Numero2867.

 

Prima di accontentare sempre tutti ricorda queste 5 cose

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

 

Viviamo in un mondo in cui l’approvazione e l’accettazione degli altri giocano un ruolo significativo nelle nostre vite. La necessità di essere accettati e di appartenere a un gruppo è radicata nella natura umana. Tuttavia, c’è una sottile linea di demarcazione tra l’accontentare gli altri per ottenere l’approvazione e l’essere autentici con se stessi. Compiacere gli altri significa essere più sintonizzata sui bisogni delle altre persone piuttosto che sui tuoi; più attenta e interessata ai loro sentimenti, preoccupata delle loro reazioni, anziché in ascolto di te stessa, di come ti senti e di ciò che vuoi.

“Non conosco la via infallibile verso il successo. Ma una fallibile verso l’insuccesso: accontentare tutti”. Platone.

Il grande filosofo aveva ben compreso che quando smarriamo il nostro baricentro psichico a favore di quelli altrui, smarriamo noi stessi…il nostro volere più profondo e più vero. Certo, tutti noi abbiamo la necessità di ricevere dimostrazioni di affetto e complimenti, e di sentirci apprezzati per le nostre caratteristiche positive. Purtroppo però, per alcuni di noi questa necessità si presenta in modo più forte ed evidente che in altri, cosa che può renderci eccessivamente compiacenti ed accondiscendenti in varie situazioni della nostra vita.

Siamo esseri sociali e per definizione abbiamo necessità di condividere la nostra vita con gli altri, per arricchirci, confrontarci, ridere, parlare

E’ legittimo voler essere circondati da esseri affini, che hanno valori e caratteristiche simili, e questo è ciò che accade quando scegliamo con chi passare del tempo. Tuttavia, quando stringiamo legami per paura, solitudine, noia o per riempire i propri vuoti interiori si finisce con l’accettare qualsiasi persona o situazione. E’ da qui che nasce la necessità di voler accontentare sempre tutti, meno uno/a (ovvero noi stessi).

Compiacere gli altri è stato per anni l’unico modo di rapportarmi agli altri! Ero accondiscendente con parenti, conoscenti, amici, nemici pur di evitare conflitti o malumori, mi facevo carico di responsabilità non mie, dicevo di sì per sentirmi importante, meritevole… mi facevo in quattro per accontentare tutti, sacrificavo me stessa e il mio spazio pur di non venir meno a quello che ogni persona là fuori si aspettava da me e sentirmi, in qualche modo, a posto. Insomma, volevo fare tutti felici e contenti. Tranne me stessa. E questo, nel tempo, mi aveva portata a sentirmi intrappolata in uno scomodo cantuccio fatto di doveri, arrabbiata con il mondo e delusa per tutto quello che mi aspettavo di ricevere in cambio della mia compiacenza e che non era arrivato.

Poi ci si accorge che è tutto inutile, che l’essere accondiscendenti non ti regala nulla di bello, anzi! Quello che ho imparato dalla mia esperienza personale e di vita è che alla base di questo modo di fare c’è una mancanza di autostima e di fiducia in se stesse che porta a essere oltremodo disponibili e accondiscendenti per paura di non essere amate, di scontentare qualcuno ed essere abbandonate. E la convinzione, molto radicata, di non andare bene così come sei che ti rende dipendente dal giudizio e dall’approvazione altrui…il modo più disfunzionale che io conosca per sentirsi finalmente degna di essere amata, apprezzata, riconosciuta.

Implicazioni nell’infanzia

“Se è vero che i genitori devono stimolare i figli è altrettanto vero che non devono trasformarli in marionette adulatrici“. Molto spesso la predisposizione a voler accontentare gli altri nasce durante l’età evolutiva (infanzia e adolescenza). Nell’arco di questo periodo infatti il bambino, spinto dalla volontà di voler accontentare a tutti i costi genitori e insegnanti, sviluppa un profondo senso di accondiscendenza, insomma, non vuole deluderli. Di conseguenza il piccolo ricercherà approvazioni continuamente, in modo da nutrire il suo scarso livello di autostima. Per esempio, spingerlo a mantenere un rendimento scolastico alto è importante ma è ancor più importante fargli capire che studiare lo aiuterà a essere più pronto ad affrontare il mondo del lavoro, a renderlo una persona migliore (non si studia solo per far contenti mamma e papà, si studia per il proprio benessere presente e futuro!)

Da bambini non eravamo capaci di sfumare i significati di ciò che volevamo dire. Non sapevamo come modellare i nostri crudi bisogni e dolori in spiegazioni convincenti. Ora, possiamo essere non solo fermi riguardo le nostre idee ma anche estremamente geniali. Possiamo dire “no” mentre sottolineiamo le nostre buone intenzioni; possiamo dire a qualcuno che ha sbagliato senza affermare che sia un idiota. Possiamo lasciare qualcuno, assicurandoci che capiscano quanto la relazione sia stata importante per noi. Possiamo essere, in altre parole, gradevoli senza essere estremamente compiacenti.

Essere accondiscendenti in coppia, risvolti

Capita in una relazione di coppia, per esempio, che uno dei due partner non si espone mai, non esprime disaccordo, ma nemmeno esplicita ciò che desidera. A lungo andare ha una reazione esplosiva di rabbia. L’altro reagisce dicendo: “Potevi dirlo che non eri d’accordo!”, ebbene è vero: poteva dirlo. O, meglio: doveva. Per rispetto di sé stesso. Avrebbe dovuto affermare se stesso e sopportare la probabile reazione negativa dell’altro, visto che, alla fine, la reazione è comunque arrivata, ed è ben peggiore di quella che poteva essere all’inizio.

La profezia che si auto-avvera

Occorre riflettere con attenzione su questo punto chiave. Se per motivi legati alla tua storia personale non fornisci all’altro una conoscenza reale di chi sei realmente e dei tuoi bisogni, tutto sarà inquinato fin dall’inizio. Il paradosso? Ciò che temi, ovvero, non essere abbandonato, lasciato, giudicato…. potrebbe avverarsi veramente perché a lungo andare il tuo comportamento accondiscendente si rivelerà un fallimento. Quindi impara a piacerti e non a piacere.

Cosa succede quando si è troppo disponibili?

Mettendo il silenzioso ai nostri desideri e ai nostri bisogni rischiamo poi di dover fare i conti con:

  • Insicurezza
  • Bassa autostima
  • Senso di colpa
  • Relazioni meno autentiche (perché ci circondiamo di persone che non scegliamo, ma che ci scelgono)
  • Timore del giudizio altrui
  • Maggiore dipendenza dagli altri nelle relazioni
  • Necessità di approvazione altrui.

Si entra all’interno di un circolo vizioso dove poi uscirne diventa sempre più difficile, senza contare che tutto ciò tenderà a prosciugare le nostre energie.

Prima di accontentare tutti ricorda queste cose

Rispondere sì alle richieste di tutti significa dover dire no a qualcos’altro! Non si vive la propria vita per accontentare gli altri mettendo al secondo posto se stessi. Non si tratta di essere egoisti, ma piuttosto si tratta di essere padroni delle proprie scelte e del proprio sentire.  Ecco 5 cose che dovresti sempre tenere ben in mente prima di accontentare gli altri.

1. Renditene conto

Cerca di capire: perché lo fai? E chiediti anche: sei più predisposto a dire di sì a determinate persone piuttosto che ad altre? O sei disponibile con tutti? Accetta poi questa tua debolezza, il primo passo per smettere di fare qualcosa è accettare che l’abbiamo fatta fino a quel momento.

2. Impara a dire no

Voglio fare una premessa: non è facile mettersi in gioco, non è facile chiedere perché così spesso si finisce per prendere male il rifiuto, pensando che ogni no equivalga a una gigantesca sconfitta. Eppure ci succede! Per chi cerca di essere estremamente accondiscendente è questa la parte più complessa, imparare a dire no, eppure è fondamentale.

Va ricordato che rispondere negativamente non ha nulla a che fare con la maleducazione, ma anzi con la responsabilità. Si deve cominciare a dire no a piccoli passi, a partire dal cassiere che al momento di pagare ci chiede se vogliamo aggiungere un piccolo prodotto, o dal cameriere che ci dice di prendere un cioccolatino assieme al caffè, per passare poi a dire no a un amico che ci invita a cena una sera che siamo stanchissimi, fino ad arrivare a dire no a quel collega che abbiamo sempre aiutato.

2. Esprimi te stesso

Siamo arrivati a una età nella quale possiamo tranquillamente esprimere noi stessi senza che nessuno si prenda male. E se continuiamo a accontentare gli altri, potremmo avere davvero delle buone intenzioni, ma mettiamo tutti a rischio con la nostra mancanza di schiettezza.

Al lavoro, non rendiamo un valido servizio a nessuno se ci nascondiamo dietro a un dito. E in amore, non c’è niente di sano nello stare insieme a qualcuno semplicemente perché sembra che l’altro possa non sopravvivere senza di noi. Sopravviveranno, e noi potremmo aver sprecato un sacco del loro tempo a causa del nostro sentimentalismo.

3. Essere assertivi

Spiegare il perché di un no è giusto, ma devi essere sintetico e deciso. Dilungarsi in argomentazione potrebbe portarti a ripensarci, e renderti di nuovo disponibile. Meglio essere assertivi. La frase da pronunciare è questa: «Mi spiace, ma al momento non posso aiutarti, ti farò sapere se e quando potrò.» Una risposta di questo tipo fa capire all’interlocutore che non è lui la tua priorità, ma  lascia anche aperto uno spiraglio.

4. Valuta le relazioni

Inizia a ragionare sulle relazioni con le persone cui fai più difficoltà a dire no. Quando ti sarà chiara la dinamica e il tuo ruolo al suo interno non avrai più problemi a dire di no. La disponibilità che concedi agli altri è la misura della tua identità. Se ti si può chiedere tutto gli altri cominceranno a considerarti come un’estensione delle loro opzioni ogni volta che dovranno risolvere qualcosa. E non come un’altra persona che gentilmente concede loro un favore.

5. Fissa i tuoi limiti

La verità è che chiunque sarebbe felice di avere un partner, un amico o un collega che è sempre pronto ad aiutare e che non dice mai no. Il problema è che a lungo andare la gente si approfitta di chi è troppo buono e disponibile. La tua estrema gentilezza porterà gli altri a mancarti di rispetto. Le persone non ti vedono come un individuo con una propria voce, con i propri spazi e che fa valere le proprie necessità, ti vedono come qualcuno che si fa da parte per accontentare tutti.

Di conseguenza il loro rispetto nei tuoi confronti diminuisce. E questo vale anche per le persone che ti amano. Se tu non rispetti te stesso, perché gli altri dovrebbero rispettarti? Se non dai il giusto valore ai tuoi bisogni, perché dovrebbero farlo gli altri?

Nelle relazioni di qualsiasi tipo,  è importante fissare dei limiti. Devi avere ben chiaro cosa sei disposto a fare per accontentare gli altri e cosa no, senza che questo ti provochi frustrazione o risentimento. Avere dei limiti e renderli ben chiari alle persone che ti stanno intorno ti permette di tutelarti e di evitare di diventare una vittima degli approfittatori.

Che fatica dover accontentare sempre tutti!

Il prezzo da pagare è innanzitutto la perdita della propria autenticità e della genuinità di rapporti sinceri. Dover accontentare sempre tutti, mostrarsi accondiscendenti e plasmabili a seconda delle situazioni e delle esigenze, ci porta a snaturare la propria indole.

La tua paura è assolutamente valida, tutti vogliamo piacere e vogliamo essere accettati. Ma la verità è che le relazioni che costruisci compiacendo gli altri non sono sincere. Il rifiuto è inevitabile, ci sarà sempre qualcuno a cui tu non andrai bene, esattamente come tu scegli le persone che ti piacciono e che vuoi accanto. La tua paura non deve impedirti di fissare i tuoi confini, perché senza questi non verrai rispettato né considerato. I confini, i tuoi limiti, fanno in modo che gli altri sappiano cosa possono chiederti e cosa aspettarsi da te. Diversamente pensano che accetterai qualsiasi atteggiamento nei tuoi confronti.

Certo, non sto dicendo che devi smettere di essere gentile ma vorrei che iniziassi ad esserlo in primis con te stesso/a! Nella vita non si può accontentare SEMPRE tutti così come è impossibile non deludere MAI nessuno. Non trovi? Espressioni totalitarie come sempre e mai non sono delle buone compagne di viaggio e dovremmo cercare di non fare affidamento su di loro. Per stare bene bisognerebbe trovare una sorta di equilibro tra i due termini, dovremmo imparare ad oscillare tra i due poli estremi senza rimanere ancorati sull’uno o sull’altro.

Non preoccuparti delle persone a cui non piaci e che non ti approvano. Sei tu che devi prendere il controllo sulla tua vita e non farti manipolare, quelli che ti volteranno le spalle sono coloro che vogliono un burattino, non un individuo che ama e rispetta se stesso.

Prima gli altri. Poi tu…..

Eh si, perché per sentirsi meritevoli d’amore, bisogna comportarsi come dei bravi bambini pronti ad ubbidire, attenti a non deludere!  È questo che ci è stato insegnato. E ci sembra di non avere alternative. Che essere in quel modo lì sia un nostro dovere. Come se dovessimo sempre dimostrare qualcosa. Io lo sono stata, una brava, buona e ubbidiente adulta. Avevo anestetizzato il sentire, represso le mie emozioni, negato le mie necessità pur di non sentirmi colpevole di osare, desiderare, pretendere! Tutto pur di sentirmi considerata, approvata e amata. Quello che poi nel tempo ho compreso è che le cose migliori spesso arrivano proprio da scelte che deludono le aspettative delle persone intorno a noi, se queste rispondono ai nostri bisogni più autentici.

Ho imparato a mantenere le promesse che mi faccio, ora tocca a te mantenere le promesse che ti fai

Forse non hai ricevuto abbastanza apprezzamenti in famiglia, non hai ottenuto la giusta visibilità, così hai rivolto all’esterno questo bisogno di riconoscimento. Questo non significa che tu debba trascorrere il resto della tua esistenza leccandoti le ferite. Quindi inizia a scoprire le tue risorse, inizia a metterti in ascolto di ciò che sei, impara a far luce alla dissonanze, alle contraddizioni che ti incatenano a una vita che non vuoi. Riconosci le tue esigenze e falle presente agli altri. Se non le conoscono non potranno mai prenderle in considerazione, ma se non le conosci neppure tu…non puoi pretendere che lo facciano gli altri. Non essere MAI qualcuno che non sei tu, perché tu hai il tuo posto nel mondo e la tua unicità, che non può essere sostituita da nessun altro.

 

 

Numero2866.

 

7 pesi emotivi che devi smettere di trascinarti da subito

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

Ognuno di noi si trascina il proprio fardello fatto di paure, situazioni non risolte, preoccupazioni… Rimangono lì, nella nostra mente e come fossero pesi attirano la nostra attenzione privandoci del benessere. Quei pesi che un bel giorno abbiamo inserito nel nostro zaino e che ci indeboliscono e ci limitano nelle nostre esperienze. Non li vediamo ma ci sono: è come se portassimo sempre con noi un carico di 100 chili. Rimorso, nostalgia, rabbia, tristezza, rassegnazione, delusione, disperazione.. sembrano accompagnarci costantemente, provocando una grande sofferenza che non sappiamo come gestire. Ciò che stiamo facendo, è permettere che il passato ci definisca, condizionando quello che possiamo o non possiamo fare.

La vita è un continuo correre, muoversi, trovare cose da fare e riempire quei pochi spazi vuoti che rimangono.

Talvolta si fanno anche più cose contemporaneamente perché non si vuole perdere nemmeno un secondo, ma in realtà si sta solo scappando. Da cosa? Dalla nostra mente, dai nostri pensieri, che non sempre sono belli e positivi.  A volte ci sembra di vivere la vita che non vorremmo, commettere errori che non vorremmo! E di certo non mi riferisco agli errori del passato ma ad alcuni comportamenti che ci impediscono di vivere serenamente e in pace con noi stessi. Quante volte abbiamo sprecato tempo prezioso per pensare alle apparenze: piaccio come vesto? I miei colleghi sparlano di me? I vicini hanno notato che ho discusso con il mio partner? Cosa penserà mia madre se decido di cambiare casa?

7 pesi che devi smettere di trascinarti da subito

Ognuno di noi porta sulle proprie spalle il peso delle situazioni vissute come una vera e propria valigia emotiva. Il contenuto di questa valigia è fatto di ricordi e di esperienze di varie dimensioni, dei quali non siamo riusciti a liberarci e che sono rimasti sulla nostra pelle. Pesi che hanno le forme più svariate: quella di un ricordo deformato, di una parole affilata come un fendente, di un’illusione a basso costo.

Qualche volta assumono anche la forma di un dolore non maneggiato, perché in fondo ci si innamora di ciò che ci è noto, di cui conosciamo i contorni, che ci risuona familiare. Ci si innamora di ciò che ci ha fatto compagnia in qualche tunnel buio e maleodorante della nostra esistenza, anche se si tratta di un desiderio claudicante o di un sogno incerto. Ora però è giunto il momento di una vita bella dentro!

Se vuoi dare priorità a ciò che ti piace, a ciò che ti fa stare meglio, è fondamentale che tu comprenda che i pensieri vanno dove metti l’attenzione. Infatti, imparare a “spostare” l’attenzione da un pensiero a un altro è il primo passo per sentirsi più leggeri e sereni con se stessi. I pensieri positivi verranno da se man mano che lavori interiormente. Meno spazio darai alle tue paure e insicurezze più ti abituerai a controllare la tua mente e a creare pensieri consapevoli. Ma per farlo dovrai riconnetterti alla parte più autentica di te. Inizia dunque a:

1. Abbandonare le auto-imposizioni

Non ridere troppo forte”, “non saltare da un posto all’altro”, “tieni sempre i vestiti puliti”, “non correre“…Ci sono alcune cose che abbiamo imparato da piccoli e che ci hanno lasciato un segno importante. Anche quando diventiamo persone adulte, la nostra infanzia vive dentro di noi e si manifesta inevitabilmente attraverso atteggiamenti inconsci che abbiamo assimilato da piccoli.

Quante volte tagliamo corto dicendo cose del tipo: “è inutile che ci provo, tanto so già che non ci riesco“, “queste situazioni le conosco, vanno sempre a finire nello stesso modo“, “a me capitano sempre certe cose“, “non accadrà mai“, “è impossibile“, “non ne vale la pena“. È difficile identificare e smontare questi schemi. È difficile perché ne siamo talmente immersi da non essere in grado di vederli.  Per esempio, se ti hanno inculcato di stare zitto, probabilmente avrai difficoltà ad esprimere i tuoi concetti. Se dunque riesci ad abbandonare queste parti di te così profonde che ti bloccano, vedrai accadere un meraviglioso cambiamento nella tua vita.

2. Capire ciò che vuoi veramente

Prima di deprimerti perché tutti ti giudicano o cercare di mantenere un aspetto impeccabile, dovresti chiederti se pensi di meritare ciò che desideri o se, al contrario, stai limitando te stesso. Per esempio: voglio divorziare ma non lo faccio per paura di quello che la gente dirà. Tuttavia, è quello che voglio! Ecco, in questo caso  ti stai limitando, non accetti ciò che desideri, non metti quello che vuoi al primo posto.

Inizia dunque a dare la priorità alle tue decisioni. Tra l’altro è risaputo che le persone tendono a criticare anche senza cognizione di causa, forse perché vedono parti riflesse di loro che rifiutano.

Devi pensare a te stesso! Pensi sia più giusto dare la priorità a quello che vuoi o a quello che la tua parte giudicante ti impone di fare? Perché, alla fine, sei tu ad avere in mano il timone della tua vita; non puoi lasciarti dirigere dalle tue convinzioni e paure, tanto meno dagli altri. Naturalmente non puoi dare uno scopo a tutte le cose che fai quotidianamente ma devi assolutamente dare uno scopo alle cose meritevoli, a quelle importanti.

Le scelte importanti della tua vita devono essere guidate da uno scopo preciso, da un obiettivo definito. Possono essere la scelta del lavoro, la scelta del partner, la gestione del tuo benessere fisico, di quello mentale, la scelta di dove vivere, la scelta di dove abitare, la scelta della tua casa…..Prima di fare le scelte importanti della tua vita, chiediti: “cosa voglio da questa situazione, cosa mi aspetto di ottenere?”

Sappi che il futuro è determinato da come pensi e agisci nel presente, dai tuoi pensieri e dalle tue parole di oggi e da come il tuo presente è stato determinato dalle tue azioni nel passato. Tutto cambia in base a come decidi di utilizzare le opportunità che ogni giorno si presentano. La differenza la fai TU, da come decidi di reagire agli eventi, poiché solo tu sei responsabile della tua vita.

 3. Crescere e migliorare

A questo punto è chiaro un concetto: non importa qual è la tua attuale situazione di vita, non importa in quale punto del tuo percorso di vita ti trovi ora, perché puoi sempre cambiare. Puoi migliorare e crescere se acquisisci consapevolezza che puoi essere di più, molto di più, di quello che sei ora!

Le persone soddisfatte sono quelle che cercano costantemente di migliorarsi, quelle che scelgono e decidono cosa vogliono fare nella vita. Le persone che evitano di adeguarsi ai programmi che gli altri hanno definito per loro, quelle che agiscono per conseguire quello che LORO hanno deciso di essere e di fare. Ognuno di noi cresce durante la vita e la sua crescita è guidata dalla ricerca continua del miglioramento di se stesso.  Quindi anche tu devi imparare a chiedere di più dalla vita, a pensare ed a desiderare più in grande!

4. Lasciare andare ciò che non serve

Lasciare andare richiede coraggio, qualche volta anche una piccola dose di incoscienza, ma permette di fare spazio a ciò che davvero merita di abitarci dentro. Ci insegna a trattenere ciò che merita di restare. Senza scuse, alibi e contrattempi. Per riscoprirsi fieri di se stessi. Per ritrovare quella leggerezza che non é superficialità, ma capacità di superare i propri confini.

5. Abbandonare il senso di colpa

Quante volte ci auto-accusiamo o ci sentiamo giudicati dagli altri? Bisogna liberarsi dal senso di colpa che emerge quando cadiamo nei tranelli della mente. Anche se pensi di avere una colpa, concediti il diritto di perdonarti. E’ la strada più breve per sviluppare più amor proprio e una maggiore autostima.

6. Non arrenderti mai!

Anche quando tutto ti sembrerà impossibile o inutile, trova la forza di sperare e di andare avanti. Non aver paura di chiedere aiuto e non dare nulla per scontato anche quando tutto ti appare brutto intorno a te. Ricorda, è nell’imperfezione che risiede la bellezza. Qualsiasi cosa accada vai avanti, non fermarti.

7. Cercarsi dentro

La vera visione diventerà chiara solo quando guarderete nel vostro cuore. Chi guarda all’esterno, sogna. Chi guarda all’interno, si sveglia” (Carl Gustav Jung). In effetti, ostinarsi ad apparire belli agli occhi del mondo esterno non serve! Ciò che conta davvero è fare ciò che ci fa stare in armonia con noi stessi,  anche se ciò implica affrontare paure, fallimenti e critiche. Guardarsi dentro può far paura ma la piena realizzazione di noi stessi parte proprio da questo. Guardandoti dentro potrai trovare pensieri non utili, quindi sostituiscili con convinzioni potenti e positive come ad esempio:

  • Io sono una persona positiva e credo in me stessa.
  • Accetto e amo ogni parte di me
  • Ogni Azione che faccio oggi è un’espressione della mia forza e della mia gioia.

Amare il prossimo è una cosa bellissima ma del tutto blanda se non iniziamo a considerare la nostra persona come la più importante della vita. Come? Prendendoci cura di noi stessi, sempre e comunque. Nessuno ha l’obbligo di sceglierti, di apprezzarti o di condividerti, ma altrettanto nessuno ha il diritto di non rispettarti, neppure tu. E il rispetto che tu hai per te stesso sarà lo stesso rispetto che esigerai dagli altri.

E “echisenefrega” se qualcosa può andare storto!

Impara a farti scivolare qualsiasi valutazione negativa, fatti scivolare tutto addosso…..e ti assicuro che ti sentirai più leggera/o. Non dimenticare mai che anche se certi giudizi arrivano dalle persone a te care, non è detto che siano giusti; loro non sono te.

Divertiti, affronta le cose con un po’ più di leggerezza, ma soprattutto non lasciarti vincere passivamente dalla vita, vivi rimanendo sempre te stessa/o, ciò che sei. Impara la mattina a guardarti allo specchio, a sorridere e ad amarti un po’ di più ogni giorno, perché la persona che vedi riflessa e che per prima snobbi a volte con disgusto, dopo essere caduta innumerevoli volte si rialzerà e affronterà con coraggio ogni cosa. Trova la parte di te  che non rimugina ma sente, che non pensa ma sa, che non dubita e vive, fiduciosa nel fatto che non ti manca nulla in questo momento né per essere felice, né per affrontare le difficoltà.

Non devi dimenticare ma superare. Devi girare la pagina di tutte quelle perdite, delusioni, disagi, paure, relazioni e ferite sentimentali. Il dolore fa parte di quei brutti momenti, ma la sofferenza deve essere gestita. Cercare di eliminare i brutti ricordi funzionerà solo contro di te. E’ necessario ammettere un brutto episodio per poterlo lasciare indietro, a poco a poco.

Sii consapevole di CHI SEI

Sicuramente conosci il tuo colore preferito del momento (è normalissimo se cambia!), quando sei nato e le scarpe che preferisci indossare. Ci sono, però, tantissime cose di te che ignori completamente e per questo a volte ti senti confuso, disorientato sulle scelte da prendere o addirittura incoerente (stare con chi ti fa soffrire, procrastinare cose che a lungo termine ti fanno bene, ignorare i tuoi bisogni autentici…). In realtà, non c’è niente di incoerente nel provare desideri ed emozioni contrastanti. Anche queste sono il frutto di un “giudice severo”, perché se da un lato inneggi la forza, il controllo e la determinazione, dall’altro ci sarà sicuramente una parte di te che desidera la fuga e la perdita di controllo e che quindi spingerà verso delle condotte che sembrano remarti contro.

Numero2864.

 

da QUORA

 

Scrive Linus, un corrispondente di QUORA:

 

G R A T I T U D I N E

 

Un re aveva dieci cani selvatici. Quando un servo commetteva un errore, veniva gettato in pasto ai cani perché lo sbranassero.

Un giorno, uno dei servi più anziani ha fatto qualcosa di sbagliato. Il re ha ordinato che lo gettassero ai cani.

Il servo ha detto: “Ti ho servito per dieci anni, per favore dammi dieci giorni prima di buttarmi in pasto ai cani”. Il re glielo ha concesso.

In prigione il servo ha detto alla guardia che avrebbe voluto servire i cani per i prossimi dieci giorni.

La guardia era d’accordo e il servo poteva dare da mangiare ai cani, pulire il canile e bagnarli con tanta dedizione e affetto.

Alla fine dei dieci giorni, il re ordinò che il servo venisse gettato ai cani come punizione. Quando è stato rinchiuso nel canile, tutti sono rimasti sorpresi di vedere i cani rabbiosi leccare i piedi del servo, anziché sbranarlo e divorarlo.!

Il re, perplesso da quello che vedeva, disse: “Cos’è successo ai miei cani?”. Il servo rispose: “Ho servito i cani solo per dieci giorni e non hanno dimenticato i miei servizi. Ti ho servito per dieci anni e te ne sei dimenticato, al mio primo errore.”

Il re si rese conto del suo errore e ordinò che il servo fosse riammesso in carica.

Dedicato a tutti quelli che dimenticano una bella parola: “GRATITUDINE”. Dimenticano le cose buone che una persona ha fatto e quando commette un errore, la condannano.

La gratitudine degli animali è molto diversa da quella di alcuni esseri umani ingrati.

Numero2863.

 

Chi vuole svalutarti usa queste frasi

Anna De Simone      Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologia.

 

Dott.ssa in biologia e psicologia. Esperta in genetica del comportamento e neurobiologa.

 

Sei brava/o a distinguere chi ti vuole genuinamente bene da chi, invece, ti usa per alimentare il suo insaziabile ego? In teoria, discernere il bene dal male non dovrebbe essere così difficili ma in pratica lo è, e anche tanto. Falliamo in questa impresa tutte le volte che riponiamo la nostra fiducia nella persona sbagliata, tutte le volte che sistematicamente ci deludono, tradiscono e che, in qualche modo, ci fanno sentire usati, sviliti e ignorati. Ignorati nei nostri bisogni di stima, validazione e affetto. Già, perché chi ti sta accanto per rinforzare il suo ego, ignora completamente cosa vuoi tu: è dannatamente concentrato su se stesso.

A tutti può capitare di riporre fiducia e speranze nella persona sbagliata, tuttavia, una volta notato il gap relazionale, chi sa discernere il bene per sé dal male per sé, sa come correre ai ripari e impara dall’esperienza. Al contrario, chi non riesce a fare agilmente questa distinzione, si ritrova spesso in relazioni del tutto sbilanciate e fa fatica a uscirne. A volte, distinguere ciò che è davvero bene per sé non è facile, perché nella nostra storia personale, nessuno ce l’ha mai mostrato davvero, in più, chi tenta di sminuirci, spesso lo fa in modo subdolo ed è molto bravo a camuffare i suoi reali scopi. Allora vediamo quali sono le caratteristiche tipiche di chi, per stare bene con se stesso, ha bisogno di farti sentire sbagliato e quali sono le frasi che potrebbero fungere da campanellino d’allarme.

Le caratteristiche di chi ha un «ego insaziabile»

Chi ha un ego insaziabile, dà un’immagine di sé irrealistica e, in parallelo, usa il riconoscimento esterno per compensare i propri vuoti e gli inaccettabili fallimenti personali. Tutti noi cerchiamo accettazione e consenso all’esterno, e fin qui è tutto bene: siamo animali sociali, abbiamo bisogno di sperimentare senso di appartenenza e gratificazione interpersonale e questi bisogni possono essere soddisfatti instaurando rapporti paritetici fatti di stima reciproca. Il problema insorge quando il riconoscimento esterno viene ricercato con la svalutazione, il controllo e il dominio sull’altro.

Queste persone, infatti, stanno bene con se stesse solo quando possono sentirsi migliori degli altri, le ho definite con un «ego insaziabile» perché è talmente grande la precarietà affettiva che si portano dentro, da essere impossibile da colmare, almeno non dall’esterno, almeno senza una profonda presa di consapevolezza. In realtà, queste sono così barricate nel loro stesso ego, da perdere ogni lucidità: esistono solo loro, ciò che pensano e ciò che vogliono. Gli altri non sono altro che strumenti e guai a farli sentire incompresi: uno dei tanti modi che hanno per piegare l’identità altrui e il non accettare che si possano avere valori diversi dai propri. Nelle relazioni che stringono, se l’altro ha idee diverse, semplicemente non ha valore, non viene accettato. L’accettazione, infatti, può passare solo per l’accondiscendenza più totale.

Quel grande ego smisurato e insaziabile, finisce per dissipare le energie altrui, per esercitare controllo, umiliare, disprezzare e distruggere tutto ciò che ha a tiro, fino a sminuire anche la più nobile e benevola delle intenzioni. Si nutre delle attenzioni degli altri ma non lo fa sempre in modo palese: l’ego insaziabile, infatti, è ben nascosto sotto una scintillante armatura costruita ad hoc. In più, l’ego insaziabile può indossare diverse armature, tante quanto sono le occasioni: più che una persona, ti ritrovi davanti un prestigiatore che fa giochi di magia distorcendo fatti ed emozioni. L’armatura più usata è quella del cavaliere senza macchia e senza paura, che si prodiga per gli altri. Un’armatura mantenuta scintillante per raccogliere consensi.

Esistono, poi, molte variabili, spesso l’armatura scintillante proietta un’immagine sempre affaccendata: tempo e risorse, all’apparenza, sono investiti in una «più alta causa»: il lavoro, la famiglia, il volontariato… Attenzione! È bellissimo dedicare del tempo ai propri affetti, avere ambizioni lavorative o fare volontariato, ma queste persone, enfatizzano il sacrificio. In fondo, se si sacrifica e se si sta impegnando così tanto per gli altri e non per sé, come potrebbe essere accusato di egocentrismo?

Frasi tipiche di chi vuole sminuirti

Queste persone, nelle relazioni, possono essere estremamente caustiche, corrodono anche la personalità più forte e tenace. La difficoltà sta nel fatto che all’apparenza non sono «persone tossiche» (estremamente lamentose, che parlano male di tutti…), sono piuttosto degli affabulatori, dei racconta storie che condiscono la realtà a loro piacimento, che possono dartela vinta al momento ma che poi hanno sempre in serbo per te una frecciatina, un rimprovero, un’osservazione scomoda da fare. Per queste persone c’è sempre un però, c’è sempre un ma, «Sì, tutto è bello ma…»; c’è sempre un modo più o meno velato per farti pesare tutto, ciò che hai fatto e ciò che non hai fatto. Come premesso, riescono a sentirsi soddisfatte, solo facendoti sentire in difetto.

Le critiche nascoste di chi dice di volerti bene

Chi ha un ego vuoto può sfruttare falsi complimenti per screditarti . I falsi complimenti finiscono spesso con un punto interrogativo, un punto di domanda che però non solleva un dubbio concreto, piuttosto sottolinea un’ipotetica fragilità.

  • Bellissimo questo appartamento, sicuro di potertelo permettere?
  • Ti sta bene questo cappotto, ma non è un po’ troppo stravagante per te?
  • Sei meravigliosa con quel vestito ma mi chiedo, non avresti dovuto prenderlo di una taglia più grande?
  • Ora hai ottenuto questo nuovo lavoro, ma ne vale la pena?

Altre frasi possono svalutare qualcosa che fai, sfruttando una generalizzazione o riportando casi reali o fittizi. Per esempio, ti sei laureato e, dopo repentine congratulazioni, ecco che arriva: «anche Tizio ha la tua stessa laurea, ora lavora nella paninoteca in fondo alla strada, speriamo che a te vada meglio». Oppure, hai vinto un concorso «beh, ormai tutti possono farlo, non è più come una volta…» o ancora «beato te, a me queste fortune non capitano mai», per sottintendere che non hai alcuna abilità, che sei solo stato baciato dalla fortuna mentre lei/lui, le cose, deve sudarsele. Sì, perché l’armatura scintillante che mostrano è quella di una persona che non ha mai avuto alcuno sconto dalla vita, come se tutti gli altri, invece, avessero trovato realizzazioni pronte all’uso in confezioni regalo! E, come se non bastasse, le realizzazioni degli altri sono sempre banali e scontate ma non le sue, le sue sono sempre imprese epiche!

Altri esempi di svalutazioni vertono sull’invalidazione di un’esperienza o un traguardo. Per esempio: «ho fatto un corso d’inglese, mi è piaciuto tantissimo». La replica: «Sì, sono contentissima per te, ma l’hai fatto con un madrelingua? Dovresti trascorrere qualche mese all’estero come ho fatto io, è l’unico modo vero per imparare la lingua». Lo scopo è quello di spegnere l’entusiasmo e la validità dell’impresa dell’altro.

«Carina quella borsa, ormai si vedono tanti falsi in giro». Una velata frecciatina sull’autenticità dell’accessorio che indossi. Queste persone hanno sempre da mettere becco su come gestisci il tuo tempo, il tuo denaro, le scelte che fai… lo fanno sentendosi legittimati. Si prendono anche più confidenze del dovuto e non si inalberano se tu provi a mettere distanze: sono bravissimi a fare gli offesi e si vendono egregiamente come vittime.

In tutte le frasi c’è una costante: una netta incongruenza. Quando un complimento non è esattamente un complimento e quando una domanda in realtà nasconde un’allusione scomoda, l’interlocutore è disorientato e, nella più calda ingenuità, si tende a ignorare il messaggio sgradito che però, avrà sortito il suo effetto: avrà istillato dubbi, avrà creato una crepa, avrà fatto sentire l’altro migliore.

Un breve aneddoto per comprendere meglio fin dove si spingono alcune persone per non affrontare i propri limiti

Condivido con voi un’esperienza personale: un episodio vero e molto emblematico. Sono nella sala d’attesa di un centro medico. Un uomo non sa come azionare la macchinetta automatica che eroga bibite. La moglie mi chiede di aiutarlo. L’uomo è restio ma dopo qualche minuto e diversi tentativi falliti, accetta suo malgrado il mio aiuto: la moglie aveva sollecitato il mio intervento in quanto aveva un forte calo di pressione.

Mi avvicino alla macchinetta, inserisco una moneta, immetto il codice e la bibita esce puntuale: porgo la bibita alla moglie. Sto per andare via quando l’uomo esordisce: «Senta, qui ci sono 50 centesimi di resto, ma non è capace neanche a prendersi il resto?». Un uomo decisamente corrosivo, troppo preso da se stesso e dalle sue paure per ammettere una banale difficoltà. Pur di non accettare un limite (in questo caso, una palese difficoltà con la tecnologia), quell’uomo stava causando disagio a sua moglie e ha sentito il bisogno di sminuire il mio gesto.

Alcune persone sono così rigide che, per loro, ammettere un limite, significa ammettere di non valere. Vivono una precarietà interiore tale da dover riversare tutto il loro malessere nel mondo che li circonda. Una condizione molto triste che solo raramente riesce a trovare un aiuto adeguato: come premesso, queste persone mancano completamente di capacità introspettiva. Non potendo leggersi dentro, spostano tutto all’esterno.

A volte, le critiche sono spudorate, altre volte sono nascoste ma in tutti i casi, non raccontano nulla su chi le riceve, raccontano piuttosto il mondo emotivo di chi le muove. Chi sta in pace con se stesso non sente il bisogno di sminuire il tuo nuovo lavoro, non sente il bisogno di dire «acquistare un’auto super-accessoriata è una cazzata, fai lievitare il prezzo per nulla, è da fessi», dopo che ha saputo del tuo ultimo acquisto full optional.

Ma se non è un’auto, è lo smartphone, il vestito, le scarpe, il tuo aspetto, i tuoi capelli… queste persone trovano sempre il modo di disprezzarti, e lo fanno! Lavorare sui propri confini, sul proprio valore personale e senso di auto-efficacia, è l’antidoto migliore per qualsiasi critica, anche alla più distruttiva e subdola di tutte!

Per affermare il tuo valore

Dobbiamo stabilire dei limiti. Non bisogna tollerare critiche e disprezzo celato. Il disprezzo costante è un abuso psicologico che può danneggiare chi ha già delle fragilità di fondo. Non possiamo normalizzare il disprezzo. Permettere agli altri di sminuirci significa precipitare in un abisso in cui perdiamo di vista il nostro valore. Allora cosa fare? Per cambiare radicalmente la tua vita, inizia a formarti e a capire come funzionano davvero le cose.

Esiste una realtà ben concreta in cui tu sei al centro della tua vita. In cui tutti i tuoi bisogni hanno un senso, vanno ascoltati e appagati! Una realtà in cui puoi affermare te stesso, accoglierti e amarti. In tal modo, attrarrai a te solo persone che sono capaci di darti la considerazione che meriti. Che, come nel mio esempio, hanno cura del legame che instaureranno con te. Non si tratta di un’utopia. Tutto questo è possibile e puoi averlo in tutti i rapporti.

 

Numero2862.

 

A I    G I O V A N I    I T A L I A N I

 

Correva l’anno 1818 e, dalla dimora gentilizia in Recanati, dove abitava la famiglia paterna del Conte Monaldo, un giovane, aveva allora 20 anni, Giacomo Leopardi, fra le sue “sudate carte”, mandava un appello, nobile, accorato e quasi commovente, ai suoi coetanei e conterranei. A oltre 200 anni di distanza di tempo, è di una sorprendente attualità. Eccolo.

 

Io non vi parlo da maestro, ma da compagno. Non vi esorto da capitano, ma vi invito da soldato. Sono coetaneo vostro e condiscepolo vostro ed esco dalle stesse scuole con voi, cresciuto fra gli studi e gli esercizi vostri, partecipe dei vostri desideri, speranze e timori.
Abbiate pietà di questa bellissima terra e dei monumenti e delle ceneri dei nostri padri.
Fate che la povera patria nostra, in tanta miseria, non rimanga senza aiuto, perché non può essere aiutata fuorché da voi.

Numero2860.

 

Frasi tipiche delle persone insicure

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

L’insicurezza è uno stato emotivo caratterizzato da sentimenti di incertezza, dubbi e mancanza di fiducia in se stessi. Si manifesta attraverso pensieri negativi riguardo alle proprie abilità, il proprio valore e la propria capacità di affrontare le sfide della vita. L’insicurezza può influenzare molti aspetti della vita di una persona, tra cui le relazioni interpersonali, il lavoro, gli studi e il benessere emotivo generale.

Come nasce l’insicurezza

L’insicurezza è un sentimento di incertezza, dubbio e mancanza di fiducia in se stessi. Può influenzare molti aspetti della vita di una persona, tra cui le relazioni personali, il lavoro, le performance accademiche e il benessere emotivo. Le cause dell’insicurezza possono essere complesse e multiformi, risultando dall’interazione di diversi fattori.

L’insicurezza può manifestarsi in diversi modi. Alcune persone possono avere una bassa autostima e una visione negativa di sé stesse. Si sentono inadeguate e pensano di non essere all’altezza delle aspettative degli altri. Altre persone possono manifestare insicurezza attraverso l’eccessiva autocritica e il perfezionismo. Sono sempre preoccupate di fare errori o non raggiungere i propri obiettivi.

Ci sono diversi fattori che possono contribuire all’insorgenza dell’insicurezza. Le esperienze negative del passato, come il trauma, il bullismo o gli abusi, possono influenzare profondamente la fiducia in se stessi di una persona. L’ambiente familiare svolge un ruolo importante nello sviluppo dell’insicurezza. Se una persona cresce in un ambiente in cui manca il sostegno emotivo e l’approvazione, può sviluppare un senso di insicurezza riguardo al proprio valore e alle proprie capacità.

La comparazione sociale è un altro fattore che alimenta l’insicurezza. Le persone tendono a confrontarsi con gli altri, misurando il proprio valore in base a ideali culturali o sociali. I mezzi di comunicazione e i social media possono amplificare questo confronto, portando a una percezione distorta della realtà e a sentimenti di insicurezza. Di seguito, analizzeremo alcuni dei principali fattori che possono contribuire alla nascita dell’insicurezza.

Esperienze negative passate

Le esperienze negative, come il trauma, il bullismo, gli abusi o il fallimento, possono avere un impatto significativo sull’autostima e sulla fiducia in se stessi. Ad esempio, se una persona è stata costantemente criticata o derisa durante l’infanzia, potrebbe sviluppare una visione negativa di sé stessa e una paura costante di essere giudicata dagli altri.

Ambiente familiare

L’ambiente familiare svolge un ruolo cruciale nello sviluppo dell’insicurezza. Se un bambino cresce in un ambiente in cui manca il sostegno emotivo, l’affetto e l’approvazione, potrebbe sviluppare un senso di insicurezza riguardo al proprio valore e alle proprie capacità. Le critiche costanti, l’assenza di limiti chiari o il confronto costante con i fratelli/sorelle possono minare l’autostima di un individuo e generare insicurezza.

Comparazione sociale

La comparazione sociale è un altro fattore che può alimentare l’insicurezza. Viviamo in una società che spesso promuove l’idea di “misure di successo” come bellezza, ricchezza, popolarità e successo professionale. Le persone insicure tendono a confrontarsi con gli altri, misurando il proprio valore in base a queste misure e ritrovandosi spesso in una posizione di svantaggio. I social media, in particolare, possono amplificare il confronto sociale, poiché le persone tendono a mostrare le loro vite sotto una luce positiva, creando una percezione distorta della realtà.

Mancanza di successi o riconoscimenti

L’incapacità di raggiungere obiettivi personali o professionali, o la mancanza di riconoscimenti per i propri successi, può minare la fiducia in se stessi e alimentare l’insicurezza. Ad esempio, se una persona non riesce a ottenere un lavoro desiderato o viene respinta da una relazione romantica, potrebbe iniziare a dubitare delle proprie capacità e del proprio valore.

Messaggi culturali e sociali

Le norme culturali e sociali influenzano anche l’autostima e la sicurezza personale. Ad esempio, i messaggi che attribuiscono maggior valore a determinati tratti fisici o caratteristiche personali possono far sentire le persone insicure se non corrispondono a questi ideali. Inoltre, i pregiudizi legati al genere, all’età, all’etnia o ad altre caratteristiche possono alimentare l’insicurezza, facendo sentire le persone come se non fossero all’altezza degli standard imposti dalla società.

Fallimenti e critiche

L’esperienza di fallimenti o il ricevere critiche può mettere a dura prova l’autostima e generare insicurezza. Le persone insicure tendono a percepire i fallimenti come prove concrete della loro inadeguatezza e si focalizzano maggiormente sui commenti negativi, ignorando gli elogi o i successi che possono aver raggiunto.

Autocritica e perfezionismo

L’autocritica e il perfezionismo eccessivi sono spesso legati all’insicurezza. Le persone insicure tendono ad avere aspettative irrealistiche su di sé e a concentrarsi sugli errori o sulle imperfezioni, senza riconoscere i propri punti di forza. Questo atteggiamento critico può alimentare un ciclo di insicurezza, poiché non importa quanto successo raggiungano, si sentiranno sempre inadeguate.

Mancanza di fiducia nelle proprie abilità

L’insicurezza può derivare anche da una mancanza di fiducia nelle proprie abilità. Le persone insicure possono sottostimare le proprie capacità o temere di non essere in grado di affrontare nuove sfide. Questa mancanza di fiducia può limitare la propria crescita personale e professionale, alimentando l’insicurezza stessa.

Frasi tipiche delle persone insicure

Le frasi tipiche delle persone insicure possono variare a seconda del contesto, ma ecco alcuni esempi comuni:

“Non sono mai abbastanza bravo/a in niente.”
“Mi sento sempre inferiore agli altri.”
“Ho paura di deludere le persone che mi circondano.”
“Non credo di poter fare nulla di valore.”
“Mi sento sempre giudicato/a dagli altri.”
“Le mie opinioni non contano.”
“Non sono all’altezza delle aspettative degli altri.”
“Mi preoccupo costantemente di cosa pensano gli altri di me.”
“Ho sempre paura di sbagliare.”

“Mi sento insicuro/a della mia apparenza fisica.”
“Penso sempre che gli altri siano migliori di me.”
“Ho difficoltà a prendere decisioni perché ho paura di sbagliare.”
“Mi sento inadeguato/a in confronto agli altri.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza intelligente.”
“Ho timore di mostrare il mio vero io alle persone.”
“Mi sento in competizione costante con gli altri.”
“Non credo di meritare il successo o la felicità.”

“Mi confronto costantemente con gli altri e mi sento sempre inferiore.”
“Mi preoccupo di essere abbandonato/a dalle persone che amo.”
“Mi sento a disagio in situazioni sociali.”
“Ho paura di essere rifiutato/a dagli altri.”
“Mi sento inadatto/a nel mondo del lavoro.”
“Mi preoccupo di essere considerato/a un fallimento.”
“Mi sento inadeguato/a nelle relazioni romantiche.”
“Ho difficoltà a credere nei complimenti che mi fanno.”

“Mi sento spesso fuori posto.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza interessante per gli altri.”
“Mi sento insicuro/a delle mie capacità.”
“Penso sempre che gli altri mi giudichino negativamente.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza attraente per gli altri.”
“Mi sento fuori controllo della mia vita.”
“Mi preoccupo di fare brutte figure in pubblico.”
“Mi sento bloccato/a dai miei timori e insicurezze.”
“Ho difficoltà a fidarmi degli altri.”

“Mi preoccupo di essere considerato/a un peso dagli altri.”
“Mi sento a disagio nel parlare in pubblico.”
“Mi preoccupa di non essere abbastanza bravo/a nella mia carriera.”
“Mi sento in colpa per tutto.”
“Mi preoccupo di essere giudicato/a per le mie scelte di vita.”
“Mi sento inadeguato/a come genitore.”
“Mi preoccupo di essere abbandonato/a dagli amici.”
“Mi sento sempre sotto pressione per piacere agli altri.”

“Mi preoccupo di non essere abbastanza diligente nel lavoro.”
“Mi sento inadeguato/a nel prendere decisioni importanti.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza creativo/a o talentuoso/a.”
“Mi sento sempre insoddisfatto/a di me stesso/a.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza amato/a.”
“Mi sento sempre in competizione con gli altri per dimostrare il mio valore.”
“Mi preoccupo di non essere abbastanza in forma o atletico/a.”
“Mi sento costantemente in ansia riguardo al futuro.”

L’insicurezza può colpire le persone in modi diversi, quindi queste frasi potrebbero non rappresentare tutte le sfumature dell’insicurezza. Se tu o qualcuno che conosci sta lottando con l’insicurezza, può essere utile cercare il supporto di un professionista qualificato come uno psicologo o uno psicoterapeuta.

Come diventare più sicuri

Attraverso l’autoriflessione, il lavoro sul proprio atteggiamento mentale, l’identificazione e il superamento dei modelli di pensiero negativi, l’acquisizione di nuove competenze e il rafforzamento delle relazioni interpersonali, è possibile sviluppare una maggiore sicurezza in se stessi e un senso di valore personale. È un processo che richiede tempo, pazienza e impegno, ma può portare a un benessere emotivo duraturo e a una visione più positiva di sé stessi. Non sei solo/a.

Accetta che provare insicurezza è normale e umano. Riconosci che le emozioni, comprese quelle negative, fanno parte dell’esperienza umana e non devono essere evitate o negate. Considera l’insicurezza come un’opportunità di crescita e apprendimento. Osserva le situazioni in cui ti senti insicuro/a come possibilità di acquisire nuove competenze, migliorare e sviluppare una maggiore resilienza emotiva. Ricorda che superare la paura di sentirsi insicuri richiede tempo e impegno. Sii gentile con te stesso/a durante questo processo e ricorda che tutti affrontano sfide simili. Con il tempo, potrai sviluppare una maggiore fiducia in te stesso/a e affrontare l’insicurezza con maggiore serenità.

Numero2859.

 

Comportamenti tipici di chi si trascina un vissuto difficile

Ana Maria Sepe    Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

Crediamo di essere indegni di felicità, di piacere, d’amore o della realizzazione. Tutti abbiamo una “ferita centrale” nel profondo che varia in base alle nostre circostanze ed esperienze. Questa profonda e fondamentale ferita è il risultato delle credenze che ci hanno insegnato fin dalla nascita, contribuendo alla difettosa immagine di noi stessi che continuiamo a portarci dietro fino ad oggi. Le nostre ferite fondamentali sono i nostri dolori più profondi nella vita. Sono i nostri amici più vecchi e più miserabili. Per la maggior parte di noi, queste ferite interiori sono governate dalle seguenti due convinzioni errate:

  • “Sono imperfetto e quindi una persona cattiva.”
  • “Devo cambiare o sistemare qualcosa di me per essere accettabile.”

Riconoscere di avere una ferita interiore

Può essere molto difficile riconoscere di avere una ferita interiore legata agli errori (spesso involontari o inconsapevoli) compiuti dalla figura di accudimento, quella che più di tutte avrebbe dovuto proteggerci, accudirci, accoglierci e insegnarci a diventare sicuri e forti.

Da bambini infatti, assorbiamo tutto ciò che ci viene detto su di noi come se fosse una “verità incontrovertibile” un dato di fatto solido e assodato che non potrà cambiare mai: “sei pigro”, oppure “sei un bambino cattivo” o altro, sono espressioni che il bambino assorbe e fa proprie senza avere la capacità di poterle mettere in discussione, né di comprendere che spesso si tratta di affermazioni imprecise e parziali. In tal modo cresce diventando un adulto che è ancora – spesso inconsapevolmente – profondamente convinto di essere pigro o cattivo, e si comporta di conseguenza, dando per scontato che si tratti di una verità assoluta e immodificabile.

Un’altra ragione che rende difficile comprendere di aver avuto relazioni di accudimento disfunzionali, è legata al fatto che ogni bambino tende a credere che ciò che accade in casa sia “normale”, che accada allo stesso modo in tutte le altre famiglie: penserà che suo papà alza le mani perché “è stanco” oppure “perché mi comporto male”, o che la mamma è arrabbiata o infastidita perché “sono un cattivo bambino che dà fastidio”.

Non è infrequente comprendere che qualcosa non va nella propria famiglia, in seguito all’aver sperimentato cosa accade in altre famiglie, dove magari le figure di accudimento sono più gentili, amorevoli e disponibili. E’ difficile accettare l’idea che il dolore che abbiamo dentro, le difficoltà che viviamo nelle relazioni con le altre persone – specialmente con il/la partner – originano dal modo in cui proprio nostra madre ci ha trattati da bambini (se lei è stata la figura di accudimento principale).

Si tende così a normalizzare, giustificare, negare certi comportamenti, senza che vi sia una vera e profonda comprensione di come sono andate le cose, e delle motivazioni che le hanno prodotte, unica via questa per poter passare dalla comprensione all’accoglimento del passato per ciò che è stato e, infine, al perdono.

Cosa ha interiorizzato chi ha avuto un vissuto difficile

Per procedere dal percorso di comprensione e accettazione di ciò che è stato alla costruzione di uno stile relazionale più sano e gratificante, possiamo partire dal mettere in discussione alcuni falsi miti sui quali spesso poggiano convinzioni, atteggiamenti e comportamenti che automaticamente si esprimono nelle relazioni con gli altri:

1. L’amore va guadagnato

Probabilmente, a causa del modo controllante, giudicante o carico di aspettative in cui siamo stati cresciuti, abbiamo imparato che l’amore non è mai gratuito, ma deve essere meritato e guadagnato dandosi da fare per gli altri, accondiscendendo alle loro richieste oppure cercando di “non dare fastidio” con bisogni e richieste.

2. Bisogna nascondere i propri sentimenti

La lezione si impara quando i genitori si arrabbiano o prendono in giro un figlio a causa della sua sensibilità, chiamandolo  “piagnucolone” o accusandolo di essere esagerato o troppo sensibile. I bambini in genere rispondono a questo comportamento, costruendosi una sorta di “barriera” dietro alla quale nascondere i loro sentimenti e le loro emozioni, prendendo le distanze e proteggendosi da queste. Così facendo però, perdono anche l’opportunità di sviluppare adeguate abilità di gestione delle emozioni stesse.

3. La cosa più importante sono le apparenze

Questo si apprende da un genitore particolarmente votato a curare le apparenze, che tratta i propri figli come “estensioni di sé”, pretendendo da questi di fargli/le fare sempre bella figura quando sono in pubblico. Il bambino dunque impara che ciò che conta veramente, per essere “amati” dal genitore, non è tanto esprimere il proprio sé, quanto piuttosto dimostrare le apparenze esteriori e le aspettative che contano..

4. E’ meglio non mostrarsi per ciò che si è

La critica e la svalutazione costanti subite dalle figure di accudimento portano il bambino ad assumere comportamenti finalizzati a soddisfare e accontentare i genitori, a fare qualsiasi cosa per sentirsi approvati e apprezzati da questi. Questo processo può portare alla costruzione di un “sé falso”, finalizzato a piacere al genitore, e a imparare a nascondere e non mostrare ciò che si è veramente, fino a perdere quasi il contatto con ciò che si ama davvero e che rende davvero felici.

(N.d.R.: questo tipo di bambino/a, durante tutta la sua vita, andrà sempre alla ricerca di un partner che lo accetti per quello che è: sarebbe quello l’amore che non ha avuto da piccolo/a, perché le figure genitoriali (una o entrambe) lo “condizionavano”. Invece di ricevere affetto senza contropartite, aveva ottenuto l’accudimento solo a patto di obbedienza e rispetto: un pesante ricatto psicologico che adoperava una leva formidabile come quella inculcata dal senso di colpa, che si instaurava, in un lancinante stillicidio, con la sottolineatura dei difetti e mai dei pregi del bambino/a).

5. Occorre controllare il proprio ruolo nella relazione

Quando si è sperimentato un legame di attaccamento con un genitore non amorevole, la relazione non è mai veramente reciproca, perché i comportamenti del genitore nei confronti del bambino gli insegnano che in una relazione c’è sempre un elemento forte e uno debole e che occorre, per proteggersi, mantenere il controllo, cercando di non essere o diventare l’elemento debole.

6. Non sei abbastanza

Svalutazione, giudizio costante, atteggiamento ipercritico delle figure genitoriali, uniti alla mancanza di validazione e supporto sono responsabili dell’origine di questa convinzione di fondo, che opera silenziosamente e in modo dannoso nella costruzione delle future relazioni.

7. Hai meritato di essere trattato male

In presenza di genitori maltrattanti è molto più facile per il bambino giungere alla conclusione di meritare i maltrattamenti, piuttosto che prendersela con chi dovrebbe accudirli e proteggerli amorevolmente. Prendersela con se stessi del resto, serve a molti scopi, non ultimo quello di mantenere in vita – una volta adulti – una relazione abusante.

(N.d.R.: La relazione abusante diventerà normale in tutta la vita. Inconsciamente il bambino/a, diventato adulto/a, non crede che ci sia un altro tipo di rapporto psicologicamente e affettivamente più appagante di questa “comfort zone”, alla quale si è allenato/a ed adagiato/a. Anzi, se lo terrà ben stretto perché costituirà l’unica certezza garantita, anche a costo di vessazioni, angherie e rinunce alle proprie libertà ed espressioni personali).

8. Devi piacere e accontentare gli altri

Pur di andare d’accordo con l’altro – per averlo accanto, per sentirsi apprezzati o non sentirsi in colpa – ci si limita, si rinuncia a far valere la propria voce e ad esprimere se stessi, fino ad annullarsi.

9. L’intimità è pericolosa

Tipica posizione di coloro che hanno sviluppato uno stile di attaccamento evitante e logica conclusione delle relazioni avute con le figure di attaccamento – verosimilmente fredde e indisponibili – dell’infanzia.

Il primo passo per risanare le nostre ferite interiori

Mettere in discussione queste posizioni ed affermazioni – più o meno consapevoli – apprese durante l’infanzia attraverso le relazioni di attaccamento, è un passo importante verso un maggior benessere e relazioni interpersonali e sentimentali gratificanti. Ma prima ancora di poterle mettere in discussione, occorre imparare a individuarle dentro di noi: possiamo farlo portando l’attenzione consapevolmente su certi nostri comportamenti che tendono a ripetersi, e sul nostro dialogo interno nelle situazioni interpersonali.

Può essere utile iniziare a chiedere a noi stessi cosa pensiamo automaticamente di noi e dell’altro, nelle situazioni in cui magari ci sentiamo più vulnerabili o bisognosi: sentiamo di meritare le cure e le attenzioni dell’altro? Riusciamo a chiedere ciò di cui abbiamo bisogno o desiderio? Ci aspettiamo che l’altro possa venirci incontro? Ci fidiamo?

Puoi farcela … A darti quel permesso!!!

Il permesso è quella scelta che fai e che è diversa dalle solite scelte che ripeti da una vita. Esempi. Posso mostrarmi in difficoltà… Mi permetto di dire no… Scelgo di riposarmi… Oppure:

  • Solitamente tieni duro… Ti permetti di mollare!
  • Solitamente fai da solo… Ti permetti di chiedere aiuto!
  • Solitamente trattieni le tue emozioni… Ti permetti di esprimerle!
  • Solitamente reagisci d’impulso… Ti permetti di riflettere un po’ meglio prima di agire!
  • Solitamente non esprimi il tuo pensiero per paura del giudizio… Ti permetti di dire la tua!
  • Solitamente accondiscendi alle richieste altrui anche quando sono eccessive… Ti permetti di dire no e sì in base ad una tua valutazione specifica della situazione!

TROVA IL TUO SOLITO … E DATTI IL TUO PERMESSO!

“Finalmente ce la fai…” perché è veramente la fatica di una vita quella di cambiare ciò che da una vita siamo abituati a fare!!!
Trova l’abitudine di una vita… E prova il permesso per iniziare oggi una nuova vita!
Provando a cambiare ciò che hai sempre fatto, avrai modo di capire perché per te è difficile, perché tendi a ripetere gli stessi schemi da una vita, perché hai paura di cambiare, perché è fondamentale iniziare a fare qualcosa di diverso al fine di migliorare la qualità della tua vita, delle tue scelte, delle tue relazioni.

È proprio necessario cambiare? È proprio necessario darsi questi permessi? Certo che no. È sempre una scelta… Del resto, alcuni modi di essere, pensare e agire che ci portiamo da una vita ancora oggi orientano in modo utile le scelte che facciamo. Quando, allora, è l’ora di nuovi permessi? Quando arriva la sofferenza, quando la vita ci chiede flessibilità, quando le circostanze esterne cambiano in modo significativo, quando stiamo trascurando i nostri bisogni, quando cominciamo ad avere problemi interpersonali importanti, quando siamo confusi, quando arrivano sintomi e malesseri fisici e psicologici ad invitarci a rivisitare il rapporto tra “ciò che devo”, “ciò che non devo”, “ciò che posso”.

La voglia di riscattarsi e… rinascere!

C’è una cosa che hanno in comune tutte le persone che hanno vissuto un’infanzia difficile: hanno voglia di riscattarsi! Il dolore, i torti, annichiliscono ma al contempo alimentano rabbia e frustrazione. È nella rabbia dell’ingiustizia subita che si può trovare il seme della reattività, il motore che può innescare un processo trasformativo utilissimo. Ogni giorno siamo artefici della nostra stessa evoluzione, siamo responsabili delle maschere che indossiamo, delle parole che diciamo… anche se non ne siamo consapevoli.

In realtà, esistono due modalità di vita: la prima ci pone come individui passivi-reattivi, cioè ci fa limitare a reagire alle cose che ci capitano nella vita. Ci fa vivere, quindi, in funzione del comportamento degli altri. Una modalità di vita molto più sudata (perché richiede esercizio, una buona dose di distacco, regolazione delle emozioni e tanta tanta riflessione) è la modalità attivo-reattivo. In questo caso, le persone non si limitano a reagire a ciò che capita ma sono pienamente artefici della propria vita, riescono a gestire le proprie maschere, a ridimensionarle o a distruggerle

(N.d.R.: Ironia linguistica: La parola “maschera”, in latino , che è la lingua da cui deriva l’Italiano, è tradotta dal termine “persona”. I personaggi delle rappresentazioni teatrali antiche così si chiamavano perché indossavano le “maschere”, che erano dei  grossi faccioni di cartapesta o altri materiali, e che avevano due funzioni: la prima era quella di caricaturare gli attori, esagerando le caratteristiche tragiche o comiche degli stessi; la seconda era quella di fungere da amplificatori sonori (il verbo latino personare = suonare attraverso). Non vi erano, infatti, microfoni e, per quanto l’acustica delle cavee degli anfiteatri fosse eccezionale, la voce doveva essere sentita fino agli ultimi posti  delle scalee. Nella “recita” delle nostre vite, noi “persone” siamo veramente delle “maschere”: interpretiamo e recitiamo la parte che gli altri (genitori, coniuge, figli, datore di lavoro, società e via dicendo) ci hanno assegnato. Quando toccherà a noi interpretare noi stessi e il ruolo che ci sentiamo ritagliato, proprio da noi e per noi? Ecco perché un numero sempre più grande di esseri umani, oggi e con la vita di oggi, aspira sempre più ardentemente ad una “second life”, una seconda vita che a loro appartenga compiutamente, e permetta a loro di essere veramente “persone” interpretando se stessi).

Numero2857.

 

Le frasi tipiche delle persone che hanno una intelligenza emotiva superiore alla media

Ana Maria Sepe     Dottoressa in psicologia, esperta e ricercatrice in psicoanalisi.

 

Esistono due tipi di intelligenza, una razionale con la quale capiamo le cose concrete, palpabili, e una emotiva con la quale riusciamo ad analizzare il complicato meccanismo delle emozioni umane, i nostri sentimenti e quelli degli altri e ad agire di conseguenza. Ci affidiamo alla logica e alla ragione per affrontare la vita di ogni giorno, eppure dopo lunghe pause di riflessione, arriviamo alle stesse conclusioni a cui potremmo giungere in un batter d’occhio senza pensarci troppo.

Intelligenza emotiva ed emozioni

Le emozioni, siano esse positive o negative, sono mediatori complessi fra mondo esterno ed interno e variano da soggetto a soggetto in base alla loro piacevolezza o meno, alla compatibilità con i sistemi di credenza o norme sociali di riferimento… ma non sono attivate su una base oggettiva (l’evento in sé), quanto dalla lettura che ognuno ne dà in un dato momento e che agganciano o generano ciò che la moderna psicologia chiama un ‘risentito’.

Qui entra in gioco l’Intelligenza emotiva (descritta dagli anni ’80 da “Daniel Goleman”), secondo cui le persone possono gestire e canalizzare le proprie emozioni (fino all’estremo, soffocante controllo), oppure lasciarsi andare emotivamente alle emozioni (fino all’estremo dominio di queste ultime sui vari aspetti esistenziali).

Per Daniel Goleman, il modo di comportarsi dipende da una intelligenza razionale (Quoziente Intellettivo = QI) e da una intelligenza emotiva (Quoziente Emotivo = QE). L’empatia, la gentilezza, la disponibilità, l’umiltà, l’ironia, la simpatia, la voglia di divertirsi anche lavorando: queste sono alcune delle caratteristiche presenti in coloro che invece posseggono una buona dose di QE.

Perché l’intelligenza emotiva è più importante dell’intelligenza razionale?

A differenza dell’intelligenza razionale, quella emotiva ha la capacità di riconoscere, utilizzare, comprendere e gestire consapevolmente le proprie emozioni, ma anche quelle degli altri. L’intelligenza emotiva si rivolge, quindi, all’osservazione e all’analisi del meccanismo delle emozioni umane.

Secondo questa teoria psicologica, oramai largamente accettata in seguito alle importanti scoperte della neuroscienza, l’individuo ‘eccellente’ sarebbe dotato di una migliore capacità emotiva , conoscerebbe bene se stesso e le proprie emozioni e di conseguenza possiederebbe gli strumenti per accedere anche ai sentimenti degli altri instaurando rapporti di empatia e di comunicazione molto efficaci nell’ambito della famiglia, del lavoro, delle amicizie e delle relazioni interpersonali in genere.

Frasi che dimostrano un intelligenza emotiva superiore alla media

Esistono alcune espressioni che accomunano quasi tutti coloro che hanno un’intelligenza emotiva maggiore rispetto alla media. Ecco 13 espressioni comuni che, se pronunciate ogni giorno, denotano un’intelligenza emotiva superiore “rispetto alla maggior parte delle persone”.

Nota bene: Naturalmente non è detto che tu non sia più intelligente emotivamente se non ti rispecchi in tutto ciò che trovi di seguito. Potresti anche avere solo uno o due di questi tratti tipici di chi possiede una intelligenza emotiva abbastanza spiccata. Anzi, questo articolo è un invito a riflettere sul modo di interagire con il nostro interlocutore. La capacità introspettiva è la diretta conseguenza dell’intelligenza emotiva.

1. “Potresti dirmi di più al riguardo?”

Le persone prive di autocoscienza si preoccupano solo dei propri pensieri e delle proprie opinioni. Le persone emotivamente intelligenti, invece, sono interessate a come si sentono gli altri e a cosa hanno da dire. Comunicano in un modo tale da incoraggiare le persone a parlare dei loro sentimenti ed esperienze. Fanno tesoro di come la gente si racconta perché è motivo di opportunità di apprendimento.

2. “Ti ascolto”

Dicendo a qualcuno che lo capisci, crei un ascolto empatico. L’ascolto implica riconoscere e accettare l’altro come persona, dando valore e riconoscendone la dignità. “Ascoltare” significa anche comprendere le emozioni dell’altro e ciò che non viene detto. Saper ascoltare veramente genera fiducia e accoglienza reciproca. È la base di ogni vero rapporto interpersonale e sociale

3. “Capisco quello che stai dicendo, ma…”

Questa frase evidenzia un altro aspetto importante dell’intelligenza emotiva: la capacità di agire in modo assertivo quando si tratta di persone e situazioni difficili. Se non sei d’accordo con qualcuno, esprimilo in modo delicato e non conflittuale. L’obiettivo è facilitare il raggiungimento di una soluzione reciprocamente accettabile. Essere educati non è solo un segno di elevata intelligenza emotiva, ma anche un modo di mostrare rispetto per gli altri

4. “Come ti senti al riguardo?”

Per far sentire le persone accettate e rispettate, presta attenzione e prenditi del tempo per capirle ed entrare in empatia con loro. Mentre ascolti, sforzati di metterti nei loro panni in modo significativo.

5. “Non sono sicuro di cosa c’è che non va. Potresti spiegarmi il problema?”

Con questa frase sai che qualcuno sta avendo un problema e, invece di reagire negativamente, lo inviti a condividere i suoi pensieri. Alternative simili: “Puoi chiarirmi meglio?” o “Quello che capisco è che […]. È giusto?”

6. “Cosa vuoi dire?”

Quando chiedi chiarimenti a qualcuno, gli stai chiedendo di dire qualcosa in modo diverso o di fornire maggiori informazioni in modo da capirlo meglio. Ciò è diverso dal chiedere a una persona di ripetere qualcosa.

7. “Ti apprezzo!”

Riconoscere gli sforzi e le conquiste di altre persone è un vero atto di intelligenza emotiva. Mi piace la foto che hai messo, mi piace quello che hai scritto, mi piace quello che pensi. Mi piace, insomma, come appari in quel momento… Altra cosa è comprendere il valore di quella persona, accettandone sia i punti di forza che le debolezze, a prescindere da successi o insuccessi, da pregi e difetti.

Quando fai un complimento a qualcuno, crei immediatamente un’atmosfera positiva.   Un’espressione che comunica il valore a una persona. Una cosa che non ha prezzo. Dire a una persona, o sentirsi dire, “Ti apprezzo”, non ha prezzo. Sembra un gioco di parole o uno slogan pubblicitario, ma la radice di ‘apprezzare’ proviene proprio dall’assegnare un prezzo, dal comprendere il valore di una persona, di un comportamento, di un oggetto.

Dal momento che tutti abbiamo un valore, è un buon esercizio quello di osservare ciò che è da apprezzare in ciascuno, concentrandosi sugli aspetti positivi e su quelli da cui possiamo comunque imparare. Non stupiamoci se il “Ti apprezzo” che abbiamo espresso ritornerà al mittente in breve tempo.

8. “Avete tutti ragione. Vediamo come possiamo lavorare insieme”

Questa frase può aiutarti a superare diplomaticamente dei nodi problematici riconoscendo i diversi punti di vista. Dopo aver incoraggiato tutti a condividere le loro preoccupazioni, puoi risolvere più facilmente un potenziale problema. Gli studi dimostrano che la capacità di risolvere i conflitti è il punto di forza dell’intelligenza emotiva.

9. “Mi piacerebbe il tuo contributo su questo”

Questa frase e altre simili come “Posso avere qualche consiglio da te?” o “Ti dispiace se chiedo qualche spunto?”, sono preziose. Stai permettendo a qualcun altro di sentirsi orgoglioso di se stesso, il che suscita pensieri positivi su di te.

10. “Questa situazione mi rende preoccupato [o confuso o sconvolto]”

Quando si crea un clima di tensione, la persona emotivamente intelligente non si concentra sulla persona che ha innescato tale condizione, ma sulla situazione in generale. In questo modo, non andiamo a incolpare qualcuno e non lo mettiamo sulla difensiva. Invece, stiamo spiegando come ci sentiamo riguardo a quello che è successo, il che ci aiuta a evitare di sembrare passivo-aggressivo o antagonista.

11. “Mi sento così per…”

Quando sei emotivamente intelligente, ti connetti con le tue emozioni mentre accadono, nel momento. Connettersi con sé stessi significa ascoltare le proprie esigenze, osservando attentamente i segnali che il corpo invia alla mente; assecondare le proprie necessità rappresenta il presupposto per vivere in armonia. La possibilità di evolversi emotivamente, conoscendo un po’ più se stesso e ciò che vive dentro non può che portare ad una ricchezza psichica nella propria vita. Un lavoro che ha a che fare con l’implementare l’intelligenza emotiva

12. “Mi dispiace”

A volte si è consapevoli di aver ferito qualcuno… ma di chiedere scusa non se ne parla proprio.​ Sì, perché saper chiedere scusa…implica senso di umiltà e rispetto verso l’interlocutore. Eppure, quella semplice parolina “Mi dispiace” può diventare un modo per entrare in contatto emotivo con sé stessi e con l’altro («mi dispiace se ti ho causato del male»); per imparare a conoscere i confini della propria volontà e la responsabilità verso gli altri; per impegnarsi al cambiamento («cercherò di fare diversamente d’ora in poi»). Il chiedere scusa può assumere quindi un valore che va al di là del singolo gesto; non è solo un modo per chiudere un episodio, ma ci apre a nuove possibilità di crescita.

13. “Grazie!”

La cortesia comune è, purtroppo, non così comune in questi giorni. Dire grazie non è solo sinonimo di educazione, saper ringraziare è una vera e propria capacità emotiva, significa riconoscere, e quindi accettare, il fatto che si ha bisogno l’uno dell’altro. Concetto che è alla base della società! Ma soprattutto, la gratitudine è un valore essenziale per vivere bene con gli altri. Di cosa possiamo essere grati? Di un sorriso incrociato, di una canzone ascoltata alla radio, di una telefonata gradita, di un invito inaspettato, di un parcheggio trovato con facilità. Le cose semplici, non frequenti, non date per scontate, sono i mattoncini di un benessere più duraturo.

L’intelligenza emotiva è la chiave per aprire molte di quelle porte che hai chiuso nel corso della tua vita

Quante volte hai pensato “Se solo avessi reagito diversamente”? Per la maggior parte delle persone è difficile controllare emozioni come impulsività, irritazione o rabbia, salvo poi pentirsi amaramente di quello che hanno detto o fatto. Sviluppare l’Intelligenza emotiva ti metterà al riparo da queste situazioni spiacevoli e imbarazzanti perché ti aiuterà a riconoscere, comprendere e gestire le tue emozioni e quelle degli altri, migliorando notevolmente la qualità della tua vita interiore.

Si nasce due volte, la prima quando vieni al mondo e la seconda, quando decidi di volerti bene.

 

 

 

Numero2854.

 

U N    C O M A N D A M E N T O    S B A G L I A T O

 

Nono Comandamento: Non desiderare la donna d’altri.

Decimo Comandamento: Non desiderare la roba d’altri.

 

La donna, allora, alla stessa stregua della roba, è proprietà dell’uomo?

 

Il Dio della Bibbia, creato da civiltà moralmente e civilmente patriarcali, ne riflette e rappresenta le mentalità ed i precetti che in essa sono codificati. È un Dio patriarcale quello che ha ispirato e dettato i Dieci Comandamenti.

È a questo Dio e a questi principi che si riferiscono i moniti comportamentali della Chiesa Cattolica: vengono insegnati nel Catechismo.

E la storia di Giulia Cecchettin e di Filippo Turetta ne è la tragica deriva.

Si badi bene. La povera ragazza era uscita dal rapporto di appartenenza col giovane Filippo, non per tradirlo con un altro, ma solo per appartenere a se stessa, per autoaffermarsi, nei propri studi e nella realizzazione di sé, per la propria autostima.  Stava per laurearsi prima del compagno: questa è stata la trasgressione. E il femminicidio non è avvenuto per amore, malinteso o tossico che fosse, ma soltanto per invidia di genere che Filippo Turetta non ha saputo accettare e sopportare.

Numero2853.

 

M E D I T A T I O    T E M P O R I S    (Riflessione sul tempo)

 

Non è vero

che abbiamo

poco tempo.

La verità

è che ne

perdiamo molto.

 

Seneca.

 

 

…..che perder tempo a chi più sa più spiace.

 

Purgatorio,    canto III, 78    Dante Alighieri.

 

 

…..vàssene ‘l tempo e l’uom non se n’avvede.

 

Purgatorio,   canto IV, 9     Dante Alighieri.

 

 

N.d.R.:   Non c’è bene materiale che, una volta perso, non possa essere riconquistato: solo il tempo è irreversibile. In nessun modo è possibile recuperare il tempo trascorso. Secondo Seneca, l’errore compiuto dalla maggior parte degli uomini consiste nell’immaginare la morte come una realtà che sta davanti a noi, l’esito naturale della nostra esistenza. Essa, in realtà, è dietro di noi; non è altro che la somma di tutti i nostri ieri. Il saggio è colui che ne è consapevole e, di conseguenza, amministra il presente con la massima oculatezza, cercando di vivere proficuamente ogni istante nella vita che sta vivendo.