettative degli altri.”
“Mi preoccupo costantemente di cosa pensano gli altri di me.”
“Ho sempre paura di sbagliare.”

“Mi sento insicuro/a della mia apparenza fisica.”
“Penso sempre che gli altri siano migliori di me.”
“Ho difficoltà a prendere decisioni perché ho paura di sbagliare.”
“Mi sento inadeguato/a in confronto agli altri.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza intelligente.”
“Ho timore di mostrare il mio vero io alle persone.”
“Mi sento in competizione costante con gli altri.”
“Non credo di meritare il successo o la felicità.”

“Mi confronto costantemente con gli altri e mi sento sempre inferiore.”
“Mi preoccupo di essere abbandonato/a dalle persone che amo.”
“Mi sento a disagio in situazioni sociali.”
“Ho paura di essere rifiutato/a dagli altri.”
“Mi sento inadatto/a nel mondo del lavoro.”
“Mi preoccupo di essere considerato/a un fallimento.”
“Mi sento inadeguato/a nelle relazioni romantiche.”
“Ho difficoltà a credere nei complimenti che mi fanno.”

“Mi sento spesso fuori posto.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza interessante per gli altri.”
“Mi sento insicuro/a delle mie capacità.”
“Penso sempre che gli altri mi giudichino negativamente.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza attraente per gli altri.”
“Mi sento fuori controllo della mia vita.”
“Mi preoccupo di fare brutte figure in pubblico.”
“Mi sento bloccato/a dai miei timori e insicurezze.”
“Ho difficoltà a fidarmi degli altri.”

“Mi preoccupo di essere considerato/a un peso dagli altri.”
“Mi sento a disagio nel parlare in pubblico.”
“Mi preoccupa di non essere abbastanza bravo/a nella mia carriera.”
“Mi sento in colpa per tutto.”
“Mi preoccupo di essere giudicato/a per le mie scelte di vita.”
“Mi sento inadeguato/a come genitore.”
“Mi preoccupo di essere abbandonato/a dagli amici.”
“Mi sento sempre sotto pressione per piacere agli altri.”

“Mi preoccupo di non essere abbastanza diligente nel lavoro.”
“Mi sento inadeguato/a nel prendere decisioni importanti.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza creativo/a o talentuoso/a.”
“Mi sento sempre insoddisfatto/a di me stesso/a.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza amato/a.”
“Mi sento sempre in competizione con gli altri per dimostrare il mio valore.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza in forma o atletico/a.”
“Mi sento costantemente in ansia riguardo al futuro.”

L’insicurezza può colpire le persone in modi diversi, quindi queste frasi potrebbero non rappresentare tutte le sfumature dell’insicurezza. Se tu o qualcuno che conosci sta lottando con l’insicurezza, può essere utile cercare il supporto di un professionista qualificato come uno psicologo o uno psicoterapeuta.

Come diventare più sicuri

Attraverso l’autoriflessione, il lavoro sul proprio atteggiamento mentale, l’identificazione e il superamento dei modelli di pensiero negativi, l’acquisizione di nuove competenze e il rafforzamento delle relazioni interpersonali, è possibile sviluppare una maggiore sicurezza in se stessi e un senso di valore personale. È un processo che richiede tempo, pazienza e impegno, ma può portare a un benessere emotivo duraturo e a una visione più positiva di sé stessi. Non sei solo/a.

Accetta che provare insicurezza è normale e umano. Riconosci che le emozioni, comprese quelle negative, fanno parte dell’esperienza umana e non devono essere evitate o negate. Considera l’insicurezza come un’opportunità di crescita e apprendimento. Osserva le situazioni in cui ti senti insicuro/a come possibilità di acquisire nuove competenze, migliorare e sviluppare una maggiore resilienza emotiva. Ricorda che superare la paura di sentirsi insicuri richiede tempo e impegno. Sii gentile con te stesso/a durante questo processo e ricorda che tutti affrontano sfide simili. Con il tempo, potrai sviluppare una maggiore fiducia in te stesso/a e affrontare l’insicurezza con maggiore serenità.

Numero2851.

 

Le persone che attrai sono il riflesso delle ferite che ti porti dentro

Anna De Simone    Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia.

 

Se sei una calamita per casi umani, non temere! Il titolo vuole indicare semplicemente che i partner che attiri possono raccontarti molto sul tuo vissuto interiore perché questi, in qualche modo, riflettono parti di te e della tua vita emotiva. Per capire quali parti di te riflettono i tuoi ex o l’attuale partner, basterà solo imparare ad analizzare il significato delle tue storie d’amore e nel testo che segue proverò a spiegarti come.

Se non ti piacciono i cenni teorici psicoanalitici, salta subito al paragrafo «quando è il dolore a guidarti nella scelta del partner» perché, come vedremo, è la sofferenza appresa a guidarti nella scelta del partner sbagliato. La stessa sofferenza che innesca la tendenza a stringere sempre relazioni disfunzionali e sbilanciate, dove tu sei quella/o che ci rimette di più. Perché se è vero che quando una coppia si lascia non esistono né’ vincitori né vinti, è altrettanto vero che spesso nelle coppie disfunzionali c’è una persona che dà di più, troppo.

La scelta del partner: ecco perché siamo dei pessimi decisori

Nell’ideale, l’essere umano dovrebbe muoversi e fare scelte volte al profondo e duraturo appagamento. Eppure, quando si tratta di scelte, talvolta dimostriamo di essere pessimi decisori; la scelta del partner sbagliato ne è una testimonianza. Secondo la teoria freudiana, l’uomo si muove alla ricerca di gratificazioni immediate, alla costante ricerca del piacere. Questa teoria non spiegava però le nevrosi, la coazione a ripetere e l’esistenza di alcuni schemi disfunzionali ripetitivi. A risolvere il quesito è stata una successiva teoria psicoanalitica, quella delle relazioni oggettuali (W. Fairbairn). Stando a questa visione, le azioni umane non sono motivate dalla gratificazione ma dalla ricerca di un legame. E’ stringere un legame significativo ciò che ci preme.

Poco dopo, biologi dell’evoluzionismo hanno riferito che gli essere umani sono geneticamente programmati per stringere legami di attaccamento. Quando veniamo al mondo, infatti, siamo del tutto indifesi e abbiamo bisogno di stringere un legame affinché qualcuno ci garantisca sostentamento. Tra le strategie evolutive che ci garantiscono le cure c’è il sorriso e il pianto. Sorridiamo letteralmente per ammaliare l’adulto che dovrà curarsi di noi, e facciamo di tutto per preservare quel legame: tutto questo è nel nostro codice genetico. E’ una forma di adattamento che nei millenni si è evoluta per garantirci la sopravvivenza.

I bambini sono geneticamente programmati per creare legami con i genitori con qualsiasi forma di contatto gli forniscano e quelle forme di contatto diventano modelli relazionali che durano per tutta la vita. Ecco perché, in qualche modo, gli uomini o le donne che attiri, sono il riflesso di ciò che sei e che sei stata/o in passato. Di seguito userò il genere femminile, ma questo varrà anche al maschile!

Attirare il partner appagante

Se da bambina ti è stata garantita gratificazione e sicurezza come forma di contatto, ricercherai la gratificazione non come fine a sé stessa ma come forma appresa di relazione con l’altro. Il partner che attirerai ricercherà le tue stesse cose: interdipendenza, reciprocità, stima, comunicazione, supporto e intimità.

Purtroppo spesso i genitori procurano molte esperienze dolorose. Dal distacco forzato al primo giorno di asilo, senza la minima preparazione per il bambino ancora spaventato dal mondo, ai ricatti emotivi e agli obblighi morali. Gli adulti dovrebbero rendere il mondo a misura di bambino, tuttavia la mentalità genitoriale vede il bambino come subordinato al genitore, quasi come una proprietà.

Quando è il dolore a guidarti nella scelta del partner

W. Fairbairn, medico e psicoanalista, studiò a fondo le dinamiche che accompagnavano i bambini maltrattati. In particolare, lo psicoanalista rimase colpito dall’intensità del legame e dalla fedeltà che quei bambini mostravano verso i genitori maltrattanti. Più tardi, quegli stessi bambini finivano per ricercare la sofferenza come forma di relazione con gli altri. Il dolore era diventato la forma di contatto privilegiata. I bambini, e più tardi gli adulti, cercano nell’altro la stessa forma di contatto che hanno sperimentato all’inizio del loro sviluppo.

In altre parole, costruiamo i nostri modelli relazionali e la nostra vita emotiva intorno al tipo di interazioni che abbiamo avuto con chi si è preso cura di noi all’inizio della nostra vita. Cosa ti raccontano i tuoi ex partner della tua vita emotiva? L’attrazione è scattata quando l’altro ha fatto risuonare in te quel modello che nella prima infanzia ti è stato proposto come esempio fondamentale d’amore. Se reputi di aver vissuto un’infanzia tranquilla, sappi che anche i bambini osservati da W. Fairbairn non erano consapevoli dei torti subiti, ma questi torti risuonavano ancora in loro fino a condizionarne le (cattive) scelte affettive.

Secondo W. Fairbairn, il bambino, per proteggere il legame con il genitore, non sarebbe sempre in grado di riconoscere nel genitore una figura abusante; seguendo il modello d’amore interiorizzato, da adulto, quel bambino potrebbe passare dalle braccia di un partner abusante all’altro. Questo spiega perché alcune persone finiscono sempre con il partner sbagliato, perché il partner sbagliato riflette la vita emotiva inconscia di chi lo ha attirato.

Cosa ci raccontano i tuoi ex-partner della tua vita emotiva?

Dopo tanta teoria, è il momento di passare alla pratica, tirare le somme e fare una sana auto-analisi. Ripensa alle tue storie d’amore, riesci a individuare dei modelli ricorrenti? Se all’apparenza le storie e le personalità dei tuoi ex partner sembrano tutte diverse, soffermati su come ti hanno fatta sentire. Noti una certa ricorrenza dei vissuti emotivi? Questi vissuti emotivi hanno molto a che fare con il tuo funzionamento psichico. Ti faccio alcuni esempi.

Una bambina che ha dovuto sempre combattere (o competere con un fratello/sorella) per le attenzioni genitoriali, finirà per essere attratta (e attrarre a tua volta) persone incoerenti e discontinue. Non solo, questa bambina avrà interiorizzato «l’amore dai grandi gesti». Sarà portata a fare pazzie, impegnarsi al 110%, realizzare sorprese, cene romantiche, regali studiati (…) e tutto questo per convalidare la sua identità e affermare un forte: «io ci sono e voglio essere amata». Purtroppo il modello d’amore interiorizzato durante l’infanzia parla più di un bisogno insoddisfatto che di amore vero, un amore subordinato ad affanni e grandi imprese.

Anche l’essere sempre attratti da persone che non ci filano per nulla racconta qualcosa del genere. Il partner irraggiungibile diventa il riflesso dell’amore negato. Sul partner che non ti corrisponde tu proietti desideri, ideali e valori che in realtà non esistono. Quell’oggetto dei desideri diviene un concentrato di aspettative e speranze creato apposta per far risuonare in te un nuovo rifiuto. La tua attenzione si focalizza su chi non ti desidera perché stai riproponendo il tuo modello d’amore interiorizzato. L’ironia della sorte? Quando quella persona diviene raggiungibile e si avvicina, il tuo interesse svanisce!

Ancora, chi è cresciuto con un genitore scostante e costantemente rifiutante, potrebbe strutturare la sua vita emotiva sull’incompiuto: iniziare attività per non finirle, cimentarsi in imprese impossibili, inseguire sogni irrealizzabili, standard irraggiungibili e partner impegnati. La bambina cresciuta con un genitore altalenante, che alternava periodi di presenza con periodi di assenza e rifiuto, potrebbe finire con l’attrarre partner abusanti e ambivalenti, che ti idealizzano per poi svalutarti e hanno bisogno di sminuirti per sentirsi meglio.

Come spezzare il circolo vizioso?

Capire entro quali termini il partner che attiri è il riflesso di ciò che hai dentro, ti aiuterà a uscirne. In che modo? Ti mostrerà le tue vulnerabilità e ti farà capire su quali aspetti della tua vita emotiva hai bisogno di lavorare.

Solo guarendo il modello ancestrale interiorizzato potrai finalmente scegliere di amare chi ti piace e non chi fa risuonare in te l’amore disfunzionale appreso. L’introspezione e la profonda conoscenza di te ti mostreranno la via. In questo contesto potrebbe essere utile iniziare un «diario dell’introspezione» che ti avvicinerà a nuove esperienze emotive correttive garantite da un partner disponibile e accudente. Attenzione! Anche tu dovrai essere pronta a questa nuova stabilità, se non lo sarai, finirai per annoiarti subito del partner.

Se è vero che la tua vita emotiva è costruita sulla base di esperienze passate, è anche vero che se fai nuove esperienze emotive puoi correggere quei modelli appresi. Anche le amicizie che stringi possono raccontare molto sulla tua vita interiore e potrebbero fungere da fattore di mantenimento di una vita interiore fatta di bisogni insoddisfatti, oppure metterti sul cammino dell’appagamento a lungo termine.

I sani confini

Che sia un genitore, un partner o un amico, ti farà sentire accettato con la condizionale. Fin quando aderisci al modello del subordinato in cui la relazione è completamente sbilanciata e i carichi gravano tutti sulle tue spalle (sei accondiscendente, lasci che invalidi le tue emozioni, non esci dal ruolo che ti ha assegnato…), allora le cose filano lisce. Ma quando provi ad affermare te stesso o una tua necessità, emergono le minacce. La minaccia dell’abbandono, della rabbia, dell’isolamento, dell’esclusione… Non sempre le minacce sono affettive, qualcuno può utilizzare ricatti economici e sfruttare una posizione di potere in ambito lavorativo. Ecco perché non è sempre facile venirne fuori. Ma un modo sano e sicuro per gestire i confini con queste persone c’è. Un modo per affermare te stesso esiste. Pensaci bene, non sarebbe perfetto avere accanto persone capaci di convalidare le tue emozioni? Di condividere con te la stessa realtà senza tentare di distorcerla?

Esiste una realtà ben concreta in cui tu sei al centro della tua vita. In cui tutti i tuoi bisogni hanno un senso, vanno ascoltati e appagati! Una realtà in cui puoi affermare te stesso, accoglierti e amarti. In tal modo, attrarrai a te solo persone che sono capaci di darti la considerazione che meriti. Che, come nel mio esempio, hanno cura del legame che instaureranno con te. Non si tratta di un’utopia. Tutto questo è possibile e puoi averlo in tutti i rapporti.

Il rispetto di sé è la base

Si parla pochissimo di rispetto di sé. Eppure si tratta di una componente essenziale per la salute (fisica e mentale) e per il mantenimento di relazioni sane. Se ti riconosci in questi punti, vuol dire che stai trascorrendo la tua vita remandoti contro. È mai possibile andare “contro se stessi”? Purtroppo sì, questo capita quando non ti hanno insegnato a riconoscere il tuo valore. Come spiego nei miei incontri e come ho dettagliato nei miei due libri (entrambi bestseller), siamo la sintesi dei nostri vissuti e, il modo in cui ci comportiamo con noi stessi, riflette in qualche misura il modo in cui gli altri ci hanno trattato durante l’infanzia.

È lì, a quell’età che impariamo come scendere a patti con noi stessi, se rispettarci e stimarci oppure se metterci da parte e calpestare i nostri diritti emotivi e finanche negare i nostri bisogni!

Numero2665.

 

da QUORA

 

P A D R I   E   F I G L I

 

Che ho imparato dalle mancanze.

REPETITA IUVANT: Educare vuol dire togliere.

Quando un genitore dice: “io non ho mai fatto mancare niente a mio figlio” esprime la sua totale idiozia.

Perché il compito di un genitore è di far mancare qualcosa, perché se non ti manca niente a che ti deve servire la curiosità, a che ti serve l’ingegno, a che ti serve il talento, a che ti serve tutto quello che abbiamo in questa scatola magica, non ti serve a niente no?

Se sei stato servito e riverito come un piccolo lord rimbecillito su un divano, ti hanno svegliato alle 7 meno un quarto la mattina, ti hanno portato a scuola, ti hanno riportato a casa, ti hanno fatto vedere immancabilmente Maria De Filippi perché non è possibile perdersi una puntata di Uomini e Donne, perché sapete che è un’accusa pedagogicamente brillantissima.

Ma una cosa di buon senso, il coraggio di dire di no? Vedete io me lo ricordo, tanti anni dopo, l’1 in matematica e non mi ricordo le centinaia di volte che mi hanno dato 6, perché il 6 non dice niente, è scialbo, è mediocre.

Me lo disse mio padre quando tornai a casa. “Papà ho preso 1 in matematica”.
Pensai che avrebbe scatenato gli inferi, non sapevo cosa sarebbe successo a casa mia. Lui invece mi disse: “Fantastico, 4 lo prendono in tanti, invece 1 non l’avevo mai sentito. E quindi hai un talento, figliolo”.
E poi passava dall’ironia ad essere serio: “Cerca di recuperare entro giugno se no sarà una gran brutta estate”. Fine. Non ne abbiamo più parlato. Perché lui credeva in me.

E quando credi in un ragazzo non lo devi aiutare, se è bravo ce la fa. Perché lo dobbiamo aiutare? Io aiuto una signora di 94 anni ad attraversare la strada, ci mancherebbe altro. Perché devo aiutare uno di 18? Al massimo gli posso dire: “Sei connesso? Ecco, questa è la strada, tanti auguri per la tua vita”.

Si raccomandano le persone in difficoltà, non un figlio. Perché devi raccomandare un figlio? Perché non ce la fa? Che messaggio diamo? Siccome tu non ce la fai, ci pensa papà. Tante volte ho sentito dire da un genitore: io devo sistemare mio figlio. “Sistemare”. Come un vaso cinese. Dove lo sistemi? Dentro la vetrinetta, sopra l’armadio?

Hai messo al mondo un oggetto o hai messo al mondo un’anima? Se hai messo al mondo un’anima non la devi sistemare, l’anima va dove sa andare.
Educare non ha nulla a che fare con la democrazia, dobbiamo comandare noi perché loro sono più piccoli. In uno stagno gli anatroccoli stanno dietro all’anatra. Avete mai visto un’anatra con tutti gli anatroccoli davanti? È impossibile, è contro natura. Perché le anatre sono intelligenti, noi meno.

Un genitore è un istruttore di volo, deve insegnarti a volare. Non è uno che spera che devi restare a casa fino a sessant’anni, così diventi una specie di badante gratis. Questo è egoismo, non c’entra niente con l’amore. L’amore è vederli volare.

Paolo Crepet

Numero2644.

 

da  QUORA

 

U N   I N S E G N A M E N T O   P E R    L A   V I T A

 

Un topo fu posto in cima a un barattolo pieno di cereali. Era così felice di trovare tanto cibo intorno a sé che non sentì più il bisogno di correre in giro alla ricerca di cibo.

Ora poteva vivere felicemente la sua vita.

Dopo alcuni giorni in cui si era goduto i cereali, raggiunse il fondo del barattolo.

Improvvisamente, si rese conto di essere in trappola e di non poterne uscire. Ora doveva dipendere completamente da qualcuno che mettesse i grani di cereali nel barattolo per sopravvivere.

Ora non aveva altra scelta che mangiare ciò che gli avrebbero dato.

Alcune lezioni da imparare da questa vicenda:

1) I piaceri a breve termine possono portare a trappole a lungo termine.

2) Se le cose sono facili e ci si sente a proprio agio, si rimane intrappolati nella dipendenza.

3) Quando non utilizzate le vostre capacità, perdete molto più delle vostre capacità. Perderete le vostre SCELTE e la vostra LIBERTÀ.

4) La libertà non è facile da ottenere, ma può essere persa rapidamente. NULLA arriva facilmente nella vita e se arriva facilmente, forse non ne vale la pena.

Non maledite le vostre lotte. Sono le vostre benedizioni sotto mentite spoglie.