La verità sulla nostra
situazione in questo mondo
è che siamo in croce.
Teilhard De Chardin.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
La verità sulla nostra
situazione in questo mondo
è che siamo in croce.
Teilhard De Chardin.
UNA POESIA DI TRILUSSA DI CENTO ANNI FA.
NINNA NANNA DELLA GUERRA
Ninna nanna, nanna ninna,
er pupetto vò la zinna:
dormi, dormi, cocco bello,
sennò chiamo Farfarello,
Farfarello e Gujermone
che se mette a pecorone,
Gujermone e Ceccopeppe
che se regge co le zeppe,
co le zeppe d’un impero
mezzo giallo e mezzo nero.***
Ninna nanna, pija sonno
ché se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedeno ner monno
fra le spade e li fucili bombe
de li popoli civili.
Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che commanna;
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio d’una fede
per un Dio che nun se vede,
ma che serve da riparo
ar Sovrano macellaro. Tiranno
Ché quer covo d’ assassini la banda
che c’insanguina la tera
sa benone che la guera
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello,
finché dura sto macello:
fa la ninna, ché domani
rivedremo li sovrani
che se scambieno la stima
boni amichi come prima.
So cuggini e fra parenti
nun se fanno comprimenti:
torneranno più cordiali
li rapporti personali.
E riuniti fra de loro,
senza l’ombra d’un rimorso,
ce faranno un ber discorso
su la Pace e sul Lavoro
pe quer popolo cojone
risparmiato dar cannone!
*** N.d.R. A leggere questa prima strofa, vien da pensare ad una banale filastrocca per bambini. Ma, quando Trilussa pubblicò questa poesiola, scritta alla sua inconfondibile maniera, correva l’anno 1914 e già era scoppiata la Prima Grande Guerra Mondiale. E la sensibilità autentica di questo vate popolare aveva già intercettato e percepito, con profondità profetica, il dramma ancora più devastante che sarebbe accaduto neanche trent’anni dopo con la Seconda Grande Guerra, e con i suoi oscuri protagonisti. Senza parlare delle molteplici sfrangiature di conflittualità che sarebbero succedute, in seguito, nel dopoguerra. E, seppur camuffati da esigenze economiche, sempre per motivi ideologici: la razza o la religione.
L’ U O M O E LA L I B E R T À La condizione umana vista con gli occhi della filosofia.
Perché non esisterebbe la libertà?
Ma perché noi chiamiamo libertà la condizione umana che è una condizione di indeterminatezza.
L’uomo è l’unico animale indeterminato perché non è codificato dagli istinti.
Gli istinti sono un codice, per cui la gazzella, appena nata, sa quello che deve fare. L’uomo non lo sa.
Infatti, ha bisogno di educazione: una volta, fino a 15 anni, adesso fino a 30 e poi, magari, oltre, perché non ha codici. Li va acquisendo gradatamente, in quanto non ha istinti. Questo è il problema dell’uomo.
Con la parola “istinto” intendo una risposta “rigida” ad uno stimolo e la cosa che mi interessa sottolineare è l’aggettivo “rigida”. Se io faccio vedere una bistecca ad una mucca, la mucca non la percepisce come cibo; se le faccio vedere un covone di fieno, lo percepisce come cibo: risposta “rigida”.
Noi non abbiamo risposte rigide. Neanche l’impulso sessuale è rigido, perché, in presenza di una pulsione sessuale, io posso dedicarmi a tutte le perversioni, cosa che non sembra concessa agli animali. Posso fare l’amore anche con un tacco a spillo, per dire una delle più elementari perversioni; così come posso anche concedermi, in presenza di una pulsione sessuale, di fare delle opere d’arti, delle opere poetiche. Quella che pratichiamo si chiama “sublimazione della pulsione”, cosa che non sembra sia concessa agli animali.
Non è che lo dico io che gli uomini non hanno istinti. L’ha detto, per primo, Platone, l’ha detto Tommaso d’Aquino, l’ha detto Kant, l’ha detto Herderl, l’ha detto Nietzsche, nel novecento, l’ha detto Bergson, l’ha detto Gehlen.
Ma noi continuiamo a pensare sempre l’uomo come animale ragionevole, quando dell’animale gli manca la prima caratteristica fondamentale, che è l’istintualità. Noi non siamo animali: ci manca proprio l’essenza dell’animalità che è l’istinto.
Anche Freud che, all’inizio delle sue opere, parlava d’istinto – in tedesco instinct – poi dopo, ha abbandonato questa parola e si è messo a parlare di pulsioni a meta indeterminata – in tedesco trieb – che vuol dire spinta generica, meta indeterminata. E voi capite che una pulsione a meta indeterminata è diversa da un istinto, che è sempre a meta ben determinata, “rigida”.
Trovandosi, allora, a nascere in uno stato disarmonico con la natura, perché gli animali sono armonici con la natura, gli uomini hanno dovuto darsi delle regole per poter convivere e le prime regole sono state i miti.
I miti sono dei “racconti” che spiegano che, se tu ti trovi in quella situazione, essi te la descrivono e ti fanno vedere il possibile esito positivo o negativo.
I miti, poi, sono stati concretati in riti. Rito è una parola sanscrita che vuol dire “ordine”. Rito è un elenco molto dettagliato delle cose che puoi fare e delle cose che non devi fare. Miti – Riti. E poi, alla fine, codici razionali, istituzioni.
Le istituzioni sono essenziali perché gli uomini non hanno istinti e, quindi, mancano le regole del comportamento.
Le istituzioni sono il tentativo, più o meno riuscito, di dare dei codici di comportamento. Le istituzioni sono importanti e sono state ideate dall’uomo, proprio perché l’uomo non è codificato: allora, si autocodifica attraverso le istituzioni.
Platone descrive anche questo passaggio e dice che, quando un certo giorno, successe la “meghiste metabolé”, cioè il grande capovolgimento e Dio abbandonò la tribù umana e gli uomini, perché prima governava col bastone come si governano le pecore, gli uomini, per vivere, dovettero darsi delle regole da soli. E, in questa maniera, inventarono la “politica”.
“Politica” = arte del governare, è una parola che viene dal Greco antico Polis = Città, che, a sua volta si fa derivare da una radice pol, da polloi = molti. Come facciamo a vivere tra molti e con molti? Attraverso regole istituzionali.
Ecco, questa è, un po’, la storia dell’uomo.
Umberto Galimberti filosofo.
Ricevo da un’amica
“Se ne vanno.
Mesti, silenziosi,
come, magari
è stata umile
e silenziosa
la loro vita,
fatta di lavoro,
di sacrifici, tanti.
Se ne va una
generazione, quella
che ha visto la guerra,
ne ha sentito l’odore
e le privazioni,
tra la fuga in un
rifugio antiaereo
e la bramosa ricerca
di qualcosa per sfamarsi.
Se ne vanno mani
indurite dai calli,
visi segnati da
rughe profonde,
memorie di giornate
passate sotto
il sole cocente o
nel freddo pungente.
Mani che hanno
spostato macerie,
impastato cemento,
piegato ferro, in
canottiera e cappello
di carta di giornale.
Se ne vanno
quelli della Lambretta,
della Fiat 500 o 600,
dei primi frigoriferi,
della televisione
in bianco e nero.
Ci lasciano, avvolti
in un lenzuolo, come
Cristo nel sudario,
quelli del boom economico
che, con il sudore,
hanno ricostruito
questa nostra nazione,
regalandoci quel benessere
di cui abbiamo
impunemente approfittato.
Se ne va l’esperienza,
la comprensione,
la pazienza,
la resilienza,
il rispetto, pregi
oramai dimenticati.
Se ne vanno
senza una carezza,
senza che nessuno
gli stringesse la mano,
senza neanche
un ultimo bacio.
Se ne vanno i nonni,
memoria storica
del nostro Paese,
patrimonio della
intera umanità.
L’Italia intera deve
dirvi GRAZIE e
accompagnarvi in
quest’ultimo viaggio
con 60 milioni
di carezze…❤?”
RICEVUTO da Dott.Begher, pneumologo ospedale S.Maurizio.
Mandata da Marilaura
PASQUA è voce del verbo ebraico
“pesah”, che significa passare.
Non è festa per residenti,
ma per migratori che
si affrettano al viaggio.
Allora, sia Pasqua piena per voi
che fabbricate passaggi,
dove ci sono muri e sbarramenti,
per voi, apertori di brecce,
saltatori di ostacoli,
corrieri ad ogni costo,
atleti della parola PACE.
Erri De Luca.
CIAO
La parola ciao è la più comune forma di saluto amichevole e informale della lingua italiana. Essa è utilizzata sia nell’incontrarsi, sia nell’accomiatarsi, rivolgendosi a una o più persone a cui si dà del tu. Un tempo diffusa soprattutto nell’Italia settentrionale, è divenuta anche di uso internazionale.
In riferimento ai bambini, “fare ciao” indica un gesto di saluto ottenuto aprendo e chiudendo la mano o agitando la mano.
Come nacque ciao? Questo saluto semplice che si va sempre più diffondendo, ed è la prima parola alla quale chi non sa ancora l’italiano si aggrappa per stabilire un contatto, il nostro ciao nasce da un saluto cerimonioso e affettato in lingua veneta: “sciao” (pronunciando s e c separate, come in scentrare) cioè schiavo (sciao era scritto sciavo, e viene dal latino sclavus): come dire schiavo vostro, servo vostro: lo troviamo comunemente usato nel teatro di Carlo Goldoni. Passando in Lombardia, terra meno cerimoniosa e più sbrigativa, lo sciao perse la s e divenne ciao. E dalla Lombardia si diffuse in tutta Italia: ma questo avvenne solo all’inizio del Novecento. Oggi ciao viaggia per il mondo.
Ma oggi, molti l’hanno già osservato, il vecchio, glorioso monosillabo che ha varcato gli oceani e le montagne portando dovunque un po’ d’italianità è sempre più insidiato da un ciao ciao ciao, pronunciato frettolosamente, spesso sottovoce, in un’unica emissione di fiato. Il triplice ciao è certamente di origine telefonica: occupa lo spazio di tempo che occorre per deporre il ricevitore, va dunque bruciato velocemente. Si adatta anche al telefono cellulare e qui sta la sua possibilità di durare a lungo.
N.d.R. Ma è mai possibile che il saluto più diffuso, nella nostra lingua e conosciuto in tutto il mondo, abbia a che fare con la schiavitù, il servilismo, la deferenza ad una classe sociale superiore, che mi ricorda il saluto siciliano “Baciamo le mani, a bossia”. (a bossia = a vossia, cioè a vostra signoria) ?
Eppure è così.
A dire il vero, se incontrate, anche oggi, un Austriaco vi sentirete salutare con un “Servus!”, un loro antico saluto.
Infatti,
Servus è un saluto informale diffuso in gran parte dell’Europa centrale. Deriva dal latino servus (servo, schiavo) e può essere considerato la forma breve dell’espressione “sono vostro servo” o “sono al vostro servizio”.
È comune in Baviera, Franconia, Austria, Alto Adige (anche nella forma servas), Slovenia, Croazia (servus o serbus), Ungheria (szervusz / szervusztok, szia / sziasztok), Slovacchia, Transilvania e nord-ovest della Romania (servus / serus. L’area di diffusione fuori dalla Germania ricalca i territori dell’ex Impero Austroungarico.
In molte parti della Germania meridionale, in Austria, in Alto Adige e nella Romania di nord ovest servus è uno dei saluti più comuni utilizzati dai giovani.
A me non piacciono queste forme di saluto: servilismo, sottomissione, che sanzionano o, soltanto, evocano le differenze sociali o di classe, non devono appartenere alla dignità umana e dei popoli.
Propongo, provocatoriamente, di sostituire, almeno in Italia, il “ciao” con il saluto più bello che io conosco. E non lo dico solo perché è il saluto della lingua friulana, la mia. Ma perché ha un suono e un significato meravigliosi: MANDI.
Anzi, sono due le etimologie più accreditate per questa parola che deriva, chiaramente, dal latino: scegliete voi quella che più vi suggestiona.
Mandi = in manu Dei, cioè “(stai) nelle mani del Signore”, “che il Signore sia con te”. Oppure,
Mandi = mane diu, cioè “rimani a lungo”, “vivi a lungo”: augurio di lunga vita.
Sono entrambi espressione ed interpretazione del carattere riservato, schietto e profondo della nostra gente, che ha mantenuto la sua nobiltà d’animo ed affabilità, nonostante si tratti della popolazione che più di ogni altra, in Italia, ha subito invasioni barbariche e militari della peggior specie.
Friulani, siamo orgogliosi di questa parola di saluto: è il nostro emblema e blasone.
Buoni con tutti, servi di nessuno. Mandi.
Mauro Biglino è studioso ed esperto di storia delle religioni. E’ stato traduttore di ebraico antico per conto delle Edizioni San Paolo, collaborazione che si è conclusa una volta iniziata la carriera di scrittore in cui porta alla luce le sorprendenti scoperte fatte in 30 anni di analisi dei cosiddetti testi sacri che da sempre sono state omesse.
Dopo anni di traduzioni professionali ha iniziato a narrare in modo autonomo quanto trovato nei testi ebraici da cui derivano le bibbie che sono in uso per i fedeli.
Il metodo adottato consiste nel considerare valido ciò che trova letteralmente scritto senza procedere con interpretazioni o con l’utilizzo di categorie esegetiche particolari. Ne emerge un quadro coerente e chiaro che narra una storia concreta del rapporto tra un popolo e un individuo di nome Yahweh che aveva ricevuto l’incarico di occuparsene.
Ecco alcuni dei libri best seller più conosciuti di Mauro Biglino, letto e seguito in Italia da oltre 135.000 ricercatori della verità e pubblicato in 8 stati esteri:
Siamo vittime di un grande inganno?
Ci hanno raccontato una storia non vera?
La storia dell’umanità è da riscrivere?
La divinità, spiritualmente intesa, non è presente nell’Antico Testamento.
In particolare nella Bibbia, non c’è Dio e non c’è culto rivolto a Dio.
Ecco perché il libro di riferimento di Biglino afferma che “La Bibbia non è un Libro Sacro”.
Chi è intervenuto, nei secoli, a modificare la Bibbia?
Chi legge questo libro (e i molti altri sopra elencati) in merito alla Bibbia verificherà molte cose tra cui:
Abbiamo solo una delle Bibbie possibili.
Non sappiamo nulla su chi e quando l’ha scritta.
Ci è stata nascosta la vera natura dell’Albero della Vita.
Noi siamo degli OGM (Organismi geneticamente modificati).
Dio si stanca, si sporca, ha fame.
11 libri Biblici sono ufficialmente scomparsi.
La creazione dell’Uomo, intesa come atto divino, è falsa.
Il Peccato Originale è solo una favola.
Il Dio biblico non era il padre di Gesù.
Come si costruisce una religione.
Dalla prefazione di “La Bibbia non è un libro sacro”, di Sabrina Pieragostini :
La sensazione che le sue opere producono su chi, come me, ha avuto una normale educazione Cristiana, è identica a quella che si prova in cima ad una montagna, di fronte allo strapiombo: paura ed attrazione allo stesso tempo, perché sai che può essere pericoloso, ma la curiosità è più forte.
Leggere Mauro Biglino significa avere costantemente le vertigini.
Significa mettere in discussione tutte le nostre certezze, avvalorate da secoli di dottrina, di catechesi, di tradizioni popolari, costruite sulle fondamenta dell’Antico Testamento, come testo rivelato, dal quale Dio ha parlato all’ Umanità.
Ma quelle fondamenta sembrano sgretolarsi sotto i colpi di piccone di un’analisi testuale puntigliosa fino a diventare maniacale, che ne mette in rilievo ogni minima contraddizione ed elimina ogni sovrastruttura teologica.
Quello che resta, è un’altra storia, molto diversa da quella che ci hanno insegnato.
Indice :
Perché il libro ha questo titolo?
Introduzione : dalla Bibbia a Pinocchio.
La Bibbia è attendibile?
Le discordanze sul profeta Daniele e gli 11 libri ufficialmente scomparsi.
La vicenda di Davide e Golia : a chi credere?
La Bibbia deve essere presa solo per ciò che è, ossia uno dei tanti libri scritti dall’Umanità (alla stregua dell’Iliade o dell’Odissea, oppure de I Veda, il Mahabharata e il Ramayana N.d.R.).
Elohim, Yahweh e le incongruenze della tesi dogmatica.
Chi erano gli Elohim, che sono stati fatti diventare Dio? Che caratteristiche avevano e come agivano?
I Dieci Comandamenti : le incongruenze fra Yahweh e Mosè.
Ancora su Yahweh, il presunto Dio.
Altre ipotetiche entità spirituali : angeli, giganti, Satana e macchine volanti.
Quando Abramo scopre che Dio si stanca, si sporca, ha fame….
Come può nascere una religione da simili presupposti?
Dalla non – creazione, alla Croce: Adamo ed Eva non hanno dato origine all’Umanità.
Cosa dice la scienza che cerca il cosiddetto “anello mancante”?
Dove si colloca e in che cosa si concretizza il Peccato Originale.
Quello che ci è stato detto sulla Bibbia è falso?
Alcuni passaggi estratti dal libro “La Bibbia non è un Libro Sacro” :
…..questo lavoro, non mi sento di definirlo un libro, bensì una “conferenza fatta alla tastiera”, anziché al microfono. Un excursus su veri temi compiuto con l’intento di evidenziare la questione di fondo che concerne il nostro rapporto con quel libro (la Bibbia) su cui mi pongo la seguente domanda :
I detentori della conoscenza hanno raccontato ciò che veramente contiene?
La risposta è, per me, scontata : assolutamente no !
Non si sono limitati a non raccontare, ma sono andati ben oltre e hanno deliberatamente e spudoratamente inventato ciò che non c’è.
Ecco il motivo della scelta di un titolo così assertivo e, all’apparenza, provocatorio.
Elohim non vuol dire Dio, è un attributo che letteralmente significa “legislatore supremo” ed è usato anche per sovrani e istituzioni umane : Mosè, David, Sinedrio ecc. ; ma può anche indicare qualcosa di veramente forte e maestoso. In Italiano, se si vuol dire “un’automobile bellissima”, si potrebbe usare l’espressione “un elohim (dio) di macchina”, in senso attributivo : una specie di enfatizzatore.
Sulla figura di Yahweh, rimando al Numero1743 seguente.
DEUS EX MACHINA (latino)
“Il Dio che parla o appare da una macchina”.
Nell’antico teatro greco classico, l’apparizione sulla scena della divinità, quasi sempre dall’alto, che veniva realizzata mediante un apposito meccanismo e che, di solito, costituiva l’elemento risolutore della tragedia; quindi, figurativamente, circostanza o persona che, inaspettatamente, interviene a risolvere una situazione difficile o è l’artefice del buon andamento di qualcosa.
Apò mechanés theòs (Greco antico) = divinità che scende dalla macchina.
E risolve la situazione. La frase trae origine dalla tragedia Greca: in tale ambito, quando era necessario far intervenire una o più divinità sulla scena, l’attore che interpretava il Dio era posizionato su una sorta di gru in legno, mossa da un sistema di funi e argani, chiamata, appunto, mechané. L’intervento “ex machina” degli dei veniva usato, soprattutto, dal tragediografo Euripide, per risolvere felicemente una situazione intricata e, apparentemente, senza possibile via d’uscita. Nel mondo antico un uso eccessivo del Deus ex machina era considerato prerogativa di autori poco raffinati e sbrigativi, che non sarebbero riusciti a sciogliere altrimenti trame complesse.
Questo è quanto, da sempre, viene detto, ripetuto, recensito nel l’ambito delle letterature e delle scuole di pensiero. Ma, non mi convince.
Sicuramente un tale accorgimento sarà stato adottato, nella pratica scenografica. Ma quel che non si è mai detto, anche perché dirlo sarebbe stato imbarazzante, sorprendente, inspiegabile, inammissibile, è che gli dei, ALIENI extraterrestri, scendevano veramente da machine volanti provenienti dal cielo. E, sulla scena, non si sarebbe mai adottata una riproduzione della realtà così improbabile, se la realtà non fosse stata veramente questa. E di dominio pubblico, comune, risaputa e scontata. Tanto da essere considerata praticabile e riproducibile, perfino per usi artistici o spettacolari.
È fuor di dubbio, ormai, che la razza umana ha compiuto i suoi passi in avanti più significativi, nel campo delle tecnologie che hanno migliorato la vita, con i suggerimenti, gli insegnamenti, il controllo di Entità Superiori, in qualsiasi ambito del sapere. Gli uomini hanno chiamato “Dei” queste Entità Superiori.
Nelle religioni, quasi tutte, le regole, le norme, i comandamenti, sono stati concepiti dagli uomini; ma la loro “autorità” applicativa, impositiva, punitiva è stata attribuita al “carisma” delle Entità Superiori. Queste si sono sempre ben guardate dall’intervenire, con dimostrazioni miracolistiche, nelle vicende umane. Sono stati sempre gli uomini, certe “caste” di uomini, che si sono artatamente arrogati il diritto religioso, morale, civile, giudiziario, politico/amministrativo di censurare, con metodi intimidatori, di controllare, con provvedimenti vessatori, gli altri uomini in nome di regole superiori. “Caste” sacerdotali, militari, finanziarie, politiche hanno esercitato prevaricazioni di ogni specie, nell’arco dei millenni, violando le regole, molto semplici e condivisibili, della natura e dell’umanità. Per avere una esemplificazione illuminante, rimando al seguente:
La prima religione nasce,
quando la scimmia A,
guardando il sole,
dice all’altra scimmia B:
“LUI mi ha detto che TU
devi dare a ME
la tua banana”.
Qual è l’obiettivo primario, assillante, pressante di tutte le “caste”? È quello di istituzionalizzare i propri strumenti di potere, mediante la ideologizzazione della “supremazia” di certi princìpi, concepiti e stabiliti da esse stesse, rendendoli metafisici e trascendenti, solo per salvaguardare i propri interessi. Questo porta a esercitare un controllo delle coscienze, con metodi di “advertising” (propaganda pubblicitaria) non molto lontani dal “lavaggio dei cervelli”. Si è trattato, e tuttora si tratta, di un colossale, eclatante, nauseabondo “millantato credito”. È mitologia dell’autoritarismo.
Comunità = Gruppo di Persone
Autonoma = Libero da dogmi, preconcetti, credo, religioni, politiche.
In Trasformazione = Verso un se stessi sempre migliore, Qui e Ora.
Noi nasciamo molteplici, multiformi, multidisciplinari,
(gli Anglosassoni direbbero “multitasking”).
È la società che sceglie, per noi, la “nostra” strada,
la “nostra” identità, come identificazione,
la “nostra” personalità, nella quale
ci riconosciamo e ci facciamo conoscere.
Noi abbiamo il compito di accettare
e vincere questa sfida : nonostante
i vincoli spazio-temporali entro cui
siamo destinati e confinati,
noi dobbiamo migliorare noi stessi.
Se ognuno degli uomini facesse
questo con successo,
l’Umanità intera sarebbe migliore.
NikolaTesla nacque il 10 luglio 1856 come suddito dell’Impero austriaco a Smiljan vicino Gospić, nella regione della Lika-Krbava, facente parte allora della frontiera militare croata del Regno di Croazia e Slavonia. Il padre, Milutin Tesla, nato nel 1819, era un ministro del culto ortodosso e ricordava a memoria passi della Bibbia e poemi epici serbi. La madre, Georgina-Đuka Mandić, nata nel 1822, figlia di un prete ortodosso, pure se analfabeta, aveva talento nell’inventare oggetti d’uso casalingo. Nikola ebbe un fratello, che morì a 12 anni cadendo da cavallo, e tre sorelle.
Si racconta che, durante la notte in cui Nikola Tesla fu partorito (in casa, ovviamente), e precisamente nel momento in cui vide la luce, si scatenò un furioso, tremendo temporale con una quantità enorme di lampi, fulmini, saette e tuoni, come mai si ricordava, a memoria d’uomo, nella zona, con l’emissione di grande energia elettrica ed elettromagnetica nell’atmosfera. Questo aneddoto potrebbe farci intuire qualcosa.
Andò a scuola a Karlovac, quindi studiò ingegneria elettrica all’Università tecnica di Graz (Austria), a quel tempo considerata uno degli istituti migliori al mondo. Durante gli studi si interessò agli impieghi della corrente alternata. Frequentò solo fino al primo semestre del terzo anno, non raggiungendo quindi il conseguimento della laurea. Poi, per un’estate, seguì i corsi dell’Università di Praga, studiando fisica e matematica avanzata. Si dedicò alla lettura di molti lavori, imparando a memoria interi libri grazie alla sua memoria prodigiosa, e leggendo l’intera opera di Voltaire (circa 100 volumi). Tesla affermò, nella sua autobiografia, di avere avuto numerosi momenti di ispirazione.
Nei primi anni di vita egli fu spesso malato: gli apparivano lampi luminosi accecanti, spesso accompagnati da allucinazioni. Molte di queste visioni erano connesse a parole o idee.Tali sintomi oggi segnalerebbero una forma di sinestesia.
Nikola Tesla era alto 188 cm e di corporatura assai magra (sembra che il suo peso tra il 1888 e il 1926 sia rimasto attorno ai 64 kg).
Per il resto che c’è da sapere della sua vita e delle sue scoperte ed invenzioni, rimando alla consultazione di Wikipedia.
Nikola Tesla morì, all’età di 87 anni, il 7 Gennaio 1943.
A mio modesto avviso, egli può essere considerato uno dei più grandi geni dell’Umanità. Tuttora, noi stiamo godendo dei vantaggi, in termini di benessere di vita, derivanti dalle numerosissime scoperte da lui concepite e realizzate, e chissà quante ne conosceremo e apprezzeremo nel futuro, perché diverse applicazioni tecniche e tecnologiche, sono ancora da mettere a punto e da utilizzare opportunamente.
Qui, dopo averne elencate alcune fra le più importanti, a me interessa sottolineare la figura di Tesla dal punto di vista umano nel suo essere e nei suoi rapporti con il mondo del suo tempo.
| Apparecchi elettromeccanici e principi sviluppati da Nikola Tesla | |||||||||
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Sulla supposta scomparsa di Ettore Majorana si sono scritti decine e decine di libri e sono presenti, su YOUTUBE, innumerevoli documentari, conferenze, interviste, recensioni. Ma, in questi ultimi anni, sono affiorate delle verità, a dir poco, sconvolgenti e che riguardano, molto da vicino, la soluzione di problemi di stringente attualità, come quelli delle condizioni biologiche e climatiche della terra. Il personaggio tramite, fra Ettore Majorana e il mondo è Rolando Pelizza. Nato nel 1938 a Chiari, nel Bresciano, di buona famiglia benestante di commercianti, nel campo delle calzature, ebbe modo di essere avvicinato, nel 1958, quasi per caso, in un convento della Sila Calabrese, la Certosa di Serra San Bruno (Provincia di Vibo Valentia), da un frate certosino, che frate non era, ma che vestiva il saio, per dissimulare la propria condizione laicale: si trattava di Ettore Majorana. Su come si sono svolte le cose, da quell’incontro in poi, ci sono, anche qui, decine di racconti, di libri, di filmati, di dichiarazioni e di sviluppi, che niente hanno da invidiare ai più immaginifici parti della fantasia, o della fantascienza vera e propria. La realtà è sempre, come dice Dostojevski, più inverosimile della fantasia. Invito chi è curioso di approfondire, a guardarsi, con santa pazienza, (si tratta di filmati che durano ore) su YOUTUBE, tutto ciò che concerne la vicenda del rapporto Majorana- Pelizza. In particolare, quello che riguarda la messa a punto e la realizzazione della cosiddetta “Macchina” di Majorana. Annuncio, senza clamore, ma molto sommessamente, che chi vorrà documentarsi resterà sbalordito. Io stesso, che seguo questo argomento da almeno 5 anni, ogni volta che leggo un aggiornamento, resto esterrefatto.
Qui, di seguito, riporto una dichiarazione di Rolando Pelizza, che non mancherà di suscitare, se non scalpore, almeno interesse e curiosità.
Sono Rolando Pelizza e questa vicenda ebbe inizio nel 1958, quando avevo venti anni.
Dopo un breve periodo di frequentazione con il Prof. Majorana e di apprendimento dei “Suoi” rivoluzionari principi di matematica e fisica, Egli mi disse: “se decidi di seguire i miei insegnamenti, sappi che dovrai lavorare intensamente, ed a risultato raggiunto potresti avere molti problemi”.
Accettai senza tentennamenti e riserva alcuna: ero entusiasta e lusingato di quanto mi stava accadendo.
Oggi sono trascorsi 59 anni e la predizione di Ettore si è pienamente avverata.
Oltre mezzo secolo di studi da parte di Ettore Majorana e di mie sperimentazioni hanno permesso la realizzazione di una macchina che avrebbe potuto portare benessere ed incalcolabili benefici all’Umanità.
Essendo la realizzazione pratica di nuovi principi di matematica e di fisica che tuttora non trovano riscontro nelle conoscenze ufficiali, questa scoperta è in grado di produrre calore praticamente a costo zero (essendo alimentata solamente da una batteria da 12 volt) e successivamente utilizzarlo per produrre energia elettrica. Inoltre può trasmutare qualsiasi elemento della materia in un altro. Gli impieghi, come ben si può immaginare, sarebbero innumerevoli, basti pensare che potrebbe eliminare l’anidride carbonica nell’atmosfera e ricostruire lo strato di ozono, che ormai sappiamo essere insufficiente per la protezione del nostro pianeta dai raggi solari. Devo purtroppo usare il condizionale in quanto l’Umanità è stata privata di tutti questi possibili benefici a causa del volere di pochi.
Nel rendere pubblici gli esperimenti da me eseguiti per mettere a punto la “macchina”, mi sono sempre raccomandato che fossero evidenziati gli scopi di questa mia scelta, ossia
Con tanta amarezza, Rolando Pelizza
P.S.: I documenti, filmati e fotografie sono copie degli unici originali di esclusiva proprietà di Rolando Pelizza. Tutto il materiale pubblicato e stato periziato da esperti qualificati che ne confermano l’origine, senza aver subito alterazioni. Chi volesse copiare o riprodurre il materiale in questione può farlo solo a condizione di citarne la fonte, non alterarne in nessun modo il contenuto e non utilizzarlo per fini commerciali. Questo è l’unico sito ufficiale di Rolando Pelizza, e qualsiasi pubblicazione presente nel web non può essere a lui attribuita, né direttamente riconducibile.
Il sito non ha personale che cura e risponde agli eventuali quesiti che porrete, e quindi ci scusiamo fin d’ora se non riceverete puntuale risposta ai vostri post.
Nei limiti del possibile potremo eventualmente rispondere solo ad alcuni di essi.
I RAGAZZI DI VIA PANISPERNA
Il gruppo nacque grazie all’interessamento di Orso Mario Corbino, fisico, già ministro, senatore e direttore dell’Istituto di Fisica dell’Università di Roma, in Via Panisperna, il quale riconobbe le qualità di Enrico Fermi e si adoperò perché fosse istituita per lui, nel 1926, la prima cattedra italiana di Fisica Teorica. Per il settore sperimentale, Fermi potè contare su un gruppo di giovani fisici, a partire dal 1929: Edoardo Amaldi, Franco Rasetti, Emilio Segrè, ai quali, nel 1934 si aggiunsero Bruno Pontecorvo, il chimico Oscar D’Agostino e, nel campo teorico., spiccava la figura di quello che ,oggi, viene considerato il più grande scienziato dell’era moderna, nel campo della Fisica teorica: Ettore Majorana.
Una curiosità: quasi tutti avevano dei nomignoli, mediati in gran parte dalla gerarchia ecclesiastica.
Enrico Fermi era “Il Papa”.
Franco Rasetti, che spesso sostituiva Fermi, era “Il Cardinale Vicario”.
Orso Mario Corbino, il fondatore dell’Istituto, era “il Padreterno”.
Emilio Segrè, per il suo carattere mordace, era “Il Basilisco”.
Edoardo Amaldi, dalle delicate fattezze femminee, era chiamato “Gote rosse” o “Adone”.
A Ettore Majorana, per il carattere critico e scontroso, ma, allo stesso tempo, autocritico e modesto, fu affibbiato il nomignolo di “Il grande Inquisitore”.
Cosa è capace di fare la “Macchina” di Majorana- Pelizza:
Molto schematicamente, la macchina progettata teoricamente da Ettore Majorana e realizzata, praticamente da solo, da Rolando Pelizza è in grado di concretizzare 4 fasi:
FASE 1
Annichilazione selettiva della materia, mediante emissione di un fascio di positroni. Si lavora sull’antimateria. Energia richiesta per attivare la macchina: una batteria da automobile utilitaria (circa 40 watt). Scorie prodotte: zero. Emissioni radioattive (raggi gamma, ad esempio): zero.
FASE 2
Riscaldamento della materia ad una temperatura controllabile, attraverso la taratura dello “spin” delle particelle, per gli utilizzi tecnologici più svariati (pensiamo, ad esempio, alle centrali termoelettriche).
FASE 3
Trasmutazione della materia, di qualunque tipo (tutti i 96 elementi chimici della tabella di Mendeleev). Nei filmati, prodotti come prove, si realizza la trasformazione di cubi di polistirolo espanso, la comune gommapiuma, (peso specifico circa 15 g/dm cubo), di 15 cm di lato e, quindi di peso di circa 50 grammi, in cubi di oro delle stesse dimensioni, del peso di 65 Kg ciascuno (il peso specifico dell’oro è 19,25 Kg/dm cubo).
FASE 4
Traslazione di qualunque corpo fisico materiale in una, o più, altre dimensioni. Noi ne conosciamo 4: 3 sono quelle “spaziali”, 1 è quella “temporale”. Ebbene, è possibile spostare, ad esempio anche cronologicamente, un corpo, anche umano, avanti e indietro nel tempo.
La “Nuova Fisica” di Majorana contempla l’esistenza di ben 11 dimensioni.
Vi chiederete: questa è scienza , fantascienza o fantascemenza?
Datevi una risposta da soli, dopo, però, esservi documentati meglio, sulle vicende di questo stupefacente “giallo” storico/scientifico che è ancora in atto.
La “Macchina”: le origini nella sintesi dell’unica realtà storica.
Nell’anno 1972, dopo tanto lavoro personale e notevolissimo impegno finanziario (ben 228 prototipi di macchine andarono distrutte nelle numerose prove), Rolando Pelizza ebbe finalmente la conferma del funzionamento della sua “macchina”, che aveva realizzato applicando concretamente quei principi di fisica elaborati da Ettore Majorana, il quale ne aveva costantemente supervisionato gli sviluppi.
Il primo esperimento pratico al di fuori del suo laboratorio venne eseguito da Rolando in gran segreto ed in piena solitudine, in montagna, dove nel raggio di molti chilometri non era presente alcun essere umano, ed il fascio che uscì dalla macchina, nel punto dove era stato diretto, provocò una fiammata di notevole intensità ed un grande foro nella roccia: dopo qualche secondo, tutto era gradatamente tornato alla normalità, ma l’impressione e lo sgomento furono fortissimi, tanto che Egli si rese conto che la macchina necessitava ancora di laboriosi interventi di regolazione e messa a punto.
Successivamente, in occasione di una singolare ed assurda vicenda anche giudiziaria nella quale era stato incolpevolmente coinvolto, dalla quale uscì comunque indenne, Rolando ebbe la percezione che qualcuno avesse scoperto il risultato del suo primo esperimento segreto, e quindi di essere stato controllato e poi “incastrato”.
Nel 1976, il funzionamento della macchina per la prima fase era ormai a punto, Rolando decide di riunire le persone che riteneva a Lui più vicine: Pietro Panetta, Antonio Taini, Mario Calvi e Massimo Pugliese, con l’intento di renderli partecipi alla sua scoperta e segnalare le sue sensazioni in merito a quanto a lui accaduto.
Comunica loro l’esistenza della sua macchina e cosa in quel momento era in grado di fare, precisando tuttavia che non era disposto ad alcun accordo per il suo sfruttamento, fino al momento in cui fosse riuscito ad evolvere i poteri della macchina da distruttivi alla sola generazione di energia. In altre parole, essa non doveva essere utilizzata come arma. Imponeva quindi ai partecipanti di impegnarsi a questo fine, ed a non prendere nessuna iniziativa, senza aver preventivamente concordato una strategia operativa.
La riunione fu sciolta con stupore innanzitutto, unito ad una entusiastica soddisfazione, ma comunque con l’impegno di tutti alla massima riservatezza.
Tutti rispettarono l’impegno assunto, ad eccezione di Massimo Pugliese, il quale, si venne a sapere poi solo molto tempo dopo, era segretamente assegnato ai Servizi Segreti Italiani, all’epoca comandati dal gen. Santovito ed asserviti a quelli americani. Tale divieto per lui equivalse a dire: “parti come un missile e vai all’Ambasciata Americana”. La conferma dell’operato di Pugliese viene dimostrata dai documenti segreti che provano il coinvolgimento degli USA in questa vicenda, ormai diffusi dal sito WikiLeaks di Julian Assange, laddove si rinvengono tre documenti con oggetto “Possibile generatore ad alta energia” (Vedi allegati).
Subito dopo Rolando Pelizza, ignaro della duplice veste di spia dell’amico Pugliese, si faceva convincere a fornire la prova delle capacità della macchina, tanto che venivano concordati ed eseguiti i seguenti esperimenti:
Infatti, tra agosto e novembre, Pugliese cerca in tutti i modi di rientrare in scena dopo gli insuccessi con gli americani. Si fa accreditare dall’On. Flaminio Piccoli che lo indirizza al Presidente del CNEN (Comitato Nazionale per l’Energia) Ezio Clementel. A dare manforte viene interessato anche l’Onorevole Loris Fortuna. Inizia così l’interessamento del Governo Italiano, Tramite il Ministro Plenipotenziario Antonio Mancini incaricato di seguire gli sviluppi.
Contestualmente, propone ad un imprenditore sardo, Giuseppe Piras, di investire in questa ricerca prospettandogli che con qualche centinaio di milioni (di vecchie lire) avrebbe acquisito una partecipazione che gli avrebbe fruttato svariati miliardi (sempre di vecchie lire): Piras, per poter finanziare l’operazione, ricorre a suoi conoscenti in Belgio.
Questa è un’estrema e quindi frammentaria sintesi dei fatti fino al 1976, ormai inutili ai nostri attuali fini, ma utile per comprendere il susseguirsi della vicenda fino ai giorni nostri. Per coloro che volessero approfondire possono consultare il libro “Il Dito di Dio” di Alfredo Ravelli.
Il successivo e quarto esperimento, documentato e filmato alla presenza di un Notaio, si tenne il 29/30 aprile 1977, nel laboratorio di Rolando in Chiari, e consisteva nel riscaldare una lastrina di rame e portare ad ebollizione l’acqua contenuta in un vaso. Il 29 aprile, in tarda serata, il notaio Leroy, Pelizza e Panetta, mostravano la macchina alimentata da una batteria ed i materiali che si sarebbero utilizzati (vedi Film_03_01h264.mp4 a un minuto e 35). Il giorno successivo, la prova vera e propria avvenne in presenza di Roger Goeders, delegato in sostituzione del notaio Leroy, Giuseppe Piras, Pierluigi Bossoni, Pietro Panetta, Antonio Taini e Rolando Pelizza che operava sulla macchina. La prima prova andò bene, nel senso che la macchina portò ad immediato riscaldamento la lastrina di rame, mentre la seconda prova sull’acqua, per un errore di Piras che dette l’impulso in ritardo, fu inevitabile l’implosione. (Si consiglia di vedere i filmati ripresi da due prospettive diverse: la prima andata a buon fine (Film_03_01h264.mp4 a minuti 2:40), e la seconda che ha causato l’implosione della macchina (Film_04_01h264.mp4). La nota importante di questo episodio consiste nella conferma del funzionamento della fase “DUE”, ossia il riscaldamento della materia senza usura e/o radiazioni.
Contemporaneamente erano state avviate le trattative con emissari del Governo belga. Il 9 giugno 1977, sul monte Baremone, in un vecchio e abbandonato forte alpino ebbe luogo un esperimento che consisteva nell’indirizzare il fascio distruttivo su un grosso pezzo di cemento armato a considerevole distanza. La prova ebbe esito positivo alla presenza di Piras, Taini, Bossoni, Panetta e l’emissario belga, tecnico di raggi laser, Colonnello Jack Leclerc, che con cura posizionava le bombolette di vernice spray a meno di un metro ai lati del masso di cemento. Finita la prova le bombolette sono rimaste al loro posto senza subire nessun spostamento d’aria. A quel punto Leclerc commentò: “dirò a Bastogne di buttar via i carri armati”. Il filmato ripreso e realizzato da Leclerc fu consegnato alle Autorità belghe.
Si arriva all’accordo col Governo del Belgio del 5 agosto 1977, che fu sottoscritto dall’allora presidente Tindemans, da Rolando Pelizza, dall’Avvocato dello Stato Belga Jean Ronse, e da Pierluigi Bossone, per conto della “Exclusive”, società fiduciaria di Rolando costituita per l’occasione.
Il contratto prevedeva la costituzione di una nuova società mista tra Belgio ed Exclusive, dove, in sintesi, il Belgio avrebbe conferito la somma di cinque miliardi di franchi belgi, oltre all’impegno di finanziare la necessaria ricerca per il perfezionamento della macchina, acquisendo così il 50% di partecipazione: il tutto condizionato all’esito positivo di una serie di esperimenti da eseguirsi in Belgio entro maggio 1978.
Fin dai primi accordi veniva chiaramente precisato che la macchina non avrebbe potuto essere in alcun modo utilizzata ai fini bellici, e ulteriore impegno, da parte dello stato, a non applicare la clausola di confisca per pubblica utilità.
Veniva quindi dato corso al deposito dei documenti descrittivi della costruzione della macchina presso una cassetta di sicurezza nella Banque General del Belgio, con due chiavi per accedere ed una password di 4 cifre, di cui due a conoscenza di Pelizza.
Riesaminando attentamente il contratto, stilato in lingua francese, ci si rendeva tuttavia conto che con una clausola piuttosto “ambigua”, lo Stato Belga non rinunciava alla facoltà di confisca per pubblica utilità, ma veniva pattuito come “impegno tra gentiluomini” con i Ministri firmatari. Lasciando così aperta la possibilità di una potenziale utilizzazione per quei fini che Rolando voleva fermamente escludere.
Ne nasce un contenzioso “informale”, in conseguenza del quale, dopo vari incontri tra Piero Panetta che deteneva il 95% delle quote della Exclusive, ed il prof. Avv. Jean Ronse, si giungeva alla conclusione che non essendo possibile per motivi “politici” ritrattare e modificare il contratto firmato, si sarebbe dato egualmente corso alla sua esecuzione, ma laddove l’esperimento non avesse avuto esito positivo questo sarebbe stato “annullato”.
Il giorno della prova erano presenti: Pelizza, il ministro Mancini, Adonnino, Bossoni e Panetta da una parte, e Piras, Loroy, Leclerc dall’altra, unitamente ad altri osservatori da parte belga ed italiana, compreso il Prof. Ezio Clementel. Dopo alcune prove, che dettero esito positivo, nell’eseguire il programmato protocollo la macchina implose, generando un gran fumo bianco nel bunker dove era stata posta. Subito dopo arrivava il Prof. Avv. Jean Ronse, con la lettera in mano “già pronta” che annullava il contratto e qualsiasi trattativa. Nella consueta stretta di mano di commiato, Egli, rivolgendosi in disparte a Pelizza e Panetta, aggiungeva “per voi la porta è sempre aperta”.
Si chiuse così questa vicenda, con la grande delusione di chi già pregustava lauti incassi, e certamente con un certo rammarico anche da parte di Rolando per essere stato oggetto di un tentato “raggiro”, ma con la soddisfazione di aver evitato il peggio!
Alcuni anni dopo, il 21 marzo 1981, con Mancini, Adonnino e Panetta, Rolando sperimentava positivamente la seconda fase di riscaldamento nel laboratorio di Chiari, portando in ebollizione l’acqua in circolo in tubi di PVC. Il Ministro Mancini, entusiasta, scriveva sulla macchina: “Inizio nuova era” controfirmato da tutti i presenti. Egli, fervido sostenitore del progetto, comunicava ai suoi “capi” l’esito positivo di quanto era stato testimone oculare con Adonnino. Tuttavia, dall’alto, gli consigliavano di riportare le funzioni della macchina allo stato distruttivo per impieghi più “immediati”. Seppur contrariato, riportava il messaggio a Rolando e questi costruisce la macchina visibile nell’allegato filmato (Film_05_01h264.mp4), la quale, portata in montagna per l’ennesima prova, viene puntata sul monte opposto con l’effetto di provocare un visibile bagliore e un foro di circa due metri di lato. Tutto ciò alla presenza di Mancini che verificava gli effetti con un binocolo e di Panetta. Tornati poi in sede, il mattino seguente Rolando consegnava a Mancini la mannaia da egli fornita ed il mattone usato per la prova di laboratorio: entrambi erano stati “bucati” (vedi Mattone e Mannaia). Questa era la risposta e l’avvertimento di Rolando al messaggio pervenuto dai “capi” di Mancini, ovvero la conferma che la macchina poteva tornare in ogni momento ad essere distruttiva come richiesto, ma sarebbe stata a sua volta distrutta dopo le prove.
Sempre nel 1981 seguirono altre prove in montagna alla presenza del Dott. Carlo Rocchi (CIA) e del suo collaboratore Daniele Brunella, ma i filmati e le fotografie sono rimaste in loro possesso.
P.S.: Il Film_dvd_stanley_productions, citato nella perizia per esigenze di server è stato posto su YouTube. Ripropone i filmati già trattati sopra, ma più completi. Precisiamo che tutti i filmati sono stati adattati alla migliore visione sul WEB.