Mille e più motti

Cosa ci insegna la vita... testamento spirituale di un libero pensatore

Numero3802.

 

da  QUORA

 

Scrive Dario. FF, corrispondente di QUORA.

 

LE  PERSONE  INTELLIGENTI  SONO  ATTRATTE 

DALLE  PERSONE  NON  INTELLIGENTI ?

 

Risposta breve: no, e i dati sono piuttosto netti in direzione opposta. Ma la credenza è così diffusa che vale la pena capire da dove nasce, perché ci sono almeno tre fenomeni reali che la alimentano e uno di questi è davvero interessante.

Cosa dice la ricerca.

La regola dell’accoppiamento umano non è “gli opposti si attraggono”: è che il simile cerca il simile.

Il fenomeno si chiama accoppiamento assortitivo, ed è uno dei più solidi della psicologia sociale: tendiamo a scegliere partner che ci somigliano per età, livello di istruzione, background sociale, valori e sì, capacità cognitive.

Sull’istruzione, che è il proxy più misurabile dell’intelligenza, la correlazione tra partner è forte e, in molti paesi, è addirittura aumentata negli ultimi decenni, perché le persone si incontrano sempre più spesso nei luoghi dove hanno studiato o dove lavorano, cioè in ambienti già filtrati per livello.

Quindi l’immagine del genio attratto dalla persona semplice, per quanto romantica, non descrive la norma statistica: descrive un’eccezione che ci colpisce proprio perché è un’eccezione.

La norma è molto più noiosa: le persone brillanti tendono a mettersi con persone brillanti, esattamente come tutti gli altri tendono a mettersi con i propri simili.

Ha anche senso, se ci pensi, perché una relazione lunga è fatta soprattutto di conversazione, e la conversazione tra chi ha ritmi mentali molto diversi è faticosa per entrambi: uno si annoia, l’altro si sente sotto esame.

Non è snobismo, è attrito quotidiano.

Ma allora perché ci crediamo?

Tre fenomeni veri.

Primo: quello che chiamiamo intelligenza in un partner non è il quoziente intellettivo. Quando una persona molto colta si innamora di qualcuno che non ha studiato, gli osservatori dicono “si è messo con una meno intelligente”. Ma stanno misurando la scolarità, non l’intelligenza. Ci sono molte forme di acume (emotivo, pratico, sociale, umoristico) che non hanno niente a che vedere con i titoli e che in coppia contano moltissimo. Spesso quella che sembra un’attrazione per la “non intelligenza” è un’attrazione per un tipo di intelligenza diverso dal proprio, che l’osservatore non sa riconoscere perché ha un solo metro.

Secondo: l’attrazione fisica e romantica non passa dall’intelligenza. Questo è ovvio e va detto. L’innamoramento è mosso da desiderio, chimica, momento della vita, bisogni emotivi. Il fatto che una persona brillante si innamori di qualcuno con cui non condivide interessi intellettuali non dimostra una preferenza per la “non intelligenza”: dimostra che l’innamoramento non consulta il curriculum. Il che spiega tante coppie miste, spesso brevi, che poi il tempo separa proprio quando la conversazione diventa il collante principale.

Terzo, ed è il pezzo più interessante: a volte è una scelta difensiva. Qui il fenomeno esiste, ed è meno lusinghiero. Alcune persone cercano deliberatamente un partner che percepiscono come inferiore, non per amore ma per sicurezza: chi non ti sfida non ti smentisce, non ti supera, non ti mette in discussione. È il meccanismo che si vede spesso nel funzionamento narcisistico, dove il partner deve fare da specchio e non da controparte, ma non riguarda solo quello: riguarda chiunque abbia un’autostima che regge male il confronto. Attenzione però al ribaltamento: questa non è una preferenza delle persone intelligenti, è una preferenza delle persone insicure, e l’insicurezza è distribuita a tutti i livelli di intelligenza. Chi sceglie qualcuno che non lo sfida non lo fa perché è intelligente: lo fa nonostante lo sia.

La complicazione onesta.

C’è poi un dato che complica il quadro e va detto per correttezza: nelle ricerche sulle preferenze romantiche, l’intelligenza altissima non risulta il tratto più desiderato in assoluto.

Alcuni studi suggeriscono che la desiderabilità cresca fino a un certo punto e poi si appiattisca o cali leggermente: molto intelligente attrae, estremamente intelligente attrae un po’ meno.

Le interpretazioni possibili sono diverse (paura del confronto, associazione con tratti percepiti come scomodi, semplice distanza), ma il punto resta modesto: siamo lontanissimi dal “le persone intelligenti preferiscono i partner non intelligenti”.

Semmai suggerisce che tutti, non solo i geni, preferiamo un partner brillante ma non irraggiungibile.

La Risposta Sintetica.

No, le persone intelligenti non sono attratte da persone non intelligenti: statisticamente cercano partner simili a loro, come fanno tutti.

La credenza contraria vive di tre cose: confondiamo l’intelligenza con l’istruzione e non riconosciamo le forme di acume diverse dalla nostra; l’innamoramento non passa per il cervello e produce coppie miste che ci colpiscono; e alcune persone, insicure più che intelligenti, scelgono davvero chi non le sfida, ma quella è una difesa, non una preferenza.

E se posso aggiungere l’osservazione che trovo più utile: nelle relazioni lunghe il fattore che conta non è il livello di intelligenza, è la curiosità.

Due persone curiose, anche molto diverse per formazione, hanno sempre qualcosa da dirsi; due persone brillanti ma senza curiosità l’una per l’altra finiscono le conversazioni in tre anni.

Nessuno si innamora di un quoziente intellettivo: ci si innamora di come qualcuno guarda il mondo, e poi si resta con chi ha ancora voglia di raccontarcelo.

Numero3801.

 

NON  DEVE  ANDARE  PIU’ COSI’

 

Dici di sì anche quando sei stanca, sopraffatta, o non vuoi.

Le persone scompaiono quando hai bisogno di aiuto e, tuttavia, si aspettano che tu sia sempre là a loro disposizione.

Ti senti in colpa a porre dei limiti, così permetti agli altri di oltrepassarli.

La tua gentilezza è raramente riconosciuta, è soltanto pretesa e attesa.

Più dai, meno rispetto sembra che tu riceva.

 

da YouTube

 

Numero3800.

 

FIORI

 

Qualunque fiore tu sia,

quando verrà il tuo tempo,

sboccerai.

Prima di allora, una fredda

e lunga notte potrà passare.

Perciò, sii paziente verso

quanto ti accade e curati

e amati senza paragonarti

o voler essere un altro

fiore, perché non esiste

un fiore migliore di quello

che si apre nella pienezza

di ciò che è.

E quando ciò accadrà,

potrai scoprire che andavi

sognando di essere un

fiore che aveva da fiorire.

 

Daisuku  Ikeda

Numero3799.

 

IL  POSTO  SBAGLIATO

 

Quando sei nel posto sbagliato,

qualunque cosa tu faccia

non sarà mai abbastanza.

Ma se sei nel posto giusto,

a volte, basta la tua presenza.

Per questo, non mettere mai

in dubbio il tuo valore.

Forse non sei tu il problema.

Magari, sei semplicemente,

e forse, nel posto sbagliato.

 

da YouTube

Numero3797.

 

da  QUORA

 

Scrive Huniss, corrispondente di QUORA.

 

Madre Teresa era una donna crudele?

Non nel senso che fosse apertamente malvagia o che fosse là fuori a uccidere persone… ma aveva questa visione stranamente spartana della sanità, in cui soffrire significava imitare Cristo.

Quindi la sofferenza dei pazienti non era una cosa negativa, così come la sua stessa sofferenza non era una cosa negativa — piuttosto, era una cosa positiva per lei.

Una cosa genuina.

Essere purificati dal dolore e dal disagio e espiare i propri peccati in questo modo.

Di conseguenza, Madre Teresa teneva i suoi pazienti in condizioni spesso brutali. Non le importavano molto gli anestetici e raramente li forniva ai pazienti sotto la sua cura, perché c’era qualcosa di stranamente bello nel dolore e nella sofferenza, per lei.

Il suo approccio alla beneficenza era scomodo, per non dire un po’ sadico.

E sebbene fosse molto desiderosa di soffrire insieme al suo gregge, fece un’eccezione quando una malattia cardiaca la costrinse a confrontarsi con la propria mortalità…

È stato allora che, all’improvviso, ha accettato trattamenti salvavita e cure avanzate che negava e scoraggiava i suoi pazienti dal ricevere.

Madre Teresa aiutava le persone in modi che, dal suo punto di vista, erano genuini. Aveva però anche secondi fini — battezzava e convertiva spesso i malati e i morenti, non sempre con la loro piena conoscenza o consenso.

Credo davvero che fosse sincera e sentita nelle sue convinzioni, ma ora, col senno di poi, mi sembrano più che un po’ losche.

Numero3794.

 

APPUNTI  SPARSI

 

Da una conferenza del Prof.  Umberto Galimberti su YouTube.

 

Quando io credo vuol dire che non so. E solo per questo dovrei essere umile.

La verità appartiene al sapere.

La fede appartiene alla volontà di credere.

La cultura cristiana dà un’identità ed un’appartenenza (chiesa vuol dire comunità), ma non dà nessuna verità razionale.

La fede è un sacrificio dell’intelletto, è un prodotto della volontà.

Perciò si crede “cum timore et tremore multo” e la fede dovrebbe essere sempre accompagnata dal dubbio: il cardinale Martini diceva “Io credo ma col dubbio accanto”.

Le chiese sono diventate le tombe, i sepolcri di Dio (Friederick Nietzsche).

2 + 2 = 4 è una verità: lo so.

Ma se Cristo è risorto non lo so: lo credo.

La fede parla delle “invisibilia” cioé delle cose che non si vedono. E queste non si sanno, non si conoscono.

Tutte le religioni monoteiste sono fondamentaliste.

Quando si sente parlare di “dialogo ecumenico” si deve diffidare perché si tratta di espressione di pura ipocrisia.

Se io ritengo di detenere la verità assoluta, come faccio a parlare con gli altri, se soltanto io la possiedo?

E se sono un credente, come faccio ad avere una verità dubbiosa?

È una contraddizione terribile.

Dialogo = guerra (dia = massima distanza tra le parti che si deve attraversare).

Tu hai un “logos” ((discorso, parola, ragionamento), io ne ho un altro: per questo ci incontriamo in una discussione che è una guerra di parole.

Si tratta di una guerra che non avrà vincitori: se ce ne sarà uno, il soccombente sarà schiavo per sempre.

 

 

Numero3792.

 

SAPER  ASPETTARE

 

Non tutto ciò che tarda

si sta allontanando da me.

Alcune cose hanno bisogno

di crescere in silenzio, prima

di entrare nella mia vita.

Non inseguirò ogni risposta

e proteggerò la mia pace:

ciò che è davvero destinato

a me saprà arrivare proprio

nel momento giusto in cui

sarò pronto ad accoglierlo.

 

@lifeisinthewords

Numero3790.

 

LA  TUA  DONNA

 

La tua donna è l’unica persona

che ha scelto di amarti.

Tua madre ti ama perché

tu sei suo figlio.

I tuoi fratelli e sorelle

ti vogliono bene perché

tu sei il loro fratello.

I tuoi figli ti amano

perché tu sei loro padre.

Ma la tua donna ti ama

senza nessun obbligo.

Lei ha avuto fiducia in te

quando nessuno lo ha fatto.

Lei ti è stata vicina non

perché doveva, ma perché

l’ha voluto, ha scelto di farlo.

Non dimenticare mai

la donna che ha deciso

di costruire il suo mondo

intorno a te. Rispettala,

proteggila. Perchè l’amore

di una donna, quando è

sincero e leale, è la base

più forte che un uomo

possa mai avere nella vita.

Numero3789.

 

CHI  TI  STA  VICINO

 

Chi ti cerca sempre lo fa

proprio perché gli manchi.

Chi si preoccupa per te

lo fa perché, è evidente,

tu gli importi davvero.

Perché l’affetto sincero

si riconosce nei gesti,

nelle buone attenzioni,

nella silenziosa presenza.

Chi ti vuole bene davvero

trova sempre il modo

di farti sentire importante.

 

da YouTube

Numero3788.

 

LA  PACE  VIENE  DA  DENTRO

 

Non aspettare che il mondo si sistemi per trovare pace.

Il mondo non si sistemerà mai del tutto.

Non aspettare nemmeno la persona giusta.

Nemmeno il momento perfetto.

Scegliere la pace significa questo:

Respirare prima di rispondere.

Lasciar andare quello che non puoi controllare.

Smettere di rivivere ciò che è già passato.

Stare nel momento, anche se non è perfetto.

La pace è la scoperta che puoi bastare a te stesso.

Anche quando intorno a te c’è rumore.

Non è qualcosa che trovi.

È qualcosa che pratichi.

Ogni giorno. Ogni respiro.

La tua pace è dentro di te, scoprila.

 

@healingsoulmusic-it