Numero3017.

 

da  QUORA

 

Scrive Fabrizio Mardegan psicologo, corrispondente di QUORA

 

G A S L I G H T I N G     ( INFLUENZA  ANGOSCIANTE )

 

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica in cui una persona cerca di far dubitare l’altra della propria percezione della realtà, della memoria o della sanità mentale.
Il termine “gaslighting” deriva dal film del 1944 chiamato “Angoscia” (Gaslight in inglese), in cui il protagonista cerca di far impazzire sua moglie facendole credere di essere pazza.

Il gaslighting coinvolge una serie di comportamenti intenzionali che minano la fiducia e la sicurezza dell’altra persona. Di seguito sono riportati alcuni esempi di tattiche di gaslighting:

  1. Negazione: Il manipolatore nega la veridicità di eventi, discussioni o promesse precedenti. Ad esempio, potrebbe dire: “Non ho mai detto quello che hai detto” o “Non ricordo che ciò sia successo”.
  2. Svalutazione: Il manipolatore minimizza o sminuisce i sentimenti e le preoccupazioni dell’altra persona. Potrebbe dire ad esempio: “Stai esagerando” o “Non è così grave come pensi”.
  3. Contraddizione: Il manipolatore contraddice l’altra persona in modo costante, anche su questioni di fatto. In questo caso potrebbe affermare: “Ti sbagli” o “Non hai capito correttamente”.
  4. Colpa: Il manipolatore sposta la colpa sull’altra persona per le proprie azioni o comportamenti. Potrebbe dire: “Sei tu il problema” o “Sei troppo sensibile”.
  5. Confusione: Il manipolatore crea confusione nell’altra persona attraverso informazioni contrastanti o ambigue. Ad esempio, potrebbe dire una cosa un giorno e poi negarla il giorno successivo.
  6. Isolamento sociale: Il manipolatore cerca di isolare l’altra persona dal sostegno sociale, facendole dubitare delle relazioni e delle intenzioni degli altri. Può affermare: “Non puoi fidarti di nessuno tranne me” o “Tutti stanno cercando di ingannarti”.

L’obiettivo del gaslighting è quello di ottenere il controllo e il potere sull’altra persona, minando la sua fiducia in se stessa e nella propria percezione della realtà.
Le vittime di gaslighting possono iniziare a dubitare di se stesse, a sentirsi insicure e a cercare la conferma e l’approvazione del manipolatore.
Ciò può avere un impatto significativo sulla salute mentale e sul benessere dell’individuo coinvolto.

Riconoscere il gaslighting è il primo passo per proteggersi da questa forma di manipolazione.
Se ti ritrovi in una relazione in cui sospetti di essere vittima di gaslighting, può essere utile cercare supporto da amici, familiari o professionisti della salute mentale per ottenere un’ulteriore prospettiva e supporto.

 

Numero3013.

 

da  QUORA

 

Scrive Joel, corrispondente di QUORA

 

È normale, durante un lungo periodo di ansie e preoccupazioni, non sentire più la “dopamina”?

La  “dopamina” è conosciuta come il “neurotrasmettitore del piacere”: viene immagazzinata nel cervello e rilasciata nel flusso sanguigno quando proviamo sensazioni piacevoli, durante attività come ascoltare musica o mangiare il nostro piatto preferito.

 

Si è normale: lo stress blocca questo processo.

Come sappiamo la carenza di dopamina e noradrenalina nelle persone afflitte da ansia e stress cronici si manifesta con sintomi tra cui: stanchezza, calo della forza fisica e dell’energia, perdita di entusiasmo per la vita, disturbi del sonno e insonnia, scarsa attitudine/propensione al lavoro, tendenza alla depressione.

Al di fuori dell’area cerebrale, questo ormone regola la vascolarizzazione di determinate regioni del corpo e stimola parti del sistema nervoso vegetativo, migliorando così le prestazioni fisiche. Una carenza di dopamina può causare diversi disturbi, tra cui problemi di digestione e cali di energia. Con il calare delle energie, si rischia di entrare in depressione.

Come recuperare dopamina?

Praticare attività fisica permette di fare il pieno di endorfine con un immediato effetto positivo sull’umore. L’esercizio fisico stimola non solo la produzione di endorfina, ma anche di dopamina che genera un immediato senso di soddisfazione.

Il consiglio è sempre quello di fare un po’ di attività fisica.

Poi esistono anche tecniche di meditazione e respirazione che eliminano l’ansia e lo stress.

Ne cito qualcuna:

Tecnica del10-6-3 secondi.

Prendi un po’ d’aria, trattieni il fiato e conta mentalmente fino a 10. Non fare respiri troppo profondi, non gonfiare il torace. butta fuori l’aria comincia a respirare con un ritmo di sei secondi: tre secondi per prendere aria e tre secondi per buttarla fuori. Ripeti l’esercizio fino a che non senti benessere.

Tecnica della parola pronunciata.

Inspira lentamente e profondamente immettendo nell’organismo aria attraverso il naso. Presta attenzione a come la pancia e il busto si espandano per far posto all’aria in entrata. Espira sentendo l’aria fluire via dal corpo.
In questi istanti, pensa a una parola che ti tranquillizzi e pronunciala.

La respirazione e la meditazione nascono appositamente per eliminare stress, ansia, depressione e anche impulsività: ristorano il pensiero donando vigore e lucidità.
La meditazione, insieme alla respirazione, dona sempre più controllo al singolo individuo, attraverso un ottima ossigenazione.

Fonte: attraverso i miei studi personali e confronti sul web.

Numero3012.

 

da  QUORA

 

Scrive Giancarmine Faggiano, corrispondente di QUORA.

 

F A N T A S I E    S E S S U A L I

 

Le fantasie sessuali in una coppia ben collaudata, aiutano a mantenere in vita il desiderio di entrambi per poter mettere in atto l’eccitazione.
L’importante è non essere perversi, feticisti e masochisti.
La perversione, infatti, si relaziona ad atti e comportamenti che non rientrano nella normalità giacché si violano regole di accoppiamento riconosciute come tradizionali.
Per Freud, le perversioni sono prevaricazioni anatomiche di regioni del corpo destinate all’unione sessuale.
In questo caso, l’amore diventa non amore perché privo di emozioni e sentimenti spontanei.
I cosiddetti feticismi, poi, portano a comportamenti devianti ed animaleschi che, in Psicoanalitica, si chiamano “disturbi psichiatrici del carattere.”
In particolare, un sadico a letto, è portato ad infliggere dolore, sottomissione psicologica al/ alla Partner.
Il perverso pensa solo a se stesso.
E questo, non è affatto sesso sano , bensì malato. Invece, le fantasie sessuali sane sia maschili che femminili , per quanto molto sensuali, aumentano nel rapporto il desiderio nascosto per mantenere l’eccitazione e prolungare il piacere di entrambi.
In effetti, avere una buona immaginazione a letto, rivela sostanzialmente la propria personalità e l’Amore spontaneo diventa davvero ” Ars amandi.” (arte di amare)

Numero3011.

 

da  QUORA

 

Scrive Jay Matthews, corrispondente di QUORA

 

COSA  SAI  DELL’ ALDILA’ ?

 

Da centinaia di esperienze premorte, si può riassumere quanto segue.

 

Coloro che (pre)muoiono:

  1. Sono accolti da entità “angeliche” e parenti deceduti, in qualche caso per ore o giorni prima della morte.
  2. Vedono una luce splendente che non danneggia i loro occhi.
  3. Entrano all’interno di un’area di transizione come un tunnel, un prato o un sentiero. Attraversano questo spazio pacificamente.
  4. Sperimentano pace e/o amore indescrivibili.
  5. Ascoltano musica incredibilmente bella o vedono colori più vividi di qualsiasi altra cosa nello spettro conosciuto.
  6. Incontrano una barriera, come un cancello o un ruscello.
  7. Incontrano una amabile e gentile figura di luce.
  8. Hanno la possibilità di rivedere la loro vita con ricordi dettagliati su uno schermo virtuale.
  9. Capiscono il dolore di chi hanno ferito e la gioia di chi hanno aiutato.
    (non si tratta di un premio o una punizione ma di un insegnamento).
  10. Incontrano parenti ed amici deceduti.
  11. Qualche volta hanno la possibilità di tornare.
  12. A volte viene detto loro di tornare, altre volte sono incoraggiati a restare.
  13. Questo dipende dallo stato del loro corpo, ma è un ragionamento, è difficile da spiegare.
  14. Il loro stato critico è la causa di questo punto di scelta ma è la decisione della persona di andare o rimanere a determinare le condizioni di salute del proprio corpo.
  15. Lo sperimentatore prova una grande gioia in quel luogo (o sala d’attesa) provando in tal modo un conflitto nel voler tornare alla vita precedente.
  16. Talvolta l’obbligo di tornare è chiaro mentre altre volte questo senso di obbligo non è presente. Questa è la mia migliore interpretazione dei diversi tipi di consigli delle guide.
  17. Se tornano in vita, sono più impegnati a fare ciò che amano e ad amare gli altri.
  18. Vedono la vita come una preziosa opportunità ma non come la fine di qualcosa.
  19. L’esistenza terrena è dolorosa e limitata rispetto all’aldilà.
  20. L’aldilà è il nostro stato naturale; è amore e la vita è un esperienza per apprendere.

Numero2993.

 

A S S E R T I V I T A’

 

Rischioso è parlare, quando intuisco.

Suprema azione è la non azione.

Suprema libertà è la spontaneità.

Non agendo, non volendo forzare

cose, situazioni, idee, persone,

ecco che tutto naturalmente accade.

Do il meglio alle mie intenzioni.

Questa è la virtù di cui mi nutro,

tanto più potente, se serbata in cuore.

Opero libero, spontaneo, naturale.

Così mi sento assolutamente assertivo.

Numero2992.

 

da  QUORA

 

Scrive Giancarmine Faggiano, corrispondente di QUORA

 

Come bisogna affrontare le nostre paure?

 

Le paure si affrontano con coraggio per vincerle e non trasformarle in angoscia.

È inutile somatizzare nel pensare al peggio.

Bisogna , invece, avere la consapevolezza che una paura è un’emozione e, se gestita adeguatamente, trasmette resilienza e coraggio in risposta alla funzione adattativa di fronte ad un ostacolo percepito come tale.

Essere in grado di superare le proprie paure, nelle difficoltà, diventa un’esperienza unica, perché consente di uscirne mentalmente rafforzati e più pronti per un’eventuale altra sfida psicologica futura.

È bellissimo credere di essere diventati più forti nei pensieri che governano le nostre azioni.

Così si rafforza l’autostima.

Numero2982.

 

da  QUORA

 

Scrive Paolo Pelizzon, corrispondente di QUORA

 

Perché Jung sostiene che la psiche continua a vivere dopo la morte?

 

Perché l’anima è una Energia con capacità pensante che, appunto, ánima il nostro corpo fisico per il tempo di questa incarnazione.

L’ANIMA, è LA PSICHE e, la psiche, NON è la psicologia.

Le reincarnazioni, sono indispensabili per l’evoluzione dell’anima.

Fra di noi, uomini incarnati, le differenze di livello evolutivo possono essere abissali, molti si trovano ad uno stadio di animali parlanti, altri sono delle menti illuminate.

Sono appunto questi uomini evoluti che, avendo raggiunto uno stato di coscienza elevato. ancora inaccessibile alla maggioranza, avendo pure raggiunto la Conoscenza Istintiva, la Lucidità e Libertà Mentale, attingono la loro sapienza istantaneamente dal Mondo della NON PAROLA, totalmente oscuro ed imperscrutabile agli ignoranti e, soprattutto, ai fanatici religiosi .

Il Mondo Spirituale è infinito ed eterno. Da là proveniamo e là ritorneremo.

Numero2973.

 

Viaggi astrali: cosa sono veramente e come indurli

da Elisa Corsi | Mag 2, 2017

Il viaggi astrale è un argomento tanto affascinante quanto delicato, va trattato con la massima attenzione e la giusta dose di sensibilità.

L’avrai senz’altro sentito nominare, magari dalla tua insegnante di yoga o in tv durante un’intervista a qualche scienziato americano. Ebbene, scommetto che ti sei domandato almeno una volta cosa siano questi viaggi astrali.

Non è vero?

Oggi sono parecchie le teorie che gravitano attorno a questo tema, ed alle spalle abbiamo una fiorente letteratura yogica che ce ne parla. Qualcuno li definisce come una via di mezzo tra sogno e realtà, qualcun altro ne sottolinea la pericolosità, e taluni addirittura negano la possibilità di effettuarli da vivi.

Ma cosa sono esattamente questi famosi “viaggi astrali”? Qual è la loro origine? Come si manifestano?

Scopriamolo insieme!


Indice

  • 1 La storia dei viaggi astrali in breve
  • 2 Cosa sono i viaggi astrali
  • 3 Perché sperimentare un viaggio astrale?
  • 4 Cos’è il corpo astrale e qual è la sua struttura?
  • 5 Le basi per indurre un viaggio astrale: rilassamento e meditazione
  • 6 La testimonianza di Francesca

La storia dei viaggi astrali in breve

 

Il viaggio astrale non è assolutamente una scoperta recente, degli ultimi decenni, ma anzi risale praticamente all’origine del mondo.

Scoperto e sperimentato dagli sciamani in India e in Messico, ad oggi è difficile risalire ad una data storica poiché non si hanno documenti di queste prime sperimentazioni. Ciò che è certo è che gli indiani precisamente gli Huicholes utilizzavano fin dall’antichità un pianta allucinogena, un cactus chiamato Peyote, il quale aiutava ad avere delle visioni durante le feste sacre e religiose.

Con il passare degli anni il Peyote è stato investito sempre più da un ruolo sacro e quasi magico, non si assumeva più durante le feste religiose ma in solitudine con lo scopo di “ricercare se stessi”.

Ad oggi questo succulento cactus senza spine, è ancora in circolazione negli Stati Uniti e viene usato per rilassare corpo e mente durante la psicoanalisi o per la nostra più famigliare meditazione.


Cosa sono i viaggi astrali

 

Con il termine viaggio astrale si intende l’uscita cosciente dell’individuo dal corpo fisico, usando come veicolo il solo corpo astrale, tale fenomeno viene anche detto sdoppiamento.

Ma perché si chiama viaggio astrale?

Viaggio: è un’esperienza paragonabile ad un viaggio, che può essere dall’altra parte del mondo o alla stanza accanto alla quale ci troviamo.

Astrale: questa parola deriva da “stelle”, ci viene tramandata dagli alchimisti medioevali, essa si riferisce all’apparenza luminosa della materia appartenente al piano astrale.

Questa parola può però trarre in inganno, facendoci immaginare i viaggi astrali come viaggi tra le stelle…

Assolutamente non è così!

Astrale deriva da piano astrale, quest’ultimo è una dimensione intangibile che va oltre i cinque sensi dell’essere umano. Ovvero è un mondo che non è percepito dall’uomo in uno stato di veglia quotidiano che potremmo definire “normale”.

Ma il fatto che non venga percepito non significa che l’essere umano non ne sia costantemente immerso.

La materia astrale è molto più sottile della materia fisica e va quindi a riempire gli spazi che intercorrono tra un atomo e l’altro della materia fisica. Ciò significa che tutto ciò che ci circonda e noi stessi siamo impregnati di materia astrale ma per entrarne davvero in contatto bisogna trovarsi in determinate condizioni.

“Una delle prime cose che l’uomo impara a compiere nel suo corpo astrale è quella di viaggiare, essendo possibile al corpo astrale di muoversi con molta rapidità e a grandi distanze dal corpo fisico addormentato. La comprensione di questo fenomeno spiega un gran numero di fenomeni così detti occulti.”

E.Powell in Il corpo astrale e relativi fenomeni


Perché sperimentare un viaggio astrale?

 

Lo scopo di un viaggio astrale è quello di preparare l’individuo al momento della sua morte, ovvero al viaggio finale. Nella nostra società è diffuso un sentimento di paura rispetto alla morte, ed essa viene vista come un avvenimento drammatico che ci allontana per sempre da una persona cara… non esiste nulla di più terribile!

Non è così invece in Oriente: per la religione buddista la morte non è altro che un passaggio dell’anima, da un corpo fisico al completo corpo astrale.

Il viaggio astrale viene definito come “piccola morte” perché è appunto un “assaggio” di ciò che ci accadrà dopo che il corpo fisico sarà dichiarato clinicamente morto. Detto ciò non tutti provano l’esperienza dello sdoppiamento da vivi e non è certo cosa grave!

Chi l’ha provato in vita sarà semplicemente più “allenato” e non si ritroverà spiazzato nel gestire la parte astrale di se stesso.

“Il viaggio astrale ha lo scopo di capire cosa possiamo essere al di là della nostra corporeità, della nostra mente e del nostro apparato psicofisico”

Carlo Dorofatti

Ho fatto riferimento più volte al corpo astrale.

Ma cos’è esattamente? Come è fatto? Andiamo a scoprirlo nel prossimo paragrafo…


Cos’è il corpo astrale e qual’è la sua struttura?

 

Abbiamo detto che i viaggi astrali vengono effettuati attraverso il corpo astrale. Questo corpo è denominato corpo delle attrazioni magnetiche o del desiderio.

E’ il corpo che si muove all’interno della “sostanza astrale” ovvero dell’universo, inteso come campo elettromagnetico in cui vi sono diverse forze che interagiscono tra loro.

Ma andiamo con ordine…

Potremmo definirlo come l’anima di una persona, ma non solo. Questo corpo occupa lo spazio interno dell’individuo ma anche esterno producendo un aurea che va oltre il corpo fisico.

Tutti gli esseri viventi lo posseggono, anche coloro i quali sono così egoisti e insensibili che sembrerebbe avessero perso quanto di più prezioso la natura ci ha regalato: l’anima.

Il corpo Astrale è considerato dal grande scrittore e teosofo Arthur E.Powell uno dei tre corpi sottili di cui è composto ogni individuo. Gli altri due sono rispettivamente: il corpo Causale e il corpo Mentale.

“Tutti posseggono e utilizzano il corpo astrale, ma sono ben pochi quelli che sono consapevoli della sua esistenza e a servirsene in piena coscienza. In moltissime persone esso è poco più di una massa di materia astrale disorganizzata, i cui movimenti e impulsi sfuggono quasi completamente al controllo dell’uomo vero e cioè dell’Ego. In alcune persone invece il corpo astrale è un veicolo ben sviluppato e completamente organizzato, un veicolo dotato di vita propria e che conferisce a chi lo possiede molti utili poteri”

E.Powell in Il corpo astrale e relativi fenomeni

Questo corpo è dunque considerato molto simile a quello fisico, vediamo le principali caratteristiche che li accomunano:

  • Presenti: Sono entrambe essenziali nell’individuo
  • Costituiti da materia: Il corpo fisico è composto dalla materia detta “grezza” mentre quello astrale è composto dalla materia detta “sottile”
  • Veicoli di espressioni: Attraverso gesti e movimenti fisici esprimiamo il nostro stato d’animo così come attraverso i colori dell’aurea astrale esprimiamo emozioni, sentimenti e passioni.

Le basi per indurre un viaggio astrale: rilassamento e meditazione

 

Per lo Yoga l’elemento che collega il corpo fisico con il proprio corpo astrale è il terzo chakra. Situato a livello del plesso solare, il terzo chakra, non a caso è la sede del magnetismo e del desiderio.

Ci sono parecchi libri e documenti che insegnano tecniche e trucchi per indurre un viaggio astrale.

Ebbene, se vuoi il modesto parere di chi sta scrivendo, ti posso dire questo: non esistono tecniche per indurli!

Viaggiare in astrale non è una cosa che si può imparare o in qualche modo forzare…

Come puoi fare allora?

Puoi creare le condizioni di base!

A mio parere esistono solo due condizioni fondamentali in cui ti devi trovare per originarli: la meditazione e il rilassamento.

Tutto il resto verrà da sé, è una cosa completamente personale e se non dovesse accadere puoi sempre dire di aver fatto degli utili esercizi di rilassamento 😉

Meditazione

Di seguito trovi una semplice meditazione che puoi usare per rilassarti e provare ad indurre un viaggio astrale.

  1. Scegli un sottofondo musicale rilassante
  2. Scegli un ambiente silenzioso e semi buio
  3. Siediti sul tappetino a gambe incrociate
  4. Calma la mente e allontana i pensieri negativi e preoccupanti
  5. Ora, immaginati in un luogo dove ti piacerebbe essere, per esempio: montagna, mare ai piedi di una cascata ecc.
  6. Visualizza quel luogo, guardati intorno il più possibile e sentiti realmente lì
  7. Quando sei pronto, approfondisci il respiro, muovi la testa, le mani, i piedi e poi apri gli occhi…

Non c’è un tempo preciso per questa meditazione, puoi iniziare con 10 minuti e pian piano allungarla.

Rilassamento

C’è chi alla posizione seduta della meditazione preferisce Savasana, ovvero la posizione del cadavere. Si usa per il rilassamento durante le lezioni di yoga e secondo me, è più efficace e favorisce di più il viaggio astrale.

Il procedimento è molto simile a quello appena descritto sopra, ma la differenza è che ti trovi sdraiato.

  1. Scegli un sottofondo musicale rilassante
  2. Scegli un ambiente silenzioso e semi buio
  3. Sdraiati sul tappetino
  4. Respira in modo profondo e regolare
  5. Calma la mente e allontana i pensieri negativi e preoccupanti
  6. Ora, immaginati in un luogo dove ti piacerebbe essere, per esempio: montagna, mare ai piedi di una cascata ecc.
  7. Visualizza quel luogo, guardati in torno il più possibile e sentiti realmente lì
  8. Quando sei pronto, approfondisci il respiro, muovi la testa, le mani e i piedi e poi apri gli occhi…

Com’è andata?

Se hai fatto un viaggio in astrale te ne accorgi immediatamente! C’è una grossa differenza tra “visualizzare” e “vedere”…

  • Visualizzare: quando visualizzi, pensi a delle immagini che decidi tu: il paesaggio, il soggetto, i colori… è una scelta ed in qualsiasi momento puoi cambiare immagine o paesaggio
  • Vedere: significa che hai effettivamente delle immagini che ti scorrono davanti agli occhi, vedere implica tutta una serie di percezioni: come per esempio sentire. Prendiamo l’esempio di essere vicini ad una cascata. Oltre a vederla con chiarezza, possiamo sentire il rumore dell’acqua e percepire addirittura gli schizzi d’acqua che arrivano a bagnarci il volto. Quando hai tutte queste sensazioni sei lì in riva a quel fiume davvero.

La testimonianza di Francesca

 

Una sera andai a trovare la mia amica Francesca e lei decise di raccontarmi la sua esperienza personale.

“Ricordo come se fosse ieri la prima volta che ebbi un’esperienza astrale: nonostante fosse stata piacevole, mi spaventai parecchio, perché non sapevo nulla di tutto questo. Per diverso tempo non ne parlai con nessuno, e credendo di essere impazzita, mi “rifugiai” sul web alla ricerca di qualcun altro che avesse provato la mia stessa esperienza… ma la cosa non mi portò alcun riscontro!

Solo dopo qualche tempo decisi di parlarne a mia madre e le raccontai per filo e per segno le sensazioni che avevo vissuto. Lei mi guardò con un mezzo sorriso di scherno, alzò le sopracciglia e mi chiese se avessi bevuto.

Era il rilassamento finale della mia quarta lezione yoga. La mia insegnante utilizza il rilassamento alla fine di ogni lezione. Di sottofondo c’era una musica rilassante (che ci fa ascoltare tutt’oggi), la stanza semi buia, gli occhi chiusi…“il nostro corpo si fa sempre più pesante e rilassato” dice lei.

Ecco, quella è l’ultima cosa che ho sentito, perché il secondo dopo non mi sentivo più in quella stanza, non ero più mentalmente lì. Cominciai ad immaginarmi il mare in una splendida giornata di sole e un gabbiano che volava sopra le onde. La mia prospettiva era appena al di sopra del volatile e seguivo il suo percorso. Inizialmente lo visualizzai ma poi mi resi conto di vederlo.

La musica di sottofondo la sentivo ancora ma era molto lieve, sentivo il vento sul viso, l’aria leggera dell’alta quota, l’infrangersi delle onde sulla spiaggia e il verso del gabbiano. Il gabbiano è l’elemento principale del viaggio, credo sia il mio animale veicolo, che vedo ancor’oggi. Non so perché sia sempre il gabbiano e mai un’aquila o una colomba… insomma tutto queste sensazioni concorrono a costituire uno stato di benessere totale dal quale non vorrei mai andarmene…Ma purtroppo ad un certo punto la lezione finisce e l’insegnante dice la fatidica frase:

“Riprendiamo consapevolezza del nostro corpo approfondendo il nostro respiro”. Ecco che in un batter d’occhio crolla tutto! Il paesaggio, il vento, il senso di libertà…è come se venissi sbattuta fuori da un paradiso ed io mi ritrovo nuovamente sdraiata in quella palestra.

Non posso dirti cosa succederebbe se non dovesse mai finire la lezione, perché purtroppo prima o poi termina!


Conclusioni

In quest’articolo ho tentato di descrivere in modo molto semplificato cosa sia un viaggio astrale, di cosa sia composto il corpo astrale e quali siano le pratiche di yoga ad esso collegate.

Quest’articolo vuol essere un squarcio informativo sul mondo che si estende oltre i nostri cinque sensi e oltre il nostro limitatissimo corpo fisico. Non è stato facile per me scrivere di qualcosa di così “alto” e purissimo, ma ho voluto farlo perché nel mio piccolo volevo darti un aiuto a conoscere meglio questo tema.

Spero davvero che possa tornarti utile.

Aspetto tuoi commenti!

Elisa Corsi

Numero2953.

 

da QUORA

 

Scrive Joel, uno psicologo corrispondente di QUORA

 

IL VALORE DELLA SINCRONICITÀ.

 

La sincronicità tra due persone si può verificare quando tra di loro è presente un’armonia di fondo, che nella maggior parte dei casi è diretta conseguenza di una relazione basata su: empatia, fiducia, comunicazione e ascolto reciproco.

In realtà per Jung (Carl Gustav Jung 1875 – 1961, psichiatra, psicoanalista, antropologo) le sincronicità sono delle coincidenze significative, che descrivono la sorpresa che si verifica quando un pensiero nella mente si riflette in un evento esterno, senza che vi sia alcuna connessione causale apparente.

L’Universo comunica costantemente con noi, in modo misterioso, spesso attraverso sensazioni, segnali del corpo, simboli, o coincidenze, tuttavia, non sempre è facile riconoscerli poiché la nostra mente, spesso troppo razionale, ragiona attraverso i preconcetti dettati dalla società odierna in cui viviamo, dove tutto viene attribuito alla fortuna o alla sfortuna, dove tutto ciò che non è visibile agli occhi “non esiste”.

Sviluppare una mentalità aperta vuol dire lasciar lavorare la curiosità, non dare mai nulla per scontato, porsi dubbi, imparare a cambiare prospettiva, ascoltare e cercare di comprendere anche quello che sembra lontano anni luce dal nostro modo di fare e pensare in totale contrapposizione con i nostri principi.
Purtroppo oggi i social, le TV, non ci aiutano in questo, anzi rafforzano sempre più i muri tra persona e persona.

Auguro a tutti di avere una mente aperta.

Numero2947.

 

S E S S O    E    A M O R E

 

Dice Venditti (e non solo lui) che “non c’è sesso senza amore”, ma lui, quando cantava questo, era innamorato.
Molti, specialmente gli uomini, vogliono fare sesso anche senza essere innamorati. Si tratta di una pulsione naturale che considera il sesso un atto ricreativo e di personale gratificazione, come può essere anche l’autoerotismo del resto, che può essere desiderato a prescindere dall'”alibi” del rapporto d’amore con il/la partner.

Una donna è molto più coinvolta emotivamente ed affettivamente e vorrebbe che il rapporto sessuale fosse l’espressione più alta del desiderio reciproco che è la risultante di tante componenti.
Per il maschio queste componenti sono prevalentemente di ordine fisico: ed esempio la bellezza corporea, “il sex appeal”, la complicità e la partecipazione erotica di un certo livello e via dicendo. Tutte cose riscontrabili e reperibili anche genericamente, senza bisogno di concentrarsi e monopolizzarsi su una sola e unica donna.

Per la femmina, invece, conta molto di più il bisogno di essere amata e desiderata per quella che è, intendendo per questo di godere di una certa esclusività ed anche di un “ascendente” particolare che lei detiene come arma di seduzione personale che, ovviamente, si attribuisce per sana autostima.
Essere concupita sessualmente dal maschio, legittimo od occasionale, le conferisce una straordinaria conferma della propria caratura umana ed erotica.

 

Ma ribaltiamo l’ipotesi: esiste l’amore senza il sesso?
È ancora e sempre amore quello che i due componenti di una coppia provano reciprocamente, senza avere rapporti sessuali?

Possono essere tanti i motivi per cui, in una coppia, non si pratica più il sesso.
Può succedere che uno dei due diventi portatore di una patologia ostativa, o di una carenza o di una condizione fisica debilitante, oppure riporti qualche trauma, anche psicologico, che pregiudichi in modo continuativo la sua praticabilità dal punto di vista della sessualità.
Oppure, molto più banalmente, è scemata del tutto l’attrazione fisica ed emotiva preesistente.
Però, possono persistere immutati i rapporti, psicologicamente appaganti, della stima personale, del rispetto reciproco, dell’affetto, vero e profondo, che, magari da tanti anni, ha unito i componenti della coppia.

Il sesso può anche passare in secondo, terzo o quarto piano ma estrometterlo del tutto vuol dire rinunciare all’unico vero momento intimo e gratificante di una coppia. Il momento in cui ci si guarda dentro. Un momento in cui il tempo si ferma, si fermano i pensieri e si lascia il mondo fuori. E non è solo sesso… È anche il prima: come ci si arriva. È il dopo: come ci si sente…
Due componenti fondamentali! È abbandonarsi. Desiderarsi. Concedersi in modo esclusivo.

Per rispondere al quesito di partenza, direi che non si tratta più di Amore con la A maiuscola, quello della gioventù, quello della pienezza dei sensi, quello degli exploit, quello che De André chiama “l’amore che strappa i capelli”.

L’amore senza sesso è, però, una specie di “amore in tono minore”, senza esaltazioni, non conclamato, non gridato od esibito, ma vissuto a basso profilo, molto intimizzato, molto complice e, a suo modo, egualmente profondo.
Anzi, è fatto di tante piccole cose ed attenzioni, anche di tante parole che rispecchiano lo stato d’animo, di due che, consapevolmente e onestamente, hanno scelto di continuare la loro relazione su un altro binario che, ben lungi dall’essere un binario morto, li può portare molto lontano, con condizioni di viaggio molto più confortevoli e confacenti alla loro età presente e futura.
Io lo considero un “coronamento” dell’amore della prima fase.

Insomma, l’Amore con la A maiuscola non è un assoluto, non è per sempre. È una chimera transeunte.
Decade e si trasforma, adattandosi alla legge del tempo, e diventa un Affetto con la A maiuscola.
E questo è la versione più nobile e umanamente gestibile del rapporto di coppia, che si consolida e rimane valido, nella misura in cui era valido l’amore originale, quello dei tempi migliori.

Numero2943.

 

 

L A    D E P R E S S I O N E

 

da  QUORA

 

Scrive Riccardo Cecco, corrispondente di QUORA.

 

La depressione è pigrizia emotiva.

 

Premessa: sarò crudo e diretto. Dirò cose che non vuoi sentire. Perciò, se hai paura di sentirti offeso o di uscirne ferito dopo la lettura, NON LEGGERE!

Ho lottato con la depressione per moltissimi anni.

Una cantilena di pensieri ed emozioni negative si era impossessata di me, diventando la colonna sonora della mia vita. Credevo che fosse il mio naturale modo di essere, e ci creai attorno la mia identità.

Ero grasso, povero e senza amici e davo la colpa alla depressione. Poi mi sono reso conto che ero depresso perché ero grasso, povero e senza amici.

Sono stato bullizzato e deriso. Ho avuto problemi con l’alcol e le droghe. Ho sofferto di una forte ansia sociale e ho lottato con dei disordini alimentari. Alcune delle persone più importanti della mia vita sono venute a mancare quando ero ancora un adolescente.

La verità è che tutti abbiamo problemi e la vita non è fatta per essere semplice.

La società di oggi, però, ci incentiva ad essere flaccidi e a comportarci da vittime. Di conseguenza, siamo portati a dare la colpa a qualcosa di esterno per delle difficoltà che ci troviamo ad affrontare interiormente.

Non sopporto quando sento qualcuno dire “soffro d’ansia”. Che cazzo vuol dire? Tutti soffriamo d’ansia. Non è altro che un’emozione che si viene a creare nel momento in cui decidiamo di preoccuparci per qualcosa che potrebbe accadere in futuro.

Non sopporto nemmeno sentir dire “ho la depressione.” Di nuovo… Che cosa significa? Non si tratta di un tumore o di un virus. Non vai a fare una passeggiata senza il giubbotto e ti prendi la depressione. Non è una malattia che cade dal cielo da un giorno all’altro.

La depressione è circostanziale.

Se non sei a conoscenza del motivo per cui sei depresso, significa che dovresti cominciare ad esaminare la tua vita e imparare a conoscerti meglio, invece che passare le giornate davanti a Netflix.

È difficile? Ci sono dei mostri che non vuoi affrontare? Ti capisco, ed è del tutto comprensibile. Ma se decidi di distrarti piuttosto che affrontare la realtà, non cambierà mai nulla.

Potresti avere l’istinto di ribattere con mille scuse, e lo comprendo. Ci sono passato anche io attraverso quella fase. Quando sei depresso, fai di tutto per difendere la tua depressione: è più facile trovare delle giustificazioni per non cambiare, piuttosto che darsi da fare per farlo.

Qualche tempo fa, un mio amico stava attraversando un brutto periodo. Era rimasto senza lavoro, la ragazza lo aveva lasciato, suo padre stava molto male e non aveva idea di che cosa volesse fare nella sua vita. Vedeva il suo mondo andare a pezzi e disintegrarsi un pezzettino alla volta, giorno dopo giorno.

Mentre bevevamo un caffè è crollato: si è messo a piangere e a parlare di quanto tutto fosse insopportabile e ingiusto.

Lo ascoltai e mi si spezzò il cuore a guardarlo in quello stato. La mia propensione iniziale fu quella di appoggiargli una mano sulla spalla e proporre i soliti luoghi comuni: “dovresti farti aiutare da qualcuno,” oppure “mi dispiace, vedrai che con il tempo passerà.”

Grazie al cielo, ho avuto la freddezza di riflettere e ricordare che cosa avesse aiutato me a superare quei momenti difficili. E non fu di certo l’accondiscendenza del mondo esterno: quella non faceva altro che alimentare il mio vittimismo.

“Cazzo, che vita di merda che stai vivendo! Non vorrei mai essere nella tua situazione,” gli dissi.

Smise di piangere. I suoi occhi si sbarrarono. Mi guardò sorpreso, confuso e intimorito: inconsciamente, stava aspettando la classica parola di conforto.

“Che cosa vuoi dire?” mi chiese.

“Che hai ragione. Stai vivendo una vita di merda e non ti invidio per niente. E ora?”

“E ora cosa?” rispose.

“Che cos’hai intenzione di fare? Aspettare che passi? Aspettare che succeda qualcosa che ti cambi la vita da un momento all’altro o che un angelo venga a salvarti? Oppure vuoi muovere il culo e fare qualcosa?”

Rimase in silenzio per qualche secondo. “Muovere il culo,” disse.

Lo abbracciai e gli dissi che per qualsiasi cosa sarei stato a sua disposizione, poi me ne andai e lo lasciai solo con i suoi pensieri.

Ormai è passato più di un anno e sta continuando a lottare con i suoi mostri ma, a poco a poco, sta imparando a sconfiggerli e a migliorare la sua vita. Mi ha ringraziato più volte per come mi comportai in quella situazione. Dice che avrebbe voluto una pacca sulla spalla, ma ciò di cui aveva bisogno era guardare in faccia la realtà, e io lo aiutai a farlo.

Se in quel momento mi fossi mostrato come l’amico comprensivo e compassionevole, potrebbe ancora essere nella stessa situazione, se non peggio.

Sì, perché la depressione non nasce da un giorno all’altro: si crea nel tempo, man mano che evitiamo di affrontare i problemi e che li lasciamo accatastare dentro di noi sotto forma di pensieri incompresi ed emozioni inespresse.

La vita non è facile per nessuno e c’è chi ha ricevuto delle carte di gran lunga peggiori delle tue. La differenza nel lungo termine, tuttavia, non la fanno le carte che hai in mano, bensì come decidi di giocarle. Se altre persone in situazioni più difficili sono riuscite a conquistare un’esistenza più serena, perché non dovresti riuscirci anche tu? Che cosa ti rende così speciale da poter evitare il lavoro che va fatto?

Al mondo non interessa che cosa ti è successo, quali sono i tuoi problemi, se sei grasso, se sei stato bullizzato, se la tua ragazza ti ha lasciato o se è morto un tuo familiare.

La vita continua ad andare avanti, con o senza la tua depressione. Sta solamente a te decidere quale giocata fare con le carte che ti sono state consegnate.

Sostanzialmente, la scelta da fare è sempre una: essere una vittima o assumerti la responsabilità per la tua vita e cambiare il tuo modo di giocare. Entrambe le scelte implicano dolore, ma la prima porta sofferenza, mentre la seconda porta crescita e maturità.

Se non sai da dove cominciare, parti dal tuo stile di vita.

Usa la prima ora del giorno per allenarti, comincia a mangiare meglio e a regolarizzare il tuo sonno. Poniti dei piccoli obiettivi e perseguili.

Vedrai che, in un tempo relativamente breve, ti renderai conto che la depressione non è una malattia, bensì un insieme di abitudini sbagliate e assenza di introspettiva.

Non hai voglia di allenarti? Non ti piacciono le verdure? Non hai la motivazione necessaria per cominciare? Va benissimo, almeno sarai consapevole che non desideri davvero cambiare. Per lo meno, non abbastanza.

Forse hai bisogno di toccare il fondo per trovare l’energia e la motivazione, ma non te lo consiglio.

Io stesso ho toccato il fondo prima di dare una svolta alla mia vita. E se è vero che mi ha dato la motivazione per cambiare, è anche vero che è svanita dopo qualche giorno. Alla fine, ho dovuto comunque introdurre disciplina e resilienza per stare sul pezzo.

Ora… Andare in palestra, imparare nuove abilità e prenderti del tempo per conoscerti meglio, risolveranno tutti i tuoi problemi?

No, no e no.

Tuttavia, ti assicuro che, se migliorerai le tue abitudini, ti porrai qualche domanda in più e farai maggiore chiarezza sui tuoi desideri, la tua vita cambierà completamente. Ma sappi che avrai del lavoro da fare! E sarà dura, molto dura…

Puoi accettarlo e agire di conseguenza o continuare a vivere come hai sempre fatto, ma senza il diritto di dire che la vita fa schifo o che sei sfortunato.

Sono chiacchiere al vento e a nessuno interessa sentirle. Nessuno ti verrà mai a salvare. Non ti salverà un amico, né una pillola e nemmeno uno psichiatra. Solo tu puoi salvare te stesso.

La depressione è una scelta, non una malattia, e assumertene la responsabilità è l’unica cosa in grado di cambiare le carte in tavola.

Ogni ausilio esterno può essere utile e importante. Uno psichiatra o il supporto di un buon amico possono essere d’aiuto ma, in fin dei conti, l’unica cosa che conta è l’azione. La mera compassione non cambia nulla; anzi, rischia di farti sentire giustificato, rendendo la metamorfosi ancora più difficile.

Che tu sia d’accordo con me oppure no, a me non interessa. In realtà, non interessa a nessuno. Ma se trovi un senso in ciò che dico, sai già qual è il prossimo passo da fare e sai anche che devi cominciare ora.