da QUORA
Scrive Dario. FF, corrispondente di QUORA.
LE PERSONE INTELLIGENTI SONO ATTRATTE
DALLE PERSONE NON INTELLIGENTI ?
Risposta breve: no, e i dati sono piuttosto netti in direzione opposta. Ma la credenza è così diffusa che vale la pena capire da dove nasce, perché ci sono almeno tre fenomeni reali che la alimentano e uno di questi è davvero interessante.
Cosa dice la ricerca.
La regola dell’accoppiamento umano non è “gli opposti si attraggono”: è che il simile cerca il simile.
Il fenomeno si chiama accoppiamento assortitivo, ed è uno dei più solidi della psicologia sociale: tendiamo a scegliere partner che ci somigliano per età, livello di istruzione, background sociale, valori e sì, capacità cognitive.
Sull’istruzione, che è il proxy più misurabile dell’intelligenza, la correlazione tra partner è forte e, in molti paesi, è addirittura aumentata negli ultimi decenni, perché le persone si incontrano sempre più spesso nei luoghi dove hanno studiato o dove lavorano, cioè in ambienti già filtrati per livello.
Quindi l’immagine del genio attratto dalla persona semplice, per quanto romantica, non descrive la norma statistica: descrive un’eccezione che ci colpisce proprio perché è un’eccezione.
La norma è molto più noiosa: le persone brillanti tendono a mettersi con persone brillanti, esattamente come tutti gli altri tendono a mettersi con i propri simili.
Ha anche senso, se ci pensi, perché una relazione lunga è fatta soprattutto di conversazione, e la conversazione tra chi ha ritmi mentali molto diversi è faticosa per entrambi: uno si annoia, l’altro si sente sotto esame.
Non è snobismo, è attrito quotidiano.
Ma allora perché ci crediamo?
Tre fenomeni veri.
Primo: quello che chiamiamo intelligenza in un partner non è il quoziente intellettivo. Quando una persona molto colta si innamora di qualcuno che non ha studiato, gli osservatori dicono “si è messo con una meno intelligente”. Ma stanno misurando la scolarità, non l’intelligenza. Ci sono molte forme di acume (emotivo, pratico, sociale, umoristico) che non hanno niente a che vedere con i titoli e che in coppia contano moltissimo. Spesso quella che sembra un’attrazione per la “non intelligenza” è un’attrazione per un tipo di intelligenza diverso dal proprio, che l’osservatore non sa riconoscere perché ha un solo metro.
Secondo: l’attrazione fisica e romantica non passa dall’intelligenza. Questo è ovvio e va detto. L’innamoramento è mosso da desiderio, chimica, momento della vita, bisogni emotivi. Il fatto che una persona brillante si innamori di qualcuno con cui non condivide interessi intellettuali non dimostra una preferenza per la “non intelligenza”: dimostra che l’innamoramento non consulta il curriculum. Il che spiega tante coppie miste, spesso brevi, che poi il tempo separa proprio quando la conversazione diventa il collante principale.
Terzo, ed è il pezzo più interessante: a volte è una scelta difensiva. Qui il fenomeno esiste, ed è meno lusinghiero. Alcune persone cercano deliberatamente un partner che percepiscono come inferiore, non per amore ma per sicurezza: chi non ti sfida non ti smentisce, non ti supera, non ti mette in discussione. È il meccanismo che si vede spesso nel funzionamento narcisistico, dove il partner deve fare da specchio e non da controparte, ma non riguarda solo quello: riguarda chiunque abbia un’autostima che regge male il confronto. Attenzione però al ribaltamento: questa non è una preferenza delle persone intelligenti, è una preferenza delle persone insicure, e l’insicurezza è distribuita a tutti i livelli di intelligenza. Chi sceglie qualcuno che non lo sfida non lo fa perché è intelligente: lo fa nonostante lo sia.
La complicazione onesta.
C’è poi un dato che complica il quadro e va detto per correttezza: nelle ricerche sulle preferenze romantiche, l’intelligenza altissima non risulta il tratto più desiderato in assoluto.
Alcuni studi suggeriscono che la desiderabilità cresca fino a un certo punto e poi si appiattisca o cali leggermente: molto intelligente attrae, estremamente intelligente attrae un po’ meno.
Le interpretazioni possibili sono diverse (paura del confronto, associazione con tratti percepiti come scomodi, semplice distanza), ma il punto resta modesto: siamo lontanissimi dal “le persone intelligenti preferiscono i partner non intelligenti”.
Semmai suggerisce che tutti, non solo i geni, preferiamo un partner brillante ma non irraggiungibile.
La Risposta Sintetica.
No, le persone intelligenti non sono attratte da persone non intelligenti: statisticamente cercano partner simili a loro, come fanno tutti.
La credenza contraria vive di tre cose: confondiamo l’intelligenza con l’istruzione e non riconosciamo le forme di acume diverse dalla nostra; l’innamoramento non passa per il cervello e produce coppie miste che ci colpiscono; e alcune persone, insicure più che intelligenti, scelgono davvero chi non le sfida, ma quella è una difesa, non una preferenza.
E se posso aggiungere l’osservazione che trovo più utile: nelle relazioni lunghe il fattore che conta non è il livello di intelligenza, è la curiosità.
Due persone curiose, anche molto diverse per formazione, hanno sempre qualcosa da dirsi; due persone brillanti ma senza curiosità l’una per l’altra finiscono le conversazioni in tre anni.
Nessuno si innamora di un quoziente intellettivo: ci si innamora di come qualcuno guarda il mondo, e poi si resta con chi ha ancora voglia di raccontarcelo.