Numero2747.

 

Da  Alida

 

”GLI ANZIANI”

 

“Siamo nati negli anni 40-50-60”.

“Siamo cresciuti negli anni 50-60-70”.

“Abbiamo studiato negli anni 60-70-80”.

“Ci frequentavamo negli anni 70-80-90.”

“Ci siamo sposati e abbiamo scoperto il mondo negli anni 70-80-90”.

“Ci avventurammo negli anni 80-90”

“Ci stabilizzammo negli anni 2000”.

“Siamo diventati più saggi negli anni 2010”.

“E stiamo andando con decisione verso il 2030”.

“Si scopre che abbiamo vissuto OTTO decadi diverse…”

“DUE secoli diversi…”

“DUE millenni diversi…”

“Siamo passati dal telefono con operatore per le chiamate interurbane, alle videochiamate in qualsiasi parte del mondo; siamo passati dai cinema a YouTube, dai dischi in vinile alla musica online, dalle lettere scritte a mano alle email e WhatsApp”.

“Dalle partite in diretta alla radio, alla TV in bianco e nero, e poi alla TV HD”.
“Siamo andati al Video Club e ora guardiamo Netflix”.

“Abbiamo conosciuto i primi computer, schede perforate, dischetti e ora abbiamo gigabyte e megabyte in mano sui nostri telefoni cellulari e IPad”.

“Abbiamo indossato pantaloncini per tutta la nostra infanzia e poi pantaloni lunghi, stringate, bermuda, ecc.”

“Abbiamo evitato la paralisi infantile, la meningite, l’influenza H1N1 e ora il COVID-19”.

“Abbiamo guidato su pattini, tricicli, auto inventate, biciclette, motorini, auto a benzina o diesel e ora guidiamo ibridi o elettrici al 100%”.

“Sì, ne abbiamo passate tante ma che bella vita abbiamo avuto!”

“Potrebbero classificarci come “essenziali”; persone nate in quel mondo degli anni Cinquanta, che hanno avuto un’infanzia analogica e un’età adulta digitale”.

“Siamo una specie di “Yaa seen-it-all – già visto tutto”.

“La nostra generazione ha letteralmente vissuto e testimoniato più di ogni altra in ogni dimensione della vita”.

“È la nostra generazione che si è letteralmente adattata al “CAMBIAMENTO”.

“Un grande applauso a tutti i membri di una generazione molto speciale, che sarà UNICA”.

🏹🏹 IL TEMPO NON SI FERMA

“La vita è un compito che ci siamo portati a fare a casa.

Quando guardi… sono già le sei del pomeriggio; quando guardi… è già venerdì; quando guardi… il mese è finito, quando guardi… l’anno è finito; quando guardi… sono passati 50, 60 e 70 anni!
Quando guardi… non sappiamo più dove sono i nostri amici.
Quando guardi… abbiamo perso l’amore della nostra vita e ora è troppo tardi per tornare indietro.
Non smettere di fare qualcosa che ti piace per mancanza di tempo. Non smettere di avere qualcuno al tuo fianco, perché i tuoi figli presto non saranno tuoi e dovrai fare qualcosa con quel tempo rimanente, dove l’unica cosa che ci mancherà sarà lo spazio che può essere goduto solo con i soliti amici. Quel tempo che, purtroppo, non torna mai…”
È necessario eliminare il “DOPO”….

“DOPO”…
Ti chiamerò.
“DOPO”…
Io faccio.
“DOPO”…
lo dico.
“DOPO”…
Io cambio.

Lasciamo tutto per DOPO, come se il DOPO fosse migliore… Perché non lo capiamo…

“DOPO”…
il caffè si raffredda
“DOPO”…
la priorità cambia,
“DOPO”…
il fascino è perso
“DOPO”…
presto si trasforma in tardi,
“DOPO”…
la nostalgia passa,
“DOPO”…
le cose cambiano,
“DOPO”…
i bambini crescono
“DOPO”…
la gente invecchia,
“DOPO”…
il giorno è notte,
“DOPO”…
la vita è finita.

Non lasciare niente per DOPO, perché in attesa del DOPO, puoi perdere i migliori momenti, le migliori esperienze, i migliori amici, i più grandi amori.
Ricorda che DOPO potrebbe essere tardi.
Il giorno è oggi!
NON SIAMO PIÙ IN UN’ETÀ PER RIMANDARE LE COSE.

Spero che tu abbia tempo per leggere e poi condividere questo messaggio… oppure lascialo per DOPO e vedrai che non lo condividerai mai!

Sempre insieme,
Sempre uniti,
Sempre fratelli,
Sempre amici.

Passalo ai tuoi dieci migliori amici e a “me” se sono tra loro e vedrai come non tutti rispondono. Perché lo lasceranno per dopo. 😢😢😢

Numero2746.

 

da Quora

 

Q U A L C O S A   D I   B E L L O

 

Bob Marley una volta disse:

 

“Potresti non essere il suo primo,

il suo ultimo, o il suo unico.

Amava prima, amerà di nuovo.

Ma se lei ti ama ora, cos’altro conta?

Lei non è perfetta – e nemmeno tu,

e voi due potreste non essere mai perfetti insieme,

ma se riesce a farti ridere, pensaci due volte,

e ammetti di essere umano e di fare errori.

Tienila e dalle tutto quello che puoi.

Potrebbe non pensare a te ogni secondo della giornata,

ma lei ti darà un pezzo di se stessa.

Sai che puoi spezzarle il cuore:

quindi non farle del male,

non cambiarla, non analizzarla e

non aspettarti più di quello che può dare.

Sorridi quando ti rende felice,

Falle sapere quando ti fa arrabbiare,

e senti la sua mancanza quando non c’è.

Ama con tutto il tuo essere quando ricevi amore.

Perché non ci sono ragazze perfette,

ma ci sarà sempre una ragazza perfetta per te…”. ❤

Numero2736.

 

LA FORMULA DI SOCRATE 

di Cristina Dell’acqua.

 

Fate meditazione? Pensate che sia importante conoscere se stessi? (parliamo spesso di consapevolezza). Dubitate, senza per questo scivolare nel complottismo? Forse non lo sapete, ma siete potenziali discepoli di Socrate. Proprio lui, il filosofo greco.

Per usare un lessico moderno dovremmo dire che era un rompipalle (gli Ateniesi lo definivano un “tafano”), uno che insinua il dubbio, manda al macero le certezze. Un tipo provocatorio. Gentile, ma ribelle. Però più contemporaneo di altri, vicino al nostro presente.

Non ha lasciato niente di scritto. Tutto quello che sappiamo ce lo racconta Platone nei Dialoghi, dall’arte del dubbio alla cura, dall’amore alla condanna a morte con l’accusa di non credere negli Dei tradizionali e di corrompere i giovani. E se fosse arrivato il momento di riscoprirlo?

È l’idea di Cristina Dell’Acqua, appassionata di sperimentazione didattica, che insegna latino e greco al Collegio San Carlo di Milano, con La formula di Socrate, un saggio moderno senza esagerare ( le avevano suggerito di mettere in copertina Socrate con un cellulare e ha detto di no) che rivaluta la “tafanitudine” del filosofo e invita a tirar fuori il meglio di sé.

E allora proviamo a portare la formula di Socrate ai giorni nostri.

Il mondo è cambiato, la provocazione è lo sport nazionale: ne abbiamo ancora bisogno?

Sì, ma come la intendeva il filosofo. La provocazione oggi, non è dubbio, ma urlo, arroganza, egoismo. È marketing. È far parlare di sé, conquistare l’attenzione. Il metodo Socrate è l’opposto: ha la pacatezza delle opinioni, la forza dello spirito critico, senza il punto di vista del partito preso.

Facciamo un esempio?

L’intelligenza artificiale: chi la ama, chi la odia, chi ne ha semplicemente paura senza conoscerla. Piuttosto che scegliere l’opinione di un altro, ragionare, farsene una propria. Non demonizzare i vari Chatbot, ma dar loro valore nella maniera giusta. Non si tratta di saper fare e basta, ma di saper pensare. Uno che ti obbliga a riflettere è fastidioso, ma ti fa crescere, fiorire. Lo dico soprattutto per i ragazzi.

Oggi molti preferiscono diventare influencer per avere seguaci, successo, fama. Come si fa?

Capisco l’idea di appartenenza che rafforza gusto e passioni, ma ecco il “tafano” socratico. TiKTok, Istagram, i social media in genere ti fanno credere di essere sapiente, invece non è così. L’obiettivo dovrebbe essere diventare influencer di se stessi, soggetto e non oggetto, non preda delle mode altrui, non cortigiani, ma prìncipi. Dovremmo avere il coraggio di essere tutti un po’ più fastidiosi, un po’ più “tafani”.
Cerchiamo di essere accomodanti, ma in realtà è il dubbio – e chi invita a esercitarlo – a farti crescere. Dovremmo tirare fuori il filosofo che è dentro di noi. Socrate deve questa immagine alla madre, che faceva la levatrice

N.d.R.: la Maieutica era l’arte della levatrice: come la madre estraeva il parto dal ventre della gestante, così Socrate estraeva le idee dalla mente del giovane interlocutore che questi già aveva in sé, ma che non erano mai state espresse e manifestate, neanche a lui stesso.

Va bene, abbiamo cominciato a dubitare. E dopo?

Invece che verso l’esterno, dobbiamo proiettarci verso l’interno. Il boom di pratiche come mindfulness (consapevolezza) e meditazione ci dicono che ne abbiamo bisogno, che è la via giusta. “Conosci te stesso” era la frase scritta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi. Sapere chi siamo, e soprattutto chi non siamo, è la formula dell’equilibrio di ogni esistenza. Altrimenti finiremo per vivere la vita di qualcun altro.

 

 

 

Numero2730.

 

L E O P A R D I

 

Sono stordito dal nulla che mi circonda.

Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d’amore.

Io vivo, dunque io spero. È un sillogismo giustissimo.

Non si vive al mondo che di prepotenza.

Il “forse” è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze … Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito.

La felicità consiste nell’ignoranza del vero.

 

Ecco alcune frasi che compendiano e rappresentano la visione del mondo di un grande, sensibile, umanissimo poeta.

Come si può capire, la sua visione era disperatamente pessimistica, per esperienza personale.

Numero2721.

 

da QUORA

 

RISOLVERE I PROBLEMI

 

Entri nel letto e ti prepari per una bella dormita.

Senti che devi fare la pipì.

Fa freddo fuori, così decidi di tenerla.

“Starò comunque dormendo profondamente tra pochi minuti”, menti a te stesso.

Ti giri e ti rigiri per 2 ore, finalmente ti infili le ciabatte, sfrecci in bagno.

Hai sprecato 2 ore a ingannare la tua mente, 2 ore che avresti potuto usare per un buon riposo.

Quando qualcosa nella tua vita ti infastidisce, che sia la sabbia nelle scarpe, compiti estenuanti e lunghissimi, un bullo a scuola, molestie sessuali in ufficio, devi affrontarla e risolverla il prima possibile.

I problemi non si risolvono da soli, se vuoi avere una vita migliore, devi tu risolvere i tuoi problemi non appena nascono, una volta per tutte.

 

COSA HAI IMPARATO TROPPO TARDI?

 

  • Molte persone falliscono perché hanno paura di affrontare i loro cari.
  • Puoi avere successo solo se accetti la responsabilità delle tue azioni.
  • La tua autostima non dovrebbe essere basata sull’approvazione degli altri.
  • La perfezione è una trappola della mente. Quindi smetti di cercare di essere perfetto.
  • Piangere non è un segno di debolezza.
  • Non giudicare qualcuno dai pettegolezzi degli altri.
  • Non essere triste e aspettare che gli altri capiscano: tieni presente che ognuno ha storie ed esperienze diverse.
  • Smetti di sprecare le tue energie reagendo ai commenti delle persone tossiche.
  • Il modo migliore per affrontare le persone tossiche è quello di tagliare i legami con loro nella vostra vita il più presto possibile.
  • Non cercare mai di controllare tutti e tutto ciò che ti circonda.
  • Devi uscire dalla tua zona di comfort per avere successo.
  • Concentrati sulla tua forza, non sui successi degli altri.

 

… E ANCORA

 

Non posso far dipendere me stessa dagli altri.

Per tutta l’infanzia e l’adolescenza (ma, a dirla tutta, anche oltre) mi sono sempre stupita degli atteggiamenti vili e maligni di alcune persone, perché a me era stato insegnato che bisogna trattare bene gli altri, non bisogna essere invidiosi e irrispettosi, e questa filosofia l’ho sempre seguita e fatta mia.

Così, quando ad esempio vedevo alcune compagne di classe fare le bulle, insultare altri compagni o i professori, o emarginare chi per esempio prendeva bei voti, o gioire se una ragazza veniva lasciata dal proprio ragazzo, mi sedevo pensosa a guardare fuori dalla finestra chiedendomi per quali ragioni agissero, quale fosse l’emozione che le spingeva verso quel comportamento.

Negli anni, crescendo, mi sono data una risposta razionale a tutto questo, e cioè la rabbia repressa, l’invidia, il desiderio di rivalsa, l’insicurezza e in generale anche una cattiva educazione, in poche parole i veleni mentali.

Ma se dovessi dire che le capisco appieno e riesco a immedesimarmi nei loro modi di fare, non sarebbe vero. Penso che non agirei in maniera maligna e calcolata nemmeno per difendermi perché per me sono importanti i sentimenti e l’energia positivi.

Ho dovuto, tuttavia, imparare a difendermi da queste persone, e quindi a (ri)conoscerle, perché se le conosci le eviti, e se le eviti non ti distruggono.

Perciò è inutile mettere la testa sotto la sabbia e credere che al mondo agiamo tutti per gli stessi motivi, seguendo gli stessi impulsi, e lamentarsi se qualcuno non si comporta come noi vorremmo, ma invece è importante rendersi conto della realtà e sviluppare la propria intelligenza emotiva.

Numero2720.

 

da QUORA

 

TU  E  IL  TUO  CERVELLO

 

C’è un motivo se non riesci a portare a termine la tua dieta.

C’è un motivo se non riesci a capire la matematica.

C’è un motivo se non riesci a smettere di procrastinare.

C’è un motivo se non riesci a smettere di fumare o bere.

C’è un motivo se non riesci a fare ciò che credi debba essere fatto.

C’è un motivo se la persona che sei oggi e la persona che vorresti essere sono distanti anni luce.

Non è per mancanza di forza di volontà (anche se all’inizio potrebbe esserlo).

E non è neanche perché sei pigro o inadeguato.

Vuoi sapere il vero motivo?

È perché non hai il giusto circuito cerebrale, letteralmente.

Il tuo cervello è il più avanzato supercomputer sul pianeta e l’universo conosciuto.

Infatti è stato preso come modello per il primo prototipo di computer.

Il tuo cervello è composto da 100 miliardi di neuroni tutti interconnessi in una rete, con l’abilità di mandare un segnale dal primo all’ultimo anello della catena in meno di un secondo.

Il tuo cervello è inoltre connesso al tuo sistema nervoso, che è lungo 144 mila chilometri, tutto arrotolato in una piccola scatola, che sei tu.

Il tuo cervello è molto adattabile al cambiamento, è una cosa chiamata Plasticità cerebrale.

È quella che ti fa riprendere da incidenti traumatici, che ti fa memorizzare informazioni nuove, sviluppare metodi e modi alternativi per fare le cose.

La Plasticità cerebrale si verifica ogni volta che entri in contatto con qualcosa di nuovo. Il tuo cervello reagisce allo stimolo e si riconfigura per adattarsi. La maggior parte delle volte ciò succede dietro le quinte, senza nemmeno che tu te ne accorga.

Un esempio in cui potrai sicuramente immedesimarti: appena presa la patente guidare era una cosa nuova per te, ma adesso? é diventata una cosa automatica come se ci fosse un autopilota. Perché? Perchè il tuo cervello si è adattato. Prima guidare era complesso, adesso è incredibilmente facile. Infatti è più probabile che tu faccia un incidente 20 anni dopo aver preso la patente che il primo giorno in cui hai guidato, perché adesso guidi in modo automatico e di conseguenza sei meno concentrato.

Ecco un altro esempio, ho un amico che è dislessico. Naturalmente è diventato riluttante a tutto ciò che riguardava le parole, quindi si è immerso nel mondo dei numeri. Molti anni dopo è stato ammesso al MIT grazie alle sue abilità matematiche. Perché? Perché ha riprogrammato il suo cervello a funzionare così. Ed è ancora scarso per quando riguarda le parole e le frasi.

Perché ho raccontato questo aneddoto?

Solo per farti capire come puoi modellarti in ciò che vuoi essere, perché il tuo cervello è designato per imparare e crescere.

Sembra tutto fantastico, ma allora dov’è la fregatura?

Conservazione di energia. Il tuo cervello è il più grande consumatore di energia e calorie del tuo corpo, le usa per mantenersi e riciclare i neuroni.

Creare un nuovo “Sentiero cerebrale” è molto difficile e dispendioso: il tuo cervello cercherà quindi di saldarsi ai vecchi sentieri per essere più efficiente, ecco perché nascono le abitudini.

Il tuo cervello non vuole cambiare di sua spontanea volontà, ma anzi cercherà di resistere in tutti i modi.

Infatti proteggerà questi sentieri abituali con una membrana chiamata Guaina mielinica che li renderà molto più facilmente e velocemente accessibili . Immagina di prendere un Hamburger ancora avvolto nella sua carta e di metterlo nel forno a microonde. cosa succederebbe? L’involucro sciogliendosi si salderebbe al panino. Questo è esattamente quello che succede quando usi un “Sentiero cerebrale” per troppo tempo e si salda nella guaina mielinica.

Il processo di “mielinizzazione” è molto attivo nell’adolescenza perché prepara il cervello alla fase adulta, successivamente inizia ad indebolirsi lentamente.

Questo è il motivo per cui le abitudini maturate nei primi anni rimangono così saldamente ancorate, nel bene o nel male.

Questo è anche il motivo per cui imparare nuove abilità e immagazzinare nuove informazioni è così difficile e mentalmente estenuante. E ci si accorge di come è nettamente più facile apprendere in età infantile piuttosto che in quella adulta.

Questo è il motivo per cui ti sembra di non riuscire a smettere con le abitudini controproducenti.

Questo è il motivo per cui molte persone riflettono il passato nel futuro e di conseguenza vivono una vita ripetitiva e monotona.

Come costruiamo nuovi “Sentieri cerebrali”? Con la “Pratica intenzionale”.

Che è quel processo di selezione di un campo in cui vi è un potenziale miglioramento, dedicando ad esso il 100% della tua concentrazione.

La concentrazione è ciò che stimola il cervello a creare nuovi “Sentieri cerebrali” e ne velocizza l’imballaggio nella guaina mielinica.

Concentrandoti su una specifica azione e ripetendola svariate volte dici al cervello che hai bisogno che reagisca in un determinato modo ad alcune situazioni.

Il cervello quindi si adatterà a detta situazione e ne renderà via via più facile la riuscita ad ogni tentativo.

Questo è praticamente l’opposto di come la maggior parte delle persone esegue le proprie attività: distrattamente e con la testa altrove.

Se vuoi migliorare la tua concentrazione, siediti e concentrati il più a lungo possibile su un singolo oggetto o procedimento.

Se vuoi migliorare le tue capacità al pianoforte, ti concentri intenzionalmente mentre suoni, senza distrazioni.

Una volta finito di suonare scrivi i punti deboli ed i punti forti della tua performance in modo da poter apporre le modifiche necessarie la prossima volta che suoni.

Col passare del tempo i punti deboli si aggiustano e diventi sempre più bravo.

Un piccolo avvertimento però: la “Pratica intenzionale” non è facile o divertente. Se la stai facendo nel modo giusto, dovresti sentirti come se avessi un grosso masso appoggiato sulla testa.

Stai letteralmente cambiando la struttura fisica del tuo cervello, ogni volta che ti dedichi alla “Pratica intenzionale”.

Come puoi iniziare? Prendi un’attività come quella di imparare nuove abilità (programmare, suonare, socializzare) e dedicale il 100% della tua concentrazione. Ti sembrerà strano, fastidioso e persino doloroso, ma ne vale la pena.

Te ne accorgerai quando noterai differenze nella vita quotidiana, vedrai che le cose di tutti i giorni diventano man mano più facili, fino al punto in cui entrerai nella modalità “pilota automatico”; il che per alcune cose va bene, ma per altre è estremamente dannoso.

Quando avrai raggiunto un certo livello, dovrai alzare l’asticella e continuare a spingere verso il prossimo livello se vuoi continuare ad avere una performance sopra la media.

La dipendenza funziona in modo molto simile: col tempo il cervello riceve tante Incentivazioni positive e di conseguenza viene creato un Sentiero cerebrale perché la routine è stata ripetuta molte volte.

Questo è il motivo per cui i tossico dipendenti attraversano una fase di crisi d’astinenza: è l’ultimo tentativo disperato del cervello di non dover essere costretto a creare nuovi sentieri cerebrali.

Ma c’è una buona notizia, la Plasticità cerebrale è variabile, la struttura fisica e mentale del tuo cervello può cambiare se le viene fornita abbastanza spazio e pratica.

Ci vuole tempo, ci vuole tempo per il tuo cervello e fisico ad adattarsi alla tua nuova normalità.

E anche questo non è facile: se lo fosse staremmo tutti vivendo al meglio le nostre vite, ma come puoi vedere non è così.

Nessuno suona Bach al primo tentativo, nessuno smette con le droghe di cui si ha abusato per anni al primo tentativo. Ma diventa sempre più facile, a piccoli passi, durante l’arco della giornata, del mese, dell’anno e della vita intera.

Dopo 10 anni in cui ti impegni ad uno stile di vita che involve la pratica volontaria sarai del tutto sorpreso di come è diventata la tua vita.

E fidati di me: non vorrai mai più tornare alle tue vecchie abitudini.

Sei in perenne cambiamento, sta a te decidere se farlo in positivo o in negativo.

Numero2719.

 

da QUORA

 

Quali sono alcune regole non dette che tutti dovrebbero conoscere?

 

L’autoerotismo è una esperienza valida che una persona deve poter vivere senza vergogna.

L’amore della gioventù non è per sempre, ma se sai trasformarlo, una relazione durerà per sempre.

La famiglia si basa sull’amore, non sul sangue.

Se ci si impegna, ci si organizza, si studia, si lavora, si creano contatti, molto di più è possibile (non tutto, ma molto, molto di più).

La scuola non forma lavoratori, ma cittadini.

Il lavoro non è un dovere, ma un diritto.

Alla fine della propria vita ciò che conta non è il denaro, ma il tempo speso con i propri cari.

Se vi licenziate lasciate sempre un luogo di lavoro ringraziando (meglio lasciare il mare calmo).

Guardate le persone negli occhi.

Stare zitti e chiedere scusa sono due qualità, non segni di debolezza.

Prima di lavorare leggete il vostro contratto di lavoro ed i vostri diritti.

Le cose si comprano quando si hanno i soldi.

Esistono acquisti alternativi alla casa in mattoni.

I figli non devono vedervi o sentirvi discutere.

I bambini hanno accesso a tutto, grazie ai cellulari. Vedono ogni cosa “proibita”, morte sesso e violenza. Meglio saperlo.

 

…. e ancora,

 

Il rispetto per il prossimo.

La gentilezza verso tutti gli animali.

Fare atti gentili.

Non perdere mai la curiosità` mentale.

Tenersi in forma mentre si va avanti.

Non essere mai gelosi, sapere dire di no quando la cosa è nociva per noi stessi.

Apprezzare la natura.

Leggere e capire la nostra storia.

Numero2718.

 

da QUORA  Raffaella Cattaneo

 

IL NUOVO METODO DANESE PER EDUCARE I BAMBINI ALLA FELICITÀ A SCUOLA E IN FAMIGLIA

 

LA DANIMARCA È DA ANNI AI VERTICI DELLA CLASSIFICA DELLA NAZIONI UNITE SUI PAESI PIÙ FELICI. 

*

COME FANNO?

*

SEMPLICE, EDUCANO I BAMBINI IN MODO EMPATICO ED EQUILIBRATO.

*

VUOI CONOSCERE IL LORO METODO?

*

ORA TE LO SPIEGO!

 

Dopo aver letto il Metodo Danese per crescere bambini felici e aver cercato di applicarlo nell’educazione del mio bimbo con risultati abbastanza buoni ….

… quando è uscito il Nuovo Metodo Danese ho voluto leggerlo subito anche se parla di bambini in età scolastica e adolescenziale ed il mio bimbo va ancora alla scuola materna.

APPLICANDO IL METODO DANESE MI SONO RESA CONTO CHE IL RAPPORTO CON IL MIO BIMBO È MIGLIORATO ED È MENO CONFLITTUALE.

Capita anche a te che il tuo bimbo sia oppositivo in tutto e spesso arrabbiato?

Quando si sente così ho provato a dialogare con lui e a seguire uno dei consigli letti nel Metodo Danese: abbracciarlo almeno 8 volte al giorno.

BEH MAMMA, TI DIRÒ: FUNZIONA!

Ma quando mi spieghi come funziona il metodo?

Eccomi! Ora te lo spiego!

IL NUOVO METODO DANESE, PER BAMBINI IN ETÀ SCOLASTICA ED ADOLESCENTI, SI BASA SU 5 PUNTI FONDAMETALI:

  • FIDUCIA
  • EMPATIA
  • AUTENTICITÀ
  • CORAGGIO
  • HYGGE

Vado ora a riassumerli punto per punto.

FIDUCIA

MAMMA, PROVA A PENSARE A QUANDO IL TUO BIMBO SI ARRAMPICA SU UN ALBERO O SU UNA RECINZIONE.

La prima cosa che ti viene in mente di dirgli è: “Scendi! Stai attento!”, giusto?

Anche a me, è una reazione normale. 

MA DOBBIAMO TRATTENERCI E DARE FIDUCIA AI NOSTRI BIMBI.

Un bambino che si arrampica su un albero sa di essere in grado di farlo. Il suo istinto non lo spinge a fare cose pericolose per lui.

SE IMPEDIAMO AI NOSTRI BIMBI DI ESPLORARE E CONOSCERE LE LORO CAPACITÀ ED I LORO LIMITI NON PERMETTEREMO LORO DI SVILUPPARE L’AUTOSTIMA E LA RESILIENZA, CIOÈ LA CAPACITÀ DI AFFRONTARE E SUPERARE LE DIFFICOLTÀ.

Dire al tuo bimbo “stai attento” significa dubitare delle sue capacità, non avere fiducia in lui.

Molti studi psicologici indicano infatti che i giochi pericolosi, entro i limiti del buon senso naturalmente e spiegando bene loro quali sono i pericoli e come affrontarli, aiutano i bambini a sviluppare la capacità di affrontare le situazioni pericolose. 

Ebbene si! 

Hai capito bene: usare un coltello o arrampicarsi permette loro di capire cosa è rischioso e cosa no. 

I BAMBINI IN QUESTO MODO IMPARANO AD AFFRONTARE IL PERICOLO, COSA CHE NON IMPAREREBBERO SE FATTI CRESCERE SOTTO L’ALA ATTENTA E IPERPROTETTIVA DEI GENITORI.

EMPATIA

PENSA MAMMA, L’EMPATIA È UNA DELLE MATERIE DI INSEGNAMENTO NELLA SCUOLA DANESE. 

Oltre a scrivere e fare di conto, ai bambini viene anche insegnato a riconoscere le emozioni in loro stessi e negli altri.

Come?

UN’ORA ALMENO ALLA SETTIMANA È DEDICATA AL CONFRONTO FRA I BAMBINI CHE RACCONTANO LE LORO EMOZIONI E SI AIUTANO A VICENDA. 

QUESTO CONTRIBUISCE IN MODO FONDAMENTALE ALL’ELIMINAZIONE DEL RISCHIO BULLISMO.

Anche in famiglia naturalmente il dialogo è fondamentale.

Come faccio?

PARLA TANTO CON IL TUO BIMBO, CERCA DI CAPIRE LE SUE EMOZIONI ED AIUTALO AD INTERPRETARLE. 

Usa con lui espressioni come “ti ho ascoltato e capisco quello che provi”

Devo sempre dargli ragione?

No, naturalmente. Se il tuo bimbo sbaglia devi dirglielo. 

USA PERÒ IL DIALOGO INVECE DELLA PUNIZIONE.

Spiegagli perché sbaglia invece di sgridarlo ed urlare.

Il tuo bimbo capirà meglio e seguirà le tue indicazioni.

Non solo, la prossima volta verrà da te per confrontarsi.

PARLAGLI ANCHE DI QUELLO CHE PROVI TU, SENZA NASCONDERE NULLA.

Ma il mio bimbo è piccolo!

Non fa nulla, coinvolgilo comunque in quello che ti succede, sii sempre sincera con lui e lui lo sarà con te.

E RICORDA SEMPRE: ALMENO 8 ABBRACCI AL GIORNO! 

AUTENTICITÀ

Abbiamo già detto mamma che essere sinceri con i nostri bimbi è molto importante.

TANTO SINCERI DA PARLARE CON LORO APERTAMENTE ANCHE DI ARGOMENTI CONSIDERATI TABÙ COME SESSO E MORTE.

Davvero? Mi imbarazza!

Anche io mi sento imbarazzata quando devo parlare di questi argomenti.

Se i nostri bimbi però ci fanno delle domande su sesso o morte, non serve a nulla raccontare loro storielle di cicogne o di lunghi viaggi.

I bambini sono molto più svegli di quanto crediamo.

Se ci fanno delle domande abbiamo il dovere di soddisfare la loro curiosità.

Dobbiamo rispondere con un linguaggio semplice e comprensibile ma in modo sincero.

Se ti senti ancora imbarazzata all’idea di parlare di sesso con i tuoi figli, pensa questo:

È SICURAMENTE MEGLIO CHE I TUOI BIMBI RICEVANO INFORMAZIONI SUL SESSO DA TE IN MODO EQUILIBRATO.

Pensa se le prime informazioni sul sesso arrivassero ai tuoi bimbi da amici altrettanto disinformati o peggio ancora dai social network??

È meglio che i tuoi bimbi possano elaborare le informazioni ricevute dall’esterno attraverso la conoscenza trasmessa loro da te, non credi?

E ricorda sempre: se parli con i tuoi bimbi in modo aperto e sincero loro continueranno a parlare con te!

LO STESSO DISCORSO VALE PER LA MORTE

È inutile nascondere la verità ai nostri bimbi. 

Evitiamogli cocenti delusioni quando cresceranno.

La delusione non solo di scoprire che esiste la morte.

Ma anche la delusione di scoprire che fino ad allora i genitori hanno nascosto loro un aspetto fondamentale della vita.

Questo consiglio è fondamentale, mamma:

SII SEMPRE SINCERA CON I TUOI BIMBI E LORO LO SARANNO SEMPRE CON TE!

CORAGGIO DI SBAGLIARE

LODARE CONTINUAMENTE I BAMBINI HA UN EFFETTO NON STIMOLANTE PER LORO.

Lo so, anche a me viene da dire “Bravo!” al mio bimbo anche se ha fatto un disegno un po’ pasticciato.

Se sappiamo però che il nostro bimbo può fare di meglio, invece di dirgli “Bravo!”, dovremmo dirgli “Bel disegno, ma so che puoi farne uno ancora più bello.”

LA LODE IMMOTIVATA FA CREDERE AI NOSTRI BIMBI DI AVERE UN’INTELLIGENZA INNATA CHE NON SERVE STIMOLARE E RINFORZARE. 

Questo non li stimolerà quindi ad impegnarsi a migliorare.

DOBBIAMO QUINDI AVERE IL CORAGGIO DI DIRE AI NOSTRI BIMBI CHE STANNO SBAGLIANDO O CHE NON HANNO FATTO UN BUON LAVORO MA LODARE SEMPRE E COMUNQUE IL LORO IMPEGNO.

Insomma mamma, sproniamo i nostri bimbi ad impegnarsi lodandoli e facciamo presente loro quando non hanno fatto un buon lavoro ma impegnandosi potranno sicuramente migliorarlo!

CORAGGIO DI FERMARE IL BULLISMO

Il bullismo nasce dalla sensazione di non sentirsi parte di un gruppo.

L’INSEGNAMENTO DELL’EMPATIA NELLE SCUOLE E NELLE FAMIGLIE DANESI HA PERMESSO DI LIMITARE FORTEMENTE, DI QUASI ELIMINARE IL BULLISMO.

HYGGE

LA HYGGE È LA STRAORDINARIA CAPACITÀ DANESE DI STARE BENE INSIEME.

Candele, giochi di società, empatia e condivisione sono alcuni degli elementi che compongono la Hygge,

NEL SISTEMA SCOLASTICO DANESE LA HYGGE SI PRATICA NELL’ORA DI CONFRONTO IN CLASSE DI CUI ABBIAMO PARLATO NELLA VOCE EMPATIA

UN ALTRO MODO PER PERMETTERE ALLE FAMIGLIE DANESI DI PRATICARE LA HYGGE È DARE POCHI COMPITI A CASA. 

Le scuole danesi infatti danno pochissimi o nessun compito a casa ai loro studenti. 

Davvero??

Certo!

Secondo i danesi i bambini devono avere tempo per giocare e stare con la propria famiglia una volta usciti da scuola!

CONCLUDENDO

Mamme, io trovo che come è impostata la scuola danese sia splendido.

CREDO CHE I BAMBINI DANESI ABBIANO LA FORTUNA DI CRESCERE SERENI ANCHE GRAZIE AD UN SISTEMA SCOLASTICO IDEALE.

VOI COSA NE PENSATE?

SCRIVETEMELO NEI COMMENTI QUI SOTTO!

E soprattutto….

IL MIO ARTICOLO È SOLO UN ESTRATTO DEL METODO DANESE:

COMPRA IL LIBRO PER APPROFONDIRE!

Sono sicura che sarà illuminante anche per te, così come lo è stato per me!!

Numero2713.

 

R I S O    S A R D O N I C O

 

da QUORA

 

Una orribile usanza culturale praticata in Sardegna e di origine fenicia e punica, consisteva nel gettare vive da un’altissima rupe tutte le persone che avessero raggiunto i settant’anni di età. Le ragioni di questo oscuro rituale si dividono in due teorie: la prima vuole che tutto ciò fosse fatto in onore del Dio Kronos (Dio del Tempo), la seconda invece sostiene che la funzione di tutto ciò stava nel fatto di sbarazzarsi di tali soggetti poiché diventavano un mero peso per la società.

I parenti della vittima predestinata, comunque sia, non rimanevano insensibili alle sofferenze patite dal loro anziano familiare e gli facevano dunque masticare un’erba anestetica che però paralizzava il suo viso, formandogli un oscuro ghigno in volto (da cui poi sono state riprese le maschere dei Mamuthones) e che nel folklore sardo è detto ‘Riso Sardonico’.

MAMUTHONES

Mamuthones sono, assieme agli Issohadores, maschere tipiche del carnevale di Mamoiada in Sardegna.

La parola Mamuthones è stata anche ricondotta al greco “Maimon” che significa “colui che smania, che vuole essere posseduto dal dio” (nella lingua sarda odierna il termine significa pazzo o “buono a nulla”).

 

 

RISO  SARDONICO

 

da WIKIPEDIA  Enciclopedia libera

 

Il riso sardonico (in latino Risus sardonicus) è un caratteristico spasmo prolungato dei muscoli facciali che sembra produrre un sorriso. Durante questa condizione le sopraccigilia sono alzate e il cosiddetto “sorriso” è aperto e dall’aspetto “malevolo”.

Viene tipicamente osservato nei soggetti colpiti dal tetano, ma può essere causato anche da avvelenamento con Stricnina.

L’aggettivo greco sardánios appare per la prima volta nell’Odissea di Omero, dove viene utilizzato per indicare il riso amaro di Ulisse, dopo che questi aveva schivato una zampa di bue lanciatagli da Ctesippo. Più tardi viene usato da Simonide di Ceo per descrivere il riso di dolore provocato ai Sardi, che tentavano di approdare sull’isola di Creta, dall’abbraccio rovente di Talos, l’automa creato da Efesto. Per Zenobio, che cita sempre Simonide di Ceo, Talos avrebbe dimorato in precedenza in Sardegna dove avrebbe ucciso molti uomini provocando loro una morte così dolorosa da far loro digrignare i denti per la sofferenza.

Secondo un’altra tradizione narrata da Demone e Timeo, gli antichi Sardi nell’età nuragica offrivano in sacrificio a Crono gli anziani settantenni i quali, prima di venire gettati da un dirupo, ridevano. Altre fonti suggeriscono che ai prescelti per il sacrificio veniva somministrata la cosiddetta erba sardonica (σαρδόνιον), corrispondente alla Oenanthe crociata, una pianta neurotossica che provocava il sorriso sardonico. Nel 2009 gli scienziati dell’Università del Piemonte Orientale e dell’Università di Napoli Federico II hanno identificato l’erba sardonica, la pianta storicamente responsabile del ghigno sardonico, con il finocchio d’acqua.