Numero3101.

 

da  QUORA

 

Scrive Luciano Ricci, corrispondente di QUORA

 

Il Cristianesimo è in declino?

 

Il Cristianesimo è in forte crescita anche se molti non se ne rendono conto e alcuni continuano a perseguitare, come nel 1° secolo, i suoi aderenti.

In declino c’è invece il cattolicesimo che ormai ha fatto il suo tempo ed è prossimo al giudizio di Dio a causa dei suoi peccati “che si sono accumulati fin al cielo”. (Rivelazione o Apocalisse 18:4, 5).

In quest’ultimo libro della Bibbia l’insieme delle false religioni, tra le quali le religioni cosiddette “cristiane”, sono tra le più riprovevoli in quanto si servono, e si sono servite indegnamente del nome di Dio e di Cristo, vengono paragonate a una simbolica donna e di costei viene detto: “Sulla sua fronte c’era scritto un nome, un mistero: ‘Babilonia la Grande, madre delle prostitute e delle cose ripugnanti della terra’”.

Nei capitoli 17 e 18 viene descritto il declino e la fine di tutte le religioni false, specie quelle che hanno causato biasimo sul nome di Dio e di Cristo Gesù.

Numero3100.

 

da  QUORA

 

Scrive Andrea Lenzi, corrispondente di QUORA

 

Quando sparirà il Cristianesimo?

 

Il cristianesimo non finirà mai, perché è la superstizione meglio organizzata e ricca del pianeta e perché continua ad investire in pubblicità e strategie per ottenere danaro e credenti:

Il crocefisso in classe e la presenza di “insegnanti” di religione a scuola sono pubblicità eccezionali, volte ad influenzare i bambini, i più influenzabili per definizione, di modo da condizionare la società fin dalle fondamenta, poiché i bambini di adesso saranno gli adulti che voteranno leggi “religiose”, come la vecchia legge 40 sulla procreazione assistita, l’ex divieto di cremazione, l’ex divieto di contraccezione, il delitto d’onore, l’istituzione della truffa dell’8×1000, l’esenzione fiscale vaticana et cetera).
Ed impediranno leggi sgradite al Vaticano, come accade oggi con il matrimonio gay, con l’eutanasia, con la ricerca sulle staminali embrionali, e molte altre.

I crocefissi, le statue e suore/preti in ospedale sono altrettanto eccezionali nello sfruttare il dolore e la paura, sia dei malati, sia dei loro cari.

La creazione di scuole/università cattoliche è un altro strumento di condizionamento della società, ed il Vaticano ha trovato il modo di farsele finanziare dallo stato italiano di modo da riuscire anche a guadagnare da queste attività.

La pubblicità “8×1000 alla chiesa cattolica” ha un costo annuo medio di 9 milioni di euro.

Radio Maria, tv 2000, e l’ufficio RAI Vaticano (la sua esistenza è poco nota volutamente) sono il nocciolo della strategia sui media usando i soldi dei fedeli e dello stato (invece di fare carità)

Da sempre i missionari vanno all’estero con lo scopo DICHIARATO di evangelizzare il prossimo, cioè sottrarre credenti e soldi alle superstizioni già presenti sul territorio nel quale si infiltrano: ecco spiegati gli scontri e le guerre di religione, nei quali i morti cristiani sono chiamati martiri, mentre erano semplici invasori, che in passato hanno inflitto morte e sofferenza a mezzo pianeta, quando le maniere “cattive” erano permesse in nome della divinità cattolica.

Nei tempi moderni le “cattiverie” non sono più tollerate e quindi “Madre” Teresa in India costringeva alla conversione al cristianesimo sia chi volesse essere curato, sia i familiari che volevano vedere il malato, mentre le suore negli anni ’20 in Cina offrivano danaro ai poverissimi contadini affinché gli affidassero “l’educazione” delle loro figlie.

Da sempre, ogni cattedrale ed opera d’arte cristiana è pura pubblicità volta a diffondere la mitologia cristiana ed a mostrarne la potenza; l’intento appare chiaro anche ai più ingenui se si considera che i soldi avrebbero dovuto essere spesi in carità ed invece hanno avuto questa destinazione;

Tale stratagemma funziona, visto che ancora oggi attraggono turismo, e soldi.

Inoltre, lo stato già si sobbarcava l’onere della manutenzione delle chiese monumentali ma, grazie al governo Berlusconi, la quota 8×1000 data allo stato è servita invece a restaurare le chiese moderne.

Ogni comune richiede il pagamento degli oneri di urbanizzazione secondaria a chiunque faccia dei lavori edili, per poi destinarli ancora una volta agli edifici di culto cattolico.

Il Vaticano è uno degli stati più ricchi del mondo, con un patrimonio immobiliare immenso (solamente in Italia detiene il 20% degli immobili) e circa il 30% dell’oro mondiale.

Tutto questo continuerà fino a che non si insegnerà ai bambini che si tratta di superstizione e che la superstizione religiosa porta divisioni e problemi alla società civile da 2000 anni.

Numero3099.

 

da  QUORA

 

Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA

 

Il giorno che cambiò la Chiesa: le vere ragioni delle dimissioni di Papa Benedetto XVI.

 

Il giorno in cui Papa Benedetto XVI annunciò le sue dimissioni, l’11 febbraio 2013, il mondo intero si fermò. La Chiesa, quella struttura marcia fino al midollo, fondata su millenni di ipocrisia e potere, era improvvisamente scossa dalle fondamenta. Ma parliamoci chiaro: Benedetto XVI non si è dimesso per “stanchezza” o per “motivi di salute”. Queste sono le solite fesserie che la Chiesa propina a quei fedeli beoti che credono ancora nella santità del sistema. Le vere ragioni delle sue dimissioni puzzano di escrementi e marciume a chilometri di distanza.

Ratzinger, al di là della facciata da topo di biblioteca e delle omelie noiose come la morte, non era un idiota. È stato per anni il perfetto guardiano del dogma, un pastore dei lupi travestiti da pecore. Ma proprio quando ha messo le mani sul trono di San Pietro, ha iniziato a scoprire cosa realmente si nasconde dietro le sacre mura vaticane. Non sono solo i preti pedofili il problema, quello lo sanno pure i sassi e la Chiesa li copre con la stessa disinvoltura con cui si soffia il naso. Il problema più profondo è il vero potere, quello che non appare nei documenti ufficiali, quello che si muove dietro le quinte con la delicatezza di una spinta in mezzo alle budella.

Benedetto si è trovato con la melma fino al collo. I soldi, le alleanze segrete, le connessioni con banche sospette, traffici illeciti, giochi di potere che avrebbero fatto impallidire Machiavelli. Si parla di ricatti, scandali sessuali, intrighi finanziari che coinvolgevano cardinali e affaristi corrotti fino al midollo. Un’intera struttura mafiosa ben nascosta dietro gli incensi e le preghiere. Che cosa credi? Che il Vaticano, quella macchina infernale di potere, stia lì a perdere tempo a predicare pace e carità? Svegliati. Sono lì a mantenere il controllo, a gestire patrimoni che farebbero sfigurare i magnati più ricchi del pianeta.

Benedetto XVI aveva capito di essersi infilato in una trappola. Ha provato a fare pulizia, a eliminare qualche scheletro dall’armadio, ma si è reso conto che quello non era un armadio, era un mausoleo. E che fare? Continuare a giocare il ruolo del pastore mansueto mentre ti soffocano alle spalle? O fare l’unica cosa possibile per evitare di finire in qualche scandalo che ti avrebbe distrutto la vita e la reputazione? Le dimissioni sono state la sua fuga, la sua via d’uscita da una gabbia di serpenti pronti a morderti alla gola appena volti le spalle.

Alcuni dicono che ci sia stato anche un ricatto vero e proprio. Non ti sorprenderebbe sapere che certe informazioni, se fatte trapelare, avrebbero portato giù non solo lui, ma un’intera generazione di vescovi e cardinali. Magari qualcuno è venuto a bussare alla sua porta, con una bella valigetta piena di prove inconfutabili su qualche schifezza che il mondo non avrebbe mai dovuto vedere. Immaginati la scena: il Papa, il vicario di Cristo in Terra, con un dossier in mano, sudato e pallido come un morto, che realizza che non c’è più scampo. Benedetto, con tutto il suo amore per la dottrina e la teologia, ha semplicemente scelto di mollare.

L’elezione di Papa Francesco, guarda caso, è arrivata subito dopo. Il buon gesuita, che si è subito posizionato come “l’uomo delle riforme”. Ma davvero c’è qualcuno che crede che la Chiesa possa essere riformata? Questa istituzione è marcia fino all’osso e non c’è niente da salvare. Ogni volta che provano a fare una “pulizia”, semplicemente spostano qualche pedina da un angolo all’altro, ma il fetore rimane.

Le dimissioni di Benedetto XVI non sono state un atto di umiltà o di saggezza. Sono state il gesto disperato di un uomo che ha capito di essere circondato da un branco di lupi affamati, pronti a sbranarsi a vicenda per una briciola di potere. Benedetto è scappato perché aveva capito che, restando, sarebbe affondato con loro. Ha preferito sparire piuttosto che essere ricordato come il Papa che ha visto crollare tutto il sistema sotto i suoi piedi.

Quindi, quando la gente parla di “motivi di salute” o di “anzianità”, puoi tranquillamente ridergli in faccia. La realtà è molto più sporca, cinica e disumana di quanto la gente voglia credere. E il Vaticano? Beh, quello continuerà a esistere, con i suoi giochi di potere, i suoi segreti e la sua dannata ipocrisia. Che Dio li perdoni, perché qui sulla Terra di perdono non ce n’è proprio per nessuno.

Numero3098.

 

da  QUORA

 

Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA

 

I L    V A T I C A N O

 

Il Vaticano. Quella ridicola fortezza di ipocrisia, arroganza e potere corrotto, nascosta dietro mura che trasudano secoli di peccati.

Mi chiedi cosa si nasconde lì dentro? Te lo dico io, ma non aspettarti favolette per bambini o storielle perbeniste. Questa è una verità che ti strapperà la fede a morsi, se ne hai ancora una.

Prima di tutto, parliamo di quel finto moralismo che ammantano, come una coperta logora su un letto di porcherie.

La Chiesa Cattolica, quell’organizzazione che predica amore, compassione e povertà, è in realtà un covo di serpenti dorati che si avvolgono tra loro, sibilando parole di potere e ricchezza.

Se solo potessi vedere cosa nascondono nei loro archivi segreti, svelati con il sangue e la tortura durante secoli di inquisizioni e crociate, capiresti quanto marcio è l’intero sistema.

Ah, gli archivi segreti del Vaticano. Un nome evocativo, no? Ma sai cosa contengono davvero?

Non solo documenti storici di grande valore, ma prove delle loro collusioni, delle loro nefandezze, e dei loro accordi sottobanco con dittatori e criminali.

Sai quante vite sono state distrutte o sacrificate in nome di Dio, mentre quei porci in tunica si spartivano il bottino? Cose che nemmeno gli storici più accreditati riescono a raccontare senza un brivido di disgusto.

Poi c’è il fatto che si professano umili servitori di Dio, ma guarda le loro sontuose cerimonie, i palazzi dorati, i tesori nascosti nei sotterranei.

Ogni volta che vedo un cardinale con il suo abito rosso e dorato, mi viene voglia di sputargli in faccia.

Come possono conciliare il messaggio di Cristo con la loro ostentata ricchezza?

La risposta è semplice: non lo fanno. Non gliene frega un cazzo.

E non parliamo dei casi di pedofilia, protetti e coperti per decenni.

Quanti bambini innocenti sono stati violati, mentre il Vaticano, con la sua aria di superiorità morale, copriva quei mostri dietro confessionali e altari?

Ti racconto un episodio che ho vissuto personalmente, se hai il fegato di ascoltare.

Un mio caro amico, un ragazzo brillante, è stato distrutto per sempre da uno di quei preti di merda.

La sua vita è stata un inferno, mentre il bastardo che l’ha rovinato continuava a celebrare messa come se nulla fosse.

L’ho visto crescere, quel ragazzo, e l’ho visto crollare sotto il peso di un crimine che non è mai stato punito.

Il prete? Trasferito in un’altra parrocchia, come se si trattasse di spostare un oggetto scomodo.

Per la giustizia divina, dicono. Dio è misericordioso, dicono.

E poi ci sono i segreti veri e propri, quelli che fanno rabbrividire anche il diavolo.

Sai che si dice che sotto il Vaticano ci siano interi tunnel pieni di reliquie rubate e documenti scomodi?

Hanno persino delle ossa che attribuiscono ai santi, ma chissà da quale cimitero maledetto le hanno tirate fuori.

E ti parlo di storie di esorcismi che farebbero impallidire i film horror più disturbanti.

Non quelli orchestrati per spettacolo, ma quelli veri, dove si sono viste cose che nemmeno uno scrittore dell’orrore oserebbe inventare.

La verità è che il Vaticano è un’istituzione costruita su bugie, crimini e manipolazioni.

E se ti scandalizzi, bene. Vuol dire che hai ancora un briciolo di coscienza.

Ma sappi che la verità non ti renderà libero; ti renderà solo più consapevole della merda in cui siamo tutti immersi.

E il bello è che loro continuano a sorridere, a benedire e a contare i loro dannati soldi.

Non si preoccupano di noi, non si preoccupano di Dio.

Si preoccupano solo del potere. E se questo ti fa arrabbiare, allora benvenuto nel club.

Numero3065.

 

da  QUORA

 

Scrive Enrico Umbro, corrispondente di QUORA.

 

O M O S E S S U A L I T A’

 

 

Ma perché la religione cristiana non ce l’ha con gli omosessuali, ma praticamente con tutti quelli che fanno sesso senza fini procreativi.

Solo che gli omosessuali ci rimangono più male, mentre agli altri veramente non frega nulla… ma niente proprio eh….

  • Fai sesso con uno del tuo genere? Peccatore
  • Fai sesso senza essere sposato? Peccatore
  • Fai sesso con qualcuno sposato con altri? Peccatore
  • Fai sesso con tua moglie/marito ma per fini ricreativi e non riproduttivi? Peccatore
  • Fai sesso orale? Peccatore
  • Fai sesso anale? Peccatore
  • Fai sesso masturbatorio al tuo partner? Peccatore
  • Fai sesso col preservativo? Peccatore
  • Fai sesso mentre prendi la pillola? Peccatore
  • Fai sesso con più persone? Peccatore
  • Fai sesso da solo? Peccatore
  • Guardi il sesso? Peccatore
  • Pensi al sesso? Peccatore
  • Sesso? Peccatore
  • So? Peccatore

Per la chiesa c’è poco da fare… siamo tutti peccatori e contravveniamo tutti al volere di Dio se assecondiamo le pulsioni sentimentali e sessuali.

C’è di buono che le cose cambiano: dopo qualche migliaio di anni si è deciso che non chiediamo più al padre nostro (nella preghiera “Padre nostro …”) di “non indurci in tentazione” ma di “non abbandonarci alle tentazioni”.

Hai visto mai che tra qualche altro migliaio di anni esca fuori un “lasciaci amare chi vogliamo”?

 

 

Numero3015.

 

da  QUORA

 

Scrive Bortignon, corrispondente di QUORA

 

È vero che Madre Teresa di Calcutta lasciava morire i malati dicendo che assumere medicinali li avrebbe fatti andare all’inferno?

 

In realtà la domanda fa sorgere delle ipotesi interessanti sostenute da alcune prove e fatti.

Nel 1995, nel suo scritto “The Missionary Position: Mother Teresa in Theory and Practice” Christopher Hitchens scrive:

“Lodava povertà, malattia e sofferenza come doni dall’alto, e diceva alle persone di accettare questi doni con gioia”

E, quando nel 2001 fu chiamato a testimoniare per la santificazione di Anjzë Gonxhe Bojaxhiu (il vero nome di Madre Teresa), disse:

“La sua celebre clinica di Calcutta in realtà non era altro che un ospizio primitivo, un posto dove la gente andava a morire. Un posto dove le cure mediche erano poche, se non assenti”

Successivamente anche il The Lancet ed il British Medical Journal denunciarono le scarse cure mediche prestate.

Lo scrittore indiano Aroup Chatterjee, nel suo manoscritto “Mother Teresa, the final verdict” critica le continue posizione politiche espresse da Teresa e ne critica anche la gestione monetaria delle donazioni.

Donazioni che sono state ricevute anche da personaggi discutibili, come l’ex dittatore di Haiti e Charles Keating, che donò all’associazione buona parte dei suoi proventi ricavati da truffe.

Nelle 60 lettere che Teresa scrisse e rilasciate nel libro “sii la mia luce” nel 2007, scrive:

C’è un oscurità terribile in me, come se qualsiasi cosa sia morto, sin dal primo giorno di lavoro.

Da questo piccolo estratto si può evincere una mancanza di lucidità da parte sua.

Una persona con questo genere di pensieri sarebbe stata allontanata dalla comunità medica e, continuando:

“Mormoro le preghiere della Comunità e mi sforzo per trarre da ogni parola la dolcezza che essa deve regalare, ma la mia preghiera di unione non esiste più, io non prego più”

Teresa, prima della sua morte, aveva chiesto esplicitamente di bruciare le lettere.

Serge Larivée, professor dell’Università di Montreal assieme a Geneviève Chénard e a Carole Sénéchal (psicologa dell’Università di Ottawa) proseguirono una ricerca su di lei, confrontando più di 300 documenti e scrivono una tesi dalla quale si evince che:

“il modo piuttosto discutibile di prendersi cura dei malati, i suoi contatti politici e, soprattutto, la sua gestione sospetta delle enormi somme di denaro che ha ricevuto con le donazioni”.

Infatti al momento della sua morte, la missionaria aveva aperto 517 missioni per accogliere i poveri ed i malati in più di 100 paesi.

Le missioni però sono state descritte come “case per moribondi” da parte di medici che le hanno visitate.

La mancanza di igiene, il cibo inadeguato e l’assenza di antidolorifici non erano legata ad un problema di soldi – la Fondazione creata dalla religiosa ha raccolto centinaia di milioni di dollari – quanto piuttosto ad una particolare concezione della sofferenza e della morte di Maria Teresa.

“C’è qualcosa di bello nel vedere i poveri accettare il loro destino, vederli soffrire la passione di Cristo. Penso che il mondo tragga molto giovamento dalla sofferenza della povera gente”

Così, Maria Teresa di Calcutta rispose alle critiche.

Numero2991.

 

da  QUORA

 

Scrive Simo, una corrispondente di QUORA

 

Cosa ti ha detto un prete che non dimenticherai mai?

 

In una delle rare confessioni che ho fatto, ho detto al prete di aver mentito a mio padre sul suo cancro terminale e sul fatto che stava morendo.

È stata una bugia concordata con mia madre che per me fu un atto d’amore, tenuto conto della sua fragilità di nervi e della sua facile tendenza alla depressione.

Si trattava di tre mesi di vita e finché è stato cosciente ho fatto del tutto per convincerlo che aveva una grave epatite, piuttosto che un tumore al fegato e che doveva fare delle terapie sperimentali.

Tutto questo solo per cercare di dargli più serenità possibile in quel breve tempo.

Di tutto ciò, il prete mi disse che avevo sbagliato e che ogni persona ha diritto di sapere che sta morendo.

Una risposta che mai e poi mai mi sarei aspettata da un uomo di chiesa che, a prescindere da ciò che poi realmente faccia nel suo privato (…), dovrebbe predicare l’amore verso il prossimo.

Ci sono rimasta talmente male, ma talmente male, anzi proprio di merda diciamolo, che non l’ ho mai dimenticato, né perdonato.

Eppure era un prete giovane e mi era sembrato anche molto appassionato e bravo.

Per fortuna non l’ho mai più rivisto, perché mi ha fatto veramente del male, poi detto da lui.

 

N.d.R.: ….dispensatori di terrorismo psicologico….secondo i dettami della Chiesa Cattolica Cristiana.

Numero2966.

 

da QUORA

 

A N C O R A    S U L L ‘    A T E I S M O

 

Scrive Tere Riboli, corrispondente di QUORA.

 

L’ateismo e in generale il non credere in Dio ha sempre fatto paura al potere religioso, perché chi non crede in Dio è una persona che si pone delle domande e non accetta passivamente ciò che viene detto loro dalla religione.

In passato i pensatori liberi erano chiamati eretici dalla Chiesa e venivano uccisi o peggio ancora bruciati sulla pubblica piazza come monito alla popolazione: chi si ribellava avrebbe fatto la stessa fine.

Uno degli esempi più lampanti è Giordano Bruno bruciato perché non si è piegato al Papa.

In occidente il progresso e le conquiste sociali hanno permesso la libertà di potersi esprimere liberamente e la libertà di non seguire alcuna religione.

Mentre nel mondo islamico chi mette in dubbio i dettami della religione o si professa ateo viene frustato ed imprigionato.

Nel mondo occidentale chi si professa ateo fortunatamente non subisce conseguenze penali, ma e ancora molto forte l’ostilità verso chi non crede in Dio.

La Chiesa da secoli ha inculcato nel credente l’equazione “ateo = malvagio”, di conseguenza molti credenti si sentono autorizzati ad insultare chi non è credente.

L’ateo è un libero pensatore e non è allineato al pensiero religioso: non è controllabile, allora va attaccato, insultato e denigrato. Quantomeno suscita diffidenza e sospetto.

 

 

Scrive Roberto Piazzolla, corrispondente di QUORA

 

Qualcuno mi ha convinto a diventare ateo?

Si, un prete.

Ero poco più che bambino quando mi è morto il cane con cui ero cresciuto, che per me era praticamente un fratello.

All’epoca andavo a catechismo perché avrei dovuto fare a breve la cresima. Approfittai quindi per chiedere al prete-catechista se il mio cane sarebbe andato in paradiso.

Rispose di no, perché gli animali non hanno anima.

Mi sembrò profondamente ingiusto che Dio, dopo averlo condannato ad una vita troppo breve in rapporto alla mia, non avesse neppure concesso l’anima a mio fratello.

Questo pensiero aprì le prime crepe, che si ingrandirono molto rapidamente nei giorni successivi. Man mano che riflettevo su una simile insensatezza, mettevo in dubbio l’intero impianto della fede a cui mi avevano insegnato molto bene a credere, fino a quel momento.

Arrivato il giorno della cresima, alla fine della cerimonia, il prete raccomandò a tutti di non smettere mai di andare a messa, anche se ormai eravamo cresimati.

Ho ancora l’esatto ricordo di me bambino, che scendo le scale del sagrato fuori dalla chiesa pensando: “col cavolo che mi rivedrete”.


Peraltro, molti anni dopo, la chiesa in parte cambiò idea. Adesso infatti alcuni ecclesiasti sono possibilisti sul fatto che anche gli animali vadano in paradiso.

Era quello che mi serviva per capire definitivamente che la religione non viene da Dio, ma la inventano gli uomini, che poi la modificano al bisogno, a seconda delle variazioni dei costumi e delle convinzioni sociali.

 

Scrive Diego Lovato, corrispondente di QUORA

 

Le persone non diventano atee.

RITORNANO ad essere atee. L’uomo nasce ateo, e poi viene “educato” a credere in qualcosa che viene elaborato da istituzioni che sono a tutti gli effetti umane, anche se queste millantano autoispirazione divina.

Bisogna specificare un particolare: è vero che tutti nasciamo atei, ma con alcune caratteristiche che la psicologia chiama distorsioni cognitive.

Fra queste, ci terrei a sottolinearne alcune, che riguardano il nostro argomento: innanzitutto l’uomo non riesce a concepire l’annullamento del sé.

Nel senso che, sì, può immaginarsi un morto o immaginare sé stesso morto; ma dal momento che lo fa, lui ne è spettatore: quindi immagina sé stesso morto da vivo!

Dal momento che qualcuno pensa, vuol dire che neuroni e sinapsi compiono un lavoro od un movimento; pensarsi morti, nel senso di immaginare un enorme vuoto, ma che comunque nemmeno si vedrà appunto perché la rete neuronale adibita alla comprensione sarà immobile è appunto impossibile.

Insomma, pensare alla morte è un ossimoro! Quando si pensa si è vivi…quando si è morti, non si pensa.

Da questo “scherzo mentale” nasce l’idea di anima o concetti equiparabili: la percezione di una continuazione dell’esistenza anche quando il corpo e la mente sono tristemente ma evidentemente morti.

Un’altra distorsione cognitiva che caratterizza l’uomo è la pretesa di trovare uno scopo od un motivo per tutto lo svolgersi degli eventi, come la sua esistenza e l’intrinseco soffrire di questa vita terrena.

Ebbene la religione viene appresa dapprima perché viene insegnata da esegeti fin quando, da piccoli, siamo più manipolabili. E poi trova terreno fertile in molti di noi in quanto danno una conferma o una risposta alle esigenze di quelle distorsioni percettive descritte sopra.

Numero2959.

 

I L    S E N S O    D I    C O L P A

 

È un condizionatore, un congelatore, un aspiratore, una lavatrice, ma non è un elettrodomestico.
Funziona per mezzo di una corrente che non è quella elettrica.

Che cos’è?

È un condizionatore di spiriti, un aspiratore di credulità, un congelatore di coscienze, una lavatrice di cervelli e funziona con la corrente di pensiero della religiosità.

Per millenni, su miliardi di persone, ha funzionato egregiamente attraverso la religione, e continua a farlo nella vita di ogni giorno di tanti intorno a me: è il giogo del “senso di colpa”.

Un giogo che non è un gioco.

Per la religione Cattolica, ad incutere il senso di colpa è il “il peccato”, addirittura quello originale: la colpa di essere nati e, proprio solo per questo, peccatori.

Colpevolizzare la gente è un “trucco” psicologico perfidamente sottile ma vincente per il controllo delle coscienze.

Non riesci a liberartene. Se qualche volta, in certe rare occasioni, ce la fai a divincolarti da esso, subito dopo ne senti la mancanza e sei tu stesso ad “autoaggiogarti” di nuovo, perché, a starne senza, ti trovi perso.

Allenato come sei ad averlo sempre addosso, ad essere soggiogato, se non ne avverti il peso, ti senti, ancora una volta e sempre, …. in colpa.

Numero2949.

 

da  QUORA

 

Scrive un corrispondente di QUORA

 

Perché gli atei non credono che Dio esista?

 

In verità “la gente” crede che dio esista. Gli atei/agnostici come me sono solo il 15%.

La fede è quindi un sentimento diffuso seppur sbagliato e inconsistente. Ho già scritto mille volte delle contraddizioni della bibbia, dell’incoerenza dei principi religiosi, dell’impossibilità di stabilire quale sia la fede religiosa corretta, per non parlare della mostruosità dei campioni della fede… non ci torno sopra e rispondo al perché alcune persone non credono.

Chi non crede non lo fa per pigrizia o per fare come gli pare o per stuprare i bambini (a questo ci pensano altri). Sarebbe molto più comodo credere, soprattutto quando muore un genitore o un amico. Sarebbe comodo avere tutta una serie di regole morali già belle che pronte, e se fai una porcata con un pater ave gloria ti sei già perdonato. La moralità di un ateo è molto complessa perché esercita la propria libertà di giudizio e sceglie davvero, non per paura dell’inferno, quello che è bene.

Chi non crede lo fa perché comprende che il concetto di divinità è una bugia illogica e insensata. Dio è un racconto per bambini su cui gli adulti hanno costruito un potere immenso sugli altri uomini. E poi se uno non ci crede non ci crede, è inutile che ci guardiate come mostri, non ci crediamo. Siamo diversi? Si siamo una minoranza con un QI discretamente alto.

 

Scrive un altro corrispondente di QUORA, Nicolas Mattos

 

Ti parlo della mia esperienza personale.

Io ero religioso. Ma proprio un casino. La mia massima aspirazione a 7 anni era diventare papa. Si, mentre gli altri bambini volevano fare il calciatore io volevo diventare il pontefice. Ero uno di quelli che passava davanti alle chiese e si faceva il segno della croce così come pregavo inginocchiato al mio letto ogni mattina ed ogni sera.

A catechismo, il prete della mia parrocchia vista la mia devozione parlò con i miei genitori per far presente loro che una carriera ecclesiastica per me sarebbe stata non solo possibile, ma anche consigliabile!

Ero, insomma, una persona molto religiosa.

Alla fine della mia comunione, a tutti i bambini del mio corso di catechesi venne regalato un libro: la “Bibbia dei bambini” e di questo dono fui molto grato. Era un libricino giallo, abbastanza grosso e colorato dentro, e conteneva una versione edulcorata sia dell’antico testamento sia del nuovo. Purtroppo non ricordo su quale Vangelo si basasse il nuovo. Quel libro non lo lessi in quei giorni.

Passano gli anni. Io cresco e comincio ad pensare al mio futuro.

Avevo più o meno 11 o 12 anni ed iniziavo a creare i miei primi videogiochi su RPG Maker e simili. Mi si aprì un mondo di logica davanti in cui ad ogni azione corrisponde una reazione, un mondo in cui C ha come requisiti A e B. Imparare per la prima volta a programmare è un trauma per chiunque anche su Python, ed anche lì logica a manetta. Non succede B se prima non si verifica A. Da Pontefice ero passato a Programmatore.

Poi ritrovai quel libro. Ed ovviamente lo lessi.

Rimasi traumatizzato dalla quantità di decisioni illogiche fatte da Dio nel corso dell’antico testamento. Decisioni che secondo me non avevano senso e logica. Ne parlai con il mio parroco e lui mi disse che “Dio agisce per vie misteriose” e che “Dio ha sempre un disegno per tutto e non pensa come noi”.

Dio però ci ha fatto a sua immagine e somiglianza, non dovremmo quindi essere in grado di fare gli stessi suoi ragionamenti?

Ricordo un momento molto specifico, in cui pensai “Dio non può essere così cattivo”. Pensiero SUBITO auto-censurato dalla mia mente.

Per pura curiosità quindi, cominciai ad analizzare criticamente l’operato di Dio, smettendo quindi di “fidarmi” del  giudizio della chiesa e della gente. Rimasi meravigliato dalla quantità di gente uccisa dalle sue azioni durante l’antico testamento quando esistevano infinite alternative atte a “salvare” i suoi figli. Le le sue continue richieste barbare come “sacrifica tuo figlio” erano semplicemente troppo assurde per avere dei motivi logici in grado di giustificare queste decisioni.

Subito dopo abbiamo Gesù Cristo, che si palesa come figlio di Dio e allo stesso tempo Dio. Dio stesso cambia personalità e da “ammazza tuo figlio per me” diventa “va beh sta volta il figlio lo ammazzo io”. Almeno non uccide tutti i primogeniti questa volta…

Subito dopo la morte di Gesù, Dio sparisce dalla circolazione, quasi come nella canzone “La Paranza”. Vedo il cielo e non ci trovo più Dio perché manca qualsiasi segno della sua esistenza. E non mi vengano a parlare di miracoli perché credo più ad una anomalia scientifica o al fatto che qualcuno vinca la lotteria Divina, perché per ogni buon cristiano che guarisce miracolosamente dal cancro (che attenzione, succede in natura che il cancro regredisca da solo, raramente ma succede), MILIONI muoiono pregando.

La gente MUORE pregando nelle chiese in certi paesi. Bambini africani MUOIONO DI FAME e la soluzione di Dio è contare sulla (poca) generosità del mondo nel donare soldi ai più poveri per giunta spesso di altre religioni (ah, forse per questo Dio le ignora?).

Da quando DIO ha bisogno dell’essere umano per risolvere i problemi?

Questo fottuto pianeta è un posto di merda in cui vivere e Dio non fa ASSOLUTAMENTE UN CAZZO. Il nostro Padre che così tanto ci ama non si fa vedere da duemila anni. Duemila cazzo di anni!

E non mi si venga a raccontare la storia del libero arbitrio perché è una puttanata colossale.

  • Se il libero arbitrio esiste, Dio presentandosi non influenzerebbe nessuno, avremmo tutti la possibilità di capire che lui c’è e potremmo davvero credere in lui, senza fidarci di un libro scritto da persone interamente per sentito dire.
  • Se il libero arbitrio non esiste, tutto questo non ha importanza. Veniamo creati già destinati al paradiso o all’inferno e non abbiamo margine di manovra. In poche parole o Dio ci ama o ci odia e questo già dal momento del nostro concepimento.
  • In ogni caso, l’onnipotenza e l’onniveggenza di Dio fotte tutto perché lui sa già cosa faremo e cosa penseremo ancora prima di farlo e di pensarlo. In poche parole sa già prima della nostra nascita come vivremo e come moriremo, e se andremo in paradiso o in inferno.

Per poi arrivare al fatto che il cristianesimo sia l’unica vera religione. Davvero siamo così arroganti? Vuol dire che altre 8 miliardi di persone si stanno sbagliando…

Se fossero gli ebrei ad avere ragione? Se fossero gli induisti? Se fossero gli islamici?

Qualcuno qui sta sbagliando, e considerando la quantità incredibile di religioni nel mondo, ANCHE quelle estinte perché non più praticate, quante possibilità abbiamo di vincere la lotteria delle religioni?

Ti immagini la scena? Muori e sali al cielo, attorno a te nuvole ed isole galleggianti. Ad un tratto noto che c’è un tizio alto 6 metri che ti guarda incazzato. Lui è Zeus e ti dice “hai sbagliato religione stronzo!” e ti fulmina. A dire il vero, fulmina chiunque da duemila anni a questa parte.

Insomma, per farla breve, io non sono diventato ateo per via della sofferenza. La sofferenza fa parte della vita. Ogni cosa su questo pianeta è sofferenza. La fame è sofferenza. La sete lo è. Il sonno, il desiderio sessuale, tutto! Tutto è sofferenza altrimenti non ne avremo bisogno.

Il problema è che la sofferenza nella Bibbia è assolutamente immotivata ed inutile. E quando realizzi ciò diventa tutto pericoloso, perché cominci a farti domande sulla coerenza di tutta la baracca teologica, e questo tipo di costituzioni mentali tendono a collassare appena metti alla prova una qualsiasi colonna portante…

Invidio i credenti, almeno loro hanno qualcosa per cui credere in un domani migliore.

Io neanche facendo finta ci credo…

 

Numero2924.

 

da QUORA

 

Che fine fanno i soldi che si danno alla Chiesa?

 

Scrive Luca Lombardi, corrispondente di QUORA

 

Che fine fanno i soldi che si danno alla Chiesa? Ce lo racconta un sacerdote cattolico, intervistato dal giornalista Emiliano Fittipaldi, in un ristorante:

Inforchettato il primo gambero, il sacerdote più anziano, quello che non avevo mai incontrato prima, va al sodo. “Devi scrivere un libro. Devi scriverlo anche per Francesco. Che deve sapere.

Deve sapere che la Fondazione del Bambin Gesù, nata per raccogliere le offerte per i piccoli malati, ha pagato parte dei lavori fatti nella nuova casa del cardinale Tarcisio Bertone.

Deve sapere che il Vaticano possiede case, a Roma, che valgono quattro miliardi di euro. Ecco. Dentro non ci sono rifugiati, come vorrebbe il papa, ma un sacco di raccomandati e vip che pagano affitti ridicoli.

“Francesco deve sapere che le fondazioni intitolate a Ratzinger e a Wojtyla hanno incassato talmente tanti soldi che ormai conservano in banca oltre 15 milioni.

Deve sapere che le offerte che i suoi fedeli gli regalano ogni anno attraverso l’Obolo di San Pietro non vengono spese per i più poveri, ma ammucchiate su conti e investimenti che oggi valgono quasi 400 milioni di euro.

Deve sapere che quando prendono qualcosa dall’Obolo, i monsignori lo fanno per le esigenze della curia romana.

“Deve sapere che lo Ior ( Istituto per le Opere di Religione = Banca del Vaticano) ha quattro fondi di beneficenza avari come Arpagone: nonostante l’istituto vaticano produca utili per decine di milioni, il fondo per opere missionarie ha regalato quest’anno la miseria di 17 mila euro. Per tutto il mondo!

Deve sapere che lo Ior non è stato ancora ripulito e che dentro il torrione si nascondono ancora clienti abusivi, gentaglia indagata in Italia per reati gravi.

Deve sapere che il Vaticano non ha mai dato ai vostri investigatori della Banca d’Italia la lista di chi è scappato con il bottino all’estero. Nonostante noi l’avessimo promesso.

Deve sapere che per fare un santo, per diventare beati, bisogna pagare. Già, sborsare denaro. I cacciatori di miracoli sono costosi, sono avvocati, vogliono centinaia di migliaia di euro. Ho le prove.

“Deve sapere che l’uomo che lui stesso ha scelto per rimettere a posto le nostre finanze, il cardinale George Pell, in Australia è finito in un’inchiesta del governo sulla pedofilia, alcuni testimoni lo definiscono ‘sociopatico’. E in Italia nessuno scrive niente. Deve sapere che Pell ha speso per lui e i suoi amici, tra stipendi e vestiti su misura, mezzo milione di euro in sei mesi.

“Francesco deve sapere che la società di revisione americana che qualcuno di noi ha chiamato per controllare i conti vaticani ha pagato a settembre 2015 una multa da 15 milioni per aver ammorbidito i report di una banca inglese che faceva transazioni illegali in Iran.

Deve sapere che la Santa Sede per guadagnare più soldi ha distribuito tesserini speciali a mezza Roma: oggi vendiamo benzina, sigarette e vestiti tax free, incassando 60 milioni l’anno.

“Deve sapere che non è solo Bertone che vive in trecento metri quadrati, ma ci sono un mucchio di cardinali che vivono in appartamenti da quattrocento, cinquecento, seicento metri quadrati. Più attico e terrazzo panoramico.

Deve sapere che il presidente dell’Apsa (Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica), Domenico Calcagno, si è fatto un “buen retiro” in una tenuta della Santa Sede in mezzo al verde, facendo aprire una società di comodo a suoi lontani parenti.

Deve sapere che il moralizzatore Carlo Maria Viganò, l’eroe protagonista dello scandalo Vatileaks, è in causa con il fratello sacerdote che lo accusa di avergli fregato milioni dell’eredità.

Deve sapere che Bertone ha preso a noleggio un elicottero costato 24 mila euro per andare da Roma in Basilicata.

Deve sapere che il Bambin Gesù controlla allo Ior un patrimonio pazzesco da 427 milioni di euro, e che il Vaticano ha investito pure in azioni della Exxon e della Dow Chemical, multinazionali che inquinano e avvelenano.

Deve sapere che l’ospedale di Padre Pio ha trentasette tra palazzi e immobili, e che oggi hanno un valore stimato in 190 milioni di euro.

Deve sapere che i salesiani investono in società in Lussemburgo, i francescani in Svizzera, che diocesi all’estero hanno comprato società proprietarie di televisioni porno.

Deve sapere che un vescovo in Germania ha scialacquato 31 milioni per restaurare la sua residenza, e che una volta beccato è stato promosso con un incarico a Roma.

Francesco deve sapere un sacco di cose. Cose che non sa, perché nessuno gliele dice.”

Il monsignore posa la forchetta e si pulisce la bocca con il tovagliolo. Il prete che conosco bene gli versa un po’ di vino nel bicchiere, un Sacrisassi Le Due Terre. Il canuto reverendo alza il calice, strizza un occhio per osservare con attenzione il colore giallo paglierino attraverso il cristallo, beve due lunghi sorsi, poi sorride.

“Qui fuori c’è parcheggiata una macchina piena di documenti. Dello Ior, dell’Apsa, dei dicasteri, dei revisori dei conti chiamati dalla commissione referente, la Cosea.

È per questo che ho chiesto che lei venisse in auto. Non ce la farebbe a portarli via in motorino.”
Si alza di scatto. “A proposito, noi non abbiamo contanti. Stavolta il ristorante lo paga lei?”.

 

(dal libro di Emiliano Fittipaldi, Avarizia, Milano, 2015)

Numero2903.

 

da  QUORA

 

Perché oggi sempre più fedeli cristiani si allontanano dalla Chiesa?

 

Risponde Stefano Valenti, corrispondente di QUORA

 

Mi vengono in mente almeno tre motivi.
Primo: minor pressione sociale.
Secondo: lo sviluppo delle conoscenze scientifiche fa sì che un minor numero di persone creda nel soprannaturale (anche se questo non le rende necessariamente né meno ignoranti, né più razionali).
Terzo: le nostre società sono più individualiste e si tollera meno l’idea di dover obbedire a regole dettate da altri.

La fede religiosa può spingere alla superstizione, al fanatismo e alla prevaricazione; ma questo vale anche per la fede politica, per il pregiudizio, per l’avidità, per la sete di potere e per altri strumenti di controllo e di sfruttamento delle masse.
Le fedi religiose non sono tutte uguali. Alcune enfatizzano il rispetto per gli altri, la responsabilità nei confronti di sé stessi e degli altri, l’integrità personale, l’onestà, la fedeltà. Questi elementi sono, in generale, presenti nel cristianesimo (in alcune versioni più che in altre) e anche in altre fedi religiose (non in tutte). Da questo punto di vista, se non credere significa buttare a mare anche questi valori etici, che però si possono possedere anche senza professare una fede religiosa, la perdita della fede non è un fenomeno positivo.
Se, invece, professare una fede religiosa significa alimentare il fanatismo e l’intolleranza, allora meglio non professarne alcuna.

In definitiva, comunque, si deve professare una fede religiosa perché ci si crede, non perché è “utile”.

 

Risponde Michele Cini, corrispondente di QUORA

 

Hanno fatto il possibile, l’inverosimile e l’impossibile per cacciare i fedeli dalle loro chiese. Sessuofobia ossessiva con divieto di tutto, anche dei pensieri, con esaltazione assurda della castità come virtu’, con preti solo maschi e solo celibi, e divieto anche nel matrimonio dell’amore fine a se stesso; divieto di controllo delle nascite, madonne di gesso che piangono sangue maschile, apparizioni quotidiane e altre truffe per fare soldi, insistenza sulle favole bibliche (anche a me hanno insegnato che Darwin era cattivo ), svalutazione del sapere, della scienza e di tutto ciò che di piacevole offre la vita, accordi col duce ma negazione del liberalismo e del socialismo, scandali frequenti. Un tempo la gente subiva tutto ciò per ignoranza, ma ora i tempi sono cambiati.

 

Risponde Giancarlo Aureli, corrispondente di QUORA

 

Le motivazioni sono molteplici: il rapporto tra religione e morale rientra tra queste.

Tra le più rilevanti, la forte crescita della popolazione che oggi si dichiara favorevole all’eutanasia, intesa in senso generale come alla possibilità di porre fine alla vita di un malato incurabile: il 63%.

L’accettazione, da parte della maggioranza degli italiani, della condizione omosessuale e di alcuni suoi diritti: era condannata dal 62% della popolazione di venticinque anni fa, mentre oggi viene ritenuta ammissibile dalla maggioranza delle perone (56%).

Ciò significa che, in un Paese in cui il legame cattolico è ancora diffuso, cresce la distanza dalla morale proposta dal magistero ecclesiale, come già avvenuto sulle questioni del divorzio, dell’aborto, delle convivenze fuori dal matrimonio.

Già le indagini del recente passato avevano segnalato le difficoltà degli italiani non soltanto a seguire, ma persino a comprendere le indicazioni della gerarchia in questo campo, ritenute troppo restrittive e anacronistiche, ad esempio sui temi della contraccezione e della procreazione.

L’indebolimento dei legami con la Chiesa cattolica emerge anche dalle modalità con le quali la Chiesa agisce nella nostra società. Sul versante sociale le denunce sono quelle note: riguardano un’organizzazione religiosa accusata di troppo potere, di indebita influenza in campo politico, di incoerenza tra il dire e il fare, in pratica di rappresentare una realtà che “predica bene ma razzola male”, come evidente anche nella questione della pedofilia clericale, ma non solo.

Questi giudizi negativi vengono oggi condivisi da oltre i due terzi della popolazione, circa un 10-15% in più di quanto succedeva venti-venticinque anni or sono.

Anche in altri Paesi cattolici, come la Polonia, la situazione è la medesima: tra i problemi più gravi della Chiesa sono considerati: la pedofilia del clero (60%) e il coinvolgimento in politica (37%).

Quasi la metà della popolazione dei credenti nutre l’idea che “non c’è bisogno dei preti e della Chiesa, ognuno può intendersela da solo con Dio”. Cresce dunque l’idea che sia plausibile avere una “fede senza Chiesa”, agendo in proprio sulle questioni di fede.

Il disaccordo con la Chiesa si manifesta anche a proposito di alcune normative interne al campo religioso, in particolare quelle relative alla vita sacerdotale, che prevedono ancor oggi sia il divieto alle donne di esercitare questo ministero, sia l’obbligo del celibato per il clero maschile.

Secondo Andrea Riccardi (La Chiesa brucia, Laterza, 2021) la crisi è talmente grave che alcuni analisti e sociologi hanno parlato di “fase terminale” della Chiesa cattolica.

Jérôme Fourquet scrive severamente sul cattolicesimo in Francia: «C’è una scristianizzazione crescente, che sta conducendo alla “fase terminale” della religione cattolica». E continua: «se questo trend sarà confermato, si stima (chiaramente come linea tendenziale) che nel 2048 possa esserci l’ultimo battesimo, mentre nel 2031 l’ultimo matrimonio cattolico. Addirittura potrebbe esserci anche la totale scomparsa di sacerdoti francesi nel 2044» (J. Fourquet, L’archipel français. Naissance d’une nation multiple et divisée, Seuil, Paris 2019).

«Per centinaia di anni è la religione cattolica che ha strutturato profondamente l’inconscio collettivo della società francese. Oggi questa società è l’ombra di quello che era. È in corso un grande cambiamento di civiltà».

L’aggettivo “terminale”, molto duro, è usato anche da due studiosi di vaglio: Emmanuel Todd (che in passato ha preconizzato la fine del sistema sovietico e poi la crisi dell’egemonia americana) e il demografo Hervé Le Bras. Quest’ultimo è figlio di Gabriel Le Bras, uno dei padri della sociologia religiosa francese, cui tanto si deve per una lettura del fenomeno della “scristianizzazione” della società, compiuta attraverso i flussi della pratica religiosa. Ebbene nel 2013, in Le mystère français, entrambi gli autori, Todd e Hervé Le Bras, parlano di «crisi terminale» della Chiesa, anche qui avendo presente la Francia.

La gravità della crisi della Chiesa europea non si può considerare neppure lontanamente attenuata o mitigata da eventuali incrementi delle chiese decentrate, in quanto si tratta della “testa”, del cardine, del fondamento dell’intera Chiesa. Se viene meno il “capo” viene meno l’intero corpo. Le Chiese extraeuropee sono inoltre spesso minoritarie nei propri paesi. Ad esempio in Cina i cattolici rappresentano circa lo 0,7% della popolazione, pur contando circa dieci milioni di fedeli. Una minoranza irrilevante e insignificante.

Eppure molti componenti del gregge cattolico continuano ad immaginare un futuro roseo, autoconvincendosi di essere in ascesa anziché in discesa, un po’ come coloro che continuavano a ballare e cantare mentre il Titanic affondava. Tra non molto, per poter ammirare da vicino un esemplare di pecorone cattolico sarà necessario recarsi nel museo delle cere di Madame Tussauds a Londra.

 

N.d.R. : Io non frequento le chiese. Ci entro, assai di rado, solo per partecipare ad eventi rituali come battesimi, comunioni, funerali che riguardano parenti o persone care. Registro i cambiamenti in atto che si stanno verificando ultimamente, rispetto a quando, ragazzino e chierichetto, appartenevo anch’io agli addetti ai lavori. Soprattutto, l’atmosfera che si respira durante una celebrazione o cerimonia non ha molto più a che fare con il clima ecumenico e partecipativo di diversi decenni fa. E l’aria di crisi è rappresentata in prima persona proprio dal prete celebrante. Gli addetti ai sacri uffici che io ho visto sull’altare o al fonte battesimale o al cimitero, nelle ultime tre, quattro volte che ero presente, erano preti molto vecchi, quasi prostrati e stanchi, con ambulazione precaria e difficoltà espressive e di verbalizzazione. Non avevano più nulla di carismatico che potesse, in qualche modo, interpretare la sacralità della funzione che stavano rappresentando. Erano l’immagine della Chiesa cadente.

 

 

Numero2900.

 

U N    G R A N D E    T E M A

 

Voglio qui improvvisare un breve “excursus”, una dissertazione azzardata ma lucida su una quaterna di personaggi  ed esponenti importanti del pensiero umano, nella storia del mondo e della civiltà occidentali, per affrontare uno degli argomenti più stimolanti, ponderosi e difficili della nostra cultura: il rapporto fra fede e ragione.

Lo faccio in maniera spicciola, proprio perché non intendo renderlo eccessivamente dottrinale, pesante e astruso. Riporterò i pareri di questi pensatori che, a mio modesto avviso, possono ben rappresentare le posizioni e le angolazioni diversificate quanto basta per dare un senso esaustivo alla mia breve ricerca.

 

Il primo personaggio, il cui pensiero intendo proporre, è Guglielmo di Ockham (detto comunemente di Occam).

È stato un teologo, filosofo e religioso francescano inglese (1285 – 1347).

Di lui viene ricordato un “principio” chiamato dagli addetti ai lavori “rasoio di Occam”. Cosa dice? Si tratta del “principio metodologico di economia (o parsimonia)”. Eccone la tesi:

“Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” = Non bisogna moltiplicare gli elementi più del necessario.

Detto in poche parole: a parità di fattori, la soluzione più semplice è quella da preferire, ovvero, è inutile fare con più, ciò che si può fare con meno.

Allora, proviamo ad applicare questo principio alla “vexata questio” (dibattuta domanda) sul cosmogonico problema se Dio abbia creato l’universo o se l’universo sia sempre esistito per sé.

IPOTESI MENO ECONOMICA: Dio è eterno. Crea un universo non eterno.

IPOTESI PIU’ ECONOMICA: Dio è eterno. È l’universo ad essere eterno.

Secondo il “rasoio di Occam” dunque, si dovrebbe preferire la seconda ipotesi. E Guglielmo di Occam era un uomo di religione e di Chiesa.

 

Mettiamoci insieme anche il postulato di Bertrand Russel filosofo britannico (1872 – 1970), espresso sotto il titolo di “Teiera di Russel” di cui parlo al Numero2875.

La “teiera di Russel” dice che se tu non hai prove per dimostrare una tesi, io non ho bisogno di prove per confutarla.

Il “Rasoio di Occam” dice che, se una spiegazione funziona anche senza una variabile, quella variabile può anzi DEVE essere rimossa.

IN  ALTRE  PAROLE:

Se tu, credente, non hai prove per dimostrare l’esistenza di Dio, io non ho bisogno di prove per dimostrarne l’inesistenza.

Non ci sono prove dell’esistenza di Dio perché egli non esercita alcuna influenza osservabile sul mondo. Ergo, è una variabile che può anzi DEVE essere rimossa.

 

Salto a piè pari se non in un altro secolo, ad un altro personaggio. Si tratta questa volta di Stephen Hawking (1942 – 2018), cosmologo, fisico, astrofisico, matematico e divulgatore scientifico, britannico pure lui, fra i più autorevoli e conosciuti fisici teorici del mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull’origine dell’universo.

Secondo questa mente scientifica eccelsa, (aveva un Q.I. di 160, sembra), religione e scienza non sono in alcun modo conciliabili.

Egli afferma, infatti:

 

C’è una fondamentale differenza

tra la religione,

che è basata sull’autorità,

e la scienza,

che è basata su osservazione e ragionamento.

 

E, alla domanda: Dio ha creato il mondo? risponde con un secco: no.

 

Resta il dubbio.
Dubbio che dovremmo avere tutti se fossimo umili ed intellettualmente onesti.
Affermare invece che le cose siano andate indubitabilmente in uno specifico modo, per fede, per obbedienza, per adesione incondizionata ad un mito biblico di qualche millennio fa, credo che sia un atto di arroganza non più compatibile con le categorie del pensiero contemporaneo.

 

Nella peggiore delle ipotesi, e qui faccio un altro salto nel tempo storico, potrebbe averci visto giusto il Barone d’Holbach che, in pieno XVIII secolo, scriveva:

“Ci dicono, in tono grave, che non c’è effetto senza causa; ci ripetono, ogni momento, che il mondo non si è fatto da sé. Ma l’universo è una causa, non è per niente un effetto, non è per niente un’opera, non è stato per niente “fatto”, poiché era impossibile che lo fosse. Il mondo è sempre esistito, la sua esistenza è necessaria. La materia si muove per la sua stessa energia, per una conseguenza necessaria della propria eterogeneità”.

Paul Henri Thiry d’Holbach (1723 -1789), nome francesizzato di Paul Heinrich Dietrich, Barone d’Holbach, filosofo, enciclopedista, traduttore e divulgatore scientifico tedesco naturalizzato francese.

Questo scrive nella sua opera: “Il buon senso, ossia idee naturali opposte alle soprannaturali”.