Numero2605.

 

V E C C H I O   E   G R A S S O

 

Muoviti di più e non mangiare come un maiale.

Vediamo di andare un pochino più a fondo.

La maggior parte dei bambini è sempre in movimento. Non stanno mai seduti, saltano dappertutto, corrono ovunque.

Man mano che si invecchia si corre meno e si sta più seduti. Dopo aver passato 10 ore dietro ad una scrivania, ecco che torniamo a casa per trascorrere un altro paio di ore su Netflix; indovina un po’ cosa ci dimentichiamo di fare? Movimento.

Più ti muovi, più calorie bruci. Più calorie bruci, più puoi mangiare senza ingrassare.

Quando invecchi il tuo metabolismo non si ferma. Cambia solo il fatto che ti muovi meno ma continui a mangiare la stessa quantità di cibo, il che porta ad un aumento di peso “legato all’età”.

Se rimani attivo, come andare a fare passeggiate, unirti a una squadra sportiva o semplicemente non stare seduto sul proprio culo tutto il giorno, vedrai quanto sarà facile e meraviglioso mantenere il proprio fisico in forma.

Non puoi mangiare come un maiale e poi metterti a piangere. Devi mangiare in base al tuo livello di attività. Se non ti muovi molto, inutile che ti dica che assumere 4000 calorie al giorno non ti farà affatto bene.

Se riesci a seguire questo consiglio, sarai in grado di mantenere bene il tuo fisico mentre invecchi.

Numero2575.

 

 

1 – Non si possono cambiare gli altri, è inutile insistere.

2 – È cento volte più difficile bruciare calorie che evitare di mangiarle.

3 – Se state parlando con qualcuno che non conoscete bene, è possibile che stiate parlando con qualcuno che sa molto più di voi. Fate attenzione quando parlate di ciò che non conoscete.

4- I malumori vanno e vengono nel corso della vita e cercare di farli sparire significa in realtà trattenerli e farli durare più a lungo.

5. Urlare peggiora sempre le cose.

6 – Ogni volta che pensate “cosa penseranno gli altri di me?”, in realtà vi preoccupate di ciò che penserete voi di voi stessi.

7 – Se non mettete mai in discussione le vostre convinzioni, probabilmente vi sbagliate di grosso.

8 – Nessuno capisce mai tutto.

9 – Tutti i volti che passano sulla strada accanto a voi rappresentano storie coinvolgenti e complicate come la vostra.

10 – La lettura può aiutare molto, da sola, a imparare a vivere in modo leggero e felice.

Numero2571.

 

 

ARTE DI VIVERE 37 consigli/comportamenti

 

🔵 PREMESSA

Con questa Risposta intendo mostrare la mia visione sul tema generale dello sviluppo personale.
Apprendere, migliorarsi, crescere come persona e come componente di una comunità sono fattori determinanti per vivere una vita sana, serena, ricca, partecipe e produttiva per sé e per gli altri, nell’interesse proprio e di tutti, per migliorarsi e migliorare il mondo in cui viviamo.

Qui presento la cornice del quadro generale delle mie riflessioni su come realizzare un tale percorso di crescita personale continua.
Suggerisco, in particolare, 22 consigli a livello dei PENSIERI e 15 al livello delle AZIONI.

Per realizzare una crescita personale continua è consigliabile avviare un percorso di progressivo miglioramento della qualità delle percezioni, delle osservazioni, dell’apprendimento, delle comprensioni, delle interazioni, delle relazioni, delle comunicazioni, delle decisioni, delle azioni.

La via della crescita e del miglioramento personale (da realizzare con impegno, volontà, costanza e pazienza) può essere considerata al tempo stesso infinita, poiché non esiste un limite al miglioramento, ed indefinita, poiché non esiste uno specifico comportamento da ritenere migliore (sempre e in assoluto), ma esiste invece una gamma molto vasta di diverse modalità di comportamento possibili, fra le quali è importante saper individuare (scegliere) ed utilizzare di volta in volta quelle adeguate

  • sia al contesto in cui ci si trova in un certo particolare momento,
  • sia al comportamento contemporaneamente messo in gioco dagli altri attori presenti nello stesso contesto,
  • sia alle specifiche situazioni-problemi di volta in volta da affrontare.

Nella NOTA 1 trovi un approfondimento sulle specifiche capacità/competenze necessarie per realizzare la “crescita personale continua”.

Nella NOTA 2 puoi leggere una descrizione delle modalità pratiche-operative per attuare il ciclo continuo dell’apprendimento da utilizzare lungo questo percorso di crescita personale.

Andando ora direttamente alla descrizione del processo di crescita personale continua, evidenzio che – secondo me – esso deve essere contemporaneamente realizzato a due diversi livelli: nei pensieri e nelle azioni.

Vediamo qui di seguito i due livelli, cominciando dai “pensieri”.

 

22  CONSIGLI  NEI  PENSIERI

  1. Avere presente che le proprie idee e le proprie visioni hanno un valore ed un significato validi solo contestualmente e contingentemente e sono sempre da mettere in dubbio
  2. Sviluppare le proprie capacità di conoscenza e di comprensione come una “rete” (dinamica, aperta e “fluttuante” di interconnessioni) e non come un “edificio” (costruzione cumulativa, statica, lineare ed atomistica di nozioni)
  3. Avere presente l’esistenza dei limiti cognitivi e delle illusioni (distorsioni) cognitive, naturali nella natura umana
  4. Sviluppare l’apprendimento e la capacità di “apprendere ad apprendere”
  5. Sviluppare il proprio “sapere”, “saper fare”, “saper essere-divenire”
  6. Impegnarsi per crescere sia professionalmente che come persona
  7. Cercare di comprendere (esplicitare) quali sono i propri “modelli mentali” e le proprie “aspettative”
  8. Capire il proprio “punto di riferimento” e le proprie “unità di misura”
  9. Ricordarsi che: “non sono le cose in sé a preoccuparci (i fatti), ma le opinioni che noi ci facciamo di esse”
  10. Rendersi conto che concetti e contesti sono costruzioni personali dell’osservatore
  11. Sviluppare disponibilità ed attenzione a percepire sia i cambiamenti già in atto, sia i “segnali deboli” che preannunciano i cambiamenti in arrivo
  12. Avere una visione evolutiva, sistemica, circolare (che evidenzia la presenza di interconnessioni, di feed-back multipli, di ritardi nella manifestazione delle conseguenze derivanti dalle azioni effettuate) e non lineare, che non accetta la tradizionale “visione lineare” di causa-effetto, basata sulla convinzione che esiste sempre una diretta dipendenza “lineare” fra un effetto e la sua causa
  13. Comprendere (esplicitare a se stesso) quali sono: la propria missione, la propria visione, ed i propri “valori” che guidano il comportamento; missione, visione e valori devono essere periodicamente verificati e – se necessario – aggiornati, poiché influenzano profondamente i modelli di comportamento individuali e – inoltre – perché sono i principali strumenti per far fronte al cambiamento, specialmente a quello inaspettato e improvviso
  14. Percepire che ogni verità è solo consensuale, ed è legata ad un certo momento e ad un certo contesto
  15. Ricordare che spesso i problemi restano senza risposta perché per essi si cercano “direttamente” le soluzioni (quelle già pronte, oppure quelle più visibili ed accessibili alle persone che dovrebbero risolverli), invece di cercare – prima – un eventuale punto di vista diverso, attraverso cui considerare il problema sotto una angolazione alternativa, che potrebbe essere quella veramente “risolutiva”
  16. Analizzare i problemi da punti di vista differenti rispetto a quelli secondo cui ci sono stati presentati; in effetti, così come non dovremmo attaccarci al nostro punto di vista, in maniera analoga non dovremmo subire quello che (in modo più o meno evidente, più o meno subdolo) ci viene proposto (imposto) dagli altri
  17. Distinguere il “complicato” (ciò che è “compiegato” e cioè “piegato su se stesso”, da “dispiegare” attraverso la “spiegazione”), dal “complesso” (ciò che è complexus e cioè “intrecciato insieme”, che si dissolve se scomposto nelle sue parti, perché è formato dall’insieme contemporaneo e composito delle stesse)
  18. Sviluppare l’autostima e contrastare l’autolimitazione (paure interne, limiti autoimposti) nei pensieri e nei comportamenti
  19. Interrogarsi sulla immagine data di sé e sul proprio stile caratteristico, avendo sempre presente che l’autopercezione non coincide con la percezione che gli altri hanno di noi (eteropercezione)
  20. Porsi degli obiettivi personali chiari e sinceri, avere un “progetto di vita”
  21. Migliorare il “gusto della vita” nelle attività personali e nel lavoro, avere “entusiasmo”, “appassionarsi” a quello che si fa, provare “piacere” nel fare le cose che si fanno mentre le si fa
  22. Conservare la serenità, anche nei momenti che sembrano i più difficili, ed un minimo di umorismo e di visione positiva della vita; Blake e Mouton, ad esempio, hanno scritto che “Il capo eccellente è colui che conserva il senso dell’umorismo anche nelle situazioni di crisi”.

 

15 CONSIGLI  NELLE  AZIONI

  1. Mirare più all’efficacia (intesa come la capacità di raggiungere un obiettivo prefissato e formalizzato) che all’efficienza di per sé (intesa come la capacità di operare meglio rispetto ad uno “standard” prefissato e formalizzato). L’efficacia è un concetto di livello superiore rispetto a quello dell’efficienza, poiché l’efficienza da sola (senza essere efficaci) non serve a nulla, in quanto – in tal caso – si lavora bene, senza però raggiungere l’obiettivo prefissato. Pertanto, lo slogan da tenere in mente potrebbe essere il seguente: operare cercando di essere efficienti nell’efficacia
  2. Cogliere ogni occasione per sviluppare l’efficacia personale nell’azione (capacità di interpretazione dei contesti, di relazione, di interazione e di comportamento adeguato, di comunicazione corretta, di soluzione di problemi, di decisioni in condizioni di incertezza, ecc.)
  3. Tendere più al risultato che al rispetto della forma
  4. Contrastare le proprie naturali resistenze al cambiamento, cercando di non reagire automaticamente, ma di porsi dubbi e domande sincere. Controllare le reazioni (ansia e stress) al cambiamento che si deve subire nei contesti in cui si opera
  5. Imparare a gestire le interazioni e le relazioni con gli altri (nelle organizzazioni: con capi, colleghi, collaboratori e pubblici esterni)
  6. Comunicare bene (a livello verbale e non verbale) e verificare l’esito della comunicazione, tenendo presente che non é per nulla scontato che l’interlocutore interpreterà le nostre parole come noi vorremmo
  7. Aprirsi agli altri, saper ascoltare.
    Dare feed-back e sollecitare gli altri perché essi stessi facciano altrettanto, per realizzare l’allineamento delle comprensioni e migliorare la comunicazione
  8. Attuare – nel proprio e nell’altrui interesse – un comportamento assertivo (vedi QUI un approfondimento), considerato come quella particolare modalità di interazione con gli altri, basata su un comportamento “equilibrato” – che può essere appreso – in cui i propri e gli altrui diritti vengono considerati di pari importanza e dignità
  9. Migliorare le capacità di negoziazione, puntando a raggiungere più la cooperazione che l’autoaffermazione
  10. Imparare a gestire bene il proprio tempo ed a valutare le priorità in funzione di: urgenza, gravità, importanza, difficoltà ed interesse personale
  11. Non semplificare, tenendo presenti (e distinguendo) la complessità e la complicazione
  12. Non rinviare, tenendo presente che “non decidere” é sempre (e comunque) una decisione
  13. Ricordarsi che le nostre azioni possono avere effetti imprevisti (su fattori imprevedibili) e che, spesso, le relative conseguenze si manifestano lontane nel tempo e nello spazio, quando gli effetti non sono più controllabili e spesso neppure comprensibili
  14. Cogliere ogni occasione per sviluppare le proprie capacità creative, nell’innovazione e nella soluzione dei problemi
  15. Motivare, convincere, spingere sé stessi e gli altri verso la cooperazione reciproca, per migliorare sé stessi ed il sistema.

 CONCLUSIONE

La vita ci viene incontro come un tutto (contemporaneo ed integrato), nel quale non possiamo separare le cose che ci possono far comodo o piacere da quelle che possono arrecarci danno o dolore: dipende da noi saperla accogliere nel modo giusto, integrandoci con essa e migliorando noi stessi (e la società, se ci riusciamo) attraverso il nostro operare.

Pertanto, anche nell’eventuale applicazione concreta dei “consigli” qui indicati, tutto dipende da noi (come al solito) e dobbiamo convincerci che non esiste alcuna possibilità di “svicolare” (e cioè di eludere le situazioni di rischio in cui può metterci la nostra libertà di agire o non agire, di cooperare o di competere, di dire il vero o di mentire, di essere leali o traditori, ecc. ecc.) addossando a qualcuno o a qualcosa “lì fuori” le colpe e/o le responsabilità per i nostri comportamenti.

Tutto dipende da noi, e cioè dalle nostre aspettative, dalla valutazione che abbiamo di noi stessi, dai modelli mentali che ci siamo costruiti nel tempo, dall’approccio che abbiamo con la vita (e con il lavoro, in particolare), dal nostro eventuale “progetto di vita”.

Nessuno è perfetto, senza dubbio, ma ciò non deve limitarci, anzi dovrebbe spingerci ad attivarci (nel modo più convinto e determinato possibile) per rendere efficace la nostra capacità di gestire i problemi e per “vivere meglio” le diverse situazioni che la vita ci propone, in maniera spesso imperscrutabile, ma sempre accettabile, se riusciamo a creare in noi la forza, la chiarezza di visione e le capacità emotive e comportamentali necessarie per affrontare tali situazioni.

A tal riguardo, una “magica” poesia di Antonio Machado (Chant XXIX, Proverbios y cantares, Campos de Castilla, 1917) mi sembra che possa rappresentare in modo appropriato i concetti e le sensazioni cui desidero fare riferimento:

Viandante, sono le tue orme
il tuo cammino, e nulla più;
viandante, non c’è via,
la via si fa con l’andare.

Con l’andare si fa il cammino
e nel voltare indietro la vista
si vede il sentiero che mai
si tornerà a calcare.

Viandante, non c’è cammino,
ma solo scie nel mare.

 

La bellissima poesia di Machado esprime, come solo l’arte può fare, con poche parole e forti immagini, il seguente significato profondo: è l’uomo-osservatore-attore (il viandante) che necessariamente, con il suo vivere (i suoi stessi passi), genera – istante per istante – la realtà (il cammino) in cui vive e svolge le sue azioni (mette i suoi piedi), con un atto di creazione autonoma e personale.

Nessuno potrà dargli la mappa del territorio che sta esplorando, poiché non solo la mappa non esiste, ma perché è lo stesso territorio che si determina via via durante l’atto dell’esplorazione (la vita), momento per momento.

Deve essere, di conseguenza, abbandonata (definitivamente) la speranza di poter pervenire a sintesi panoramiche delle diverse situazioni e dei vari punti di vista in competizione, sintesi che solo illusoriamente possono consentire di pervenire a giudizi acontestuali e definitivi, tramite operazioni di distinzione fra permanente e transitorio, fra essenziale e secondario, fra vero e falso, fra giusto ed ingiusto, fra bello e brutto, ecc..

Il nuovo modo di comprensione dovrebbe essere, invece, basato sulla flessibilità del punto di vista, in un’opera di ricerca continua del punto di vista più pertinente in relazione al contesto in cui di volta in volta ci si trova ad agire in un certo particolare momento della propria storia individuale.

Diventano, pertanto, sempre più importanti: il dubbio, il rispetto dell’altro e dei diversi punti di vista in competizione, la considerazione attenta della variabilità (e della potenzialità dinamica di variabilità) dei contesti in cui ci si muove, la consapevolezza (e l’accettazione) che dei contesti stessi si ha sempre e soltanto una percezione personale, in modo da poter decidere quale sia (ogni volta) ed avviare – quindi – i propri passi, costruendo un cammino verso una possibile (sperabile) soluzione del problema che in quel momento si vuole risolvere, ricordando sempre il concetto fondamentale della cooperazione e cioè:

 NOTA 1

Il problema del miglioramento personale, quindi, richiede delle specifiche capacità/competenze:

  1. riuscire a possedere (diventare “padroni di”) una gamma (e cioè una “scatola degli attrezzi”) sufficientemente ampia e ricca di comportamenti,
  2. e saper scegliere in modo oculato, all’interno di tale gamma, i comportamenti di volta in volta adeguati per affrontare positivamente le situazioni con cui ci si deve confrontare in un certo particolare momento.

Le due capacità sono, evidentemente, strettamente connesse (ognuna – da sola – é condizione necessaria, ma non sufficiente per agire adeguatamente), poiché si fallirebbe sia se si possedesse soltanto la prima (e cioè una gamma sufficientemente ampia di comportamenti) senza essere – però – in grado di saper scegliere quello di volta in volta opportuno, sia se si possedesse soltanto la seconda capacità e cioè se si sapesse scegliere, ma mancassero (cioè non fossero ancora stati fatti propri) molti comportamenti utili fra i quali poter scegliere di volta in volta quello da adottare.

Conseguentemente la strada consigliata per affrontare questo duplice problema é quella di avviare un benefico processo di sviluppo personale, che tenda contemporaneamente

  • sia verso l’apprendimento di specifiche modalità di comportamento, da migliorare via via progressivamente,
  • sia verso lo sviluppo dell’abilità di saper scegliere lo specifico comportamento di volta in volta adeguato alla soluzione del problema in quel momento da affrontare.

 NOTA 2

Per realizzare un proficuo processo di crescita personale, si può percorrere (non soltanto negli “intenti”, non solo nelle apparenze, ma “nei fatti”, con ferma volontà, sincero interesse e concreta determinazione) il ciclo continuo ed articolato dell’apprendimento, che può essere schematizzato come qui di seguito indicato:

  1. si inizia da una singola situazione individuale (un fatto concreto realmente accaduto), la si analizza e si cerca di comprendere cosa abbiamo fatto: quale era il problema da affrontare, quale la gamma dei comportamenti che si aveva a disposizione e come è stata effettuata la scelta del comportamento adottato;
  2. si cerca poi di capire come ciascuno dei due aspetti (la gamma posseduta e capacità di scelta) può essere migliorato e cosa si deve fare per realizzare tale miglioramento;
  3. si identifica quindi una specifica componente comportamentale che si vuole modificare (migliorare) rispetto al modello di comportamento attuale; ad esempio: una reazione mancante, ma necessaria (il “comportamento assertivo” oppure la “comunicazione a due vie”, ad esempio), oppure un automatismo esistente, ma negativo e non accettabile (il “non ascolto” e/o la “chiusura mentale”, quando viene presentato un punto di vista diverso dal proprio);
  4. si decide di “mettersi in gioco” e di affrontare una “esperienza”, nella quale (e con la quale) si cercherà di mettere in pratica (con tutte le difficoltà esistenti) il nuovo comportamento che si vuole migliorare;
  5. si osserva il proprio comportamento durante le interazioni con gli altri e si cerca di percepire che cosa accade esattamente e quali sono le diverse dinamiche dei rapporti;
  6. si prova, quindi, a far diventare cosa propria l’esperienza avvenuta, cercando di esaminare e comprendere i fatti avvenuti ed i relativi motivi determinanti, le difficoltà incontrate e non superate, quelle superate, i risultati positivi eventualmente ottenuti;
  7. si cerca, poi, di pervenire ad una razionalizzazione dell’esperienza stessa, provando a cogliere il significato e la validità generale di eventuali modi ricorrenti di comportamento, cercando di giungere a conclusioni personali su cui si è convinti e fermamente decisi;
  8. si assimila il tutto e si effettua, quindi, una nuova esperienza (ricominciando dal punto n.4), con l’obiettivo di rinforzare, consolidare e rendere stabile la nuova componente comportamentale posta sotto osservazione.

Questo programma di miglioramento personale si basa su un cambiamento di prospettiva culturale, che considera:

  • non soltanto l’aspetto razionale (anzi ne evidenzia i limiti naturali insiti nell’uomo) e le competenze-esperienze lavorative,
  • ma anche la sfera delle emozioni e dei sentimenti, e – inoltre – la capacità di migliorare e di creare soluzioni innovative.

In ambito manageriale, questa nuova ottica di approccio si pone l’obiettivo di armonizzare i bisogni di una organizzazione con quelli delle persone, che non possono essere considerati marginali, ma devono essere esplicitati, compresi e valorizzati per il successo dell’organizzazione, in modo da creare quel particolare clima di crescita personale degli individui, che rappresenta un importante “vantaggio competitivo” dell’organizzazione.

Numero2436.

 

Relata refero   (Riferisco cose riferite):

 

I O    V I    A C C U S O

 

Barbara d’Urso, Maria De Filippi, Alfonso Signorini, Alessia Marcuzzi e tutta la schiera della vostra bolgia infernale …. io vi accuso.

Vi accuso di essere fra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi.
Voi, con la vostra televisione trash (immondizia), i vostri programmi spazzatura, i vostri pseudo spettacoli artefatti, falsi, ingannevoli, meschini, avete contribuito, in prima persona e senza scrupoli, al Decadentismo del terzo millennio che, stavolta, purtroppo, non porta con sé alcun valore ma solo il nulla cosmico.
Siete complici e consapevoli promotori di quel perverso processo mediatico che ha inculcato la convinzione di una realizzazione di se stessi basata esclusivamente sull’apparenza, sull’ostentazione della fama, del successo e della bellezza, sulla costante ricerca dell’applauso, sull’approvazione del pubblico, sulla costruzione di ciò che gli altri vogliono e non di ciò che siamo.
Avete sdoganato la maleducazione, l’ignoranza, la povertà morale e culturale come modelli di relazione e riconoscimento sociale, perché i vostri programmi abbondano, con il vostro consenso, di cafoni, ignoranti e maleducati. Avete regalato fama e trasformato in modelli da imitare personaggi che non hanno valori, non hanno cultura, non hanno alcuno spessore morale.
Rappresentate l’umiliazione dei laureati, la mortificazione di chi studia, di chi investe tempo e risorse nella cultura, di chi, frustrato, abbandona infine l’Italia perché la ribalta e l’attenzione sono per i teatranti dei vostri programmi.

Parlo da insegnante,
che vede i propri alunni emulare esasperatamente gli atteggiamenti di boria, di falsità, di apparenza, di provocazione, di ostentazione, di maleducazione che diffondono i personaggi della vostra televisione;

che vede replicare nelle proprie aule le stesse tristi e squallide dinamiche da reality, nella convinzione che sia questo e solo questo il modo di relazionarsi con i propri coetanei e di guadagnarsi la loro accettazione e la loro stima;

che vede lo smarrimento, la paura, l’isolamento negli occhi di quei ragazzi che, invece, non si adeguano, non cedono alla seduzione di questo orribile mondo, ma per questo vengono ripagati con l’emarginazione e la derisione.

Ho visto, nei miei anni d’insegnamento, prima con perplessità, poi con preoccupazione, ora con terrore, centinaia di alunni comportarsi come replicanti degli imbarazzanti personaggi che popolano le vostre trasmissioni, per cercare di essere come loro. e provo orrore per il compiacimento che trasudano le vostre conduzioni al cospetto di certi personaggi.

Io vi accuso, dunque, perché di tutto ciò siete responsabili in prima persona.

Spero nella vostra fine professionale e nella vostra estinzione mediatica, perché solo queste potranno essere le giuste pene per gli irreparabili danni causati al Paese.

Prof. Marco Galice.

Numero2322.

 

 

Dei Kinder Brioche e della Nutella

non siamo i pivelli,

della rosetta con la mortadella,

sì, noi eravamo quelli.

 

C’era un tempo in cui si aveva poco,

ma si era più felici,

perché si dava valore al gioco

da fare con gli amici.

 

Ora, non si ha niente da inventare,

lo fanno gli altri per te.

A te tocca soltanto comprare

senza sapere perché.

 

Tu ti senti un tubo digerente,

un vuoto da buttare?

non ti deve fregare un bel niente:

continua a lavorare.

 

Se, tuttavia, un lavoro non ce l’hai,

nessuna rimostranza,

con un reddito ti realizzerai,

ma di cittadinanza.

 

01 Febbraio 2022

Numero2149.

 

Ricevo da Efrem, amico recente, ma assiduo e competente lettore, questo contributo che apprezzo molto, senza piaggeria.

 

Un pensiero di Joel Dieker tratto dal romanzo “L’enigma della camera 622”.

“….La vita è un romanzo di cui si conosce già la fine: il protagonista muore.
La cosa più importante, in fondo, non è come va a finire,
ma in che modo ne riempiamo le pagine.”

 

N.d.R. : Non mi rimane che ribadire il concetto:

La vita è un morso
e conta solo
ciò che provi
mentre mordi.
Il resto è un torso.

 

Numero2135.

 

Rita, che è una smanettona, e che mi sa attento e interessato a questi argomenti, mi segnala e mi passa un articolo che le è capitato sotto gli occhi, girovagando per il net.

 

Da AFFARITALIANI. IT  Il primo quotidiano digitale dal 1996

 

“Barbara D’Urso, De Filippi, Signorini: io vi accuso del decadimento italiano”

La lettera di un insegnante, Marco Galice, che attacca alcuni noti personaggi della tv che ritiene i “principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale”

IO VI ACCUSO

“Barbara D’Urso, Maria De Filippi, Alfonso Signorini, Alessia Marcuzzi e tutta la schiera della vostra bolgia infernale… io vi accuso. Vi accuso di essere tra i principali responsabili del decadimento culturale del nostro Paese, del suo imbarbarimento sociale, della sua corruzione e corrosione morale, della destabilizzazione mentale delle nuove generazioni, dell’impoverimento etico dei nostri giovani, della distorsione educativa dei nostri ragazzi. Voi, con la vostra televisione trash, i vostri programmi spazzatura, i vostri pseudo spettacoli artefatti, falsi, ingannevoli, meschini, avete contribuito in prima persona e senza scrupoli al Decadentismo del terzo millennio che stavolta, purtroppo, non porta con sé alcun valore ma solo il nulla cosmico.

Siete complici e consapevoli promotori di quel perverso processo mediatico che ha inculcato la convinzione di una realizzazione di sé stessi basata esclusivamente sull’apparenza, sull’ostentazione della fama, del successo e della bellezza, sulla costante ricerca dell’applauso, sull’approvazione del pubblico, sulla costruzione di ciò che gli altri vogliono e non di ciò che siamo. Questo è il vostro mondo, questo è ciò che da anni vomitate dai vostri studi televisivi.

Avete sdoganato la maleducazione, l’ignoranza, la povertà morale e culturale come modelli di relazioni e riconoscimento sociale, perché i vostri programmi abbondano con il vostro consenso di cafoni, ignoranti e maleducati. Avete regalato fama e trasformato in modelli da imitare personaggi che non hanno valori, non hanno cultura, non hanno alcuno spessore morale. Rappresentate l’umiliazione dei laureati, la mortificazione di chi studia, di chi investe tempo e risorse nella cultura, di chi frustrato abbandona infine l’Italia perché la ribalta e l’attenzione sono per i teatranti dei vostri programmi.

Parlo da insegnante, che vede i propri alunni emulare esasperatamente gli atteggiamenti di boria, di falsità, di apparenza, di provocazione, di ostentazione, di maleducazione che diffondono i personaggi della vostra televisione; che vede replicare nelle proprie aule le stesse tristi e squallide dinamiche da reality, nella convinzione che sia questo e solo questo il modo di relazionarsi con i propri coetanei e di guadagnarsi la loro accettazione e la loro stima; che vede lo smarrimento, la paura, l’isolamento negli occhi di quei ragazzi che invece non si adeguano, non cedono alla seduzione di questo orribile mondo, ma per questo vengono ripagati con l’emarginazione e la derisione.

Ho visto nei miei anni di insegnamento prima con perplessità, poi con preoccupazione, ora con terrore centinaia di alunni comportarsi come replicanti degli imbarazzanti personaggi che popolano le vostre trasmissioni, per cercare di essere come loro. E provo orrore per il compiacimento che trasudano le vostre conduzioni al cospetto di certi personaggi.  Io vi accuso, dunque, perché di tutto ciò siete responsabili in prima persona.  Spero nella vostra fine professionale e nella vostra estinzione mediatica, perché solo queste potranno essere le giuste pene per gli irreparabili danni causati al Paese.”

 

N.d.R. Se volete completare il panorama, cliccate sugli altri canali RAI, SKY, TV7, ecc. .
Ce n’è per tutti.

 

Numero2068.

 

Dopo aver ascoltato, su YOUTUBE, una bella canzone della mia gioventù, leggo, fra i tanti dello stesso tenore, un commento rilasciato da un utente:
“….che tempi! Non avevamo niente e avevamo tutto. Oggi i giovani hanno tutto ma, poverini, non hanno niente!”

Numero2053.

 

The more you have, the more occupied you are.

The less you have, the more free you are.

You never have to throw away that which you never buy.

You’re never too important to be nice to people.

Intelligence is the ability to adapt to change.

Clutter is nothing more than postponed decisions.

 

Più hai, più sei occupato.

Meno hai, più sei libero.

Non devi mai buttare via quello che non compri mai.

Non sei mai troppo importante per essere gentile con le persone.

L’intelligenza è la capacità di adattarsi al cambiamento.

Il disordine non è altro che decisioni posticipate.

 

Your home is living space, not storage space.     Francine Jay.

Casa tua è uno spazio dove vivere, non un magazzino.