Numero3183.

 

COMPORTAMENTI  TIPICI  DELLE  PERSONE  CON  UNA  INTELLIGENZA  SOPRA  LA  MEDIA

 

di Ana Maria Sepe, psicologa.

 

Avere una mente reattiva e ricettiva, avere una visione fuori dagli schemi, impostare ragionamenti non convenzionali, sono doti molto apprezzate e ricercate. il potenziale della mente umana è molto più ampio di quanto comunemente immaginiamo.

La genialità non è un dono innato.

È piuttosto, una capacità che possiamo coltivare e sviluppare per tutta la vita.

La creatività gioca un ruolo fondamentale in questo processo.

Poiché ci permette di pensare in modo innovativo e di superare gli schemi convenzionali.

La personalità e il QI sono spesso visti come domini distinti del funzionamento umano ma non è esattamente così

Da qualche decennio, la ricerca suggerisce che l’intelligenza potrebbe essere un fattore intrinseco della personalità.

Nel testo pubblicato dai ricercatori dell’Università di Cambridge, «The Cambridge Handbook of Intelligence» (Cambridge University Press), i neuroscienziati sottolineano che molti tratti delle personalità coinvolgono, in modo diretto, processi e abilità cognitive.

Cosa significa? Che per “funzionare” e regolare i comportamenti, in modo indiretto, usiamo l’intelligenza.

Il QI è tradizionalmente misurato con “test di abilità”, mentre la personalità e classicamente misurata con questionari.

Ma questo riflette più una lacuna nel mondo scientifico che non una reale differenza nel dominio del funzionamento umano.

I ricercatori della Cambridge University hanno dimostrato che è possibile misurare l’intelligenza proprio attraverso la personalità.

Insomma, l’intelligenza ha bisogno di un nuovo volto perché è quella che potrebbe guidare la gran parte di elaborazioni cognitive e, di conseguenza, il comportamento.

È sbagliata l’idea di base che l’emotività debba essere scissa dall’intelligenza perché le nostre emozioni dipendono dalla nostra capacità di riflettere, di relazionarci e appagarci… siamo abbastanza intelligenti da riuscirci?

Vediamo alcune implicazioni pratiche.

Il QI come “tratto di personalità”

Sulla base delle loro osservazioni, i neuroscienziati della Cambridge University hanno proposto di iniziare a vedere il QI come un tratto di personalità e non come un’abilità a parte.

Perché facendo intrinsecamente parte dell’uomo, ne condiziona ogni aspetto della vita: comportamento compreso.

Comportamenti tipici delle persone con un buon QI

Correlazione tra QI e altri tratti di personalità.

Il team della Cambridge University non si è limitato a queste premesse teoriche, è passato all’azione somministrando classici test per il QI a un campione di circa 500 persone -che coprivano diversi livelli di istruzione- e poi ha correlato i risultati con la personalità (anch’essa misurata con questionari classici).

Cosa è venuto fuori? Vediamolo subito.

1. Si sa organizzare

La programmazione, la pianificazione a lungo termine, sono abilità correlate alla memoria di lavoro, un aspetto che studi precedenti hanno collegato in modo diretto all’intelligenza e alla rapidità mentale.

Chi ha un elevato QI è abbastanza lungimirante, riesce a prevenire gli imprevisti e sa scandire bene le sue giornate.

2. È disordinato

Nonostante le capacità organizzative non manchino, un elevato QI è negativamente correlato all’ordine.

Probabilmente chi ha un elevato QI non ha bisogno di grandi punti di riferimento, quindi sottovaluta aspetti come la disposizione.

3. Non è socievolissimo

Le abilità sociali non sono compromesse, tuttavia, chi ha un elevato QI, non sembrerebbe essere molto socievole, nonostante abbia buone capacità di leadership.

4.  Un leader naturale

Un buon leader tende a essere un ottimo ascoltatore: è capace di porre le giuste domande, di ascoltare con attenzione gli altri e comprenderne subito i bisogni.

Riesce a esprimere il proprio punto di vista senza aggressività, ma con ferma decisione: capacità che vedremo anche più avanti!

5. È tenace

La tenacia è il motore psicologico che ci spinge all’azione e ci toglie dall’empasse quando la vita ci colpisce con inevitabili battute d’arresto.

Insomma, chi ha un’elevata intelligenza non si arrende: sa che con la giusta dose di calma e usando il ragionamento, una soluzione si trova!

Impegnarsi nel raggiungimento dei propri obiettivi, sfidando le difficoltà, non è da tutti!

6. Sa farsi capire

Hanno un’elevata intelligenza verbale, questo li rende potenzialmente buoni comunicatori. Avere una buona intelligenza verbale, però, non necessariamente significa che chi ha un QI elevato sa esprimere i propri bisogni e farli rispettare, perché queste sono abilità che si apprendono.

6. Stabilità emotiva

La stabilità emotiva regala una certa immunità alla manipolazione e non solo.

Chi ha un elevato QI è capace di regolare i propri stati emotivi senza riversarli sugli altri.

Non ha paura di rimanere solo, né di essere abbandonato.

Non sente che “deve essere salvato”, né tenta di “salvare” o cambiare gli altri.

Chi ha una buona stabilità emotiva sa di essere responsabile della sua vita e soprattutto, è in grado di prendere decisioni in linea con i suoi bisogni.

Non vive la vita passivamente incolpando il destino delle sue frustrazioni, non ha una reattività che può mettere a rischio il suo benessere o le sue relazioni… piuttosto è proattiva: è orientata al cambiamento, al miglioramento e all’autoaffermazione.

7. Si sa autocontrollare

Le gratificazione a breve termine sono una tentazione per tutti ma… sembra che chi ha uno spiccato QI può “resistere” più facilmente.

L’autocontrollo, inoltre, è correlato a una buona qualità della vita.

Grazie a questa capacità e la pianificazione a lungo termine: chi è intelligente sa adoperarsi per costruirsi al meglio il suo futuro.

Qui, però, mi sento di fare una precisazione.

I test del QI e della personalità, sono una misura del funzionamento interno della persona e non dell’ambiente in cui queste vivono.

Se, da un lato, essere intelligenti ti dà buone premesse, dall’altro, l’ambiente sociale in cui viviamo, dovrebbe darti modo di usare al meglio le tue caratteristiche (che siano legate alla personalità o al QI!).

Insomma, puoi avere tantissimi dardi alla tua cerbottana naturale, ma se l’ambiente in cui vivi ti rema contro, dovrai comunque faticare parecchio per raggiungere i tuoi obiettivi!

Analogamente, potrai avere anche un QI elevato, ma se alle tue spalle ci sono traumi e vissuti difficili, quell’intelligenza non te li cancellerà di un colpo, ti aiuterà solo a… non lasciarti sopraffare!

8. È intellettualmente impegnato

Tra tutte le caratteristiche viste fin ora, questa è la più intuibile.

Chi è intelligente ha fame di conoscenza.

Ma non quella superficiale da scrolling dei social.

Chi ha un elevato QI sembra essere naturalmente portato ad alimentarlo: le nuove conoscenze consentono di acquisire nuove abilità da mettere al servizio di se stesso e, con le nozioni giuste, da mettere al servizio della propria soddisfazione personale o del proprio sviluppo professionale.

La lettura di libri e la capacità di fare riflessioni profonde su se stesso e sul mondo, sono ottimi alleati.

9. È dotato di rapidità mentale

La Velocità di Elaborazione indica il tempo in cui riusciamo a svolgere un determinato compito cognitivo.

Questa abilità è strettamente collegata alla capacità di elaborare informazioni (verbali, visive, spaziali) in modo veloce, automatico ed efficiente.

10. E’ creativo

Le menti brillanti sanno liberare il potenziale creativo proprio perché sono in grado di concedersi delle pause quando ne hanno bisogno.

E’ proprio nei momenti di pausa e di sospensione delle attività quotidiane e della concentrazione che la nostra mente creativa entra in funzione e sopraggiungono intuizioni che possono aiutarci a risolvere.

Usare il proprio QI per assicurarsi appagamento nella vita e nella coppia

Allenare la mente non richiede uno sforzo straordinario.

È una sfida accessibile e affascinante che può portare a risultati sorprendenti.

Il segreto sta nell’essere consapevoli delle nostre capacità, nella coltivazione della creatività!

Possiamo avere la macchina migliore ma senza le condizioni giuste, potrebbe essere uno spreco.

Molto spesso, anche chi è dotato di un elevato QI non riesce a sfruttare il proprio potenziale perché non sa come farlo.

In effetti, se ci pensi, fin da bambini ci insegnano a contare, fare calcoli, a studiare dai libri… ma nessuno ci spiega come poter usare quel potenziale al servizio del nostro benessere.

Eppure, sfruttando al meglio le proprie abilità cognitive -la propria intelligenza- è possibile garantirsi una vita appagante.

Esiste questo pregiudizio che l’emozione e la cognizione siano due mondi scissi, separati alla nascita, ma non è affatto così.

Lo studio di Cambridge ha dimostrato come il nostro intelletto è fortemente correlato ad alcuni tratti di personalità ma è intuibile: è chiaro che la nostra intelligenza ci può guidare nel mondo, nelle modalità in cui stringiamo legami e nell’apprendere dai nostri errori.

Questo, però, non avviene in modo automatico perché -come premesso- nessuno ci dice come fare.

Eppure costruirsi una vita appagante è possibile, proprio sfruttando le nostre capacità cognitive.

Ci pensi se riuscissi a fare di più per te stesso?

Da un lato, potresti dipendere meno dagli altri, potresti costruire una sana autonomia.

Dall’altro, saresti in grado di stringere legami reciproci e gratificanti.

È difficile usare le proprie capacità organizzative, di programmazione e di intelligenza verbale nella coppia perché in questi ambiti ci facciamo guidare dagli apprendimenti del passato.

Quelli che noi chiamiamo “impulsi”, “propensioni” o “gusti”, non sono altro che nozioni apprese e iscritte nella nostra memoria fin dall’infanzia.

Correlazione tra intelligenza e vissuto difficile

E’ possibile diventare più intelligenti?

Lavora sui vecchi condizionamenti! 

L’utilizzo dell’intelligenza ha molto a che fare con quello che pensiamo di noi stessi: siamo convinti di valere e di poter contare sulle nostre facoltà mentali, o la nostra tendenza è di arrenderci in partenza di fronte  a ciò che esula dalle nostre abitudini perché ci raccontiamo che noi non siamo capaci?

A proposito di questa seconda tipologia, posso assicurarvi che nel passato di queste persone si trova di solito un’infanzia ricca di insuccessi scolastici e rapporti traumatici con insegnanti e genitori.

Se sono presenti vecchi condizionamenti relativi all’apprendimento, o alla fiducia in sè questo limiterà fortemente l’accesso alle proprie capacità intellettive.

La buona notizia è che, elaborando i vecchi traumi relativi all’apprendimento o a un passato difficile, le proprie potenzialità tornano disponibili per una nuova visione di se stessi, per un utilizzo più pieno della propria intelligenza.

Numero3182.

 

da  QUORA

 

Scrive Chanel Johnson, corrispondente di QUORA

 

Perché alcune persone invecchiano più lentamente?

 

Ci sono diversi fattori che possono spiegare perché alcune persone invecchiano più lentamente rispetto ad altre. Questi fattori sono legati sia alla genetica che allo stile di vita, e possono influenzare la velocità con cui il corpo invecchia. Ecco alcuni dei principali motivi:

  1. Genetica: La genetica gioca un ruolo fondamentale nell’invecchiamento. Alcuni individui ereditano varianti genetiche che li rendono più resistenti agli effetti dell’invecchiamento. Ad esempio, geni che influenzano la riparazione del DNA, la produzione di collagene o il metabolismo dei radicali liberi possono contribuire a rallentare i processi di invecchiamento.
  2. Stile di vita sano: Le persone che mantengono uno stile di vita sano, che include una dieta equilibrata, esercizio fisico regolare, e buone abitudini di sonno, tendono ad invecchiare più lentamente. L’esercizio fisico aiuta a mantenere il corpo forte, a migliorare la circolazione sanguigna e a ridurre il rischio di malattie croniche. Una dieta ricca di antiossidanti, vitamine e minerali aiuta a proteggere le cellule dai danni causati dai radicali liberi.
  3. Gestione dello stress: Lo stress cronico può accelerare l’invecchiamento, in quanto provoca danni cellulari e aumenta l’infiammazione nel corpo. Le persone che sono in grado di gestire lo stress attraverso tecniche di rilassamento come la meditazione, lo yoga o altre attività di distensione tendono a invecchiare più lentamente.
  4. Fattori ambientali: L’esposizione al sole e all’inquinamento può accelerare l’invecchiamento della pelle e dei tessuti corporei. Le persone che proteggono la loro pelle dal sole, usando la protezione solare e evitando l’esposizione prolungata ai raggi UV, tendono ad avere una pelle più giovane e a invecchiare più lentamente.
  5. Sonno di qualità: Dormire a sufficienza e godere di un sonno profondo e ristoratore è essenziale per il processo di riparazione cellulare e il benessere generale. Le persone che dormono bene tendono ad avere una pelle più sana, una maggiore energia e un invecchiamento più lento.
  6. Comportamenti sociali e mentali positivi: Mantenere una vita sociale attiva e impegnarsi in attività intellettualmente stimolanti può contribuire a rallentare l’invecchiamento mentale e a migliorare la longevità. Le persone che mantengono legami sociali forti e si impegnano in nuove esperienze tendono a rimanere più giovani nel corpo e nella mente.

In sintesi, l’invecchiamento è un processo complesso influenzato da una combinazione di genetica, scelte di vita e ambiente. Sebbene non possiamo fermarlo, seguire uno stile di vita sano può certamente contribuire a rallentarlo.

Numero3181.

 

C A M B I A M E N T O

 

di Ana Maria Sepe, psicologa.

 

Troviamo difficile abituarci al cambio di stagione, al cambiamento del fuso orario o della dieta.

Per non parlare dei cambiamenti più importanti, quelli che avvengono sul lavoro o nelle dinamiche familiari.

Quando percepiamo che la trasformazione è troppo forte, ci irrigidiamo e si presenta ciò che in psicologia si conosce come “resistenza al cambiamento”.

I cambiamenti sono desiderati, ricercati, ma al tempo stesso, sono paradossalmente temuti e allontanati.

La resistenza al cambiamento si riferisce proprio alla contraddizione interiore vissuta da molte persone: una sorta di pendolo in cui, alternativamente una volta l’individuo è consapevole delle proprie paure e resistenze ad effettuare trasformazioni, e altre volte invece è sintonizzato più sulle proprie spinte alla trasformazione ma poco in contatto con le proprie paure.

Rimanere dove siamo piuttosto che cercare di cambiare

Fondamentalmente, si tratta di un meccanismo attraverso il quale cerchiamo di mantenere le cose come prima.

Tuttavia, quando cambiano le condizioni, questa resistenza serve solo ad affaticarci, sia fisicamente che mentalmente. Il cambiamento può essere qualcosa di molto difficile da affrontare e gestire.

La maggior parte delle persone vuole cambiare la propria vita, in qualche modo o in un altro, ma è tutt’altro che semplice dare inizio al cambiamento o sostenerlo a lungo.

Spesso la paura e l’incertezza associate al cambiamento ci spingono infatti a rimanere rintanati nella nostra zona di confort e alla fine preferiamo rimanere dove siamo piuttosto che cercare di cambiare lo status quo.

Allora passano i mesi, gli anni e continuiamo a lamentarci di qualcosa che non va nella nostra vita senza darci da fare per cambiarla.

E quando qualche evento non dipendente da noi altera le condizioni di “normalità” delle nostre esistenze, generando un cambiamento, puntualmente ci ritroviamo incapaci di affrontarlo.

Modalità della resistenza

La tensione si concretizza nella contrapposizione tra il cambiamento esterno e la nostra resistenza a cambiare dentro di noi. Le modalità della resistenza sono invece varie:

  1. Rifiuto (“ho sempre fatto così..perché dovrei cambiare”)
  2. Rinvio (“ora ho altri impegni, ci penserò domani”)
  3. Indecisione ( “non so se è la cosa giusta”)
  4. Sabotaggio nascosto (“occhio non vede, cuore non duole”)
  5. Regressione (“è da stupidi rischiare”)

5 passi per imparare ad accettare il cambiamento

Come possiamo dunque tuffarci nel cambiamento, imparare ad affrontarlo e a gestirlo, se la resistenza sembra remarci contro?

La strada del cambiamento può essere incredibilmente ardua, ma possiamo decidere di trasformarla, tutto dipende dal nostra atteggiamento.

1. Immagina il peggiore scenario possibile

L’aspettativa spesso non è una buona consigliera, soprattutto quando è irrealistica.

Pertanto, quando devi affrontare un cambiamento, non ripeterti frasi come: “non è nulla, sarà facile da affrontare”, perché probabilmente non sarà così.

Invece, immagina il peggior scenario possibile.

Dare libero sfogo per pochi minuti al proprio pensiero catastrofico, quando si torna alla realtà ci aiuta a capire che non era tutto così negativo come pensavamo.

Infatti, uno studio ha dimostrato che si tende ad ingigantire le conseguenze emotive degli eventi negativi, riducendone al minimo i lati positivi.

Con questo trucco è possibile equilibrare le tue aspettative e il cambiamento sarà meno opprimente di quanto pensavi e quindi genererà meno resistenza.

2. Sii consapevole della resistenza emotiva

Uno dei problemi principali che ha generato la nostra società è sicuramente la repressione delle emozioni.

Si suppone che non dovremmo provare ira, rabbia o tristezza, dobbiamo essere sempre di buon umore e disponibili.

Questo fa sì che reprimiamo le nostre emozioni e ci rifiutiamo di identificarle. Tuttavia, il fatto che non gli diamo un nome non significa che non esistano.

Se vuoi approcciarti al cambiamento devi imparare a riconoscere ciò che senti.

I primi giorni proverai un certo disagio e ti sentirai impotente o turbata, ma sappi che è normale; sono reazioni perfettamente comprensibili davanti al cambio.

Se per esempio continui a stare con una persona che ti fa soffrire per paura di stare sola, significa che hai deciso di reprimere i tuoi stati d’animo.

Di certo la situazione non cambierà….il tempo passerà, starai al fianco del tuo compagno e ti porterai dietro tutta la sofferenza e la frustrazione di questa relazione tossica.

E tutto questo perché? Perché non vuoi dare una svolta alla tua vita!

Se si nascondono gli stati d’animo si otterrà solo di aumentare la resistenza al cambiamento, ma se si accettano, si potrà voltare pagina più velocemente adattandosi alle nuove circostanze.

3. Cambia i tuoi pensieri

Durante le prime fasi è normale avere dei dubbi.

È come tuffarsi in una piscina di acqua fredda, il cambiamento è così drastico che ci chiediamo che cosa stiamo facendo e avremo la tendenza ad uscirne.

Tuttavia, se si resiste e si supera la resistenza iniziale, dopo un po’ ci si sentirà a proprio agio.

Non è che l’acqua sia ora più calda, ma siamo noi che ci siamo abituati.

Per superare la resistenza al cambiamento non basta riconoscere le nostre emozioni, è importante anche essere consapevoli dei nostri pensieri.

Ad esempio, invece di pensare: “voglio scappare, non mi piace questa situazione”, pensiamo invece, “ho paura perché si tratta di una situazione nuova, ma alla fine mi ci abituerò.”

Ricorda sempre che i tuoi pensieri hanno una forte influenza sulle tue emozioni per cui è importante avere dei pensieri più sereni e coerenti con la realtà.

4. Esplora le nuove situazioni

Spesso la resistenza al cambiamento si presenta perché non vogliamo cambiare i vecchi modelli impostati precedentemente, ma anche perché non conosciamo bene la nuova situazione.

Quindi, un ottimo modo per evitare la resistenza al cambiamento è quella di fare in modo di sperimentare gradualmente le nuove circostanze.

Cerca di affrontarle con l’atteggiamento di un bambino, con curiosità e senza pregiudizi.

Se ne hai bisogno, non esitare ad appoggiarti alle persone che hanno vissuto la stessa situazione in precedenza, chiedi loro che cosa hanno fatto e quali strategie sono risultate loro più utili.

5. Concentrati negli aspetti positivi

Ogni situazione nuova comporta aspetti positivi e negativi.

Quando le emozioni ci accecano spesso non siamo in grado di vedere entrambi gli aspetti, ma è essenziale imparare a concentrarsi negli aspetti positivi del cambiamento. Se necessario, elencali su di un foglio.

Molto presto ti renderai conto che esiste qualche opportunità di crescita.

Hai paura di fallire?

Non voler cambiare per paura di fallire significa restare intrappolati nella logica del perdente!

Ci priviamo così della gioia di vivere e di affrontare le sfide che la vita quotidianamente ci propone.

Il fallimento è una parte inevitabile di ogni cambiamento, e in realtà ogni fallimento dovrebbe essere celebrato: se non avessimo fallito non avremmo imparato nulla.

Solo così sarà possibile trovare gioia in ogni tentativo, in ogni vittoria, in ogni fallimento, e il cambiamento sarà una ricompensa di per sé.

Recita un proverbio cinese “Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono dei ripari ed altri costruiscono dei mulini a vento”…..tu cosa scegli?

Apri gli occhi e prendi il controllo della tua vita

La vita ti metterà a dura prova con situazioni ed eventi a cui non puoi sfuggire e che magari ti arrecheranno dolore, fanno parte di quel pacchetto che chiamiamo vita, ma sappi che non saranno mai insormontabili.

Ciò che accade fuori non è mai responsabile del tuo stato d’animo interiore.

Il vero e unico responsabile è il tuo atteggiamento mentale nei confronti di ciò che accade.

Chiediti: sto davvero vivendo la vita che voglio?

Se la risposta è negativa, chiediti il perché, e agisci. Inizia a crearti la tua vita, non perdere più tempo, è arrivato il momento di smettere di seguire gli altri, di giudicare, di soffermarti sulle discussioni.

Inizia a goderti la vita come meriti.  Ricorda sempre: tu NON sei inferiore a nessuno se credi in te stesso.

Molto spesso sento dire che per cambiare basta la forza di volontà

Questa è la credenza più ingenua del mondo!

Prova a svitare un bullone con la sola forza di volontà, finirai per farti solo male le dita! Il bullone lo devi conoscere, devi saperne il calibro e poi disporre di una chiave inglese e capire il verso giusto per svitarlo.

Numero3180.

 

L A V A N D E R I A    P U L I T A

 

Una giovane coppia si trasferisce in un nuovo quartiere.

La mattina dopo, mentre fanno colazione davanti alla finestra, la giovane vede la vicina di casa stendere i panni fuori.

  • “Questo bucato non è molto pulito, ha detto, “non sa come lavarlo correttamente. Forse ha bisogno di un bucato migliore”.

Suo marito sembrava silenzioso.

Ogni volta che la sua vicina stendeva i vestiti ad asciugare, la giovane donna faceva lo stesso commento.

Un mese dopo, la donna fu sorpresa di vedere dei panni puliti sullo stendibiancheria e lo disse a suo marito.

  • “Guarda, ha finalmente trovato un modo per lavare bene i suoi vestiti. Chissà chi glielo ha insegnato?”.

Il marito ha risposto:

  • “Mi sono alzato presto questa mattina e ho pulito le nostre finestre”.

Morale:

Quello che vediamo quando guardiamo gli altri dipende dalla chiarezza della finestra che stiamo guardando. Quindi non essere troppo veloce nel giudicare gli altri, specialmente se la tua visione della vita è offuscata da rabbia, gelosia, negatività o desideri insoddisfatti.

Giudicare una persona non definisce chi è.

Definisce chi sei.

 

Paulo Coelho. “Lavanderia pulita.”

Numero3179.

 

R I V O L U Z I O N I    I N D U S T R I A L I

 

di Cecilia Federici.

 

1.0 la meccanizzazione

La prima rivoluzione industriale (agli inizi del Settecento) portò un’ondata di trasformazione tecnologica, sociale ed economica prima in Gran Bretagna, poi in tutta Europa. L’invenzione della macchina a vapore, l’espansione del commercio e l’aumento di popolazione e di manodopera necessaria all’attivazione delle nuove tecnologie furono alla base della formazione delle economie industriali che portarono come conseguenza l’abbandono delle campagne e l’urbanizzazione, con il coronamento della proprietà privata e la creazione del libero mercato, che culminò nel concetto di capitalismo, sistema economico che caratterizza ancora le nostre società in Occidente. Tra le industrie prevalenti troviamo quella dei trasporti, quella tessile e dell’energia.

2.0 la produzione di massa

La seconda rivoluzione industriale (seconda metà dell’Ottocento) è la rivoluzione dell’elettricità, del motore a scoppio e del petrolio come fonte energetica prevalente. Dà il via alla produzione di massa e alla meccanizzazione dei processi industriali usando come fonte di energia non più il vapore ma l’elettricità ed il petrolio. Nascono e si diffondono i mezzi di comunicazione, creando una nuova industria destinata a crescere esponenzialmente nel corso dei decenni successivi.

3.0 la digitalizzazione

La terza rivoluzione industriale (ultimi decenni del XX secolo) nasce con lo sviluppo dei sistemi informatici e con i computer, nel quadro dell’era digitale, ed è caratterizzata da un aumento dell’automazione e della velocità dei processi grazie a tecnologie ICT (tecnologie dell’informazione e della comunicazione) ed elettroniche. Nascono le prime forme di energie rinnovabili e si inizia a percepire l’importanza dell’impatto ambientale.

Rivoluzione 4.0: uno sviluppo orizzontale a portata di tutti

La portata storica della quarta rivoluzione industriale è paragonabile solo a quella che ha avuto la prima, perché cambia radicalmente il modo di concepire e disegnare i prodotti all’origine.
Mentre la terza rivoluzione industriale ha portato ad uno sviluppo verticale dei sistemi, migliorando ogni processo in modo autonomo, la quarta rivoluzione industriale prevede un completo cambio di paradigma: il focus in questo caso è orizzontale, l’obiettivo è aumentare la sinergia e l’interconnessione tra tutti i processi coinvolti. In pratica si passa dal mercato di massa alla iper-personalizzazione di massa dei prodotti, generati da processi industriali in cui le macchine sono in comunicazione tra loro tramite strumenti digitali che permettono una iper-automazione.

Caratteristica alla base del 4.0 è l’inclusività: le nuove tecnologie del 4.0 hanno carattere generale, quindi per loro intrinseca natura riguardano ogni tipo di impresa, dalle startup alle multinazionali, e ogni settore, dai servizi alla manifattura.

Le nuove tecnologie del 4.0

La trasformazione tecnologica ed economica dell’industria 4.0 procede su quattro strade parallele: utilizzo dei dati, analytics, interazione uomo-macchina e passaggio digitale-reale.

  • Utilizzo dei dati: tecnologie per la centralizzazione e la conservazione dei dati sono big dataopen dataInternet of Things (ioT), machine-to-machine e cloud computing.
  • Analytics: il machine learning, tecnologia che “impara” dai dati raccolti e analizzati che permette di trovare pattern nascosti nei dataset e di estrapolare nuova conoscenza.
  • Interazione uomo-macchinarealtà aumentata e le interfacce touch.
  • Passaggio digitale-reale: tecnologie che puntano a creare un ponte di comunicazione tra digitale e reale: manifattura additivastampa 3Droboticacomunicazioniinterazioni machine-to-machine.

Il ruolo del capitale umano

In questo contesto di automazione progressiva la grande domanda riguarda il futuro del mondo del lavoro: l’adozione del 4.0 porterà ad un cambio di tutti i ruoli di tutti i settori? Probabilmente molti lavori che esistono oggi spariranno nel futuro perché facilmente sostituibili da macchine. Attenzione però, avvertono gli esperti, a non demonizzare il ruolo dell’automazione, perché le macchine non porteranno ad una perdita di posti di lavoro, piuttosto ad una sostituzione delle posizioni ricopribili. In sostanza, i lavori più ripetitivi e più noiosi facilmente automatizzabili scompariranno, ma potrebbero almeno in parte essere rimpiazzati da un numero crescente di lavori in cui creatività, flessibilità, competenze trasversali e pensiero sistemico saranno le nuove competenze ricercate, oltre a quelle tecniche.

 

 

Numero3177.

 

COMPORTAMENTI  TIPICI  DELLE  PERSONE  CON  FORTE  AUTOSTIMA

 

Di Ana Maria Sepe, psicologa.

 

Ciascuno è artefice della propria sorte, dicevano i latini.

Questa frase esprime in maniera sintetica il concetto secondo cui è l’uomo stesso il protagonista della sua storia, del futuro che si costruisce e dell’immagine che ha di sé.

Ecco perché per vivere la vita che desideri è fondamentale sapere dove si è e dove si vuole andare. Cosa non sempre semplice, almeno …non per tutti.

Molte delle nostre esperienze di vita sono il risultato del modo in cui interpretiamo e rispondiamo all’ambiente circostante

Immagina che la realtà sia uno specchio: quello che hai dentro lo proietti e ti ritorna indietro.

Il problema è che la maggior parte dei pensieri è nell’inconscio, quella parte che risiede profondamente dentro di noi.

Immaginati un Iceberg: la punta che fuoriesce dall’acqua è la tua parte conscia, tutto quello che è sommerso (e molto più grande e potente) è la parte inconscia, mentre quello che fa muovere l’iceberg (ovvero la corrente marina) sono le nostre credenze, o convinzioni.

Quando ti trovi a dover decidere qualcosa, il processo avviene in maniera totalmente inconscia e automatica; tu magari prendi delle decisioni in modo cosciente, lo fai ragionandoci su, ma tutto quel che ti fa decidere è dettato in realtà dalle tue convinzioni profonde o paure.

Siamo stati «programmati» ad auto-punirci

Ti condanni perché, nella nostra infanzia, ci sottopongono a un apprendimento implicito: le punizioni contano.

Siamo cresciuti tra rimproveri, ricatti emotivi, obblighi morali e punizioni, anche emotive, come quelle che suonano piuttosto così: «Se non mangi tutto la mamma piange!».

Per non parlare dei commenti sprezzanti di alcuni genitori «Ma che cosa combini, sei stupido?!».

Ecco perché abbiamo appreso un dialogo interiore così feroce.

Ci è stato trasmesso dall’educazione genitoriale ricevuta.

Indietro nel tempo non possiamo tornare, ma oggi che siamo adulti, possiamo riservarci apprendimenti migliori!

Le tue credenze e le tue convinzioni profonde, che sono radicate nell’inconscio, condizionano la tua vita

Esse programmano il tuo essere e fanno parte della parte inconscia della mente (la parte della mente che si occupa di emozioni, funzioni creative e altro).

La cosa più importante da capire, è che queste credenze (quello che tu credi sia vero), non sono dogmi assoluti non opinabili, anzi proprio il contrario.

Come già ti ho spiegato, esse sono solamente la conclusione delle tue esperienze infantili, adolescenziali e in generale passate, quindi sono assolutamente soggettive.

E la buona notizia è che possiamo trasformarle (se vogliamo!).

9 cose che fanno le persone con un’alta autostima

La ricerca suggerisce che quando si tratta di emozioni positive e di modi di pensare abbiamo delle potenti capacità di scelta.

La storia ci ha mostrato in diverse occasioni che coloro che hanno una visione positiva della vita sono anche quelli che generalmente raggiungono un maggior successo.

A tal proposito, ho elencato 8 regole essenziali delle persone con un’alta autostima.

Scoprirai che con la giusta dose di pratica, pazienza e perseveranza potrai acquisire una buona autostima

1. Sorridono

Un suggerimento che sembra banale, ma non lo è.

Sorridere è il mondo più veloce ed efficace per diffondere positività intorno a te.

Pensa a quando vai al supermercato, in un negozio o ogni mattina in ufficio: riesci sempre a regalare uno dei tuoi sorrisi o riversi i tuoi problemi e le tue preoccupazioni sugli altri?

Tutti noi abbiamo giornate storte e battaglie personali che portiamo avanti silenziosamente, ma il mondo non ha bisogno della tua tristezza.

Un sorriso può fare veramente la differenza nella giornata di una persona!

2. Non si lasciano influenzare dagli altri

Non lasciarti influenzare dalla negatività delle persone che riescono sempre a trovare un problema in ogni situazione e sono facili al lamento.
Anche la TV, i giornali e i social media ci bombardano con notizie allarmanti e tragiche.

Certo, occorre essere coscienti di quello che accade intorno a noi, ma a volte è solo morbosità, certe notizie non aggiungono alcun valore alla nostra vita se non quello di alterare la nostra percezione della realtà e renderci agitati per cose che non possiamo controllare.

3. Pensano e pronunciano parole positive

Un altro dei modi più immediati per diffondere positività è prestare attenzione alle parole che usiamo per parlare a noi stessi e agli altri.

Le parole hanno un potere magico: attraverso esse possiamo benedire (dire bene) o maledire (dire male), creare felicità o portare disperazione, scatenare rabbia…

Le parole provocano emozioni, ecco perché occorre sceglierle con cura.

Le affermazioni positive sono molto efficaci per cambiare il nostro dialogo interiore.

Scrivile su dei post-it e mettile sui muri di casa, sul tuo computer e in posti dove siano sempre visibili.

È in questo modo che puoi lentamente modificare il tuo inconscio.

4. Parlano con se stessi

L’insicurezza genera paura che a sua volta genera pensieri spaventanti e amplifica l’effetto delle più legittime preoccupazioni.

Come fermare tutto questo? Imparando a costruirci da soli quella sicurezza perduta, imparando a parlare con noi stessi!

Se spesso ti senti sopraffatto, scoraggiato, inibito… sappi che non puoi essere deluso di te, se nessuno ti ha mai insegnato come si fa a sentirsi forti e fiduciosi!

Questa consapevolezza dovrebbe aiutarti ad accettare di più quelle parti di te che tanto vorresti cambiare.

Quelle fragilità sono lì per un motivo, si sono sviluppate nel contesto in cui hai vissuto e non potevano essere diversamente, fino a oggi!

L’accettazione e la consapevolezza sono i due ingredienti di base per vivere pienamente in base alle proprie ambizioni, svincolandosi da condizionamenti e vincoli affettivi.

Una buona strategia per iniziare a ridefinirsi consiste nel parlare a se stesso, sottoponendo dei discorsi esterni, argomentando in modo propositivo come farebbe un buon amico.

Lungi da essere una tendenza occasionale, non devi farlo solo quando ti senti giù ma su base quotidiana.

5. Lasciano andare il passato e ogni attaccamento

A volte restiamo attaccati alla negatività del passato, portiamo rancore verso persone o situazioni già successe e che ancora influenzano la nostra vita nel presente.

L’unico modo per liberarsene è lasciare che il balsamo del perdono ammorbidisca il nostro cuore.

Molte persone pensano che perdonare significhi fare finta di niente o condonare.

Perdonare significa concedersi il regalo di stare bene, di andare avanti nonostante quello che è successo e che comunque non si può modificare.

Il più delle volte, chi ci ha ferito  neanche si rende conto del male che ci ha fatto e, mentre noi pensiamo di “fargliela pagare”, questa persona è felice e beata e va avanti nella sua vita, mentre siamo noi quelli che soffriamo.

6. Sanno che ogni momento conta e ne approfittano

Una bella frase del musicista nigeriano Babatunde Olatunji ci dà un indizio: “Il passato è storia, il domani è un mistero. L’oggi è un dono. Per questo motivo lo chiamiamo presente”.

Tieni sempre a mente che tutto quello che hai, l’unica certezza di cui disponi è il momento presente.

Pertanto, non sprecarlo vivendo da qualche parte tra un passato che non esiste più e un futuro che non sai se arriverà mai.

Goditi le piccole gioie quando arrivano.

Sei tu e il tuo presente, usa bene questo dono.

7. Sono esperti di ristrutturazione cognitiva

Le emozioni non sono le sole a influenzare la tua prospettiva del problema, hanno valore anche le tue convinzioni, le aspettative e i pensieri.

Se nel corso degli anni hai sviluppato uno stile di pensiero catastrofico, questo si attiverà automaticamente ogni volta che avrai a che fare con un problema.

Quindi, per non essere trascinato via dalla corrente devi anche prestare attenzione ai tuoi pensieri.

La ristrutturazione cognitiva è una tecnica impiegata nella terapia cognitivo-comportamentale.

Viene utilizzata per identificare e correggere i modelli di pensiero negativo.

Il primo passo consiste nel monitorare tutti i pensieri negativi automatici che affollano la nostra mente e generano stress emotivo e frustrazione, come per esempio: “Sono un disastro, non riuscirò a risolvere il problema, non ce la farò mai.”

Questo pensiero dovrebbe essere sostituito da uno più funzionale, del tipo: “Con un po’ di pazienza e serenità sarò in grado di risolvere il problema” oppure ” Devo darmi un’altra possibilità”.

Tutto questo non significa ricorrere a idee positive irrealistiche e ingenue, ma assumere un atteggiamento più realistico e propositivo.

8. Si circondano di gente positiva

Ci sono persone che hanno un “feeling” speciale per noi e che sono in grado di curare le nostre ferite con un abbraccio sincero, una parola dolce … Sfogati con loro, racconta loro ciò che ti succede.

Vedrai che poi ti sentirai molto meglio.

9. Amano le esperienze tattili

Non essere timido, elargisci abbracci, massaggi, lascia spazio alle coccole: da fare e da ricevere.

Tutte le attività che prevedono un contatto interpersonale, migliorano la produzione di ossitocina.

L’ossitocina è in grado di ridurre i livelli di cortisolo (ormone dello stress), abbassare la pressione sanguigna e migliorare il metabolismo, con effetti positivi sul sistema gastrointestinale.

Puoi modificare letteralmente la realtà attuale che vivi, proiettando una “nuova realtà” che crei consapevolmente dentro di te

E prima inizi il lavoro su di te per cambiare modo di pensare, prima riuscirai a trasformare la tua vita.

Ma come prima cosa devi diventare consapevole del tuo potere.

Metti in pratica i miei suggerimenti e di sicuro ti approccerai in modo propositivo verso gli avvenimenti della tua vita.

Sii coraggioso e ricorda sempre che non è mai troppo tardi per essere felice.

Non è mai troppo tardi per amare ancora, per fare un viaggio, anche dentro di te, o per acquisire nuove competenze.

Fino a quando il tuo entusiasmo sarà forte, sarai accompagnato da salute e ottimismo, niente e nessuno potrà limitarti.

Spero di aver scosso un pochino il tuo lato propositivo; ti lascio augurandoti un grosso in bocca a lupo per i tuoi progetti e dedicandoti questo bellissimo aforisma di Henry D. Thoreau ” C’è un solo tipo di successo: quello di fare della propria vita ciò che si desidera”. 

Sii consapevole di CHI SEI

Sicuramente conosci il tuo colore preferito del momento (è normalissimo se cambia!), quando sei nato e le scarpe che preferisci indossare.

Ci sono, però, tantissime cose di te che ignori completamente e per questo a volte ti senti confuso, disorientato sulle scelte da prendere o addirittura incoerente (stare con chi ti fa soffrire, procrastinare cose che a lungo termine ti fanno bene, ignorare i tuoi bisogni autentici…).

In realtà, non c’è niente di incoerente nel provare desideri ed emozioni contrastanti.

Anche queste sono il frutto di un “giudice severo”, perché se da un lato inneggi la forza, il controllo e la determinazione, dall’altro ci sarà sicuramente una parte di te che desidera la fuga e la perdita di controllo e che quindi spingerà verso delle condotte che sembrano remarti contro.

 

 

Numero3173.

 

da  QUORA

 

Scrive Lisa Bend, corrispondente di QUORA

 

L A    V E C C H I A I A    C H E    A V A N Z A

 

Man mano che le persone invecchiano, una delle prime cose che spesso inizia a diminuire è la massa muscolare e la forza.

Questo processo, chiamato sarcopenia*, inizia tipicamente intorno ai 30 anni e accelera con l’età.

Oltre alla perdita muscolare, anche la flessibilità e la mobilità articolare possono diminuire, rendendo i movimenti più lenti e meno coordinati.

Inoltre, la memoria e la prontezza cognitiva possono cominciare a svanire, con alcune persone che sperimentano dimenticanze o una elaborazione mentale più lenta come parte normale dell’invecchiamento.

 

Ecco alcune delle prime cose che tendono a diminuire con l’avanzare dell’età:

 

Massa muscolare e forza: la sarcopenia*, la perdita di massa muscolare, inizia intorno ai 30 anni e progredisce con l’età.

Flessibilità e mobilità articolare: i movimenti possono diventare più lenti e meno coordinati.

Memoria e acutezza cognitiva: possono verificarsi lievi dimenticanze e un’elaborazione mentale più lenta.

Densità ossea: le ossa possono indebolirsi, aumentando il rischio di fratture.

Vista e udito: le capacità sensoriali spesso diminuiscono gradualmente.

 

L’esercizio fisico regolare, una dieta equilibrata e l’attività mentale possono aiutare a rallentare questi effetti.

 

*Da recentissimi studi, viene proposta una metodica di valutazione del grado di invecchiamento e deterioramento dell’organismo, per mezzo della misurazione della circonferenza del polpaccio della gamba (ad es. destra) che, se inferiore a 30 cm, indicherebbe un pericoloso stato di perdita di massa muscolare, tale da prevedere una significativa riduzione delle aspettative di vita.
La circonferenza che viene indicata come normale – ottimale dovrebbe essere di 35 – 38 cm.

Sembra che questa misurazione sia più indicativa dello stato generale di un corpo, addirittura più importante della misurazione del giro vita.

 

Scrive Paolo Minelli, corrispondente di QUORA

 

C O S A    C A P I S C I    Q U A N D O    I N V E C C H I

 

1. Se non puoi dire “no”, allora i tuoi “sì” non hanno senso.

2. La gente generalmente ti rispetterà tanto quanto tu rispetterai te stesso.

3. Il duro lavoro è sopravvalutato. È utile solo se hai trovato un’area in cui avere un vantaggio.

4. Hai molto meno tempo di quanto pensi. Il nome del gioco è: “usarlo bene”.

5. La maturità è imparare a non incolpare gli altri per la tua stupidità.

6. La fiducia non è una credenza nel successo, è un conforto nel fallimento.

7. Una buona cena con le persone che ami è 10 volte meglio di una festa con cento persone che non ami.

 

N.d.R.:

“Un uomo è vecchio quando

i ricordi diventano rimpianti

e le speranze diventano illusioni…”

Numero3172.

 

da QUORA

 

Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA:

 

Quali sono state le maggiori nefandezze commesse dai Papi nella storia della Chiesa?

 

I papi, figure apparentemente sacre e infallibili, sono in realtà stati protagonisti di crimini, scandali e corruzioni che farebbero impallidire i peggiori tiranni della storia.

Dietro la facciata dorata di santità, spesso si nascondeva una feccia umana capace delle peggiori nefandezze. Eccone alcune per rovinarti definitivamente qualsiasi illusione di purezza ecclesiastica.

 

Alessandro VI: La famiglia Borgia, o meglio, la mafia rinascimentale

Rodrigo Borgia, alias Papa Alessandro VI, è l’incarnazione perfetta della depravazione papale. La sua elezione fu comprata con tangenti elargite a cardinali avidi come iene. Una volta sul trono di San Pietro, trasformò il Vaticano in un bordello. Festini sfrenati, orge con cortigiane, e una lista interminabile di figli illegittimi, inclusi Cesare e Lucrezia, prodotti del suo stesso seme. Per non parlare degli omicidi. Chiunque gli desse fastidio finiva avvelenato. Dicono che il veleno preferito fosse la cantarella, un’arte raffinata per i papi più “creativi”.

 

Giovanni XII: Il gangster medievale

Un’altra perla rara, Giovanni XII, salì al papato a soli 18 anni e trasformò la Chiesa in un’azienda familiare di criminalità organizzata. Trascorreva le sue giornate in bordelli romani, mentre di notte benediva assassini, ladri e adulterini. Era così spudorato che benedisse un brindisi al diavolo durante una cena. Quando non era impegnato a stuprare pellegrine, si dilettava in sacrifici pagani sugli altari cristiani. Fu assassinato nel letto di una donna sposata, probabilmente dal marito cornuto. Una fine che definire “meritata” è un eufemismo.

 

Innocenzo III: Il macellaio di crociati

Sotto il pontificato di Innocenzo III, la Chiesa mostrò il suo lato più sanguinario. Non contento di scatenare le Crociate in Terra Santa, dichiarò guerra ai Catari, un movimento cristiano considerato eretico. La crociata albigese fu un massacro senza pietà. Intere città rase al suolo, migliaia di innocenti massacrati. A Béziers, quando gli chiesero come distinguere i cattolici dagli eretici, la risposta fu degna di un demonio: “Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi”. Un genocidio con l’approvazione divina, ovviamente*.

N.d.R.: * Secondo i resoconti storici, il legato Pontificio Arnaud Amaury, incaricato di eliminare il problema della eresia Catara, poiché esisteva il rischio di non distinguere gli eretici dai praticanti cattolici, così dispose:
“Caedite eos. Novit enim Dominus qui sunt eius” = “Uccideteli tutti. Il Signore conosce infatti quelli che sono suoi”.
Furono passate a fil di spada più di 20.000 persone.

 

Leone X: La prostituzione della fede

Leone X, della famiglia Medici, trasformò la Chiesa in una macchina da soldi. Inventò il business delle indulgenze, vendendo il perdono dei peccati come se si fosse ad una bancarella al mercato. Le sue casse si gonfiavano mentre i poveri si svenavano per evitare il purgatorio. Questo sfacciato mercimonio scatenò la furia di Martin Lutero e diede inizio alla Riforma protestante. Leone X non si fermò nemmeno davanti a questo. Continuò a vivere nel lusso sfrenato, organizzando feste che avrebbero messo in imbarazzo persino i pagani dell’antica Roma.

 

Pio XII: Il silenzio davanti all’Olocausto

Durante la Seconda Guerra Mondiale, Pio XII fece il gioco del codardo supremo. Mentre milioni di ebrei venivano sterminati nei campi di concentramento, lui rimase in silenzio. Non una parola contro Hitler, non un gesto concreto per fermare il genocidio. Alcuni sostengono che dietro il suo silenzio ci fosse la paura di perdere il potere o, peggio, una tacita simpatia per il regime nazista. Quel silenzio fu un crimine tanto grande quanto i massacri stessi.

Questi sono solo alcuni esempi. La storia dei papi è un interminabile susseguirsi di avidità, ipocrisia e crudeltà. Hanno benedetto guerre, torturato eretici, soppresso la scienza, e persino trafficato in schiavi. Il papato, più che un trono di santità, è stato spesso un pozzo nero di perversioni e ambizioni sfrenate. Quindi, se mai ti capitasse di pensare che il Vaticano sia un simbolo di bontà, ricorda che dietro ogni veste bianca si nasconde sempre una macchia di sangue.

Numero3171.

 

Da  QUORA

 

Scrive Gianni Demb, corrispondente di QUORA.

 

I G N O R A N Z A

 

Il 35% degli italiani adulti è analfabeta funzionale.

 

Tradotto?

  • Oltre un terzo degli adulti è in una condizione di analfabetismo funzionale e quasi la metà ha grosse difficoltà nel “problem solving” (trovare una soluzione ai problemi).

Si collocano dai quindici ai venti punti sotto la media Ocse in termini di capacità di leggere e comprendere testi scritti e informazioni numeriche, come di raggiungere il proprio obiettivo in una situazione dinamica in cui la soluzione non è immediatamente disponibile.

Da un decennio l’Italia rimane inchiodata in fondo alla classifica e non si muove da lì.

Lo rivela l’indagine sulle competenze degli adulti (Survey of Adult Skills) realizzata nell’ambito del programma dell’Ocse per la valutazione internazionale delle competenze degli adulti.

L’Italia va male, è lontana dai 260 punti che sono la media Ocse: la classifica la colloca al quartultimo posto, seguita solo da Israele, Lituania, Polonia, Portogallo e Cile.

  • In base al rapporto, Finlandia, Giappone, Olanda, Norvegia e Svezia sono i paesi con le migliori prestazioni in tutti e tre i domini.

In pratica oltre un italiano su tre non è tecnicamente in grado di leggere un testo semplice nella propria lingua e comprenderlo.

Nel senso che sanno leggere e scrivere, ma hanno difficoltà grandi (o addirittura insuperabili) nel comprendere, assimilare o utilizzare le informazioni che leggono.

Nella definizione Ocse, al livello 1 (25% del campione in Italia) riescono a capire testi brevi ed elenchi organizzati quando le informazioni sono chiaramente indicate.

Al di sotto del livello 1 (10%) possono al massimo capire frasi brevi e semplici.

All’estremità opposta dello spettro (livelli 4-5), il 5% degli adulti italiani (contro il 12% medio Ocse) ha ottenuto i risultati più elevati, in quanto possono comprendere e valutare testi densi su più pagine, cogliere significati complessi o nascosti e portare a termine compiti.

È un tema serissimo che merita soluzioni complesse.

Il ruolo fondamentale dell’investimento in istruzione nell’accrescere le competenze viene confermato.

Numero3170.

 

Le 13 frasi tipiche del manipolatore passivo-aggressivo.

 

Di Ana Maria Sepe, psicologa.

 

Il tema dell’assertività è oggi di grande attualità: saper sviluppare questa caratteristica sembra infatti vantaggioso e fondamentale in molti contesti della vita relazionale.

Nell’ambito lavorativo, nella coppia, nelle relazioni amicali (…), l’assertività è una competenza che si manifesta prevalentemente nella sfera sociale.

Essa è “la capacità individuale  di riconoscere le proprie esigenze ed i propri diritti e  di  esprimerli con efficacia nel proprio ambiente, mantenendo nel contempo una positiva relazione con gli altri, oppure come la legittima e onesta espressione dei propri diritti, sentimenti, convincimenti ed interessi, evitando la violazione o la negazione dei diritti degli altri” (Galeazzi, Porzionato, 1998).

Gli stili di comportamento

L’assertività viene descritta da più autori lungo un continuum comportamentale che va dalla “ passività” all’“aggressività”, estremi indicati come negativi e disfunzionali rispetto ad una serie di comportamenti intermedi socialmente funzionali ed efficaci.

Le osservazioni hanno portato alla descrizioni di quattro stili di comportamento, tre piuttosto palesi e uno più difficile da individuare perché subdolo e manipolatorio.

  • Stile passivo
  • Stile aggressivo
  • Stile assertivo
  • Stile manipolativo / passivo-aggressivo

Lo stile passivo

Quando un individuo tende a subire le situazioni senza reagire, assumendosi la  responsabilità anche di eventi che non lo riguardano in prima persona; quando non afferma le proprie idee, ritenendo che quelle degli altri siano migliori, quando mette da parte i propri bisogni ed esigenze, non riuscendo a fare richieste o a dire di no; quando ha paura di sbagliare e teme il giudizio altrui, sentendosi frustrato e scontento, ma dirigendo la propria rabbia verso di sé, anziché verso la sua fonte, stiamo parlando di tutta una serie di comportamenti riconducibili ad uno stile passivo.

Com’è facile intuire, alla base di questo atteggiamento ci sono una scarsa autostima ed una bassa considerazione di sé. Generalmente le persone passive hanno quattro principali motivazioni, spesso irrazionali ed irrealistiche:

  1. essere accettati da tutti
  2. evitare i conflitti
  3. evitare di fallire o sbagliare
  4. evitare i sensi di colpa

Il comportamento passivo può offrire dei vantaggi, come ad esempio, evitare di assumersi responsabilità, evitare i conflitti, ma solo nel breve termine, guadagnarsi più simpatia e benevolenza. Tuttavia i costi sono spesso maggiori ed anche più concreti dei vantaggi, poiché non si possono evitare i conflitti nel lungo periodo e la frustrazione accumulata nel tempo può esplodere in improvvisi scoppi d’ira; progressivamente si perde fiducia in se stessi e, di certo, non si può piacere a tutti!

Lo stile aggressivo

Una persona è aggressiva quando tende ad affermare se stessa con arroganza e prepotenza, quando pretende che gli altri si adeguino ai suoi voleri e bisogni, senza tenere in considerazione le esigenze ed i sentimenti altrui; inoltre quando non è disposta a cambiare idea su cose o persone, si ritiene superiore e non chiede scusa, non ascolta e interrompe gli altri, li colpevolizza, li critica, li svaluta.

Le principali motivazioni sottostanti a tale atteggiamento sono:

  1. ottenere sempre ciò che si desidera;
  2. sfogare la propria rabbia per sentirsi meglio;
  3. proteggersi dagli altri, che vengono visti come nemici ed ostili;
  4. gli altri devono adeguarsi alla sua volontà.

Come sottolinea Meazzini (2000), l’aggressivo è cognitivamente miope, cioè, vede solo i risultati a breve termine del suo comportamento: gridando e minacciando riesce ad intimidire gli altri e probabilmente a raggiungere il risultato sperato.

Non si accorge che così facendo però crea le premesse per il suo fallimento lavorativo ed esistenziale, nel lungo periodo si crea intorno inimicizia, insopportabilità, boicottaggio, crea rapporti basati sul timore e sull’odio. Inoltre si creano inutili sensi di colpa e la sua perdita di autocontrollo costituisce un modello educativamente perdente.

Lo stile assertivo

La persona assertiva ha una immagine positiva di sé, ma non per questo si ritiene superiore agli altri. é capace di comunicare bisogni, interessi e richieste, così come di mettere dei limiti in maniera chiara, sa interagire positivamente e si assume la responsabilità delle proprie scelte.

Non è imbrigliata in sentimenti di inferiorità e nemmeno si compiace narcisisticamente di sé, tiene conto delle proprie esigenze e di quelle altrui e valuta quali siano prioritarie in base alla situazione, gestisce il conflitto e le critiche in modo costruttivo, interessandosi a risolvere le situazioni, più che ad averla vinta sull’altro.

E’ consapevole della propria scala di valori e sa decidere di conseguenza.

Lo stile manipolativo

C’è poi un altro stile, che probabilmente è quello più difficile da individuareper il suo carattere subdolo e sottile.

Si tratta dello stile manipolativo, detto anche passivo-aggressivo.

E’ tipico di persone apparentemente piuttosto passive, ma che dentro di loro nutrono un forte risentimento, nei propri pensieri e nelle proprie convinzioni (Castanyer, 1998).

Ovviamente tutti in misura diversa adottiamo comportamenti di questo tipo, ma alcune persone hanno la tendenza ad utilizzarlo come stile prevalente.

L’aggressivo-passivo non specifica cosa vuole o intende, ma utilizza dei modi indiretti per esprimere se stesso od ottenere ciò che desidera. Può manifestarsi con complimenti ambigui e poco sentiti, sarcasmo, eccessive dimostrazioni di interesse e gentilezza non autentici, procrastinazioni, finti fraintendimenti, omissioni, sabotaggi, ritardi e, ovviamente, negazione dei propri sentimenti di rabbia quando qualcuno li coglie.

In altri termini, dietro atteggiamenti apparentemente disponibili e cordiali, si cela un’ambigua ostilità e la volontà, più o meno consapevole, di ferire o attaccare l’altro.

La rabbia non può essere espressa in maniera chiara, diretta ed assertiva, ma viene manifestata indirettamente.

Vediamo alcuni esempi molto comuni della comunicazione passiva aggressiva.

Nota bene: queste frasi, da sole, non significano molto, sono indicative solo quando inserite in un determinato contesto emotivo.

1. “Che cos’hai?”… “Niente!” (afferma con tono stizzito, offeso e accusatorio!). È una scena tipica quella di lei che delusa o arrabbiata mette il muso, risponde a secchi monosillabi, distoglie lo sguardo, ma quando lui le chiede quale sia il problema, nega prontamente la propria rabbia continuando, però, sottilmente le manifestazioni.

2. Durante un discorso, quando le opinioni iniziano a divergere, ecco che arriva: “Bene, bene!…Ok!”. Un’affermazione per tagliare velocemente la comunicazione emotiva dicendo seccamente che tutto va bene, ma, anche stavolta, esprimendo rabbia  attraverso il non verbale.

3. & 4. “Si, si… tra poco”: procrastinare continuamente qualcosa che abbiamo accordato di fare per altri, può essere una forma di aggressività passiva, così come arrivare in ritardo.

Questa formula va a braccetto con: “Ah… non avevo capito!”, cioè fare il finto tonto, il distratto, può essere un modo per sottrarsi a qualche situazione indesiderata evitando di esporsi direttamente.

5. & 6. “Non mi riguarda! Fai come ti pare” e “Te l’avevo detto io!”: prendere le distanze in modo manipolatorio, aspettando che l’altro decida, per poi attenderlo al varco e criticarlo con senso di rivalsa quando le cose non funzionano.

7. “Lo dico per te!”: fingere di dire una cosa per l’interesse dell’altro, con l’intento di persuaderlo per ottenere dei vantaggi personali.

8. “Hai fatto un bel lavoro… per uno del tuo livello”: fare complimenti ambigui, che hanno un inizio mieloso…ed un finale amaro come il fiele!

9. “Un vero amico lo farebbe!”: il classico della manipolazione emotiva, indurre il senso di colpa in modo ricattatorio. E’ un metodo infallibile per intrecciare relazioni disfunzionali o educare figli tendenti alla passività e all’insicurezza (qui io stessa ho assunto uno stile deliberatamente e retoricamente manipolatorio).

10. “Da solo non ce la farò mai!”: svalutarsi e vittimizzarsi per ottenere l’aiuto, le attenzioni ed il sostegno altrui, anziché chiederlo in maniera diretta, chiara e… assertiva. In questo modo l’aiuto dell’altro viene estorto, come qualcosa di dovuto e non richiesto.

11. “Se non lo faccio io… tanto non lo farà nessuno!”: caricarsi una croce sulle spalle e fare il martire.

12. “Eh, però così non va bene! Perché non lo capisce?”: lamentarsi con gli altri e parlare alle spalle senza affrontare la questione in maniera aperta e chiara con il diretto interessato.

13. “Scherzavo! Quanto sei nervoso!”: alla lunga l’atteggiamento passivo-aggressivo diventa veramente irritante per chi ci ha a che fare e alla fine è probabile che induca il malcapitato a perdere il controllo e ad avere un eccesso di rabbia; cosa che procura spesso una certa soddisfazione malcelata al manipolatore, il quale allora accusa l’altra persona di mancare di senso dell’umorismo.

Come difendersi dal manipolatore passivo aggressivo

Il modo migliore per difenderci da tali atteggiamenti e per evitare noi stessi di metterli in atto è quello di essere consapevoli delle nostre emozioni e dei nostri moti di aggressività.

Saper regolare le nostre emozioni in modo proficuo, senza reprimerle o negarle, ma neppure scaricandole sugli altri in modo incontrollato, è la capacità che dobbiamo coltivare ed apprendere per migliorare la nostra autostima e avere relazioni migliori.

È importante allenarci ad essere assertivi ed empatici, avendo chiari i nostri diritti individuali e riconoscendo che anche gli altri hanno gli stessi: ai più non piace sentirsi manipolati e hai il diritto di far sapere agli altri che non piace neanche a te!

Chi non ti rispetta non ha a cuore te

Per imparare a prendere le distanze occorre rispettare il proprio sentimento e le proprie emozioni tanto quanto i propri reali desideri e bisogni, dire “no” quando è NO che sentiamo: ad esempio non accondiscendere a incontri o intimità solo “per far andare bene le cose”.

Anche se hai paura di perdere la persona che ti piace o che ami chiedendole di essere all’altezza dei tuoi standard, la verità è che rendere chiare le tue necessità e non accettare compromessi, è l’unico modo per essere rispettato e avere delle relazioni felici.

Se non chiedi, niente ti sarà dato. Se non agisci, niente cambierà

La tua persona continuerà a pensare che a te sta bene la situazione e continuerà a comportarsi come ha sempre fatto.

Sei tu che decidi cosa vuoi e sei solo tu ad avere la possibilità di dire no agli atteggiamenti degli altri.

Devi solo conoscere il tuo valore e capire che chi non ti da la giusta importanza, chi non ti rispetta, non è una persona da tenere nella tua vita.

È dentro di te che troverai l’ascolto, la comprensione, l’amore, la considerazione e la stima mancati.

Numero3169.

 

Segnalata da Rita.

 

N O N    I M P O R T A    Q U A N T I    A N N I    H O

 

“Non importa quanti anni ho”di José Saramago

 

Ho l’età in cui le cose si osservano con più calma,
ma con l’intento di continuare a crescere.

Ho gli anni in cui si cominciano ad accarezzare i sogni con le dita
e le illusioni diventano speranza.

Ho gli anni in cui l’amore, a volte, è una folle vampata,
ansiosa di consumarsi nel fuoco di una passione attesa.

E altre volte, è un angolo di pace, come un tramonto sulla spiaggia.

Quanti anni ho, io?

Non ho bisogno di segnarli con un numero, perché i miei desideri avverati,
le lacrime versate lungo il cammino al vedere le mie illusioni infrante valgono molto più di questo.

Che importa se compio venti, quaranta o sessant’anni!

Quel che importa è l’età che sento.

Ho gli anni che mi servono per vivere libero e senza paure.

Per continuare senza timore il mio cammino, perché porto con me l’esperienza acquisita e la forza dei miei sogni.

Quanti anni ho, io? A chi importa!

Ho gli anni che servono per abbandonare la paura e fare ciò che voglio e sento.

 

 

Analisi della poesia

Il testo di Saramago si distingue per la sua universalità: parla a chiunque, indipendentemente dall’età anagrafica, poiché l’età diventa un concetto relativo, subordinato alla forza dei sogni, alla passione, alla serenità conquistata con il tempo.

  • La calma della maturità: L’autore sottolinea che l’età porta con sé una nuova lente per osservare il mondo, con la calma necessaria per apprezzare i dettagli e continuare a crescere interiormente.
  • La forza dei desideri e delle esperienze: Ogni riga della poesia ci ricorda che i sogni realizzati e le illusioni infrante sono le vere unità di misura della vita.
  • Amore e passione: L’amore, in questa riflessione, è sia una forza impetuosa che un rifugio di pace, capace di adattarsi alle fasi della vita.
  • Libertà e coraggio: La vera età, per Saramago, è quella in cui si abbandona la paura per abbracciare ciò che si desidera fare, vivendo pienamente e con autenticità.

Questa poesia è una guida per vivere con consapevolezza e coraggio, per abbandonare l’ansia di conformarsi agli standard imposti e per abbracciare la bellezza di ogni fase della vita.

Biografia dell’autore

José Saramago (1922-2010), premio Nobel per la Letteratura nel 1998, è stato uno degli autori più influenti del XX secolo.

Nato ad Azinhaga, un piccolo villaggio in Portogallo, ha dedicato la sua vita alla scrittura, esplorando con maestria temi come l’umanità, la politica, la religione e la condizione esistenziale.

Tra le sue opere più celebri figurano “Cecità”, un romanzo che indaga sulla natura umana di fronte al caos, e “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, una rivisitazione audace e poetica della figura di Cristo.

Con una prosa unica, caratterizzata dall’uso innovativo della punteggiatura e dalla profondità delle idee, Saramago ha conquistato milioni di lettori in tutto il mondo.

Questa poesia, benché meno conosciuta rispetto ai suoi romanzi, rappresenta una sintesi perfetta della sua visione filosofica e della sua straordinaria capacità di parlare al cuore umano.

Numero3168.

 

da  QUORA

 

Scrive Suzette, corrispondente di QUORA.

 

C O P P I E    C H E    V I V O N O    S E P A R A T E

 

… È un po’ come dire: “Ti amo, ma a piccole dosi. E possibilmente con un po’ di spazio tra noi, sai, per sicurezza.” Insomma, se ci pensiamo bene, il concetto di mantenere vivo un amore stando lontani sembra già di per sé un controsenso.

1. La tana dell’amore

Quando due persone si amano davvero, sentono il desiderio naturale di creare una “tana” comune, una sorta di rifugio in cui crescere insieme. Non si tratta di stare attaccati tutto il giorno, come due calamite patologiche, ma di condividere un luogo in cui costruire qualcosa. La casa, in fondo, è un simbolo: rappresenta l’intimità, la fiducia, il “ci siamo l’uno per l’altro”. Se preferisci vivere in un’altra caverna, forse non hai tutto questo desiderio di condividere la Vita con l’altra persona.

2. “Stiamo lontani per non litigare”: una scusa travestita da soluzione

Chi dice che vivere separati evita i conflitti, in realtà, sta solo rimandando il problema. Certo, non ci si scontra su chi ha lasciato la tavoletta del water aperto o chi ha dimenticato di comprare le patatine, ma questi sono solo pretesti, non il vero nocciolo della questione. Se il tuo amore sopravvive solo grazie alla distanza, allora non è AMORE. È una tregua armata. È come dire: “Ti amo, ma non troppo vicino perché potrei ricordarmi perché mi irriti.”

3. Conosci te stesso, e poi prova a conoscere qualcun altro

Uno dei problemi di fondo è che la maggior parte delle persone non sa nemmeno chi è. Non ha fatto i conti con i propri traumi, le proprie paure, le insicurezze. Vivono trascinandosi dietro valigie di esperienze non elaborate e poi cercano di costruire una relazione su fondamenta che, diciamocelo, sembrano fatte di gelatina. E qui entra in gioco il vero problema: le relazioni di oggi spesso non nascono da un amore autentico, ma da una serie di bisogni non risolti, attrazioni superficiali e cliché romantici.

Metafora? Eccola: è come voler costruire una cattedrale con sabbia bagnata. Bellissima all’inizio, ma crolla al primo vento di burrasca (o al primo litigio su chi doveva portare fuori il cane).

4. Una relazione sana? Utopia o realtà possibile?

Una vera relazione d’amore è un viaggio condiviso verso la crescita, sia individuale che di coppia. Questo non significa essere perfetti o aver risolto ogni cosa prima di iniziare una relazione, ma almeno avere la consapevolezza di chi siamo, dei nostri limiti e dei nostri bisogni reali. Quando due persone, anche imperfette, si scelgono per camminare insieme verso qualcosa di più grande, allora sì, l’Amore diventa autentico.

L’amore non è “io sto bene solo se mi stai a due metri di distanza”. È piuttosto “nonostante le difficoltà, voglio crescere con te, nella stessa tana, nello stesso caos quotidiano.” Perché se due persone si AMANO davvero, scelgono di affrontare la vita insieme, non di aggirarla separati!.

5. Ironia finale

Vivere separati per mantenere vivo l’amore è un po’ come comprare una pianta e metterla nell’armadio per paura che la luce la rovini. Certo, la pianta forse non appassisce subito, ma non sta nemmeno crescendo. Allora tanto vale chiedersi: “È davvero una relazione d’amore o stiamo solo evitando il confronto con noi stessi e con l’altro?”

Se l’amore è autentico, non ha bisogno di muri o distanze. Ha bisogno di fondamenta solide, di condivisione vera, e di due persone disposte a guardarsi negli occhi, anche quando si tratta di affrontare i piatti sporchi.
Tutto il resto?
Scuse travestite da buone intenzioni.

 

Scrive Rose Bazzoli, corrispondente di QUORA

 

Perché le relazioni sentimentali in cui non si convive sono le più belle, passionali e durature?
Forse perché sono meno soffocanti e ognuno mantiene i propri spazi e la propria autonomia?

Ma è ovvio. Vivendo ognuno a casa propria, non ci saranno battibecchi:

  • sui figli (sicuramente, non se ne farebbero).
  • sui suoceri (ognuno curerebbe i rapporti coi propri genitori, senza coinvolgere l’altro),
  • sulla spesa da fare,
  • le faccende,
  • le bollette,
  • chi fa cosa,
  • e: non hai stirato la mia camicia? –
  • porta fuori la spazzatura! –
  • vuoi tirar giù la tavoletta del water, una buona volta? –
  • la pasta è scotta –
  • stasera c’è la partita, vengono Fausto e Gino.

Insomma, tutti i problemi legati alla convivenza non ci sarebbero e i due si incontrerebbero solo dietro appuntamento, tirati a lucido per una serata piacevole: una cena, un concerto, un’uscita con amici comuni… oppure per un incontro romantico, a casa di lui o di lei: candele accese ovunque e una scia di petali di rosa che conducono alla camera da letto… Ho tralasciato qualcosa?

Una vita da fidanzati, senza programmi che vadano oltre l’weekend o le ferie successive, se si fanno assieme, perché si potrebbe scegliere diversamente, in fondo la coppia ha bisogno di una pausa, ogni tanto, giusto?

Come? Non ho parlato dei problemi economici, a vivere da soli?
Non ho detto che nella realtà pochissimi potrebbero permettersi di vivere ciascuno a casa propria?
Non ho detto che per due che si amano è normale desiderare un figlio e allora si deve crescerlo assieme?
Ah, beh, in questo caso vi tocca tutto il pacchetto, all inclusive.


Ho letto la risposta a mio marito per farlo sorridere, ma lui, sarà perché ultimamente gli acciacchi degli anni si fanno sentire, mi ha ricordato che vivendo assieme ci si aiuta e conforta a vicenda, c’è un supporto morale e fisico che manca del tutto a chi vive da solo.

Un buon argomento direi, almeno per chi ha la nostra età. Ma ci si arriva tutti prima o poi, sapete?

 

N.d.R.:

Abbiamo appena festeggiato, Rita ed io, il 30° Anniversario della nostra Compagnia.

In 30 anni insieme, siamo cresciuti come coppia e individualmente, in piena consapevolezza.

Non ci siamo mai voluti così bene come adesso.

E la festa della nostra ricorrenza ha testimoniato e sancito questo fatto incontrovertibile: il miglior modo per essere coppia è … stare separati.