Numero3588.

 

Le province italiane dove si vive meglio nel 2025

Al primo posto della consueta classifica del Sole 24 Ore c’è Trento; le grandi città sono andate un po’ meglio rispetto all’anno scorso

La provincia di Trento è al primo posto nella consueta classifica del Sole 24 Ore sulla qualità della vita in Italia. Il Sole 24 Ore la pubblica ogni anno incrociando 90 indicatori, tra cui il costo della vita, il tasso di occupazione, la qualità dell’aria, la sicurezza, il reddito medio e gli incidenti stradali. Al secondo posto quest’anno c’è la provincia di Bolzano, al terzo quella di Udine.

I 90 indicatori che aiutano a comporre la classifica sono divisi in 6 grandi categorie tematiche: ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero. Per ogni indicatore viene dato un punteggio da 0 a 1000 in base a un “senso di lettura” del parametro, e più la provincia è vivibile secondo quel parametro più punti ottiene.

Il Sole 24 Ore classifica le città per categorie e poi fa una media dei punteggi per ottenere la classifica generale: si può dunque sapere sia quali sono le città in cui si vive meglio in senso assoluto che quelle che vanno meglio nei diversi parametri, calcolati perlopiù tramite informazioni dalle banche dati ufficiali. Gli indicatori sono tutti certificati, forniti al giornale da fonti ufficiali, istituzioni e istituti di ricerca come il ministero dell’Interno o della Giustizia, Istat, Inps e Banca d’Italia, oppure forniti alla redazione da società o associazioni che fanno rilevazioni certificate. Nessun indicatore si basa su sondaggi.

Dal 1990 al 2024, cioè da quando il Sole pubblica la classifica, Trento era già stata due volte prima in classifica, tre volte seconda e nove volte terza; mentre Bolzano è stata per ben cinque volte al primo posto. Trento è la provincia più vivibile grazie agli ottimi risultati ottenuti nelle categorie demografia e società (in particolare nel tasso di persone diplomate, nel tasso di mortalità evitabile, nella speranza di vita alla nascita) e nella categoria affari e lavoro. Inoltre nel corso dell’anno aveva già vinto altre due classifiche sempre del Sole 24 Ore: quella sulla qualità dell’ambiente, chiamata Ecosistema urbano, e l’indice di sportività.

Osservando solo le grandi città, si può notare un miglioramento rispetto alla classifica dello scorso anno: Bologna è salita di cinque posizioni, dal nono al quarto posto; Milano di quattro, dal dodicesimo all’ottavo, Roma è in 46esima posizione, ma 13 posizioni avanti rispetto al 2025. Solo Bari e Catania hanno perso posizioni, mentre Firenze e Messina risultano stabili. Molte grandi città del Sud sono nelle posizioni basse della classifica: Bari è 67esima, Messina 91esima, Catania 96esima, Palermo 97esima, Napoli 104esima e Reggio Calabria ultima per il secondo anno consecutivo.

Numero3587.

 

T I E N I    A    M E N T E

 

Se hai cibo nel tuo frigo,

vestiti sul tuo corpo,

un tetto sulla tua testa,

e un posto dove dormire,

tu sei più ricco del 75%

delle persone al mondo.

 

Se hai denaro da spendere

come ti piace, e la libertà

di andare ovunque tu vuoi,

sei fra il 18% delle persone

più facoltose al mondo.

 

Se sei vivo oggi con più

salute che malattie, sei

più benedetto dei tre

milioni di persone che,

in questa settimana,

non sopravviveranno .

 

Se tu puoi leggere e capire

questo messaggio, sei più

fortunato dei tre miliardi di

persone, su questa terra,

che non possono vedere,

non possono leggere,

e non possono accedere

alla conoscenza ed a ogni

tipo di informazione.

 

N.d.R.: a tutto questo si aggiunga che noi, il cosiddetto “mondo occidentale”, che comprende l’Europa ed il Nord America, vale a dire circa 800 milioni di persone, per mantenere il tenore di vita che ci è proprio, consumiamo l’80% delle risorse della terra.

Il restante 20% è destinato ai circa 7 miliardi e mezzo degli altri abitanti sulla terra.

Non meravigliamoci troppo se alcune centinaia di migliaia di questi, ogni anno, cercano di migrare da noi, a rischio della vita, per trovare migliori condizioni per la loro esistenza.

 

Numero3583.

 

da  QUORA

 

Scrive Francisco Goya, corrispondente di QUORA

 

D O N N E    S I N G L E

 

Il motivo per cui oggi esiste una quantità impressionante di donne mature single non è certo il complotto cosmico che qualcuno ama evocare, ma una rivoluzione silenziosa che ha cambiato più la psicologia sociale che la demografia: per la prima volta nella storia occidentale una generazione di donne non dipende da un uomo per sopravvivere, e quando smetti di essere obbligata a scegliere, inizi finalmente a scegliere davvero.

Molte non sono single perché “nessuno le vuole”, ma perché non hanno più intenzione di perdere tempo con uomini emotivamente analfabeti, narcisisti stanchi, eterni adolescenti travestiti da quarantenni, o soggetti incapaci di reggere una relazione che non sia centrata sul loro ombelico.

Da un punto di vista psicologico, queste donne hanno raggiunto un livello di autonomia affettiva che gli uomini della loro stessa età spesso non hanno sviluppato: sanno cosa vogliono, cosa non vogliono, e non hanno il terrore di restare sole perché hanno costruito un’identità che non crolla quando la relazione finisce.

Socialmente, paghiamo lo scotto di decenni in cui i rapporti erano basati più sui ruoli che sui sentimenti, e quando quei ruoli sono saltati, molti uomini si sono ritrovati senza gli strumenti emotivi per costruire legami paritari, mentre molte donne hanno imparato a respirare meglio da sole che male accompagnate.

Politicamente, il paradosso è che mentre qualcuno continua a predicare il ritorno alla famiglia “tradizionale”, è proprio l’assenza di politiche serie su lavoro, welfare, parità retributiva e conciliazione vita-lavoro ad aver spinto molte donne verso una indipendenza obbligata, che poi hanno scoperto essere anche una libertà insperata.

Quindi sì, ci sono molte donne mature single perché, per la prima volta, possono permettersi di esserlo senza pagare un prezzo sociale devastante, e soprattutto perché una relazione oggi deve migliorare la vita, non semplicemente riempirla: e quando gli uomini si presenteranno con maturità, empatia e capacità di costruire, le troveranno ancora lì — non in attesa, ma in cammino, disponibili solo a chi sa davvero camminare accanto.

 

 

Numero3574.

 

da  QUORA

 

Scrive Armando La Torre, corrispondente di QUORA

 

S M E T T E R E    D I    F U M A R E

 

I tuoi polmoni non sono un giardino da rigenerare, ma una discarica tossica che il tuo corpo cercherà disperatamente di bonificare.

L’idea che tu possa “fare” qualcosa per pulirli è un’illusione.

L’unico, vero atto che puoi compiere è smettere di gettare veleno in quella discarica.

Nel momento in cui spegni l’ultima sigaretta, il tuo corpo, che è una macchina di sopravvivenza molto intelligente, inizia un lavoro di pulizia disperato e disgustoso.

Le ciglia bronchiali, le minuscole spazzole che hai paralizzato e bruciato per anni con il catrame delle sigarette, inizieranno lentamente a ricrescere e a muoversi.

 Il loro primo compito sarà quello di spingere verso l’alto decenni di melma nerastra, catrame e particelle di veleno. Questo si tradurrà in mesi di tosse violenta, con un espettorato denso e scuro. Non è un segno di guarigione. È il tuo corpo che vomita la schifezza con cui lo hai riempito.

La verità che nessuno vuole dirti è che una parte del danno è permanente e irreversibile. Non puoi “rigenerare” tutto.

Gli alveoli polmonari, le piccole sacche dove avviene lo scambio di ossigeno, una volta distrutti dal fumo non ricrescono.

Quella condizione si chiama enfisema, ed è una condanna a vita a un respiro sempre più corto. Hai barattato una parte della tua capacità polmonare per delle sigarette.

È un affare che hai già concluso e non puoi annullare.

Inoltre, ogni sigaretta che hai fumato ha giocato alla roulette russa con il DNA delle tue cellule polmonari, causando mutazioni.

Smettendo, smetti solo di aggiungere proiettili alla pistola. Ma quelli che sono già in canna rimangono lì.

Il tuo rischio di cancro ai polmoni diminuirà lentamente nel corso di quindici o vent’anni, ma non tornerà mai, MAI, al livello di una persona che non ha mai fumato. Hai lasciato delle bombe a orologeria nel tuo petto.

L’unica cosa che puoi “fare” è non peggiorare la situazione e dare al tuo corpo una possibilità di fare il suo lavoro.

L’esercizio fisico, soprattutto quello aerobico, non rigenera i polmoni, ma costringe il sistema cardiovascolare a diventare più efficiente, ottimizzando l’uso del poco ossigeno che i tuoi polmoni danneggiati riescono a catturare.

Una dieta sana e ricca di antiossidanti può aiutare a combattere l’infiammazione cronica che hai causato.

Ma non farti illusioni. Non esistono cibi magici o pozioni miracolose.

Stai solo smettendo di prendere a pugni un uomo già a terra.

Il tuo corpo farà del suo meglio per riparare il disastro, ma le cicatrici rimarranno per sempre.

Numero3573.

 

C O M P L I C A T A

 

Complicata,

con la testa sempre

piena di pensieri:

troppe domande,

poche risposte.

Un carattere che

non tutti riescono

a gestire. A volte

chiusa, a volte

troppo diretta.

Non cerco di

piacere a tutti,

voglio soltanto

restare vera.

Perchè, in un mondo

dove tutti fingono,

io preferisco essere

me stessa, anche

quando costa caro.

 

da YouTube

Numero3568.

 

C A L M A

 

Piano piano, ci renderemo conto

che il vero lusso della vita

è avere la mente calma.

Non le auto, non i vestiti,

non i posti da sogno.

Ma la serenità di addormentarsi

senza pensieri che t’inseguono,

di svegliarti senza un peso sul petto,

di respirare senza sentirti

in guerra con te stesso.

A un certo punto, capisci che

non serve riempire la vita di tutto,

basta svuotarla di ciò che

la appesantisce. Capisci che

la calma non è noia, ma libertà.

E, forse, questo è crescere davvero:

non volere di più, ma volere di meno.

 

da YouTube

Numero3566.

 

da QUORA

 

Scrive Pietro Micaroni, corrispondente di QUORA

 

L’ A T E I S M O

 

Il 70% dei giovani nel Regno Unito si identificano come “senza religione”.

Come si identificano i giovani da 16 a 29 anni, in Europa.

ROSSO = senza religione

GIALLO= cristiani

GRIGIO = non cristiani.

 

COME  MAI  IN  ITALIA   I  GIOVANI  NON  VANNO  PIU’  A  MESSA

 

Scrive Luigi Gazzera, corrispondente di QUORA.

 

Credo che sia dovuto al benessere.

Moltissimi non si rendono conto che fino a metà del ‘900 la vita delle persone non ricche (diciamo i 3/4 popolazione) era prorio una vita di m….; o, per dirla in modo più elegante, una valle di lacrime.

Tutte queste persone erano portate a consolarsi pensando a una vita ultraterrena che li ricompensasse.

Il quarto più ricco si mostrava assai religioso, per dare il buon esempio, e favorire la religione che avrebbe aiutato a tenere tranquilli i meno abbienti.

Tutto ciò si è dissolto con il miglioramento gigantesco della vita non tanto dei ricchi , quanto dei poveri.

Un operaio di basso livello conduce una vita più “piacevole” di un principe del ‘700, avendo a disposizione acqua corrente, energia elettrica, riscaldamento, medicinali che consentono a lui e a coniuge e figli una vita assai più lunga, ecc.

Chi mai oggi può pensare seriamente di vivere in una valle di lascrime?

Mancandoci le preoccupazioni e i disagi veri, ci costruiamo dei futuri catastrofici, e ci affidiamo alle follie degli ambientalisti verdi e di Greta Thunberg?

Della religione e dei suoi atti di culto i giovani non sanno più cosa farsene.

 

da  AI  OVERVIEW  (Supervisione dell’Intelligenza Artificiale)

 

COM’ È  LA  SITUAZIONE  IN  ITALIA ?

 

L’ateismo in Italia è una realtà in crescita, con sondaggi del 2019 che stimano il 15,3% della popolazione tra atei e agnostici. La presenza di atei e agnostici è maggiore nel Nord-Ovest e tra i giovani e le persone più istruite. Si registra un calo del numero di cattolici praticanti, anche se il cattolicesimo rimane la religione più diffusa, con una secolarizzazione generale del Paese. 
Dati e tendenze
    • Percentuale di atei e agnostici: Secondo un sondaggio Doxa del 2019, circa il 15,3% degli italiani si dichiarava ateo o agnostico (il 9% ateo e il 6,3% agnostico).
    • Andamento generale: L’ateismo e l’agnosticismo sono in crescita, mentre il numero di cattolici praticanti è in calo, un fenomeno noto come “secolarizzazione”.
    • Suddivisione geografica: Le aree meno cattoliche sono il Nord-Ovest (49,2% cattolici, 28,5% atei/agnostici) e il Sud le aree più cattoliche (78,5% cattolici, 7,5% atei/agnostici).

 

  • Suddivisione per età: I giovani (15-34 anni) registrano un numero più basso di cattolici (poco più del 50%), mentre atei e agnostici superano il 22%. Gli anziani (over 65) sono in prevalenza cattolici.
  • Suddivisione per istruzione: Le persone più istruite (laureate) mostrano una percentuale più bassa di cattolici (50%) rispetto a quelle con licenza elementare (87,6%). 

 

Stato legale e sociale
  • Stato aconfessionale: L’Italia è una repubblica democratica laica e aconfessionale, ma la Costituzione non contiene un principio di laicità esplicito come in altri Paesi.
  • Sostegno ai diritti: Alcuni sondaggi indicano che una larga parte della popolazione, anche tra i cattolici, è favorevole a uno Stato laico e neutrale, alla separazione tra Chiesa e Stato e a una maggiore tassazione sulle proprietà della Chiesa. 
Differenze nell’identificazione
  • Irreligiosità: La categoria degli “irreligiosi” non si sovrappone completamente a quella degli atei e agnostici. Può infatti includere persone che non appartengono a una religione specifica ma non sono credenti. 
Pregiudizi
  • Moralità: Nonostante l’idea diffusa che gli atei siano meno morali, studi recenti suggeriscono che non ci sono differenze significative a livello comportamentale tra atei e credenti. 

 

da  WIKIPEDIA

 

L’Irreligiosità in Italia include gli atei, gli agnostici e le varie forme di irreligiosità, compresi i credenti senza religione di riferimento, diffuse tra i cittadini italiani e i residenti in Italia.

Circa il 22% degli italiani rientrano in queste categorie, pertanto l’irreligiosità costituisce la seconda religione italiana dopo il Cattolicesimo.

Storia

Il Cimitero acattolico di Roma fu costruito nel 1716 per ospitare le spoglie di stranieri non cattolici, principalmente protestanti, che non potevano essere sepolti con funerale cattolico, ma ospita anche le tombe di celebri personalità atee.

Le prime fonti storiche che citano l’ateismo in Italia risalgono all’anno 1550.

Durante il Rinascimento italiano, l’Italia divenne un importante centro della prima filosofia secolare.

Lucilio Vanini rappresentò una delle prime voci del secolarismo italiano. In questo periodo la Santa Inquisizione veneziana cercò di combattere l’irreligiosità.

Nel XX secolo si annoverano alcuni filosofi italiani irreligiosi come Giuseppe Rensi, critici nei confronti della religione.

Tempio laico presso il cimitero monumentale di Staglieno a Genova.

Sebbene il principio di indipendenza tra stato e chiesa cattolica fosse già presente nell’articolo 7 della costituzione fin dal 1948, si arrivò ad una piena laicità dello stato solo con la revisione dei Patti Lateranensi del 1984 (Protocollo addizionale, punto 1) e con la sentenza 203/1989 della Corte Costituzionale.

Statistiche

Tempio Sincretico di Meditazione Universale Sant’Oliva, realizzato dalla Fondazione Scibetta a Massarosa (LU). Intitolato a una santa venerata sia da cristiani che da musulmani, presenta riferimenti a numerose religioni e filosofie.

Secondo il sondaggio SWG del 2021, i credenti senza religione di riferimento sarebbero l’8% della popolazione.

Essi sono costituiti da variegate forme di spiritualità non istituzionale, come ad esempio i deisti.

Non vi sono dati precisi circa la consistenza numerica degli atei e degli agnostici, in quanto entrambe le categorie sono spesso mescolate tra loro e con la categoria generica dei non religiosi (che può comprendere anche credenti che non si identificano in nessuna religione istituzionale).

Secondo il sondaggio Ipsos del 2017, gli italiani che non si identificano in nessuna religione (compresi credenti che non aderiscono nessun culto in particolare, atei e agnostici) sarebbero il 22.6% degli italiani, pari a circa 13 milioni di persone,

Associazionismo

Manifesto affisso a Roma nell’ambito della campagna pubblicitaria dell’UAAR nel 2014

In Italia esistono alcune organizzazioni di ateismo, umanesimo secolare e agnosticismo, quali l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti e l’Associazione nazionale del libero pensiero “Giordano Bruno”.