Numero2903.

 

da  QUORA

 

Perché oggi sempre più fedeli cristiani si allontanano dalla Chiesa?

 

Risponde Stefano Valenti, corrispondente di QUORA

 

Mi vengono in mente almeno tre motivi.
Primo: minor pressione sociale.
Secondo: lo sviluppo delle conoscenze scientifiche fa sì che un minor numero di persone creda nel soprannaturale (anche se questo non le rende necessariamente né meno ignoranti, né più razionali).
Terzo: le nostre società sono più individualiste e si tollera meno l’idea di dover obbedire a regole dettate da altri.

La fede religiosa può spingere alla superstizione, al fanatismo e alla prevaricazione; ma questo vale anche per la fede politica, per il pregiudizio, per l’avidità, per la sete di potere e per altri strumenti di controllo e di sfruttamento delle masse.
Le fedi religiose non sono tutte uguali. Alcune enfatizzano il rispetto per gli altri, la responsabilità nei confronti di sé stessi e degli altri, l’integrità personale, l’onestà, la fedeltà. Questi elementi sono, in generale, presenti nel cristianesimo (in alcune versioni più che in altre) e anche in altre fedi religiose (non in tutte). Da questo punto di vista, se non credere significa buttare a mare anche questi valori etici, che però si possono possedere anche senza professare una fede religiosa, la perdita della fede non è un fenomeno positivo.
Se, invece, professare una fede religiosa significa alimentare il fanatismo e l’intolleranza, allora meglio non professarne alcuna.

In definitiva, comunque, si deve professare una fede religiosa perché ci si crede, non perché è “utile”.

 

Risponde Michele Cini, corrispondente di QUORA

 

Hanno fatto il possibile, l’inverosimile e l’impossibile per cacciare i fedeli dalle loro chiese. Sessuofobia ossessiva con divieto di tutto, anche dei pensieri, con esaltazione assurda della castità come virtu’, con preti solo maschi e solo celibi, e divieto anche nel matrimonio dell’amore fine a se stesso; divieto di controllo delle nascite, madonne di gesso che piangono sangue maschile, apparizioni quotidiane e altre truffe per fare soldi, insistenza sulle favole bibliche (anche a me hanno insegnato che Darwin era cattivo ), svalutazione del sapere, della scienza e di tutto ciò che di piacevole offre la vita, accordi col duce ma negazione del liberalismo e del socialismo, scandali frequenti. Un tempo la gente subiva tutto ciò per ignoranza, ma ora i tempi sono cambiati.

 

Risponde Giancarlo Aureli, corrispondente di QUORA

 

Le motivazioni sono molteplici: il rapporto tra religione e morale rientra tra queste.

Tra le più rilevanti, la forte crescita della popolazione che oggi si dichiara favorevole all’eutanasia, intesa in senso generale come alla possibilità di porre fine alla vita di un malato incurabile: il 63%.

L’accettazione, da parte della maggioranza degli italiani, della condizione omosessuale e di alcuni suoi diritti: era condannata dal 62% della popolazione di venticinque anni fa, mentre oggi viene ritenuta ammissibile dalla maggioranza delle perone (56%).

Ciò significa che, in un Paese in cui il legame cattolico è ancora diffuso, cresce la distanza dalla morale proposta dal magistero ecclesiale, come già avvenuto sulle questioni del divorzio, dell’aborto, delle convivenze fuori dal matrimonio.

Già le indagini del recente passato avevano segnalato le difficoltà degli italiani non soltanto a seguire, ma persino a comprendere le indicazioni della gerarchia in questo campo, ritenute troppo restrittive e anacronistiche, ad esempio sui temi della contraccezione e della procreazione.

L’indebolimento dei legami con la Chiesa cattolica emerge anche dalle modalità con le quali la Chiesa agisce nella nostra società. Sul versante sociale le denunce sono quelle note: riguardano un’organizzazione religiosa accusata di troppo potere, di indebita influenza in campo politico, di incoerenza tra il dire e il fare, in pratica di rappresentare una realtà che “predica bene ma razzola male”, come evidente anche nella questione della pedofilia clericale, ma non solo.

Questi giudizi negativi vengono oggi condivisi da oltre i due terzi della popolazione, circa un 10-15% in più di quanto succedeva venti-venticinque anni or sono.

Anche in altri Paesi cattolici, come la Polonia, la situazione è la medesima: tra i problemi più gravi della Chiesa sono considerati: la pedofilia del clero (60%) e il coinvolgimento in politica (37%).

Quasi la metà della popolazione dei credenti nutre l’idea che “non c’è bisogno dei preti e della Chiesa, ognuno può intendersela da solo con Dio”. Cresce dunque l’idea che sia plausibile avere una “fede senza Chiesa”, agendo in proprio sulle questioni di fede.

Il disaccordo con la Chiesa si manifesta anche a proposito di alcune normative interne al campo religioso, in particolare quelle relative alla vita sacerdotale, che prevedono ancor oggi sia il divieto alle donne di esercitare questo ministero, sia l’obbligo del celibato per il clero maschile.

Secondo Andrea Riccardi (La Chiesa brucia, Laterza, 2021) la crisi è talmente grave che alcuni analisti e sociologi hanno parlato di “fase terminale” della Chiesa cattolica.

Jérôme Fourquet scrive severamente sul cattolicesimo in Francia: «C’è una scristianizzazione crescente, che sta conducendo alla “fase terminale” della religione cattolica». E continua: «se questo trend sarà confermato, si stima (chiaramente come linea tendenziale) che nel 2048 possa esserci l’ultimo battesimo, mentre nel 2031 l’ultimo matrimonio cattolico. Addirittura potrebbe esserci anche la totale scomparsa di sacerdoti francesi nel 2044» (J. Fourquet, L’archipel français. Naissance d’une nation multiple et divisée, Seuil, Paris 2019).

«Per centinaia di anni è la religione cattolica che ha strutturato profondamente l’inconscio collettivo della società francese. Oggi questa società è l’ombra di quello che era. È in corso un grande cambiamento di civiltà».

L’aggettivo “terminale”, molto duro, è usato anche da due studiosi di vaglio: Emmanuel Todd (che in passato ha preconizzato la fine del sistema sovietico e poi la crisi dell’egemonia americana) e il demografo Hervé Le Bras. Quest’ultimo è figlio di Gabriel Le Bras, uno dei padri della sociologia religiosa francese, cui tanto si deve per una lettura del fenomeno della “scristianizzazione” della società, compiuta attraverso i flussi della pratica religiosa. Ebbene nel 2013, in Le mystère français, entrambi gli autori, Todd e Hervé Le Bras, parlano di «crisi terminale» della Chiesa, anche qui avendo presente la Francia.

La gravità della crisi della Chiesa europea non si può considerare neppure lontanamente attenuata o mitigata da eventuali incrementi delle chiese decentrate, in quanto si tratta della “testa”, del cardine, del fondamento dell’intera Chiesa. Se viene meno il “capo” viene meno l’intero corpo. Le Chiese extraeuropee sono inoltre spesso minoritarie nei propri paesi. Ad esempio in Cina i cattolici rappresentano circa lo 0,7% della popolazione, pur contando circa dieci milioni di fedeli. Una minoranza irrilevante e insignificante.

Eppure molti componenti del gregge cattolico continuano ad immaginare un futuro roseo, autoconvincendosi di essere in ascesa anziché in discesa, un po’ come coloro che continuavano a ballare e cantare mentre il Titanic affondava. Tra non molto, per poter ammirare da vicino un esemplare di pecorone cattolico sarà necessario recarsi nel museo delle cere di Madame Tussauds a Londra.

 

N.d.R. : Io non frequento le chiese. Ci entro, assai di rado, solo per partecipare ad eventi rituali come battesimi, comunioni, funerali che riguardano parenti o persone care. Registro i cambiamenti in atto che si stanno verificando ultimamente, rispetto a quando, ragazzino e chierichetto, appartenevo anch’io agli addetti ai lavori. Soprattutto, l’atmosfera che si respira durante una celebrazione o cerimonia non ha molto più a che fare con il clima ecumenico e partecipativo di diversi decenni fa. E l’aria di crisi è rappresentata in prima persona proprio dal prete celebrante. Gli addetti ai sacri uffici che io ho visto sull’altare o al fonte battesimale o al cimitero, nelle ultime tre, quattro volte che ero presente, erano preti molto vecchi, quasi prostrati e stanchi, con ambulazione precaria e difficoltà espressive e di verbalizzazione. Non avevano più nulla di carismatico che potesse, in qualche modo, interpretare la sacralità della funzione che stavano rappresentando. Erano l’immagine della Chiesa cadente.

 

 

Numero2885.

 

N A R C I S I S M O

 

Anna De Simone    Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia.

 

L’abuso narcisistico è una forma di violenza psicologica perpetrata da una persona con tratti narcisistici o con disturbo  narcisistico di personalità che aderisce a un modello di comportamento in cui cerca di ottenere potere, controllo e gratificazione a spese dell’altro. Chi ha spiccati tratti di personalità narcisistica o addirittura un disturbo della personalità, tende a sfruttare le loro emozioni e bisogni degli altri per alimentare il proprio senso di grandiosità e autoimportanza.

Le persone con tratti narcisistici o un disturbo di personalità narcisistica tendono ad avere un eccessivo bisogno di ammirazione, si fingono attenti e comprensivi ma in realtà, mancano del tutto di empatia verso gli altri! Presentano una visione distorta di sé in quanto si percepiscono come superiori, più competenti, capaci e, in definitiva, speciali. Nelle relazioni interpersonali, con lo scopo di ottenere conferme della propria grandiosità e auto-gratificarsi, finiscono per manipolare e danneggiare gli altri, cercando di sottometterli emotivamente fino ad annullarli. Nella relazione con un partner manipolatore, la vittima inizia a perdere terreno fino a cedere la cosa più importante che ha: la sua identità.

Dall’euforia allo sconforto

Le tattiche comuni utilizzate nell’abuso narcisistico includono la manipolazione emotiva, la critica costante, il sabotaggio, l’isolamento sociale, l’umiliazione pubblica, la colpevolizzazione, la proiezione delle proprie debolezze sugli altri e l’uso di ricompense e punizioni per controllare il comportamento degli altri. Nella relazioni di coppia, le ricompense e le punizioni, possono essere elargite in forma di: attenzioni, cene romantiche, carinerie… intervallate da silenzi, offese, critiche aggressive, esplosioni di rabbia. In pratica la relazione si trasforma in un ottovolante emotivo fatto a tratti da euforia e amore oppure, all’opposto, angoscia, rifiuto e devastazione.

Le vittime di abuso narcisistico spesso sperimentano un deterioramento della loro autostima, problemi di fiducia, confusione, senso di colpa e depressione. Possono sentirsi intrappolate in una relazione tossica e trovarsi in una costante lotta per soddisfare le esigenze insaziabili del narcisista.

È importante sottolineare che l’abuso narcisistico non è limitato alle relazioni romantiche, ma può verificarsi anche in famiglia, nelle amicizie, nell’ambiente di lavoro o in altri contesti sociali. Riconoscere i segni dell’abuso narcisistico è fondamentale per porre fine a tali dinamiche distruttive e cercare supporto e protezione. Ecco perché di seguito, ti proporremo alcune frasi con attente riflessioni utili per contestualizzarle. Infatti, è importante notare che queste frasi, da sole, non sono necessariamente indicative di manipolazione affettiva. È il contesto complessivo della relazione e dei comportamenti che determina se si tratta di una situazione d’abuso o meno. Se ritieni di essere coinvolto/a in una relazione manipolatoria, è fondamentale cercare il supporto di amici, familiari o professionisti qualificati.

Frasi tipiche di chi ha subito un abuso narcisistico

 

«Sento che la mia vita mi sta sfuggendo di mano»

Questa frase può emergere come un pensiero fulmineo, legato alla lucidità del momento! Sì perché chi è intrappolato in una relazione manipolatoria è spesso poco lucido: tende ad allontanarsi dalle sue emozioni e a sentirsi confuso su ciò che prova e che desidera. L’affermazione rimanda a un senso di impotenza, la vittima sente di non avere più controllo sulla sua vita, si sente sopraffatta dalle dinamiche relazionali tanto da perdere di vista se stessa.

A questo punto, se la persona prova a rallentare i ritmi della relazione e a concentrasi su se stessa, ecco che la morsa del narcisista inizia a stringersi! Il manipolatore affettivo, infatti, può far sentire la vittima in colpa o minacciata, qualora decidesse di prendersi cura di sé stessa dedicando attenzioni ad attività che non lo coinvolgono. Le continue minacce di abbandono e le punizioni (spesso subdole) creano dipendenza emotiva e, così, la vittima rinuncia alle proprie esigenze per soddisfare quelle del manipolatore. Sente letteralmente che la sua vita le sta sfuggendo di mano perché di fatto è in balia di qualcun altro!

 

«Mi sento in trappola»

Come premesso, la manipolazione affettiva può creare una dipendenza psicologica dalla relazione. Il manipolatore può minacciare la vittima con reazioni di rabbia, silenzi punitivi, abbandoni e allontanamenti. Cosicché, il partner può sentirsi senza via di fuga e impotente nel porre fine alla manipolazione.

«Ciò che provo e che penso non conta nulla per lui/lei»

Il manipolatore affettivo attua una costante opera di invalidazione. Con ogni sua condotta tenta costantemente di sminuire l’altro, sia nelle sue opinioni, che nei suoi pensieri ed emozioni. I desideri, i sentimenti… e tutto ciò che riguarda la vittima, non conta o meglio, il manipolatore narcisista pone tutto su un livello di inferiorità, minando la sua fiducia che la vittima nutre in se stessa. Ciò contribuisce a creare dipendenza emotiva, alla lunga, la vittima si sente insicura e non riesce a difendere i propri bisogni.

 

«Non va mai bene nulla di ciò che faccio», «non è mai abbastanza!»

Chi subisce l’abuso narcisistico viene continuamente svilito. Il manipolatore affettivo, infatti, utilizza costantemente il giudizio e le critiche per minare l’autostima dell’altro e controllare così i suoi comportamenti. Chi stringe una relazione con un partner narcisista, si sente costantemente sotto esame e incapace di soddisfare le aspettative irrealistiche del manipolatore: tutto ciò che fa, non è mai abbastanza.

«Non potrò mai trovare un altro come lui/lei» oppure «nessuno mi amerà mai»

Queste affermazioni rimandano certamente al tema della manipolazione ma, ancora una volta, riportano il focus sulla dipendenza affettiva. Il manipolatore, come premesso, fa leva sui bisogni di chi ha di fronte proprio per controllarlo ed esercitare il suo potere. Così, con i suoi atteggiamenti, attua un’incessante opera di convincimento: sostenendo di essere meraviglioso, speciale e unico, finisce per convincere il partner malcapitato che nessun altro potrà mai amarlo come lui/lei. Nel farlo, ancora una volta, crea dipendenza emotiva e paura dell’abbandono. Le vittima del manipolatore, infatti, sono quelle che più hanno bisogno di rassicurazioni, sono quelle che più hanno paura di essere abbandonate a se stesse.

 

«Mi sento come se stessi camminando sui gusci d’uovo»

Esperienza molto comune per chi è vittima di un abuso narcisistico, è quella di essere in una situazione difficile e delicata, in cui qualsiasi azione rischia di provocare una presunta offesa all’altro. Al primo sgarro, il manipolatore infatti può scattare su tutte le furie, può affermare di sentirsi offeso nel suo altissimo valore o non apprezzato. Per questo motivo, la vittima di manipolazione affettiva vive in costante ansia e ipervigilanza, cercando di evitare qualsiasi comportamento o parola che potrebbe scatenare la rabbia o le critiche dell’altro. Ciò crea un ambiente di paura e controllo costante. A lungo andare, inconsapevolmente, il partner del narcisista manipolatore si ritroverà ad aderire e conformarsi ai desideri narcisistici per evitare conflitti o punizioni.

«È tutta colpa mia»

Tra le tecniche manipolatorie utilizzate dal narcisista vi è la colpevolizzazione del partner (e non solo!). Il narcisista non fa altro che scaricare le proprie frustrazioni (e responsabilità) sui malcapitati di turno. Per ogni problema o difficoltà che sorgono nella relazione, il colpevole è sempre il partner. Per ogni impedimento che trova sul lavoro, il colpevole è sempre il collega…  Nella coppia, il partner del narcisista finirà per sentirsi responsabile di tutto e auto-incolparsi anche per situazioni che sono al di fuori del suo controllo.

Non pensi di dover meritare il meglio dalla vita?

È fondamentale comprendere a pieno fin dove si spinge la condotta manipolatoria che stai subendo perché, generalmente, gli effetti coercitivi si fanno sentire anche fuori dalla relazione di coppia. L’errore che commettono molte persone è quello di sottovalutare completamente le proprie risorse emotive. Anzi, nelle relazioni d’amore, molti di noi ignorano la possibilità di sfruttare su se stessi la propria capacità di cura, di attenzione e di auto-accudimento. Siamo bravissimi a prenderci cura dell’altro a farlo sentire amato ma poi, quando si tratta di noi, diventiamo pessimi. Ecco, allora, da dove partire: dal diventare più consapevoli di ciò che possiamo fare per noi stessi.

Durante la nostra crescita, ci insegnano come non deludere l’altro, ci insegnano a rispettare le regole e persino a non dar fastidio. Nessuno si prende la briga di insegnarci a “maneggiarci con cura” e “trattarci con amore”.

Numero2732.

 

IL  FASCISMO  DEGLI  ANTIFASCISTI

 

 Riporto un passaggio di Pier Paolo Pasolini datato 1974, sul fascismo degli antifascisti. Un lampo di un autore visionario che aveva anticipato tanti eventi avvenuti post-mortem.

Scriveva Pasolini :”Oggi il fascismo è un’altra cosa rispetto al Ventennio. Fascisti e antifascisti sono diventati uguali e hanno desideri simili: «Il nuovo fascismo – che è tutt’altra cosa – non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico.
Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo».
Le tradizioni devono essere spazzate via dalla «società dei consumi» e dal conformismo.
La cultura di massa «è infatti direttamente legata al consumo, che ha delle sue leggi interne e una sua autosufficienza ideologica, tali da creare un Potere che non sa più cosa farsene di Chiesa, patria e famiglia».
L’omologazione riguarda tutti: popolo e borghesia, padroni e sottoproletari. La stessa divisione in classi sociali tende a scomparire o, quantomeno, queste finiscono per essere indistinguibili.

 

da QUORA

 

Quali sono le basi del fascismo? L’intolleranza e la presunzione di superiorità, senza dubbio. Cosa distingue i fascisti di destra da quelli di sinistra? I fascisti di destra sono retrò, si rifugiano in stereotipi antiquati, in posizioni nazionaliste con motti tipo “l’Italia agli italiani”, usano cavalli di battaglia come l’immigrazione. Argomenti che fanno presa su una certa parte di popolazione, ma che immediatamente li rendono catalogabili.

E i fascisti di sinistra? L’intolleranza verso chi non la pensa come loro, di chi differisce dalla narrativa che impongono i loro giornali. Sono certamente elettori del PD, che colgono il verbo dal vomito de “La Repubblica”, giornale fondato da un fascista ex-camicia nera come Eugenio Scalfari e di proprietà dei più grandi lobbisti italiani : gli Elkan-Agnelli, noti per le lotte a favore dei lavoratori.

Mentre la vecchia sinistra poteva contare su voci di intellettuali di statura come Gramsci, Eco, Pasolini, questi nuovi personaggi poggiano il loro non-pensiero su Mentana, Gruber, Gramellini. Ed essendo figli del non-pensiero non possono che essere non pensanti.

La vecchia sinistra lottava per i diritti dei lavoratori, per un welfare migliore. Questi signori del PD sono riusciti in poco più di un decennio a distruggere quanto conquistato in un secolo di lotte, spesso finite in battaglie di sangue dei loro predecessori. Dalla Fornero, al job act fino alla buona scuola: riforme che hanno cancellato quanto ottenuto dalla vecchia sinistra.

Dei temi della sinistra storica non sanno nulla, delle lotte operaie non sanno nulla, gli argomenti base di questa sinistra fuxia sono i diritti della comunità LGBT e la conservazione dello Status-Quo.

Ciò che contraddice la narrazione dei loro vati deve essere repressa: ecco che esce il fascista che è in ogni Militante del PD. Non ti Vaccini? Sei un subumano, un untore: è giusto discriminarti, bastonarti sui social, isolarti, ti devi curare con i tuoi soldi, etc.

Non appoggi Zelensky, il nuovo Gandhi? Sei un nemico della libertà, un amante delle dittature. Scatta di nuovo il fascismo made in PD: “Devo censurarti, hai espresso un opinione contraria alla mia, devo punirti” ovvero usare il manganello dei social. Inutile fargli notare che il PD, nell’adorabile democrazia ucraina, sarebbe un partito messo al bando dallo stesso Zelensky, che i blogger di sinistra sempre nella stessa splendida democrazia ucraina spariscono, vengono arrestati o uccisi.

N.d.R.: Ecco perché 2 Italiani su 3 non vanno più a votare.

Numero2698.

 

da QUORA

 

A D    O N O R    D E L    V E R O

 

Nell’Italia medievale del XIII secolo, il numero di credenti cristiani era elevatissimo, praticamente un plebiscito religioso.

In realtà, una parte di questi, si limitava a professarsi fervente credente ma in realtà non lo era.

Una curiosa vicenda evidenzia propria questo assunto, che vide protagonista il vescovo di Parma, Gregorio Romano.

Secondo il racconto del frate Salimbene de Adam, Romano trascorse tutta la sua vita lavorando per la Chiesa e professando con passione la parola di Cristo.

Ma giunto in punto di morte rifiutò l’ostia consacrata, dichiarando di non aver mai creduto in Dio.

Quando i presenti gli chiesero sbalorditi perché mai avesse fatto il vescovo, rispose candidamente: “Soltanto per le ricchezze e per gli onori”.

 

N.d.R. : Riporto il seguente commento di un corrispondente di QUORA , Paolo Pelizzon, che scrive:

 

“Boh, colui che spreca la sua vita nel fanatismo religioso, fra deliri, vessazioni, ottusitá, esaltazioni psicopatologiche, goduria nel poter manipolare le ingenue zitelle che vanno a . . . confessarsi, che si ritiene membro di una associazione delinquenziale chiamata Chiesa, che ha commesso stragi in America Latina, roghi inquisitori in Europa bruciando vivi coloro che dicevano che la Terra gira attorno al Sole, che ha squartato vivi i dissidenti, che proclama che se racconti al prete di turno le tue voglie andrai tu in paradiso, mentre lui . . . con gli amichetti seminaristi . . . direi proprio che quest’uomo importante non lo é proprio e che la sua opinione non conta assolutamente nulla.

Il Padre Universale Inconoscibile ed Incomprensibile non centra nulla con i lestofanti.”

 

N.d.R. : Riporto anche l’intervento di un altro corrispondente di QUORA, Paolo Peverelli, che scrive sul tema: HA SENSO CREDERE IN DIO E NON NELLA CHIESA?

 

Dal mio umile punto di vista di uomo della strada, osservo:

Gesù detto il Cristo (che vuol dire Messia, in ebraico, o unto, scelto da Dio) faceva e predicava alcune cose.

La cosiddetta Chiesa Cristiana (nelle sue varie denominazioni Cattolica, Ortodossa, Evangelica), che DICE di ispirarsi a lui fa cose diverse e spesso contrarie.

Gesù prediligeva i poveri, gli sfigati, gli umili: pescatori, contadini, prostitute, ciechi e storpi che vedeva in mezzo alla strada a chiedere elemosina. NON ha mai chiesto denaro, dicesi MAI, per quello che faceva e diceva.

Come esempi delle sue illustrazioni (o parabole) usava spesso le persone più disprezzate e derelitte. Tipica l’illustrazione del Samaritano, che fa la miglior figura in confronto a un “prete” (un sacerdote), ad un “sacrestano” (un levita) e ad un normale cittadino ebreo rispettato. Solo che i Samaritani erano tanto disprezzati che gli ebrei seri nemmeno rivolgevano loro la parola…. peggio degli zingari o degli stranieri accattoni di oggi, che almeno ci si parla anche solo per dire “no grazie, non ti do nulla”.

NON SI È MAI INTERESSATO DI QUESTIONI POLITICHE, e, fosse solo per questo, lo odiavano tutti. Di sicuro non suggeriva a chi dare il proprio sostegno (oggi diremmo il voto).

Non aveva dove posare la testa, QUINDI NON ERA RICCO né di famiglia né di suo. Quando morì, l’unica cosa “sua” di valore erano i vestiti che aveva addosso, regalatigli da qualcuno. Lo seppellirono nella tomba di un altro.

Era cordialmente odiato e disprezzato da chi aveva potere e denaro, ai suoi tempi.

Ora, guardate le Chiese Cristiane, e ditemi se vedete la stessa cosa.

Decidete voi se sono degne di fiducia in quanto “imitatrici” di Cristo.

 

N.d.R. : ancora un parere da QUORA, di Andrea Lenzi, su questo tema.

 

Esiste una categoria numerosissima che è composta dai “Credenti fai da te”.

Contaminati indelebilmente dalla propaganda cattolica fin dalla culla, sono incapaci di allontanarsene, però, una volta che comprendono le sciocchezze scritte nella Bibbia e con i propri occhi assistono al male che Dio avrebbe potuto impedire, si creano una personale divinità tutta amore e compassione che pregano quando hanno paura.

Ciò vale tanto più quanto più viene fuori l’inciviltà della Bibbia, con la sua intolleranza verso gay, donne e non credenti ed il continuo ricatto divino:

Vi amo tutti ma solamente se mi riconoscerete come unico Dio e vi comporterete come dico io; altrimenti non avrete che la dannazione eterna.

Inoltre, da un punto di vista logico:

se Dio esiste ed è onnipotente, allora è responsabile di avere creato questo mondo, tra tutti quelli possibili, dove ogni forma di vita muore di fame se non uccide altre forme di vita e le mangia.

In sintesi, ha creato il bisogno di mangiare e la relativa lotta per la sopravvivenza, alla base di ogni conflitto umano ed animale.

Oltre a ciò, ha creato virus e batteri, giusto per parlare di attualità, oltre a terremoti e vulcani.

Quindi esistono solamente 2 possibilità:

-Dio onnipotente e creatore o esiste ed è disinteressato alle forme di vita o è sadico.

-non esiste alcun Dio onnipotente e creatore.

 

N.d.R. : Dario Perna, altro corrispondente di QUORA, risponde alla domanda: “Perché avete smesso di credere nella Chiesa Cattolica?”

 

Perché sono stato (ormai ex) un francescano secolare.

Ho studiato per anni in convento, ma più approfondivo la Bibbia, più aumentava il numero dei brani contraddittori e delle domande di logica alle quali i vari prof di teologia o i vari confessori non riuscivano a rispondere.

Tutto questo unito ai retroscena di un ordine religioso che predica bene, ma al cui interno si chiede una quota mensile di adesione e i cui fondi delle donazioni vengono spesi per tutto tranne che per la carità, mi ha portato ad abbandonare tutto quel mondo.

 

N.d.R. : ancora da QUORA; Paolo Lo Re risponde alla domanda:” È più facile credere in Dio se hai una vita serena e non hai particolari disagi?”

 

No, credo sia più facile credere in Dio se hai una vita disagiata e piena di problemi.

E’ bello e confortante, trovandosi in una situazione così, pensare a un immaginario “regno dei cieli” in cui si starà meglio.

Ed è anche comodo per chi ha il potere politico ed economico che quelli che vivono in condizioni disagiate pensino al regno dei cieli e si accontentino così, invece di agire per sovvertire il potere politico ed economico.

In questo senso la religione può essere usata, ed è stata usata, per fermare sul nascere le rivendicazioni sociali e placare la sete di giustizia sociale delle masse oppresse con la gratuita promessa di un aldilà felice.

Disse giustamente uno famoso (Karl Marx) che in questo senso la religione è una droga che addormenta le menti. E’ oppio per i popoli…

Numero2696.

 

U N   C A S O   C H E   S I   S T A   R I A P R E N D O   12 Aprile 2023

 

da    I L   M O N D O   Rivista Italiana Illustrata  di Politica, Economia, Cultura, Società.

Cold Case – Dall’altra parte del velo, il caso Emanuela Orlandi

 

 

Quando il Vaticano chiude i suoi cancelli, alla mezzanotte del 22 giugno 1983, intrappola per sempre tra le ombre dei suoi vicoli Emanuela Orlandi: un segreto che dura da 39 anni e intreccia i capitoli più oscuri della storia italiana

Il problema del tempo è che erode ogni cosa: non c’è roccia, costruzione, elemento, essere umano o storia che possa resistere a quel tipo di eterno logorio. Il tempo scorre su tutto come acqua e non c’è modo di fermarlo: cancella i confini, appanna la realtà, smorza i sentimenti, la paura, il dolore, persino l’amore. Il tempo è come un velo bianco che alziamo su un viso senza vita per celare la realtà ed è il primo, vero, nemico della verità.

Sono passati 39 anni dal giorno della scomparsa di Emanuela Orlandi. Suo padre, Ercole, è morto nel 2004: «sono stato tradito da chi ho servito» sono state le sue ultime parole; anche Papa Wojtyla è morto, l’anno seguente. Sono scomparsi il boss mafioso Enrico De Pedis e Giulio Gangi, l’ex agente del Sisde che per primo si occupò delle indagini. Per ogni bocca che si chiude per sempre, una manciata di terra viene gettata sulla tomba vuota di Emanuela, che oggi avrebbe circa 54 anni. Emanuela, che il 22 giugno del 1983, in una giornata caldissima, uscì di casa diretta alla scuola di musica e scomparve per sempre. La giovane Orlandi era forse un’adolescente comune ma non una ragazzina qualunque: cittadina vaticana, figlia del commesso della Prefettura della casa pontificia Ercole Orlandi, aveva 15 anni e suonava il flauto. Quel pomeriggio entrò in ritardo alla sua lezione: era stata fermata da un uomo con una Bmw verde che le aveva offerto un lavoro come rappresentante Avon. Era un tragitto che faceva tutte le settimane, quello da casa sua alla scuola dove studiava musica, andata e ritorno; ma al ritorno quella sera non prese l’autobus con le sue amiche: telefonò a sua sorella per spiegarle il curioso incontro appena avuto e poi scomparve nel nulla, senza lasciare traccia.

Le amiche di Emanuela, che prendevano l’autobus con lei ogni giorno, sono un’entità quasi eterea in questa storia: nessuna di loro aveva visto o sentito niente, nessuna sapeva nulla. Chiunque ricordi la propria adolescenza o abbia semplicemente a che fare con un adolescente durante le sue giornate sa quanto questo appaia curioso: i ragazzi non si fidano di genitori o fratelli a 15 anni; non è in casa che si raccontano i misteri più profondi della propria giovinezza, non è alla famiglia che si svelano gli arcani più insondabili della propria mente non ancora perfettamente comprensibile. C’è sempre una persona speciale: qualcuno a cui non si ha vergogna di raccontare ciò che non si oserebbe dire a nessun altro. Eppure nelle indagini sulla scomparsa di Emanuela quest’amica “del cuore” è rimasta nell’ombra, come se non esistesse, fino a pochissimo tempo fa quando, ancora spaventata e scegliendo la via dell’anonimato, confessò che Emanuela le aveva telefonato poco prima della scomparsa, dicendole che durante uno dei suoi giri nei giardini vaticani una persona molto vicina al Papa l’aveva infastidita. E non erano attenzioni innocenti quelle che le aveva rivolto. Erano attenzioni perverse. Sessuali. Oggi le chiameremmo abusi.

Quando sul Vaticano scese la notte in quella torrida giornata dell’83, i genitori di Emanuela Orlandi, nel panico, si rivolsero alle forze dell’ordine. Ma era troppo presto per sporgere denuncia, insomma, dissero, la ragazza “non era nemmeno così bella” da poter far pensare a un rapimento; si era sicuramente allontanata “volontariamente“. Non c’era di che preoccuparsi, sarebbe tornata da sola, così come da sola era sparita. Nei giorni successivi arrivarono agli Orlandi due telefonate: due giovani uomini raccontarono di aver visto una ragazza che corrispondeva alla descrizione di Emanuela a Campo dei Fiori. Si faceva chiamare Barbara e vendeva cosmetici. Le indagini erano bloccate e la polizia non sembrava ancora persuasa a perseguire alcuna pista seria: per tutti quanti tranne per i suoi genitori, Emanuela si era allontanata per sua volontà, probabilmente per un moto di ribellione adolescenziale. Domenica 3 luglio 1983 Papa Giovanni Paolo II durante l’Angelus pronunciò per la prima volta il nome della ragazza e rivolse un appello, un appello ai “responsabili della scomparsa di Emanuela Orlandi“. Fu così che venne ufficializzata l’ipotesi di un sequestro, e venne fatto dal Vaticano. Le parole del Papa aprirono la porta sul corridoio oscuro che sarebbero state le indagini da quel momento in avanti, un buio perpetuo di negazioni, omissioni e incertezze che ancora oggi condiziona la famiglia di Emanuela.

Nel corso del tempo, vennero seguiti tre filoni d’indagine. La pista del terrorismo internazionale; quella della mafia e del Banco Ambrosiano; e infine quella legata al caso Vatileaks.

Dopo le parole di Papa Giovanni Paolo II, che per primo parlò di sequestro, alla sala stampa vaticana giunse una telefonata da parte di un uomo con un forte accento anglosassone che fu subito rinominato “l’Americano“; quest’uomo richiese l’attivazione di una linea diretta con il Vaticano e dichiarò che Emanuela era stata rapita dai Lupi Grigi e che sarebbe stata rilasciata solo in cambio della liberazione di Mehmet Ali Ağca, l’attentatore di Papa Wojtyla. Aveva senso: i “Lupi Grigi” erano un movimento turco ultranazionalista, responsabile di molti attacchi terroristici. Il 13 maggio 1981 Ağca aveva sparato contro il Papa in Piazza San Pietro, colpendolo all’addome. Nel caos che era seguito all’attentato, il terrorista era quasi riuscito a scomparire in mezzo alla gente: era stata una suora a bloccarlo e a permettere alla polizia italiana di arrestarlo. L’Americano fissò un ultimatum: Ağca doveva essere liberato entro il 20 luglio altrimenti Emanuela sarebbe morta. La famiglia chiese delle prove, che arrivarono, sempre a mezzo stampa, tramite pacchetti che i terroristi fecero trovare in giro per la città: venne rinvenuta una fotocopia della tessera di musica di Emanuela, il pagamento di una retta, e un messaggio da parte della ragazza che recitava “con tanto affetto la vostra Emanuela“. Il contenuto di questo pacco provava che i rapinatori avevano accesso agli effetti personali della ragazza, non che la stessa fosse ancora viva. Un’altra prova fu una cassetta audio: da una parte c’era il messaggio dei rapinatori che chiedevano lo scambio, dall’altra un terrificante messaggio di Emanuela, in cui si sentiva una ragazza gemere e lamentarsi. Controlli successivi dimostrarono che quel nastro era stato preso da un film porno, non era la voce della giovane scomparsa. Il giorno della scadenza dell’ultimatum arrivò e se ne andò: si portò via l’ultimo comunicato dell’Americano, che disse “ancora poche ore e uccideremo Emanuela“. Poi, il silenzio. Eppure, Ağca cominciò a parlare con le autorità italiane ed emerse qualcosa di strano: il terrorista confessò che non voleva uccidere il Papa su ordine dei Lupi Grigi ma perché era in contatto con i bulgari. Il KGB, i servizi segreti dell’Unione Sovietica. Un Papa polacco era visto come una sfida al blocco orientale in Polonia e, di conseguenza, a Mosca. La polizia pensò che ora che Ağca aveva cominciato a rivelare chi c’era dietro all’operazione, l’Unione Sovietica volesse liberarlo per farlo tacere per sempre. Ma dell’Americano nessuno seppe più nulla.

Ci sono diverse zone d’ombra in questa prima pista perseguita dalle forze dell’ordine e dal Sisde, domande a cui non è possibile rispondere. La richiesta dei Lupi Grigi è arrivata solo dopo che il Papa aveva parlato, non prima; inoltre, per la prima volta si era davanti a un caso di terrorismo internazionale e non si sapeva chi fosse il mandante. E per concludere, come sottolineò una fonte segreta a Andrea Purgatori, uno dei giornalisti che per primo e più approfonditamente si occupò del caso Orlandi, i presunti “rapitori” sembravano muoversi senza una strategia. A tutti gli effetti, la pista terroristica sembrava un diversivo.

22 anni dopo la scomparsa, arrivò inattesa una nuova fonte che rimase anonima ma dichiarò alla trasmissione Chi l’ha visto? che se si voleva risolvere il mistero di Emanuela bisognava scoprire chi fosse sepolto nella basilica di Sant’Apollinare, a Roma. Un luogo dove nessuno può ricevere sepoltura a meno che non abbia un permesso speciale o non abbia fatto un grosso favore al Vaticano. E a Sant’Apollinare era sepolto Enrico De Pedis, il criminale più potente di Roma, il boss della banda della Magliana. Fu così che si aprì la seconda pista, confermata nel 1997 dalla compagna di De PedisSabrina Minardi, che svelò alle forze dell’ordine come Emanuela fosse stata segregata per alcuni giorni in un appartamento a Roma. Minardi disse che non sapeva nulla del caso ma finì per riconoscere la ragazza per via dei manifesti affissi per la città. Secondo la donna, Emanuela rimase con loro per qualche giorno, venne spostata in due appartamenti diversi e poi fu riconsegnata a un uomo, dentro le mura vaticane, oltre quel cancello che si chiudeva – e ancor si chiude – ogni notte a mezzanotte: un uomo con un abito talare. Un prete, che venne a prenderla con un’auto con una targa della città del Vaticano. Perché la banda della Magliana era coinvolta con il Vaticano e nel rapimento Orlandi? Qual era il favore che De Pedis stava facendo al papato e che gli sarebbe valso il permesso di essere sepolto a Sant’Apollinare? La risposta arrivò da un altro boss della MaglianaMaurizio Abbatino, che rivelò qualche anno più tardi che il motivo del rapimento era legato al denaro. I soldi della mafia arrivavano regolarmente nelle casse del Vaticano tramite il Banco Ambrosiano in un giro di riciclaggio, ma qualcosa in quel periodo era andato storto e questi soldi erano rimasti bloccati oltre le mura del papato. E la mafia li rivoleva indietro.

Nel 2013 viene eletto Papa Francesco: si tratta di una nuova speranza per la famiglia Orlandi perché Bergoglio viene visto come un grande riformatore, un uomo di Dio che desiderava trasparenza nella Chiesa. Due settimane dopo la sua elezione, Francesco incontra gli Orlandi e dice solo quattro parole: “Emanuela sta in cielo“. La delusione si mischia alla paura e alla rabbia: la ragazza, ormai una donna, non è mai stata ritrovata. Come fa questo nuovo Papa a sapere che è morta? Significa che dentro il Vaticano qualcuno sa qualcosa in più su questa torbida vicenda, come i parenti di Emanuela hanno sempre sospettato. Eppure nulla emerge fino allo scandalo Vatileaks: nel 2016 c’è un’enorme fuga di dati, migliaia di documenti segreti su corruzione e cattiva gestione finanziaria del Vaticano vengono recuperati. E salta fuori un fascicolo, rimasto in cassaforte per più di 30 anni: un dossier sulle “spese sostenute dallo Stato Vaticano per le attività relative alla cittadina Emanuela Orlandi“. Nelle cinque pagine rese pubbliche si susseguono date e cifre: rette, spese mediche, vitto, alloggio, spese di trasferimenti tra il Vaticano e Londra. Viene fuori che Emanuela è stata in Inghilterra dal 1983 al 1997, ricoverata al 176 di Clapham Road, in un ostello della gioventù per ragazze di proprietà dei Padri Scalabrini, una congregazione religiosa cattolica con un fortissimo legame con il Vaticano. L’ultima voce recita “disbrigo pratiche finali” e relativo trasferimento in Vaticano. Significa che Emanuela è morta ed è stata sepolta proprio qui, a casa sua, senza che la famiglia ne fosse mai informata? È un interrogativo a cui è impossibile rispondere con certezza, perché la certezza dipende da prove e testimonianze mai ottenute. Su una cosa, però, non si possono avere dubbi: dentro il Vaticano qualcuno sa da sempre cosa è successo a Emanuela Orlandi. Forse il prete che, come denuncia l’amica della vittima, aveva rivolto “attenzioni discutibili” a Emanuela, o forse il Papa, che ha cercato di chiudere la storia confessando implicitamente alla famiglia che Emanuela fosse morta. Forse i banchieri dell’Ambrosiano, forse la mafia che ha fatto da corollario a questa storia, o forse l’intero sistema della Chiesa, una Chiesa corrotta, pericolosa, al centro di uno dei regni più controversi della storia del mondo, che conserva i suoi segreti sotto la troneggiante, inquieta, immortale cupola di piazza San Pietro. Il Vaticano.

Numero2689.

 

da WIKIPEDIA

 

L’ ESPERIMENTO  DI  ASCH

 

Un esempio di scheda utilizzata nell’esperimento. La linea di sinistra è la linea di riferimento, le tre linee a destra sono le  linee di confronto.

 

L’esperimento di Asch è stato un esperimento di psicologia sociale condotto nel 1951 dallo psicologo polacco Solomon Asch.

L’assunto di base del suo esperimento consisteva nel fatto che l’essere membro di un gruppo è una condizione sufficiente a modificare le azioni e, in una certa misura, anche i giudizi e le percezioni visive di una persona. L’esperimento si focalizzava sulla possibilità di influire sulle percezioni e sulle valutazioni di dati oggettivi, senza ricorrere a false informazioni sulla realtà o a distorsioni oggettive palesi. Il lavoro di Asch influenzò Stanley Milgram (che fu allievo di dottorato dello stesso Asch) e le sue successive ricerche.

Il protocollo sperimentale prevedeva che 8 soggetti, di cui 7 collaboratori/complici dello sperimentatore all’insaputa dell’ottavo (soggetto sperimentale), si incontrassero in un laboratorio, per quello che veniva presentato come un normale esercizio di discriminazione visiva. Lo sperimentatore presentava loro delle schede con tre linee di diversa lunghezza in ordine decrescente mentre su un’altra scheda vi era disegnata un’altra linea, di lunghezza uguale alla prima linea della prima scheda. Chiedeva a quel punto ai soggetti, iniziando dai complici, quale fosse la linea corrispondente nelle due schede. Dopo un paio di ripetizioni “normali”, alla terza serie di domande i complici iniziavano a rispondere in maniera concorde e palesemente errata.

Il vero soggetto sperimentale, che doveva rispondere per ultimo o penultimo, in un’ampia serie di casi iniziava regolarmente a rispondere anche lui in maniera scorretta, conformandosi alla risposta sbagliata data dalla maggioranza di persone che aveva risposto prima di lui. In sintesi, pur sapendo soggettivamente quale fosse la “vera” risposta giusta, il soggetto sperimentale decideva, consapevolmente e pur sulla base di un dato oggettivo, di assumere la posizione esplicitata dalla maggioranza. Solo una piccola percentuale si sottraeva alla pressione del gruppo, dichiarando ciò che vedeva realmente e non ciò che sentiva di “dover” dire.

Risultati

Nell’esperimento originale di Asch, il 25% dei partecipanti non si conformò alla maggioranza, ma il 76% si conformò almeno una volta alla pressione del gruppo (ed il 5% dei soggetti si adeguò ad ogni singola ripetizione della prova).

 

CONFORMISMO

 

Con il termine conformismo si fa riferimento a un atteggiamento o tendenza ad adeguarsi o omologarsi a opinioni, usi e comportamenti pre-definiti e politicamente o socialmente prevalenti. Questo atteggiamento si può notare ad esempio nel modo di vestire o nel comportamento, o anche nelle idee e nei modi di pensare. Questo atteggiamento viene definito in psicologia con il termine conformità.

L’atteggiamento conformista

In ambito sociale si definisce conformista colui che, ignorando o sacrificando la propria libera espressione soggettiva in modo più o meno marcato, si adegua e si adatta nel comportamento complessivo, sia di idee e di aspetto esteriore che di regole, alla forma espressa dalla maggioranza o dal gruppo di cui è parte.

L’origine del conformismo risiede molto spesso nella radice animale dell’essere umano che attinge le sue paure dalla solitudine fuori dal branco. È una sorta di comportamento mimetico: l’individuo si nasconde nell’ambiente sociale nel quale vive, assumendone i tratti più comuni, in termini di modi di essere, di fare, di pensare. Il senso di protezione che ne deriva rafforza ulteriormente i comportamenti conformisti.

L’anticonformismo

L’atteggiamento opposto al conformismo viene definito anticonformismo e consiste quindi in un rifiuto delle idee e dei comportamenti prevalenti.

Infatti, normalmente, le persone non conformiste hanno già sviluppato un livello di coscienza diverso che permette loro di poter sfidare i comportamenti comuni senza soffrirne.

Solitamente si hanno personalità non conformiste negli artisti, negli scienziati, nei filosofi, negli intellettuali, negli statisti e nei santi, quindi in tutti coloro che si danno la possibilità di libera espressione di sé stessi fuori dalla forma già predefinita dall’ambito sociale e storico in cui vivono.

L’antropologo francese René Girard ha svolto uno studio approfondito delle dinamiche di imitazione reciproca tra gli esseri umani, che a livello sociale conducono appunto al conformismo e ad altri automatismi di notevole importanza. Nel quadro teorico di Girard, l’imitazione è la caratteristica fondamentale dell’essere umano (teoria mimetica). Girard rivela quindi che dietro ogni pretesa di anticonformismo si nasconde un altro comportamento conformista: l’anticonformista, che non sopporta di ammettere la sua somiglianza con gli altri esseri umani, si appoggia alla massa per sollevarsi al di sopra di essa, ma in questo movimento si lascia ispirare (imita, si conforma a…) quegli “anticonformisti” che lo hanno preceduto, nel suo o in altri campi e inoltre dimostra la sua dipendenza da quella massa che disprezza tanto: senza massa da cui distinguersi, non si ha niente da cui distinguersi.

Conformismo e obbedienza

In psicologia sociale, accanto al concetto di conformismo, vi è quello di obbedienza, laddove l’obbedienza implica anche conformismo. È attraverso la socializzazione che le persone imparano a conformarsi a certe norme e a obbedire a certe figure di autorità. A tal proposito Stanley Milgram ha proposto quattro concetti chiave con i quali mettere in evidenza tali assunti. Questi concetti si ravvisano in: gerarchia (fra persone di status diseguale vige usualmente un rapporto di obbedienza, fra persone di pari status emerge il conformismo), imitazione (l’obbedienza non comporta imitazione, il conformismo sì), contenuto esplicito (comandi espliciti si associano all’obbedienza, richieste tacite ed implicite presuppongono conformismo) e volontarietà (chi obbedisce fa riferimento all’obbedienza nello spiegare il loro comportamento, chi si conforma fa riferimento alla volontarietà). Tali concettualizzazioni sono state criticate per la loro riduttività, ma al contempo danno una visione efficace del rapporto tra conformismo e obbedienza.

Conformismo indotto dai mass media

Sono oggetto di studio gli effetti della comunicazione di massa sul conformismo. Risale agli anni settanta del Novecento la teoria della spirale del silenzio sviluppata da Elisabeth Noelle-Neumann, fondatrice, nel 1947, dell’Istituto di Demoscopia di Allensbach (Institut für Demoskopie Allensbach) a Magonza. La tesi di fondo è che i mezzi di comunicazione di massa, ma soprattutto la televisione, grazie al notevole potere di persuasione sui riceventi e quindi, più in generale, sull’opinione pubblica, siano in grado di enfatizzare opinioni e sentimenti prevalenti, mediante la riduzione al silenzio delle opzioni minoritarie e dissenzienti.

Nello specifico, la teoria afferma che una persona singola è disincentivata dall’esprimere apertamente e riconoscere a sé stessa un’opinione che percepisce essere contraria alla opinione della maggioranza, per paura di riprovazione e isolamento da parte della presunta maggioranza. Questo fa sì che le persone che si trovino in tali situazioni siano spinte a chiudersi in un silenzio che, a sua volta, fa aumentare la percezione collettiva (non necessariamente esatta) di una diversa opinione della maggioranza, rinforzando, di conseguenza, in un processo dinamico, il silenzio di chi si crede minoranza.

Uno degli effetti della spirale del silenzio è l’esercizio, da parte dei mass-media, di una pervasiva funzione conformista di omologazione e conservazione dell’esistente, ostili al rinnovamento delle sensibilità, dei gusti, delle opinioni.

Rispetto al conservatorismo, si aggiunge qui un ulteriore elemento aggravante: essendo i mezzi di comunicazione di massa, per loro stessa natura, schiacciati sulla dimensione contingente del tempo presente, e incapaci di elaborare ed esprimere una visione e una coscienza storica, la spinta al conservatorismo e all’omologazione che essi sono in grado di promuovere si presentano anche privi di qualsiasi spessore e di alcuna consapevolezza storica.

 

N.d.R. : adesso abbiamo capito, io per primo, su quale mensa sono andati a gozzovigliare gli “influencer”, abili mestatori senza scrupoli, pronti e preparati a devitalizzare lo spirito critico individuale, imponendo ideologie, gusti e comportamenti standardizzati e pilotati, ovviamente, a proprio vantaggio.

Numero2662.

 

da QUORA

 

U M A N I T Â

 

Una signora chiede:
“a quanto vendete le vostre uova?”
Il vecchio venditore risponde:
“0.50 Euro un uovo, signora”
La signora dice:
“prendo 6 uova per 2.50 Euro o me ne vado”.
Il vecchio venditore le risponde:
“Acquisti al prezzo che desidera, signora. Questo è un buon inizio per me, perché oggi non ho venduto un solo uovo e ho bisogno di questo per vivere “.

Lei ha comprato le sue uova a prezzo contrattato ed è andata via con la sensazione che aveva vinto.
È entrata nella sua auto elegante ed è andata in un lussuoso ristorante con la sua amica.
Lei e la sua amica hanno ordinato quello che volevano. Hanno mangiato un po’ e hanno lasciato un sacco di quello che avevano chiesto.
Così hanno pagato il conto, che era di 400 Euro. Le signore hanno dato 500 Euro e hanno detto al proprietario del ristorante chic di tenere il resto come mancia…

Questa storia potrebbe sembrare abbastanza normale nei confronti del capo del ristorante di lusso, ma molto ingiusto per il venditore delle uova…

La domanda è:

Perché dobbiamo sempre dimostrare che abbiamo il potere, quando compriamo dai bisognosi?
E perché siamo generosi con quelli che non hanno nemmeno bisogno della nostra generosità?

Una volta ho letto da qualche parte:

“Mio padre aveva l’abitudine di acquistare beni dai poveri a prezzi elevati, anche se non aveva bisogno di queste cose.
A volte li pagava di più’.
Un giorno gli chiesi:
“perché lo fai, papà?”
Mio padre rispose:
“è una carità avvolta nella dignità, figlio mio”

“So che molti di voi non condivideranno questo messaggio, ma se siete una delle persone che ha preso il tempo di leggere finora… allora questo messaggio, che è un tentativo di umanizzazione, avrà fatto un passo in più nella giusta direzione.”

*Cerchiamo sempre di essere grati verso la vita*.

Numero2574.

 

S U P E R   P O T E R I   F E M M I N I L I

 

Fra i tanti super poteri femminili mi sembra necessario indicare almeno i seguenti tre, che considero i principali:

 

-1) la capacità di “generare la vita”; basterebbe questo potere (il più importante), da solo, a dimostrare e ad esaltare la significatività e la indispensabilità delle donne;

-2) la capacità del “pensiero parallelo”, mentre noi uomini pensiamo e ragioniamo essenzialmente in “modo seriale”; il nostro pensiero sovente risulta molto profondo, preciso, concentrato, accurato, ecc., ma resta assai spesso “solitario” , essendo “uno solo alla volta”; (N.d.R.: la femmina è multitasking, cioè riesce a seguire mentalmente e a fare più cose contemporaneamente, il maschio, no);

-3) la capacità di “essere oblative” (quando riescono a raggiungere un alto livello di maturazione psichica e affettiva), diventando capaci di amare e di offrire senza attendersi alcun contraccambio, diventando altruistiche e disinteressate.

 

Mario Nicola Misino.

 

N.d.R.: le donne che vogliono la parità con gli uomini, ci perdono, perché stanno rinunciando alla loro superiorità e… non lo sanno.

Numero2550.

 

L A    L E G G E   C H E    G O V E R N A    L’ U N I V E R S O

 

(da una riflessione di Mario Nicola Misino – Docente di Competenze Manageriali presso LIBERA PROFESSIONE di Bari)

 

Tutto nella vita è vibrazione.

Albert Einstein.

 

La legge della natura afferma che ogni cosa è in uno stato vibrazionale.

Se hai mai studiato la chimica probabilmente ti ricorderai di ave imparato a conoscere gli atomi e che tutto è composto da atomi. Questi atomi sono in uno stato di movimento costante e, a seconda della velocità di questi atomi, le cose appaiono allo stato liquido, allo stato solido o allo stato gassoso. Anche il suono è una vibrazione. E così i nostri pensieri. Tutto ciò che si manifesta nella tua vita è presente perché corrisponde alla vibrazione dei tuoi pensieri. Siamo molto più potenti di quanto sappiamo di essere. Comprendendo in quale modo la nostra energia personale è influenzata dai nostri pensieri, convinzioni ed emozioni, possiamo cambiare radicalmente il modo con cui vediamo il mondo e allinearci con la nostra vita ideale.

Se ti fossi mai chiesto di che cosa si tratta a riguardo di questa “roba” spirituale ed avessi bisogno di capirla da una prospettiva più logica dell’emisfero sinistro del cervello, allora questa Numero è per te.

Mentre lo sperimenti tu stesso che l’intero mondo materiale non è altro che vibrazione, possiamo dire che stiamo sperimentando l’oceano di onde infinite, il fiume delle sensazioni interiori, la danza dell’eterna energia vivendo le innumerevoli vibrazioni all’interno di ogni atomo del nostro corpo, saremo testimoni della nostra natura in continuo cambiamento. Tutto questo sta accadendo ad un livello estremamente sottile.
Quando sperimenti la realtà della materia come vibrazione, inizi anche a sperimentare la realtà della mente, coscienza, percezione, sensazione e reazione. Fai fatica a gestire le tue emozioni, la salute mentale e la felicità generale, vuoi sapere come aumentare la tua vibrazione.
Impara a farlo con queste potenti tecniche.

La scienza sta dietro le tue emozioni: manifestazione, legge dell’attrazione, vibrazioni, frequenze. Tutte queste parole stanno iniziando a ronzare mentre sempre più persone cominciano ad aprirsi al potere dell’energia ed al modo con cui ci influenza. Ma questa roba funziona davvero? E, se funziona, come e perché? Molto spesso questi termini sono immediatamente legati alla spiritualità e al potere, o fonte universale superiore. Tuttavia non hai bisogno di considerarti spirituale per applicare la teoria dell’energia nella tua vita. Man mano che la scienza sta diventando più avanzata e scopre cose nuove ed eccitanti ogni giorno, sta cominciando a dimostrare ciò che i filosofi antichi e i leader del pensiero ci hanno detto per secoli. Sai quella sensazione che hai quando sei vicino a qualcuno di positivo e la sua presenza è semplicemente contagiosa? Questa si chiama “energia personale”. È quasi come se ti avvolgesse di calore, leggerezza e amore, facendoti sentire subito più felice e carico. D’altra parte, quando sei vicino a qualcuno di negativo, e ti senti esausto, a disagio e come se avessi bisogno di liberarti della pesante sensazione che ha preso il sopravvento. Questa è “energia personale” al massimo della sua funzione.

I ricercatori dell’Earthmat Institute in California studiano il cuore e il ruolo straordinario che ha nel nostro benessere mentale generale, hanno scoperto che il cuore emette un campo elettromagnetico di quasi un metro dal tuo corpo. In altre parole, tutti noi abbiamo la nostra unica bolla di energia che ci circonda in ogni momento che è controllata dai nostri cuori. Siamo tutti solo energia.
Il campo della fisica quantistica è una branca della Fisica che studia la materia e l’energia a livello atomico e subatomico, concentrandosi sulle particelle più piccole che costituiscono le basi di tutta la vita. La Fisica Quantistica ha scoperto che tutto nell’universo è energia, anche gli umani.
La scienza ha dimostrato che , quando scomponi una cellula, questa è fatta semplicemente di atomi; quando scomponi un atomo, questo è fatto semplicemente di protoni, elettroni, neutroni e quark. Quando rompi i protoni, elettroni, neutroni e quark, questi sono semplicemente “vortici di energia”, come li chiama il Dottor Bruce Lipton, un pioniere della biologia energetica, “nanotornado” di energia. Nella loro forma più semplice, gli esseri umani sono costituiti da trilioni di cellule. Le cellule sono fatte di energia, pertanto siamo fatti di energia, tutti semplicemente di energia. Quando senti parlare di aumentare le tue vibrazioni o cambiare la tua frequenza, le persone si riferiscono alle vibrazioni che emette il tuo campo personale.
La scienza ha misurato l’energia che ogni essere umano emette in ogni momento ed è di 12 GHz (Gigahertz). Ciò significa che ognuno di noi sta vibrando ed emettendo frequenze di energie diverse in ogni momento. Indovina cosa controlla l’energia e la frequenza che noi emettiamo: il nostro cuore e il nostro cervello. In altre parole, le emozioni che proviamo e i pensieri che pensiamo. Questo è il motivo per cui senti tanto parlare del potere che i nostri pensieri e le nostre emozioni hanno sulle nostre vite. Più positive sono le tue emozioni, maggiore è la tua frequenza energetica.

Nel libro del Dottor David R. Hawkins Power versus Force, l’autore ha tracciato un diagramma di stati vibrazionali basato sulle emozioni. Per contestualizzare, pensa ad un lasso di tempo in cui stavi vivendo un momento di pura gioia, risate e amore. Ti sentivi euforico perché il tuo corpo stava reagendo fisicamente, rilasciando diverse energie chimiche di ossitocina e dopamina nel tuo sangue, cambiando così le tue vibrazioni energetiche. Ora pensa ad un momento in cui hai provato vergogna, senso di colpa, paura o rabbia. Il tuo corpo stava rilasciando cortisolo o epinefrina nel tuo flusso sanguigno, il che crea una vibrazione energetica diversa, un’energia che percepisci più pesante.
Il Dottor Hawkins afferma che la maggior parte della popolazione mondiale vibra ad un livello inferiore a livello 200.
Il livello 200 è un livello in cui, se superato, l’individuo raggiunge uno stato nel quale non viene più influenzato dalle circostanze e le forze negative esterne avranno un impatto molto ridotto su di lui.
Penso che sia ora che si debba cambiare lo stato vibrazionale delle persone, esponendo loro il potere che i pensieri hanno sulla nostra energia e sulle nostre vibrazioni.

 

 

Illuminazione   700-1000
Pace
Gioia
Amore
Ragione                         ESPANSIONE
Accettazione
Volontà
Neutralità
Coraggio          200
Orgoglio
Rabbia
Desiderio
Paura                            CONTRAZIONE
Dolore
Apatia
Senso di colpa
Vergogna           20

 

N.d.R.: Mi ritaglio un piccolo spazio per una considerazione del tutto personale suggerita dall’elencazione, sopra esposta in ordine di merito, dei sentimenti che hanno accompagnato, accompagnano ed accompagneranno chissà ancora per quanto gli esseri umani sulla terra. E mi voglio riferire alle religioni per affermare che religioni come il Cristianesimo, pur predicando pace e amore, basano il proprio insegnamento dottrinale e comportamentale inculcando e diffondendo il messaggio che afferisce alla parte più bassa dell’elenco: paura, senso di colpa e vergogna sono cibo per la mente dei credenti. Il mio plauso, invece, va a religioni come il Buddhismo che promuove l’elevazione spirituale e altri approcci espansivi che troviamo nella parte più alta dell’elenco.

 

Guardando il grafico nel libro del Dottor Hawkins, puoi vedere che più emozioni positive racchiudi, momento per momento, più aumenterai le tue vibrazioni. Tuttavia, questo è più facile a dirsi che a farsi, soprattutto quando la neuroscienza ha dimostrato che creiamo dai 60 ai 70 mila pensieri al giorno e che, dall’80 al 90% di questi, sono gli stessi pensieri del giorno prima. Non c’è da stupirsi che ci sentiamo mentalmente esausti: sperimentiamo costantemente i nostri pensieri, a ripetizione, giorno, dopo giorno, dopo giorno. Oltre a pensare gli stessi pensieri giorno dopo giorno, il Dottor Joe Dispenza ha concluso che il 95% di chi siamo quando abbiamo 35 anni è un insieme di comportamenti memorizzati che si trovano nella nostra mente subconscia. La mente subconscia è la parte della nostra mente che memorizza cose come l’ABC, i numeri di telefono o l’inno nazionale. Questo è il motivo per cui molte persone trovano difficile apportare cambiamenti nelle loro vite. Il nostro intero sistema di credenze su chi siamo e chi non siamo è così radicato in noi che determina il nostro comportamento ed è solo un insieme di comportamenti e schemi memorizzati che ci fanno sentire a nostro agio, ci confermano le certezze che ci siamo costruiti, con i punti di riferimento di routine, abitudinari che la nostra pigrizia mentale contrabbanda per verità.

La buona notizia è che, comprendendo che hai la scelta consapevole di cambiare queste convinzioni, puoi iniziare a riprogrammare le tue credenze e ad impostare intenzioni per allinearti con la tua vita ideale.

Cinque consigli per elevare le tue vibrazioni e cambiare i tuoi pensieri.

1   Inizia dall’interno verso l’esterno. Investi nel tuo benessere emotivo e nello sviluppo personale. Scava più a fondo nelle tue convinzioni radicate e nei tuoi schemi di pensiero. Guarirai te stesso dall’interno verso l’esterno. Inizia leggendo un libro , ascoltando un podcast, visitando un terapeuta esperto, facendo ricerche o seguendo argomenti come questo.

2   Esamina il tuo pensiero: nominalo, sentilo, lascialo andare; inizia ad essere consapevole delle tue emozioni e ad abbracciare l’idea che le emozioni non sono cattive: esistono e basta. Permetti a te stesso di dare un nome alle tue emozioni, siediti con loro, permettiti di sentirle e rilasciarle dal tuo corpo: ti aiuterà ad aumentare la tua vibrazione, intorpidendo le nostre emozioni non sentendole o ignorandole. Manteniamo quell’energia nei nostri corpi e vivremo costantemente in uno stato più pesante.

3   Inizia a riconoscere i tuoi schemi di pensiero ripetuti. Il primo passo per cambiare i tuoi pensieri è esserne consapevole. Prendi nota regolarmente dei pensieri costanti che hai su te stesso e sulle tue convinzioni limitanti: ti consente di fermare il pensiero subconscio e di iniziare a formare nuovi schemi.
Smettila di dirti che un comportamento o una convinzione sono giusti solo perché hai fatto e pensato sempre così. Mettilo in dubbio: sarai sorpreso da quanto stai deragliando.

4   Sii intenzionale nel praticare la gratitudine. So che l’hai già sentito prima, ma uno dei modi migliori per aumentare la tua energia è apprezzare tutto ciò che hai e ringraziarti per le cose belle della tua vita, anche se è qualcosa di semplice come una parte del tuo corpo che ti aiuta a vivere ogni giorno, l’aria pulita che respiriamo, l’acqua fresca che beviamo. Sii intenzionale verso tutto ciò per cui puoi essere grato.

5   Scopri la tua definizione di “felicità”. Prenditi il tempo per capire davvero cosa vuoi nella vita. Cosa ti rende felice? Abbiamo tutti definizioni diverse di “felicità”. Qual è il tuo? Concediti il permesso di rispondere davvero a questa domanda, su come vuoi che appaia la tua vita nei prossimi 5 – 10 anni e scrivilo, in modo da poter iniziare ad attirarlo nella tua vita.

Se prima eri incerto o insicuro nell’approcciarti alla parte energetica della tua vita, spero che ora tu possa vederla da un punto di vista spirituale o scientifico, o addirittura entrambi. E spero che tu possa cominciare ad abbracciarla e a creare cambiamenti significativi nella tua vita.

 

Numero2440.

 

MINACCE  INFORMATICHE.

 

Al Numero2169., parlando di CORONA VIRUS, che pare sia stato il flagello di Dio, ho evocato un altro spauracchio spaventoso, molto più spaventoso.
Un altro tipo di virus, di tipo informatico, che potrebbe sortire effetti devastanti per le economie del mondo, nessuna esclusa.
A malincuore, obtorto collo, torno sull’argomento, per ribadire la tremenda sensazione che mi hanno suscitato le parole di Putin che, solo alcuni giorni or sono, ha minacciato l’occidente e le democrazie sparse per la terra, di ricorrere, qualora fosse attaccato e per motivi di sicurezza nazionale, a sistemi di offesa che  “gli altri non hanno ancora”. Ho letto, per sommi capi, a cosa mai stessero pensando i destinatari di questa minaccia. Tutti pensano a tipi di armi sconosciute, a sistemi di disattivazione delle operatività belliche sul terreno, nei cieli e nei mari, o a chissà quali missili intercontinentali ed armamenti atomici facilmente trasportabili e dal potenziale spropositato.
Io non penso a questo. La Russia di Putin è il paese che, al mondo, ha più sviluppato ed implementato (non dimentichiamo che Putin era stato un dirigente del KGB, i Servizi Segreti Russi) una fitta ed agguerrita rete di HACKER, apparentemente privati, o contrabbandati per tali, ma incentivati e supportati anche finanziariamente, da Agenzie Statali di controllo delle comunicazioni interne ed esterne. Nessuno mi toglie dalla testa che potrebbe essere questo il nucleo centrale di una bomba, niente affatto atomica, che potrebbe portare la devastazione nelle economie globali.
L’attacco massiccio di Hacker organizzati alle comunicazioni della rete mondiale (INTERNET), potrebbe bloccare in pochissimo tempo, penso solo alcuni mesi, anche se Putin parla di “ritorsione fulminea”, molti contatti di scambi commerciali, di contrattazioni finanziarie, di interscambi di ogni materia e ad ogni livello; rallenterebbe di molto, fino al malaugurato arresto, le produzioni globali e la vita civile del mondo che è, ormai, dipendente al 100 per 100 dalla funzionalità operativa della rete globalizzata. I danni economici potrebbero essere assai più pesanti delle bombe sulle città Ukraine. Senza mandare aerei a bombardare, senza sparare missili a lunga gittata, senza colpo ferire. Le democrazie occidentali sarebbero sotto scacco e sotto ricatto, con le rispettive economie disarticolate ed in balia dei riscatti da implorare e pagare senza contrattazione. I Capi di Governo sarebbero costretti ad inginocchiarsi davanti allo Zar Putin, per riottenere ciò che, con poco sforzo, è stato loro sottratto. E non è detto che ci riescano.
È uno scenario di disperazione, una eventualità macabra: alcuni esperti la paventavano da tempo, inascoltate Cassandre. Ma, per la legge di Murphy: if a certain something could happen, then soon or later, it will happen. if it is possible for something to go wrong,, it will go wrong. Semplificando il pensiero: Se qualcosa può andare male., andrà male.
Non è catastrofismo gratuito il mio,. Per me, la paura non impedisce la morte, impedisce la vita. Ma non avverto intorno a me l’attenzione e, soprattutto, la determinazione di allertare gli accorgimenti necessari e possibili per prevenire in tempo utile l’instaurarsi di un simile scenario.
Siamo al 2 di Maggio del 2022. Wait and see. Aspettiamo e vediamo cosa succede.

Numero2426.

 

13  COSE  CHE  LE  PERSONE  MENTALMENTE  FORTI  NON  FANNO

DAL BEST SELLER INTERNAZIONALE DELLA PSICOTERAPEUTA  AMY MORIN.

 

Non cercare di compiacere il mondo

Non rinunciare al tuo potere

Non preoccuparti del successo degli altri

Non perdere tempo a compatirti

Non avere paura del cambiamento

Non sentire che il mondo ti deve qualcosa

Non fare sempre lo stesso errore

Non rimanere bloccato nel passato

Non avere paura di rischiare

Non arrenderti dopo il primo fallimento

Non concentrarti su quello che non puoi controllare

Non aspettarti risultati immediati

Non evitare di stare da solo.