Numero3128.

da  QUORA

 

Perché è facile per le donne attirare molti uomini,

ma non per un uomo attirare molte donne?

 

Scriva Valter Viglietti, corrispondente di QUORA

 

Perché, prima di tutto, maschi e femmine hanno strategie riproduttive diverse:

  • Maschi: fanno sesso sempre e comunque, specialmente con femmine giovani e attraenti.
  • Femmine: fanno sesso solo con maschi di alta qualità, e/o dotati di buone risorse o che le aiutino a crescere i piccoli.

Quindi i maschi hanno una strategia quantitativa (più ce n’è, meglio è), mentre le femmine una qualitativa (pochi ma buoni). Questo produce i comportamenti che sappiamo: i maschi più disponibili, le femmine più selettive.

Ne consegue che, come indicato nella domanda, è nell’ordine naturale delle cose che una femmina abbia potenzialmente a disposizione molti uomini, ma un uomo trovi poche femmine disponibili.

Nonostante un gran parlare di parità, c’è un forte squilibrio nel desiderio fra uomini e donne.

In pratica possiamo dire che, in ambito relazionale, la donna ha più “valore di mercato” dell’uomo: come ogni mercato regolato da domanda e offerta, infatti, una donna è – mediamente – più desiderata, e detiene quindi maggior potere. In particolare, poiché l’uomo sente il bisogno di fare sesso più di quanto avvenga per la donna, questo dona alle donne un grande “potere sessuale”: possiedono una “merce” molto richiesta, che rende gli uomini dipendenti da loro.

Quanto questo squilibrio di valore sia notevole è dimostrato da analisi condotte da siti di incontri online: questi hanno mostrato come gli uomini trovino desiderabili l’80% delle donne, mentre le donne trovano attraenti solo il 20% degli uomini.

Questi fatti mostrano chiaramente come, in ambito relazionale, uomini e donne non operino affatto su un piano di parità, bensì le donne abbiano un deciso vantaggio.

Numero3071.

 

da  QUORA

 

Scrive Riccardo Cecco, corrispondente di QUORA.

 

Perché desideriamo sempre qualcosa che non possiamo avere?

 

Credere che delle circostanze esterne possano farti felice è uno dei più grandi errori dell’umanità.

So che non è un pensiero originale. Non sto dicendo nulla di nuovo. In realtà, si tratta di uno dei principi base del buddismo. Ma più vado avanti e più mi accorgo che è proprio così.

Compri l’ultimo iPhone. Attendi il suo arrivo come se stessi aspettando la seconda venuta di Cristo. Ogni notte guardi video recensioni sul nuovo iPhone.

Ma, cazzo, perché?!

È solo un oggetto. Uno stupido telefono. E lo sai benissimo: dopo due giorni dall’arrivo, ti ci abituerai e lo darai per scontato.

Il fatto è che siamo dei tossicodipendenti del desiderio. Ci droghiamo con l’illusione che qualcosa di esterno possa regalarci la felicità, ed è assurdo.

Cercare la tua serenità all’esterno è stupido. Questo non significa che non dovresti avere ambizioni. Certo che dovresti. Sei umano, e sei qui per fare qualcosa. Dovresti sempre puntare a migliorarti, a superare te stesso e a passare al livello successivo di questo affascinante gioco chiamato “vita”. Non sei qui per sdraiarti su una spiaggia e bere mojito tutto il giorno. Devi onorare il tuo scopo, fare ciò che ami e portare il tuo valore al mondo.

Ma pensare che cambiare qualcosa fuori di te cambierà come ti senti dentro è follia. Ed è un errore che facciamo tutti. Sempre. Continuamente crediamo che “una volta raggiunto quell’obiettivo o posseduta quella cosa”, saremo felici. È un circolo vizioso che guida il nostro sistema decisionale quotidiano.

Il desiderio è un contratto che stipuli con te stesso in cui ti impegni a essere infelice finché non ottieni ciò che vuoi.

-Naval Ravikant

Molti di noi non se ne rendono nemmeno conto. Andiamo avanti a desiderare cose e situazioni giorno dopo giorno, e poi ci chiediamo perché siamo infelici. Essere consapevoli di questo è fondamentale perché ti permette di scegliere i tuoi desideri con più attenzione. Cerca di non avere più di un grande desiderio alla volta, e riconosci che proprio quel desiderio sarà anche la fonte principale della tua sofferenza. In questo modo diventi consapevole di quale area della tua vita hai deciso di sentirti insoddisfatto.

Se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi anni, è che è molto più importante essere specifici nel definire i nostri desideri, piuttosto che cercare di fare qualcosa che pensiamo di volere, ma che in realtà non vogliamo davvero.

Quando hai vent’anni sei giovane, sano, e hai l’energia per fare una miriade di cose. Facendo tante cose, accumuli sempre più desideri, e non ti accorgi nemmeno che questo distrugge lentamente ma inesorabilmente la tua pace interiore. I giovani, infatti, sono generalmente più sani, ma meno felici. Le persone più anziane sono meno sane, ma più in pace con se stesse.

Quando sei giovane, hai tempo e salute, ma non hai soldi.
A quarant’anni, hai soldi e salute, ma non hai tempo.
Quando sei vecchio, hai soldi e tempo, ma non hai la salute.

Lo scopo sarebbe quello di riuscire ad avere tutte e tre le cose insieme.

In tal caso, congratulazioni: hai fatto bingo.

Numero3066.

 

O S S I M O R I

 

C’è chi dice che ci vorrebbe un po’ di sana dittatura.

Come no, e magari anche un po’

  • di salubre malattia
  • di opulenta povertà
  • di sfacciata timidezza
  • di religioso ateismo
  • di fedifraga fedeltà

E, se avanza spazio, di lussuriosa castità…

Ecco, per l’appunto: tutto e il contrario di tutto,

così tutti sono contenti.

Numero2996.

 

da  QUORA

 

Scrive Oliviero Zanardi, corrispondente di QUORA

 

È normale desiderare di fare sesso con altre donne, anche se si sta veramente bene con la propria?

 

Sì, è normale. Il desiderio è biologicamente normale.

È normale, in particolare per i maschi, meno per le femmine (e spiegherò questo “meno”) perché, piaccia o no, l’evoluzione ci ha fatti così.

Il fine di ogni specie è sopravvivere, ma per sopravvivere bisogna che ci sia la trasmissione dei geni di generazione in generazione.

Nelle specie dove la trasmissione avviene attraverso il sesso, se ciò non avviene… fine della specie.

Tra i mammiferi solo circa il 5% delle specie è fedele e tra i primati il 15%.

Al contrario la poligamia, e quindi l’infedeltà, è un istinto innato sia per i maschi che per le femmine.

Siamo quindi “traditori” per natura.

L’evoluzione è un po’ come la finanza: “diversifica” il rischio investendo su più linee genetiche.

L’uomo è un caso un po’ particolare.

In termini di dispendio energetico c’è chi teorizza che nel genere umano migliaia di anni di evoluzione hanno plasmato una strategia riproduttiva per la salvaguardia della specie differente tra maschio e femmina.

Nel maschio l’atto riproduttivo è a basso costo (emissione di sperma che a partire dalla pubertà si forma continuamente) e questo lo incoraggia ad accoppiarsi con più partner femminili possibili e quindi a tradire di più.

Per la donna invece la situazione è molto diversa. In primo luogo il “tesoro” che le viene fornito dalla Natura già alla nascita sotto forma di qualche milione di ovociti non maturi, viene in parte perduto per cui alla pubertà ne restano “solo” dai 300.000 ai 500.000 e mediamente a circa 45 anni solo qualche migliaio, contro i miliardi di spermatozoi prodotti dai testicoli nel corso della vita di un maschio.

Poi per lei l’atto sessuale ha un costo molto più alto di una semplice eiaculazione in termini di energie investite perché può concretizzarsi in una gravidanza.

Ecco perché la donna si è evoluta sviluppando una strategia che non consiste nell’accoppiarsi il più possibile, ma nell’assicurarsi un maschio con i migliori geni e che le garantisca una presenza costante e partecipe nell’accudimento della prole (da ciò il mito del macho e del miliardario).

Questo da un punto di vista biologico.

Altra cosa invece è rispondere alla domanda in una prospettiva etica, morale.

Ma qui entrano in gioco e sono prevalenti, categorie sociali, culturali e religiose su cui non mi addentro perché ognuno, sulla base di quelle categorie dà una sua risposta.

Numero2088.

 

UN  TIMORE  È  UN  DESIDERIO

 

Ho ascoltato, di sfuggita, questa frase apparentemente contraddittoria. Mi ha indotto ad una intima riflessione.

Desiderio e paura: due facce della stessa medaglia

Che relazione c’è tra desiderio e paura e come possono entrambi rafforzare la purezza della volontà se veicolati con la giusta energia e auto-osservazione.

 

Entrambe le condizioni – sia quella di uno stato legato alla paura o mosso dal desiderio – sono estremamente vicine l’una all’altra. In quanto esseri umani siamo soggetti a variazioni del sentire che possono prendere determinate forme e avere un influsso predominante sulle azioni.

Se però si osserva, ci si ascolta, senza giudizio, con il puro scopo di conoscersi bene e sempre meglio, ecco che sentire certe spinte può rivelarsi un primo, prezioso passo per veicolarle nella direzione utile alla nostra condizione attuale dal punto di vista materiale e spirituale insieme.

Entrare in contatto con l’intuizione profonda, che sa comunicarci immediatamente cosa è bene per noi, presuppone darsi la possibilità di sentire.

Se si avverte invece paura ma, per un condizionamento interno misto a uno sociale, la si ostacola o la si nega, non ci si orienta su uno stato di evoluzione, non si vive in pieno il ruolo di protagonisti nella propria esistenza.

 

La dialettica tra paura e desiderio

È una vera e propria tensione quella che gioca dentro di noi e che può travolgerci o muoverci in senso utile. È una tensione necessaria e squisitamente umana.

Alle basi di questa tensione ci sono due tipi di impulsi: l’impulso repulsivo e l’impulso attrattivo, che partono sempre da un movimento emozionale (non mi piace/mi piace).

Se non si sta nel radicamento e nel presente, questi impulsi diventano imperanti e noi diventiamo l’arena dove si gioca un dualismo spietato e controproducente, in grado di attingere alla nostra energia vitale, alla nostra capacità di operare delle scelte in accordo con il cuore.

 

La coppia, tra desiderio e paura

Basta prendere il caso tipico del rapporto di coppia vissuto in senso ordinario, senza un reale intento di sacra condivisione: se voglio e desidero quella persona, temo anche di perderla o di assistere al suo allontanamento o che qualcuno subentri e guasti il rapporto. Questo gioco si traduce immediatamente in stati ansiosi anche di alta intensità.

Se mi distacco un attimo da tale dualismo comprendo che, di fatto, io possiedo nessuno, considerando anche e prima di tutto quanto prioritaria dovrebbe essere la gestione di se stessi. Se questo diventa il mio obiettivo, sarò impegnato in un procedimento che coinvolgerà l’altro non come vittima oppure oggetto, ma come partecipe di un processo che aggiunge luce e leggerezza.

Di fatto, si può amare senza sviluppare timore? La meccanica sembra appartenerci in quanto esseri umani, ma nostra è anche l’abilità di trasformare. Noi siamo partecipi del nostro microcosmo e possiamo adattarci al cambiamento, imparare a gestire le emozioni.

 

Desiderio e paura: la gestione delle emozioni

Possiamo pensare al desiderio come a un intento, come un obiettivo su cui tenere la mira, considerando la tensione che esso produce e gli ostacoli che potremmo via via incontrare.

Possiamo cavalcare l’esistenza senza essere trascinati da forze che ci ostiniamo a non voler guardare oggettivamente.

Occorre osservare gli impulsi fisici che la paura e il desiderio scatenano, imparare a riconoscerli.
Possiamo diventare intimi della nostra stessa sfera emotiva, prima di invadere, penetrare, criticare senza rispetto quella dell’altro.

Chi non è capace di gestire se stesso e, pertanto, non è soddisfatto del rapporto che ha con se stesso, come rimozione e compensazione in questo stato di difficoltà, per non svilire la propria personalità, tenderà a sopraffare l’altro.

 

Numero2057.

 

Non commettere atti che non siano puri
cioè non disperdere il seme.
Feconda una donna ogni volta che l’ami
così sarai uomo di fede.
Poi la voglia svanisce e il figlio rimane
e tanti ne uccide la fame.
Io, forse, ho confuso il piacere e l’amore:
ma non ho creato dolore.

Fabrizio De André     I dieci comandamenti. (Il testamento di Tito).