Numero3061.

 

9    “DOTAZIONI”   PER   LA   VECCHIAIA.

 

1    Mente acuta.

2    Buona salute fisica.

3    Hobby e interessi.

4    Apprendimento continuo.

5    Stabilità finanziaria.

6    Mentalità aperta.

7    Forti connessioni sociali.

8    Comunicazioni e rapporti familiari.

9    Vivere con uno scopo.

Numero3059.

 

E P I T T E T O      (50 – 130 d. C.)    Filosofo stoico.

 

1    Chiunque riesce

a farti arrabbiare,

diventa il tuo padrone.

 

2    L’uomo non è preoccupato

dai veri problemi, tanto quanto

dalle sue ansie immaginarie

riguardo ai problemi reali.

 

3    Le persone meschine

addossano le colpe agli altri,

le persone comuni

si accusano da sole,

i saggi vedono ogni colpa

come pura follia.

 

4   La natura ha dato agli uomini

una sola lingua ma due orecchie,

in modo che possiamo ascoltare

gli altri il doppio di quanto parliamo.

 

5    Le persone sono frugali

nel proteggere i loro beni personali,

ma se si tratta di sprecare tempo,

sono le più sprecone di una cosa

di cui è giusto essere avari.

 

6    Non è quello che ti succede,

ma è come reagisci che conta.

 

7    La ricchezza consiste

non nell’avere grandi possedimenti,

ma nel possedere pochi desideri.

 

8    Non spiegare la tua filosofia,

incarnala.

 

9    La chiave è stare solo

con persone che ti elevano,

la cui presenza fa

venir fuori il meglio di te.

Numero3058.

 

S E N E C A      Lucio Anneo Seneca  (4 a.C. – 65 d.C.)     Filosofo stoico, drammaturgo e politico Romano.

 

1    Chi soffre prima del necessario

soffre più del necessario.

 

2    Se vuoi davvero evitare

le cose che ti infastidiscono,

quello di cui hai bisogno non è

di essere in un posto diverso,

ma di essere una persona diversa.

 

3    Fino a quando non abbiamo

iniziato a farne a meno,

non ci rendiamo conto di quanto

siano inutili molte cose.

Le abbiamo usate non perché

ne avessimo bisogno,

ma perché le avevamo.

 

4    Se un uomo non sa

verso quale porto è diretto,

nessun vento è favorevole.

 

5    Non è povero l’uomo

che ha troppo poco,

ma è l’uomo che brama di più

ad essere povero.

 

6    Mentre aspettiamo la vita,

la vita passa.

 

7    La vita è molto breve

e ansiosa per coloro che

dimenticano il passato,

trascurano il presente

e temono il futuro.

 

8    Non è che abbiamo poco tempo,

ma che ne sprechiamo buona parte.

 

9    Nessun uomo ha il potere

di avere tutto ciò che vuole,

ma è nel suo potere

non volere ciò che non ha,

e utilizzare con gioia ciò che ha.

 

10   Come è una storia,

così è la vita:

non quanto è lunga,

ma quanto è buona

è ciò che conta.

 

11   La vita, se ben vissuta

è abbastanza lunga.

 

12   Soffriamo più spesso

nell’immaginazione

che nella realtà.

 

13   Non soffriamo degli eventi

della nostra vita ma,

del nostro giudizio su di essi.

È la nostra attitudine verso gli eventi,

non gli eventi stessi,

che possiamo controllare.

Niente è di per sé funesto,

neanche la morte è terribile

se non ne abbiamo paura.

 

14   Se vivi in armonia con la natura,

non sarai mai povero.

Se vivi secondo ciò

che pensano gli altri,

non sarai mai ricco.

Numero3057.

 

M A R C O    A U R E L I O               (121 – 180 d. C.), Filosofo stoico, scrittore, Imperatore Romano.

 

1    Hai potere sulla tua mente,

non sugli eventi esterni.

Realizza questo e troverai la forza.

 

2    Tutti amiamo noi stessi,

più degli altri,

ma ci preoccupiamo più

della loro opinione che della nostra.

 

3    Le cose a cui pensi determinano

la qualità della tua mente.

 

4    Se non è giusto,

non farlo.

Se non è vero,

non dirlo.

 

5    Tutto quello che sentiamo

è un’opinione, non un fatto.

Tutto quello che vediamo

è una prospettiva, non la verità.

 

6    Più valorizziamo le cose

al di fuori del nostro controllo,

meno controllo abbiamo su di esse.

 

7    Il valore di una persona

è misurato dal valore

di ciò che egli valuta.

 

8    La libertà è garantita

non dalla realizzazione

dei desideri degli uomini,

ma dalla rimozione del desiderio.

 

9    La felicità della tua vita

dipende dalla qualità

dei tuoi pensieri.

 

10   La padronanza della lettura

e della scrittura

richiede un maestro.

Ancor di più la vita.

 

11   Sii tollerante con gli altri

e severo con te stesso.

 

12   La miglior vendetta è

essere diverso da colui

che ha commesso l’ingiustizia.

 

13   Chi teme la morte

non farà nulla di degno

di un uomo vivo.

 

14   Il più potente

è colui che ha

più potere su se stesso.

 

15   In nessun luogo

l’uomo può trovare

un rifugio più tranquillo

e meno disturbato

che nella sua anima.

 

 

Numero3017.

 

da  QUORA

 

Scrive Fabrizio Mardegan psicologo, corrispondente di QUORA

 

G A S L I G H T I N G     ( INFLUENZA  ANGOSCIANTE )

 

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica in cui una persona cerca di far dubitare l’altra della propria percezione della realtà, della memoria o della sanità mentale.
Il termine “gaslighting” deriva dal film del 1944 chiamato “Angoscia” (Gaslight in inglese), in cui il protagonista cerca di far impazzire sua moglie facendole credere di essere pazza.

Il gaslighting coinvolge una serie di comportamenti intenzionali che minano la fiducia e la sicurezza dell’altra persona. Di seguito sono riportati alcuni esempi di tattiche di gaslighting:

  1. Negazione: Il manipolatore nega la veridicità di eventi, discussioni o promesse precedenti. Ad esempio, potrebbe dire: “Non ho mai detto quello che hai detto” o “Non ricordo che ciò sia successo”.
  2. Svalutazione: Il manipolatore minimizza o sminuisce i sentimenti e le preoccupazioni dell’altra persona. Potrebbe dire ad esempio: “Stai esagerando” o “Non è così grave come pensi”.
  3. Contraddizione: Il manipolatore contraddice l’altra persona in modo costante, anche su questioni di fatto. In questo caso potrebbe affermare: “Ti sbagli” o “Non hai capito correttamente”.
  4. Colpa: Il manipolatore sposta la colpa sull’altra persona per le proprie azioni o comportamenti. Potrebbe dire: “Sei tu il problema” o “Sei troppo sensibile”.
  5. Confusione: Il manipolatore crea confusione nell’altra persona attraverso informazioni contrastanti o ambigue. Ad esempio, potrebbe dire una cosa un giorno e poi negarla il giorno successivo.
  6. Isolamento sociale: Il manipolatore cerca di isolare l’altra persona dal sostegno sociale, facendole dubitare delle relazioni e delle intenzioni degli altri. Può affermare: “Non puoi fidarti di nessuno tranne me” o “Tutti stanno cercando di ingannarti”.

L’obiettivo del gaslighting è quello di ottenere il controllo e il potere sull’altra persona, minando la sua fiducia in se stessa e nella propria percezione della realtà.
Le vittime di gaslighting possono iniziare a dubitare di se stesse, a sentirsi insicure e a cercare la conferma e l’approvazione del manipolatore.
Ciò può avere un impatto significativo sulla salute mentale e sul benessere dell’individuo coinvolto.

Riconoscere il gaslighting è il primo passo per proteggersi da questa forma di manipolazione.
Se ti ritrovi in una relazione in cui sospetti di essere vittima di gaslighting, può essere utile cercare supporto da amici, familiari o professionisti della salute mentale per ottenere un’ulteriore prospettiva e supporto.

 

Numero3006.

 

da  QUORA

 

Caratteristiche del passivo-aggressivo (sottospecie di narcisista)

 

Una persona passivo-aggressiva è in grado di rendere le persone intorno a sé totalmente nevrotiche, ma allo stesso tempo il suo stile di abuso è talmente subdolo che non si capisce come faccia e quasi non se ne accorge lui stesso (o lei).

Una persona passivo-aggressiva ha moltissimo in comune con un narcisista, anzi il tipico narcisista “nascosto” (COVERT: non evidente) coincide con la descrizione del passivo-aggressivo.

Cosa fa esattamente una persona passivo-aggressiva? Quali sono i suoi comportamenti tipici? Ecco un utile elenco.

–Dimenticanza

Il passivo aggressivo evita responsabilità “dimenticandosi”.
Non c’è modo più semplice per punire qualcuno che il dimenticare quella data, il pranzo o il tuo compleanno o, meglio ancora, un anniversario.

–Dare la colpa:

Non sono mai responsabili delle loro azioni.
Dev’essere sempre colpa di qualcosa che è accaduto sul posto di lavoro, del traffico sulla strada di casa o del commesso troppo lento al negozio.
L’aggressivo passivo non commette errori, sono piuttosto tutti quelli intorno a lui / lei che hanno difetti e devono essere puniti per le loro colpe. Infatti l’aggressivo passivo è sempre molto critico e proietta un’immagine di perfezione personale.

-Mancanza di rabbia:

Lui / lei non esprime MAI la rabbia.
Sembrano quasi contenti e sereni riguardo a quello che accade intorno a loro.
Sono educati e cortesi. Solo all’esterno, comunque!
La persona passivo-aggressiva potrebbe essere stato istruito, da bambino, sul fatto che la rabbia è socialmente inaccettabile.
Di conseguenza, essi passano la vita a reprimere la loro rabbia, a essere accomodanti all’esterno… per poi attaccarti in un modo subdolo e difficilmente accusabile.
In compenso il loro partner è spesso esasperato e ha scoppi di rabbia che non riconosce come “propri”, facendo la figura dello psicopatico.

–Ambiguità:

“Le azioni parlano più forte delle parole”.
Raramente i passivo-aggressivi intendono quello che dicono, o dicono cosa davvero pensano.
Per capire esattamente come un passivo-aggressivo si sente riguardo a un problema, bisogna prestare attenzione a come si comporta, mai a quello che dice.
Normalmente non compiono azioni finché non hanno causato qualche tipo di stress ai loro “cari” con il loro modo ambiguo di comunicare.

–Paura della dipendenza:

incerto della sua autonomia e pieno di paura della solitudine, il passivo-aggressivo combatte i propri bisogni di dipendenza, di solito cercando di controllarti.

Lui vuole che tu pensi che lui non dipende in alcun modo da te, ma si lega molto di più di quanto voglia ammettere.
Le relazioni possono diventare campi di battaglia, in cui il passivo-aggressivo ha bisogno di sentirsi vittorioso su di te, e può farlo soltanto se lui nega il suo bisogno del tuo sostegno.
In poche parole, fingerà sempre perennemente di non avere bisogno del partner, anche trattandolo con sdegno o sarcasmo.

-Paura dell’intimità:

Il passivo aggressivo spesso non riesce a fidarsi.
A causa di questo, si protegge dal diventare intimamente collegato a qualcuno. Un aggressivo passivo farà sesso se gli conviene, ma raramente farà l’amore con te.
Se si sente troppo dipendente dal partner, decide di punirlo negandogli il sesso.

-Ostruzionismo:

Volete qualcosa dal vostro coniuge aggressivo-passivo? Se è così, preparatevi ad aspettare per sempre.
E’ importante per lui / lei che non otteniate ciò che desiderate, anche se vi dirà esattamente il contrario.
Può essere una grande fonte di confusione quando un partner ti assicura costantemente che farà qualcosa e che ci tiene a farti felice, e poi non fa mai quello che aveva promesso.
Incominci a sentirti come se stessi chiedendo troppo e fossi tu quello sbagliato, che è esattamente quello che lui / lei vuole farti sentire. In questo modo in futuro chiederai sempre meno e lui/lei si sentirà meno sotto pressione.

–Vittimizzazione:

i passivo-aggressivi si sentono spesso trattati ingiustamente.
Se ti arrabbi perché lui o lei è costantemente in ritardo, il passivo-aggressivo si offende a morte; nella sua mente, è stata colpa di qualcun altro se era in ritardo e te lo ripeterà fino allo sfinimento.
Lui / lei è sempre la vittima innocente delle tue aspettative irragionevoli, di un capo invadente o di qualche idiota che non l’ha servito in modo efficiente.
Il mondo ce l’ha con lui/lei e tu sei cattivo perché te la prendi con lui a tua volta invece di offrire amore e comprensione, sei proprio un partner inetto e anaffettivo.

–Procrastinare:

la persona passivo-aggressiva crede che le scadenze si applichino a tutti, ma non a lui/lei.
Fanno le cose quando ne hanno voglia e se ne hanno voglia, e al diavolo chi si aspetta qualcosa di diverso da loro. Vale anche per scadenze ufficiali.

–Non-chiarezza:

il passivo-aggressivo non dirà mai chiaramente al partner cosa desidera e cosa si aspetta.
Si aspetta che gli altri gli leggano nel pensiero e sono prontissimi ad attaccare in caso in cui questo non succeda (cioè sempre).
Pensano che se il partner li amasse davvero, saprebbe anticipare i loro bisogni, senza che loro debbano mai esprimerli.
Perché il passivo-aggressivo non esprime mai i suoi bisogni?
Perché in realtà ha un ego fragilissimo e ha il terrore di essere criticato, quindi preferisce ribaltare la situazione e diventare la persona che critica, che si offende e che respinge l’affetto altrui, piuttosto che rischiare di essere quello che viene rifiutato.

 

Anna Maria Sepe da psicoadvisor

Numero2993.

 

A S S E R T I V I T A’

 

Rischioso è parlare, quando intuisco.

Suprema azione è la non azione.

Suprema libertà è la spontaneità.

Non agendo, non volendo forzare

cose, situazioni, idee, persone,

ecco che tutto naturalmente accade.

Do il meglio alle mie intenzioni.

Questa è la virtù di cui mi nutro,

tanto più potente, se serbata in cuore.

Opero libero, spontaneo, naturale.

Così mi sento assolutamente assertivo.

Numero2992.

 

da  QUORA

 

Scrive Giancarmine Faggiano, corrispondente di QUORA

 

Come bisogna affrontare le nostre paure?

 

Le paure si affrontano con coraggio per vincerle e non trasformarle in angoscia.

È inutile somatizzare nel pensare al peggio.

Bisogna , invece, avere la consapevolezza che una paura è un’emozione e, se gestita adeguatamente, trasmette resilienza e coraggio in risposta alla funzione adattativa di fronte ad un ostacolo percepito come tale.

Essere in grado di superare le proprie paure, nelle difficoltà, diventa un’esperienza unica, perché consente di uscirne mentalmente rafforzati e più pronti per un’eventuale altra sfida psicologica futura.

È bellissimo credere di essere diventati più forti nei pensieri che governano le nostre azioni.

Così si rafforza l’autostima.

Numero2984.

 

da  QUORA

 

Scrive Emanuele B., corrispondente di QUORA.

 

Comunicare per sedurre, coinvolgere, emozionare. Come si fa?

 

Punto uno: vestitevi bene. Vi dovete sentire a vostro agio con l’abbigliamento che indossate. Cercate di trovare il vostro stile, uno stile che possa rispecchiare quella che è la vostra personalità. Se vi sentite a vostro agio, già di principio partite bene. Se invece sentite che vi dovete vestire in una determinata maniera per sottostare a determinate regole sociali per cui andate in un dato posto e dovete mettervi la giacca che però vi fa sentire a disagio, ecco, diciamo che non va bene. Dunque, vestirsi bene non significa vestirsi eleganti ma vestirsi in un modo che vi rappresenti.

Secondo punto: tenete d’occhio la respirazione. Quando siete a casa, cercate di dedicare 10 minuti al giorno a fare dei respiri lunghi e profondi. Questa pratica vi aiuterà a rilassarvi e a trovare una maggiore connessione con voi stessi, ma soprattutto a disconnettervi da quella radio che continua tutto il giorno a trasmettere rumore nel vostro cervello. Dedicate 10 minuti al giorno a disconnettervi da tutto il resto.

Consiglio numero tre: fatevi dei video con il telefono. Può sembrare una cavolata, ma il primo esercizio è proprio questo. Provate a registrare delle conversazioni fittizie, magari a mezzobusto. Così riuscite a capire finalmente come gli altri vi vedono e potrete comprendere dove migliorarvi. Tutti abbiamo provato il famoso discorso davanti allo specchio, ma farlo registrando è un altro conto. Registrando potrete riguardarlo più e più volte e migliorarvi.

Punto quattro: parlate più lentamente del solito. Anche questo può sembrarvi un esercizio strano, ma le persone con carisma sanno trasmettere tranquillità con le loro parole e l’intonazione della loro voce. Spesso le persone si fanno travolgere da quella che è l’emozione, per cui si parla troppo rapidamente e questo può trasmettere ansia e agitazione. Esercitatevi parlando al rallentatore e scandendo le sillabe molto lentamente per 15 minuti al giorno. Quando siete con gli altri rallentate la vostra parlantina, se vi accorgete di essere agitati. Se provate a farlo tutti i giorni di sicuro la vostra comunicazione migliorerà.

Punto cinque: ecco un altro esercizio importante per l’autoimmagine e il carisma che ho imparato da un’intervista a Oliviero Toscani, famoso fotografo di fama internazionale. Come aumentare la consapevolezza di noi stessi? Guardandosi allo specchio nudi 10 minuti al giorno, in silenzio. Solo così abbiamo la consapevolezza del nostro corpo e solo così possiamo iniziare a dialogare realmente con noi stessi.

Punto sei: per aumentare il carisma inoltre datevi delle piccole sfide quotidiane. Provate ad attaccare bottone con il barman o ad aiutare uno sconosciuto, oppure a chiedere un consiglio a un cameriere.

Insomma, provate a fare qualcosa che vi faccia uscire dalla vostra zona di comfort. Cambiate strada per andare al lavoro, cantate, imponetevi di fare qualche chilometro di cyclette e così via. Piccole sfide quotidiane. Ciò non vuol dire fare i fenomeni, ma fare semplicemente qualcosa che solitamente non fate, vale a dire, ad esempio, cambiare il bar dove prendete il caffè la mattina. Uscire dalla vostra quotidianità vi farà aumentare il carisma.

Regola sette: riguardo ai rapporti interpersonali, stretta di mano decisa, sempre. Questo perché il linguaggio non verbale è potentissimo. Dovete essere sempre decisi quando vi interfacciate fisicamente con qualcuno. Pensiamo anche agli abbracci, alle pacche sulle spalle e alle strette di mano: devono essere atti vigorosi, perché solo così trasmettete carisma. Certo, non è che dovete stritolare qualcuno, però quanto è brutto quando vi danno la mano ed è tutta moscia?

Consiglio numero otto: apritevi, non tenete un atteggiamento di chiusura. Fate comunicare il vostro corpo, soprattutto la parte superiore. Date un senso di apertura e non di chiusura. A me, che accumulo molto sulle spalle la tensione, ci sono voluti anni per riuscire ad aprirmi. Se però state un po’ ingobbiti comunicate che siete un po’ sfigati, un po’ chiusi. Dunque, cercate di avere un atteggiamento di apertura.

Punto nove: non tergiversate. Quando vi trovate di fronte a una decisione, anche piccola, (oppure esprimete il vostro parere su qualcosa) non tornate sui vostri passi, non cambiate idea. Questo è un potente indicatore di personalità: se dite di sì è sì, se dite no è no. Dovete essere sicuri di quello che dite. Non fate passi indietro per soddisfare l’altro, perché altrimenti perderete gran parte dei punti guadagnati durante l’atto comunicativo.

Punto dieci: quando siete nel panico, ascoltate. Se vi sentite sopraffatti dall’emozione fate parlare l’altra persona, fate delle domande. Così facendo prendete tempo, vi calmate e l’altra persona sarà soddisfatta della vostra curiosità, perché l’argomento preferito di chiunque è parlare di se stessi. Dunque, usiamo questa tecnica a nostro favore e se siamo nel panico facciamo parlare l’altro così prendiamo tempo e l’altro è soddisfatto.
Il messaggio di far parlare l’altro è che si ha voglia di ascoltare e si è interessati, anche se in realtà ve la state facendo sotto!

Punto undici: fate molte domande. Questo è collegato al punto precedente. L’ascolto dev’essere sempre attivo. Fare delle domande, anche indirette, permette di conoscere l’altro e di soddisfare la sua voglia di parlare. Così potete organizzare meglio la conversazione. Fate domande indirette: anziché dire “Ciao come stai?” potete dire “Ciao ti vedo molto allegra … immagino che tu abbia passato una buona serata”.

Punto dodici: parlate meno di voi stessi. Chi ha carisma non ha bisogno di parlare sempre di sé stesso. Non fate monologhi, perché le persone con carisma si focalizzano sull’altro. Più state in silenzio attivo e più le vostre parole avranno un impatto. Ricordo l’adagio di Nanni Moretti: “Mi si nota di più se non vengo alla festa o se vengo e me ne sto in disparte?”. Silenzio, per poi dire cose sensate parlando meno di sé stessi.

Punto tredici: quando avete intenzione di parlare di voi stessi fate uso di quello che chiamo ‘storytelling relazionale’. Trasmettete i vostri valori attraverso aneddoti e racconti. Non dite “Io sono una persona coraggiosa” ma cercate di raccontare una storia in cui il meta messaggio evidenzi le vostre qualità e i vostri valori. Lo storytelling relazionale, ossia raccontarsi e valorizzarsi attraverso le storie, è importante perché è il modo migliore per coinvolgere il nostro interlocutore e allo stesso tempo raccontare qualcosa di noi.

Consiglio quattordici: torniamo agli esercizi da fare in solitaria: quando potete cantate. Cantare e ballare, anche in doccia, aiutano a sbloccarsi e lasciarsi andare.

Punto quindici: durante una conversazione, portate la discussione sui vostri argomenti. Appena vi è possibile cercate di portare l’interlocutore su argomenti a voi vicini, cercate di creare comunanza. La comunanza crea ispirazione e la conversazione diventerà più avvincente.

Punto sedici: Lasciatevi trasportare. Non siate troppo cervellotici, non pensate a quello che dovete dire, non siate iperattivi a livello mentale, rilassatevi. Chi ha carisma è rilassato, ascolta e contribuisce alla conversazione con argomenti di qualità. Non parlate solo per parlare. Parlate quando avete qualcosa da dire, ma soprattutto ascoltate. Se dovessimo fare una sorta di proporzione: 80 ascoltate e 20 parlate. Ma quel 20 deve esplodere perché la persona che avete di fronte si sente ascoltata e può nascere un ping-pong comunicativo interessante. Fate per primi il passo di ascoltare e di fare domande. Interessatevi, perché le persone con carisma questo fanno.

Punto diciassette: se vi sentite a disagio verbalizzatelo, ditelo. Questo è un trucco utilizzato da molti speaker a inizio presentazione. Provate a dire che vi sentite tesi o a disagio, perché questo mette l’interlocutore in uno stato connettivo con voi. Non dovete vergognarvi di dirlo. Solo una persona forte dimostra di poter esprimere il proprio disagio. Questa cosa me la insegnò mia zia quando ero bambino e stavo per preparare l’esame delle medie. Mi disse che se fossi stato in crisi per una domanda dell’orale avrei potuto provare a dire “Chiedo scusa mi sento un attimo a disagio, potrebbe ripetermi la domanda?”. Così avrei preso tempo e ci avrei potuto pensare. Questa è una tecnica che ho utilizzato in tutti gli esami dell’università: dire di essere un po’ teso o un po’ nervoso. Verbalizzare il disagio non vi uccide e non uccide neanche l’altro.

Punto diciotto: scherzaci su. Quando siamo molto nervosi diventiamo goffi. A quel punto scherziamoci su. Vi aiuterà a scaricare la tensione, ad alleggerirvi.

Punto diciannove: sfruttate il lato sensibile che è in voi. Se vi ritenete persone sensibili avete un plus che può fare breccia in molte persone e non dovete vergognarvi di dirlo, dovete vederlo come un pregio. Questo vostro lato sensibile vi permette di connettervi in modo più autentico con gli altri, ma soprattutto il vero alfa è colui che non ha paura di mostrare i propri punti deboli. Solo una persona con grande consapevolezza e grande carisma è in grado di esprimere la propria sensibilità.

Punto venti: dovete leggere molto ogni giorno perché vi permette di avere sempre nuovi argomenti di discussione e di ottenere un vocabolario più ricco e una visione del mondo più completa. Alla lettura io sostituisco gli audiolibri che sono un sostituto molto intelligente, perché vi permettono di ascoltare libri e informazioni interessanti mentre fate altro. Informatevi bene, leggete, ascoltate audiolibri e podcast.

Punto ventuno: quando dovete comunicare ricordatevi che non state facendo nulla di male. Comunicare è vivere e la vita è fatta di comunicazione. Se non comunicate e vi tenete le cose per voi rischiate di diventare ‘morti dentro’. Convincetevi che l’atto comunicativo è sempre lecito. Basta imparare la comunicazione emozionale, ossia fare un ragionamento a monte chiedendosi che emozione si vuole intaccare, quali siano le parole giuste per esprimersi, in che momento e in quali termini illustrare un dato concetto. Di comunicazione non è mai morto nessuno, al massimo vi rifiutano. Il rifiuto è la cosa che terrorizza l’essere umano, ma bisogna imparare a fregarsene perché la persona che rifiuta non sta giudicando voi ma solo quell’approccio comunicativo.

Desensibilizzarsi al rifiuto è la cosa più intelligente che potete fare in ambito seduttivo.

Punto ventidue: penultimo punto e tema mistico. I vostri limiti non vengono visti dagli altri. I vostri interlocutori non hanno lo specchio magico e non riescono a leggervi nel pensiero. Probabilmente nessuno vi ritiene goffi o senza carisma, è solo una vostra credenza limitante. Provate a chiedere a dieci vostri conoscenti se siete goffi in comunicazione e quale sia stata la loro prima impressione su di voi. Questo è importante. Vi accorgerete che nessuno vi dirà che siete degli sfigati, sono credenze vostre. A meno che la cosa non sia conclamata gli altri non se ne accorgeranno.

Il punto ventitré è il più importante tra tutti: rimanere sempre sé stessi. Non possiamo sempre vincere. Alcuni sono bravi in certe cose, altri in altre. Magari non sarete dei bravi comunicatori, però esiste sempre margine di miglioramento. Tutti possiamo imparare a connetterci in modo più autentico. Essere sé stessi è la cosa migliore. Però se siete stati voi stessi fino ad ora e state leggendo questo articolo, probabilmente avete una spinta a migliorarvi.

Numero2959.

 

I L    S E N S O    D I    C O L P A

 

È un condizionatore, un congelatore, un aspiratore, una lavatrice, ma non è un elettrodomestico.
Funziona per mezzo di una corrente che non è quella elettrica.

Che cos’è?

È un condizionatore di spiriti, un aspiratore di credulità, un congelatore di coscienze, una lavatrice di cervelli e funziona con la corrente di pensiero della religiosità.

Per millenni, su miliardi di persone, ha funzionato egregiamente attraverso la religione, e continua a farlo nella vita di ogni giorno di tanti intorno a me: è il giogo del “senso di colpa”.

Un giogo che non è un gioco.

Per la religione Cattolica, ad incutere il senso di colpa è il “il peccato”, addirittura quello originale: la colpa di essere nati e, proprio solo per questo, peccatori.

Colpevolizzare la gente è un “trucco” psicologico perfidamente sottile ma vincente per il controllo delle coscienze.

Non riesci a liberartene. Se qualche volta, in certe rare occasioni, ce la fai a divincolarti da esso, subito dopo ne senti la mancanza e sei tu stesso ad “autoaggiogarti” di nuovo, perché, a starne senza, ti trovi perso.

Allenato come sei ad averlo sempre addosso, ad essere soggiogato, se non ne avverti il peso, ti senti, ancora una volta e sempre, …. in colpa.

Numero2943.

 

 

L A    D E P R E S S I O N E

 

da  QUORA

 

Scrive Riccardo Cecco, corrispondente di QUORA.

 

La depressione è pigrizia emotiva.

 

Premessa: sarò crudo e diretto. Dirò cose che non vuoi sentire. Perciò, se hai paura di sentirti offeso o di uscirne ferito dopo la lettura, NON LEGGERE!

Ho lottato con la depressione per moltissimi anni.

Una cantilena di pensieri ed emozioni negative si era impossessata di me, diventando la colonna sonora della mia vita. Credevo che fosse il mio naturale modo di essere, e ci creai attorno la mia identità.

Ero grasso, povero e senza amici e davo la colpa alla depressione. Poi mi sono reso conto che ero depresso perché ero grasso, povero e senza amici.

Sono stato bullizzato e deriso. Ho avuto problemi con l’alcol e le droghe. Ho sofferto di una forte ansia sociale e ho lottato con dei disordini alimentari. Alcune delle persone più importanti della mia vita sono venute a mancare quando ero ancora un adolescente.

La verità è che tutti abbiamo problemi e la vita non è fatta per essere semplice.

La società di oggi, però, ci incentiva ad essere flaccidi e a comportarci da vittime. Di conseguenza, siamo portati a dare la colpa a qualcosa di esterno per delle difficoltà che ci troviamo ad affrontare interiormente.

Non sopporto quando sento qualcuno dire “soffro d’ansia”. Che cazzo vuol dire? Tutti soffriamo d’ansia. Non è altro che un’emozione che si viene a creare nel momento in cui decidiamo di preoccuparci per qualcosa che potrebbe accadere in futuro.

Non sopporto nemmeno sentir dire “ho la depressione.” Di nuovo… Che cosa significa? Non si tratta di un tumore o di un virus. Non vai a fare una passeggiata senza il giubbotto e ti prendi la depressione. Non è una malattia che cade dal cielo da un giorno all’altro.

La depressione è circostanziale.

Se non sei a conoscenza del motivo per cui sei depresso, significa che dovresti cominciare ad esaminare la tua vita e imparare a conoscerti meglio, invece che passare le giornate davanti a Netflix.

È difficile? Ci sono dei mostri che non vuoi affrontare? Ti capisco, ed è del tutto comprensibile. Ma se decidi di distrarti piuttosto che affrontare la realtà, non cambierà mai nulla.

Potresti avere l’istinto di ribattere con mille scuse, e lo comprendo. Ci sono passato anche io attraverso quella fase. Quando sei depresso, fai di tutto per difendere la tua depressione: è più facile trovare delle giustificazioni per non cambiare, piuttosto che darsi da fare per farlo.

Qualche tempo fa, un mio amico stava attraversando un brutto periodo. Era rimasto senza lavoro, la ragazza lo aveva lasciato, suo padre stava molto male e non aveva idea di che cosa volesse fare nella sua vita. Vedeva il suo mondo andare a pezzi e disintegrarsi un pezzettino alla volta, giorno dopo giorno.

Mentre bevevamo un caffè è crollato: si è messo a piangere e a parlare di quanto tutto fosse insopportabile e ingiusto.

Lo ascoltai e mi si spezzò il cuore a guardarlo in quello stato. La mia propensione iniziale fu quella di appoggiargli una mano sulla spalla e proporre i soliti luoghi comuni: “dovresti farti aiutare da qualcuno,” oppure “mi dispiace, vedrai che con il tempo passerà.”

Grazie al cielo, ho avuto la freddezza di riflettere e ricordare che cosa avesse aiutato me a superare quei momenti difficili. E non fu di certo l’accondiscendenza del mondo esterno: quella non faceva altro che alimentare il mio vittimismo.

“Cazzo, che vita di merda che stai vivendo! Non vorrei mai essere nella tua situazione,” gli dissi.

Smise di piangere. I suoi occhi si sbarrarono. Mi guardò sorpreso, confuso e intimorito: inconsciamente, stava aspettando la classica parola di conforto.

“Che cosa vuoi dire?” mi chiese.

“Che hai ragione. Stai vivendo una vita di merda e non ti invidio per niente. E ora?”

“E ora cosa?” rispose.

“Che cos’hai intenzione di fare? Aspettare che passi? Aspettare che succeda qualcosa che ti cambi la vita da un momento all’altro o che un angelo venga a salvarti? Oppure vuoi muovere il culo e fare qualcosa?”

Rimase in silenzio per qualche secondo. “Muovere il culo,” disse.

Lo abbracciai e gli dissi che per qualsiasi cosa sarei stato a sua disposizione, poi me ne andai e lo lasciai solo con i suoi pensieri.

Ormai è passato più di un anno e sta continuando a lottare con i suoi mostri ma, a poco a poco, sta imparando a sconfiggerli e a migliorare la sua vita. Mi ha ringraziato più volte per come mi comportai in quella situazione. Dice che avrebbe voluto una pacca sulla spalla, ma ciò di cui aveva bisogno era guardare in faccia la realtà, e io lo aiutai a farlo.

Se in quel momento mi fossi mostrato come l’amico comprensivo e compassionevole, potrebbe ancora essere nella stessa situazione, se non peggio.

Sì, perché la depressione non nasce da un giorno all’altro: si crea nel tempo, man mano che evitiamo di affrontare i problemi e che li lasciamo accatastare dentro di noi sotto forma di pensieri incompresi ed emozioni inespresse.

La vita non è facile per nessuno e c’è chi ha ricevuto delle carte di gran lunga peggiori delle tue. La differenza nel lungo termine, tuttavia, non la fanno le carte che hai in mano, bensì come decidi di giocarle. Se altre persone in situazioni più difficili sono riuscite a conquistare un’esistenza più serena, perché non dovresti riuscirci anche tu? Che cosa ti rende così speciale da poter evitare il lavoro che va fatto?

Al mondo non interessa che cosa ti è successo, quali sono i tuoi problemi, se sei grasso, se sei stato bullizzato, se la tua ragazza ti ha lasciato o se è morto un tuo familiare.

La vita continua ad andare avanti, con o senza la tua depressione. Sta solamente a te decidere quale giocata fare con le carte che ti sono state consegnate.

Sostanzialmente, la scelta da fare è sempre una: essere una vittima o assumerti la responsabilità per la tua vita e cambiare il tuo modo di giocare. Entrambe le scelte implicano dolore, ma la prima porta sofferenza, mentre la seconda porta crescita e maturità.

Se non sai da dove cominciare, parti dal tuo stile di vita.

Usa la prima ora del giorno per allenarti, comincia a mangiare meglio e a regolarizzare il tuo sonno. Poniti dei piccoli obiettivi e perseguili.

Vedrai che, in un tempo relativamente breve, ti renderai conto che la depressione non è una malattia, bensì un insieme di abitudini sbagliate e assenza di introspettiva.

Non hai voglia di allenarti? Non ti piacciono le verdure? Non hai la motivazione necessaria per cominciare? Va benissimo, almeno sarai consapevole che non desideri davvero cambiare. Per lo meno, non abbastanza.

Forse hai bisogno di toccare il fondo per trovare l’energia e la motivazione, ma non te lo consiglio.

Io stesso ho toccato il fondo prima di dare una svolta alla mia vita. E se è vero che mi ha dato la motivazione per cambiare, è anche vero che è svanita dopo qualche giorno. Alla fine, ho dovuto comunque introdurre disciplina e resilienza per stare sul pezzo.

Ora… Andare in palestra, imparare nuove abilità e prenderti del tempo per conoscerti meglio, risolveranno tutti i tuoi problemi?

No, no e no.

Tuttavia, ti assicuro che, se migliorerai le tue abitudini, ti porrai qualche domanda in più e farai maggiore chiarezza sui tuoi desideri, la tua vita cambierà completamente. Ma sappi che avrai del lavoro da fare! E sarà dura, molto dura…

Puoi accettarlo e agire di conseguenza o continuare a vivere come hai sempre fatto, ma senza il diritto di dire che la vita fa schifo o che sei sfortunato.

Sono chiacchiere al vento e a nessuno interessa sentirle. Nessuno ti verrà mai a salvare. Non ti salverà un amico, né una pillola e nemmeno uno psichiatra. Solo tu puoi salvare te stesso.

La depressione è una scelta, non una malattia, e assumertene la responsabilità è l’unica cosa in grado di cambiare le carte in tavola.

Ogni ausilio esterno può essere utile e importante. Uno psichiatra o il supporto di un buon amico possono essere d’aiuto ma, in fin dei conti, l’unica cosa che conta è l’azione. La mera compassione non cambia nulla; anzi, rischia di farti sentire giustificato, rendendo la metamorfosi ancora più difficile.

Che tu sia d’accordo con me oppure no, a me non interessa. In realtà, non interessa a nessuno. Ma se trovi un senso in ciò che dico, sai già qual è il prossimo passo da fare e sai anche che devi cominciare ora.

Numero2918.

 

Alcuni stupidi trucchi psicologici che funzionano davvero.

 

da  QUORA

 

Scrive Narciso, un corrispondente di QUORA

 

Alcuni dei trucchi psicologici più stupidi che funzionano davvero sono quelli che si basano su pregiudizi o stereotipi. Ad esempio, è stato dimostrato che le persone sono più propense a fidarsi di qualcuno che indossa abiti costosi o che parla con un accento che considerano “prestigioso”. Allo stesso modo, le persone sono più propense a credere a qualcosa se viene detto da qualcuno che ritengono autorevole, anche se non c’è alcuna prova a sostegno di quella affermazione.

Sono una sorta di “manipolazione” sulle persone. Esistono studi che hanno identificato alcuni di questi effetti.

L’effetto Barnum: questo effetto si basa sul fatto che le persone sono più propense a credere a affermazioni generali e vaghe che potrebbero essere applicate a chiunque. Ad esempio, se diciamo a qualcuno che è “un individuo creativo e originale”, è più probabile che ci creda, anche se non c’è alcuna prova a sostegno di questa affermazione.

L’effetto Dunning-Kruger: questo effetto si basa sul fatto che le persone incompetenti sono spesso inconsapevoli della propria incompetenza. Questo può portare a situazioni in cui le persone incompetenti sono più propense a prendere decisioni sbagliate o a credere a cose false.

L’effetto placebo: questo effetto si basa sul fatto che le persone possono sperimentare effetti positivi anche se assumono un placebo, ovvero un farmaco inefficace. Questo può essere dovuto al fatto che le persone credono che il farmaco funzionerà, il che può portare a un cambiamento nel loro comportamento o nel loro stato d’animo.

Qualche trucchetto che puoi usare.

Chiamare qualcuno per nome. Questo è uno dei trucchi psicologici più semplici e più efficaci. Quando chiami qualcuno per nome, gli stai dimostrando che sei interessato a lui e che lo stai ascoltando. Questo può creare un senso di connessione e fiducia.

Indossare il rosso. Il rosso è considerato un colore caldo e passionale, e si pensa che possa aumentare l’attrazione sessuale. In uno studio, le donne che indossavano abiti rossi sono state giudicate più attraenti dagli uomini rispetto alle donne che indossavano abiti di altri colori.

Le donne vedono più colori degli uomini. Questo è un mito che è stato smentito dalla scienza, ma continua a essere popolare. In realtà, uomini e donne hanno lo stesso numero di recettori del colore nei loro occhi. Tuttavia, le donne tendono a essere più abili nel distinguere tra sfumature di colore simili.

Per le relazioni a lungo termine le persone vedono le personalità. In una relazione a lungo termine, le persone tendono a concentrarsi sulla personalità del loro partner piuttosto che sul loro aspetto fisico. Questo è probabilmente perché l’attrazione fisica può svanire nel tempo, mentre la personalità è più duratura.

Se qualcuno mangia male significa che è depresso. Questo è un altro mito che non è supportato dalla scienza. È vero che alcune persone che soffrono di depressione possono perdere l’appetito o mangiare troppo, ma non è sempre il caso. Ci sono molte altre possibili cause di problemi alimentari, come lo stress, la genetica o le abitudini alimentari sbagliate.

Potete mentire al vostro cervello. Questo è un trucco psicologico che può essere usato per migliorare le proprie prestazioni. Ad esempio, se dovete fare un discorso, potete immaginarvi che il pubblico vi applauda calorosamente. Questo può aiutarvi a sentirvi più sicuri e a dare una performance migliore.