Numero3378.

 

L’ A B I T O    N O N    F A    I L    M O N A C O

 

Una donna stupida,

con un bel vestito,

rimane una donna stupida.

Una donna intelligente,

con un brutto vestito,

al momento può allontanarti.

Poi, quando scopri

che è intelligente,

il vestito non conta più.

 

Giorgio Armani.

 

Lo scrivo in poesia

alla maniera mia:

 

Quando una stupida donna

si mette una bella gonna,

il meglio fra le sottane,

sempre stupida rimane.

 

Se una donna intelligente

veste una cosa da niente,

non conta ciò che s’è messa,

perché lei resta se stessa.

Numero3376.

 

da  QUORA

 

Scrive Luna 50, corrispondente di QUORA.

 

V E R E    D O N N E

 

Uomini, non è vero che non esistono più vere donne!…Certo non è facile trovarle, ma queste si distinguono e le riconoscete subito!…Sono quelle che camminano a testa alta!..Quelle che non hanno paura di dire la verità!…Quelle che non invidiano nessuno perché sanno quanto valgono!…Sono quelle che profumano: di gentilezza, discrezione e dignità!…Sono sì sensibili e delicate, ma tenaci come poche!…Quel tipo di donne, non ha bisogno di competere con nessuno perché non ne sente il bisogno!…E ricordatevi che queste vere donne, non si lasciano conquistare con fronzoli vari e giri di parole: ma solo con i fatti, il rispetto, la gentilezza e la sincerità!…E a loro volta, sono attratte solo da ‘ veri’ uomini!….Certo, ci sono anche quelle che credono basti indossare un vestito firmato, per sentirsi una vera donna…Ma quelle vere di firmato, hanno solo l’anima!..E con quella, mi dispiace…ci si nasce!…Queste sì che fanno la differenza!…

E queste vere donne, sanno anche che…. L’età non conta. Tanto, quello che non è successo in una vita può succedere in un attimo.

Numero3369.

 

 

Da  QUORA

 

Scrive T M corrispondente di QUORA

 

D O N N E

 

C’è un lato splendido e meraviglioso della femminilità.

Quello che le donne vogliono che gli uomini vedano.

Non sono un nemico.

C’è anche un lato parassitico, materialistico, superficiale, calcolatore, controllante, manipolatorio, opportunistico ed egoistico, falso, vittimista, emotivamente ricattatorio, psicologicamente abusivo, opprimente e possessivo, ansiogeno e paranoico, solipsistico, invidioso e competitivo, indifferente e noncurante delle sofferenze maschili, crudele, della femminilità.

Non sono nemmeno innocenti, innocue, indifese e certamente non sono uomini.

Quando le donne parlano degli uomini narcisisti, parlano di sé stesse.

Questo lato esiste. Si vede. Si sente. Non è una leggenda. Prima o poi scotta tutti gli uomini (e le donne stesse).

Più ti fai incantare più ti scotti.

Ma vogliono negarlo (gaslighting) e nasconderlo perché se gli uomini sapessero che oltre all’esca c’è la trappola, forse non cadrebbero nella trappola impreparati e a piedi pari. La trappola è tutto.

Quindi va negato, nascosto, coperto di menzogne. Segreto.

Il segreto è che come i vampiri emotivi hanno bisogno del sangue, loro hanno bisogno di noi.

Il “segreto” per proteggersi dal lato oscuro femminile è esserne sempre consapevoli e collaborare con tante donne.

Numero3364.

 

G O C C E    N E L    M A R E

Aforismi già pubblicati, ma qui ripetuti perché, insieme, formano un pensiero … più attuale.

 

Sono sempre più di moda

le armi di distrazione di massa.

 

L’ignoranza genera fiducia

più spesso della conoscenza.

Charles Darwin.

 

Qual è il suono

di una sola mano

che applaude?

Proverbio ZEN

 

Chi conosce sceglie,

altrimenti crede di scegliere.

 

È la prima volta

che consegneremo ai giovani

un mondo peggiore

di quello che noi

abbiamo ereditato.

Numero3363.

 

V I V E R E    E    M O R I R E

 

Morire non è nulla,

è non vivere

che è spaventoso.

 

Victor Hugo.

 

Il segreto della vita

è morire giovani,

ma il più tardi possibile.

 

Proverbio ZEN.

 

Goditi ogni minuto

del tuo tempo,

perché il tempo

non ritorna più.

Quello che ritorna

è solo il rimpianto

di aver perso tempo.

 

Di ciò che si riceve

si sopravvive.

Ma si vive solo

di ciò che si dona.

 

C.G.Yung.

 

Si vive una volta sola,

ma, se lo fai bene,

una volta è abbastanza.

 

Mae West.

 

Abbiamo due vite,

e la seconda inizia

quando ti rendi conto

che ne hai una sola.

 

Non si può vivere

sempre felici.

Ma bisogna

essere sempre

felici di vivere.

 

Come si può vivere

in compagnia di un’assenza?

Dopo aver imparato a vivere,

imparerò a morire.

 

È un vero peccato

che impariamo le lezioni

della vita, solo quando

non ci servono più.

 

Oscar Wilde.

 

Per paura di morire,

non puoi rinunciare

a vivere.

 

La paura non

impedisce la morte,

impedisce la vita.

 

La vita è un morso

e conta soltanto

quello che provi

mentre stai mordendo.

Il resto è un torso.

 

Ritenere che la morte

sia la fine della vita,

è come credere che l’orizzonte

sia la fine del mare.

 

… e se libero, sai,

un uomo muore,

della morte mai

sentirà il dolore.

 

Vivi! Perché

si fa tardi

molto presto.

 

Nascere non basta,

è per rinascere

che siamo nati.

Ogni giorno.

 

P. Neruda.

 

Vivi ogni giorno

come se fosse

ogni giorno.

Né il primo,

né l’ultimo.

L’unico.

 

P. Neruda

 

Non c’è

un cazzo

più duro

della vita.

 

 

Numero3350.

 

da  QUORA

 

Scrive Milena Colonna, corrispondente di QUORA

 

D I S C U S S I O N I    I N U T I L I

 

Helen Mirren ha detto una volta: “Prima di discutere con qualcuno, chiediti se quella persona è abbastanza matura mentalmente da comprendere il concetto di un punto di vista diverso. Perché se non lo è, allora non ha davvero senso farlo.”

Non ogni discussione merita la tua energia. A volte, per quanto tu possa esprimerti chiaramente, l’altra persona non sta ascoltando per capire, ma sta ascoltando solo per replicare.

È intrappolata nella propria prospettiva, incapace o non disposta a considerare un altro punto di vista, e interagire con lei finisce solo per esaurirti.

C’è una grande differenza tra un confronto costruttivo e un dibattito inutile.

Una conversazione con qualcuno di mente aperta, che dà valore alla crescita e alla comprensione, può essere illuminante, anche se non si è d’accordo.

Ma cercare di ragionare con qualcuno che si rifiuta di guardare oltre le proprie convinzioni è come parlare a un muro.

Non importa quanta logica o verità tu porti: quella persona distorcerà, devierà o respingerà le tue parole, non perché tu abbia torto, ma perché non è disposta a considerare un’altra realtà.

La maturità non sta nel vincere una discussione: sta nel riconoscere quando una discussione non vale nemmeno la pena di essere affrontata.

È capire che la tua pace ha più valore che dimostrare qualcosa a chi ha già deciso che non cambierà idea.

Non ogni battaglia merita di essere combattuta. Non ogni persona merita una tua spiegazione.

A volte, la cosa più forte che puoi fare è andartene, non perché non hai nulla da dire, ma perché riconosci che certe persone non sono pronte ad ascoltare.

E questo non è un peso che spetta a te portare.

Myriam Barrett

 

 

 

Numero3349.

 

L A    V E R A    A M I C I Z I A

 

Paolo Crepet

 

Per Crepet, l’amicizia è uno dei legami più autentici e rivoluzionari che possiamo vivere. Non è un accessorio da sfoggiare, ma un legame profondo, quasi carnale, fatto di empatia, libertà e verità.

In un’intervista ha detto:

“L’amicizia è una forma di amore senza sessualità, ma non senza emozione. È un modo di spogliarsi, di affidarsi, di lasciarsi guardare dentro.”

E guai a chiamarla “relazione social”. Secondo lui, viviamo in un’epoca in cui abbiamo tanti contatti ma pochissimo contatto umano. In cui ci sentiamo soli anche se il cellulare squilla in continuazione. E infatti aggiunge spesso che “la solitudine peggiore è quella vissuta in compagnia sbagliata”.

Un amico vero ti dice la verità anche se ti dà fastidio

Crepet ama la sincerità, quella che punge ma guarisce. Per lui, un vero amico è quello che ti guarda negli occhi e ti dice che stai facendo una cavolata colossale, ma senza giudicarti. È quello che c’è anche quando non sei simpatico, né interessante, né utile.

Nel libro Lezioni di sogni, per esempio, racconta quanto sia importante avere amici che non ti fanno solo da eco, ma che ti provocano, ti scuotono, ti costringono a pensare. L’amicizia, secondo lui, è il luogo dove puoi smettere di fingere e tornare te stesso, senza trucco e senza filtro.

Meglio un amico vero che cento follower

In un mondo che misura i rapporti a colpi di “visualizzazioni” e “mi piace”, Crepet ci ricorda che l’amicizia vera non è uno status da aggiornare, ma un sentimento da coltivare. È condivisione, è verità, è anche litigio, ma quello buono, che serve a crescere e a far crescere.

E allora, per dirla con le sue parole:

“L’amico è colui che, pur sapendo tutto di te, sceglie ancora di restarti vicino. Senza filtri. E magari con una birra in mano.”

Perché in fondo, secondo Paolo Crepet, l’amicizia è l’unica follia che ci salva davvero.

18 frasi di Paolo Crepet sull’amicizia

  1. L’amicizia è generosità, un dono quotidiano che non chiede nulla in cambio se non la stessa autenticità.”
  2. Gli amici non sono quelli che ti dicono sempre di sì, ma quelli che trovano il coraggio di dirti di no quando stanno per vederti sbagliare.”
  3. L’amicizia vera è una casa con le porte sempre aperte, dove entrare senza dover bussare.”
  4. Nell’epoca dei social network abbiamo confuso i contatti con le relazioni, ma un amico non è un follower.”
  5. L’amicizia richiede tempo, presenza, ascolto. Non esiste amicizia vera senza questi tre elementi.”
  6. L’amico è colui che sa tutto di te e nonostante questo continua a volerti bene.”
  7. La vera amicizia non teme il silenzio, anzi lo accoglie come parte essenziale del rapporto.”
  8. Un amico è chi ti aiuta a scoprire la tua unicità, non chi ti spinge all’omologazione.”
  9. Nell’amicizia autentica c’è sempre un elemento di vulnerabilità: il coraggio di mostrarsi per quello che si è.”
  10. Gli amici sono la famiglia che abbiamo scelto, i compagni di viaggio che rendono il cammino meno solitario.”
  11. L’amicizia nell’adolescenza è un laboratorio dove si sperimenta la propria identità e la capacità di stare con gli altri.”
  12. Saper essere amici significa anche accettare che l’altro possa cambiare, evolversi, prendere strade diverse.”
  13. Le amicizie superficiali sono come castelli di sabbia: belle ma destinate a scomparire al primo vento.”
  14. L’amicizia vera è riconoscibile perché non ha paura della verità, anche quando fa male.”
  15. Ciò che distingue l’amicizia dall’amore non è l’intensità ma la libertà: l’amico ti ama senza possederti.”
  16. La capacità di costruire amicizie autentiche è uno dei migliori indicatori di salute mentale.”
  17. Non esistono amicizie a metà: o ci sei quando serve, o stai solo fingendo di essere amico.”
  18. L’amicizia è come l’ossigeno: ti accorgi di quanto sia essenziale solo quando comincia a mancare.”

 

Numero3347.

 

da  QUORA

 

PERCHÈ  LA  LUSSURIA  È  UN  PECCATO ?

 

Scrive Josef Mitterer, corrispondente di QUORA

 

Gli archetipi, le norme e le figure mitologiche non riflettono più la natura, bensì sono imposti arbitrariamente.

Con ciò non intendo certo dire che una sessualità sfrenata sia naturale o normale o positiva, né che il “paganesimo” l’abbia prevista o giustificata — ma nelle mitologie politeiste, e nelle religioni collegate a esse, la lussuria era integrata nei miti e nei culti, come una forza naturale e ambivalente — come tutta quanta la natura è ambivalente (né buona, né cattiva) e dualistica (un principio e un altro principio che stanno in opposizione e, allo stesso tempo, si completano).

La tradizione giudeo-cristiana, che è priva di tali culti organici e catartici e di tali miti che espongono la totalità dell’essere uomo e delle forze naturali, deve invece ricorrere ad affermazioni e a proibizioni esplicite (sotto forma di “peccati”), non ulteriormente giustificate e, quindi, non trasparenti.

Un altro aspetto importante è l’incredibile disprezzo della mitologia giudeo-cristiana nei confronti della sessualità e della donna.

Dio, Gesù e lo spirito santo sono figure maschili o comunque prive di sesso e completamente asessuate; di figure femminili, invece, non ce ne sono.

La sensualità e la sessualità non hanno alcuna rappresentazione mitologica, neanche nella figura di Maria, anzi: viene ridotta alla sua castità e obbedienza e, a differenza delle divinità materne nei sistemi politeistici, la sua maternità non simboleggia la femminilità sensuale e la fecondità, ma è esclusivamente strumentale, e non va immaginata o persino raffigurata in modo “carnale”, il che verrebbe (e in effetti viene) subito interpretato come blasfemo.

Date queste precondizioni, come potrebbe la lussuria non essere un peccato?

Nei sistemi politeistici la lussuria è personificata (Voluptas), come tutte le altre forze naturali, è incarnata dai Satiri (o proiettata su essi) e figura —in tutta la sua ambivalenza— in molti miti, come un aspetto della sessualità.

Forse era un’osservazione un po’ radicale, ma trovo comunque interessante quanto scrisse Nietzsche in merito:

La predica della castità è un’eccitazione pubblica contro natura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni sua contaminazione mediante il concetto di “impurità”, è il vero peccato contro lo spirito santo della vita.

(Die Predigt der Keuschheit ist eine öffentliche Aufreizung zur Widernatur. Jede Verachtung des geschlechtlichen Lebens, jede Verunreinigung desselben durch den Begriff ‘unrein’ ist die eigentliche Sünde wider den heiligen Geist des Lebens.)

(Ecce Homo, “Warum ich so gute Bücher schreibe”, 5)

Numero3346.

 

da  QUORA

 

Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA

 

U N A    S T O R I A    D I    O G G I

 

Una maestra stava correggendo i compiti dei suoi studenti.

Nel frattempo, suo marito passeggiava per casa con lo smartphone in mano, immerso nel suo gioco preferito.

Quando arrivò all’ultimo compito da correggere, la maestra iniziò a piangere in silenzio.

Il marito, vedendola, le chiese:

— Cosa è successo?

La moglie rispose:

— Ieri ho dato come compito ai miei studenti di scrivere qualcosa sul tema “IL MIO DESIDERIO”.

Il marito disse:

— Va bene, ma perché piangi?

La moglie, trattenendo le lacrime, rispose:

— Correggendo l’ultimo compito, non sono riuscita a trattenere il pianto.

Il marito, incuriosito, chiese:

— Cosa c’era scritto di così commovente?

La moglie cominciò a leggere:

Il mio desiderio è diventare uno smartphone.

I miei genitori amano molto il loro smartphone.

Si prendono cura del loro smartphone al punto che a volte si dimenticano di prendersi cura di me.

Quando mio padre torna stanco dal lavoro, ha tempo per il suo smartphone, ma non per me.

Quando i miei genitori stanno facendo qualcosa di importante e lo smartphone squilla, al primo squillo rispondono subito, ma non fanno altrettanto con me…

anche se sto piangendo.

Giocano con il loro smartphone, ma non con me.

Quando parlano con qualcuno al telefono, non mi ascoltano, anche se sto dicendo qualcosa di importante.

Quindi, il mio desiderio è diventare uno smartphone.

Dopo aver ascoltato quelle parole, il marito si commosse e chiese alla moglie:

— Chi ha scritto questo tema?

La moglie, con gli occhi lucidi, rispose:

— NOSTRO FIGLIO.

 

GENITORI, ricordate:

I dispositivi elettronici sono utili, ma sono pensati per facilitarci la vita, non per sostituire l’amore verso la famiglia e le persone care.

I bambini vedono e sentono tutto ciò che accade intorno a loro.

Le esperienze si imprimono nella loro mente lasciando segni che durano per tutta la vita.

Prendiamocene cura, affinché crescano con i valori giusti e senza falsi bisogni.

Numero3345.

 

da  QUORA

 

Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA.

 

FRIEDRICH  NIETZSCHE  E  L’ EPISODIO  DEL  CAVALLO

 

Friedrich Nietzsche fu protagonista di una delle scene più toccanti nella storia del pensiero occidentale.

Era il 1889 e il filosofo viveva in una casa di via Carlo Alberto, a Torino. Una mattina, mentre si dirigeva verso il centro della città, si trovò improvvisamente di fronte a un evento che avrebbe segnato per sempre la sua esistenza.

Vide un cocchiere che frustava con violenza il suo cavallo, perché l’animale, esausto, si rifiutava di avanzare. Il cavallo, ormai allo stremo delle forze, si accasciò a terra, ma il suo padrone continuò a colpirlo senza pietà per costringerlo a rialzarsi. Nietzsche, sconvolto dalla crudeltà della scena, si avvicinò rapidamente, rimproverò il cocchiere e poi, con un gesto disperato, abbracciò il cavallo caduto a terra.

Scoppiò in lacrime e, stringendo il collo dell’animale, gridò “Madre, Madre!”. Pochi istanti dopo perse i sensi.
Fu il collasso definitivo della sua mente.

Da quel giorno, Nietzsche smise di parlare per il resto della sua vita.
Per dieci anni, fino alla sua morte, non riuscì mai più a tornare a una condizione di lucidità.
La polizia, accorsa sul posto, lo arrestò per disturbo dell’ordine pubblico e poco dopo fu internato in un manicomio, da cui non uscì mai più.

Per la società dell’epoca, il gesto di Nietzsche – abbracciare il cavallo e piangere su di lui – fu visto come una prova della sua follia. Tuttavia, mentre alcuni lo considerarono una semplice manifestazione di irrazionalità dovuta alla sua malattia mentale, altri vi lessero un significato più profondo e consapevole.

Lo scrittore Milan Kundera, nel romanzo “L’insostenibile leggerezza dell’essere”, riprende questa scena e la interpreta come una richiesta di perdono. Secondo Kundera, Nietzsche avrebbe sussurrato al cavallo una richiesta di scusa, a nome di tutta l’umanità, per la brutalità con cui l’uomo tratta gli altri esseri viventi. Un atto di pentimento per averli ridotti a nemici e servi.

Nietzsche non era mai stato un attivista per i diritti degli animali, eppure quel gesto di empatia assoluta segnò il punto di non ritorno nella sua vita. Quel cavallo fu l’ultimo essere con cui stabilì un contatto reale e affettivo. Non si identificò solo con l’animale, ma con il suo dolore, trovando in esso qualcosa che andava oltre la semplice compassione: una connessione profonda con la vita stessa.

Numero3344.

 

da  QUORA

 

Scrive Jason Deglianelli, corrispondente di QUORA.

 

R I C C H I    E    P O V E R I

 

“Non sono povero, sono sobrio. I poveri sono quelli che lavorano solo per mantenere uno stile di vita costoso e per accumulare cose.

Non siamo nati solo per consumare, siamo nati per creare, per amare, per sognare, per costruire.

La felicità non sta nell’avere, ma nell’essere. Non si è felici se si vive per comprare cose inutili.

Vivo con poco, ma vivo bene. La libertà si conquista riducendo i bisogni superflui.

Il vero lusso non è avere tante cose, ma avere tempo per ciò che conta: la famiglia, gli amici, la natura.

Ci hanno insegnato a consumare, e il consumo ci domina. Ma dobbiamo capire che non è questa la vera essenza della vita.

Il denaro può comprare comfort, ma non la felicità. La vera ricchezza è vivere con ciò di cui si ha davvero bisogno.”

 

Josè Mujica

Numero3342.

 

QUATTRO  PASSI  NEL  MONDO  DI  VOLTAIRE.

da un articolo di Alessia Alfonsi

 

Voltaire, pseudonimo di François-Marie Arouet, è stato uno dei pensatori più brillanti, controversi e influenti dell’Illuminismo. Satirico, razionalista, polemico, amava la verità quanto detestava il fanatismo. La sua arma preferita? La parola affilata, una voce che brucia ancora oggi, tagliente come una lama, arguta come una satira, viva come una risata nel mezzo dell’ipocrisia.

Uomo di teatro, romanziere, storico, polemista, intellettuale engagé ante litteram, ha attraversato il Settecento da protagonista e da provocatoreIl suo pensiero è un inno alla libertà di espressione, alla tolleranza religiosa, alla battaglia contro il fanatismo, l’ignoranza e la superstizione. Ma non lo ha fatto con il tono grave del predicatore: ha scelto l’arma dell’ironia, dello sberleffo, dell’intelligenza acuta.

Voltaire non credeva nelle verità assolute, ma nella necessità di interrogare ogni autorità, ogni dogma, ogni certezza comoda. Diceva: “La libertà consiste nel poter dire che due più due fa quattro. Se ciò è concesso, tutto il resto segue.”

Dietro il suo sarcasmo, si nascondeva una visione del mondo umanista e profondamente etica: non basta pensare, bisogna agire, coltivare il proprio giardino, esercitare la ragione come forma di giustizia.

Chi lo legge oggi, scopre un autore che parla alla nostra epoca con una chiarezza disarmante. Che ci ricorda quanto la libertà non sia solo un diritto, ma un dovere di coscienza. E quanto la parola, anche quella più ironica, possa cambiare la storia.

Con i suoi scritti, i suoi pamphlet e le sue lettere, ha scardinato dogmi, smascherato ipocrisie e difeso la libertà di pensiero con un’ironia acuminata ma profonda.

In tempi oscuri, Voltaire ha saputo ridere dell’assurdo senza rinunciare alla lotta: il suo pensiero ci ricorda ancora oggi quanto pensare liberamente sia un atto rivoluzionario.

Curiosità su Voltaire:

 

Il suo vero nome era François-Marie Arouet. Adottò il nome Voltaire probabilmente anagrammando il cognome Arouet e aggiungendo qualche lettera: era già un personaggio.

Fu imprigionato più volte per le sue parole. Venne incarcerato alla Bastiglia per aver offeso un nobile e poi esiliato: usava la satira come arma politica e intellettuale.

Amava l’Inghilterra (più della Francia). Nel suo “Lettere filosofiche”, elogiò la tolleranza religiosa inglese, scatenando scandalo in patria.

Fu un instancabile epistolare. Scrisse più di 20.000 lettere, corrispondendo con sovrani, filosofi, scienziati e intellettuali di tutta Europa.

Morì da libero pensatore, ma… Non fu sepolto in terra consacrata. I suoi resti furono portati al Panthéon decenni dopo, come simbolo della libertà di pensiero.

Libro consigliato: “Candido, o l’ottimismo”. Una satira pungente e irresistibile sul mondo, sull’illusione della filosofia ottimista, sulla crudeltà umana e sul bisogno di agire, non solo di pensare.

 

10 Frasi di Voltaire sulla libertà

Voltaire ci insegna che il pensiero è un atto civile. Che la libertà non si eredita: si difende. Che l’ironia è una forma altissima di resistenza, e che coltivare la propria mente è il primo passo per essere davvero liberi. In un mondo ancora pieno di dogmi e chiusure, le sue frasi restano armi leggere e precise: fanno sorridere, pensare, e a volte svegliare.

1.
Non condivido la tua opinione, ma darei la vita perché tu possa esprimerla.
– Attribuita, sintesi del suo pensiero sulla libertà di espressione

Una delle più celebri frasi sull’importanza della tolleranza e del dissenso: la libertà vale più della vittoria.

 

2.
Dio ha fatto l’uomo a sua immagine, e l’uomo gliel’ha restituita.
– Dizionario filosofico

Una critica lucidissima all’antropocentrismo religioso: creiamo Dio come riflesso dei nostri limiti.

 

3.
Chi sa parlare bene, pensa bene.
– da Lettere e discorsi

Il linguaggio come strumento di chiarezza mentale e libertà.

 

4.
Il dubbio non è piacevole, ma la certezza è ridicola.
– Lettere filosofiche

Una lezione di umiltà intellettuale: meglio dubitare che affermare per dogma.

 

5.
Coltiviamo il nostro giardino.
– Candido

Una delle frasi chiave del pensiero voltairiano: non fuggire nel pensiero astratto, ma agire nel reale.

 

6.
Ogni uomo è colpevole di tutto il bene che non ha fatto.
– Zadig

La responsabilità morale non è solo evitare il male, ma anche fare il bene quando possiamo.

 

7.
Il fanatismo è un mostro che osa chiamarsi figlio della religione.
– Trattato sulla tolleranza

Una condanna senza appello: la fede senza ragione è pericolosa.

 

8.
La superstizione è alla religione ciò che l’astrologia è all’astronomia.
– Dizionario filosofico

La superstizione distorce la fede come l’astrologia distorce la scienza.

 

9.
La lettura allarga l’anima, e una buona biblioteca è un gran tesoro.
– Lettere

La cultura come nutrimento dell’essere, non solo dell’intelletto.

 

10.
Scrivete solo ciò che vale la pena di essere letto. Fate solo ciò che vale la pena di essere scritto.
– Massima epistolare

Una frase che parla a chi crea: scrivere, vivere e pensare con intenzione.

 

ALCUNI  DEI  TANTI  SUOI  AFORISMI

 

Dio è un commediante che

si esibisce davanti a un pubblico

troppo spaventato per ridere.

 

Gli uomini si sbagliano.

I grandi uomini confessano

di essersi sbagliati.

 

Il medico abile

è un uomo che

sa divertire,

con successo,

i suoi pazienti,

mentre la Natura

li sta curando.

 

È difficile liberare

gli sciocchi dalle

catene che venerano.

 

Chi può farti credere

assurdità,

può farti commettere

atrocità.

 

 

Numero3340.

 

T E M P O    E    D E S T I N O

 

Tra una rima ingenua

ed una amara risata,

la vera eleganza sta

nel fregarsene, sempre,

di tante sciocchezze,

con un po’ di dolcezza,

non con  arroganza,

ma con garbo ed ironia,

con la consapevolezza,

un poco malinconica,

di chi sa che il tempo

vola e che, se lo perdo

dietro alle cose banali,

rinuncio a tanto del resto.

Non esiste il tempo da

perdere, esiste soltanto

il tempo da vivere, per me.

Ormai, sto imparando a

non reagire a tutto ciò

che mi può dare fastidio.

Il tempo è un paradosso:

per sua natura è movimento,

ma, a volte, pare immobile.

Ed il destino è un fiume

sotterraneo, che scorre silente,

parallelo alla nostra vita.

Ogni tanto, esonda e, allora,

mi inghiotte ed io mi chiedo:

“ma perché proprio a me?”

Oh, sì, sicuro, proprio a me,

perché quel gran fiume

è il mio: lui c’era anche

quando io, intento a vivere

altrimenti, neanche lo vedevo,

e non preparavo mai argini.

Numero3333.

 

10 frasi di Arthur Schopenhauer che ci insegnano a essere felici

Alessia Alfonsi

 

Parlare di felicità con Arthur Schopenhauer può sembrare un paradosso. Filosofo del pessimismo, pensatore lucido e radicale, autore dello straordinario, Il mondo come volontà e rappresentazione, Schopenhauer ha dedicato gran parte della sua vita a studiare il dolore, l’illusione, l’insoddisfazione come tratti costitutivi dell’esistenza.

Eppure, proprio per questo, le sue riflessioni sul come essere felici sono tra le più oneste, concrete e utili che si possano leggere.

La felicità secondo Schopenhauer

Per lui, la felicità non è euforia né trionfo, ma assenza di dolore, equilibrio interiore, capacità di bastarsi.

Non esiste un segreto magico, ma un modo sobrio e consapevole di attraversare il mondo senza farsi travolgere. Non si può possedere la felicità, ma si può imparare a coltivarla come una forma di intelligenza, una disciplina dello spirito.

In tempi in cui la felicità è spesso trattata come un dovere da esibire, Schopenhauer ci libera da ogni illusione, e ci insegna a riconoscere il valore dei piccoli piaceri, della solitudine creativa, della moderazione.

E a capire che, forse, essere felici non significa avere tutto, ma volere meno.

Aforismi sulla saggezza della vita: un testo fondamentale per chi vuole conoscere il pensiero più “pratico” del filosofo.

In queste pagine, Schopenhauer si distacca dal sistema teorico per parlare della vita quotidiana, del carattere, del piacere, del dolore e sorprendentemente della felicità.

Alcune curiosità su Arthur Schopenhauer: 

Detestava la società, ma amava i cani. Schopenhauer viveva spesso in solitudine, ma era sempre accompagnato dal suo barboncino, Atma. Diceva che era l’unico essere veramente sincero.

Non si fidava dei filosofi troppo ottimisti. Considerava Rousseau, Hegel e compagnia bella dei venditori di fumo. Per lui, il dolore era parte strutturale della vita, non un errore da correggere.

Leggeva i testi buddhisti e gli Upanishad. Era affascinato dalla filosofia orientale, che influenzò profondamente la sua idea di felicità come liberazione dal desiderio.

Sapeva ridere, ma solo con sarcasmo. La sua ironia era tagliente, ma spesso geniale.

Nei suoi scritti sul come essere felici non manca mai un fondo di humour nero, terapeutico.

Arthur Schopenhauer: 10 frasi che insegnano a essere felici

In un mondo che ci bombarda di stimoli e promesse, Schopenhauer è quasi una voce controcorrente.

Ci spoglia delle illusioni, ci invita alla misura, alla sobrietà, al ritorno all’essenziale.

Ma non lo fa per renderci tristi, al contrario, lo fa per aiutarci a distinguere ciò che è inutile da ciò che conta davvero.

Le sue frasi sono come piccole spine che pungono l’anima, ma dopo il dolore portano chiarezza.

Ci insegnano che la felicità non è il contrario del dolore, ma la sua gestione intelligente.

Che la serenità vale più dell’euforia.

E che, per essere felici, forse non dobbiamo cercare di aggiungere, ma imparare a togliere.

 

1. La felicità appartiene a coloro che bastano a se stessi.
– Aforismi sulla saggezza della vita, par. I

Per Schopenhauer, l’autosufficienza è la vera base della felicità. Chi dipende poco dagli altri, soffre meno.

 

2. Ogni felicità è di natura negativa, ossia consiste nell’assenza di dolore.
– Il mondo come volontà e rappresentazione, 68

Una delle sue idee chiave: la vera felicità non è eccesso di gioia, ma pace, tregua, respiro.

 

3. Il sommo bene è la serenità.
– Aforismi sulla saggezza della vita, par. III

La serenità non fa rumore, ma dura. È lo stato più vicino alla felicità per chi conosce il dolore.

 

4. Il segreto della felicità è: avere interessi, ma non dipendere da essi.
– Parerga e paralipomena

Appassionarsi, ma senza attaccamento. Un equilibrio difficile, ma liberatorio.

 

5. La salute non è tutto, ma senza salute tutto è niente.
– Aforismi sulla saggezza della vita, par. II

La felicità inizia dal corpo. Senza una base fisica stabile, tutto il resto vacilla.

 

6. Chi ha poca volontà ha poca sofferenza.
– Il mondo come volontà e rappresentazione, 57

Volere troppo è fonte di infelicità. Chi sa limitare i desideri, soffre meno e vive meglio.

 

7. La vita oscilla come un pendolo fra dolore e noia.
– Il mondo come volontà e rappresentazione, 57

Una frase amara ma illuminante: la felicità sta forse nel trovare un ritmo sostenibile tra queste due forze.

 

8. Una delle più grandi libertà sta nel non dover compiacere nessuno.
– Parerga e paralipomena

Essere liberi dallo sguardo altrui è già una forma di felicità. Autenticità come forma di pace.

 

9. Nulla contribuisce più alla felicità che una buona disposizione d’animo.
– Aforismi sulla saggezza della vita, par. II

Il nostro carattere conta più delle circostanze. Coltivare serenità è più utile che inseguire eventi.

 

10.L’uomo felice è colui che vive in armonia con la propria natura.
– Parerga e paralipomena

Non c’è felicità impersonale: ognuno deve capire la propria forma, e viverla con coerenza.

Numero3332.

 

Scrive Priscilla Colangelo

 

T R A T T I    D’ I N T E L L I G E N Z A

 

La vera intelligenza non si limita alle capacità cognitive tradizionali. Secondo gli esperti in psicologia, si manifesta attraverso nove segni essenziali che rivelano una comprensione più profonda di sé e degli altri.

Tratti come la curiosità intellettuale, l’intelligenza emotiva e il pensiero critico giocano un ruolo determinante nella nostra capacità di navigare in un mondo complesso.

Queste caratteristiche, tra le altre, indicano una adattabilità e una resilienza di fronte alle sfide.

 

Essenziale delle informazioni

  • La curiosità intellettuale e l’intelligenza emotiva sono indicatori chiave dell’intelligenza autentica.
  • L’adattabilità e l’apertura mentale sono essenziali per navigare in condizioni mutevoli.
  • La consapevolezza di sé e l’empatia rafforzano le relazioni interpersonali e la comprensione delle emozioni.
  • La resilienza e l’umiltà sono necessarie per continuare a imparare e a svilupparsi intellettualmente.

La Curiosità Intellettuale

La curiosità intellettuale è un indicatore chiave della veritiera intelligenza.

Questa qualità spinge gli individui a esplorare, a porre domande e a cercare conoscenze oltre le informazioni superficiali.

Un individuo curioso non si accontenta delle risposte facili; cerca di comprendere le ragioni sottostanti e i meccanismi che governano il mondo.

Questo approccio inquisitivo è essenziale per sviluppare un pensiero critico e per impegnarsi in un apprendimento continuo per tutta la vita.

L’Intelligenza Emotiva

L’intelligenza emotiva (EQ) è la capacità di gestire le proprie emozioni e quelle degli altri.

Gioca un ruolo centrale nelle interazioni sociali e professionali.

Le persone con un EQ elevato sono spesso in grado di mantenere relazioni armoniose, risolvere conflitti e navigare in situazioni emotive complesse.

Questa competenza consente anche di comprendere meglio le motivazioni e i sentimenti degli altri, favorendo così una comunicazione efficace ed empatica.

L’Adattabilità

L’adattabilità riflette l’intelligenza consentendo di adeguarsi a nuove condizioni.

In un mondo in rapida evoluzione, essere in grado di cambiare rotta di fronte alle sfide è cruciale.

Gli individui adattabili sono spesso più capaci di cogliere le opportunità e di superare gli ostacoli.

Sono anche aperti all’innovazione e al cambiamento, il che li aiuta a prosperare in ambienti dinamici.

L’Apertura Mentale

L’apertura mentale implica la volontà di esplorare diverse prospettive.

Le persone aperte sono ricettive alle nuove idee e alle opinioni divergenti, il che consente loro di comprendere meglio contesti vari.

Ciò favorisce non solo l’arricchimento personale, ma anche una collaborazione efficace all’interno di team dove si incontrano diversi punti di vista.

Questa capacità di considerare alternative è un prezioso vantaggio nella risoluzione di problemi complessi.

La Consapevolezza di Sé

La consapevolezza di sé è essenziale per comprendere le proprie emozioni e il loro impatto sugli altri.

Gli individui consapevoli di sé sono in grado di riconoscere le proprie forze e debolezze, il che consente loro di migliorarsi continuamente.

Essendo attenti alle proprie emozioni, possono anche gestire meglio le reazioni degli altri, creando così interazioni più autentiche e costruttive.

 

L’Empatia

L’empatia, che significa comprendere e condividere i sentimenti degli altri, manifesta un’intelligenza profonda.

È indispensabile per stabilire relazioni solide e per sostenere gli altri nei momenti difficili.

Gli individui empatici possono creare un ambiente di fiducia e rispetto, il che favorisce la crescita personale e collettiva.

L’empatia va oltre la semplice simpatia; implica una reale comprensione delle emozioni di coloro che ci circondano.

La Resilienza

La resilienza, o la capacità di rialzarsi dopo delle sconfitte, indica una forza intellettuale.

Questo tratto consente agli individui di affrontare le avversità senza lasciarsi abbattere.

Le persone resilienti vedono i fallimenti non come delle fini, ma come delle occasioni di apprendimento.

Comprendono che ogni sfida superata rinforza la loro capacità di gestire future difficoltà, e spesso sono un modello di forza per coloro che li circondano.

L’Umiltà

L’umiltà dimostra il riconoscimento che c’è sempre da imparare.

In un mondo in cui l’informazione è in continua evoluzione, essere umili permette di rimanere aperti agli insegnamenti degli altri, qualunque sia la loro origine.

Le persone umili sono spesso rispettate e apprezzate, poiché non sono arroganti e riconoscono i contributi degli altri. Questa disposizione favorisce un clima di apprendimento reciproco e di crescita collaborativa.

Il Pensiero Critico

Il pensiero critico è cruciale; consente di analizzare oggettivamente le informazioni e di formulare giudizi ragionevoli.

In un’epoca in cui le fake news e la disinformazione sono diffuse, sviluppare la capacità di valutare e mettere in discussione le fonti di informazione è fondamentale.

I pensatori critici sono capaci di distinguere il vero dal falso, di identificare i pregiudizi e di prendere decisioni informate, il che è essenziale nel mondo moderno.