Numero2977.

 

L A    V I T A

 

Abbi cura di ogni momento

perché questa è la tua vita,

un viaggio bellissimo

pieno di gioie e di sfide.

Abbraccia tutta la felicità

che si presenta, non importa

quanto fugace possa essere.

Lascia andare preoccupazioni

e rimpianti, e concentrati

sul presente e sul futuro.

Circondati di amore,

di risate e di ricordi cari.

La vita è troppo bella per

essere tutto tranne che felice.

Numero2956.

 

B I L A N C I O    D I    V I T A

 

Ormai ho trovato la mia strada

per il mio esodo da questo mondo.

Ora so che, qualunque cosa accada,

questa mia vita non è stata, in fondo,

 

così inutile. Ma non me ne vanto:

forse poteva anche essere migliore,

e se non sono stato proprio un santo,

non sono stato neanche un peccatore.

 

E non è andata male, dopotutto:

non ho grandi successi che festeggio,

ma ho più costruito che distrutto,

 

è più una vittoria che un pareggio.

Invecchiare ora so che è proprio brutto,

però l’alternativa è molto peggio.

Numero2950.

 

da  QUORA

 

Scrive Corrado Montoro, corrispondente di QUORA

 

Friederich  Nietzsche e il superUomo (o Oltreuomo)

 

L’Oltreuomo di cui parla Nietzsche, soprattutto nello Zarathustra, è la conseguenza di alcune riflessioni che devono prima essere introdotte per comprendere il concetto di Übermensch.

In Così parlò Zarathustra, Nietzsche narra del Profeta Zarathustra, saggio Eremita che, dopo essersi ritirato per dieci anni, scende dalla montagna in cui viveva per dispensare la sua saggezza.

Questo profeta scende e porta con se “il grande annuncio”: la morte di Dio (di cui aveva già parlato nella Gaia Scienza).

Morti sono tutti gli dèi: ora vogliamo che l’Oltreuomo viva» – questa sia un giorno, nel grande meriggio, la nostra ultima volontà! (Così parlò Zarathustra)

Alla già enigmatica affermazione della morte di Dio, egli aggiunge che sono stati proprio gli uomini ad ucciderlo:

Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso! (Ecce homo)


  • Morte di Dio

Perché Nietzsche ci accusa di essere gli assassini di Dio?

Perché Nietzsche non vuole tanto provare la non-esistenza di Dio, quanto affermare che la fede cristiana non è più la guida etica delle persone. Sono le persone che stanno mano a mano diventando atee e così facendo hanno ucciso Dio.

Nietzsche fu così lucido da vedere i germi del secolarismo e da capire che esso sarebbe avanzato e rimasto. In questo senso, l’annuncio della morte di Dio è l’annuncio della fine dei valori religiosi come pilastro della nostra società.

Ma non è tutto.

Dio rappresenta la più antica delle bugie che gli uomini si raccontano per non affrontare la vita. Ci rassicuriamo al pensiero che la vita sia ordinata, sensata e che ci sarà una ricompensa per le buone azioni. Dio è la speranza che il mondo abbia un perché, ma purtroppo è solo una nostra invenzione.

Pensa l’uomo: d’altra parte, la sofferenza deve pur avere un senso. Perché dovrei alzarmi ogni mattina per mungere la vacca, se no? Che senso avrebbe mettere al mondo – un mondo pieno di sofferenza – un figlio? E, poi, tutti i miei cari che non sono più qui con me, saranno pur da qualche parte ad aspettarmi. In un bel posto, una realtà metafisica, una realtà altra, diversa da questo mondo imperfetto. Un paradiso, pieno di luce e senza dolore, governato da Dio.

No. Queste sono solo bugie. Menzogne che ci diciamo da sempre, calunnie che ci servono a sopportare le difficoltà della vita. Gli uomini, ritrovandosi in un mondo pieno di incertezze, si sono rifugiati in esse.

La differenza tra l’Oltreuomo e l’uomo consiste proprio nel coraggioso rifiuto delle menzogne millenarie.


  • La morale del Gregge e la morale dei Signori

Ma questa verità non può essere accettata da tutti, scrive Nietzsche. Di sicuro non dal gregge (il popolino).

Il Gregge ha assorbito acriticamente la cultura in cui si trova. Il Gregge non si chiede neanche perché giudica una certa cosa buona o cattiva. Semplicemente segue quello che gli è stato insegnato, la religione, la tradizione e la cultura di cui è impregnato.

La morale dell’Occidente (quella Cristiana) è una morale “anti-naturale”, la quale va contro l’istinto vitale, contro lo spirito di chi può affermare la propria Volontà di Potenza. Secondo Nietzsche, come abbiamo detto, questa moralità cristiana sta declinando, ma questo non significa che si imporrà quella dei Signori (morale di un’ipotetica Aristocrazia, basata su valori vitali).

Anzi, Nietzsche capì che si sarebbe comunque imposta una morale del Gregge: “il pericolo dei pericoli”, secondo lui, è la vittoria della morale dei deboli, di quelli guidati dal Ressentiment verso chi riesce a imporsi nella vita, verso chi affronta la vita con coraggio.

La morale del Gregge impedisce agli individui di sviluppare i propri talenti, considera tutti uguali e non riconosce il merito dell’impegno e che, così facendo, spinge tutti gli individui con il potenziale di elevarsi sopra le masse a diventare:

Un più piccolo, quasi ridicolo, animale del gregge, un qualcosa facile da compiacere, malaticcio, e mediocre (Al di là del bene e del male)

Anche dovesse cadere l’apparato valoriale cristiano, il Gregge continuerà ad odiare chi si mette in gioco, chi dedica ogni sua energia ad uno scopo e passa la vita alla ricerca di un obiettivo più alto.

Una delle più belle descrizioni del comportamento del popolino nei confronti di chi si riesce ad elevare al di sopra della mediocrità è data dalla figura del funambolo.


  • Il funambolo

Il Profeta Zarathustra è ormai sceso della montagna e si trova al mercato. Lì si è radunato il popolo perché è giunta la voce che si sarebbe esibito un funambolo.

Il funambolo diventa simbolo dell’uomo che tenta di superare se stesso. Un funambolo prende la vita coraggiosamente. Il suo non è un mestiere in cui si possa fingere. Egli si è messo in gioco veramente: o riesce ad attraversare la corda o cade e si spezza l’osso del collo.

La corda del funambolo diventa simbolo del percorso tra uomo e Oltreuomo, tra l’inerzia e il sì alla vita:

L’uomo è una corda annodata fra l’animale e il Superuomo, una corda tesa sopra un abisso (Così parlo Zarathustra).

Nonostante il funambolo cada e fallisca, Zarathustra lo loda. Il popolo però non capisce le sue parole e ride.

Quando Zarathustra ebbe pronunciate queste parole, guardò di nuovo gli uomini e tacque. «Eccoli – disse al suo cuore – essi ridono: essi non mi comprendono, io non sono bocca per queste orecchie.

Perché questa è la punizione che riservano gli altri a chi cerca di elevarsi al di sopra della massa, a chi cerca di essere diverso, di non accettare il mos maiorum (costume della maggioranza): la derisione. Come a dire: tu sei solo un poveraccio, che cosa ti eri messo in mente di fare? Nessuno può uscire dal Gregge, nessuno può pensare di essere autonomo, libero dal passato e dal pensiero comune.

Ma come si fa, volendolo, ad uscire dal Gregge? Nietzsche lo spiega attraverso tre figure quella del cammello, del leone e del fanciullo.


  • Piegarsi a Dio: il Cammello

Il primo simbolo di reazione verso la cultura tramandata (senso di colpa e pregiudizi, religione e morale popolare) è quella del cammello.

Il cammello è colui che nutre ancora timore reverenziale nei confronti di Dio. Questa persona affronta a suo modo la vita, addossandosi carichi pesanti, prendendosi le responsabilità e chinando la testa.

C’è un non so che di dignitoso nel suo addossarsi le difficoltà. Il problema è che non lo fa per sé, ma per paura di una futura punizione divina.


  • Verso la libertà: il Leone

La figura del leone si avvicina a quella dell’Oltreuomo. Il leone rifugge la morale che gli è stata imposta.

Quale è questo drago immane che lo spirito non vuole più oltre chiamar suo padrone e suo Dio? Si chiama egli: «Tu devi». Ma contro di lui lo spirito del leone avventa le parole: «Io voglio» (Così parlò Zarathustra).

Il “drago” di cui parla è la seduzione della facile scelta di seguire ciò che ci impone la tradizione. Ma questo drago è forte e avversario temibile. Sa i suoi punti di forza e ribatte che tutti i valori sono già stati creati.

«Ogni valore fu già creato; e io tutti li rappresento. L’«io voglio» non deve più esistere». (Così parlò Zarathustra).

Il leone può solo limitarsi a dire il suo “sacro no” ai valori tramandati, ma la parte destruens (che smantella) non basta.


  • Volere il proprio destino: il Bambino

E’ la figura dello spirito che vuole la sua propria volontà. Se il leone era la figura della “libertà da…”, il fanciullo è “libertà di…”.

Perché il fanciullo è l’innocenza, è l’oblio: un ricominciare, un gioco, una ruota che gira per sé stessa, un primo movimento, una santa affermazione.

Il fanciullo è appena nato, non ha i preconcetti degli adulti. Quello che Nietzsche aveva in mente era un individuo libero dal peso delle norme sociali, dei costumi e dogmi della società. Ma non solo: il bambino è anche pieno di gioia per la vita, si meraviglia per le scoperte e ama creare cose nuove. E’ quello che Nietzsche chiama il “sacro sì” alla vita.


  • Eterno ritorno e Amor Fati (Amore o accettazione del Destino)

L’Oltreuomo ama la vita. Riesce a superare le vecchie concezioni e le limitazioni religiose. Ma c’è un’ultima caratteristica che lo contraddistingue: il vivere la vita con l’idea dell’eterno ritorno e con l’Amor Fati.

Il concetto di eterno ritorno è stato spesso travisato, dandogli una lettura metafisica che semplicemente non ha. Quello che Nietzsche invita a fare è vivere la vita come se fossimo condannati a riviverla all’infinito. Con questa idea sicuramente saremmo più invogliati a non perderci in inutili questioni, risentimenti senza senso e invidia nei confronti degli altri.

Questo modo di vivere ci consente di vivere a pieno, ci consente di amare ogni singolo avvenimento e ogni nostro gesto, a prescindere dal fatto che nella vita esistano sia gioie che dolori. Anzi, accettando il brutto della vita senza per questo doversi rifugiare nei dolci sogni di paradisi lontani. E se avessimo già sprecato molto tempo prezioso? Poco male, l’amore per la vita di un Oltreuomo consiste anche nell’accettare il proprio passato.

La mia formula per la grandezza dell’uomo è Amor Fati: non volere nulla di diverso, né dietro né davanti a sé, per tutta l’eternità.

Numero2947.

 

S E S S O    E    A M O R E

 

Dice Venditti (e non solo lui) che “non c’è sesso senza amore”, ma lui, quando cantava questo, era innamorato.
Molti, specialmente gli uomini, vogliono fare sesso anche senza essere innamorati. Si tratta di una pulsione naturale che considera il sesso un atto ricreativo e di personale gratificazione, come può essere anche l’autoerotismo del resto, che può essere desiderato a prescindere dall'”alibi” del rapporto d’amore con il/la partner.

Una donna è molto più coinvolta emotivamente ed affettivamente e vorrebbe che il rapporto sessuale fosse l’espressione più alta del desiderio reciproco che è la risultante di tante componenti.
Per il maschio queste componenti sono prevalentemente di ordine fisico: ed esempio la bellezza corporea, “il sex appeal”, la complicità e la partecipazione erotica di un certo livello e via dicendo. Tutte cose riscontrabili e reperibili anche genericamente, senza bisogno di concentrarsi e monopolizzarsi su una sola e unica donna.

Per la femmina, invece, conta molto di più il bisogno di essere amata e desiderata per quella che è, intendendo per questo di godere di una certa esclusività ed anche di un “ascendente” particolare che lei detiene come arma di seduzione personale che, ovviamente, si attribuisce per sana autostima.
Essere concupita sessualmente dal maschio, legittimo od occasionale, le conferisce una straordinaria conferma della propria caratura umana ed erotica.

 

Ma ribaltiamo l’ipotesi: esiste l’amore senza il sesso?
È ancora e sempre amore quello che i due componenti di una coppia provano reciprocamente, senza avere rapporti sessuali?

Possono essere tanti i motivi per cui, in una coppia, non si pratica più il sesso.
Può succedere che uno dei due diventi portatore di una patologia ostativa, o di una carenza o di una condizione fisica debilitante, oppure riporti qualche trauma, anche psicologico, che pregiudichi in modo continuativo la sua praticabilità dal punto di vista della sessualità.
Oppure, molto più banalmente, è scemata del tutto l’attrazione fisica ed emotiva preesistente.
Però, possono persistere immutati i rapporti, psicologicamente appaganti, della stima personale, del rispetto reciproco, dell’affetto, vero e profondo, che, magari da tanti anni, ha unito i componenti della coppia.

Il sesso può anche passare in secondo, terzo o quarto piano ma estrometterlo del tutto vuol dire rinunciare all’unico vero momento intimo e gratificante di una coppia. Il momento in cui ci si guarda dentro. Un momento in cui il tempo si ferma, si fermano i pensieri e si lascia il mondo fuori. E non è solo sesso… È anche il prima: come ci si arriva. È il dopo: come ci si sente…
Due componenti fondamentali! È abbandonarsi. Desiderarsi. Concedersi in modo esclusivo.

Per rispondere al quesito di partenza, direi che non si tratta più di Amore con la A maiuscola, quello della gioventù, quello della pienezza dei sensi, quello degli exploit, quello che De André chiama “l’amore che strappa i capelli”.

L’amore senza sesso è, però, una specie di “amore in tono minore”, senza esaltazioni, non conclamato, non gridato od esibito, ma vissuto a basso profilo, molto intimizzato, molto complice e, a suo modo, egualmente profondo.
Anzi, è fatto di tante piccole cose ed attenzioni, anche di tante parole che rispecchiano lo stato d’animo, di due che, consapevolmente e onestamente, hanno scelto di continuare la loro relazione su un altro binario che, ben lungi dall’essere un binario morto, li può portare molto lontano, con condizioni di viaggio molto più confortevoli e confacenti alla loro età presente e futura.
Io lo considero un “coronamento” dell’amore della prima fase.

Insomma, l’Amore con la A maiuscola non è un assoluto, non è per sempre. È una chimera transeunte.
Decade e si trasforma, adattandosi alla legge del tempo, e diventa un Affetto con la A maiuscola.
E questo è la versione più nobile e umanamente gestibile del rapporto di coppia, che si consolida e rimane valido, nella misura in cui era valido l’amore originale, quello dei tempi migliori.

Numero2943.

 

 

L A    D E P R E S S I O N E

 

da  QUORA

 

Scrive Riccardo Cecco, corrispondente di QUORA.

 

La depressione è pigrizia emotiva.

 

Premessa: sarò crudo e diretto. Dirò cose che non vuoi sentire. Perciò, se hai paura di sentirti offeso o di uscirne ferito dopo la lettura, NON LEGGERE!

Ho lottato con la depressione per moltissimi anni.

Una cantilena di pensieri ed emozioni negative si era impossessata di me, diventando la colonna sonora della mia vita. Credevo che fosse il mio naturale modo di essere, e ci creai attorno la mia identità.

Ero grasso, povero e senza amici e davo la colpa alla depressione. Poi mi sono reso conto che ero depresso perché ero grasso, povero e senza amici.

Sono stato bullizzato e deriso. Ho avuto problemi con l’alcol e le droghe. Ho sofferto di una forte ansia sociale e ho lottato con dei disordini alimentari. Alcune delle persone più importanti della mia vita sono venute a mancare quando ero ancora un adolescente.

La verità è che tutti abbiamo problemi e la vita non è fatta per essere semplice.

La società di oggi, però, ci incentiva ad essere flaccidi e a comportarci da vittime. Di conseguenza, siamo portati a dare la colpa a qualcosa di esterno per delle difficoltà che ci troviamo ad affrontare interiormente.

Non sopporto quando sento qualcuno dire “soffro d’ansia”. Che cazzo vuol dire? Tutti soffriamo d’ansia. Non è altro che un’emozione che si viene a creare nel momento in cui decidiamo di preoccuparci per qualcosa che potrebbe accadere in futuro.

Non sopporto nemmeno sentir dire “ho la depressione.” Di nuovo… Che cosa significa? Non si tratta di un tumore o di un virus. Non vai a fare una passeggiata senza il giubbotto e ti prendi la depressione. Non è una malattia che cade dal cielo da un giorno all’altro.

La depressione è circostanziale.

Se non sei a conoscenza del motivo per cui sei depresso, significa che dovresti cominciare ad esaminare la tua vita e imparare a conoscerti meglio, invece che passare le giornate davanti a Netflix.

È difficile? Ci sono dei mostri che non vuoi affrontare? Ti capisco, ed è del tutto comprensibile. Ma se decidi di distrarti piuttosto che affrontare la realtà, non cambierà mai nulla.

Potresti avere l’istinto di ribattere con mille scuse, e lo comprendo. Ci sono passato anche io attraverso quella fase. Quando sei depresso, fai di tutto per difendere la tua depressione: è più facile trovare delle giustificazioni per non cambiare, piuttosto che darsi da fare per farlo.

Qualche tempo fa, un mio amico stava attraversando un brutto periodo. Era rimasto senza lavoro, la ragazza lo aveva lasciato, suo padre stava molto male e non aveva idea di che cosa volesse fare nella sua vita. Vedeva il suo mondo andare a pezzi e disintegrarsi un pezzettino alla volta, giorno dopo giorno.

Mentre bevevamo un caffè è crollato: si è messo a piangere e a parlare di quanto tutto fosse insopportabile e ingiusto.

Lo ascoltai e mi si spezzò il cuore a guardarlo in quello stato. La mia propensione iniziale fu quella di appoggiargli una mano sulla spalla e proporre i soliti luoghi comuni: “dovresti farti aiutare da qualcuno,” oppure “mi dispiace, vedrai che con il tempo passerà.”

Grazie al cielo, ho avuto la freddezza di riflettere e ricordare che cosa avesse aiutato me a superare quei momenti difficili. E non fu di certo l’accondiscendenza del mondo esterno: quella non faceva altro che alimentare il mio vittimismo.

“Cazzo, che vita di merda che stai vivendo! Non vorrei mai essere nella tua situazione,” gli dissi.

Smise di piangere. I suoi occhi si sbarrarono. Mi guardò sorpreso, confuso e intimorito: inconsciamente, stava aspettando la classica parola di conforto.

“Che cosa vuoi dire?” mi chiese.

“Che hai ragione. Stai vivendo una vita di merda e non ti invidio per niente. E ora?”

“E ora cosa?” rispose.

“Che cos’hai intenzione di fare? Aspettare che passi? Aspettare che succeda qualcosa che ti cambi la vita da un momento all’altro o che un angelo venga a salvarti? Oppure vuoi muovere il culo e fare qualcosa?”

Rimase in silenzio per qualche secondo. “Muovere il culo,” disse.

Lo abbracciai e gli dissi che per qualsiasi cosa sarei stato a sua disposizione, poi me ne andai e lo lasciai solo con i suoi pensieri.

Ormai è passato più di un anno e sta continuando a lottare con i suoi mostri ma, a poco a poco, sta imparando a sconfiggerli e a migliorare la sua vita. Mi ha ringraziato più volte per come mi comportai in quella situazione. Dice che avrebbe voluto una pacca sulla spalla, ma ciò di cui aveva bisogno era guardare in faccia la realtà, e io lo aiutai a farlo.

Se in quel momento mi fossi mostrato come l’amico comprensivo e compassionevole, potrebbe ancora essere nella stessa situazione, se non peggio.

Sì, perché la depressione non nasce da un giorno all’altro: si crea nel tempo, man mano che evitiamo di affrontare i problemi e che li lasciamo accatastare dentro di noi sotto forma di pensieri incompresi ed emozioni inespresse.

La vita non è facile per nessuno e c’è chi ha ricevuto delle carte di gran lunga peggiori delle tue. La differenza nel lungo termine, tuttavia, non la fanno le carte che hai in mano, bensì come decidi di giocarle. Se altre persone in situazioni più difficili sono riuscite a conquistare un’esistenza più serena, perché non dovresti riuscirci anche tu? Che cosa ti rende così speciale da poter evitare il lavoro che va fatto?

Al mondo non interessa che cosa ti è successo, quali sono i tuoi problemi, se sei grasso, se sei stato bullizzato, se la tua ragazza ti ha lasciato o se è morto un tuo familiare.

La vita continua ad andare avanti, con o senza la tua depressione. Sta solamente a te decidere quale giocata fare con le carte che ti sono state consegnate.

Sostanzialmente, la scelta da fare è sempre una: essere una vittima o assumerti la responsabilità per la tua vita e cambiare il tuo modo di giocare. Entrambe le scelte implicano dolore, ma la prima porta sofferenza, mentre la seconda porta crescita e maturità.

Se non sai da dove cominciare, parti dal tuo stile di vita.

Usa la prima ora del giorno per allenarti, comincia a mangiare meglio e a regolarizzare il tuo sonno. Poniti dei piccoli obiettivi e perseguili.

Vedrai che, in un tempo relativamente breve, ti renderai conto che la depressione non è una malattia, bensì un insieme di abitudini sbagliate e assenza di introspettiva.

Non hai voglia di allenarti? Non ti piacciono le verdure? Non hai la motivazione necessaria per cominciare? Va benissimo, almeno sarai consapevole che non desideri davvero cambiare. Per lo meno, non abbastanza.

Forse hai bisogno di toccare il fondo per trovare l’energia e la motivazione, ma non te lo consiglio.

Io stesso ho toccato il fondo prima di dare una svolta alla mia vita. E se è vero che mi ha dato la motivazione per cambiare, è anche vero che è svanita dopo qualche giorno. Alla fine, ho dovuto comunque introdurre disciplina e resilienza per stare sul pezzo.

Ora… Andare in palestra, imparare nuove abilità e prenderti del tempo per conoscerti meglio, risolveranno tutti i tuoi problemi?

No, no e no.

Tuttavia, ti assicuro che, se migliorerai le tue abitudini, ti porrai qualche domanda in più e farai maggiore chiarezza sui tuoi desideri, la tua vita cambierà completamente. Ma sappi che avrai del lavoro da fare! E sarà dura, molto dura…

Puoi accettarlo e agire di conseguenza o continuare a vivere come hai sempre fatto, ma senza il diritto di dire che la vita fa schifo o che sei sfortunato.

Sono chiacchiere al vento e a nessuno interessa sentirle. Nessuno ti verrà mai a salvare. Non ti salverà un amico, né una pillola e nemmeno uno psichiatra. Solo tu puoi salvare te stesso.

La depressione è una scelta, non una malattia, e assumertene la responsabilità è l’unica cosa in grado di cambiare le carte in tavola.

Ogni ausilio esterno può essere utile e importante. Uno psichiatra o il supporto di un buon amico possono essere d’aiuto ma, in fin dei conti, l’unica cosa che conta è l’azione. La mera compassione non cambia nulla; anzi, rischia di farti sentire giustificato, rendendo la metamorfosi ancora più difficile.

Che tu sia d’accordo con me oppure no, a me non interessa. In realtà, non interessa a nessuno. Ma se trovi un senso in ciò che dico, sai già qual è il prossimo passo da fare e sai anche che devi cominciare ora.

Numero2919.

 

Quali sono le 20 cose assolutamente importanti e utili nella vita?

 

da  QUORA

 

Scrive Flavian Mwasi, corrispondente di QUORA

 

1.Matrimonio – Avere o meno un compagno di vita è una questione di scelte. Ma ti dirò perché ne vale la pena: la vita è migliore quando sei in coppia.

2.Sesso – Questo è il numero due della lista per ovvi motivi. A meno che tu non sia celibe, ne hai assolutamente bisogno. Inoltre, senza di esso, i matrimoni sono morti. È una chiamata di biologia e perpetua i tuoi geni.

3.Amore – Non comincerò nemmeno a spiegare perché ne hai bisogno. È ciò che rende la vita utile e bella.

4.Famiglia – Perché fornisce un sistema di supporto che nessun’altra istituzione può dare. E lega insieme nella società.

5.Resilienza – La vita stessa è dura e non devo ricordarti che ci sono molte prove. Una pelle spessa per resistere ad ogni avversità è una cosa particolarmente buona da avere.

6.Rischio – Sì, ti è mai venuto in mente che senza rischi non può mai esserci un successo significativo? Tutti abbiamo imparato a camminare assumendo dei rischi. Grandi rischi.

7.Risate – Hai sentito che ci vogliono molti meno muscoli facciali per sorridere che per essere arrabbiati? Bene, le risate pompano l’ossigeno tanto necessario nei polmoni perpetuando la tua longevità.

8.Fitness – Fitness e salute vanno di pari passo. Se hai l’abitudine di mangiare bene, fai un ulteriore passo avanti e fai alcuni esercizi. Tieni lontano il medico e le conseguenze negative.

9.Felicità – Puoi fare a meno dei soldi, ma hai assolutamente bisogno della felicità per rimanere mentalmente sano.

10.Viaggio: non riesco nemmeno a spiegare come la sensazione di viaggiare e sperimentare nuove avventure influisce sul tuo sistema psicofisico. Mette in uno stato di riposo.

11.Investire – Assicurare il tuo futuro è d’obbligo se sai che sarai ancora qui a meno che non accada qualcosa di brutto. Anche se ti succede qualcosa di brutto, vale comunque la pena investire per non lasciare alla tua famiglia poco o niente.

12.Istruzione: non puoi immaginare quanto sia potente la capacità di leggere e scrivere. Ottenere un’istruzione pertinente non è solo utile, ma anche un investimento.

13.Amici: gli amici sono utili soprattutto se ti trovi in ​​condizioni di ristrettezza.

14.Definizione degli obiettivi – Non puoi semplicemente vivere senza meta nella vita.

15.Disciplina: ti terrà fuori dai guai.

16.Saggezza: ti aiuterà a prendere buone decisioni e giudizi solidi.

17.Passione – Ne hai assolutamente bisogno.

18.Coraggio: proverai a fallire molte volte. Devi dotarti di questa capacità per continuare a provare anche quando sai che rischi di fallire di nuovo.

19.Focus – Ci sono un sacco di cose che funzioneranno per te. Impostare la tua attenzione è assolutamente necessario per assicurarti di non perdere l’obiettivo.

20.Fiducia in se stessi: se non credi e non apprezzi te stesso, nessun altro lo farà.

 

 

Scrive Eric, corrispondente di QUORA.

 

  • Fare ogni sera almeno due ore di compiti a casa, a partire dalle medie. Devo una parte importante del mio successo all’educazione formale e all’abitudine di imparare. Non me ne pentirò mai. E non mi è mai mancato il tempo per fare tutte le attività che i bambini normalmente svolgono.
  • Fare circa 45 minuti di esercizio fisico ogni giorno della settimana. La vostra salute non è negoziabile.
  • Coltivare un hobby creativo. Anche se la musica non mi ha mai portato denaro, si è comunque dimostrata la forma di meditazione più efficace per me. Esprimete in ogni modo la vostra creatività ma non permettete che vi distragga dalla vostra carriera.
  • Trascorrere del tempo nella natura. Non deve necessariamente trattarsi di molto tempo. Una semplice passeggiata di 30–60 minuti nel verde è in grado di ricordarvi il vostro posto nel mondo e nella meraviglia della vita.
  • Abitare il più vicino possibile al lavoro. Anche se il costo della casa aumenta, vale la pena di doversi spostare meno per andare al lavoro. Non c’è maggior spreco di energia mentale che guidare durante l’ora di punta.
  • Intraprendere quotidianamente un’attività che connetta mente e corpo (a parte l’esercizio vigoroso). Yoga, stretching e meditazione vi mantengono in contatto con il vostro corpo. È una pratica di rispetto di sé e di auto-nutrimento che mantiene le emozioni in equilibrio.
  • Capire il vero significato della politica e della propaganda. Attraverso un processo di auto-consapevolezza, apprendimento della storia e comprensione della psicologia della manipolazione, potete imparare a non essere succubi di un governo. Rimanete indipendenti ed evitate lo stress di avvicinarvi troppo a una qualsiasi causa politica o religiosa senza un’attenta analisi e il giusto senso della misura.
  • Donare a enti benefici. Scegliete delle buone cause (donare abiti, supportare le culture, educazione) e aiutate il prossimo a prosperare. Essere consapevoli di potersi permettere di aiutare gli altri vi farà sentire persone forti e degne.
  • Avere una bassa impronta ambientale. In ogni cosa che vi riguarda, fate in modo di non sprecare risorse. Usate meno acqua, elettricità, riscaldamento, benzina, sapone, abbigliamento, ecc. che potete per soddisfare i vostri bisogni. Quando vi guarderete indietro vi farà sentire meglio sapere di avere avuto un impatto minimale sul mondo.
  • Mostrare gentilezza verso gli stranieri. Probabilmente il singolo indicatore più accurato della vostra gentilezza è come trattate persone che non avete mai visto prima e che non vedrete mai più. Atti altruistici di gentilezza sono estremamente gratificanti. Siate automobilisti, clienti, pedoni e turisti gentili. Nutrite la vostra anima con atti di gentilezza.
  • Mantenere un’immagine rispettabile. Abbiate sempre un aspetto curato. Non indossate mai abbigliamento strappato. Non attirate su di voi attenzione non necessaria. Mantenete pulita l’auto e ordinata la casa/il giardino. Pensate che il mantenere una buona esteriorità sia fare la vostra parte per mantenere bella l’umanità. Avere una buona immagine vi aiuta nel lavoro e nella vita personale.
  • Risparmiare per le emergenze. Più denaro avrete risparmiato, più tranquillità avrete. Sapere che potete affrontare anche emergenze finanziarie di un certo tipo (guasti all’auto, spese mediche, spese veterinarie, ecc.) vi donerà pace interiore. I soldi non comprano la felicità, ma di sicuro comprano sicurezza.
  • Trascorrere un po’ di tempo a imparare cose che vi aiuteranno ad avanzare nella vostra carriera. Più skills di solito si traducono in un lavoro più interessante e in uno stipendio più elevato. Pensate al tempo passato a imparare nuove abilità come al migliore investimento possibile del vostro tempo.
  • Comprare un’auto affidabile invece di una troppo vistosa o troppo economica. È un dato di fatto che le auto più affidabili non sono quelle con le migliori prestazioni o quelle più accattivanti. Ma le auto affidabili non sono mai quelle più a buon mercato. Fate in modo di comprare la marca più di qualità che vi potete permettere e non buttate soldi in quelle che consumano di più.
  • Spendere abbastanza denaro in cibo/verdura fresca. Vale sempre la pena procurarsi cibo di qualità. La verdura fresca costa più del cibo in scatola, ma è di qualità migliore. Risparmiare sul cibo e compromettere la vostra nutrizione è da stupidi.
  • Prendere il vostro lavoro sul serio. È ovvio che non tutti hanno il lavoro dei sogni. Considerate che trascorrerete 40 ore a settimana al lavoro per almeno 40 anni della vostra vita. Dovreste essere voi a dare un senso e un valore al vostro lavoro piuttosto che aspettarvi che sia il lavoro a intrattenervi. Qualcuno vi paga per un motivo. Avrete più successo e troverete più significato in quello che fate quando lo prenderete sul serio e rimarrete coinvolti.
  • Trovare uno scopo alla vostra vita. La felicità non si ottiene inseguendo il piacere. Si ottiene contribuendo a rendere il mondo un posto migliore. Allineatevi con quello che la società abbisogna di più da voi. Scoprite i talenti che vi rendono utili e donateli al mondo.
  • Dedicare tempo a relazioni meritevoli. Il lavoro è importante ma non dovrebbe mai precludere il tempo dedicato alle vostre relazioni più importanti. Tutti i rapporti umani richiedono tempo e una certa dose di sforzo. Come tutte le cose di valore nella vita, lo sforzo è inevitabile. Fate in modo di incontrare regolarmente coloro che vi sono più vicini. È tempo ben impiegato.
  • Mantenere una curiosità infantile e un senso di meraviglia nei confronti del mondo. Quando qualcosa vi sembra interessante, prendetevi del tempo per impararne di più. Cercate fatti interessanti sulla natura, le persone, la storia, la scienza. Il processo di apprendimento non finisce mai. Ogni nuovo giorno è una nuova pagina nel libro della vita. Cercate la bellezza.
  • Riposare abbastanza. Per riposo non intendo piacere sfrenato o distrazione. Intendo un periodo tranquillo, tempo per dormire, tempo per ponderare, tempo per riflettere sugli eventi nella vostra vita. Lasciate sempre spazio per rinfrancarvi e recuperare dalle sfide della vita. Una persona ben riposata è molto più produttiva di una stressata. Prendetevi il tempo per guardare lontano o per chiudere semplicemente gli occhi e riposare la mente stanca.

 

Scrive Anubhav Jain, corrispondente di QUORA          (non sono 20 ma 14)

 

  1. Lo stress e il fumo, entrambi sono le principali cause di impotenza e di altri problemi sessuali.
  2. Quando le persone hanno grandi aspettative da te, è un loro problema, non avere il mal di testa, ignorali.
  3. L’amore non riguarda solo la ricerca del piacere da un corpo, l’amore riguarda le emozioni, la cura, la compatibilità, l’accettazione, la fiducia e la connessione divina con una persona che può essere sostenuta per tutta la vita.
  4. Non cercare di adattarti alla definizione di “figo”, le persone prima apprezzano e poi ti corrono davanti nella vita, in seguito.
  5. Fatti molti amici, ma continua a valutare la loro genuinità e continua a eliminarne alcuni.
  6. La vita non scorre sui social media, la vita scorre sulla praticità e sulla realtà, tieni gli occhi aperti alla verità.
  7. I genitori non hanno sempre torto, né hanno sempre ragione, ma almeno ascoltali prima di prendere una decisione, sono esperti e si prendono sinceramente cura di te.
  8. Scegli una carriera dopo aver analizzato, valutato ed eliminato tra le varie opzioni, non decidere sotto l’influenza di qualcuno o semplicemente per far parte della corsa al successo.
  9. L’abitudine di investire può portarti una fortuna un giorno o almeno alleggerire il tuo fardello un giorno, in futuro.
  10. Le persone vincono la più grande delle guerre essendo educate, umili ed esprimendo le loro opinioni autentiche con fermezza, non puoi combattere con tutti.
  11. Dai via tutto, ma non dare mai il rispetto per te stesso a nessuno ad ogni costo.
  12. Essere un ragazzo non ti rende speciale, essere un ragazzo rispettoso e amorevole ti rende speciale.
  13. Quando lavori, non solo guadagni denaro ma acquisisci preziosa esperienza, concentrati su entrambi per una buona carriera.
  14. Non cercare aiuto e assistenza, sei abbastanza in grado di trovare soluzioni ai problemi più grandi, pensa solo con una mente rilassata.

Numero2917.

 

Come si fa a capire chi è veramente un buon amico?

 

da QUORA

 

Scrive Emanuele De Feo, corrispondente di QUORA

 

Papà mi diceva…
per capire chi è un buon amico
organizza una festa
fai una festa bellissima
prendi buone birre
e dei vini sopra i tredici
prendi del buon cibo
e che la musica di sottofondo
sia bella, che possa accogliere tutti
mettila alta
ma non troppo
lascia che i vostri dialoghi
non vengano coperti dagli assoli,
invita amici, mi diceva, invitane tanti,
invita tutti gli amici che conosci

e poi finita la festa
lascia che ognuno prenda la via
che preferisce,
non forzare nessuno a rimanere
non convincere
non prolungare mai la festa
che le feste hanno origini più antiche di noi,
sanno loro quando finire,
tu saluta e augura la buonanotte a tutti
e osserva

osserva bene chi di sua volontà
resta ad aiutarti,
chi ti aiuterà a lavare i piatti
chi ti aiuterà a rimettere a posto
a sistemare le cose,
questi saranno i tuoi buoni amici,
quelli che non ti staranno accanto
solo quando la musica e il vino
gioiranno con le tue buone lune,

i buoni amici
sono quelli che rimarranno
anche quando la tua vita
avrà da offrire solo briciole e disordine

e alla fine di tutto,
mi diceva papà
ricorda, alla fine di ogni bellissima festa
alla fine di ogni momento epico
di ogni grande successo
e di ogni impresa riuscita,
vedrai che accanto a te
resteranno sempre pochissime persone,
ma quelle pochissime
ricordalo sempre,
valgono tutto.

Questo è il metodo che suggerisce Gio Evan, noto scrittore italiano.

Se capisci chi rimane quando la vita ha da offrire solo disordine, allora capirai veramente chi potrai chiamare “amico”.

Numero2912.

 

C R E D O    I N    D I O ?         OVVERO  IL  DUBBIO  CATEGORICO

 

Ovviamente, ognuno è libero di credere quel che gli pare, ma lo riservi alla sua sfera individuale senza pretese di possedere e di dover insegnare qualcosa di universale e di assoluto: lo smentisce qualsiasi osservazione quotidiana del reale e delle persone intorno a noi, raccontando e mostrando sempre tutt’altro da quanto atteso e voluto per fede, autoconvincimento, idealismo, bisogno di sicurezze, paura della morte ed altre pulsioni terra-terra che si pretendono trascendentali. Perché, si sa, ci vengono molto meglio, più comode e più piacevoli le illusioni.

Quello che non sappiamo è assai più di quello che crediamo di sapere.
La scienza naturale è lo strumento migliore di cui disponiamo per illuminare l’universo intorno a noi, ma sarebbe assai arrischiato costruire su di essa una “metafisica”: non possiede certezze assolute ed è in un processo di continua evoluzione.
Non esistono prove schiaccianti per non credere, come non ne esistono per credere.
Per decidere, ognuno deve consultare il suo cuore e mettere in gioco la sua libertà.

Lascio certamente il giusto spazio al libero esercizio intellettuale e alla immaginazione di chi dissente da me.

Seppur le considerazioni scientifiche, ed in particolare quelle socio-antropologiche moderne, debbano necessariamente essere il fondamento per ogni pensiero e giudizio razionale in merito al presente quesito, realizzo, tuttavia, che un certo grado di “trascendentale” possa verosimilmente permeare la nostra vita, eludendo funzioni reali come la ragione.

Rimango diffidente di santoni, predicatori o pensatori/pifferai magici di qualsiasi sorta, come anche delle forme più diffuse ed organizzate di culto, orbitanti attorno ad ogni assetto arbitrario di elementi sacri, salvifici ed imperativi. Ma, per onestà intellettuale, non mi sento di condannare  il “credere” in qualcosa di più grande e di metafisico, così come riconosco giustificata la necessità di “umanizzarlo” e renderlo compatibile con la propria cultura e accettabile per il proprio cuore.

Non tutti, però, hanno l’acume o la forza interiore di accettare l'”incertezza” con vera serenità, sia essa fideistica oppure atea. Coltivare una fede è già, di per sé, padroneggiare una certezza. Scade  quasi a istanza secondaria, ma non è meno importante, il particolare che essa sia fondata o meno.

Io ho imparato a farlo proprio dalla mia vita: vivo nella “fede del dubbio”, senza certezza alcuna che non sia la morte, ne ho fatto un oracolo di coscienza e un blasone di obiettività mentale e comportamentale e mi ci trovo bene.

Non “credere”, ma “dubitare” è il paradigma di ogni mio passo nel cammino dell’esistenza e, tuttavia, ho passato il mio tempo alle prese con il feroce e martellante assillo del problem solving (metodo per risolvere i problemi), che è per me, in definitiva, il vero e giusto modo di saper vivere. Parodiando Renè Descartes (Cartesio), grande uomo di scienza e filosofo della prima metà del XVII secolo, invece che “Cogito, ergo sum” (Penso, dunque esisto), dico semplicemente: “Dubito, ergo sum” (Dubito, quindi esisto).

Modestamente e umilmente, considero le “certezze” ( non dico solo quelle della fede) un lusso intellettuale che non mi appartiene e che non ho mai preso in considerazione, ancor più quando e perché esse sono dogmatiche, apodittiche, indimostrabili e indimostrate. Esse sono persino un approccio fasullo, una distorsione della realtà ed un allontanamento da essa che inducono a inquadrare l’esistente entro schemi preconfezionati, entro scatole chiuse dove il diverso della natura, l’inatteso della morale, il nuovo del sociale, il razionale del contraddittorio speculativo non trovano mai ospitalità.

Sono un “comodo” rifugio preservativo e consolatorio ed affrancano apparentemente da ogni rischio ed azzardo: sono una specie di salvifica “assicurazione sulla vita”, risarcitoria a beneficio indeterminato, illusorio e tranquillizzante antidoto contro le sorprese squilibranti delle vicende umane.
E queste sono un pericoloso, ma meraviglioso “divenire” in costante aggiornamento.

Oggi semplificherei col dire: “sono agnostico”. Forse in fondo, oltre i miei filtri critici, spero davvero che ci sia “qualcosa” di più grande e vivo, di conseguenza, in pace con me stesso, se non altro perché non vorrei che la vita fosse priva di un significato, se non di un sogno. Se ce n’è uno anche per me, non sia il delirio reazionario di chi ha gli occhi per contemplare la propria natura e la coscienza di non accettarla coerentemente.

E questo é, forse, un modo saggio di vedere la vita. Ma ho, come sempre, i miei dubbi: sono ancora  e tuttora un apprendista degli imperscrutabili algoritmi di questo stupendo viaggio che è la mia esistenza. E di questo itinerario, il percorso è non meno importante e affascinante della sua destinazione e della sua meta che rimane, per quanto certa, sconosciuta e misteriosa.

 

O sol che sani ogne vista turbata,

tu mi contenti sì quando tu solvi,

che, non men che saver, dubbiar m’aggrata.

 

O sole (riferito a Virgilio), che rendi chiara ogni vista disturbata,

tu mi soddisfi tanto quando risolvi (i dubbi)

che dubitare mi piace non meno che sapere.

 

Dante, Inferno canto XI, vv 91-93

Numero2894.

 

D E F I N I T I O N    O F    H E A L T H

Definizione di Salute

 

A state of complete physical, mental and social well-being and not only the absence of disease and infermity.

Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non puramente l’assenza di malattia ed infermità.

 

BENESSERE   FISICO

Sensi acuti, buona performance cardiovascolare, sistema immunitario efficace, condizioni di vita salutari.

SI : stile di vita attivo, dieta equilibrata, sonno ristoratore, esposizione al sole, igiene personale.

NO : abuso di alcol, fumo e droghe, esposizione ad inquinanti e tossine ambientali.

 

BENESSERE   MENTALE

Personalità emotivamente equilibrata, capacità di pensare lucidamente, buona autostima, approccio positivo agli eventi.

SI : allenamento mentale, adeguato sfogo di sentimenti ed emozioni.

NO : preoccupazioni costanti, stress cronico, incapacità di gestire lo stress.

 

BENESSERE   SOCIALE

Qualità delle relazioni con gli altri, partecipazione ad una vita sociale soddisfacente, buone capacità di relazioni interpersonali, rete di supporto per i momenti di crisi.

SI : relazioni sociali gratificanti, contatto fisico e sessuale, condivisione delle esperienze.

NO : livello di educazione o status socioeconomico inadeguati a svolgimento di vita sociale appagante.

 

 

 

Numero2889.

 

A B B E C E D A R I O     S P I C C I O L O     D I     V I T A

 

Lascia andare le persone che non sono pronte ad amarti.

Questa è la cosa più difficile che dovrai fare nella vita e sarà anche la cosa più importante.

Smettila di avere conversazioni difficili con persone che non vogliono cambiare.

Smettila di apparire per le persone che non sono interessate alla tua presenza.

So che il tuo istinto è quello di fare tutto il possibile per guadagnare l’apprezzamento di chi ti sta intorno., ma è un impulso che ti ruba tempo, energia, salute mentale e fisica.

Quando inizi a lottare per una vita con gioia, interesse ed impegno, non tutti saranno pronti a seguirti in quel luogo.

Questo non significa che devi cambiare ciò che sei, significa che devi lasciare andare le persone che non sono in grado di seguirti.

La verità è che non sei per tutti e non tutti sono per te.

Questo è ciò che rende così speciale l’incontro con persone da cui hai amicizia o amore corrisposto.

Saprai quanto questo è prezioso, perché hai sperimentato ciò che non lo è.

Ci sono miliardi di persone su questo pianeta e molte di loro le troverai al tuo livello di interesse e impegno.

Forse, se smetti di comparire non ti cercheranno.

Forse, se smetti di provarci la relazione finirà.

Forse, se smetti di messaggiare, il tuo telefono rimarrà buio per settimane.

Questo non significa che hai rovinato la relazione, significa che l’unica cosa che la sosteneva era l’energia che solo tu davi per mantenerla.

Questo non è amore, è attaccamento.

È dare una possibilità a chi non se la merita.

Tu meriti molto di più.

Quando ti rendi conto di questo, inizi a capire perché sei così ansioso quando passi del tempo, in attività e spazi incongrui, con persone che non ti fanno bene e non dovrebbero starti vicino.

Comincerai a renderti conto che la cosa più importante che puoi fare per te stesso e per tutti quelli che ti circondano, è proteggere la tua energia più ferocemente di qualsiasi altra cosa.

Rendi la tua vita un rifugio sicuro, in cui sono ammesse solo persone “compatibili” con te.

Non sei responsabile per aver salvato nessuno.

Non sei responsabile di convincerli a migliorare.

Non è il tuo lavoro esistere per le persone e dare loro la tua vita.

Ti meriti amicizie vere, impegni veri e un amore completo con persone sane e prospere.

La decisione di prendere le distanze da persone nocive, ti darà l’amore, la stima, la felicità e la protezione che meriti.

Numero2868.

 

da  QUORA

 

Qual è il caso di reincarnazione più convincente della storia?

 

Scrive Manuel Pietropaolo, corrispondente di QUORA

 

Dorothy Eady nacque nel 1904 nella periferia di Londra. Una bambina come tante, in una famiglia come tante. Ma a tre anni, la vita di Dorothy cambiò per sempre.

Mentre giocava sulle scale di casa, la bambina scivolò e cadde, battendo violentemente la testa. Dorothy perse conoscenza ma, al suo risveglio, sembrava non aver riportato alcuna ferita, e i genitori tirarono un sospiro di sollievo. Qualcosa, però, era cambiato. La bambina estroversa e allegra sembrava aver lasciato il posto ad una personalità introversa e nervosa. Dorothy si nascondeva, era intimorita da oggetti comuni, e spesso chiedeva ai genitori di riportarla “a casa”, sostenendo che quella non fosse la sua vera dimora. La bambina cominciò anche a soffrire di incubi notturni, nei quali vedeva “antiche costruzioni” e “maestose colonne”.

Ma fu durante una visita al British Museum di Londra, che la storia di Dorothy prese una piega alquanto strana.

Giunti nella sala dedicata all’Antico Egitto, Dorothy sembrò recuperare la vitalità di un tempo, si aggirava affascinata tra i reperti, si inchinava davanti alle statue delle divinità, recitando perfino una sorta di litania, in una lingua che nessuno riuscì a interpretare. Dorothy si recò moltissime volte al British Museum per pregare, dichiarando di voler rimanere “tra la sua gente”.

In quegli anni Dorothy decise di avvicinarsi allo studio dei geroglifici, riuscendo a tradurre simboli che altri studiosi avevano impiegato anni per decifrare.

Verso i 15 anni di età Dorothy affermò che uno spirito, Oh Ra, le aveva rivelato in sogno che lei era la reincarnazione di una antica sacerdotessa egizia. Stando ai racconti di Dorothy, Oh Ra la contattò diverse volte in sogno, rivelandole dettagli della sua vita precedente. Dorothy prese l’abitudine di trascrivere il tutto in un diario e, nel giro di qualche mese, aveva riempito 70 pagine di memorie, scritte interamente in geroglifici.

La vita di Dorothy proseguì in modo piuttosto ordinario: conobbe uno studente egiziano, e realizzò il suo sogno di trasferirsi in Egitto, dove, pur non possedendo alcun titolo di studio, divenne la prima donna a lavorare per il dipartimento di antichità di Giza. Più tardi si trasferì ad Abylos, la città dove avrebbe trascorso la sua vita precedente, e qui, indicò agli archeologi un preciso punto in cui scavare, dicendo di ricordare che, in quel luogo, ci fosse un giardino. Gli scavi portarono alla luce proprio dei giardini, di cui, fino a quel momento, non si conosceva l’esistenza.

Conosceva il contenuto di diversi scritti religiosi, senza mai averli letti, e, in diverse occasioni, localizzò rovine e manufatti sepolti.

Dorothy lavorò per il dipartimento di antichità fino al 1969, anno del suo pensionamento, anche se continuò a frequentare i luoghi e a condurre visite guidate fino al 1981, anno della sua morte.

Il New York Times la definisce “una delle storie di reincarnazione più intriganti e convincenti del mondo occidentale”.

 

Scrive Vincenzo Risi, un altro corrispondente di QUORA.

 

Senza scomodare il caso più famoso, quello di Dorothy Eady che sosteneva di aver vissuto nell’antico Egitto, c’é il caso di Shanti Devi, una donna indiana nata nel 1926 a Delhi in India e morta nel 1987.

Già all’età di quattro anni iniziò a parlare della sua vita passata, di suo marito e dei suoi due figli; che aveva vissuto con suo marito nella città di Mathura in cui lui era proprietario di un negozio di vestiti, che il suo nome passato era Chaudine ed era morta dando alla luce il terzo figlio. I suoi genitori la lasciarono fare convinti che fossero solo le fantasie di una bambina. Fu solo quando le affermazioni sulla sua vita passata divennero più insistenti che cominciarono a preoccuparsi. Shanti spesso raccontava dei cibi che cucinava alla sua famiglia, delle strade di Mathura, ecc. Più cresceva e più Shanti raccontava storie della sua vita passata, insistendo coi genitori di portarla a Mathura. Un giorno il suo insegnante, incuriosito inviò una lettera all’indirizzo del suo presunto marito descrivendo la situazione e con sua sorpresa l’uomo gli confermò tutto, dal nome della moglie a quello dei figli, l’indirizzo e i suoi parenti; ogni cosa detta da Shanti corrispondeva, perfino il colore della casa. L’insegnante chiese al “marito” di Shanti, Pantit Kedarnath Chaube, di venire a Delhi per incontrarla ma l’uomo temendo una truffa ci mandò suo cugino chiedendo di presentarsi col suo nome. All’arrivo dell’uomo alla stazione Shanti non si fece ingannare riconoscendo da subito il cugino del marito e rivelando altri dettagli della casa, sui suoi figli e su suo “marito”. Sconvolto, l’uomo tornò a casa e raccontò tutto al cugino convincendolo ad andare a Delhi per incontrarla ma Pandit non era ancora del tutto convinto, perciò quando il cugino bussò alla porta della casa di Shanti lo presentò come suo fratello. Anche questa volta la ragazza non si fece ingannare ed indicò Pandit come il suo marito nell’altra vita. A cena fece preparare i piatti preferiti da Pandit e come prova della sua reincarnazione gli descrisse la casa e il luogo dove aveva nascosto i suoi gioielli personali e una quantità di denaro. Quando Pandit e suo cugino presero il treno per Mathura la ragazza volle andare con loro ma non le fu permesso. Tempo dopo venne invitata da Pandit a visitare la sua casa insieme ai genitori e la ragazza fece il tragitto senza smarrirsi, dando prova di conoscere bene quelle strade sebbene fosse la prima volta che visitava quella città. Arrivata a destinazione riconobbe tutti i suoi “vicini di casa” chiamandoli per nome sebbene non li avesse mai visti prima, descrivendo le loro case e i figli, rimproverando Pandit perché aveva dipinto la casa con un altro colore, lasciando l’uomo ancora una volta stupefatto. Durante l’incontro riconobbe i suoi figli compreso quello che non aveva mai conosciuto, raccontando cose che solo la moglie defunta di Pandit poteva sapere e descrivendo il periodo di transizione tra un corpo e l’altro. Quando fu il momento di accomiatarsi pianse al pensiero di dover di nuovo lasciare i figli ma rimase sempre in contatto con la sua precedente famiglia. La ragazza divenne molto famosa in India al punto da essere presentata al Mahatma Ghandi e a molti membri del Parlamento indiano. Nel 1935 venne istituita un’apposita commissione d’indagine sul suo caso arrivando alla conclusione che Shanti Devi era un vero caso di reincarnazione. Questo é il caso di vita passata più documentato della storia, non solo per le indagini che sono state fatte ma perché il soggetto non ha descritto una sua vita in epoche lontane ma quella immediatamente precedente, fornendo al tempo stesso testimonianze e prove dirette.