Numero3140.

 

da  QUORA

 

Come si identifica un vero uomo? Quali tratti ha un vero uomo? Come definire la sua virilità?

 

Scrive Elena Rizzoli, corrispondente di QUORA.

 

Qualche giorno fa passavo vicino a un parco dove c’era un gruppetto di bambini, erano all’incirca una decina e stavano giocando a “prendi prendi”, o non so come voi chiamate quel gioco in cui ci si rincorre a vicenda e vince il primo che riesce ad acchiappare il suo compagno.

Mi sono seduta su una panchina a osservare il tramonto, mentre li guardavo giocare e ho visto una scena che mi ha commosso e mi ha fatto riflettere.

Due di questi bambini, un maschietto e una femminuccia, avranno avuto all’incirca 6 o 7 anni, si stavano rincorrendo fuori dall’area stabilita dal gruppo. Il maschio era in bicicletta e la femmina, a piedi, correva come una forsennata per non farsi acchiappare.

A un certo punto, lei inciampa con la punta del piede in una sporgenza del lastricato dovuta a una radice d’albero e, per evitare di cadere, flette leggermente il corpo verso la sua destra per non perdere l’equilibrio, ma finisce con il sedere sul selciato facendo un rumore preoccupante.

Il ragazzino in bici la raggiunge, frena bruscamente e la bici si ribalta gettandolo a terra. Lui atterra sui polsi e sul mento, non fa in tempo ad aprire i palmi delle mani perché lo zaino enorme che indossa si é capovolto nella caduta bloccando i suoi movimenti e quando è arrivato a terra ce lo aveva ormai sulla testa che gli copriva la visuale.

Si divincola dalle bretelle dello zaino e dal manubrio della bici ormai al suolo, usa le mani per rialzarsi, rivolgendo uno sguardo scioccato verso la bambina che era caduta prima di lui. Ho pensato per un momento: “Ecco, adesso inizierà a urlare e si lamenterà con la bambina perché per colpa sua è caduto pure lui, e inizieranno a litigare”.

Invece lui si pulisce rapidamente i palmi delle mani sui pantaloni e si precipita verso la bambina per aiutarla ad alzarsi, chiedendole preoccupato se si è fatta male, e scusandosi. L’aiuta ad alzarsi da terra sostenendola con entrambe le braccia e si assicura che sia tutto a posto.

Nel frattempo, sopraggiunge la sorellina più grande della bambina che ha assistito alla scena, e inizia a urlare contro entrambi i caduti quelle che erano le regole del gioco, a mo’ di banditrice: “Non si usano bici né monopattini, si corre e basta”, e il bambino va prontamente a riporre la bici chiedendo di nuovo scusa.

La caduta del maschietto, dalla mia prospettiva, era stata molto peggiore di quella della femminuccia, avrà sentito molto dolore quando è atterrato sui polsi, e stava per rimetterci pure la faccia. Eppure, ha dimenticato in fretta il suo dolore per andare ad assicurarsi che la bambina stesse bene, e ha riconosciuto il suo errore per aver usato la bici, scusandosi davanti a tutti.

Ecco, quel bambino, per quanto mi riguarda, sarà (anche se a modo suo lo è già) un vero uomo, un uomo che si preoccupa della donna, la aiuta e la protegge, che è sempre stato il compito dell’uomo in qualsiasi gruppo, umano e non. Se non ci credete potete studiare un po’ la biologia degli animali, oltre a quella degli uomini.

Ringrazio la madre che lo sta educando così, a trattare la donna con rispetto e ad essere responsabile delle sue azioni, non a frignare dando la colpa agli altri. La preoccupazione che aveva nei suoi occhi per la sua amichetta era qualcosa di intenso, che non si può spiegare a parole, sembravano una principessa e un cavaliere d’altri tempi.

Quel bambino deve avere un esempio genitoriale eccellente, soprattutto da parte del padre, che gli insegna giorno dopo giorno a comportarsi correttamente con gli altri, sicuramente tratta sua moglie con rispetto e considerazione, la fa sentire amata e protetta; un bambino che cresce in un ambiente di questo tipo, dove i ruoli genitoriali vengono ricoperti con serietà ed equilibrio continuerà a fare lo stesso nel suo futuro come uomo.

Sono certa che si comporterà come ha fatto con l’amichetta con tutte le donne della sua vita, da sua madre alle future colleghe, alla futura fidanzata ecc o moglie ecc….

Sarà nella sua natura comportarsi bene con tutti, non fare il capriccioso, maleducato, frignone e lamentoso. E non aspetterà che gli altri lo scusino automaticamente per le sue mancanze.

Per me un uomo così vale più dell’oro. Una persona su cui puoi contare, che parte dal rispetto nel rapportarsi con gli altri, che non vive di sotterfugi, che è anche galante e generoso. Un uomo così in una relazione ti permette di vivere tranquilla, ti fa sentire al sicuro, non sta a reclamare per ogni cosa, ad alzare la voce, a fare le scenate isteriche, a incolparti se le cose non vanno bene, ma chiede scusa per i suoi errori e cerca di aggiustare la situazione.

Un uomo così viene automaticamente rispettato da tutti, primo perché appunto offre rispetto sin dall’inizio nei rapporti, e poi anche perché seleziona bene le persone con cui relazionarsi. Io ho conosciuto e conosco nel mio quotidiano uomini del genere, che alla propria compagna sanno offrire sicurezza e stabilità, rispetto, dedizione, aiuto concreto, ogni cosa bella che ci possa essere. Ma come prima cosa, questi uomini rispettano se stessi, anche per questo è raro vederli fare una scenata isterica, non ne hanno bisogno perché sanno di chi si vanno a circondare.

Un uomo di valore, in conclusione, per me ha queste caratteristiche, che non hanno nulla a che fare con la bellezza o la popolarità come qualcuno ha detto, la bellezza fisica la lascio per le donne immature:

1) Stabilità, emotiva ed economica. Un uomo di valore per me è risolto, è allineato con i suoi valori, ed è in grado di provvedere a se stesso, ha lavorato sulle sue ferite emotive per realizzare i propri sogni. Non è dipendente né bisognoso, e anche il rapporto con il sesso lo vive in maniera equilibrata, non disperata come fanno certi oggigiorno.

2)Buon rapporto con l’altro sesso: non odia le donne, ma si relaziona con loro con rispetto e si aspetta lo stesso rispetto.

3) Decisione e Fermezza: Sa quanto vale e sa quello che vuole, quindi lo persegue senza demordere davanti alle sfide, allontanandosi naturalmente da ogni cosa che pregiudica la sua autostima e tranquillità

4) Amor proprio, questo dovevo metterlo all’inizio. Un vero uomo si ama, si adora, che non significa essere arrogante, ma sa quanto vale come dicevo, e si circonda solamente di persone che apportano positività e valore aggiunto nella sua vita. Non perde tempo dietro le principessine altezzose e piene di sé che non lo considerano, non si zerbina con nessuno, è disposto a trattare con i guanti qualunque donna, ma non si coinvolge più di tanto con coloro che non dimostrano interesse. In altre parole, è gentile con tutti e fedele con chi se lo merita.

5) Capacità decisionale, appunto sa scegliere chi/che cosa fa per lui e chi/che cosa no, per mantenere la sua vita in equilibrio, quell’equilibrio che ogni giorno si impegna a mantenere.

6) Valori ben chiari, ha degli ideali fermi per i quali lotta ogni giorno, anche solo nel suo piccolo e in base ai quali declina la sua vita

7) Generosità, non è taccagno o avido, non vuole tenere tutto per sé, gli piace condividere le risorse e aiutare le persone che ama o quelle che hanno bisogno fosse anche solo ascoltandole e cercando di consigliarle al meglio.

8) Raffinatezza, è un uomo che non alza la voce, non insulta o denigra gli altri per imporre la sua opinione, semplicemente esprime il suo parere e rispetta quello altrui, e dovunque vada la sua presenza si percepisce forte, mascolina, ma anche gentile. Come diceva qualcuno, non c’è niente di più forte della gentilezza e niente di più gentile della vera forza.

9) Modestia, perché anche se ha ottenuto tanti risultati, e li ha ottenuti come l’uomo valido che è, sa che non deve montarsi la testa, che non è meglio degli altri e che è venuto al mondo per capire e imparare, e per migliorarsi continuamente nella direzione che lui sceglierà.

10) e, dulcis in fundo, la più importante, l’Empatia, un uomo che è tutto concentrato su se stesso, incapace di relazionarsi con gli altri a un livello più profondo, di capire i loro stati d’animo e permettere anche agli altri di capirlo, che non sa interpretare le situazioni e muoversi al meglio in società per arrivare a realizzare i suoi obiettivi, che uomo è? Un uomo inutile.

Queste sono le caratteristiche che io trovo virili e mascoline, e che mi attraggono da morire. Un bel paio di occhi chiari e un tatuaggio accattivante forse possono piacere a una 15 enne, ma per me, in assenza di tutte queste caratteristiche, non servono a niente. Detto proprio chiaro e tondo, tondo e chiaro. Amen.

Numero3139.

 

I L    P A R E N T E    T E D E S C O

 

Quali sono i primi sintomi dell’ALZHEIMER?

 

I sintomi iniziali dell’Alzheimer possono manifestarsi in modi sottili ma significativi. Riconoscere questi segni precoci è fondamentale per una diagnosi tempestiva e per ricevere un supporto adeguato. Ecco i principali sintomi iniziali dell’Alzheimer:

  1. Perdita di memoria: Questo è uno dei sintomi più comuni. Le persone con Alzheimer possono dimenticare informazioni appena apprese, come date importanti o eventi recenti. Possono fare affidamento su promemoria o su familiari per ricordare ciò che prima ricordavano facilmente.
  2. Difficoltà a pianificare o risolvere problemi: Chi soffre di Alzheimer può avere difficoltà a seguire un piano, gestire un budget o risolvere problemi complessi. Attività come cucinare seguendo una ricetta familiare o calcolare le spese quotidiane possono diventare più complicate e richiedere molto più tempo del solito.
  3. Confusione con il tempo e i luoghi: Le persone affette possono perdere la nozione del tempo e dimenticare dove si trovano o come ci sono arrivate. Questa confusione è spesso accentuata in ambienti non familiari e può portare a situazioni di smarrimento e ansia.
  4. Difficoltà a comprendere immagini visive e rapporti spaziali: Alcune persone possono iniziare ad avere problemi con la percezione della distanza, la lettura o la valutazione degli spazi. Questi cambiamenti visivi possono interferire con attività come la guida.
  5. Problemi nel parlare o scrivere: Le persone con Alzheimer possono avere difficoltà a seguire o partecipare a una conversazione. Possono interrompere un discorso senza sapere come continuare, oppure ripetere più volte la stessa informazione. La scelta delle parole può diventare complicata e alcuni termini semplici possono sfuggire.
  6. Dimenticare oggetti e perdere frequentemente le cose: Gli individui possono collocare oggetti in posti insoliti e non riuscire a ricordare dove li hanno messi, oppure accusare altri di averli rubati. Questo problema tende a diventare più frequente con il progredire della malattia.
  7. Riduzione della capacità di giudizio: Chi soffre di Alzheimer può mostrare scarsa capacità di giudizio, come spendere somme eccessive per acquisti non necessari o non occuparsi della propria igiene e cura personale come faceva in passato.
  8. Ritiro dalle attività sociali o lavorative: A causa della difficoltà nel gestire attività che prima risultavano semplici, molte persone con Alzheimer possono evitare situazioni sociali o abbandonare hobby e attività preferite. Questa ritrosia è spesso accompagnata da sentimenti di frustrazione.
  9. Cambiamenti d’umore e di personalità: L’Alzheimer può influenzare il comportamento emotivo, portando a irritabilità, depressione, ansia o paura, specialmente in situazioni inaspettate o lontane dalla routine quotidiana. La persona potrebbe diventare sospettosa o facilmente agitata.

Riconoscere questi sintomi iniziali è fondamentale, poiché un intervento tempestivo può aiutare a gestire meglio la malattia, migliorando la qualità della vita sia per chi ne soffre che per i suoi cari.

Numero3138.

 

M I G L I O R A R S I

 

 

“I bambini che vogliono diventare uomini buoni e generosi o donne buone e nobili, dovrebbero cercare di conoscere bene tutta la gente che incontrano. Così scopriranno che tutti hanno qualcosa di buono, e quando vedono in un’altra persona qualche follia, qualche meschinità, qualche vigliaccheria, qualche difetto o debolezza, dovrebbero esaminare attentamente se stessi. Allora vedranno che, forse, anche loro hanno in se stessi qualche difetto simile – forse non altrettanto evidente – e devono cercare di vincerlo.”

Bram Stoker e la possibilità di automigliorarsi

 

Stoker suggerisce che per diventare adulti “buoni e generosi” sia necessario non solo entrare in contatto con molte persone, ma anche imparare da ciascuna di esse. L’autore ci ricorda che nessuno è esente da difetti e debolezze: queste imperfezioni sono ciò che ci accomuna. Vedere una debolezza negli altri diventa, allora, un’opportunità di riflessione personale. Quando ci troviamo di fronte a qualità come la meschinità o la vigliaccheria, dobbiamo ricordarci che siamo tutti potenzialmente inclini a manifestarle.

 

Stoker, con grande sensibilità, esorta a non giudicare superficialmente, ma a fare dell’osservazione un esercizio di auto-miglioramento. Egli propone una forma di umiltà in cui riconoscere che i difetti non ci rendono “peggiori,” ma semplicemente più umani. Secondo Stoker, il vero cammino di crescita si basa su un continuo sforzo di comprensione degli altri e su un’analisi personale delle proprie mancanze, così da trasformare ogni incontro in una lezione che ci avvicini alla nostra versione migliore.

L’idea di Stoker evidenzia una visione matura e profonda del cammino morale: la bontà non nasce solo da una condotta impeccabile, ma dalla capacità di guardare con gentilezza sia agli errori altrui che ai propri. Questo approccio sottolinea un ideale di bontà privo di presunzione, basato sull’accettazione di sé e degli altri come persone imperfette. Riconoscendo i nostri difetti, possiamo meglio accogliere quelli degli altri, senza condannare né emettere giudizi affrettati.

 

La sfida dell’introspezione

 

L’invito di Bram Stoker a una costante introspezione è anche una sfida. Scoprire in noi stessi qualità che talvolta critichiamo negli altri può essere scomodo, persino doloroso. Eppure, è proprio in questa vulnerabilità che risiede la possibilità di crescita. È come se Stoker ci spingesse a lavorare continuamente su noi stessi, non per raggiungere la perfezione, ma per diventare persone più consapevoli e comprensive.

Bram Stoker invita alla generosità d’animo e all’empatia, elementi che, se praticati, rendono i rapporti più autentici. L’autore sembra proporre una “terapia” sociale, un modo per coltivare il miglioramento di sé attraverso l’apertura agli altri. Essere consapevoli dei nostri difetti ci rende più tolleranti e pazienti. In un mondo spesso frenetico e competitivo, la frase di Stoker è un invito a rallentare, a osservare con rispetto, a vivere con umanità.

 

La citazione di Stoker è un insegnamento che invita a guardare con rispetto agli altri e a noi stessi. Il nostro viaggio per diventare “buoni e generosi” non è una semplice strada dritta verso la perfezione, ma un continuo adattamento, una crescita attraverso il riconoscimento delle debolezze comuni. La bontà, per Stoker, è una conquista silenziosa, costruita sulla riflessione e sull’empatia, con la consapevolezza che ogni persona che incontriamo è uno specchio delle nostre stesse imperfezioni.

Inoltre l’automiglioramento è l’unica via per comprendere sé stessi e di conseguenza il mondo che ci circonda, che altro non è che una delle molteplici sfaccettature insite già nella nostra vita.

Numero3136.

 

da  QUORA

 

Quali sono alcuni fatti interessanti della psicologia quotidiana che quasi nessuno conosce?

 

Scrive James Collins, corrispondente di QUORA.

 

Ecco alcuni fatti interessanti sulla psicologia quotidiana che quasi nessuno conosce:

1. Effetto Dunning-Kruger

Le persone con poche competenze in un’area tendono a sopravvalutare le proprie capacità, mentre gli esperti spesso sottovalutano le loro abilità. Questo fenomeno si chiama effetto Dunning-Kruger.

2. Il cervello ama la ripetizione

Il cervello tende a ricordare meglio ciò che viene ripetuto più volte. Questo fenomeno, chiamato effetto di esposizione, fa sì che più vediamo o ascoltiamo qualcosa, più lo apprezziamo.

3. La mente si blocca sotto pressione

Quando siamo sotto pressione o ansiosi, il nostro cervello può letteralmente “bloccarsi”. Questo perché l’amigdala, responsabile delle risposte emotive, prende il sopravvento e riduce l’accesso alla memoria e al pensiero logico.

4. L’illusione di trasparenza

Molte persone credono che gli altri possano percepire facilmente i loro pensieri e sentimenti, ma in realtà tendiamo a essere molto meno trasparenti di quanto immaginiamo. Questo si chiama illusione di trasparenza.

5. Effetto placebo

Anche quando un trattamento non contiene alcun principio attivo, molte persone riferiscono miglioramenti semplicemente perché credono di essere curate. Questo è noto come effetto placebo.

Questi sono solo alcuni dei tanti aspetti affascinanti della psicologia quotidiana che influenzano le nostre vite senza che ce ne rendiamo conto!

Numero3135.

 

da  QUORA

 

Perché in questo periodo tutti sono irritabili e si arrabbiano per poco?

 

Scrive Luise, corrispondente di QUORA

 

Se raccogli 100 formiche nere e 100 formiche rosse e le metti in un barattolo di vetro, non succederà niente di speciale.

Ma se prendi il barattolo, lo scuoti violentemente e lo rimetti sul tavolo, le formiche cominceranno ad uccidersi a vicenda.

Le formiche rosse vedono le nere come il nemico, mentre le nere vedono le rosse come il nemico.

Ma il vero nemico è la persona che ha scosso il barattolo.

Lo stesso vale per la società.

 

Uomini contro donne

Sinistra contro destra

Nero contro bianco

Ricchi contro poveri

Fede contro scienza

Vaccinati contro Non-vaccinati…

Prima di combattere tra di noi, dovremmo chiederci:

Chi ha scosso il barattolo?

Numero3133.

 

da  QUORA

 

Per quale motivo gli Ebrei sono stati e sono il popolo più perseguitato della storia?

 

Scrive Francesco Andreoli Sussex, corrispondente di QUORA

 

3.000 anni fa, gli ebrei erano un popolo minuscolo, circondato da decine di altri popoli, che vivevano in un paese esteso quanto per es. la Lombardia, con una cultura copiata da tutti i popoli circostanti, con una storia molto simile a quella di ogni altro popolo. Come loro Dio avevano scelto YHWH, un Dio onnipotente, esclusivo, unico, che domina tutto, spiegando tutte le avversità della vita come una punizione inflitta da YHWH per non aver obbedito ai suoi comandamenti. Disse loro di sterminare i popoli che vivevano in Canaan e di conquistare il loro paese, perché facevano cose orribili come sacrificare bambini a Baal/Moloch, cosa che YHWH proibisce… Successivamente la loro terra fu conquistata dai Romani e gli ebrei si dispersero in tutto l’impero.

All’imperatore Costantino piacque l’idea di un unico Dio, e radunò tutti i teologi dell’impero Romano al Concilio di Nicea nel 325 d.C. per creare una nuova religione che unificasse tutti i popoli per evitare litigi (il mio Dio è migliore del tuo.. come le squadre di calcio) fondendo tutte le credenze esistenti.

I contatti con l’india portarono all’introduzione di concetti buddisti come “Se ti colpiscono su una guancia, porgi l’altra”… “se ti chiedono la tunica devi dare anche il mantello…” e “le tasse devono essere pagate”.

Dall’induismo presero l’idea di lavare via i peccati con un bagno nel fiume.

I celti avevano l’abitudine di sacrificare persone per ottenere la remissione dei peccati da Dio… e lì hai l’idea di un uomo sulla croce… sacrificato per l’assoluzione dei nostri peccati…

Dall’antica Grecia importarono il concetto di nascita verginale.

Dall’antica mitologia egizia importarono l’immagine di Iside, trasformandola in Maria col Bambino… il concetto di Peccato Originale ecc.

Il Dio protettore di Roma.. il Sol Invictus, fu trasformato in Gesù Cristo. Crearono una religione in cui le decisioni delle autorità dovevano essere accettate totalmente, che predicava che “gli oppressi devono sottomettersi volontariamente con entusiasmo ai loro oppressori” perché i mansueti avrebbero ottenuto giustizia “dopo la loro morte”…

Poiché il concetto filosofico secondo cui c’è UN SOLO DIO che pervade l’universo è troppo remoto per le masse, tutti gli altri Dei furono trasformati in Santi Patroni delle professioni e protettori contro le malattie per rassicurare la popolazione e darle qualcosa di umano con cui relazionarsi. L’Egiziano Osiride fu trasformato in Sant’Onofrio, Marte divenne San Martino. Helios divenne Sant’ Elia, ecc. ecc.

Naturalmente, gli ebrei rifiutarono questa religione guazzabuglio che NON AVEVA NULLA A CHE FARE con la Torah, e iniziarono a essere perseguitati.

La religione creata da Costantino e imposta da Teodosio, era però stata studiata unicamente per i cittadini dell’impero romano. Gli imperatori non erano assolutamente interessati a quello che succedeva fuori dall’impero. Abbiamo documenti che ci provano che l’imperatore cinese aveva sentito parlare dell’impero romano e della religione che vi si praticava, e scrisse chiedendo l’invio di missionari in Cina per far conosce la religione cristiana. La risposta fu chiara e netta. Le autorità religiose cristiane non erano assolutamente interessate ad esportare il Cristianesimo.

Gli ebrei che erano migrati fuori dall’impero romano, per esempio in Cina e in India NON furono perseguitati….

La situazione proseguì per secoli senza cambiare, finché un cammelliere arabo cominciò a predicare la propria religione, totalmente copiata dall’Ebraismo, e raccolse un certo numero di seguaci. Finché alla Mecca i suoi seguaci erano una piccola minoranza, predicava la tolleranza per reclamare uno spazio per la propria religione, ma dopo la fuga e la conquista della Medina, iniziò una campagna di conquista ed egli decise che la religione da lui creata dovesse essere imposta con la forza a tutto il mondo.

Ovviamente, dove arrivarono le truppe di Maometto, iniziarono le persecuzioni antiebraiche…

Numero3129.

 

da  QUORA:

 

Quali sono i principi dello Stoicismo che tutti dovrebbero conoscere per vivere meglio?

 

Scrive Lola, corrispondente di QUORA.

 

S T O I C I S M O

 

Lo stoicismo è una corrente filosofica e spirituale, di impronta razionale, panteista, determinista e dogmatica, con un forte orientamento etico e tendenzialmente ottimista, fondata intorno al 300 a.C. ad Atene da Zenone di Cizio.

Era la filosofia dominante nei mondi romano e greco fino a quando la religione cristiana prese il controllo circa 500 anni dopo.

I tre filosofi stoici più famosi sono Seneca, un politico, Epitteto, uno schiavo e Marco Aurelio, un imperatore romano.

I concetti principali dello stoicismo sono:

  • Concentrarsi su ciò che si può cambiare. Focalizzarsi su quello per cui non si ha potere è controproducente, perché rende infelici, dato che si sta cercando di ottenere qualcosa che non dipende da se stessi e dal proprio impegno;
  • Trattare ogni problema come un’opportunità. Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche ha scritto sul concetto di amor fati, ovvero l’amore per il destino, per cui si accetta ciò che accade nella vita e si amano anche le esperienze negative, perché ciò che non uccide rende più forte.
  • Non temere la morte;
  • Vivere in accordo alla natura. Gli esseri umani sono diversi dagli animali, perciò devono vivere seguendo la razionalità;
  • Non inseguire il piacere, ma la razionalità;
  • La propria percezione è tutto. “Ciò che veramente ci spaventa e ci sgomenta non sono gli eventi esterni stessi, ma il modo in cui pensiamo a loro. Non sono le cose che ci disturbano, ma la nostra interpretazione del loro significato.” dice Epitteto;
  • Fidarsi di se stessi;
  • Parlare poco. “La maggior parte delle cose che diciamo e facciamo non sono necessarie; chi le eliminerà dalla sua vita sarà più tranquillo e senza turbamento.”  dice Marco Aurelio;
  • Non vergognarsi di chiedere aiuto;
  • Uccidere il proprio ego;
  • “Bastano poche cose per essere felici: agire al momento opportuno secondo ragione e giustizia, con impegno, energia e buona disposizione, senza distrarsi e mantenendo il proprio demone interiore sempre integro e puro, come se ad ogni momento si dovesse restituirlo; non aspettarsi mai nulla e a nulla mai sfuggire, tutto accettando e facendo in armonia con la natura, e avere la forza e il coraggio di dire sempre quello che si pensa. Se segui queste semplici regole, nessuno potrà impedirti di vivere felice”. dice Marco Aurelio.

Il perfetto stoico.

 

STOICO vuol dire: impassibile, imperturbabile, spassionato, distaccato, sereno, filosofico, eroico, coraggioso, fermo, imperterrito.

IL SUO CONTRARIO: pauroso, impressionabile, debole, vulnerabile, vile.

 

Gli stoici dividevano la filosofia in tre branche:

▪︎la logica, che si occupa del procedimento del conoscere e delle regole del pensare;

▪︎la fisica che si occupa dell’oggetto del conoscere;

▪︎l’etica che si occupa della condotta conforme alla nostra natura razionale.

I principi fondamentali sono:

▪︎L’ETICA DELLA LIBERTÀ

L’essere umano ha al suo interno una stessa struttura, ovvero l’anima, che gli consente di vivere secondo ragione e in modo virtuoso. La felicità per gli stoici si identifica con il vivere in maniera libera.

Per gli stoici la libertà si identifica con il dovere: accettare che il divenire fisico avviene in un determinato modo, poiché la natura è retta da un ordine razionale contro il quale non si può andare.

▪︎RAGIONI E PASSIONI

L’uomo spesso e volentieri compie delle azioni che si connotano come irrazionali, poiché nell’uomo sono presenti le passioni che ostacolano il potere della ragione. E’ una morale che tende a prospettare un continuo prevalere della ragione sulle passioni.

▪︎COSMOPOLITISMO

Ogni individuo è cittadino del mondo e deve esercitare i suoi valori in ogni contesto geografico.

▪︎LO SCHIAVO E LA FIGURA FEMMINILE

Secondo gli stoici, tutti gli esseri umani possono partecipare alla Ragione che siano loro schiavi o donne senza pregiudizi di inferiorità.

Anche se la donna viene considerata alla pari dell’uomo non sono ammesse alla scuola degli stoici.

▪︎LA TEORIA DELLA CONOSCENZA

Gli stoici ritengono che l’origine della conoscenza sia l’esperienza e che il primo momento del processo conoscitivo sia costituito dalle sensazioni, prodotte dall’impatto dei dati dell’esperienza sensibile sulla nostra mente. Le sensazioni producono in noi delle immagini mentali corrispondenti alle cose che noi percepiamo.

 

Scrive Rose Bazzoli, corrispondente di QUORA.

 

Quando una persona sopporta coraggiosamente sofferenze e disagi, si dice che abbia una spirito stoico. Anche se ha padronanza di sé e autocontrollo, tenendo a freno le passioni ed essendo libera dalle ansietà che vengono dal perseguire la ricchezza e il successo, libera anche dal timore del giudizio altrui.

La più grande lezione pratica che ci viene da questa scuola filosofica dunque è che si può essere felici anche nelle circostanze più avverse, poiché la consapevolezza di aver fatto tutto il possibile, ci dà serenità.

Oggi va di moda la parola resilienza, cioè la forza psicologica necessaria per affrontare al meglio le avversità della vita.

L’imperatore romano e uno dei maggiori esponenti dello stoicismo, Marco Aurelio, scrisse: “Inizia ogni giorno dicendoti: oggi incontrerò interferenze, ingratitudine, insolenza, slealtà, indisponibilità ed egoismo… “

Perché dovremmo iniziare la giornata con questo pensiero apparentemente negativo? Perché è così che ci prepariamo mentalmente e non soccombiamo alle aspettative irreali. Non è essere pessimisti; significa solo che siamo realisti e vogliamo essere preparati a ciò che potrebbe accadere. Anche perché una parte degli avvenimenti sfuggirà al nostro controllo, ma noi faremo la nostra parte, senza farci scoraggiare dal risultato.

Un grande aiuto è saper mettere le cose in prospettiva e rendersi conto che le cose non sono importanti quanto sembrano.

Quello stoico è un ideale di saggezza e moderazione molto lontano dall’arrivismo, dalla mania del successo e dell’apparire, dal materialismo e consumismo a oltranza che regnano nel nostro tempo.

Un ideale, per conto mio, da perseguire.

 

 

Numero3128.

da  QUORA

 

Perché è facile per le donne attirare molti uomini,

ma non per un uomo attirare molte donne?

 

Scriva Valter Viglietti, corrispondente di QUORA

 

Perché, prima di tutto, maschi e femmine hanno strategie riproduttive diverse:

  • Maschi: fanno sesso sempre e comunque, specialmente con femmine giovani e attraenti.
  • Femmine: fanno sesso solo con maschi di alta qualità, e/o dotati di buone risorse o che le aiutino a crescere i piccoli.

Quindi i maschi hanno una strategia quantitativa (più ce n’è, meglio è), mentre le femmine una qualitativa (pochi ma buoni). Questo produce i comportamenti che sappiamo: i maschi più disponibili, le femmine più selettive.

Ne consegue che, come indicato nella domanda, è nell’ordine naturale delle cose che una femmina abbia potenzialmente a disposizione molti uomini, ma un uomo trovi poche femmine disponibili.

Nonostante un gran parlare di parità, c’è un forte squilibrio nel desiderio fra uomini e donne.

In pratica possiamo dire che, in ambito relazionale, la donna ha più “valore di mercato” dell’uomo: come ogni mercato regolato da domanda e offerta, infatti, una donna è – mediamente – più desiderata, e detiene quindi maggior potere. In particolare, poiché l’uomo sente il bisogno di fare sesso più di quanto avvenga per la donna, questo dona alle donne un grande “potere sessuale”: possiedono una “merce” molto richiesta, che rende gli uomini dipendenti da loro.

Quanto questo squilibrio di valore sia notevole è dimostrato da analisi condotte da siti di incontri online: questi hanno mostrato come gli uomini trovino desiderabili l’80% delle donne, mentre le donne trovano attraenti solo il 20% degli uomini.

Questi fatti mostrano chiaramente come, in ambito relazionale, uomini e donne non operino affatto su un piano di parità, bensì le donne abbiano un deciso vantaggio.

Numero3127.

 

3  A F O R I S M I    D I    M A R K    T W A I N

 

L’uomo farà molte cose

per farsi amare,

ma farà di tutto

per farsi invidiare.

 

La paura della morte

deriva dalla paura della vita.

Un uomo che vive pienamente

è pronto a morire

in qualsiasi momento.

 

Poche cose sono più

difficili da sopportare

del fastidio

di un buon esempio.

Numero3113.

 

da  QUORA

 

LA   FEDE   È   UNA   CAZZATA?

 

Scrive Stefano, corrispondente di QUORA.

 

L’ho detto ancora, trovo di una tristezza unica questa diatriba credenti-atei.

Mi sembrano dei bambini, gelosi del loro giocattolo.

Dialogano con la loro ideologia anziché con le altre persone.

Quindi praticamente parlano da soli.

Non crescono, non si arricchiscono, perché sono chiusi dentro la loro stanzetta quando fuori c’è il mondo.

Se la fede ti fa essere un uomo migliore, ti fa vivere in serenità e pace con gli altri, non solo non è una cazzata, ma è un valore aggiunto nella tua vita.

Così come chi è ateo ma è una persona positiva, che si spende per gli altri e per la società, è degno del più grande rispetto e di essere imitato.

Nessuno ha diritto di giudicare il mio credo, perché nessuno è me, io so quanto vale, e questo è insindacabile.

Quindi abbasso le ideologie quando vanno contro la persona e abbasso la presunzione di essere gli unici depositari della verità.

Ma soprattutto abbasso chi si mette su un piedistallo e crede di essere migliore degli altri.

 

 

Scrive Lorenzo Uplegger, corrispondente di QUORA.

 

Innanzitutto come premessa vorrei fare una distinzione tra credere in Dio e essere fedele o seguace di una religione.

Nel primo caso mi riferisco a una entità soprannaturale, o perché no, una entità universale che probabilmente ha creato l’universo e che non è detto che abbia alcun legame con l’essere umano.

Nel secondo caso, invece, per quanto riguarda la maggior parte delle religioni ed in particolare la religione cristiana, musulmana e tant’altre, Dio è strettamente legato all’essere umano.

La mia risposta si riferisce al secondo caso.

Il fedele religioso è colui che abbandona la ragione per credere a dei dogmi che derivano da dei libri scritti millenni fa e reinterpretati da autorità religiose il cui mantra è: anche se ti fai delle domande e giungi a delle conclusioni che contraddicono la logica, devi avere fede.

Abbandonati nelle braccia della chiesa, Islam etc., fidati che la bibbia, il vangelo, il corano siano la parola di Dio e anche se non riesci ad accettare mentalmente le innumerevoli contraddizioni della religione che pratichi devi essere fedele alle regole che tale religione ha costruito perché derivano dalla parola di Dio.

Siccome Dio è infintamente più intelligente di te, devi accettarle senza discussione.

Insomma tu come individuo non devi pensare.

Qualsiasi conclusione alla quale arriverai verrà soprasseduta dalla frase: devi credere, non ci puoi arrivare da solo.

Le vie del signore sono infinite.

Proprio per questa infinità di possibili strade c’è quindi bisogno della creazione di certe entità come la chiesa, l’Islam etc., che pensano loro a interpretare per te i cosiddetti testi sacri, testi in cui è stata scritta la parola di Dio.

Semplicemente la necessità di avere un gruppo di uomini che interpretano la cosiddetta parola di Dio, la quale dovrebbe essere inequivocabile, è sufficiente per me a suonare una campanella di allarme.

La prima domanda che io mi faccio è: perché, visto che io che sono cosi importante davanti agli occhi di Dio, non posso leggermi da solo la sua parola?

Questa entità, nella sua infinita saggezza, dovrebbe essere stato in grado di scrivere un libro in maniera tale che anch’io, in quanto creato a sua immagine e somiglianza, dovrei saper capire. Che necessita’ c’e’ di avere un gruppo di persone che invece lo leggono e interpretano per me?

Se un fedele quindi giunge alla mia stessa conclusione e decide di leggere direttamente la parola di Dio, con un po’ di spirito critico, inevitabilmente si renderebbe conto delle innumerevoli contraddizioni presenti in questi test sacri.

Insomma, non solo le leggi della fisica sono ignorate in innumerevoli passaggi, non si possono creare pesci dal nulla, non possono esistere cespugli che bruciano senza consumarsi, non si possono materializzare dal nulla arcangeli Gabrieli che annunciano la rivelazione etc. etc., ma anche la moralità di certi personaggi scelti da Dio è completamente aberrante agli occhi delle società moderna.

La maggior parte delle persone che nella bibbia vengono considerate scelte da Dio, nella società d’oggi si troverebbero in galera.

E quindi il fedele che si fa qualche domanda, per poter continuare nella sua fede non può che seguire il consiglio che le autorità della sua religione gli hanno inculcato fin da bambino: non puoi capire, abbi fede.

Non pensare, prega.

Per questo per me la fede, religiosa, è una cazzata.

Continua a tramandare una tradizione secondo la quale c’è un sottogruppo di persone che non sono in grado di capire Dio e quindi hanno bisogno di una guida che, in certi casi, li può mandare ad uccidere altre persone in nome di quel Dio.

Eppure c’è una alternativa: la scienza.

La scienza è per tutti: l’evidenza non può essere interpretata.

Le leggi della fisica evolvono e si raffinano, ma non si interpretano, perché sono scritte in un linguaggio universale, il linguaggio di Dio: la matematica.

Nessuno può interpretare in maniera diversa che la somma di uno e uno è uguale a due.

Questo universo si basa su delle leggi che sono scritte in un linguaggio inequivocabile che porta a delle conclusioni univoche: una mela cadrà sempre verso la superficie terrestre se si stacca da un’albero, non c’è spazio all’interpretazione.

E nonostante molti pensino che la scienza non sarà mai in grado di comprendere la natura di Dio ed è per questo che si rifugiano nell’illogicità della fede, io non sono d’accordo.

Il passo della scienza è inesorabile e basato sul vero linguaggio di Dio: la matematica.

Un giorno, chissà, la vera bibbia, sottoforma di un’equazione matematica, verrà scoperta e magari sarà in grado di confermare o confutare l’esistenza di Dio.

Oggi siamo ancora lontani da tale bibbia, ma è importante notare che nell’arco di solo qualche centinaio di anni siamo passati da una concezione dell’universo piuttosto rudimentale, l’inferno e il paradiso di Dante, a una in cui possiamo parlare di cosa è successo nei primissimi istanti della creazione di questo universo.

Ecco che, se anziché scolpire le menti dei nostri figli con un’opera d’arte che ragiona in maniera indipendente fidandosi dell’incredibile connessione tra logica e natura, costruiamo un oggetto servile a una autorità come la chiesa, I’ Islam etc., facciamo un disservizio all’umanità ed in particolare ai nostri figli stessi che tra l’altro consideriamo figli di Dio.

Insegnargli ad essere fedeli nonostante tutte le contraddizioni che la fede implica crea un’umanità in cui le persone sono abituate ad accettare la parola di qualcun altro che ne sa di più.

La fede, religiosa, è una cazzata ed è la causa della maggior parte delle ingiustizie di questo mondo.

Se solo si insegnasse fin da piccoli a ragionare piuttosto che credere e obbedire, milioni di persone non si sarebbero fatte mandare al macello perché gli è stato detto di credere in una causa più grande di loro e il mondo sarebbe un posto migliore.

E credo anche l’aldilà, visto che non ci sarebbe più bisogno dell’inferno.

 

 

Scrive Sancta Tenebrae, corrispondente di QUORA

 

Usare la parola ” cazzata ” nei confronti della spiritualità è piuttosto scorretto…ma la fede può diventare una cazzata effettivamente, guardando il modo in cui spesso viene vissuta da tanta gente, e per fede mi riferisco a qualunque ambito e contesto.

La fede è un sentimento estremamente soggettivo e personale e andrebbe appunto vissuto con l’ umiltà di non farne una verità ASSOLUTA a nome di tutti, ma di limitarsi a definirla come semplice valore personale, tenendosi aperti a poter confutarla, per quanto faccia male.

È una grande piaga quella di non aprirsi a confutare i proprio valori e non volersi arrovellare nel dubbio.

Il dubbio a volte può condurti a quella verità alla quale tutti aneliamo.

Un sacco di cristiani credono in modo assoluto al proprio culto, dando per scontato che anche tutti gli altri ci credano e quando si confrontano con te, ti dicono che Dio ti aiuterà, ma che cazz…?!

Come facciano a non capire che non tutti hanno la stessa spiritualità non lo so..

Se poi dici loro che appunto non credi in Dio spesso non ti guardano bene..

 

 

Scrive Francesco Baldessari, corrispondente di QUORA.

 

Ho sentito scienziati di valore come Steven J Gould dire che la scienza si occupa di cose diverse dalla religione e non la prova falsa.

Mi domando allora a cosa serve la fede.

Ero convinto che servisse per accettare quello che non è ragionevole, ma mi sbaglierò.

Il numero sempre crescente degli atei, l’ateismo di fatto di molti dei credenti e la diffusione che ha avuto l’empirismo sono dovuti alla constatazione che la chiesa ha centinaia di volte sentenziato, pontificato, giudicato e arso su cose delle quali non sapeva assolutamente nulla.

Se partiamo direttamente dai fatti e non dalle fantasie di dei uni e trini nati a Nazareth per poi risorgere il terzo giorno, chissà perché non il quarto o il secondo, è impossibile evitare la forte impressione che chi crede lo fa per ragioni personali, perché la fede esprime meglio le sue necessità, non perché esprima verità evidenti sulla realtà e sul mondo in cui viviamo.

Chi crede si allontana dalla verità inesorabilmente.

La verità ce l’ho io, magari in tasca?

No neppure io ce l’ho, so invece che capire la natura è un compito arduo che continua per tutta la vita e che non puoi mai dichiarare concluso.

L’unica verità accessibile agli esseri umani è l’imparare: la radice della comprensione è sempre la realtà, mai le dichiarazioni di un altro essere umano.

 

 

Scrive Manu, corrispondente di QUORA.

 

Se la imponi agli altri, sì.

Se critichi gli altri perché non ce l’hanno, sì.

Se ci credi e la tua credenza la tieni per te stesso e sei pure coerente, no.

 

 

Numero3112.

 

da  QUORA

 

Scrive Zipho Tefu, corrispondente di QUORA

 

Quali sono alcune abitudini che sono facili da assumere?

 

  1. Non sederti ad un tavolo dove potresti essere oggetto di discussione una volta che te ne sei andato. Se le persone attorno a te fanno gossip su altri, c’è la possibilità che tu non faccia eccezione. Anche se sono amici o famigliari
  2. Sbarazzati della mentalità da vittima. Quando sei chiuso in una camera circondata dai tuoi nemici dovresti dire a te stesso “ Non sono bloccato qui con voi, ma siete voi ad essere bloccati qui con me”. Questo è il tipo di mentalità che dovresti avere se vuoi avere successo.
  3. Smetti di essere un “people-pleaser“(persona che accontenta gli altri). Non sentirti in colpa per decisioni che potrebbero deludere gli altri. Non sei responsabile della loro felicità, sei responsabile della tua.
  4. Chiama i tuoi genitori almeno una volta al giorno. Preoccupati delle persone che ami/ vuoi bene e ricordagli che tieni a loro perché non sai mai quando potresti perderli.
  5. Non sei un albero. Se non sei felice della tua situazione attuale, muoviti da essa. La crescita è dolorosa, ma nulla è più doloroso di rimanere bloccati in una situazione alla quale non appartieni.

Numero3110.

 

da  QUORA

 

Post di Alice, corrispondente di QUORA

 

Ma stiamo scherzando? Adesso hanno deciso che anche Socrate va bandito dalla scuola.

 

La notizia che ho appena letto ha dell’incredibile: a quanto pare una prestigiosa università londinese ha deciso di cancellare Socrate e Aristotele dai loro programmi di studio!

Perché, e farete fatica a crederci, Socrate, il più grande filosofo di tutti i tempi, è il capostipite della «mascolinità bianca» e ostacola il pensiero critico! «La filosofia greca che ha modellato la mia formazione non era progettato per promuovere il pensiero critico» ha affermato il portavoce dell’Università. Il loro obiettivo? Sbarazzarsi degli «uomini bianchi morti».

Ecco, questi non è che si sono bevuti il cervello! Non ne hanno mai avuto uno! Vedete, Socrate faceva una cosa, una cosa semplicissima e pericolosissima, pericolosa per ogni casta, potentato, istituzione: faceva delle domande! Tutto qui! E lo hanno messo a morte per questo! Perché con le sue domande, con i dubbi che instillava faceva pensare la gente ed era una minaccia allo status quo!

E ricordate il famoso detto socratico, «so di non sapere?» So di non sapere è il presupposto di ogni dialogo, di ogni confronto. Senza dialogo, senza confronto non c’è pensiero. Dialogo, dal greco dia «in mezzo» e logos pensiero, significa letteralmente che la ragione non sta mai solo da una parte, non è monopolio di questa o quella fazione! Ed è questo il punto: oggi la gente non è capace di dialogare! Di parlare, di avere un confronto civile! Il confronto fa paura! Perché il confronto genera dubbi e chi dubita è pericoloso oggi come ieri!

Tutti vogliono certezze assolute, tutti sanno, assicurano, garantiscono, promettono, ma soprattutto vogliono vendervi le loro certezze! Senza le certezze assolute crollano le ideologie, cadono le fazioni e la propaganda muore. Capite adesso perché vogliono bandire Socrate? L’unica domanda da farsi è: cui prodest? (a vantaggio di chi?).