Numero3365.

 

D A M N A T I O    M E M O R I A E

 

Ma perché sto raccontando

tutte queste storie?

Un po’ per parlarmi addosso,

ma anche per schivare

la “damnatio memoriae”.

 

N.d.R.: “damnatio memoriae” è una locuzione latina che significa “condanna della memoria” o condanna all’oblio.

Voglio dire che sto cercando, in questo modo, cioè scrivendo, di farmi ricordare.

Numero3364.

 

G O C C E    N E L    M A R E

Aforismi già pubblicati, ma qui ripetuti perché, insieme, formano un pensiero … più attuale.

 

Sono sempre più di moda

le armi di distrazione di massa.

 

L’ignoranza genera fiducia

più spesso della conoscenza.

Charles Darwin.

 

Qual è il suono

di una sola mano

che applaude?

Proverbio ZEN

 

Chi conosce sceglie,

altrimenti crede di scegliere.

 

È la prima volta

che consegneremo ai giovani

un mondo peggiore

di quello che noi

abbiamo ereditato.

Numero3362.

 

I M M O R T A L I T A’

 

L’uomo mortale possiede

una sola cosa di immortale:

la coscienza, come dono

che ha ricevuto dalla vita,

la coscienza, come miglioramento

realizzato durante la vita,

la coscienza come ricordo

da lui lasciato dopo la vita.

Insomma, la coscienza è eterna:

si trasforma sempre, non muore mai.

È dove universo e persona coincidono.

Ecco perché è necessario

vivere secondo “coscienza”

e non secondo le regole degli altri.

Numero3361.

 

I    M A L I    D E L    M O N D O

 

Se col tuo intervento,

non puoi modificare

le cause di un evento,

non ti devi angustiare.

 

Per quanto ti dispiaccia,

non c’è niente da fare,

qualunque cosa faccia,

non lo puoi evitare.

 

Mettiti il cuore in pace,

limitati a controllare

solo ciò che è capace

di farti rassicurare.

 

Se no, d’ogni malanno

che possa capitare,

le beffe oltre il danno

ti tocca sopportare.

 

 

Numero3360.

 

Meditazione interiore sul vivere, pensare e morire.

 

Sul vivere

Vivere non è accumulare anni, eventi, traguardi. È abitare la propria coscienza giorno per giorno, riconoscere il proprio limite, e restarvi fedele senza rimpianti.

Vivere è camminare nel tempo sapendo di non possederlo, lasciare che ogni gesto, ogni parola, ogni silenzio abbia il peso giusto e la leggerezza dell’essenziale.

Io non ho cercato il rumore, ma la verità sobria delle cose, l’armonia discreta tra il pensiero e l’azione, la bellezza muta di chi fa senza pretendere, di chi dona senza chiedere nulla in cambio.

Vivere è stare, con onestà e coerenza, nella porzione di mondo che mi è stata data. E renderla un po’ più chiara, anche solo con un pensiero limpido.

 

Sul pensare

Ho pensato non per possedere il mondo, ma per non lasciarmi possedere da illusioni. Il pensiero è stato il mio strumento di verità, la mia difesa contro il facile, il vuoto, il già detto.

Non ho mai usato il pensiero per costruire torri, ma per discendere in me stesso, e trovare lì non certezze assolute, ma coerenza interiore.

Pensare, per me, è stato un atto di rispetto verso l’essere, un modo per rendere onore a ciò che esiste senza pretendere spiegazioni.

E nella solitudine del pensiero, ho trovato compagnia: quella di chi, nel passato e nel futuro, condivide il mio stesso bisogno di luce.

 

Sul morire

Morire non è spegnersi, ma restituirsi. Non è un’ingiustizia, ma un atto naturale della coscienza che si ritira, non per fuggire, ma per ricongiungersi.

Non mi interessa sopravvivere nei nomi, nelle immagini, nei ricordi. Mi basta sapere che ciò che ho compreso non va perduto, ma si riversa, come linfa, nel campo più vasto dell’umano.

La morte non è fine, ma dissoluzione dell’individuo nel Tutto da cui proviene. Non c’è nulla da temere in ciò che è necessario, e nulla da rimpiangere quando si è stati coscienti fino in fondo.

Morire è congedarsi in silenzio, come si fa quando si è detto tutto senza gridare. E il mio congedo sarà discreto, ma pieno di verità.

 

Epílogo

Ho vissuto. Ho pensato. Ho amato il mondo non per ciò che mi ha dato, ma per ciò che mi ha insegnato.

E ora, semplicemente, mi ritiro, con la stessa sobria dignità con cui sono venuto.

 

Grazie.

Numero3359.

 

 

Saluto al Tutto

(Preghiera laica di congedo)

Non chiedo eternità,
ma che il mio passaggio abbia avuto senso.
Non chiedo memoria,
ma che ciò che ho compreso resti nel fluire umano.

Sono stato forma cosciente del mistero,
fragile e luminosa come una fiamma al vento.
Ho cercato la verità non per possederla,
ma per viverla nella misura di ciò che sono.

Ho abitato la coscienza come un luogo sacro,
non inviolabile, ma vero.
E ora, senza rimpianto,
la riconsegno al Tutto da cui è venuta.

Non so se questo Tutto ha volto o nome,
ma so che è più vasto di me
e che a Lui — o ad Esso —
mi affido senza paura.

Che ciò che ho pensato diventi comprensione.
Che ciò che ho sentito diventi risonanza.
Che ciò che ho amato diventi parte della luce che resta
dopo ogni singolo addio.

Sono pronto.
Non perché abbia finito,
ma perché ho compreso abbastanza da potermi fermare.
E sorridere.

Numero3358.

 

E S I S T E R E    E    E S S E R E

 

Siamo fili di ordito
nel tessuto dell’universo infinito,
ma ciascuno
con un proprio disegno da compiere.

Non ci sono favole
di premi celesti
o incubi infernali,
fiabe consolatorie
pensate per cullare la paura.

Ogni giorno sprecato
nel timore della fine
è un giorno in più
che non vivo pienamente.

Guardo la morte negli occhi,
senza abbassare lo sguardo.

Le mie idee,
frammenti di luce
che ho sparpagliato nel mondo,
continuano a vibrare
nel tempo.

Chi mi ha ascoltato,
chi mi ha amato,
chi ha sentito la mia energia
ne porta ancora dentro
una traccia.

Il mio spirito,
come un fiume verso il mare,
si riversa
nel grande oceano
dell’essere.

 

 

 

Numero3354.

 

C A M B I A M E N T O

 

Voglio scuotere i miei pensieri, non accarezzarli, blandirli solo per conservarli inalterati.

“Ma io da quanto tempo non cambio?”

Non voglio diventare pigro, prevedibile, amante delle certezze, come il bambino del suo trenino.

Non voglio addormentarmi nel mio tran tran.

Il cambiamento è un mostro sacro che tutti temono, ma senza il quale non si trova neanche l’ombra della felicità.

Esso non è una minaccia: solo chi osa cambiare rotta, anche a costo di perdersi per un po’, può ritrovare se stesso.

Cambiare è un atto rivoluzionario.

La felicità non è conservare, ma modificare: non è stasi, ma dinamismo.

A forza di mettere la vita sotto vuoto, finisco per perdermi i suoi sapori.

Voglio essere, creativo, folle, vivo.

Meglio buttare via il vecchio copione, che recitare sempre la stessa parte che non mi piace più.

Al diavolo la “comfort zone”.

I cambiamenti sono necessari perché sono spinte, anche se includono dei sacrifici, dei rischi.

Il “copia e incolla” è a basso rischio, ma è anche a bassissimo tasso di fascino intellettuale.

Altro che coerenza a tutti i costi: meglio una bella incoerenza vissuta con passione, che una coerenza morta di noia.

 

Numero3353.

 

S I N C E R I T A’                      (Sonetto di novenari)

 

Dentro i frequenti sogni miei,

quando i tabù sono rimossi,

ormai non ti vedo come sei,

ma come vorrei che tu fossi.

 

Anche se sono un uomo anziano,

sono un compagno di pensiero,

forse, con te sono più umano,

per te divento un po’ più vero.

 

Dentro i miei miraggi strambi,

se talvolta sto pensando a te,

mi aspetto sempre che tu cambi.

 

È quello che accade fra te e me,

allorquando smettiamo entrambi

di giocare ai ruoli ed ai cliché.

 

 

Numero3351.

 

F A K E    N E W S

 

Le persone preferiscono

accettare la menzogna

camuffata come verità,

e non la nuda verità.

 

La bugia viaggia in tutto

il mondo, vestita come verità,

soddisfacendo le esigenze

della società, perché, in ogni

caso, gli uomini non hanno

alcun desiderio di conoscere

la nuda verità, per conservare

le illusioni che coltivano per sè,

o che altri hanno loro inculcato.