Numero2726.

 

LEZIONE  DI  CATECHISMO

 

L’insegnante chiede alla scolaresca:

“Che cosa bisogna fare perché Dio perdoni i nostri peccati?”.

Tutti gli scolari si guardano l’un l’altro senza dire niente.

Ad un certo punto, un bambino si alza e dice, a colpo sicuro:

“Prima di tutto bisogna peccare!”

Numero2725.

 

MANGIARE  PER  VIVERE

E

VIVERE  PER  MANGIARE

 

 

Se ci tieni ad avere un bell’aspetto,

nessun vestito te lo può mai dare

quanto il tuo corpo, se ce l’hai perfetto.

 

Se permetti di farti consigliare,

quando tu avverti i morsi della fame,

meglio è bere piuttosto che mangiare.

 

Così ti depuri ed inganni le brame

di quel cibo da cui sei dipendente

e non riesci a recidere il legame.

 

Sentirti sazio non ti costa niente,

basterebbe un po’ di buona volontà:

è solo un’illusione della mente.

 

Su, prova ad applicarti con serietà,

aggiungi poco, ma togli un po’ di più

ed il risultato presto si vedrà.

Numero2724.

 

ACCETTARE  SERENAMENTE  LA  VECCHIAIA

 

Così, è giunto il momento che ti dici,

in questa tarda e miserevole età,

che più non ci saranno benefici,

 

ma solo tante e frequenti avversità

con rinunce, malanni e sacrifici.

E quello che padre tempo lascerà

 

non sono blasoni ma cicatrici,

magari qualche ricordo e la pietà

delle persone care e degli amici.

 

E quando la tua mente percorrerà

con la memoria i tuoi giorni felici,

la vita, per ciò che ti ha dato e ti dà,

 

anche le ore future, benedici.

Vivrai allora quella serenità

che hai nelle tue ali e nelle tue radici.

Numero2721.

 

da QUORA

 

RISOLVERE I PROBLEMI

 

Entri nel letto e ti prepari per una bella dormita.

Senti che devi fare la pipì.

Fa freddo fuori, così decidi di tenerla.

“Starò comunque dormendo profondamente tra pochi minuti”, menti a te stesso.

Ti giri e ti rigiri per 2 ore, finalmente ti infili le ciabatte, sfrecci in bagno.

Hai sprecato 2 ore a ingannare la tua mente, 2 ore che avresti potuto usare per un buon riposo.

Quando qualcosa nella tua vita ti infastidisce, che sia la sabbia nelle scarpe, compiti estenuanti e lunghissimi, un bullo a scuola, molestie sessuali in ufficio, devi affrontarla e risolverla il prima possibile.

I problemi non si risolvono da soli, se vuoi avere una vita migliore, devi tu risolvere i tuoi problemi non appena nascono, una volta per tutte.

 

COSA HAI IMPARATO TROPPO TARDI?

 

  • Molte persone falliscono perché hanno paura di affrontare i loro cari.
  • Puoi avere successo solo se accetti la responsabilità delle tue azioni.
  • La tua autostima non dovrebbe essere basata sull’approvazione degli altri.
  • La perfezione è una trappola della mente. Quindi smetti di cercare di essere perfetto.
  • Piangere non è un segno di debolezza.
  • Non giudicare qualcuno dai pettegolezzi degli altri.
  • Non essere triste e aspettare che gli altri capiscano: tieni presente che ognuno ha storie ed esperienze diverse.
  • Smetti di sprecare le tue energie reagendo ai commenti delle persone tossiche.
  • Il modo migliore per affrontare le persone tossiche è quello di tagliare i legami con loro nella vostra vita il più presto possibile.
  • Non cercare mai di controllare tutti e tutto ciò che ti circonda.
  • Devi uscire dalla tua zona di comfort per avere successo.
  • Concentrati sulla tua forza, non sui successi degli altri.

 

… E ANCORA

 

Non posso far dipendere me stessa dagli altri.

Per tutta l’infanzia e l’adolescenza (ma, a dirla tutta, anche oltre) mi sono sempre stupita degli atteggiamenti vili e maligni di alcune persone, perché a me era stato insegnato che bisogna trattare bene gli altri, non bisogna essere invidiosi e irrispettosi, e questa filosofia l’ho sempre seguita e fatta mia.

Così, quando ad esempio vedevo alcune compagne di classe fare le bulle, insultare altri compagni o i professori, o emarginare chi per esempio prendeva bei voti, o gioire se una ragazza veniva lasciata dal proprio ragazzo, mi sedevo pensosa a guardare fuori dalla finestra chiedendomi per quali ragioni agissero, quale fosse l’emozione che le spingeva verso quel comportamento.

Negli anni, crescendo, mi sono data una risposta razionale a tutto questo, e cioè la rabbia repressa, l’invidia, il desiderio di rivalsa, l’insicurezza e in generale anche una cattiva educazione, in poche parole i veleni mentali.

Ma se dovessi dire che le capisco appieno e riesco a immedesimarmi nei loro modi di fare, non sarebbe vero. Penso che non agirei in maniera maligna e calcolata nemmeno per difendermi perché per me sono importanti i sentimenti e l’energia positivi.

Ho dovuto, tuttavia, imparare a difendermi da queste persone, e quindi a (ri)conoscerle, perché se le conosci le eviti, e se le eviti non ti distruggono.

Perciò è inutile mettere la testa sotto la sabbia e credere che al mondo agiamo tutti per gli stessi motivi, seguendo gli stessi impulsi, e lamentarsi se qualcuno non si comporta come noi vorremmo, ma invece è importante rendersi conto della realtà e sviluppare la propria intelligenza emotiva.

Numero2720.

 

da QUORA

 

TU  E  IL  TUO  CERVELLO

 

C’è un motivo se non riesci a portare a termine la tua dieta.

C’è un motivo se non riesci a capire la matematica.

C’è un motivo se non riesci a smettere di procrastinare.

C’è un motivo se non riesci a smettere di fumare o bere.

C’è un motivo se non riesci a fare ciò che credi debba essere fatto.

C’è un motivo se la persona che sei oggi e la persona che vorresti essere sono distanti anni luce.

Non è per mancanza di forza di volontà (anche se all’inizio potrebbe esserlo).

E non è neanche perché sei pigro o inadeguato.

Vuoi sapere il vero motivo?

È perché non hai il giusto circuito cerebrale, letteralmente.

Il tuo cervello è il più avanzato supercomputer sul pianeta e l’universo conosciuto.

Infatti è stato preso come modello per il primo prototipo di computer.

Il tuo cervello è composto da 100 miliardi di neuroni tutti interconnessi in una rete, con l’abilità di mandare un segnale dal primo all’ultimo anello della catena in meno di un secondo.

Il tuo cervello è inoltre connesso al tuo sistema nervoso, che è lungo 144 mila chilometri, tutto arrotolato in una piccola scatola, che sei tu.

Il tuo cervello è molto adattabile al cambiamento, è una cosa chiamata Plasticità cerebrale.

È quella che ti fa riprendere da incidenti traumatici, che ti fa memorizzare informazioni nuove, sviluppare metodi e modi alternativi per fare le cose.

La Plasticità cerebrale si verifica ogni volta che entri in contatto con qualcosa di nuovo. Il tuo cervello reagisce allo stimolo e si riconfigura per adattarsi. La maggior parte delle volte ciò succede dietro le quinte, senza nemmeno che tu te ne accorga.

Un esempio in cui potrai sicuramente immedesimarti: appena presa la patente guidare era una cosa nuova per te, ma adesso? é diventata una cosa automatica come se ci fosse un autopilota. Perché? Perchè il tuo cervello si è adattato. Prima guidare era complesso, adesso è incredibilmente facile. Infatti è più probabile che tu faccia un incidente 20 anni dopo aver preso la patente che il primo giorno in cui hai guidato, perché adesso guidi in modo automatico e di conseguenza sei meno concentrato.

Ecco un altro esempio, ho un amico che è dislessico. Naturalmente è diventato riluttante a tutto ciò che riguardava le parole, quindi si è immerso nel mondo dei numeri. Molti anni dopo è stato ammesso al MIT grazie alle sue abilità matematiche. Perché? Perché ha riprogrammato il suo cervello a funzionare così. Ed è ancora scarso per quando riguarda le parole e le frasi.

Perché ho raccontato questo aneddoto?

Solo per farti capire come puoi modellarti in ciò che vuoi essere, perché il tuo cervello è designato per imparare e crescere.

Sembra tutto fantastico, ma allora dov’è la fregatura?

Conservazione di energia. Il tuo cervello è il più grande consumatore di energia e calorie del tuo corpo, le usa per mantenersi e riciclare i neuroni.

Creare un nuovo “Sentiero cerebrale” è molto difficile e dispendioso: il tuo cervello cercherà quindi di saldarsi ai vecchi sentieri per essere più efficiente, ecco perché nascono le abitudini.

Il tuo cervello non vuole cambiare di sua spontanea volontà, ma anzi cercherà di resistere in tutti i modi.

Infatti proteggerà questi sentieri abituali con una membrana chiamata Guaina mielinica che li renderà molto più facilmente e velocemente accessibili . Immagina di prendere un Hamburger ancora avvolto nella sua carta e di metterlo nel forno a microonde. cosa succederebbe? L’involucro sciogliendosi si salderebbe al panino. Questo è esattamente quello che succede quando usi un “Sentiero cerebrale” per troppo tempo e si salda nella guaina mielinica.

Il processo di “mielinizzazione” è molto attivo nell’adolescenza perché prepara il cervello alla fase adulta, successivamente inizia ad indebolirsi lentamente.

Questo è il motivo per cui le abitudini maturate nei primi anni rimangono così saldamente ancorate, nel bene o nel male.

Questo è anche il motivo per cui imparare nuove abilità e immagazzinare nuove informazioni è così difficile e mentalmente estenuante. E ci si accorge di come è nettamente più facile apprendere in età infantile piuttosto che in quella adulta.

Questo è il motivo per cui ti sembra di non riuscire a smettere con le abitudini controproducenti.

Questo è il motivo per cui molte persone riflettono il passato nel futuro e di conseguenza vivono una vita ripetitiva e monotona.

Come costruiamo nuovi “Sentieri cerebrali”? Con la “Pratica intenzionale”.

Che è quel processo di selezione di un campo in cui vi è un potenziale miglioramento, dedicando ad esso il 100% della tua concentrazione.

La concentrazione è ciò che stimola il cervello a creare nuovi “Sentieri cerebrali” e ne velocizza l’imballaggio nella guaina mielinica.

Concentrandoti su una specifica azione e ripetendola svariate volte dici al cervello che hai bisogno che reagisca in un determinato modo ad alcune situazioni.

Il cervello quindi si adatterà a detta situazione e ne renderà via via più facile la riuscita ad ogni tentativo.

Questo è praticamente l’opposto di come la maggior parte delle persone esegue le proprie attività: distrattamente e con la testa altrove.

Se vuoi migliorare la tua concentrazione, siediti e concentrati il più a lungo possibile su un singolo oggetto o procedimento.

Se vuoi migliorare le tue capacità al pianoforte, ti concentri intenzionalmente mentre suoni, senza distrazioni.

Una volta finito di suonare scrivi i punti deboli ed i punti forti della tua performance in modo da poter apporre le modifiche necessarie la prossima volta che suoni.

Col passare del tempo i punti deboli si aggiustano e diventi sempre più bravo.

Un piccolo avvertimento però: la “Pratica intenzionale” non è facile o divertente. Se la stai facendo nel modo giusto, dovresti sentirti come se avessi un grosso masso appoggiato sulla testa.

Stai letteralmente cambiando la struttura fisica del tuo cervello, ogni volta che ti dedichi alla “Pratica intenzionale”.

Come puoi iniziare? Prendi un’attività come quella di imparare nuove abilità (programmare, suonare, socializzare) e dedicale il 100% della tua concentrazione. Ti sembrerà strano, fastidioso e persino doloroso, ma ne vale la pena.

Te ne accorgerai quando noterai differenze nella vita quotidiana, vedrai che le cose di tutti i giorni diventano man mano più facili, fino al punto in cui entrerai nella modalità “pilota automatico”; il che per alcune cose va bene, ma per altre è estremamente dannoso.

Quando avrai raggiunto un certo livello, dovrai alzare l’asticella e continuare a spingere verso il prossimo livello se vuoi continuare ad avere una performance sopra la media.

La dipendenza funziona in modo molto simile: col tempo il cervello riceve tante Incentivazioni positive e di conseguenza viene creato un Sentiero cerebrale perché la routine è stata ripetuta molte volte.

Questo è il motivo per cui i tossico dipendenti attraversano una fase di crisi d’astinenza: è l’ultimo tentativo disperato del cervello di non dover essere costretto a creare nuovi sentieri cerebrali.

Ma c’è una buona notizia, la Plasticità cerebrale è variabile, la struttura fisica e mentale del tuo cervello può cambiare se le viene fornita abbastanza spazio e pratica.

Ci vuole tempo, ci vuole tempo per il tuo cervello e fisico ad adattarsi alla tua nuova normalità.

E anche questo non è facile: se lo fosse staremmo tutti vivendo al meglio le nostre vite, ma come puoi vedere non è così.

Nessuno suona Bach al primo tentativo, nessuno smette con le droghe di cui si ha abusato per anni al primo tentativo. Ma diventa sempre più facile, a piccoli passi, durante l’arco della giornata, del mese, dell’anno e della vita intera.

Dopo 10 anni in cui ti impegni ad uno stile di vita che involve la pratica volontaria sarai del tutto sorpreso di come è diventata la tua vita.

E fidati di me: non vorrai mai più tornare alle tue vecchie abitudini.

Sei in perenne cambiamento, sta a te decidere se farlo in positivo o in negativo.

Numero2719.

 

da QUORA

 

Quali sono alcune regole non dette che tutti dovrebbero conoscere?

 

L’autoerotismo è una esperienza valida che una persona deve poter vivere senza vergogna.

L’amore della gioventù non è per sempre, ma se sai trasformarlo, una relazione durerà per sempre.

La famiglia si basa sull’amore, non sul sangue.

Se ci si impegna, ci si organizza, si studia, si lavora, si creano contatti, molto di più è possibile (non tutto, ma molto, molto di più).

La scuola non forma lavoratori, ma cittadini.

Il lavoro non è un dovere, ma un diritto.

Alla fine della propria vita ciò che conta non è il denaro, ma il tempo speso con i propri cari.

Se vi licenziate lasciate sempre un luogo di lavoro ringraziando (meglio lasciare il mare calmo).

Guardate le persone negli occhi.

Stare zitti e chiedere scusa sono due qualità, non segni di debolezza.

Prima di lavorare leggete il vostro contratto di lavoro ed i vostri diritti.

Le cose si comprano quando si hanno i soldi.

Esistono acquisti alternativi alla casa in mattoni.

I figli non devono vedervi o sentirvi discutere.

I bambini hanno accesso a tutto, grazie ai cellulari. Vedono ogni cosa “proibita”, morte sesso e violenza. Meglio saperlo.

 

…. e ancora,

 

Il rispetto per il prossimo.

La gentilezza verso tutti gli animali.

Fare atti gentili.

Non perdere mai la curiosità` mentale.

Tenersi in forma mentre si va avanti.

Non essere mai gelosi, sapere dire di no quando la cosa è nociva per noi stessi.

Apprezzare la natura.

Leggere e capire la nostra storia.

Numero2718.

 

da QUORA  Raffaella Cattaneo

 

IL NUOVO METODO DANESE PER EDUCARE I BAMBINI ALLA FELICITÀ A SCUOLA E IN FAMIGLIA

 

LA DANIMARCA È DA ANNI AI VERTICI DELLA CLASSIFICA DELLA NAZIONI UNITE SUI PAESI PIÙ FELICI. 

*

COME FANNO?

*

SEMPLICE, EDUCANO I BAMBINI IN MODO EMPATICO ED EQUILIBRATO.

*

VUOI CONOSCERE IL LORO METODO?

*

ORA TE LO SPIEGO!

 

Dopo aver letto il Metodo Danese per crescere bambini felici e aver cercato di applicarlo nell’educazione del mio bimbo con risultati abbastanza buoni ….

… quando è uscito il Nuovo Metodo Danese ho voluto leggerlo subito anche se parla di bambini in età scolastica e adolescenziale ed il mio bimbo va ancora alla scuola materna.

APPLICANDO IL METODO DANESE MI SONO RESA CONTO CHE IL RAPPORTO CON IL MIO BIMBO È MIGLIORATO ED È MENO CONFLITTUALE.

Capita anche a te che il tuo bimbo sia oppositivo in tutto e spesso arrabbiato?

Quando si sente così ho provato a dialogare con lui e a seguire uno dei consigli letti nel Metodo Danese: abbracciarlo almeno 8 volte al giorno.

BEH MAMMA, TI DIRÒ: FUNZIONA!

Ma quando mi spieghi come funziona il metodo?

Eccomi! Ora te lo spiego!

IL NUOVO METODO DANESE, PER BAMBINI IN ETÀ SCOLASTICA ED ADOLESCENTI, SI BASA SU 5 PUNTI FONDAMETALI:

  • FIDUCIA
  • EMPATIA
  • AUTENTICITÀ
  • CORAGGIO
  • HYGGE

Vado ora a riassumerli punto per punto.

FIDUCIA

MAMMA, PROVA A PENSARE A QUANDO IL TUO BIMBO SI ARRAMPICA SU UN ALBERO O SU UNA RECINZIONE.

La prima cosa che ti viene in mente di dirgli è: “Scendi! Stai attento!”, giusto?

Anche a me, è una reazione normale. 

MA DOBBIAMO TRATTENERCI E DARE FIDUCIA AI NOSTRI BIMBI.

Un bambino che si arrampica su un albero sa di essere in grado di farlo. Il suo istinto non lo spinge a fare cose pericolose per lui.

SE IMPEDIAMO AI NOSTRI BIMBI DI ESPLORARE E CONOSCERE LE LORO CAPACITÀ ED I LORO LIMITI NON PERMETTEREMO LORO DI SVILUPPARE L’AUTOSTIMA E LA RESILIENZA, CIOÈ LA CAPACITÀ DI AFFRONTARE E SUPERARE LE DIFFICOLTÀ.

Dire al tuo bimbo “stai attento” significa dubitare delle sue capacità, non avere fiducia in lui.

Molti studi psicologici indicano infatti che i giochi pericolosi, entro i limiti del buon senso naturalmente e spiegando bene loro quali sono i pericoli e come affrontarli, aiutano i bambini a sviluppare la capacità di affrontare le situazioni pericolose. 

Ebbene si! 

Hai capito bene: usare un coltello o arrampicarsi permette loro di capire cosa è rischioso e cosa no. 

I BAMBINI IN QUESTO MODO IMPARANO AD AFFRONTARE IL PERICOLO, COSA CHE NON IMPAREREBBERO SE FATTI CRESCERE SOTTO L’ALA ATTENTA E IPERPROTETTIVA DEI GENITORI.

EMPATIA

PENSA MAMMA, L’EMPATIA È UNA DELLE MATERIE DI INSEGNAMENTO NELLA SCUOLA DANESE. 

Oltre a scrivere e fare di conto, ai bambini viene anche insegnato a riconoscere le emozioni in loro stessi e negli altri.

Come?

UN’ORA ALMENO ALLA SETTIMANA È DEDICATA AL CONFRONTO FRA I BAMBINI CHE RACCONTANO LE LORO EMOZIONI E SI AIUTANO A VICENDA. 

QUESTO CONTRIBUISCE IN MODO FONDAMENTALE ALL’ELIMINAZIONE DEL RISCHIO BULLISMO.

Anche in famiglia naturalmente il dialogo è fondamentale.

Come faccio?

PARLA TANTO CON IL TUO BIMBO, CERCA DI CAPIRE LE SUE EMOZIONI ED AIUTALO AD INTERPRETARLE. 

Usa con lui espressioni come “ti ho ascoltato e capisco quello che provi”

Devo sempre dargli ragione?

No, naturalmente. Se il tuo bimbo sbaglia devi dirglielo. 

USA PERÒ IL DIALOGO INVECE DELLA PUNIZIONE.

Spiegagli perché sbaglia invece di sgridarlo ed urlare.

Il tuo bimbo capirà meglio e seguirà le tue indicazioni.

Non solo, la prossima volta verrà da te per confrontarsi.

PARLAGLI ANCHE DI QUELLO CHE PROVI TU, SENZA NASCONDERE NULLA.

Ma il mio bimbo è piccolo!

Non fa nulla, coinvolgilo comunque in quello che ti succede, sii sempre sincera con lui e lui lo sarà con te.

E RICORDA SEMPRE: ALMENO 8 ABBRACCI AL GIORNO! 

AUTENTICITÀ

Abbiamo già detto mamma che essere sinceri con i nostri bimbi è molto importante.

TANTO SINCERI DA PARLARE CON LORO APERTAMENTE ANCHE DI ARGOMENTI CONSIDERATI TABÙ COME SESSO E MORTE.

Davvero? Mi imbarazza!

Anche io mi sento imbarazzata quando devo parlare di questi argomenti.

Se i nostri bimbi però ci fanno delle domande su sesso o morte, non serve a nulla raccontare loro storielle di cicogne o di lunghi viaggi.

I bambini sono molto più svegli di quanto crediamo.

Se ci fanno delle domande abbiamo il dovere di soddisfare la loro curiosità.

Dobbiamo rispondere con un linguaggio semplice e comprensibile ma in modo sincero.

Se ti senti ancora imbarazzata all’idea di parlare di sesso con i tuoi figli, pensa questo:

È SICURAMENTE MEGLIO CHE I TUOI BIMBI RICEVANO INFORMAZIONI SUL SESSO DA TE IN MODO EQUILIBRATO.

Pensa se le prime informazioni sul sesso arrivassero ai tuoi bimbi da amici altrettanto disinformati o peggio ancora dai social network??

È meglio che i tuoi bimbi possano elaborare le informazioni ricevute dall’esterno attraverso la conoscenza trasmessa loro da te, non credi?

E ricorda sempre: se parli con i tuoi bimbi in modo aperto e sincero loro continueranno a parlare con te!

LO STESSO DISCORSO VALE PER LA MORTE

È inutile nascondere la verità ai nostri bimbi. 

Evitiamogli cocenti delusioni quando cresceranno.

La delusione non solo di scoprire che esiste la morte.

Ma anche la delusione di scoprire che fino ad allora i genitori hanno nascosto loro un aspetto fondamentale della vita.

Questo consiglio è fondamentale, mamma:

SII SEMPRE SINCERA CON I TUOI BIMBI E LORO LO SARANNO SEMPRE CON TE!

CORAGGIO DI SBAGLIARE

LODARE CONTINUAMENTE I BAMBINI HA UN EFFETTO NON STIMOLANTE PER LORO.

Lo so, anche a me viene da dire “Bravo!” al mio bimbo anche se ha fatto un disegno un po’ pasticciato.

Se sappiamo però che il nostro bimbo può fare di meglio, invece di dirgli “Bravo!”, dovremmo dirgli “Bel disegno, ma so che puoi farne uno ancora più bello.”

LA LODE IMMOTIVATA FA CREDERE AI NOSTRI BIMBI DI AVERE UN’INTELLIGENZA INNATA CHE NON SERVE STIMOLARE E RINFORZARE. 

Questo non li stimolerà quindi ad impegnarsi a migliorare.

DOBBIAMO QUINDI AVERE IL CORAGGIO DI DIRE AI NOSTRI BIMBI CHE STANNO SBAGLIANDO O CHE NON HANNO FATTO UN BUON LAVORO MA LODARE SEMPRE E COMUNQUE IL LORO IMPEGNO.

Insomma mamma, sproniamo i nostri bimbi ad impegnarsi lodandoli e facciamo presente loro quando non hanno fatto un buon lavoro ma impegnandosi potranno sicuramente migliorarlo!

CORAGGIO DI FERMARE IL BULLISMO

Il bullismo nasce dalla sensazione di non sentirsi parte di un gruppo.

L’INSEGNAMENTO DELL’EMPATIA NELLE SCUOLE E NELLE FAMIGLIE DANESI HA PERMESSO DI LIMITARE FORTEMENTE, DI QUASI ELIMINARE IL BULLISMO.

HYGGE

LA HYGGE È LA STRAORDINARIA CAPACITÀ DANESE DI STARE BENE INSIEME.

Candele, giochi di società, empatia e condivisione sono alcuni degli elementi che compongono la Hygge,

NEL SISTEMA SCOLASTICO DANESE LA HYGGE SI PRATICA NELL’ORA DI CONFRONTO IN CLASSE DI CUI ABBIAMO PARLATO NELLA VOCE EMPATIA

UN ALTRO MODO PER PERMETTERE ALLE FAMIGLIE DANESI DI PRATICARE LA HYGGE È DARE POCHI COMPITI A CASA. 

Le scuole danesi infatti danno pochissimi o nessun compito a casa ai loro studenti. 

Davvero??

Certo!

Secondo i danesi i bambini devono avere tempo per giocare e stare con la propria famiglia una volta usciti da scuola!

CONCLUDENDO

Mamme, io trovo che come è impostata la scuola danese sia splendido.

CREDO CHE I BAMBINI DANESI ABBIANO LA FORTUNA DI CRESCERE SERENI ANCHE GRAZIE AD UN SISTEMA SCOLASTICO IDEALE.

VOI COSA NE PENSATE?

SCRIVETEMELO NEI COMMENTI QUI SOTTO!

E soprattutto….

IL MIO ARTICOLO È SOLO UN ESTRATTO DEL METODO DANESE:

COMPRA IL LIBRO PER APPROFONDIRE!

Sono sicura che sarà illuminante anche per te, così come lo è stato per me!!

Numero2717.

 

IL  VERO  LEONARDO

 

  • Era il “bastardo” di una famiglia di notai di Vinci. Il padre aveva avuto una relazione con una contadina, Caterina, e il nonno provvide subito a far tacere la cosa.
  • Era molto legato alla madre di cui sentiva spesso la mancanza e cercava di raffigurare nei suoi dipinti. Si dice che l’abbia rivista solo in punto di morte.
  • Nonostante la sua genialità e i buoni uffici del Verrocchio, era un totale analfabeta in greco e latino. Omo sanza littera si definiva. Ciò é dovuto al fatto che i “bastardi” non ricevevano una formazione umanistica.
  • A Firenze fu accusato di sodomia e per poco non finì impiccato, macchia da cui non riuscì mai a liberarsi definitivamente.
  • La sua scarsa cultura, nell’ambiente cosmopolita e raffinato dei Medici, non gli attirò le simpatie del Magnifico. Perciò fu costretto a cercare fortuna altrove.
  • Era un tuttofare: pittore, scienziato, architetto, ingegnere, perfino musico! Organizzava spettacoli e banchetti alla corte ducale.
  • Nonostante fosse il tuttofare del Duca, visse sempre con pochi spicci e dovette sempre chiedere l’elemosina al Moro.
  • Era un instancabile perfezionista. Faceva 50.000 cose diverse allo stesso tempo: continuava a rimandare e rimandare facendo andare su tutte le furie i suoi committenti!
  • Autodidatta e acuto osservatore, ogni mattina usciva di casa a osservare i volti dei passanti che poi disegnava e annotava sul suo taccuino. Le sembianze da lui osservate e disegnate faranno poi da volti agli apostoli del Cenacolo.
  • Così come osservava i volti umani, analizzava accuratamente le specie animali e vegetali. La celebre Vergine delle Rocce contiene centinaia di piante diverse descritte nelle sue analisi.
  • Scriveva rigorosamente da destra a sinistra con la cosiddetta “scrittura speculare”. Per leggere i suoi scritti si serviva di uno specchietto.
  • Quasi nessuno dei suoi discepoli gli rimase fedele. Molti di essi lo abbandonarono o si suicidarono non reggendo il suo carattere oscuro e controverso.
  • Sì dice che di notte andasse nei cimiteri a dissezionare cadaveri per studiare l’anatomia umana. Fu accusato di praticare stregoneria!
  • Il sogno (e l’ossessione) della sua vita era di riuscire a far volare l’uomo come un uccello. Fu preso per pazzo e non riuscì mai a vedere avverate le proprie aspirazioni. Un genio incompreso e un vero precursore del nostro tempo!
  • Morì all’estero, quasi in esilio, accompagnato da pochi fedeli e ormai dimenticato da tutti. Tutta Roma parlava solo di Raffaello mentre nessuno si ricordava del Maestro!
  • Oggi é oggetto della fantasia e della speculazione di autori come Dan Brown, artefice del famoso bestseller Il Codice da Vinci su una fantomatica verità sul Santo Graal e sul Cenacolo vinciano.

Fonte: La vita del più grande genio di tutti i tempi di Dimitri Mereskovskij.

Numero2716.

 

da QUORA

 

PERCHÈ IL  SISTEMA  SCOLASTICO  ITALIANO  PEGGIORA  DI  ANNO  IN  ANNO?

 

I motivi principali sono questi:

  1. Comandano i genitori e gli studenti, i quali hanno un forte potere di ricatto sulla scuola.
  2. Gli studenti, allenati da 8 anni di asilo nido alla pigrizia mentale e all’indisciplina, arrivano in prima liceo con l’orrore per lo studio e la cultura e l’abitudine a comportarsi a scuola come se fossero ad una festa in discoteca. E il loro cervello a 14 anni è già gravemente deteriorato.
  3. La selezione insufficiente che permette anche a persone che hanno un livello di preparazione da terza elementare di diplomarsi.
  4. Le continue distrazioni che impediscono di fare didattica con sufficiente continuità: PCTO (  Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento ), gite, tornei, colloqui con Personalità esterne, educazione civica, conferenze…
  5. Scarsi investimenti dello Stato sulla scuola.
  6. Scarso rispetto sociale dei docenti. Il primo dei grandi mali è il pericolosissimo sodalizio genitori-alunni; quando io andavo a scuola, l’insegnante era un’assoluta autorità, altamente considerata innanzi tutto dai miei genitori; nessun atteggiamento oppositivo o di contestazione nei loro confronti sarebbe stato tollerato dai miei genitori e per i miei compagni di classe era la stessa cosa; oggi alcuni genitori arrivano finanche ad aggredire fisicamente l’insegnante; mi pare condivisibile la proposta dell’attuale governo di assicurare agli insegnanti aggrediti il patrocinio legale a cura e spese dello Stato di fronte a bestialità del genere;

INOLTRE

    • Mancata valorizzazione del docente ed esteso precariato;
    • Sistemi antiquati di reclutamento degli insegnanti che non garantiscono la qualità nella selezione e quindi il reclutamento del docente più capace;
    • Stipendi ben sotto la media europea;
    • Riforme della scuola sempre parziali, sempre ideologiche e sempre prive di finanziamenti adeguati;
    • Mancanza assoluta di cultura politica sul piano degli investimenti in ricerca e sviluppo; si ritiene, forse, che questi campi non siano troppo “appetibili” sul piano del “ritorno immediato” in termini di consenso elettorale;
    • Mancata possibilità per lo studente di personalizzare il percorso di studi nella scuola superiore come avviene, ad esempio, nei sistemi anglosassoni; se studi ciò che ti piace fai meno fatica…
    • Azzeramento della cultura dell’impegno e della motivazione nello studente: il risultato scolastico deve essere sempre garantito anche a chi non ha alcuna voglia di studiare; ciò conduce alla banalizzazione della cultura e ad un livellamento verso il basso;
    • Spinte politiche, purtroppo dalla solita parte ideologica mai paga della devastazione già prodotta, verso addirittura l’abolizione del voto e della bocciatura: forse faremmo meglio ad abolire proprio la scuola che, così com’è, già rasenta il ridicolo;
    • Oggi appare predominante l’idea che se uno studente non studia è colpa dell’insegnante che non lo sa motivare; ebbene quasi sempre questo “assioma” è falso!
    • Delegare alla scuola l’educazione, la disciplina e la motivazione dei propri figli è un alibi che i genitori di oggi sono abilissimi nel costruirsi;
    • Chiudo con Nietzsche in “Così parlò Zarathustra”: “Si ripaga male il maestro se si rimane sempre e solo scolari”!

    Tanti genitori di oggi purtroppo sono rimasti sempre e solo “scolari”… e, aggiungerei, anche piuttosto somari..

Numero2715.

 

DEMOCRAZIA,  PARTITOCRAZIA,  IPOCRISIA.

 

In questo periodo in cui siamo soliti fare le Dichiarazioni dei Redditi, mi è saltato in mente il ghiribizzo di affrontare un argomento che, anch’io, finora, ho trascurato, e che mi ha dato il destro per considerare un parallelismo, a dir poco, sorprendente con la nostra situazione politica istituzionale, che dovrebbe rispondere ai canoni della DEMOCRAZIA rappresentativa. Sì, un parallelismo che mi ha indignato, come uomo e come cittadino.

Per mettere a fuoco il ragionamento che intendo sviluppare, devo fare ricorso ad una informativa che riguarda lo Stato, la Chiesa ed i cittadini, in merito ad una istituzione (2, 5, 8 per1000), che poi è legge dello Stato Italiano, ed un comportamento, che è diventato cronico e biasimevole, ma che continua a rimanere dissimulato, nascosto, sorvolato.
Quello che, qui di seguito, trovate riportato, è reperibile da chiunque abbia la volontà di chiarirsi le idee, attingendo alle fonti di pubblicazioni facilmente accessibili. Ma, si tratta di notizie molto poco diffuse, per quanto di pubblico dominio. A questo stato di cose mi riferisco quando scrivo, nel titolo, la parola IPOCRISIA. Ma, cominciamo.

 

2, 5 e 8 per mille: le scelte non espresse

La mancata scelta della destinazione del 2, 5 e 8 per mille determina la ripartizione del gettito in base alle scelte effettuate dagli altri contribuenti

Ogni anno i contribuenti italiani possono scegliere di destinare una parte del proprio gettito fiscale Irpef a determinati soggetti; nello specifico, possono scegliere se destinare:

  • l’8 per mille allo Stato oppure a un’istituzione religiosa;
  • il 5 per mille a enti di interesse sociale;
  • il 2 per mille a un partito politico;
  • il 2 per mille a una associazione culturale.

Ognuna di queste scelte è autonoma, e l’indicazione della destinazione non comporta una maggiorazione delle imposte dovute.

Con la scelta della destinazione dell’otto per mille il contribuente decide se destinare una parte delle imposte versate allo Stato oppure a un ente religioso a sua scelta.

Con la scelta della destinazione del cinque per mille il contribuente decide se destinare una parte delle imposte versate a un ente non-profit o a particolari finalità quali la ricerca scientifica o universitaria o sanitaria.

Con la scelta della destinazione del due per mille il contribuente decide se destinare una parte delle imposte versate a un partito politico e una associazione culturale.

I contribuenti che predispongono la dichiarazione effettuano la scelta contestualmente alla predisposizione del modello Redditi PF o del modello 730.

Da coloro che, invece, sono esonerati dalla predisposizione della dichiarazione, la scelta potrà essere effettuata:

  • allo sportello di un ufficio postale che provvederà a trasmettere la scelta all’Agenzia delle Entrate;
  • a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica;

Il contribuente può liberamente scegliere a chi destinare queste piccole porzioni della propria imposta, ma nei limiti degli elenchi predisposti dall’Agenzia delle Entrate; infatti, gli enti che vogliono usufruire di questo beneficio hanno l’obbligo di accreditarsi presso l’amministrazione finanziaria delle Stato, utilizzando l’apposito software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

È risaputo che circa la metà dei contribuenti italiani non effettua una scelta in merito alla destinazione di queste imposte; quello che però non è altrettanto risaputo è che non esprimere una scelta non vuol dire non destinare a nessuno le proprie imposte; infatti queste verranno ripartite agli interessati in proporzione alle scelte effettuate da coloro che hanno deciso a chi destinare le loro imposte.

È grazie a questo meccanismo che istituzioni religiose come la Chiesa Cattolica riescono ad ottenere la maggioranza dei fondi a disposizione, essendo la più scelta da coloro che hanno effettuato la scelta.

I contribuenti che vogliono che queste risorse restino in capo alla fiscalità generale, invece che non scegliere, dovrebbero scegliere espressamente lo Stato come beneficiario.

Questo modo di procedere è

FONDATO SULL’INGANNO

L’8×1000 è bocciato anche dalla Corte dei Conti, la quale dice, nel silenzio più assordante:

“ognuno è coinvolto, indipendentemente dalla propria volontà, nel finanziamento delle confessioni”,

“lo Stato mostra disinteresse per la quota di propria competenza”,

“non ci sono verifiche sull’utilizzo dei fondi erogati alle confessioni”,

“emergono rilevanti anomalie sul comportamento di alcuni intermediari”.

 

Come funziona

L’otto per mille è il meccanismo adottato dallo Stato italiano per il finanziamento delle confessioni religiose. Lo Stato ogni anno raccoglie l’IRPEF e ne mette l’8‰ in un calderone. Anche la parte di coloro che non hanno fatto alcuna scelta. Sembra una quota piccola, ma in realtà sono molti soldi: circa un miliardo di euro. Questi soldi vengono poi ripartiti a seconda delle scelte che sono state espresse.

N.d.R. : Ho fatto alcune ricerche, ma non sono venuto a capo di nulla. Coloro che non sono tenuti alla Dichiarazione dei Redditi sembra che possano, anche loro, esprimere una scelta per la destinazione . Ma di quanto non si sa. So soltanto che nel 2021, in Italia, c’erano 7.734.000 incapienti, il cui reddito è inferiore a 7.500 Euro l’anno, che certamente non fanno alcuna scelta per destinazione, anche se i soldi non li sborsano loro direttamente.
Mi viene da pensare che il corrispettivo venga erogato dall’Agenzia per le Entrate, mettendo tutto nello stesso calderone.

Possono accedere all’otto per mille solo le confessioni che hanno stipulato un’intesa con lo Stato e che abbiano avanzato apposita richiesta, approvata dal Parlamento. Al 2014 i destinatari sono: Chiesa cattolica, Chiesa valdese, Unione delle Chiese metodiste e valdesi, Unione delle chiese cristiane avventiste del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia (Pentecostali), Unione delle comunità ebraiche italiane, Chiesa evangelica luterana in Italia, Unione cristiana evangelica battista d’Italia, Sacra arcidiocesi ortodossa d’Italia ed esarcato per l’Europa meridionale, Chiesa apostolica in Italia (pentecostali), Unione buddhista italiana, Unione induista italiana.

Dai Patti lateranensi fino al 1984 la Chiesa Cattolica riceveva dallo Stato la cosiddetta “congrua”, a risarcimento dei beni confiscati alla Chiesa e per il mantenimento dei preti. Nel 1984, con la revisione del Concordato firmata da Craxi, è stata eliminata la congrua ed introdotto l’otto per mille, che è poi stato concesso anche ad altre confessioni religiose. Da allora l’aumento delle tasse e del reddito degli italiani ha fatto salire vertiginosamente le cifre in gioco, passando dai 398 milioni di euro del 1990 ai 1.067 del 2010 (per la sola Chiesa Cattolica).

In teoria ogni tre anni una commissione potrebbe modificare la percentuale (da otto per mille a sei per mille, ad esempio), ma in realtà questo non è mai stato fatto. La Corte dei Conti nel 2014, nel 2015, nel 2016 e nel 2018 ha prodotto relazioni critiche (vedi sopra) nei confronti del meccanismo dell’8×1000, evidenziando “la problematica delle scelte non espresse e la scarsa pubblicizzazione del meccanismo di attribuzione delle quote; l’entità dei fondi a disposizione delle confessioni religiose; la poca pubblicizzazione delle risorse erogate alle stesse; la rilevante decurtazione della quota statale”.

Cosa accade in pratica


Queste sono state le scelte nella dichiarazione dei redditi del 2015 (dati definitivi pubblicati dal Ministero). Che fine fanno i soldi di chi non firma per nessuno?

Nessuna scelta   56.8%
Chiesa cattolica  34.46%
Stato   6.29%
Valdesi   1.39
Unione buddhista   0.44
Ebrei   0.15
Assemblee di Dio   0.10
Luterani   0.07
Avventisti   0.06
Ortodossi   0.08
Induisti   0.05
Battisti   0.04
Apostolici   0.02

Anche quelli finiscono nel calderone e vengono ripartiti a seconda dei voti di chi ha espresso la scelta. Nel 2019 il gettito è stato ripartito così:

Nessuna scelta   0.0
Chiesa cattolica  80.73%
Stato   14.11%
Valdesi   3.08
Unione buddhista   0.97
Ebrei   0.33
Assemblee di Dio   0.10
Luterani   0.16
Avventisti   0.13
Ortodossi   0.17
Induisti   0.11
Battisti   0.09
Apostolici   0.02

Una minoranza determinante

Negli ultimi anni circa quattro contribuenti su dieci hanno firmato esplicitamente per l’otto per mille. La maggior parte di chi firma (34% circa alla Chiesa Cattolica e 6% circa allo Stato Italiano), circa il 70% di questo 40%, sceglie la Chiesa Cattolica: con questo trucco, la stessa riceve ogni anno l’80% della torta, cioè più di un miliardo di euro. Invece quasi sei persone su dieci non scelgono niente, e la loro quota viene gestita dagli altri!

Contestazione

Quasi nessuno sa come funziona e i mezzi di informazione si guardano bene dal dirlo. Lo Stato non si fa nessuna pubblicità e tra le confessioni religiose solo la Chiesa Cattolica può permettersi grandi campagne. Chi non deve presentare la dichiarazione dei redditi (alcuni lavoratori dipendenti o i pensionati) spesso non sa come scegliere a chi destinare l’otto per mille: non sa neanche come fare, se vuole farlo.

Attenzione

Le gerarchie ecclesiastiche hanno lanciato campagne pressanti dirette a commercialisti ed ai responsabili dei Caf. Molte persone segnalano che le scelte su otto e cinque per mille cambiano misteriosamente al momento della trasmissione dei dati all’Agenzia delle Entrate. Consigliamo di controllare sempre sulla copia che resta al contribuente!

In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi.

Come se non bastasse, la mancata formulazione di un’opzione non viene presa in considerazione: l’intero gettito viene ripartito in base alle sole scelte espresse.

Due sole confessioni, le Assemblee di Dio e la Chiesa Apostolica, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo i fondi relativi a opzioni esplicite a loro favore. Una scelta più onesta e coerente, prevista dalla legge 222/1985, che NON è esercitata dalla Chiesa cattolica e dalle rimanenti dieci confessioni, che ottengono un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti a loro favore.

Ecco perché è importante compilare questa sezione della dichiarazione dei redditi.

 

LA DISTRIBUZIONE DEL GETTITO

Il MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze) – Dipartimento delle finanze mette a disposizione statistiche e serie storiche sull’Otto per mille.

Ogni anno, prima della pubblicazione sul sito del MEF, i dati della ripartizione più recente vengono comunicati alla CEI, che in questo modo gestisce in anteprima la comunicazione alla stampa. Si veda ad esempio come la CEI «rende noto» l’ammontare del gettito a suo favore già a maggio 2018.

Ripartizione 2021 (redditi 2017 dichiarati nel 2018)
Totale da ripartire: 1.429.436.792 euro. Contribuenti: 41.211.336, di cui hanno espresso una scelta valida: 41,79%.

Beneficiario % contribuenti % gettito Importo Prende anche scelte inespresse
Chiesa Cattolica 32,81 78,50 1.136.166.333                        SÌ
Stato 6,54 15,65 215.839.692                        SÌ
Chiesa Evangelica Valdese 1,31 3,13 42.694.723                        SÌ
Unione Buddista Italiana 0,40 0,96 13.094.867                        SÌ
Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (IBISG) 0,16 0,37 5.046.980                        SÌ
Unione Comunità Ebraiche Italiane 0,14 0,34 4.637.765                        SÌ
Assemblee di Dio in Italia 0,10 0,24 1.380.854 No, rinuncia e lascia allo Stato
Arcidiocesi Ortodossa 0,09 0,22 3.000.907                        SÌ
Chiesa Evangelica Luterana in Italia 0,07 0,17 2.318.883                        SÌ
Unione Induista Italiana 0,06 0,13 1.773.263                        SÌ
Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno 0,05 0,13 1.773.263                        SÌ
Unione Cristiana Evangelica Battista 0,04 0,10 1.364.049                        SÌ
Chiesa Apostolica 0,02 0,05 345.213 No, rinuncia e lascia allo Stato

Fonte: Dipartimento delle Finanze (vedere anche relazione uffici studi di Camera e Senato)

Si noti che, in tale occasione, su oltre quaranta milioni di contribuenti solamente il 43% ha espresso un’opzione e solo il 33% ha espresso una scelta a favore della Chiesa cattolica, alla quale però è stato consentito di mettere le mani su quasi l’80% dei fondi.

COME VENGONO SPESI QUESTI SOLDI?

  • Chiesa Cattolica
    Nato come meccanismo per garantire il sostentamento del clero, tale voce è diventata, percentualmente, sempre meno rilevante (circa il 36% del totale). Parrebbe infatti che la Chiesa cattolica prediliga destinare i fondi ricevuti dallo Stato alle cosiddette “esigenze di culto” (43,7%): finanziamenti alla catechesi, ai tribunali ecclesiastici, e alla costruzione di nuove chiese, manutenzione dei propri immobili e gestione del proprio patrimonio. Ovvio che non vedremo mai spot su queste tematiche: ai tanto strombazzati aiuti al terzo mondo, cui è dedicata quasi tutta la pubblicità cattolica, va – guarda caso – solo l’8,6% del gettito. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.8xmille.it nel quale, cliccando di seguito sulle sezioni “rendiconto” e “scelte per la Chiesa Cattolica”, si accede a una pagina che riporta le percentuali di scelta di fantomatici contribuenti senza specificare se siano la totalità o si tratti solo di coloro effettivamente firmano per destinare l’Otto per Mille.
  • Stato
    Lo Stato è l’unico competitore per l’otto per mille che ha deciso di non farsi pubblicità (fece qualcosa nel 2017, ma la Corte dei conti sentenziò che “l’attività segnalata è risultata irrilevante rispetto alla pubblicità posta in essere dalle confessioni religiose”). Lo Stato Italiano rinuncia deliberatamente a fare concorrenza alla Chiesa Cattolica. Che ringrazia. Il Governo dedica alla gestione dei fondi di pertinenza statale una sezione del suo sito internet. L’ultima ripartizione delle scelte di sua competenza è andata soprattutto a beneficio del risanamento del bilancio pubblico e alle calamità naturali. In generale la legge 222/1985 prevede che i fondi siano destinati a «interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali». Con la legge 147/2013 è stata aggiunta la seguente destinazione: «ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento antisismico ed efficientamento energetico degli immobili di proprietà pubblica adibiti all’istruzione scolastica».

 

NEGLI ALTRI PAESI NON FUNZIONA COSÌ.

In Svizzera ed in Germania, ad esempio, il cittadino viene tassato (direttamente) solo se si dichiara membro registrato di una istituzione religiosa riconosciuta. Altrimenti i soldi restano a lui.
Da noi si è trovato questo escamotage per trasferire denaro dallo Stato alla Chiesa, in maniera subdola e surrettizia, coperta con una legislazione e con decreti attuativi di purissimo stile levantino. Il camuffamento consiste nella attribuzione ai cittadini delle scelte sulle ripartizioni.. Ma, come abbiamo visto e dimostrato, non è affatto così.

Si sbaglia di grosso colui che, non scegliendo il destinatario del proprio 8 per 1000, pensa che i soldi restino allo Stato Italiano (Agenzia delle Entrate). Al contrario tutto viene ripartito e ridistribuito secondo le indicazioni di una minoranza (40 – 42%) che deicide per se e anche per gli altri. Questa non è la Democrazia, applicata alla Finanza e all’Economia, che il cittadino dovrebbe aspettarsi.
Questo andazzo di cose è ricavato di sana pianta, ecco il parallelismo, dal Sistema Elettorale Italiano, come vedremo qui di seguito.

 

Da quest’ultima considerazione parto per affondare i remi nel mare magnum della politica Italiana in generale ed, in particolare, nel concetto e nella forma di DEMOCRAZIA che, in Italia, si è instaurata e si è strutturata secondo criteri che hanno ben poco a che fare con la DEMOCRAZIA RAPPRESENTATIVA in senso stretto e perfetto. Infatti, in Italia, anche la rappresentatività parlamentare procede parallelamente, ed ha ispirato metodologicamente, i criteri distributivi e ripartitivi che abbiamo riscontrato sopra. Stessa presa per il culo.

Ho già ampiamente affrontato questi temi nei seguenti Numeri:

Numero2076. : Autorità
Numero2023. : Scontento popolare ed Astensionismo
Numero2001. : Stavolta parlo di Politica
Numero1999. Il valore del dissenso. La rilevanza delle schede bianche nel computo elettorale.

In questi Numeri, trovate un’ampia disanima, corredata da dati, statistiche, percentuali ed algoritmi in atto per distorcere, a bella posta, l’espressione genuina della volontà popolare in Italia.
Riporto, qui di seguito, i passaggi più salienti dei concetti e dei dati di fatto là enunciati e denunciati, per il confronto con le procedure, tutte legalizzate, che si applicano per il 2, 5, 8 per mille.

Come tutti sanno, da diversi anni, cresce sempre più la percentuale di coloro che, ad ogni tornata elettorale, in diverse forme, non esprimono il proprio voto. Il 40 -45% degli Italiani non vota. Ma succede che, ed a nessuno conviene dirlo, le decisioni, in sede Parlamentare, vengono prese, anche per loro, dagli altri votanti, secondo la distribuzione percentuale dei voti ai Partiti.
Questa grossa minoranza rappresenta il più numeroso Partito (PARTITO DEL NON VOTO) che c’è in Italia e la sua voce non ha modo di esprimersi e contare nell’esercizio della Politica e della Amministrazione dello Stato.

Dal Numero1999. :

L’astensionismo, infatti, è stato lungamente ricondotto ad un problema di scarsa cultura
civica e di marginalità socio-politica di alcune ristrette (N.d.R. oggi tutt’altro che ristrette)
fasce della popolazione. Il risultato di un’alienazione che, quale che fosse il suo modo di
esprimersi – non arrivando ad avere alcuna incidenza sul numero degli eletti – non intaccava
né le sfere di potere, né i rapporti di forza tra i partiti. Senz’altro una sacca critica della
democrazia, dunque, ma tutto sommato innocua e per certi versi comoda: non meritevole,
quindi, di vera attenzione.
Non si è potuto però nascondere che, nel tempo, il fenomeno, nel suo incrementarsi, abbia
assunto connotazioni vieppiù politiche: al non voto di chi è incapace di scegliere, si è
aggiunto – e massicciamente – il non voto di chi si rifiuta di scegliere.
La ricerca sociologica più accorta ha potuto, allora, distinguere dall’ astensionismo da
apatia che attribuisce la decisione di non votare a una forma di estraneità e distacco, un
astensionismo di protesta che assume il significato di un atto intenzionale, compiuto da
cittadini consapevoli che, in questo modo, esprimono la loro opinione.
Se è, quindi, certamente non corretto dare una lettura univoca del “partito del non voto”,
occorre, tuttavia, individuare al suo interno ragioni precise, che si concretano in
atteggiamenti diversificati, suscettibili, come tali, di valutazioni differenti. Ed infatti,
tralasciando qui di soffermarsi sulle motivazioni di coloro che non si recano alle urne, di cui
sarebbe azzardato interpretare gli umori, ma che senz’altro delegano ad altri la loro scelta
e, sgombrato il campo dagli errori tecnici che caratterizzano le schede nulle, ben diversa
appare la condotta di chi, di fronte alle proposte dei partiti, non si sente di esprimere la sua
preferenza nei confronti di nessun candidato e, quindi, depone nell’urna una scheda
bianca. E’ difficile qui immaginare che il cittadino “non sappia” decidersi, una volta giunto
al seggio elettorale. Dati, infatti, i costi in termini di tempo (raggiungimento del seggio, a
volte lunghe file) che l’operazione richiede e l’informazione martellante della campagna
elettorale che lo ha accompagnato fino a quel momento, quando l’elettore va a votare,
presumibilmente, è ben convinto di ciò che farà.
Nel lasciare volontariamente in bianco la scheda, esprime quasi sempre la negazione del
proprio consenso, un giudizio consapevole ed intenzionale di rifiuto, una bocciatura in
risposta all’offerta dei partiti ed alle loro strategie.

Come tale, la scheda bianca è un comportamento di voto in senso pieno.

Il senso del voto

Con la partecipazione elettorale, il popolo è esso stesso parte di un
processo di competizione tra attori politici, in cui interviene, dando luogo ad una conta
dalla quale dipende l’esclusione o l’inclusione dei candidati nell’organismo
rappresentativo. Nel momento in cui delega la propria sovranità, in cui sceglie i propri
rappresentanti, il cittadino è realmente sovrano e ciò che conferisce responsabilità e
quindi senso democratico alla dinamica rappresentativa è proprio la prospettiva
competitiva.
In quest’ottica, può avere senso il voto bianco? In effetti, il cittadino che vota in questo
modo non compie un gesto eversivo e fuori dal sistema, al contrario lo ossequia: si reca
alle urne e vota. Ora, questo gesto non ha alcun significato, ma se è, come appare,
una bocciatura, l’altra possibile faccia di una scelta, gioverebbe alla competizione e quindi
alla democrazia se esso avesse un’efficacia sui 
risultati elettorali.
Se le proposte dei partiti, infatti, non consentono di esprimere una preferenza convinta,
perché deve “chiamarsi fuori” l’elettore e non il candidato?

Ci si accorge che il voto bianco, che pure è un’opinione espressa, un parere dato,
non ha nessuna corrispondenza nei risultati elettorali.
 Se, infatti, la partecipazione al voto
deve dar luogo ad una rappresentanza, allo stato delle cose, l’intero corpo elettorale
è effettivamente rappresentato dagli eletti?

Dove sta il Dettato Costituzionale che “La sovranità appartiene al Popolo?”

Ed è democratico un Parlamento che non tiene conto dell’opinione di una buona
percentuale di elettori?

Le schede bianche dovrebbero concorrere alla formazione di una propria cifra elettorale,
assimilabile alle altre cifre nazionali di lista, da dividere per il quoziente elettorale
nazionale.

Naturalmente, si obietterà che esigenze di governabilità suggeriscono di non tenere conto
di proposte, come questa, “corrosive” delle compagini governative.

Bisogna però chiedersi quanto queste siano legittimate ad esercitare il loro potere,
quando risultino espressione di 
percentuali fortemente minoritarie di cittadini.

Ove si consideri, poi, che i seggi vengono assegnati sulla base della popolazione residente,
in certe zone in cui l’astensionismo è ormai una componente costante e consistente
del comportamento di voto, i seggi finiscono per “contare”, in termini di voti validi,
assai meno di quanto non accade in quelle con forte partecipazione. 

E questo è un paradosso pericoloso per la democrazia.

Sarebbe invece opportuno dare voce al dissenso e recuperare in questo modo
il più ampio numero di cittadini alla partecipazione attiva, quanto mai necessaria in un
mondo che dovrebbe aspirare all’inclusione di ciascuno nel gioco democratico.
Inoltre, sarebbe un monito forte ed efficace ad una politica dei migliori, senza dimenticare
il non trascurabile vantaggio per le pubbliche casse, prodotto, automaticamente e
democraticamente, da un minor numero di eletti.

Quindi io, cittadino qualunque, che non sono d’accordo sui valori ideali e sui programmi
di nessuno dei partiti in lizza, nel ventaglio parlamentare, non ho modo di esprimere
il mio dissenso: se non vado a votare, nel computo redistributivo è come se ci fossi stato;
o se vado a votare e voto scheda bianca, il mio voto va, comunque, a legittimare ancora
di più la rappresentatività dei partiti e degli uomini che non hanno il mio gradimento
e la mia fiducia. Questa non è Democrazia: è, invece, Partitocrazia truffaldina.

Si tenga conto che, finalmente, il Parlamento ha legiferato in merito al numero dei suoi componenti:

“Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 261 del 21 ottobre 2020. La legge costituzionale prevede la riduzione del numero dei parlamentari, da 630 a 400 deputati e da 315 a 200 senatori elettivi.

Bene, benissimo, era ora. Ma, se basta nel numero, non basta nel merito.

Infatti, se i partiti eletti, per semplificare, hanno raccolto il 60% dei voti, dovrebbero occupare il 60% dei seggi.
Il restante 40%, cioè la parte che corrisponde alla frazione del corpo elettorale che non ha espresso alcun voto, né scelto nessuno, dovrebbe occupare il corrispondente settore del semicerchio: ne consegue che questo 40% degli scranni parlamentari dovrebbe restare vuoto. E dovrebbe – è mia ferma convinzione – essere riempito da altri che non siano quelli già eletti nel 60%.
Ma, come tutti sanno, per oltre 70  anni di cosiddetta DEMOCRAZIA, questo posto è stato occupato e riempito (oserei quasi dire: confiscato) dagli eletti dal 60% dei votanti, che fino ad oggi hanno esercitato il potere legislativo, in nome e per conto anche degli altri 40%.
Chi ha dato a questi, il mandato, il compito, la delega, la rappresentanza – chiamatela come vi pare – per farlo?
Se lo sono arrogati da soli. Perché? Sembra in nome di una presunta agevolazione della governabilità. Non mi convince per niente: nel nome di una praticità strumentale, io non sono disposto a derogare sui principi di questa DEMOCRAZIA decurtata, sottratta, derubata. Questa è una PARTITOCRAZIA.

Il parallelismo fra la redistribuzione delle indicazioni di scelta del 2, 5, 8 per mille e l’accaparramento partitico delle indicazioni di voto nelle Elezioni Parlamentari mi sembra evidentissimo. Roba da azzeccagarbugli.

Questo andazzo di cose si potrebbe modificare?

È un libro dei sogni che mi piacerebbe scrivere. Ho alcune idee in proposito, ma sono quelle di un pazzo visionario: Don Chisciotte contro i mulini a vento. A me Don Chisciotte è sempre piaciuto: nella letteratura mondiale, è il primo “eroe” moderno (non un supereroe) che, però, quando rinsavisce, muore.

 

Numero2713.

 

R I S O    S A R D O N I C O

 

da QUORA

 

Una orribile usanza culturale praticata in Sardegna e di origine fenicia e punica, consisteva nel gettare vive da un’altissima rupe tutte le persone che avessero raggiunto i settant’anni di età. Le ragioni di questo oscuro rituale si dividono in due teorie: la prima vuole che tutto ciò fosse fatto in onore del Dio Kronos (Dio del Tempo), la seconda invece sostiene che la funzione di tutto ciò stava nel fatto di sbarazzarsi di tali soggetti poiché diventavano un mero peso per la società.

I parenti della vittima predestinata, comunque sia, non rimanevano insensibili alle sofferenze patite dal loro anziano familiare e gli facevano dunque masticare un’erba anestetica che però paralizzava il suo viso, formandogli un oscuro ghigno in volto (da cui poi sono state riprese le maschere dei Mamuthones) e che nel folklore sardo è detto ‘Riso Sardonico’.

MAMUTHONES

Mamuthones sono, assieme agli Issohadores, maschere tipiche del carnevale di Mamoiada in Sardegna.

La parola Mamuthones è stata anche ricondotta al greco “Maimon” che significa “colui che smania, che vuole essere posseduto dal dio” (nella lingua sarda odierna il termine significa pazzo o “buono a nulla”).

 

 

RISO  SARDONICO

 

da WIKIPEDIA  Enciclopedia libera

 

Il riso sardonico (in latino Risus sardonicus) è un caratteristico spasmo prolungato dei muscoli facciali che sembra produrre un sorriso. Durante questa condizione le sopraccigilia sono alzate e il cosiddetto “sorriso” è aperto e dall’aspetto “malevolo”.

Viene tipicamente osservato nei soggetti colpiti dal tetano, ma può essere causato anche da avvelenamento con Stricnina.

L’aggettivo greco sardánios appare per la prima volta nell’Odissea di Omero, dove viene utilizzato per indicare il riso amaro di Ulisse, dopo che questi aveva schivato una zampa di bue lanciatagli da Ctesippo. Più tardi viene usato da Simonide di Ceo per descrivere il riso di dolore provocato ai Sardi, che tentavano di approdare sull’isola di Creta, dall’abbraccio rovente di Talos, l’automa creato da Efesto. Per Zenobio, che cita sempre Simonide di Ceo, Talos avrebbe dimorato in precedenza in Sardegna dove avrebbe ucciso molti uomini provocando loro una morte così dolorosa da far loro digrignare i denti per la sofferenza.

Secondo un’altra tradizione narrata da Demone e Timeo, gli antichi Sardi nell’età nuragica offrivano in sacrificio a Crono gli anziani settantenni i quali, prima di venire gettati da un dirupo, ridevano. Altre fonti suggeriscono che ai prescelti per il sacrificio veniva somministrata la cosiddetta erba sardonica (σαρδόνιον), corrispondente alla Oenanthe crociata, una pianta neurotossica che provocava il sorriso sardonico. Nel 2009 gli scienziati dell’Università del Piemonte Orientale e dell’Università di Napoli Federico II hanno identificato l’erba sardonica, la pianta storicamente responsabile del ghigno sardonico, con il finocchio d’acqua.

Numero2710.

 

R E I N C A R N A Z I O N E   1

 

La Reincarnazione

“Quanto maggiore è l’ignoranza, tanto maggiore è il dogmatismo.”

Sir William Ostler, medico

Reincarnarsi è una parola di origine latina che letteralmente significa “ritornare nella carne”. Alcuni teologi occidentali cercano di mettere in ridicolo l’idea della reincarnazione dicendo che si può ritornare sotto forma di zanzara o di scarafaggio. Ma non esiste alcuna PROVA che gli esseri umani ritornano se non sotto forma di esseri umani, come credono alcune sette orientali. Le informazioni trasmesse da alcune Intelligenze Superiori ci dicono che coloro che ritornano sulla Terra lo fanno soltanto sotto forma di esseri umani. Tali Intelligenze affermano che non c’è NESSUN passaggio di specie e che le evolute vibrazioni umane non possono regredire fino a quelle di specie inferiori. In più non è obbligatoria, o se vogliamo, ciclica.

Oggi, la prova obiettiva a favore della reincarnazione proviene dalla regressione a vite precedenti, dal ricordo spontaneo di esistenze precedenti, dalla trasmissione di informazioni dall’Aldilà, dalla teosofia, da Edgar Cayce e dalla recente trascrizione di alcuni testi in sanscrito. Tuttavia, per rimanere in linea con l’impronta scientifica data a questo libro, ci si concentrerà sulla regressione a vite precedenti e sul ricordo spontaneo di esistenze precedenti.

Alcuni di coloro che non accettano l’ipotesi della reincarnazione sostengono che le prove esistenti possono essere spiegate con la possessione o l’influenza spiritica. Potrebbe anche darsi.

Lo scopo di questo libro non è quello di sostenere o meno la tesi della reincarnazione – bensì semplicemente quello di presentare delle prove sorprendenti. Tuttavia, a prescindere dal fatto che si propenda per la tesi della reincarnazione o per quella della possessione spiritica, in ogni caso ci troviamo di fronte a prove che supportano con vigore la teoria della vita dopo la morte.

La regressione a vite precedenti

La regressione a vite precedenti consiste semplicemente nel porre una persona sotto ipnosi e chiederle di ritornare fino all’infanzia e oltre, fino a prima che nascesse. In molti casi la persona comincia a parlare di una o più vite precedenti, del modo in cui è avvenuta la sua morte e del periodo intercorso tra le vite, compresa la pianificazione della vita attuale.

La ragione principale per cui almeno alcune di queste affermazioni devono essere considerate prove è la seguente:

• spesso la regressione porta alla cura di un malessere fisico

• in alcuni casi la persona sottoposta a regressione inizia a parlare in una lingua straniera mai imparata

• in alcuni casi la persona sottoposta a regressione ricorda dettagli sorprendentemente accurati che, sottoposti a verifica, vengono confermati da storici altamente qualificati.

• l’intensità emotiva dell’esperienza è tale da vincere lo scetticismo di molti psichiatri abituati ad avere a che fare con le fantasie e le regressioni immaginarie

• in alcuni casi la presunta causa di morte della vita precedente è comprovata nella vita attuale dalla presenza di un segno di nascita.

Già intorno al 1950, la regressione a vite precedenti, grazie alla sua efficacia, venne accettata da alcuni medici che erano stati completamente scettici. Ecco cosa scrisse il Dott. Alexander Cannon:

“Per diversi anni la teoria della reincarnazione è stata un incubo per me e ho fatto del mio meglio per confutarla … Tuttavia, nel corso degli anni, un soggetto dietro l’altro mi ha raccontato la stessa storia nonostante le diverse convinzioni possedute dallo stesso allo stato cosciente. Adesso si è indagato su oltre un migliaio di casi e devo ammettere che esiste qualcosa come la reincarnazione” (citato da Fisher 1986: 65).

Gli psichiatri di tutto il mondo hanno scoperto che la regressione funziona.

Il Dott. Gerald Edelstein, psicologo:

“Queste esperienze (le regressioni a vite precedenti), per ragioni che non so spiegare, quasi sempre comportano un rapido miglioramento del paziente” (citato da Fisher 1986: 65).

La Dott.ssa Edith Fiore, celebre psicologa clinica statunitense, dice:

Se la propria fobia viene eliminata istantaneamente e permanentemente grazie al ricordo di un evento (della propria vita) precedente, ha un senso logico l’ipotesi che l’evento deve essere accaduto (citato da Fisher 1986: 65).

Il Dott. Gerald Netherton, cresciuto come Metodista fondamentalista, ha utilizzato con successo il metodo della regressione su 8.000 pazienti. Inizialmente era scettico, ma in seguito alla sua esperienza adesso è certo dell’efficacia della regressione a vite precedenti. I suoi pazienti, tra i quali ci sono anche preti e fisici, sono quasi sempre scettici all’inizio, ma questo non impedisce al metodo di funzionare.

Egli dice:

In seguito alla loro esperienza, molte persone se ne vanno credendo nella reincarnazione … Qual è la risposta logica? Che si è realmente verificata! (citato da Fisher 1986: 65).

Il Dott. Arthur Guirdham, uno psichiatra inglese, sostiene di essere stato scettico fin da quando, da bambino, veniva soprannominato “San Tommaso”. Ma dopo 44 anni di esperienza con l’ipnosi regressiva, egli afferma:

Se non credessi nella reincarnazione dopo tutte le prove che ho avuto, sarei mentalmente ritardato (citato da Fisher 1986: 65).

La Dott.ssa Helen Wambach era scettica finché, nel 1975, intraprese uno studio approfondito sulla regressione a vite precedenti per scoprire una volta e per tutte se c’era una qualche verità dietro alla reincarnazione.

Conducendo un’analisi scientifica sulle vite precedenti riferite dai suoi 10.000 e più volontari, la Wambach si è imbattuta in prove schiaccianti a favore della reincarnazione:

• il 50,6 % delle vite precedenti riferite apparteneva a soggetti di sesso maschile e il restante 49,4 % a soggetti di sesso femminile – esattamente in conformità con i fattori biologici.

• Il numero delle persone che riferiva di vite benestanti o agiate rientrava esattamente nelle proporzioni stimate dagli storici in materia di distribuzione tra le classi sociali per i periodi presi in considerazione.

• Il ricordo, da parte dei soggetti, del vestiario, delle calzature, del tipo di cibo e degli utensili usati era più accurato che nei libri di storia più diffusi. La Dott.ssa Wambach ha ripetutamente verificato che i suoi soggetti sapevano di più della maggior parte degli storici – quando si recava da esperti ignoti, immancabilmente scopriva che le affermazioni dei suoi soggetti erano corrette.

La sua conclusione è stata la seguente:

“Io non credo nella reincarnazione – Io so (che esiste)!” (Wambach 1978).

Il lettore può rimanere sorpreso dal fatto che perfino gli psichiatri russi ricorrono alla regressione a vite precedenti. La Dott.ssa Varvara Ivanova, stimata dagli scienziati e dagli scrittori sovietici, è soltanto uno dei tanti psichiatri che, a scopo terapeutico, si servono con successo della regressione a vite precedenti (Whitton e Fisher 1987).

Peter Ramster

Nel corso della ricerca che ho condotto per anni, tra gli ipnoterapeuti in cui mi sono imbattuto, quello che mi ha più sorpreso, per la sua capacità di dimostrare come la regressione a vite precedenti sia connessa alla reincarnazione, è stato l’australiano Peter Ramster, psicologo ed ex scettico originario di Sydney.

Le seguenti informazioni sono tratte dal suo importantissimo libro del 1990, In Search of Lives Past (Alla ricerca di vite passate), da un discorso che tenne il 27 marzo del 1994 all’Hotel Sheraton di Sydney in occasione della 9a Conferenza Nazionale degli Ipnoterapeuti Australiani, e dai film che ha girato sulla reincarnazione.

Nel 1983 Ramster produsse un sorprendente documentario televisivo nel quale quattro donne di Sydney, che non erano mai state all’estero, sotto ipnosi fornirono dettagli sulle loro vite precedenti. Quindi, accompagnate da una troupe televisiva e da testimoni indipendenti, esse furono portate all’altro capo del mondo.

Uno dei soggetti si chiamava Gwen MacDonald, e prima della regressione era fermamente scettica. Si ricordò di una vita nel Somerset (quella di una ragazza di nome Rose Duncan, n.d.t.) risalente al periodo 1765-82. Molti dei ricordi della sua vita nel Somerset, che sarebbe stato impossibile tirar fuori da un libro di storia, furono confermati di fronte a testimoni quando la donna fu portata sul luogo:

• Quando fu portata con gli occhi bendati in quella parte del Somerset, la MacDonald fu perfettamente in grado di orientarsi sebbene non fosse mai uscita dall’Australia.

• Fu in grado di localizzare correttamente, in tre diverse direzioni, i villaggi che aveva conosciuto.

• Fu in grado di guidare la troupe televisiva molto meglio delle cartine stradali.

• Conosceva l’ubicazione di una cascata e il posto in cui si trovavano le pietre su cui camminare. Gli abitanti del luogo confermarono che le pietre erano state rimosse quarant’anni prima.

• Individuò un incrocio in cui era certa che ci fossero state cinque case. Delle indagini confermarono la correttezza delle sue affermazioni, rivelando che le case erano state abbattute trent’anni prima e che una delle case era costruita in legno di cedro proprio come sosteneva la MacDonald.

• Conosceva esattamente i nomi che avevano i villaggi 200 anni prima, anche quelli che non esistevano più sulle carte geografiche moderne e quelli i cui nomi erano stati modificati.

• Si scoprì che le persone che la MacDonald sosteneva di avere conosciuto erano esistite veramente – una era inserita negli archivi del reggimento di cui lei sosteneva di avere fatto parte.

• Conosceva in dettaglio le leggende locali, confermate, poi, dagli storici del Somerset.

• Utilizzava correttamente oscuri termini obsoleti della zona occidentale del paese, non più presenti nemmeno nei dizionari, come, ad esempio, il termine “tallet” che significa abbaino.

• Sapeva che gli abitanti del luogo chiamavano “San Michele” l’Abbazia di Glastonbury – un fatto che venne provato solo grazie a un oscuro testo risalente a 200 anni prima e non disponibile in Australia.

• Fu in grado di descrivere correttamente il modo in cui un gruppo di druidi si recava, secondo un percorso spiraleggiante, sulla Glastonbury Hill per celebrare il suo rito di primavera, un fatto sconosciuto alla maggior parte degli storici universitari.

• Sapeva che sul suolo dell’Abbazia di Glastonbury c’erano due piramidi che non esistono più da molto tempo.

• A Sydney descrisse correttamente delle sculture presenti in una casa sconosciuta che si trovava a 6 metri da un ruscello, in mezzo a cinque case distanti circa 2,5 chilometri dall’Abbazia di Glastonbury.

• A Sydney fu in grado di disegnare in maniera dettagliata l’interno della sua casa di Glastonbury, descrizione che si dimostrò assolutamente corretta.

• Descrisse una locanda che si trovava lungo la strada che portava a casa sua. Lì fu trovata.

• Fu in grado di guidare la troupe televisiva fino alla sua casa che oggi è un pollaio. Nessuno sapeva cosa ci fosse sul pavimento finché non venne pulito. Tuttavia, sul pavimento venne ritrovata la pietra che la MacDonald aveva disegnato a Sydney.

• Gli abitanti del luogo venivano ogni sera a chiederle informazioni sulla storia locale – lei conosceva le risposte a tutte le domande che le venivano fatte come, ad esempio, il fatto che il problema della zona era una grossa palude nella quale erano spariti parecchi capi di bestiame.

Cynthia Henderson, un altro soggetto di Peter Ramster, si ricordò di una vita vissuta durante la Rivoluzione Francese (quella di una ragazza aristocratica di nome Amélie de Cheville, n.d.t.). Mentre si trovava in trance:

• Parlava in francese senza alcun accento.

• Comprendeva le domande che le venivano poste in francese e vi rispondeva.

• Utilizzava il dialetto del tempo.

• Conosceva i nomi delle strade, anche quelli che erano cambiati e che fu possibile rintracciare solo su delle vecchie mappe.

Peter Ramster possiede molti altri casi documentati di regressioni a vite precedenti, i quali, in maniera molto chiara, costituiscono tecnicamente prove a supporto dell’esistenza dell’Aldilà.

Ricordi spontanei di vite precedenti

Il caso internazionalmente noto di Shanti Devi è uno dei più spettacolari nella storia dei ricordi spontanei di vite precedenti. Si verificò in India nel 1930, molto tempo prima che il Dott. Stevenson iniziasse la sua ricerca. Tuttavia, egli riesaminò il caso in base alle abbondanti informazioni disponibili e dichiarò che Shanti Devi, sulla base dei suoi ricordi, fece almeno 24 affermazioni precise che furono confermate dai fatti (Reincarnation International, gennaio 1994, n. 1 Lon).

Nel 1930, all’età di quattro anni, a Delhi, in India, Shanti Devi iniziò a menzionare alcuni dettagli riguardanti vestiti, cibo, persone, eventi e luoghi che sorpresero i suoi genitori. In breve, Shanti fece le seguenti affermazioni che furono in seguito confermate:

• si identificò come Lugdi, vissuta a Muttra, distante 128 chilometri da Delhi,

• parlava il dialetto di quella zona senza averlo mai imparato,

• sostenne di avere dato alla luce un bimbo che era morto dieci giorni dopo il parto, fatti che in seguito vennero confermati come realmente accaduti a Lugdi.

• quando fu portata a Muttra riconobbe il marito della vita precedente, Kedar Nath, e parlò con lui di molte delle cose che avevano fatto insieme nella vita passata,

• a Muttra, poco prima di arrivare nella casa in cui viveva, fu capace di identificare con precisione una gran quantità di luoghi,

• fu in grado di dire con precisione dove si trovavano i mobili quando viveva nella sua casa,

• sapeva che nella sua vita precedente aveva nascosto 150 rupie in un angolo nascosto di una stanza per tenerle al sicuro. Il marito della vita precedente, Kedar Nath, confermò che i soldi non si trovavano più in quel posto perché lui li aveva presi.

• identificò correttamente i genitori di Lugdi in mezzo a una grande quantità di persone.

Per le autorità il caso fu talmente impressionante, che, per indagare su di esso, venne istituito formalmente un comitato di personalità di rilievo, che comprendeva un importante uomo politico, un avvocato e il direttore responsabile di un quotidiano (Pandit Neki Ram Sahrms, Tara Chand Mathur e Lala Deshbandu Gupta). Il comitato giunse alla conclusione che Shanti conosceva cose che non avrebbe potuto apprendere né con l’inganno, né con la frode né in qualunque altro modo. Nessuno dei componenti del comitato conosceva Shanti né aveva avuto con lei contatti di alcun genere. Il verdetto definitivo stabilì, in termini molto chiari, che tutte le prove supportavano in maniera decisiva la reincarnazione.

Il caso ebbe notorietà internazionale e attirò l’attenzione di moltissimi tra sociologi e scrittori. Ad esempio, negli anni ’50 del secolo scorso, lo scrittore svedese Sture Lonnerstrand si recò in India per incontrare Shanti Devi e continuare a indagare in prima persona sui fatti documentati. E anche lui giunse alla conclusione inconfutabile che il caso di Shanti Devi costituisce una prova esauriente a favore della reincarnazione (Reincarnation International, gennaio 1994 n. 1 Lon).

Arthur Guirdham e la Signora Smith

Un caso verificatosi in Inghilterra, capace di convincere molti esperti compreso lo psichiatra Dott. Arthur Guirdham, fu quello della Signora Smith, una normalissima casalinga perfettamente sana di mente, che da anni soffriva di incubi tremendi nei quali sognava di essere bruciata sul rogo (Guirdham 1970).

La Smith diede al Dott. Guirdham delle copie di disegni e di versi di canzoni che aveva scritto da bambina quando andava a scuola. Degli esperti di francese medievale confermarono che i versi erano scritti in lingua doc, l’idioma parlato nella Francia meridionale nei secoli XII e XIII.

Non finì di stupire gli esperti con la sua conoscenza dei Catari di Tolosa che erano stati perseguitati dall’Inquisizione. Nel 1944 aveva ricostruito, parola per parola, delle canzoni che furono rinvenute negli archivi solo nel 1967; conosceva dettagli storici che vennero alla luce solo dopo indagini molto impegnative; conosceva, ad esempio:

• le figure rappresentate su vecchie monete francesi, alcuni pezzi di gioielleria e la struttura di alcuni edifici

• particolari esatti sulla famiglia e sulle relazioni sociali di persone che non erano presenti sui libri di testo e che, alla fine, furono rinvenuti negli archivi dell’Inquisizione

• che la cripta di una certa chiesa veniva usata per rinchiudere i prigionieri religiosi

• dettagli di riti e abiti religiosi.

Il Prof. Nellie, il più esimio conoscitore di quel periodo, rimase talmente colpito da dire a Guirdham che “si sarebbe allineato con la sua paziente”, ogni qual volta, in futuro, vi fossero state delle discrepanze tra la visione storica predominante e i ricordi di quest’ultima.

In seguito, Guirdham scoprì molte altre persone di sua conoscenza che condividevano gli stessi ricordi, e documentò il tutto nel libro The Cathars and Reincarnation (I Catari e la reincarnazione). Pur essendo stato completamente scettico, tanto da essere soprannominato “San Tommaso”, mise in gioco la sua considerevole reputazione per istruire i suoi colleghi medici sulla “Reincarnazione e la Pratica della Medicina” (Guirdham 1969).