Numero2984.

 

da  QUORA

 

Scrive Emanuele B., corrispondente di QUORA.

 

Comunicare per sedurre, coinvolgere, emozionare. Come si fa?

 

Punto uno: vestitevi bene. Vi dovete sentire a vostro agio con l’abbigliamento che indossate. Cercate di trovare il vostro stile, uno stile che possa rispecchiare quella che è la vostra personalità. Se vi sentite a vostro agio, già di principio partite bene. Se invece sentite che vi dovete vestire in una determinata maniera per sottostare a determinate regole sociali per cui andate in un dato posto e dovete mettervi la giacca che però vi fa sentire a disagio, ecco, diciamo che non va bene. Dunque, vestirsi bene non significa vestirsi eleganti ma vestirsi in un modo che vi rappresenti.

Secondo punto: tenete d’occhio la respirazione. Quando siete a casa, cercate di dedicare 10 minuti al giorno a fare dei respiri lunghi e profondi. Questa pratica vi aiuterà a rilassarvi e a trovare una maggiore connessione con voi stessi, ma soprattutto a disconnettervi da quella radio che continua tutto il giorno a trasmettere rumore nel vostro cervello. Dedicate 10 minuti al giorno a disconnettervi da tutto il resto.

Consiglio numero tre: fatevi dei video con il telefono. Può sembrare una cavolata, ma il primo esercizio è proprio questo. Provate a registrare delle conversazioni fittizie, magari a mezzobusto. Così riuscite a capire finalmente come gli altri vi vedono e potrete comprendere dove migliorarvi. Tutti abbiamo provato il famoso discorso davanti allo specchio, ma farlo registrando è un altro conto. Registrando potrete riguardarlo più e più volte e migliorarvi.

Punto quattro: parlate più lentamente del solito. Anche questo può sembrarvi un esercizio strano, ma le persone con carisma sanno trasmettere tranquillità con le loro parole e l’intonazione della loro voce. Spesso le persone si fanno travolgere da quella che è l’emozione, per cui si parla troppo rapidamente e questo può trasmettere ansia e agitazione. Esercitatevi parlando al rallentatore e scandendo le sillabe molto lentamente per 15 minuti al giorno. Quando siete con gli altri rallentate la vostra parlantina, se vi accorgete di essere agitati. Se provate a farlo tutti i giorni di sicuro la vostra comunicazione migliorerà.

Punto cinque: ecco un altro esercizio importante per l’autoimmagine e il carisma che ho imparato da un’intervista a Oliviero Toscani, famoso fotografo di fama internazionale. Come aumentare la consapevolezza di noi stessi? Guardandosi allo specchio nudi 10 minuti al giorno, in silenzio. Solo così abbiamo la consapevolezza del nostro corpo e solo così possiamo iniziare a dialogare realmente con noi stessi.

Punto sei: per aumentare il carisma inoltre datevi delle piccole sfide quotidiane. Provate ad attaccare bottone con il barman o ad aiutare uno sconosciuto, oppure a chiedere un consiglio a un cameriere.

Insomma, provate a fare qualcosa che vi faccia uscire dalla vostra zona di comfort. Cambiate strada per andare al lavoro, cantate, imponetevi di fare qualche chilometro di cyclette e così via. Piccole sfide quotidiane. Ciò non vuol dire fare i fenomeni, ma fare semplicemente qualcosa che solitamente non fate, vale a dire, ad esempio, cambiare il bar dove prendete il caffè la mattina. Uscire dalla vostra quotidianità vi farà aumentare il carisma.

Regola sette: riguardo ai rapporti interpersonali, stretta di mano decisa, sempre. Questo perché il linguaggio non verbale è potentissimo. Dovete essere sempre decisi quando vi interfacciate fisicamente con qualcuno. Pensiamo anche agli abbracci, alle pacche sulle spalle e alle strette di mano: devono essere atti vigorosi, perché solo così trasmettete carisma. Certo, non è che dovete stritolare qualcuno, però quanto è brutto quando vi danno la mano ed è tutta moscia?

Consiglio numero otto: apritevi, non tenete un atteggiamento di chiusura. Fate comunicare il vostro corpo, soprattutto la parte superiore. Date un senso di apertura e non di chiusura. A me, che accumulo molto sulle spalle la tensione, ci sono voluti anni per riuscire ad aprirmi. Se però state un po’ ingobbiti comunicate che siete un po’ sfigati, un po’ chiusi. Dunque, cercate di avere un atteggiamento di apertura.

Punto nove: non tergiversate. Quando vi trovate di fronte a una decisione, anche piccola, (oppure esprimete il vostro parere su qualcosa) non tornate sui vostri passi, non cambiate idea. Questo è un potente indicatore di personalità: se dite di sì è sì, se dite no è no. Dovete essere sicuri di quello che dite. Non fate passi indietro per soddisfare l’altro, perché altrimenti perderete gran parte dei punti guadagnati durante l’atto comunicativo.

Punto dieci: quando siete nel panico, ascoltate. Se vi sentite sopraffatti dall’emozione fate parlare l’altra persona, fate delle domande. Così facendo prendete tempo, vi calmate e l’altra persona sarà soddisfatta della vostra curiosità, perché l’argomento preferito di chiunque è parlare di se stessi. Dunque, usiamo questa tecnica a nostro favore e se siamo nel panico facciamo parlare l’altro così prendiamo tempo e l’altro è soddisfatto.
Il messaggio di far parlare l’altro è che si ha voglia di ascoltare e si è interessati, anche se in realtà ve la state facendo sotto!

Punto undici: fate molte domande. Questo è collegato al punto precedente. L’ascolto dev’essere sempre attivo. Fare delle domande, anche indirette, permette di conoscere l’altro e di soddisfare la sua voglia di parlare. Così potete organizzare meglio la conversazione. Fate domande indirette: anziché dire “Ciao come stai?” potete dire “Ciao ti vedo molto allegra … immagino che tu abbia passato una buona serata”.

Punto dodici: parlate meno di voi stessi. Chi ha carisma non ha bisogno di parlare sempre di sé stesso. Non fate monologhi, perché le persone con carisma si focalizzano sull’altro. Più state in silenzio attivo e più le vostre parole avranno un impatto. Ricordo l’adagio di Nanni Moretti: “Mi si nota di più se non vengo alla festa o se vengo e me ne sto in disparte?”. Silenzio, per poi dire cose sensate parlando meno di sé stessi.

Punto tredici: quando avete intenzione di parlare di voi stessi fate uso di quello che chiamo ‘storytelling relazionale’. Trasmettete i vostri valori attraverso aneddoti e racconti. Non dite “Io sono una persona coraggiosa” ma cercate di raccontare una storia in cui il meta messaggio evidenzi le vostre qualità e i vostri valori. Lo storytelling relazionale, ossia raccontarsi e valorizzarsi attraverso le storie, è importante perché è il modo migliore per coinvolgere il nostro interlocutore e allo stesso tempo raccontare qualcosa di noi.

Consiglio quattordici: torniamo agli esercizi da fare in solitaria: quando potete cantate. Cantare e ballare, anche in doccia, aiutano a sbloccarsi e lasciarsi andare.

Punto quindici: durante una conversazione, portate la discussione sui vostri argomenti. Appena vi è possibile cercate di portare l’interlocutore su argomenti a voi vicini, cercate di creare comunanza. La comunanza crea ispirazione e la conversazione diventerà più avvincente.

Punto sedici: Lasciatevi trasportare. Non siate troppo cervellotici, non pensate a quello che dovete dire, non siate iperattivi a livello mentale, rilassatevi. Chi ha carisma è rilassato, ascolta e contribuisce alla conversazione con argomenti di qualità. Non parlate solo per parlare. Parlate quando avete qualcosa da dire, ma soprattutto ascoltate. Se dovessimo fare una sorta di proporzione: 80 ascoltate e 20 parlate. Ma quel 20 deve esplodere perché la persona che avete di fronte si sente ascoltata e può nascere un ping-pong comunicativo interessante. Fate per primi il passo di ascoltare e di fare domande. Interessatevi, perché le persone con carisma questo fanno.

Punto diciassette: se vi sentite a disagio verbalizzatelo, ditelo. Questo è un trucco utilizzato da molti speaker a inizio presentazione. Provate a dire che vi sentite tesi o a disagio, perché questo mette l’interlocutore in uno stato connettivo con voi. Non dovete vergognarvi di dirlo. Solo una persona forte dimostra di poter esprimere il proprio disagio. Questa cosa me la insegnò mia zia quando ero bambino e stavo per preparare l’esame delle medie. Mi disse che se fossi stato in crisi per una domanda dell’orale avrei potuto provare a dire “Chiedo scusa mi sento un attimo a disagio, potrebbe ripetermi la domanda?”. Così avrei preso tempo e ci avrei potuto pensare. Questa è una tecnica che ho utilizzato in tutti gli esami dell’università: dire di essere un po’ teso o un po’ nervoso. Verbalizzare il disagio non vi uccide e non uccide neanche l’altro.

Punto diciotto: scherzaci su. Quando siamo molto nervosi diventiamo goffi. A quel punto scherziamoci su. Vi aiuterà a scaricare la tensione, ad alleggerirvi.

Punto diciannove: sfruttate il lato sensibile che è in voi. Se vi ritenete persone sensibili avete un plus che può fare breccia in molte persone e non dovete vergognarvi di dirlo, dovete vederlo come un pregio. Questo vostro lato sensibile vi permette di connettervi in modo più autentico con gli altri, ma soprattutto il vero alfa è colui che non ha paura di mostrare i propri punti deboli. Solo una persona con grande consapevolezza e grande carisma è in grado di esprimere la propria sensibilità.

Punto venti: dovete leggere molto ogni giorno perché vi permette di avere sempre nuovi argomenti di discussione e di ottenere un vocabolario più ricco e una visione del mondo più completa. Alla lettura io sostituisco gli audiolibri che sono un sostituto molto intelligente, perché vi permettono di ascoltare libri e informazioni interessanti mentre fate altro. Informatevi bene, leggete, ascoltate audiolibri e podcast.

Punto ventuno: quando dovete comunicare ricordatevi che non state facendo nulla di male. Comunicare è vivere e la vita è fatta di comunicazione. Se non comunicate e vi tenete le cose per voi rischiate di diventare ‘morti dentro’. Convincetevi che l’atto comunicativo è sempre lecito. Basta imparare la comunicazione emozionale, ossia fare un ragionamento a monte chiedendosi che emozione si vuole intaccare, quali siano le parole giuste per esprimersi, in che momento e in quali termini illustrare un dato concetto. Di comunicazione non è mai morto nessuno, al massimo vi rifiutano. Il rifiuto è la cosa che terrorizza l’essere umano, ma bisogna imparare a fregarsene perché la persona che rifiuta non sta giudicando voi ma solo quell’approccio comunicativo.

Desensibilizzarsi al rifiuto è la cosa più intelligente che potete fare in ambito seduttivo.

Punto ventidue: penultimo punto e tema mistico. I vostri limiti non vengono visti dagli altri. I vostri interlocutori non hanno lo specchio magico e non riescono a leggervi nel pensiero. Probabilmente nessuno vi ritiene goffi o senza carisma, è solo una vostra credenza limitante. Provate a chiedere a dieci vostri conoscenti se siete goffi in comunicazione e quale sia stata la loro prima impressione su di voi. Questo è importante. Vi accorgerete che nessuno vi dirà che siete degli sfigati, sono credenze vostre. A meno che la cosa non sia conclamata gli altri non se ne accorgeranno.

Il punto ventitré è il più importante tra tutti: rimanere sempre sé stessi. Non possiamo sempre vincere. Alcuni sono bravi in certe cose, altri in altre. Magari non sarete dei bravi comunicatori, però esiste sempre margine di miglioramento. Tutti possiamo imparare a connetterci in modo più autentico. Essere sé stessi è la cosa migliore. Però se siete stati voi stessi fino ad ora e state leggendo questo articolo, probabilmente avete una spinta a migliorarvi.

Numero2964.

 

C H I A R O V E G G E N Z A

 

Io sono del segno del Cancro e, senza volerla e cercarla, mi sono imbattuto in questa notizia che mi ha un poco sorpreso, proprio perché mi riguarda, ma che non avevo mai preso in considerazione:

Quando si dice che nessuno conosce se stesso come dovrebbe ….

“La CHIAROVEGGENZA, ovvero il Sesto Senso, è il superpotere delle persone nate sotto il segno del Cancro.

Nel mondo dei fumetti, un cancerino sarebbe un mutante con poteri telecinetici.

Nel mondo reale, ha sempre in testa quel qualcosa in più che lo fa andare 10 passi più avanti agli altri, un intuito che difficilmente sbaglia”.

C’è puzza d’incenso in giro ….?

Numero2948.

 

da  QUORA

 

Scrive Shiro Fukò, corrispondente di QUORA

 

Le nuove generazioni sono più ignoranti delle precedenti?

 

Nel corso dei secoli le nuove generazioni sono sempre state più intelligenti delle precedenti, secondo una normale regola evoluzionistica.

Tuttavia, negli ultimi dieci anni, stiamo assistendo a un fenomeno insolito: i figli sono meno intelligenti dei loro genitori.

Il Quoziente Intellettivo medio della popolazione occidentale è in declino, con particolare riferimento alle capacità di memoria e apprendimento.

Una delle ragioni di questo fenomeno è da ricercare nell’impoverimento del linguaggio.

Diversi studi hanno rivelato una correlazione tra la ricchezza lessicale e la capacità di elaborare pensieri complessi.

La graduale scomparsa dell’uso dei tempi verbali si accompagna a un ridotto uso delle parole.

La ragione della sempre più dilagante violenza nella società è causata anche dall’incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso il linguaggio.

Quando mancano le parole per spiegarsi e difendere le proprie ragioni, il ricorso alla violenza fisica diventa un rischio concreto.

La semplificazione dell’ortografia, come l’abolizione dei generi, dei tempi, delle sfumature lessicali rappresentano una causa dell’impoverimento della mente umana.

Numero2901.

 

V I T A    D O P O    L A    M O R T E

 

da  QUORA

 

Scrive un corrispondente sotto lo pseudonimo di “Tirannoide”:

 

Dove sono finiti tutti coloro che sono morti? Siamo destinati al nulla?

 

Logicamente parlando, non è detto.

Prevedo già che qualcuno abbia la tastiera pronta per scrivermi, dopo aver appena letto la prima frase. Calma e leggi prima fino alla fine. La risposta è lunga proprio perché parla di concetti logici complessi che non si sentono tutti i giorni, perché nessuno, né tra gli atei, né tra i religiosi è disposto a pensarci con serietà e onestà intellettuale.

Premetto che sono agnostico (con avversione verso la religione oltretutto).

Agnostico: cioè qualcuno che non crede finché non vede ma, allo stesso tempo, non da per scontato che se non vediamo qualcosa allora questa cosa non può per forza esistere. Diciamo che l’agnostico ha la visione più oggettiva di tutti perché non ha un bias cognitivo né a favore di certi concetti, né contro certi concetti, ma cerca di analizzare la cosa più oggettivamente e imparzialmente possibile andando tanto in profondità. Questa analisi è interamente basata sulla logica.

Quindi perché penso che dopo la morte potrebbe (forse) anche esserci qualcosa ?

La possibilità che ci sia qualcosa dopo la morte (in qualche forma non specificata), ritengo sia del 50 %, dopo una lunghissima analisi durata un decennio, che sto per condividere con voi il più brevemente possibile.

Indice di dimostrazioni/prove a favore della vita dopo la morte:

  1. Dimostrazione che un concetto “assurdo” può tranquillamente essere reale
  2. Il raziocinio e la sua base
  3. Possibilità concrete di vita dopo la morte con quello che conosciamo adesso
  4. I limiti intrinseci

Cominciamo. Buona lettura !

  1. Dimostrazione che un concetto “assurdo” può tranquillamente essere reale

Partiamo con la dimostrazione che ciò che suona logicamente assurdo (come la vita dopo la morte) può tranquillamente essere reale.

Nei tempi da Newton in giù (la maggioranza della storia), era logico, razionale e pesantemente ovvio che il tempo fosse lineare, universale e costante. Pensarla diversamente era assurdo e andava contro ogni briciolo di buon senso e logica. Poi Einstein scoprì la relatività e che il tempo non scorre linearmente e costantemente ma può essere rallentato e addirittura può scorrere diversamente in due “locazioni” diverse dello stesso oggetto. Ovviamente fu preso in giro per la sua teoria dalla maggioranza della comunità scientifica siccome era andato contro ciò che era pesantemente ovvio e chiaramente innegabile cioè che il tempo è assoluto.

Poi quando Einstein riuscì a dimostrare la sua teoria ricevette i riconoscimenti dalla stessa comunità scientifica. (Vi spiego alla fine di questi esempi cosa implica).

La meccanica quantistica è un altro esempio di sputo in faccia alla logica convenzionale.

Da sempre è stato logico, normale e totalmente innegabile da qualsiasi buon senso che un oggetto può solo essere in una posizione e non in due o più contemporaneamente. Se c’è qualcosa sul tavolo allora è sul tavolo, punto e basta. Non può essere anche in Russia contemporaneamente! Lo era fino a qualche anno fa almeno. Non avrebbe il minimo senso, non meriterebbe nemmeno un pensiero al riguardo.

Poi è venuta la meccanica quantistica che ha dimostrato che qualcosa può avere due posizioni contemporaneamente (superposizione quantistica) e che addirittura ci possono essere due particelle diverse che interagiscono istantaneamente e corrispondentemente appena una di loro subisce un cambiamento (quantum entanglement).

Non fraintendetemi, non sto dicendo che la meccanica quantistica è magia nera. Anche essa segue una logica e delle leggi della fisica, tuttavia segue leggi diverse e si comporta in modo totalmente alieno rispetto al resto della realtà. Immaginare una cosa del genere 100 anni fa era follia totale senza senso, era oltre l’immaginabile, ma poi si è dimostrato reale un evento del genere, sputando in faccia senza sentimenti a ciò che chiamavamo logica.

Il fatto che le cose non possono apparire dal nulla è un dato di fatto logico e innegabile. Però ancora una volta siamo stati costretti a ricrederci.

Quando abbiamo un totale vacum (vuoto), in cui non c’è niente, parliamo del NULLA assoluto, succede che delle particelle vengono generate dal nulla per poi annullarsi con le proprie controparti antimateriche subito dopo. Qualcosa di misterioso, illogico e impensabile, però anche questo si è dimostrato reale.

Non ci pensate spesso però se vi fermate un attimo noterete che il concetto stesso di esistenza è follia totale. Com’è possibile che le cose esistano ? Perché devono esistere ? Perché la materia si è aggregata da sola per creare la vita ? Anche il concetto di vita è assurdità. Si tratta di processi chimici così complessi che la possibilità che tutto questo accada è il numero più vicino allo 0 che puoi immaginare. Però eccoci qui, non ostante la possibilità che qualcosa del genere accada sia praticamente 0. Un’altra prova che anche una cosa infinitamente improbabile e folle può tranquillamente essere reale e accadere per un motivo o per l’altro.

L’esistenza della coscienza e dell’individuo è follia totale. Che la materia possa prendere consapevolezza con delle aggregazioni chimiche è qualcosa di totalmente straordinario. Non conosco bene i particolari della coscienza quindi non mi dilungo troppo a parlare di essa, anche perché ci tengo a dare informazioni corrette nel modo più semplice. Sono tutti d’accordo con il fatto che la coscienza è qualcosa di molto improbabile e complesso e conosciamo ancora ben poco del suoi funzionamento.

Perché vi ho fatto tutti questi esempi storici della vita reale ?

Vi ho fatto questi esempi per farvi capire soltanto una cosa: che anche quando qualcosa suona totalmente impossibile a prima vista, o quando sembra altamente improbabile, può ancora essere reale o accadere (come dimostrato da questi esempi lampanti). Il fatto che suoni illogico o estremamente improbabile non è un motivo per escludere un’ipotesi. Addirittura anche qualcosa di verificato e dimostrato oltre ogni dubbio si può dimostrare falso in futuro (come il tempo indubbiamente lineare prima di Einstein e la fisica classica prima della meccanica quantistica).

Quindi anche qualcosa come la vita dopo la morte potrebbe essere possibile e potrebbe essere dimostrato un giorno, anche se suona assurdo o improbabile per ora.

Che cosa lo dimostra ?

Lo dimostrano tutti questi forti ed estremi esempi pratici del mondo reale nella storia che sono ufficialmente dimostrati dalla scienza. Penso che solidificare questa frase più di così sia impossibile.

2. Il raziocinio e la sua base

In pratica, avevamo determinati strumenti in passato che ci permettevano di analizzare la realtà fino a un certo punto e da li si costruiva la nostra logica. Poi i nostri strumenti sono migliorati e abbiamo scoperto una porzione maggiore della realtà che ha cambiato la nostra logica espandendola e aggiornandola. In futuro accadrà ancora e ancora, possibilmente senza un limite definito. Più diventano complessi i nostri strumenti più scopriamo che la realtà è diversa da come ce la immaginiamo e ciò che chiamiamo “logica” e “raziocinio” cambiano e si aggiornano per comprendere meglio le nuove porte aperte, le nuove possibilità e i nuovi ordini di magnitudine e di comprensione.

Cosa sono quindi il raziocinio e la scienza ?

La scienza, la logica e il raziocinio non sono altro che Il metodo scientifico. Il metodo scientifico non è altro che un’interpretazione che tenta di comprendere la realtà nel modo più realistico possibile in base agli strumenti e alle conoscenze attualmente presenti. Nel momento in cui i nostri strumenti e le nostre conoscenze si aggiornano, allora cambia anche l’interpretazione della realtà e anche il metodo scientifico si aggiorna e diventa più preciso a interpretare la realtà.

Questo è il motivo per cui una volta molte cose che erano totalmente illogiche e folli sono diventate dimostrate e logiche OGGI. Non è perché la scienza si droga, ma perché è migliorata e ha espanso i suoi confini ed è stata capace di vedere angoli della realtà che prima non vedevamo.

Perché il metodo scientifico e i nostri strumenti si sono aggiornati, sono diventati più potenti e sono stati in grado di guardare più in profondità negli abissi della realtà. Questo è destinato a succedere altre infinite volte nel futuro, come è sempre successo fino ad ora. Siamo solo agli inizi della scienza.

Quindi ripeto. La scienza non è assoluta perché anche essa è in continuo aggiornamento e contraddizione. Quindi, ciò che oggi suona impossibile o improbabile (la vita dopo la morte nel nostro caso) può ancora (non è detto) essere dimostrato reale in futuro dopo i miglioramenti dei nostri strumenti e del metodo scientifico.

3. Possibilità concrete di vita dopo la morte con quello che conosciamo adesso.

Queste che arrivano adesso sono speculazioni di mia mano. Non sono dati dimostrati al 100 % a differenza di tutto quello scritto sopra. Però le ritengo possibilità valide.

  1. Se il tempo è un corridoio fisico in quattro dimensioni come le interpretazioni della fisica suggeriscono (non è ancora dimostrato, è solo una possibilità) allora siamo immortali nel tempo, semplicemente continueremo a fare la nostra vita per sempre siccome il tempo è un oggetto fisico e quindi semplicemente “siamo”, indelebili nella nostra esistenza, nel nostro tempo. Se muori non sparisci, rimani ancora fisicamente nella tua parte di corridoio quadridimensionale dove esisti in loop (cerchio, circolarità). Questo tipo di loop è un loop che non inizia e non finisce ma che semplicemente “è”. Da non confondere con il loop che si alterna tra due stati diversi in eterno. Sarebbe difficile da spiegare ma penso che basti così. Se un giorno si viene a scoprire con certezza che il tempo è un corridoio fisico, allora sappiate che avremo anche scoperto l’immortalità.
  2. Prima di nascere eri il nulla, se poi sei nato, vuol dire che c’è un modo per uscire dal nulla. Nel senso che esiste una determinata configurazione di materia e di condizioni che devono allinearsi per fare in modo che la casualità manifesti la tua coscienza ancora una volta da qualche parte dell’universo sotto forma di qualche altro essere vivente magari, concetto simile alla reincarnazione. Se è successo una volta allora forse accadrà ancora, non è insensato pensarlo. Un contro argomento sarebbe dire che se io copio un file e lo incollo nel computer da un’altra parte allora questi due file sarebbero due file diversi e non lo stesso file (quindi non tu). Quindi anche se la casualità rimanifestasse la tua configurazione di essenza di nuovo, non saresti più “tu”. Un contro-contro argomento sarebbe dire che “allora non tutto è stato copiato, per esempio il file ha una diversa locazione nel computer ed è mostrato da diversi fotoni dal display e inoltre il file “me” esiste già. Forse il “me” deve prima scomparire”. Gli argomenti e i contro argomenti di questa ipotesi sono tutti abbastanza validi e ce ne possono essere anche di più. Credo che renderlo più complesso di così non serve. Semplicemente “tu” sei successo perché sei possibile e in quanto possibilità sei rimanifestabile con lo scorrere della casualità.
  3. La fisica quantistica ha quasi dimostrato l’esistenza degli universi paralleli infiniti (basati sulla funzione d’onda), dove ogni possibilità che potrebbe accadere è già accaduta, solo che ancora non  ne abbiamo la certezza. Se parlavi di universi paralleli qualche tempo fa venivi visto come pazzo, pero adesso abbiamo prove molto solide per sospettare della loro esistenza. Io direi che nel caso più pessimistico la possibilità è del 50 %. È infinitamente complesso spiegare le prove, però puoi leggere “Schrödinger and parallel universes”. Se esistono infiniti universi allora esistono indefinite versioni di TE (possibilmente interconnessi dalla funzione d’onda) e quindi forse hai l’immortalità quantistica in teoria. Non è detto che sei immortale solo perché ci sono infiniti universi quantistici ma di certo aumentano le possibilità a dei livelli abbastanza probabili.
  4. Forse la coscienza umana è qualcosa di molto diverso da quello che immaginiamo e forse sopravvive alla morte in una forma diversa, non possiamo saperlo perché è ancora un fenomeno troppo astratto, anche se gli scienziati pensano sia prodotta dal cervello. Questo non vuol dire che se il cervello muore allora anche la coscienza finisce, non necessariamente. Per esempio, se spegni un’elettrocalamita il suo campo magnetico sparisce, però l’onda magnetica emanata si propaga in eterno. Può essere che la coscienza risieda in un campo e che venga intrattenuta dal cervello un po’ come la calamita fisica intrattiene il campo magnetico. Se la calamita viene danneggiata allora anche il modo in cui il campo si manifesta cambia e questo spiega perché quando danneggi il cervello cambia anche il tuo modo di essere cosciente. Quando il cervello muore allora si disgrega e anche il campo della coscienza si disgrega con esso. Però non sparisce, si disgrega e cambia forma. Il campo continuerà ad esistere. Si tratta di un grandissimo FORSE. Sappiamo ben poco sulla coscienza.
  5. Non puoi morire perché non sei vivo, perché 1 oggetto morto più un altro fanno 2 oggetti morti. Noi siamo fatti di atomi, che sono oggetti senza vita, il che rende anche noi grossi oggetti senza vita. Una volta morti cambiamo modo di essere, rimaniamo sempre gli stessi oggetti morti soltanto in forma diversa. Il problema con questa teoria è che se io faccio a pezzi un tavolo non avrò tavoli più piccoli ma avrò la segatura del tavolo. Quindi se qualcuno muore, non diventerà tante piccole coscienze ma semplicemente da oggetto morto cosciente passerà a oggetto morto non cosciente, quindi si passa da un tipo di morto particolare (cosciente) ad un altro modo di essere di morto (non cosciente).

Come potete vedere abbiamo già delle possibilità non ignorabili per continuare ad esistere in qualche forma dopo la morte e abbiamo esplorato queste teorie basandoci sulla nostra scienza attuale che è limitatissima.

Immaginate quanto si arricchirà la lista quando la scienza esplorerà meandri inimmaginabili della fisica e del cosmo.

4. I limiti intrinseci

Il concetto lovecraftiano: questa argomentazione è fantastica. Quando eravamo ominidi pensavamo di sapere quasi tutto, non sapevamo nulla; poi quando abbiamo fuso il ferro pensavamo di sapere tutto, non sapevamo nulla; poi quando abbiamo acceso la lampada abbiamo pensato di sapere tutto, non sapevamo nulla; poi è arrivata la fisica quantistica e ha sconvolto la nostra visione della realtà in una maniera incredibile facendoci ancora pensare di sapere qualcosa della realtà. Hai capito dove cerco di arrivare ?

Abbiamo sempre pensato di sapere tutto ma non sapevamo mai niente, e anche adesso è lo stesso, siamo arroganti e ingenui, pensiamo sempre di sapere qualcosa e poi la realtà ci travolge con scoperte che vanno oltre la follia e forse non esiste un limite a quanto non conosciamo. Anche le formiche pensano di sapere qualcosa sul mondo ma non sanno niente, così anche noi siamo come loro. Abbiamo sempre pensato di sapere ma non abbiamo la più pallida idea di quanto siamo ignoranti, siamo limitati tanto quanto quelle formiche che guardiamo al parco. La nostra limitata logica e scienza di cui andiamo confidenti sono come accendere una torcia nell’abisso dell’oceano pacifico e ci aspettiamo anche di potere vedere qualcosa: nulla, non vediamo nulla. La nostra torcia ci illumina a un metro dal naso ma l’abisso intero rimane intorno a noi e quindi cosa abbiamo capito della realtà? Nulla!

Come possiamo quindi essere così arroganti da sapere se c’è o non c’è nulla dopo la morte col nostro limitatissimo raziocinio che probabilmente è diversi ordini di magnitudine meno complesso di quello che serve per poter dare risposta a certe domande dove non c’è nemmeno un singolo modo di sperimentare o fare osservazioni? Leggi della fisica che non abbiamo scoperto, la fisica quantistica che dimostra una regione del micro cosmo che NON segue la logica tradizionale ma ha delle leggi completamente diverse, quasi fantastiche, che non fa altro che dimostrare come il raziocinio sia debole e limitato e come cose che sembrano impossibili possono succedere. Materia oscura e possibili materie ancora più sottili che creano strutture invisibili nell’universo che non vediamo, tante dimensioni e corridoi spaziali sottili sconosciuti, possibilità di esistenza diversa fuori dal buio cosmico e la componente lovecraftiana dell’inimmaginabile, perché bisogna considerare che io ho elencato solo ciò che conosciamo ma bisogna partire col presupposto (al 99,99% corretto) che siamo limitati come i plancton nell’oceano e che ci sono cose che non scopriremo mai e che la nostra mente non è capace fisicamente di processare che aumenta le possibilità nell’infinito.

Possiamo davvero dire di sapere qualcosa così fuori dalla nostra comprensione nella nostra consapevole ignoranza e limitazione ? Non si può dire con certezza perché probabilmente non conosciamo il 99.9 % di ciò che dobbiamo sapere dell’universo e di chissà cos’altro c’è là fuori in quell’ abisso nel buio cosmico e micro cosmico. Il 94 % della massa dell’universo è invisibile anche agli strumenti, ci sono particelle che dovrebbero esistere ma di cui non vi è traccia, il buio oltre al cosmo, i corridoi dimensionali dalla meccanica quantistica e chissà cos’altro che nemmeno immaginiamo. Siamo solo sulla punta della punta dell’iceberg.

L’ultima osservazione è un concetto valido che aumenta la possibilità che ci sbagliamo sulla morte e su qualsiasi altra cosa (parlo di possibilità e speculazioni) per il semplice fatto che ci ricorda che non sappiamo nulla e se ti basi sull’ignoranza allora non scoprirai mai la verità.

Siete ancora sicuri che non ci possa essere nulla dopo la morte ? Io non ne sarei così convinto.

 

 

Numero2900.

 

U N    G R A N D E    T E M A

 

Voglio qui improvvisare un breve “excursus”, una dissertazione azzardata ma lucida su una quaterna di personaggi  ed esponenti importanti del pensiero umano, nella storia del mondo e della civiltà occidentali, per affrontare uno degli argomenti più stimolanti, ponderosi e difficili della nostra cultura: il rapporto fra fede e ragione.

Lo faccio in maniera spicciola, proprio perché non intendo renderlo eccessivamente dottrinale, pesante e astruso. Riporterò i pareri di questi pensatori che, a mio modesto avviso, possono ben rappresentare le posizioni e le angolazioni diversificate quanto basta per dare un senso esaustivo alla mia breve ricerca.

 

Il primo personaggio, il cui pensiero intendo proporre, è Guglielmo di Ockham (detto comunemente di Occam).

È stato un teologo, filosofo e religioso francescano inglese (1285 – 1347).

Di lui viene ricordato un “principio” chiamato dagli addetti ai lavori “rasoio di Occam”. Cosa dice? Si tratta del “principio metodologico di economia (o parsimonia)”. Eccone la tesi:

“Entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem” = Non bisogna moltiplicare gli elementi più del necessario.

Detto in poche parole: a parità di fattori, la soluzione più semplice è quella da preferire, ovvero, è inutile fare con più, ciò che si può fare con meno.

Allora, proviamo ad applicare questo principio alla “vexata questio” (dibattuta domanda) sul cosmogonico problema se Dio abbia creato l’universo o se l’universo sia sempre esistito per sé.

IPOTESI MENO ECONOMICA: Dio è eterno. Crea un universo non eterno.

IPOTESI PIU’ ECONOMICA: Dio è eterno. È l’universo ad essere eterno.

Secondo il “rasoio di Occam” dunque, si dovrebbe preferire la seconda ipotesi. E Guglielmo di Occam era un uomo di religione e di Chiesa.

 

Mettiamoci insieme anche il postulato di Bertrand Russel filosofo britannico (1872 – 1970), espresso sotto il titolo di “Teiera di Russel” di cui parlo al Numero2875.

La “teiera di Russel” dice che se tu non hai prove per dimostrare una tesi, io non ho bisogno di prove per confutarla.

Il “Rasoio di Occam” dice che, se una spiegazione funziona anche senza una variabile, quella variabile può anzi DEVE essere rimossa.

IN  ALTRE  PAROLE:

Se tu, credente, non hai prove per dimostrare l’esistenza di Dio, io non ho bisogno di prove per dimostrarne l’inesistenza.

Non ci sono prove dell’esistenza di Dio perché egli non esercita alcuna influenza osservabile sul mondo. Ergo, è una variabile che può anzi DEVE essere rimossa.

 

Salto a piè pari se non in un altro secolo, ad un altro personaggio. Si tratta questa volta di Stephen Hawking (1942 – 2018), cosmologo, fisico, astrofisico, matematico e divulgatore scientifico, britannico pure lui, fra i più autorevoli e conosciuti fisici teorici del mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull’origine dell’universo.

Secondo questa mente scientifica eccelsa, (aveva un Q.I. di 160, sembra), religione e scienza non sono in alcun modo conciliabili.

Egli afferma, infatti:

 

C’è una fondamentale differenza

tra la religione,

che è basata sull’autorità,

e la scienza,

che è basata su osservazione e ragionamento.

 

E, alla domanda: Dio ha creato il mondo? risponde con un secco: no.

 

Resta il dubbio.
Dubbio che dovremmo avere tutti se fossimo umili ed intellettualmente onesti.
Affermare invece che le cose siano andate indubitabilmente in uno specifico modo, per fede, per obbedienza, per adesione incondizionata ad un mito biblico di qualche millennio fa, credo che sia un atto di arroganza non più compatibile con le categorie del pensiero contemporaneo.

 

Nella peggiore delle ipotesi, e qui faccio un altro salto nel tempo storico, potrebbe averci visto giusto il Barone d’Holbach che, in pieno XVIII secolo, scriveva:

“Ci dicono, in tono grave, che non c’è effetto senza causa; ci ripetono, ogni momento, che il mondo non si è fatto da sé. Ma l’universo è una causa, non è per niente un effetto, non è per niente un’opera, non è stato per niente “fatto”, poiché era impossibile che lo fosse. Il mondo è sempre esistito, la sua esistenza è necessaria. La materia si muove per la sua stessa energia, per una conseguenza necessaria della propria eterogeneità”.

Paul Henri Thiry d’Holbach (1723 -1789), nome francesizzato di Paul Heinrich Dietrich, Barone d’Holbach, filosofo, enciclopedista, traduttore e divulgatore scientifico tedesco naturalizzato francese.

Questo scrive nella sua opera: “Il buon senso, ossia idee naturali opposte alle soprannaturali”.

Numero2895.

 

C R O N O V I S O R E

 

Questo argomento è già stato trattato al Numero1142 e al Numero1141. Qui viene approfondito, almeno in parte, ma meriterebbe di essere sviscerato ulteriormente, perché di enorme importanza.

Pellegrino Ernetti: monaco, fisico, esorcista, esperto di musica

Lunedì 7 Ottobre 2019 di Alberto Toso Fei

 

Se fosse vera – poiché il mistero che vi aleggia e il dibattito che vi si svolse attorno rendono tutto indistinguibile – sarebbe la più sconvolgente scoperta scientifica di tutti i tempi: il “Cronovisore”, un apparecchio che poteva catturare immagini e suoni dal passato, e mostrarli come in una diretta televisiva; come se avvenissero davanti agli occhi di chi osservava.

Il suo inventore, Pellegrino Ernetti, ebbe per questo buona fama, finché ogni cosa – tra smentite e silenzi – fu seppellita dall’oblio. Eppure questo monaco benedettino, che visse e operò per decenni sull’isola di San Giorgio Maggiore, fece parlare a lungo di sé e dei suoi studi, e prima di portare con sé il segreto nella tomba – nel 1994 – operò in più settori singolari.

Frate, fisico, esorcista ufficiale della diocesi di Venezia e titolare dell’unica cattedra del suo genere al mondo (quella di musica prepolifonica) al Conservatorio “Benedetto Marcello”, Pellegrino Alfredo Maria Ernetti nacque a Rocca Santo Stefano – in provincia di Roma – nel 1925: uomo di vasta cultura e di mente estremamente aperta, ebbe la prima intuizione della possibilità di esplorare i confini del tempo dopo la laurea in fisica, a Milano, mentre all’Università Cattolica del Sacro Cuore collaborava con padre Agostino Gemelli. Secondo il suo stesso racconto, gli accadde di essere testimone di un fatto singolare: sul nastro di un registratore era rimasta impressa la voce del defunto genitore di Padre Gemelli, in risposta a una invocazione da parte di suo figlio.

Erano gli anni Cinquanta, e l’idea che la nascente tecnologia elettronica potesse creare dei legami col passato gli sembrò estremamente concreta: la sua “macchina del tempo” (la definizione di “Cronovisore” fu creata più tardi dallo studioso Luigi Borello) si basava sulla teoria che ogni gesto, ogni movimento, ogni azione effettuata dall’uomo si trasforma in energia che non si distrugge ma da quel momento inizia a vagare nell’Universo. Il segreto stava tutto nel decodificare quell’energia, tornando alla posizione che aveva la terra nel momento in cui si svolgeva l’evento passato e “sintonizzandosi” con essa (peraltro seguendo la teoria relativistica di Albert Einstein).

Il gruppo di lavoro sarebbe stato composto da dodici persone, tra cui Enrico Fermi e Werner von Braun, lo scienziato tedesco direttore della Nasa e progettista del missile che più tardi portò l’uomo sulla luna, oltre allo stesso Gemelli. I primi esperimenti riguardarono personaggi vicini a quel tempo, in modo da poter controllare se ciò che veniva visto rispondeva alla realtà conosciuta. Si cominciò dunque con Mussolini, e rapidamente si passò a Napoleone; poi Ernetti e i suoi collaboratori si spinsero nell’antichità, e videro Cicerone mentre pronunciava i suoi discorsi, le legioni romane in marcia, e assistettero alla rappresentazione del “Thyestes” di Quinto Ennio, recitato a Roma nel 169 avanti Cristo, durante i Giochi Pubblici in Onore di Apollo. Arrivarono a trascriverne i passaggi, visto che della tragedia esistevano solo dei frammenti.

Alla fine il gruppo si spinse oltre l’immaginabile, e col visore assistette all’Ultima Cena, al tradimento dell’orto degli ulivi, alla flagellazione, al viaggio sul Calvario, alla crocifissione, sepoltura e resurrezione di Cristo. Videro tutto, sentirono ogni parola, ascoltarono ogni rumore. E giurarono di non dire nulla a nessuno.

Ogni singolo esperimento fu filmato e mostrato a Pio XII; fu proprio il Vaticano a impedire che il progetto venisse divulgato: caduto in mani sbagliate, con la sua potenziale capacità di leggere anche i pensieri – altra forma di energia – il “Cronovisore” sarebbe divenuto un’arma di potere terribile e capace di sconvolgere l’intera umanità. Fu quindi smontato e consegnato alle autorità ecclesiastiche, che ne custodirebbero ancora oggi il segreto. E sebbene già allora una delle immagini diffuse da Ernetti sulla passione di Cristo fu riconosciuta come falsa (anche se i sostenitori dell’esistenza dell’apparecchio ritengono che si trattò di una falsa prova escogitata proprio allo scopo di screditare e far dimenticare l’intera operazione), la fama della macchina del tempo creata da un monaco veneziano e languente in qualche magazzino del Vaticano, coperta di polvere, è lontana dal tramontare.

Numero2876.

 

A T E I S M O    E    A G N O S T I C I S M O

 

Scrive Vincenzo Chiaravalle, corrispondente di QUORA.

 

In senso corrente, come confermano in sintesi anche tanti dizionari, l’ateo sarebbe chi nega l’esistenza di Dio — chi dice “Dio non esiste” —, mentre l’agnostico sarebbe chi sospende il giudizio — chi dice “Non lo so”.

Di questo occorre dare conto, per sgombrare il campo da equivoci. Purtroppo è sbagliato. Purtroppo, le due parole si usano così, e ricevono il significato che gli viene assegnato. Purtroppo, è sbagliato!

Ateismo e agnosticismo rispondono a due domande diverse.

L’ateismo è una posizione di opinione. L’agnosticismo è una posizione di conoscenza. La conoscenza è un sottoinsieme dell’opinione. Quello che uno crede o non crede, e quello che uno sa o non sa sono due cose diverse.

Uno è ateo o teista, e poi, indipendentemente, è anche gnostico o agnostico.

Teismo/Ateismo riguardano ciò che uno crede. Chi crede che esista almeno un dio è teista. Chi non lo crede è ateo. Per essere teista, devi credere in dio, e non soltanto ammettere la possibilità della sua esistenza. Solo chi crede in dio è teista. Chi non arriva a credere, si colloca nel campo dell’a-teismo. La credenza in un dio, l’opinione che un dio esista, gli manca. La “a-”  che fa la differenza fra le due parole significa questo: si chiama “a privativo”.

Gnosticismo/Agnosticismo riguardano ciò che uno sa — che pensa o dice di sapere. Chi afferma che un dio esiste o non esiste ha un approccio gnostico: lo sa, ne è certo! Chi afferma di non saperlo, di non poterlo sapere, di non essere certo, ha un approccio agnostico, cioè non sa, non conosce.

Buona fortuna agli gnostici di entrambi i segni, perché si assumono un onere della prova che nessuno è ancora mai riuscito a soddisfare. E buona fortuna ai teisti, perché credono qualcosa che — spesso per loro stessa ammissione — non hanno nessuna ragione per credere.

Numero2875.

 

L A    T E I E R A    D I    R U S S E L L

 

La teiera di Russell (in inglese Russell’s teapot) o teiera celeste è una metafora introdotta dal filosofo britannico Bertrand Russell per confutare l’idea che spetti allo scettico, anziché a chi le propone, l’onere della prova in merito ad affermazioni non falsificabili, in particolare in ambito religioso. Essa rappresenta una delle più efficaci controargomentazioni all’assunto che spetti al non credente dimostrare l’inesistenza di una qualsiasi divinità, in quanto stabilisce che nessuna affermazione può essere aprioristicamente creduta soltanto basandosi sul fatto che non se ne può provare l’inesattezza.

Molti benpensanti si esprimono come se fosse compito dello scettico smentire i dogmi e non del credente dimostrarli.

 

Gli atei hanno prove scientifiche e tangibili che Dio non esiste?

Non servono. Perché uno dovrebbe impegnarsi a dimostrare la non esistenza di tutto ciò che non esiste?

Servirebbe che portasse prove chi ne afferma l’esistenza. Ma nessuno lo ha mai fatto.

Numero2836.

 

A T E I S M O    E    F E D E

 

Un credente, dopo aver tentato invano di spiegare ad un ateo perché crede, alla fine, in sintesi, può solo dire:
“Credo e basta, e mi va bene così”.

La stessa Chiesa, alla fine della messa, enuncia: “Mistero della fede”.
Se è un “mistero” ciò in cui credono i fedeli…. auguri!

Per un ateo non è tanto un mistero: a lui le religioni interessano moltissimo e le studia, di solito, più di molti credenti, in quanto sono un fenomeno che riguarda la natura umana.

Per l’ateo la curiosità è una virtù, per il credente è un pericolo: quello di mettere in dubbio il proprio bagaglio di “certezze” che si è caricato sulla schiena senza guardarci dentro, magari per pigrizia o per quieto vivere, per tradizione o per volontà di “buoni educatori”.

Numero2829.

 

 

E S S E R E    I N S E G N A N T I

 

Parla un insegnante che scrive su QUORA

 

Ho insegnato fisica per 30 anni. Cosa ho capito?

 

Ero felice quando gli studenti ( meglio se tutti gli studenti ) avevano assimilato le conoscenze che avevo trasmesso . Speravo tanto che fossero le più aggiornate possibili . Però non bastava era troppo poco . Non serve conoscere : il cervello non è un contenitore di informazioni ma può dare molto ma molto di più . Allora ho cercato di insegnare che la conoscenza non è la verità ( che non si trova MAI ) ma bisogna insegnare a dubitare, ad essere critico verso qualsiasi informazione . Questo ci può permettere di trovare l’inganno e combattere i mali della nostra società : l’ideologismo – il fanatismo – la credulità – il conformismo e potrei continuare . Il massimo che io mi aspettavo dai miei studenti era quando mi dicevano : “Professore mi dimostra quello che dice …o, meglio, da dove nasce la sua certezza?” . Avevo educato delle persone a usare il proprio cervello per costruire le proprie certezze ( nella conoscenza ), ad essere libere dai venditori di fumo. In fisica credere è una parolaccia e dimostrare ( o sperimentare ) è nello spirito scientifico .

Numero2810.

 

U N    L U S T R O

 

In questo mese di novembre, dell’anno 2018, questo BLOG emetteva i suoi primi vagiti.

Buon compleanno a MILLE E PIU’ MOTTI.

Sembra che sia diventato adulto: ora si occupa di argomenti più seri ed importanti. L’epoca e lo spirito dei piccoli proverbi di cinque anni fa sono superati, per far posto ad altre istanze ed interessi.

Anche chi scrive è diventato più vecchio e, forse, anche più saggio: molto ha imparato, cammin facendo, dalle sue stesse scritture, tramite le ricerche, le documentazioni, le recensioni; ha tratto spunto da ogni tipo di argomenti, i più svariati, ma sempre con spirito di curiosa criticità e persino, a volte, di partigianeria per i propri punti di vista.

Spero di non aver annoiato nessuno, io certo non mi sono annoiato e continuerò, pervicacemente, a pormi ancora tante domande per sviscerare delle risposte che spero non saranno deludenti per i lettori, ma sempre coinvolgenti e mai banali.

Grazie a chi mi ha seguito fin qui e….buona prosecuzione. Fino a quando non so….

 

3 Novembre 2023.