Mille e più motti

Cosa ci insegna la vita... testamento spirituale di un libero pensatore

Numero2739.

 

F E L I C I T A’

 

Nella dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, il 4 luglio 1776, si afferma:

 

“Tutti gli uomini sono stati creati uguali: essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti Inalienabili; fra questi ci sono la Vita, la Libertà e la ricerca della Felicità; allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo Governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità.”

 

A differenza della nostra Costituzione, in America la felicità è un vero e proprio diritto. Si dà ai cittadini il diritto di difenderlo da chiunque cerchi di ostacolarlo. Il governo americano per garantire la felicità della popolazione si deve immergere nei loro sentimenti entrare in contatto con loro. Il diritto alla felicità non è solo della singola persona ma è anche dell’intera collettività.

In Italia i principali articoli che garantiscono all’uomo di vivere in una condizione di benessere e piena libertà vengono enunciati nei primi quattro articoli. L’Italia garantisce all’uomo dei diritti e dei doveri inviolabili; gli garantisce l’uguaglianza di fronte alla legge senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche e condizione sociale ed economica. La costituzione italiana inoltre, garantisce all’uomo il dovere di lavorare secondo le proprie scelte e le proprie possibilità. La repubblica italiana non deve , in nessun modo, andare a violare o restringere i diritti dell’uomo impedendone il suo pieno sviluppo, anzi deve dare la possibilità a qualsiasi uomo di poter esercitare i propri diritti e doveri. Le principali differenze tra la Costituzione Italiana e la Costituzione Americana riguardano soprattutto i primi articoli.

Anche la loro nascita è differente.

La Costituzione della Repubblica Italiana è nata in seguito alla liberazione dell’Italia dai tedeschi, dopo la seconda guerra mondiale. Con il  referendum del 1946 la popolazione si espresse favorevolmente alla repubblica; lo stesso giorno venne eletta un’ assemblea costituente  che elaborò il testo della costituzione che verrà approvato alla fine del 1947,  promulgato dal Capo provvisorio dello Stato, De Nicola, ed è entrato in vigore il 1 gennaio del 1948. Esso si compone di 139 articoli e di XVIII disposizioni transitorie e finali, ed è stato oggetto di molteplici revisioni costituzionali, con cui si è provveduto ad integrare ed aggiornare il testo originario (Revisione costituzionale).

La Costituzione è divisa in tre parti:

  • i primi dodici articoli rappresentano i Principi fondamentali;
  • la Parte I, dal art. 13 all’art. 54, è intitolata Diritti e doveri dei cittadini  ed e composta dai rapporti etico-sociali, dai rapporti di natura economica e dai rapporti di natura politica;
  • la Parte II è intitolata Ordinamento della Repubblica e tratta l’organizzazione dello stato.

Il testo della costituzione è molto rigido, ciò significa che per poter modificare alcuni articoli o disposizioni della Costituzione, bisogna effettuare un procedimento molto lungo e complesso. La legge costituzionale permette al parlamento di modificare la Costituzione: essa si differenzia dalla legge ordinaria per il procedimento di approvazione. Lo Stato ha anche istituito un organo, la Corte Costituzionale, che ha il potere di giudicare le leggi e di annullarle nel caso in cui vadano contro i principi costituzionali.

La Costituzione americana, nata dalla rivoluzione delle colonie britanniche nel XVIII secolo venne redatta e approvata dalla Convenzione di Filadelfia nel 1787 ed entrò in vigore 2 anni dopo. Essa è la più antica costituzione scritta, nacque dall’esigenza di creare un forte governo centrale che regolasse i dissensi, soprattutto in materia doganale, tra gli stati che si erano dichiarati indipendenti nel luglio 1776. La costituzione è formata da un breve preambolo e da sette articoli suddivisi in numerose sezioni; di essa fanno parte anche gli emendamenti proposti e ratificati. I primi dieci emendamenti, approvati nel 1789, costituirono il Bill of Rights. In America l’esercizio del controllo di costituzionalità (judicial review) sulle leggi e altri atti normativi è esercitato dagli organi giudiziari, in primo luogo dalla Corte suprema. Mentre la Costituzione Italiana è  un testo rigido, in modo che non possa essere variata o interpretata per favorire la corruzione, la costituzione degli stati uniti è più elastica e interpretabile, affinché tutti i 51 stati degli USA siano regolati e non prendano strade troppo diverse.

La Costituzione americana, inoltre, risale al 1788, e fu creata per durare nel tempo, per essere attuale anche dopo centinaia d’anni. Ovviamente la società e le sue regole cambiano di epoca in epoca, quindi è necessario che i suoi articoli siano interpretabili, flessibili ed applicabili in diverso modo.
La nostra Costituzione nasce in tempi recenti, ed è stata creata in una situazione diversa, per garantire la democrazia e il rispetto di doveri e diritti. Il diritto degli Stati Uniti, a differenza di quello italiano, è giurisprudenziale, ossia afferma che le norme giuridiche vengono create all’insorgere di un nuovo caso. Si  può dire che l’intero diritto americano sia una raccolta di sentenze, che una volta approvate diventano legge.

Una delle differenze principali è che nel primo articolo della Costituzione Italiana si enuncia che:

“L’Italia è una repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione.”.

La Costituzione americana, invece, inizia con un preambolo in cui si parla dello scopo per cui essa è nata, ossia per perfezionare la loro unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all’interno dello stato, provvedere alla comune difesa, promuovere e salvaguardare il benessere generale come dono della libertà. E, soprattutto, afferma che ogni uomo ha diritto ad essere felice.

Numero2738.

 

L E X   S C R I P T A

L E X   T R A D I T A

 

La traduzione di questo “brocardo” (espressione latina di contenuto giuridico: è il termine con cui vengono indicate le regole generali del diritto) può prestarsi ad un equivoco ridicolo. Chi non conosce il latino potrebbe pensare che questa frase assiomatica si possa interpretare così come suona in Italiano, cioè: legge scritta. legge tradita. Noi conosciamo, più comunemente, il detto popolare: “fatta la legge, trovato l’inganno” che potrebbe essere un altro modo per esprimere lo stesso concetto.
Niente di tutto questo. La traduzione corretta è la seguente: legge scritta, legge tramandata. È cioè la legge statutaria, quella che, una volta sancita, stabilita, approvata, è destinata a durare e valere nel tempo (in latino il verbo tradere significa tramandare). Si tratta della legge che vale come principio giuridico di riferimento, a differenza della legge non scritta che ha scaturigini negli usi e costumi di una società e tramandata per comportamenti abitudinari ma non decretata in alcun modo.

Tuttavia, vale anche l’asserzione che “la consuetudine (non scritta) è fonte di diritto”.
Secondo la dottrina tradizionale, essa consta di due elementi:
uno di tipo materiale (usus o diuturnitas),
uno di tipo soggettivo (opinio iuris ac necessitatis), ancorché oggettivamente verificabile.

Insomma, la consuetudine è una delle fonti del diritto positivo (ius non scriptum).

Numero2737.

 

da QUORA

 

PERCHÈ SIAMO SEMPRE PIU’ STUPIDI?

 

Secondo tutti gli studi scientifici, il quoziente d’intelligenza si sta abbassando sempre di più.

Tutti i test scientifici dimostrano che i ragazzi di oggi hanno un quoziente d’intelligenza più basso rispetto alle generazioni precedenti, e sono meno disposti al sacrificio.

Il trend discendente è iniziato alla fine degli anni Novanta, e sta proseguendo imperterrito. C’è chi dice che questo rincoglionimento giovanile sia dovuto all’uso eccessivo dei telefonini e dei social. C’è sicuramente del vero; ma sono anche convinto che un’altra causa fondamentale risieda nel fatto che i loro genitori, e la scuola, cerchino di rimuovere tutte le difficoltà dal loro cammino: guai a bocciare, a castigare, a rimproverare! E guai anche a dare un voto: oggi si preferisce il giudizio, edulcorato e a volte incomprensibile. Un quattro, o un cinque, fanno capire subito che lo studente non è preparato; “si sta avviando verso la sufficienza” vuol dire, in sostanza, la stessa cosa, ma si presta all’illusione che ormai la strada sia in discesa. Anche se non è affatto così. E’ un po’ come parlare di “Paesi in via di sviluppo” invece di Paesi poveri: la prima espressione fa intuire che ormai il peggio sia alle spalle. Ma spesso le parole, e il politicamente corretto, nascondono la dura realtà.

Negli ultimi decenni la società è cambiata, e con essa la scuola e i genitori. Sappiamo come vanno le cose: ai miei tempi se prendevi un brutto voto, o una nota, i genitori se la prendevano con te. Oggi se la prendono con l’insegnante, che ha osato traumatizzare il loro “bambino”.

Sembra, a prima vista, che queste reazioni di papà e mamma siano dimostrazioni d’infinito amore verso i pargoli: li vogliono proteggere a tutti i costi. Ma invece li danneggiano pesantemente.
L’essere umano, si sa, cerca istintivamente la via più facile. Ma questo ci impigrisce. Ci toglie lo slancio, il mordente, l’impegno, il vigore, il coraggio, la forza d’animo. Se vogliamo ottenere risultati, dobbiamo invece impegnarci. E dobbiamo abituarci a farlo. E’ come esercitare un muscolo: se non lo utilizziamo, si atrofizza.

Pertanto educhiamoci, ogni giorno, a fare qualcosa che ci richiede un minimo sacrificio, ma che ci forgia il carattere e ci giova alla salute. Possiamo, ad esempio, alzarci al suono della sveglia invece che poltrire a letto; svolgere attività fisica; digiunare ogni tanto; evitare di fumare, di bere superalcolici e di mangiare cibi golosi, ma nocivi.

Per scolpire i muscoli del carattere serve anche essere disciplinati, cioè fare ciò che ci siamo ripromessi. Che ci piaccia, o che non ci piaccia. E tenere fede agli impegni presi. Anche se ci costa.
Se lo facciamo, diventeremo più sani nel corpo e nella mente. Non persone che cercano continuamente giustificazioni e ripieghi, ma donne e uomini che hanno obiettivi chiari e motivanti. E che sono disposti a pagare il prezzo per raggiungerli.

 

 

Numero2736.

 

LA FORMULA DI SOCRATE 

di Cristina Dell’acqua.

 

Fate meditazione? Pensate che sia importante conoscere se stessi? (parliamo spesso di consapevolezza). Dubitate, senza per questo scivolare nel complottismo? Forse non lo sapete, ma siete potenziali discepoli di Socrate. Proprio lui, il filosofo greco.

Per usare un lessico moderno dovremmo dire che era un rompipalle (gli Ateniesi lo definivano un “tafano”), uno che insinua il dubbio, manda al macero le certezze. Un tipo provocatorio. Gentile, ma ribelle. Però più contemporaneo di altri, vicino al nostro presente.

Non ha lasciato niente di scritto. Tutto quello che sappiamo ce lo racconta Platone nei Dialoghi, dall’arte del dubbio alla cura, dall’amore alla condanna a morte con l’accusa di non credere negli Dei tradizionali e di corrompere i giovani. E se fosse arrivato il momento di riscoprirlo?

È l’idea di Cristina Dell’Acqua, appassionata di sperimentazione didattica, che insegna latino e greco al Collegio San Carlo di Milano, con La formula di Socrate, un saggio moderno senza esagerare ( le avevano suggerito di mettere in copertina Socrate con un cellulare e ha detto di no) che rivaluta la “tafanitudine” del filosofo e invita a tirar fuori il meglio di sé.

E allora proviamo a portare la formula di Socrate ai giorni nostri.

Il mondo è cambiato, la provocazione è lo sport nazionale: ne abbiamo ancora bisogno?

Sì, ma come la intendeva il filosofo. La provocazione oggi, non è dubbio, ma urlo, arroganza, egoismo. È marketing. È far parlare di sé, conquistare l’attenzione. Il metodo Socrate è l’opposto: ha la pacatezza delle opinioni, la forza dello spirito critico, senza il punto di vista del partito preso.

Facciamo un esempio?

L’intelligenza artificiale: chi la ama, chi la odia, chi ne ha semplicemente paura senza conoscerla. Piuttosto che scegliere l’opinione di un altro, ragionare, farsene una propria. Non demonizzare i vari Chatbot, ma dar loro valore nella maniera giusta. Non si tratta di saper fare e basta, ma di saper pensare. Uno che ti obbliga a riflettere è fastidioso, ma ti fa crescere, fiorire. Lo dico soprattutto per i ragazzi.

Oggi molti preferiscono diventare influencer per avere seguaci, successo, fama. Come si fa?

Capisco l’idea di appartenenza che rafforza gusto e passioni, ma ecco il “tafano” socratico. TiKTok, Istagram, i social media in genere ti fanno credere di essere sapiente, invece non è così. L’obiettivo dovrebbe essere diventare influencer di se stessi, soggetto e non oggetto, non preda delle mode altrui, non cortigiani, ma prìncipi. Dovremmo avere il coraggio di essere tutti un po’ più fastidiosi, un po’ più “tafani”.
Cerchiamo di essere accomodanti, ma in realtà è il dubbio – e chi invita a esercitarlo – a farti crescere. Dovremmo tirare fuori il filosofo che è dentro di noi. Socrate deve questa immagine alla madre, che faceva la levatrice

N.d.R.: la Maieutica era l’arte della levatrice: come la madre estraeva il parto dal ventre della gestante, così Socrate estraeva le idee dalla mente del giovane interlocutore che questi già aveva in sé, ma che non erano mai state espresse e manifestate, neanche a lui stesso.

Va bene, abbiamo cominciato a dubitare. E dopo?

Invece che verso l’esterno, dobbiamo proiettarci verso l’interno. Il boom di pratiche come mindfulness (consapevolezza) e meditazione ci dicono che ne abbiamo bisogno, che è la via giusta. “Conosci te stesso” era la frase scritta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi. Sapere chi siamo, e soprattutto chi non siamo, è la formula dell’equilibrio di ogni esistenza. Altrimenti finiremo per vivere la vita di qualcun altro.

 

 

 

Numero2734.

 

da QUORA

 

C’è un modo per capire quando si è diventati “vecchi”?

 

  1. Preferisci stare a casa piuttosto che uscire.
  2. Hai bisogno di fare programmi anziché improvvisare.
  3. Preferisci il sonno al sesso.
  4. Scopri che invecchiare è fisicamente doloroso. Ti fanno male le articolazioni e le ossa.
  5. Il tuo sistema digestivo è un inferno. Non puoi mangiare pizza o bere vino o mangiare cibo messicano o bere tequila. Le pasticche per lo stomaco sono i tuoi nuovi migliori amici.
  6. Nonostante il fatto che la vita sia molto più difficile di prima, la ami più che mai.
  7. Ti rendi conto che sei davvero preoccupato per il futuro del mondo.
  8. Cominci ad elaborare una bussola morale religiosa, o una cosmologia, o una filosofia di vita.
  9. Cominci a preoccuparti su come gestire la tua eredità.
  10. Sei grato per ogni giorno che ti è concesso. Ti ricordi dei tuoi amici che se ne sono già andati. Ti mancano immensamente, ma sei così felice di NON essere al loro posto. Le cose che prima davi per scontate, ora le guardi con gioia e meraviglia: uccelli, fiori, albe, tramonti, il passaggio ordinato delle stagioni, le fasi della luna…

N.d.R.: Se c’è qualche “giovane” che si riconosce in questo elenco … povero lui!
Se c’è qualche “vecchio” che non si riconosce in questo elenco … beato lui!

Se qualcuno, come me, si ritrova al 100 per 100 nella descrizione di questo elenco, sappia che ad essere “vecchi” così sono miliardi di persone ma, tutto considerato, … la vita è bella lo stesso.

Numero2733.

 

da QUORA

 

ANCORA  SULLE  PERSONE  INTELLIGENTI

 

Le persone intelligenti hanno le seguenti caratteristiche:

 

1)Non seguono mai l’opinione popolare, perché la maggior parte delle persone comuni ha torto sulla maggior parte delle questioni.

2)Non si fidano di tutto ciò che viene affermato essere vero, a meno che non accertino la verità da soli tramite le proprie ricerche e analisi, perché sanno che ciò che viene loro liberamente raccontato di solito è spazzatura.

3)Si fidano della propria opinione più di chiunque altro poiché formano la loro opinione sulla base della logica e del ragionamento.

4)Sono studenti a vita poiché sanno che rispetto alla conoscenza totale disponibile nel mondo, ne sanno solo un po’.

5)Imparano da ogni persona e da ogni episodio della vita attraverso la prudenza riflessiva e la contemplazione.

6)Non consigliano le persone stupide anche quando a loro viene chiesto di farlo perché sanno che quelle persone stupide non potranno mai accettare la verità (ecco perché sono stupide).

7)Non litigano con gli stupidi perché sanno che li trascineranno al loro livello e li batteranno con l’esperienza. (Mark Twain).

8)Quando vengono attaccati verbalmente da una  persona stupida, non le danno corda, poiché sanno che sarebbe solo del tempo sprecato.

9)Non cercano denaro, fama o potere, perché sanno che il desiderio di queste cose è la radice di tutta l’infelicità nel mondo.

10)Non sprecano il loro tempo inseguendo ciò che il mondo considera importante. Piuttosto passano il loro tempo a conoscere se stessi e fanno ciò che dà loro gioia e soddisfazione.

Le persone intelligenti non farebbero nulla che vada contro questi principi.

Numero2732.

 

IL  FASCISMO  DEGLI  ANTIFASCISTI

 

 Riporto un passaggio di Pier Paolo Pasolini datato 1974, sul fascismo degli antifascisti. Un lampo di un autore visionario che aveva anticipato tanti eventi avvenuti post-mortem.

Scriveva Pasolini :”Oggi il fascismo è un’altra cosa rispetto al Ventennio. Fascisti e antifascisti sono diventati uguali e hanno desideri simili: «Il nuovo fascismo – che è tutt’altra cosa – non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico.
Il suo fine è la riorganizzazione e l’omologazione brutalmente totalitaria del mondo».
Le tradizioni devono essere spazzate via dalla «società dei consumi» e dal conformismo.
La cultura di massa «è infatti direttamente legata al consumo, che ha delle sue leggi interne e una sua autosufficienza ideologica, tali da creare un Potere che non sa più cosa farsene di Chiesa, patria e famiglia».
L’omologazione riguarda tutti: popolo e borghesia, padroni e sottoproletari. La stessa divisione in classi sociali tende a scomparire o, quantomeno, queste finiscono per essere indistinguibili.

 

da QUORA

 

Quali sono le basi del fascismo? L’intolleranza e la presunzione di superiorità, senza dubbio. Cosa distingue i fascisti di destra da quelli di sinistra? I fascisti di destra sono retrò, si rifugiano in stereotipi antiquati, in posizioni nazionaliste con motti tipo “l’Italia agli italiani”, usano cavalli di battaglia come l’immigrazione. Argomenti che fanno presa su una certa parte di popolazione, ma che immediatamente li rendono catalogabili.

E i fascisti di sinistra? L’intolleranza verso chi non la pensa come loro, di chi differisce dalla narrativa che impongono i loro giornali. Sono certamente elettori del PD, che colgono il verbo dal vomito de “La Repubblica”, giornale fondato da un fascista ex-camicia nera come Eugenio Scalfari e di proprietà dei più grandi lobbisti italiani : gli Elkan-Agnelli, noti per le lotte a favore dei lavoratori.

Mentre la vecchia sinistra poteva contare su voci di intellettuali di statura come Gramsci, Eco, Pasolini, questi nuovi personaggi poggiano il loro non-pensiero su Mentana, Gruber, Gramellini. Ed essendo figli del non-pensiero non possono che essere non pensanti.

La vecchia sinistra lottava per i diritti dei lavoratori, per un welfare migliore. Questi signori del PD sono riusciti in poco più di un decennio a distruggere quanto conquistato in un secolo di lotte, spesso finite in battaglie di sangue dei loro predecessori. Dalla Fornero, al job act fino alla buona scuola: riforme che hanno cancellato quanto ottenuto dalla vecchia sinistra.

Dei temi della sinistra storica non sanno nulla, delle lotte operaie non sanno nulla, gli argomenti base di questa sinistra fuxia sono i diritti della comunità LGBT e la conservazione dello Status-Quo.

Ciò che contraddice la narrazione dei loro vati deve essere repressa: ecco che esce il fascista che è in ogni Militante del PD. Non ti Vaccini? Sei un subumano, un untore: è giusto discriminarti, bastonarti sui social, isolarti, ti devi curare con i tuoi soldi, etc.

Non appoggi Zelensky, il nuovo Gandhi? Sei un nemico della libertà, un amante delle dittature. Scatta di nuovo il fascismo made in PD: “Devo censurarti, hai espresso un opinione contraria alla mia, devo punirti” ovvero usare il manganello dei social. Inutile fargli notare che il PD, nell’adorabile democrazia ucraina, sarebbe un partito messo al bando dallo stesso Zelensky, che i blogger di sinistra sempre nella stessa splendida democrazia ucraina spariscono, vengono arrestati o uccisi.

N.d.R.: Ecco perché 2 Italiani su 3 non vanno più a votare.

Numero2730.

 

L E O P A R D I

 

Sono stordito dal nulla che mi circonda.

Io non ho bisogno di stima, né di gloria, né di altre cose simili; ma ho bisogno d’amore.

Io vivo, dunque io spero. È un sillogismo giustissimo.

Non si vive al mondo che di prepotenza.

Il “forse” è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze … Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito.

La felicità consiste nell’ignoranza del vero.

 

Ecco alcune frasi che compendiano e rappresentano la visione del mondo di un grande, sensibile, umanissimo poeta.

Come si può capire, la sua visione era disperatamente pessimistica, per esperienza personale.

Numero2728.

 

da QUORA

 

LE  LEGGI  DI  MAAT 
ovvero: il decalogo di Mosè non era poi tanto originale, ma una copia semplificata e riassunta di questa.
Ricordiamo che Mosè impose il decalogo al Popolo d’Israele fuoriuscito dall’Egitto sotto la sua guida.
La dea egizia Maat rappresenta l’ordine universale che permette lo svolgimento della vita, è l’ossatura morale di tutto il creato ed è in contrapposizione a tutto ciò che è ingiusto, cattivo e immerso nel caos.
Questo principio fondamentale è donna, una splendida dea con una piuma di struzzo sul capo.

Maat (“Giustizia”) era l’antico concetto egizio dell’equilibrio, dell’ordine, dell’armonia, della verità, della legge e regola, della moralità e della giustizia. Era inoltre personificata come una dea antropomorfa, con una piuma in capo, responsabile della disposizione naturale delle costellazioni, delle stagioni, delle azioni umane così come di quelle delle divinità, nonché propagatrice dell’ordine cosmico contro il caos. La sua antitesi teologica era Isfet.

Mandata nel mondo da suo padre, il dio-sole Ra, perché allontanasse per sempre il caos, Maat aveva anche un ruolo primario nella pesatura delle anime (o pesatura del cuore) che avveniva nel Duat, l’oltretomba egizio: la sua piuma era la misura che determinava se l’anima (che si credeva residente nel cuore) del defunto avrebbe raggiunto l’aldilà o meno.

Le leggi di Maat.

1) Non uccidere e non permettere che nessuno lo faccia.

2) Non tradire la persona che ami o il tuo coniuge.

3) Non vivere nella collera.

4) Non spargere terrore nelle persone.

5) Non assalire e non provocare dolore al prossimo.

6) Non sfruttare il prossimo e non praticare la schiavitù.

7) Non fare danni che possano provocare dolore all’uomo o agli animali.

8) Non causare spargimento di lacrime.

9) Rispetta il prossimo.

10) Non rubare ciò che non ti appartiene.

11) Non mangiare più cibo di quanto te ne spetti.

12) Non danneggiare la Natura.

13) Non privare nessuno di quello che ama.

14) Non dire falsa testimonianza.

15) Non mentire per far del male ad altri.

16) Non imporre le tue idee agli altri.

17) Non agire per fare del male agli altri.

18) Non parlare dei fatti altrui.

19) Non ascoltare di nascosto fatti altrui.

20) Non ignorare la Verità e la Giustizia.

21) Non giudicare male gli altri senza conoscerli.

22) Rispetta tutti i luoghi sacri.

23) Rispetta e aiuta chi soffre.

24) Non arrabbiarti senza valide ragioni.

25) Non ostacolare mai il flusso dell’acqua.

26) Non sprecare l’acqua per i tuoi bisogni.

27) Non inquinare la terra.

28) Non nominare il nome dei Neteru invano.

29) Non disprezzare le credenze altrui.

30) Non approfittare della fede altrui per fare del male.

31) Non pregare né troppo né troppo poco gli Dei.

32) Non approfittare dei beni del vicino.

33) Rispetta i defunti.

34) Rispetta i giorni sacri anche se non credi.

35) Non rubare le offerte fatte agli Dei utilizzandole per te stesso.

36) Non disprezzare i riti sacri anche se non ti aggradano.

37) Non uccidere gli animali senza una ragione seria.

38) Non agire con insolenza.

39) Non agire con arroganza.

40) Non vantarti del tuo benessere di fronte ad altri.

41) Rispetta questi principi.

42) Rispetta la legge se non contrasta con questi principi

Numero2726.

 

LEZIONE  DI  CATECHISMO

 

L’insegnante chiede alla scolaresca:

“Che cosa bisogna fare perché Dio perdoni i nostri peccati?”.

Tutti gli scolari si guardano l’un l’altro senza dire niente.

Ad un certo punto, un bambino si alza e dice, a colpo sicuro:

“Prima di tutto bisogna peccare!”

Numero2725.

 

MANGIARE  PER  VIVERE

E

VIVERE  PER  MANGIARE

 

 

Se ci tieni ad avere un bell’aspetto,

nessun vestito te lo può mai dare

quanto il tuo corpo, se ce l’hai perfetto.

 

Se permetti di farti consigliare,

quando tu avverti i morsi della fame,

meglio è bere piuttosto che mangiare.

 

Così ti depuri ed inganni le brame

di quel cibo da cui sei dipendente

e non riesci a recidere il legame.

 

Sentirti sazio non ti costa niente,

basterebbe un po’ di buona volontà:

è solo un’illusione della mente.

 

Su, prova ad applicarti con serietà,

aggiungi poco, ma togli un po’ di più

ed il risultato presto si vedrà.