Numero3197.

 

da  QUORA

 

Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA

 

Il paradosso della fede: Ricchezza e ipocrisia nella Chiesa Cattolica.

 

1 – La ricchezza della Chiesa Cattolica

Un’istituzione che predica l’umiltà e la povertà, ma sguazza in una ricchezza oscena.

Milioni di fedeli si inginocchiano davanti a chiese dorate, ignari che il Vaticano possiede proprietà immobiliari in tutto il mondo, conti segreti in paradisi fiscali e un patrimonio culturale che vale miliardi.

È come se il messaggio di Cristo fosse stato tradotto in “accumula e domina”.

Hai mai visto un prete distribuire oro ai poveri?

No, perché il loro Dio predica con una mano mentre arraffa con l’altra.

 

2 – Gli scandali sessuali

I preti pedofili sono lo scheletro nell’armadio che la Chiesa non riesce più a nascondere.

E mentre il Papa piange lacrime di coccodrillo, le vittime rimangono abbandonate.

Il vero miracolo è come riescano ancora a predicare la morale quando l’intero sistema è costruito sul silenzio, sulla complicità e sull’ipocrisia.

A volte mi chiedo: quante anime saranno dannate per aver cercato giustizia contro questa macchina infernale?

 

3 – La crociata contro la scienza

Se Galileo fosse vivo oggi, probabilmente lo costringerebbero di nuovo all’abiura, stavolta in diretta streaming.

La Chiesa ha fatto del ritardo culturale un’arte, opponendosi alla scienza ogni volta che questa minaccia di demolire le loro favole medievali.

Che si tratti dell’evoluzione o dei diritti riproduttivi, preferiscono incatenare l’umanità alla sua ignoranza, piuttosto che accettare la verità.

 

4 – Il controllo sulle masse

La confessione? Un sistema di spionaggio psicologico.

 Il dogma? Una catena invisibile.

La promessa del paradiso? Un assegno scoperto che non riscuoterai mai.

La Chiesa è il miglior sistema di controllo mai inventato.

Usa la paura dell’ignoto per sottomettere le menti, rendendo le persone felici di servire un padrone invisibile.

Chi ha bisogno di prigioni quando il vero carcere è nella testa?

 

5 – L’influenza politica

Ogni volta che un prete apre bocca sulla politica, mi viene voglia di urlare.

Sono quelli che invocano la separazione tra Stato e Chiesa quando gli fa comodo, ma poi si infilano nei parlamenti per influenzare leggi sull’aborto, sul matrimonio e persino sull’eutanasia.

E lo fanno con una faccia di bronzo, mentre sorridono ai potenti che li tengono a galla.

 

6 – La vendita delle indulgenze moderne

Pensi che la Chiesa non venda più il paradiso?

Hai mai sentito parlare di messe a pagamento, pellegrinaggi milionari e donazioni obbligatorie?

Certo, non si chiama più “indulgenza”, ma il principio è lo stesso.

Paghi, ti redimi, e loro ci guadagnano.

La spiritualità è diventata un business, e il Vaticano è la multinazionale più antica del mondo.

 

7 – L’educazione religiosa

Invece di insegnare pensiero critico, inculcano senso di colpa e paura dell’inferno.

Le lezioni di religione nelle scuole sono un lavaggio del cervello travestito da educazione, progettato per produrre pecore docili pronte a seguire il pastore.

E se osi pensare da solo, sei bollato come peccatore.

Personalmente, preferisco essere un peccatore che un burattino.

 

8 – La crociata contro i diritti LGBTQ+

Nulla è più ironico di un’istituzione piena di uomini in abiti sontuosi che predicano contro i “peccati” degli altri.

La loro ossessione per i gay e i trans è patologica.

Predicano l’amore, ma odiano chiunque non rientri nei loro schemi medievali.

Mi chiedo quanti di loro, dietro porte chiuse, siano esattamente ciò che condannano con tanta veemenza.

 

9 – Le missioni nei paesi poveri

Non è carità, è colonizzazione.

Portano cibo e medicine, certo, ma solo per comprare anime.

Predicano la salvezza mentre strappano via culture millenarie e identità.

Se davvero volessero aiutare, lo farebbero senza chiedere nulla in cambio, ma è chiaro che il loro vero obiettivo è trasformare il mondo in un’enorme diocesi sottomessa.

 

10 – Il celibato sacerdotale

Una regola tanto assurda quanto disastrosa.

Come puoi consigliare famiglie e coppie quando non hai mai avuto una relazione?

Il celibato è una bomba a orologeria che ha causato innumerevoli danni.

Non è un voto di purezza; è una negazione della natura umana, e le conseguenze le pagano spesso i più deboli.

Hai mai sentito una bugia così grande raccontata così bene?

La Chiesa è il più grande spettacolo di magia mai messo in scena.

Fanno sparire la verità e ti vendono il mistero.

E noi, spettatori, continuiamo ad applaudire.

Numero3187.

 

Quando la mente fa ammalare il corpo. Quali sono i disturbi fisici influenzati dalle nostre emozioni?

 di Sara Aielli, psicologa e psicoterapeuta.

La malattia, accesso involontario a noi stessi, ci assoggetta alla “profondità”, ci condanna ad essa. – Il malato? Un metafisico suo malgrado.

(E. Cioran)

L’attuale ricerca scientifica ci conferma come, spesso, le tensioni emotive si riflettano nei problemi del corpo.

Stress, frustrazioni, emozioni negative, ansia e depressione possono essere somatizzati e tradursi in disturbi somatici, di diversa natura e gravità.

La trasformazione di stati mentali in eventi somatici è un’esperienza universale, che appartiene a tutti noi.

Ogni tipo di vissuto psichico può essere somatizzato, cioè spostato sul piano corporeo, soprattutto quando non è riconosciuto o elaborato dalla persona sul piano mentale.

L’angoscia somatizzata funziona da “terapia” per quella diretta, che porta eccessivo turbamento: l’ansia però non scompare, ha solo cambiato linguaggio.

La psiche ha un ruolo in ogni patologia medica, ma in alcune condizioni assume una rilevanza particolare, rispetto sia alla genesi del disturbo, sia alla sua evoluzione.

Si considerano “psicosomatiche” le malattie nelle quali ci sono modificazioni, organiche o funzionali, che dipendono da problemi psicologi ed emotivi.

In questo senso, ecco quali sono i quadri più comuni:

  • Cefalea: diffusissima e di vari tipi, tra cui emicrania, cefalea a grappolo o cefalea muscolo-tensiva (dovuta a tensioni o contratture muscolari). Può evolvere in un disturbo cronico, con ansia anticipatoria tra una crisi e l’altra e abuso di farmaci (generalmente analgesici).
  • Disturbi cardiovascolari: problematiche a carico del cuore o dei vasi sanguigni, come alterazioni del battito cardiaco, tachicardia, palpitazioni, extrasistole, dolori anginosi, sbalzi di pressione, svenimenti, ischemie, ecc.
  • Disturbi gastrointestinali: mal di stomaco, digestione difficile (dispepsia), acidità, nausea o vomito, dolori addominali e retrosternali, intestino irritabile, colite, gastrite, ulcera, ecc.
  • Disturbi dermatologici: dermatiti, eczema, irritazioni, prurito, psoriasi, alopecia, problemi della pelle o dei tessuti associati (capelli, peli, unghie).
  • Dolori muscoloscheletrici: cervicale, dolori muscolari, mal di ossa, mal di schiena, ecc.
  • Problemi respiratori: asma bronchiale, respirazione faticosa (dispnea), “fame d’aria”, ecc.
  • Disordini alimentari: inappetenza, restrizioni eccessive, fame insaziabile, abbuffate compulsive, obesità, ecc.

Nei disturbi elencati, gli stati affettivi sono tra le principali concause della malattia.

Ma anche nei disturbi che non c’entrano nulla con la psiche, la mente ha un ruolo centrale nel determinare la percezione del disturbo, la possibilità di seguire una cura adeguata, le dinamiche della convalescenza, e dunque anche la prognosi.

Ma come fa uno stato psichico a trasformarsi in un sintomo corporeo?

La coscienza acuta di avere un corpo, ecco cos’è l’assenza di salute.

(E.M. Cioran)

Per quanto possa sembrare misterioso, questo “salto” dallo psichico al corporeo è stato (parzialmente) spiegato dalla medicina contemporanea e dalle neuroscienze.

Corpo e mente non sono entità separate, ma s’influenzano reciprocamente, sempre e in molti modi, in salute e in malattia.

Questo inscindibile legame spiega molte malattie “misteriose”, e altrettante guarigioni apparentemente “miracolose”.

Vediamo alcune vie di “traduzione” dello psichico al somatico:

  • La via neuronale: i neuroni, le cellule del nostro sistema nervoso, comunicano tra loro attraverso neurotrasmettitori o neuromodulatori: serotonina, dopamina, adrenalina, endorfina, ecc. Queste sostanze chimiche hanno un ruolo centrale nel nostro equilibrio psicofisico, regolando, tra le altre cose, il tono dell’umore, i livelli di energia, la percezione del dolore.
  • La via neurovegetativa: il sistema nervoso autonomo è quell’insieme di cellule e fibre che innerva tutti gli organi interni e le ghiandole, regolando le funzioni corporee involontarie. Questo sistema collega l’organismo con l’ambiente esterno, spiegando come a ogni stato affettivo corrispondano immediati cambiamenti fisici: ad esempio, insieme ad un’emozione violenta, possiamo sentire costrizione al petto, sbalzi di pressione, dolore allo stomaco.
  • La via endocrina: gli stati affettivi possono produrre o inibire il rilascio di ormoni dall’ipofisi o dalle altre ghiandole, alterando l’equilibrio ormonale. Gli ormoni sono importantissimi perché trasmettono messaggi ai vari organi del corpo ed hanno un ruolo centrale nel mantenimento del nostro benessere psicofisico.
  • La via immunitaria: coinvolge l’insieme di cellule che presiede alla difesa dell’organismo. Esperienze difficili, ansia o depressione, possono portare a un abbassamento delle difese immunitarie, con un aumentato rischio di contrarre infezioni e altre malattie.

Quali sono i meccanismi di traduzione del disagio psicologico in malessere fisico?

Per sciogliere i sintomi è indispensabile risalire alla loro origine, rinnovare il conflitto dal quale sono scaturiti e,

con l’aiuto di forze che al tempo non erano disponibili, indirizzarlo verso una diversa soluzione.

(S. Freud)

Ci sono diversi meccanismi di “traduzione” del malessere, da psichico in somatico. Vediamo i due principali:

  • La conversione: la malattia rappresenta il conflitto interiore.

Un contenuto psichico rimosso si converte in un sintomo somatico, esprimendosi attraverso il linguaggio del corpo.

In questi casi, abbiamo a che fare con un conflitto inconscio che non trova altra via di risoluzione se non nella malattia.

Ad esempio, nelle paralisi isteriche, il conflitto si manifesta direttamente nei muscoli, colpendo la motricità: la persona è immobilizzata, senza alcuna motivazione medica.

Il sintomo è in stretto rapporto con il conflitto, cioè lo simbolizza, e in qualche modo lo “risolve”: ad esempio, in un conflitto tra dipendenza e autonomia, la paralisi risolve la questione, rendendo impossibile l’emancipazione.

Le persone con questo problema possono avere comportamenti dimostrativi, volti ad attirare l’attenzione o a suscitare compassione, non perché fingano di stare male, ma perché la malattia è in stretto rapporto con le dinamiche relazionali dell’ambiente di vita.

Al contrario, ci sono persone che manifestano un distacco affettivo che può arrivare all’incapacità di provare dolore, come se si fosse anestetizzati (belle indifference).

  • La somatizzazione: la tensione emotiva è scaricata sul corpo.

Anche in questo caso, la malattia è legata a stati affettivi non riconosciuti e non elaborati, ma i sintomi non hanno nulla a che fare con i contenuti psichici originari, essendo la generica espressione di una tensione emotiva brutalmente “scaricata” sul corpo.

Le persone che soffrono di questo tipo di disturbi, hanno spesso una certa difficoltà a identificare le proprie emozioni, a comunicarle e a elaborarle sul piano mentale (alessitimia).

Inoltre, possono avere difficoltà a interpretare bene gli stati mentali, sia i propri sia quelli altrui (deficit di mentalizzazione).

Per questo, gli stati affettivi imboccano, senza mezzi termini, la via somatica e si trasformano in sintomi e disturbi fisici, che possono essere diversi e multiformi, variando da persona a persona, ma anche nello stesso soggetto nel corso del tempo.

Questo tipo di disturbi è più difficile da curare rispetto a un’ansia o una depressione conclamate: prima i sintomi devono tornare psichici, allora la persona pensa di stare peggio, ma è l’inizio del processo di guarigione.

La paura di stare male: l’ipocondria

Quell’agente patogeno, mille volte più virulento di tutti i microbi, l’idea di essere malati.

(M. Proust)

L’impossibilità di tollerare la tensione emotiva può manifestarsi anche attraverso incertezze, comportamenti compulsivi e paure ipocondriache, al fine di ridurre l’angoscia.

Alcune persone hanno la paura o la convinzione incrollabile di avere un disturbo medico, pur essendo sane.

Tutti possiamo nutrire timori per la nostra salute, o per quella dei nostri cari, ma quando l’ansia è sproporzionata e irremovibile, nonostante le rassicurazioni mediche, allora si parla d’ipocondria.

La persona non “finge” di essere malata, il dolore che prova è reale, ma è sbagliata la sua interpretazione: infatti, non è riconducibile a una causa organica, ma a un malessere di tipo psicologico.

L’aspetto ossessivo dell’ipocondria, cioè i pensieri intrusivi circa l’essere malati, copre un’angoscia di fondo, che va indagata e compresa.

Inoltre, nel vero ipocondriaco, le rassicurazioni non eliminano la paura, ma lo fanno sentire ancora più solo e incompreso.

Può cambiare medico o spostare i sintomi su un altro organo, finendo per collezionare visite e accertamenti, ricevendo diagnosi sbagliate, seguendo cure spesso costose, imbottendosi di farmaci, senza risolvere nulla, finché non è indirizzato da uno bravo psicoterapeuta.

 Come le emozioni influenzano la percezione del dolore

Un’anima triste può ucciderti più in fretta di un germe.

(J. Steinbeck)

Abbiamo visto come i processi psichici ed emotivi possono innescare catene di eventi somatici che portano a veri e propri disturbi organici, come mal di testa, gastriti, malattie della pelle o problemi di pressione.

Ma c’è un altro aspetto da considerare, cioè quello della percezione del dolore.

Il dolore è il risultato di un processo nervoso che, a tappe, dalle periferie arriva al cervello, ed è sempre amplificato dalla paura e dell’ansia, che abbassano la soglia della sua percezione.

Lo stesso meccanismo, condotto alle estreme conseguenze, può farci sentire il dolore anche quando non c’è una base organica.

Da un altro punto di vista, è interessantissimo l’esempio del fenomeno noto come effetto placebo: l’azione terapeutica che consegue all’assunzione di un “farmaco” privo di principio attivo.

E stato dimostrato dalla che prendere qualcosa da cui ci aspetta un effetto produce, almeno in parte, quell’effetto.

Inoltre, uno stesso farmaco funziona diversamente se assunto con fiducia o sfiducia.

Per quanto possa sembrare strano, c’è una spiegazione biologica: l’aspettativa di un effetto analgesico induce la produzione di endorfine, sostanze chimiche simili alla morfina, prodotte dal nostro cervello, che bloccano fisiologicamente il dolore.

Il problema è fisico o mentale?

La mia anima è una misteriosa orchestra; non so quali strumenti suoni e strida dentro di me. Mi conosco come una sinfonia.

(F. Pessoa)

Fisico e mentale sono due facce di una stessa medaglia: ogni evento affettivo, cognitivo o comportamentale ha un corrispettivo biochimico.

Parlare, ma anche ricordare o fantasticare, che sembrano attività “astratte”, comportano una serie di eventi concreti a livello cerebrale, come movimenti cellulari, molecolari e sofisticate operazioni biochimiche.

Il nostro cervello è plastico e si modifica strutturalmente in seguito alle esperienze di vita.

Ogni esperienza induce modificazioni cerebrali, che diventano definitive quando si strutturano in apprendimenti e nell’organizzazione di nuovi circuiti cerebrali.

Sapere che ogni evento psichico ha una base biologica ci aiuta a superare il dualismo mente-corpo, ma anche l’opposizione geni-ambiente.

Ogni comportamento ha una base genetica, ma questo non autorizza ad affermare che i geni ne siano la causa.

Ad esempio, la possibilità di provare paura ha una base genetica, ma una paura concreta, come quella degli spazi chiusi, dipende da un certo tipo di esperienze.

Allo stesso modo, c’è una predisposizione genetica all’ansia, ma gemelli omozigoti (con lo stesso patrimonio genetico), allevati in famiglie diverse, hanno probabilità diverse di sviluppare disturbi d’ansia, in base alle differenti esperienze ambientali.

L’ambiente, inteso soprattutto come insieme di relazioni, ha un ruolo fondamentale in ogni comportamento umano.

In particolare, le esperienze relazionali, soprattutto quelle precoci, sono centrali nel determinare la predisposizione a certi comportamenti, vissuti ed anche patologie.

Come curarsi: farmaci o psicoterapia?

La cosa più importante in medicina? Non è tanto la malattia di cui il paziente è affetto, quanto la persona che ne soffre.

(Ippocrate)

Meglio curarsi con i farmaci o con la psicoterapia? Anche questo è un falso dilemma.

Quando una malattia fisica ha una forte componente psicologica è evidente che il farmaco, da solo, non basta.

Non basta neppure uno psicofarmaco, prescritto dal medico di base senza un’adeguata valutazione psicologica e psichiatrica, con il rischio di errata diagnosi, dosaggi approssimativi, effetti collaterali, sviluppo di condotte di abuso o dipendenza.

Di fronte ad una sintomatologia “sospetta”, un terapeuta esperto può aiutarci a comprendere la natura del nostro malessere e, se necessario, con l’aiuto del medico, impostare una terapia farmacologica adeguata.

In conclusione, non si tratta di decidere se curarsi con i farmaci o con la psicoterapia, ma adottare un’ottica integrata, che ci permetta di comprendere la situazione in modo approfondito e mettere in campo le risorse più idonee alla risoluzione del problema.

Numero3174.

 

da  QUORA

 

Scrive Richard Troy, corrispondente di QUORA

 

FA   BENE   BERE   UN   BICCHIERE   DI    VINO    AL   GIORNO?

 

No, contrariamente alla cultura popolare, fa male anche un solo bicchiere al giorno.

In passato si era visto che l’assunzione di moderate dosi di alcolici, come potrebbe essere il bere 1–2 bicchieri di vino al giorno, portavano benefici per il sistema cardiovascolare, come:

  • l’abbassamento del colesterolo “cattivo” (LDL)
  • riduzione degli indici infiammatori come la proteina c reattiva (pcr)
  • miglioramento dei valori pressori
  • miglioramento della sensibilità all’insulina
  • effetto antiaggregante per le piastrine

… e l’elenco è ancora lungo, ma si può riassumere con l’effetto di tutte queste cose messe assieme, e cioè una minore incidenza e mortalità dovuta a eventi cardiovascolari, ictus e infarto miocardico inclusi.

Adesso invece si sa che, e cito direttamente un paper pubblicato su The Lancet:

The conclusions of the study are clear and unambiguous: alcohol is a colossal global health issue and small reductions in health-related harms at low levels of alcohol intake are outweighed by the increased risk of other health-related harms, including cancer.

Per chi non parla inglese, dice che i risultati sono chiari e inequivocabili. e che i danni e i rischi sono maggiori dei benefici, anche con una assunzione moderata.

Il titolo del paper è “No level of alcohol consumption improves health” (Nessun livello di consumo di alcol migliora la salute) e non lascia spazio a interpretazioni.

P.S.

Tra gli studenti dell’Università della Vita, ma non solo, uno degli argomenti a favore del bere vino anche quotidianamente è quello riguardante il suo contenuto di antiossidanti: resveratrolo quello più noto e maggiormente presente, ma anche proantocianidine, antocianine e acidi fenolici.

Gli studi sul resveratrolo sono stati condotti con dosi, per via orale, variabili tra i 25mg e i 5g.

Il vino contiene in media 2mg di resveratrolo per litro (dipende dal vino e dal processo di vinificazione), con livelli che vanno da 0 a 14mg per litro.

Questo vuol dire che per mimare gli studi in cui è stata usata la dose minima, e per ottenere un  beneficio a malapena significativo, dovremmo berci in media 12,5 Litri di vino al giorno…

 

N.d.R.: Per restare nel tema, noto che ci sono sempre stati degli spot pubblicitari che promuovono il consumo di acque minerali che vengono contrabbandate per terapeutiche o, addirittura, medicamentose, per il loro contenuto di questo o quell’elemento o composto chimico. Ad esempio il Calcio che farebbe bene alle ossa. Il Calcio è presente nell’acqua in termini così infinitesimali che, per avere un apprezzabile miglioramento attraverso l’assunzione, si dovrebbero bere ettolitri di acqua. Ma nessuno lo dice: basta la presenza.
E le fake news dilagano.

Numero3142.

 

da  QUORA

 

Perché fu ucciso Kennedy?

 

Scrive Mario Gentile, corrispondente di QUORA.

 

Fu ucciso perché fece stampare alcuni miliardi di dollari “paralleli” non emessi della Federal Reserve (Banca privata dal 1913).

Ovvero, tentò di riappropiarsi del diritto che ha un Governo, legittimamente e democraticamente eletto, di stampare moneta.

Dopo la sua morte la quasi totalità di quei dollari furono distrutti.

Dovrebbero esistere ancora alcuni esemplari in mano a collezionisti.

Una volta divenuto presidente, John F. Kennedy capì la natura predatoria delle banche centrali private.

Capì perché Andrew Jackson aveva combattuto così duramente contro la Second Bank of the United States.

Così Kennedy emise e firmò l’Executive Order 11110 con il quale ordinava al Tesoro Americano di emettere una nuova valuta pubblica, la United States Note.

Le United States Note di Kennedy non erano prese in prestito dalla Federal Reserve, ma create direttamente dal Governo degli Stati Uniti e garantite dall’argento posseduto dagli stessi.

Rappresentava un ritorno al sistema economico sul quale si erano fondati gli Stati Uniti, ed era perfettamente legale per Kennedy fare così.

Vuoto per pieno, furono messi in circolazione circa quattro miliardi e mezzo di dollari, che riducevano il pagamento di interessi alla Federal Reserve e che allentavano il suo controllo sulla nazione.

Cinque mesi dopo John F. Kennedy fu assassinato a Dallas, Texas, e gli Stati Uniti ritirarono le banconote per distruggerle (eccetto alcuni esemplari tenuti da collezionisti).

John J. McCloy, Presidente della Chase Manhattan Bank, e Presidente della World Bank, fu nominato nella Commissione Warren (istituita per indagare sui possibili mandanti dell’assassinio), presumibilmente per evitare che l’aspetto bancario, nascosto dietro l’omicidio, venisse fuori nell’inchiesta.

Numero3139.

 

I L    P A R E N T E    T E D E S C O

 

Quali sono i primi sintomi dell’ALZHEIMER?

 

I sintomi iniziali dell’Alzheimer possono manifestarsi in modi sottili ma significativi. Riconoscere questi segni precoci è fondamentale per una diagnosi tempestiva e per ricevere un supporto adeguato. Ecco i principali sintomi iniziali dell’Alzheimer:

  1. Perdita di memoria: Questo è uno dei sintomi più comuni. Le persone con Alzheimer possono dimenticare informazioni appena apprese, come date importanti o eventi recenti. Possono fare affidamento su promemoria o su familiari per ricordare ciò che prima ricordavano facilmente.
  2. Difficoltà a pianificare o risolvere problemi: Chi soffre di Alzheimer può avere difficoltà a seguire un piano, gestire un budget o risolvere problemi complessi. Attività come cucinare seguendo una ricetta familiare o calcolare le spese quotidiane possono diventare più complicate e richiedere molto più tempo del solito.
  3. Confusione con il tempo e i luoghi: Le persone affette possono perdere la nozione del tempo e dimenticare dove si trovano o come ci sono arrivate. Questa confusione è spesso accentuata in ambienti non familiari e può portare a situazioni di smarrimento e ansia.
  4. Difficoltà a comprendere immagini visive e rapporti spaziali: Alcune persone possono iniziare ad avere problemi con la percezione della distanza, la lettura o la valutazione degli spazi. Questi cambiamenti visivi possono interferire con attività come la guida.
  5. Problemi nel parlare o scrivere: Le persone con Alzheimer possono avere difficoltà a seguire o partecipare a una conversazione. Possono interrompere un discorso senza sapere come continuare, oppure ripetere più volte la stessa informazione. La scelta delle parole può diventare complicata e alcuni termini semplici possono sfuggire.
  6. Dimenticare oggetti e perdere frequentemente le cose: Gli individui possono collocare oggetti in posti insoliti e non riuscire a ricordare dove li hanno messi, oppure accusare altri di averli rubati. Questo problema tende a diventare più frequente con il progredire della malattia.
  7. Riduzione della capacità di giudizio: Chi soffre di Alzheimer può mostrare scarsa capacità di giudizio, come spendere somme eccessive per acquisti non necessari o non occuparsi della propria igiene e cura personale come faceva in passato.
  8. Ritiro dalle attività sociali o lavorative: A causa della difficoltà nel gestire attività che prima risultavano semplici, molte persone con Alzheimer possono evitare situazioni sociali o abbandonare hobby e attività preferite. Questa ritrosia è spesso accompagnata da sentimenti di frustrazione.
  9. Cambiamenti d’umore e di personalità: L’Alzheimer può influenzare il comportamento emotivo, portando a irritabilità, depressione, ansia o paura, specialmente in situazioni inaspettate o lontane dalla routine quotidiana. La persona potrebbe diventare sospettosa o facilmente agitata.

Riconoscere questi sintomi iniziali è fondamentale, poiché un intervento tempestivo può aiutare a gestire meglio la malattia, migliorando la qualità della vita sia per chi ne soffre che per i suoi cari.

Numero3061.

 

9    “DOTAZIONI”   PER   LA   VECCHIAIA.

 

1    Mente acuta.

2    Buona salute fisica.

3    Hobby e interessi.

4    Apprendimento continuo.

5    Stabilità finanziaria.

6    Mentalità aperta.

7    Forti connessioni sociali.

8    Comunicazioni e rapporti familiari.

9    Vivere con uno scopo.

Numero3059.

 

E P I T T E T O      (50 – 130 d. C.)    Filosofo stoico.

 

1    Chiunque riesce

a farti arrabbiare,

diventa il tuo padrone.

 

2    L’uomo non è preoccupato

dai veri problemi, tanto quanto

dalle sue ansie immaginarie

riguardo ai problemi reali.

 

3    Le persone meschine

addossano le colpe agli altri,

le persone comuni

si accusano da sole,

i saggi vedono ogni colpa

come pura follia.

 

4   La natura ha dato agli uomini

una sola lingua ma due orecchie,

in modo che possiamo ascoltare

gli altri il doppio di quanto parliamo.

 

5    Le persone sono frugali

nel proteggere i loro beni personali,

ma se si tratta di sprecare tempo,

sono le più sprecone di una cosa

di cui è giusto essere avari.

 

6    Non è quello che ti succede,

ma è come reagisci che conta.

 

7    La ricchezza consiste

non nell’avere grandi possedimenti,

ma nel possedere pochi desideri.

 

8    Non spiegare la tua filosofia,

incarnala.

 

9    La chiave è stare solo

con persone che ti elevano,

la cui presenza fa

venir fuori il meglio di te.

Numero3058.

 

S E N E C A      Lucio Anneo Seneca  (4 a.C. – 65 d.C.)     Filosofo stoico, drammaturgo e politico Romano.

 

1    Chi soffre prima del necessario

soffre più del necessario.

 

2    Se vuoi davvero evitare

le cose che ti infastidiscono,

quello di cui hai bisogno non è

di essere in un posto diverso,

ma di essere una persona diversa.

 

3    Fino a quando non abbiamo

iniziato a farne a meno,

non ci rendiamo conto di quanto

siano inutili molte cose.

Le abbiamo usate non perché

ne avessimo bisogno,

ma perché le avevamo.

 

4    Se un uomo non sa

verso quale porto è diretto,

nessun vento è favorevole.

 

5    Non è povero l’uomo

che ha troppo poco,

ma è l’uomo che brama di più

ad essere povero.

 

6    Mentre aspettiamo la vita,

la vita passa.

 

7    La vita è molto breve

e ansiosa per coloro che

dimenticano il passato,

trascurano il presente

e temono il futuro.

 

8    Non è che abbiamo poco tempo,

ma che ne sprechiamo buona parte.

 

9    Nessun uomo ha il potere

di avere tutto ciò che vuole,

ma è nel suo potere

non volere ciò che non ha,

e utilizzare con gioia ciò che ha.

 

10   Come è una storia,

così è la vita:

non quanto è lunga,

ma quanto è buona

è ciò che conta.

 

11   La vita, se ben vissuta

è abbastanza lunga.

 

12   Soffriamo più spesso

nell’immaginazione

che nella realtà.

 

13   Non soffriamo degli eventi

della nostra vita ma,

del nostro giudizio su di essi.

È la nostra attitudine verso gli eventi,

non gli eventi stessi,

che possiamo controllare.

Niente è di per sé funesto,

neanche la morte è terribile

se non ne abbiamo paura.

 

14   Se vivi in armonia con la natura,

non sarai mai povero.

Se vivi secondo ciò

che pensano gli altri,

non sarai mai ricco.

Numero3057.

 

M A R C O    A U R E L I O               (121 – 180 d. C.), Filosofo stoico, scrittore, Imperatore Romano.

 

1    Hai potere sulla tua mente,

non sugli eventi esterni.

Realizza questo e troverai la forza.

 

2    Tutti amiamo noi stessi,

più degli altri,

ma ci preoccupiamo più

della loro opinione che della nostra.

 

3    Le cose a cui pensi determinano

la qualità della tua mente.

 

4    Se non è giusto,

non farlo.

Se non è vero,

non dirlo.

 

5    Tutto quello che sentiamo

è un’opinione, non un fatto.

Tutto quello che vediamo

è una prospettiva, non la verità.

 

6    Più valorizziamo le cose

al di fuori del nostro controllo,

meno controllo abbiamo su di esse.

 

7    Il valore di una persona

è misurato dal valore

di ciò che egli valuta.

 

8    La libertà è garantita

non dalla realizzazione

dei desideri degli uomini,

ma dalla rimozione del desiderio.

 

9    La felicità della tua vita

dipende dalla qualità

dei tuoi pensieri.

 

10   La padronanza della lettura

e della scrittura

richiede un maestro.

Ancor di più la vita.

 

11   Sii tollerante con gli altri

e severo con te stesso.

 

12   La miglior vendetta è

essere diverso da colui

che ha commesso l’ingiustizia.

 

13   Chi teme la morte

non farà nulla di degno

di un uomo vivo.

 

14   Il più potente

è colui che ha

più potere su se stesso.

 

15   In nessun luogo

l’uomo può trovare

un rifugio più tranquillo

e meno disturbato

che nella sua anima.

 

 

Numero3017.

 

da  QUORA

 

Scrive Fabrizio Mardegan psicologo, corrispondente di QUORA

 

G A S L I G H T I N G     ( INFLUENZA  ANGOSCIANTE )

 

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica in cui una persona cerca di far dubitare l’altra della propria percezione della realtà, della memoria o della sanità mentale.
Il termine “gaslighting” deriva dal film del 1944 chiamato “Angoscia” (Gaslight in inglese), in cui il protagonista cerca di far impazzire sua moglie facendole credere di essere pazza.

Il gaslighting coinvolge una serie di comportamenti intenzionali che minano la fiducia e la sicurezza dell’altra persona. Di seguito sono riportati alcuni esempi di tattiche di gaslighting:

  1. Negazione: Il manipolatore nega la veridicità di eventi, discussioni o promesse precedenti. Ad esempio, potrebbe dire: “Non ho mai detto quello che hai detto” o “Non ricordo che ciò sia successo”.
  2. Svalutazione: Il manipolatore minimizza o sminuisce i sentimenti e le preoccupazioni dell’altra persona. Potrebbe dire ad esempio: “Stai esagerando” o “Non è così grave come pensi”.
  3. Contraddizione: Il manipolatore contraddice l’altra persona in modo costante, anche su questioni di fatto. In questo caso potrebbe affermare: “Ti sbagli” o “Non hai capito correttamente”.
  4. Colpa: Il manipolatore sposta la colpa sull’altra persona per le proprie azioni o comportamenti. Potrebbe dire: “Sei tu il problema” o “Sei troppo sensibile”.
  5. Confusione: Il manipolatore crea confusione nell’altra persona attraverso informazioni contrastanti o ambigue. Ad esempio, potrebbe dire una cosa un giorno e poi negarla il giorno successivo.
  6. Isolamento sociale: Il manipolatore cerca di isolare l’altra persona dal sostegno sociale, facendole dubitare delle relazioni e delle intenzioni degli altri. Può affermare: “Non puoi fidarti di nessuno tranne me” o “Tutti stanno cercando di ingannarti”.

L’obiettivo del gaslighting è quello di ottenere il controllo e il potere sull’altra persona, minando la sua fiducia in se stessa e nella propria percezione della realtà.
Le vittime di gaslighting possono iniziare a dubitare di se stesse, a sentirsi insicure e a cercare la conferma e l’approvazione del manipolatore.
Ciò può avere un impatto significativo sulla salute mentale e sul benessere dell’individuo coinvolto.

Riconoscere il gaslighting è il primo passo per proteggersi da questa forma di manipolazione.
Se ti ritrovi in una relazione in cui sospetti di essere vittima di gaslighting, può essere utile cercare supporto da amici, familiari o professionisti della salute mentale per ottenere un’ulteriore prospettiva e supporto.

 

Numero3006.

 

da  QUORA

 

Caratteristiche del passivo-aggressivo (sottospecie di narcisista)

 

Una persona passivo-aggressiva è in grado di rendere le persone intorno a sé totalmente nevrotiche, ma allo stesso tempo il suo stile di abuso è talmente subdolo che non si capisce come faccia e quasi non se ne accorge lui stesso (o lei).

Una persona passivo-aggressiva ha moltissimo in comune con un narcisista, anzi il tipico narcisista “nascosto” (COVERT: non evidente) coincide con la descrizione del passivo-aggressivo.

Cosa fa esattamente una persona passivo-aggressiva? Quali sono i suoi comportamenti tipici? Ecco un utile elenco.

–Dimenticanza

Il passivo aggressivo evita responsabilità “dimenticandosi”.
Non c’è modo più semplice per punire qualcuno che il dimenticare quella data, il pranzo o il tuo compleanno o, meglio ancora, un anniversario.

–Dare la colpa:

Non sono mai responsabili delle loro azioni.
Dev’essere sempre colpa di qualcosa che è accaduto sul posto di lavoro, del traffico sulla strada di casa o del commesso troppo lento al negozio.
L’aggressivo passivo non commette errori, sono piuttosto tutti quelli intorno a lui / lei che hanno difetti e devono essere puniti per le loro colpe. Infatti l’aggressivo passivo è sempre molto critico e proietta un’immagine di perfezione personale.

-Mancanza di rabbia:

Lui / lei non esprime MAI la rabbia.
Sembrano quasi contenti e sereni riguardo a quello che accade intorno a loro.
Sono educati e cortesi. Solo all’esterno, comunque!
La persona passivo-aggressiva potrebbe essere stato istruito, da bambino, sul fatto che la rabbia è socialmente inaccettabile.
Di conseguenza, essi passano la vita a reprimere la loro rabbia, a essere accomodanti all’esterno… per poi attaccarti in un modo subdolo e difficilmente accusabile.
In compenso il loro partner è spesso esasperato e ha scoppi di rabbia che non riconosce come “propri”, facendo la figura dello psicopatico.

–Ambiguità:

“Le azioni parlano più forte delle parole”.
Raramente i passivo-aggressivi intendono quello che dicono, o dicono cosa davvero pensano.
Per capire esattamente come un passivo-aggressivo si sente riguardo a un problema, bisogna prestare attenzione a come si comporta, mai a quello che dice.
Normalmente non compiono azioni finché non hanno causato qualche tipo di stress ai loro “cari” con il loro modo ambiguo di comunicare.

–Paura della dipendenza:

incerto della sua autonomia e pieno di paura della solitudine, il passivo-aggressivo combatte i propri bisogni di dipendenza, di solito cercando di controllarti.

Lui vuole che tu pensi che lui non dipende in alcun modo da te, ma si lega molto di più di quanto voglia ammettere.
Le relazioni possono diventare campi di battaglia, in cui il passivo-aggressivo ha bisogno di sentirsi vittorioso su di te, e può farlo soltanto se lui nega il suo bisogno del tuo sostegno.
In poche parole, fingerà sempre perennemente di non avere bisogno del partner, anche trattandolo con sdegno o sarcasmo.

-Paura dell’intimità:

Il passivo aggressivo spesso non riesce a fidarsi.
A causa di questo, si protegge dal diventare intimamente collegato a qualcuno. Un aggressivo passivo farà sesso se gli conviene, ma raramente farà l’amore con te.
Se si sente troppo dipendente dal partner, decide di punirlo negandogli il sesso.

-Ostruzionismo:

Volete qualcosa dal vostro coniuge aggressivo-passivo? Se è così, preparatevi ad aspettare per sempre.
E’ importante per lui / lei che non otteniate ciò che desiderate, anche se vi dirà esattamente il contrario.
Può essere una grande fonte di confusione quando un partner ti assicura costantemente che farà qualcosa e che ci tiene a farti felice, e poi non fa mai quello che aveva promesso.
Incominci a sentirti come se stessi chiedendo troppo e fossi tu quello sbagliato, che è esattamente quello che lui / lei vuole farti sentire. In questo modo in futuro chiederai sempre meno e lui/lei si sentirà meno sotto pressione.

–Vittimizzazione:

i passivo-aggressivi si sentono spesso trattati ingiustamente.
Se ti arrabbi perché lui o lei è costantemente in ritardo, il passivo-aggressivo si offende a morte; nella sua mente, è stata colpa di qualcun altro se era in ritardo e te lo ripeterà fino allo sfinimento.
Lui / lei è sempre la vittima innocente delle tue aspettative irragionevoli, di un capo invadente o di qualche idiota che non l’ha servito in modo efficiente.
Il mondo ce l’ha con lui/lei e tu sei cattivo perché te la prendi con lui a tua volta invece di offrire amore e comprensione, sei proprio un partner inetto e anaffettivo.

–Procrastinare:

la persona passivo-aggressiva crede che le scadenze si applichino a tutti, ma non a lui/lei.
Fanno le cose quando ne hanno voglia e se ne hanno voglia, e al diavolo chi si aspetta qualcosa di diverso da loro. Vale anche per scadenze ufficiali.

–Non-chiarezza:

il passivo-aggressivo non dirà mai chiaramente al partner cosa desidera e cosa si aspetta.
Si aspetta che gli altri gli leggano nel pensiero e sono prontissimi ad attaccare in caso in cui questo non succeda (cioè sempre).
Pensano che se il partner li amasse davvero, saprebbe anticipare i loro bisogni, senza che loro debbano mai esprimerli.
Perché il passivo-aggressivo non esprime mai i suoi bisogni?
Perché in realtà ha un ego fragilissimo e ha il terrore di essere criticato, quindi preferisce ribaltare la situazione e diventare la persona che critica, che si offende e che respinge l’affetto altrui, piuttosto che rischiare di essere quello che viene rifiutato.

 

Anna Maria Sepe da psicoadvisor