M A R C O A U R E L I O D I C E V A : (Marco Aurelio, imperatore romano, filosofo stoico).
“La tua mente diventa
ciò che ripete”.
Se tu ripeti l’abitudine
di ignorare l’evidenza,
diventerai un esperto
nell’ignorare i momenti
importanti della vita.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
M A R C O A U R E L I O D I C E V A : (Marco Aurelio, imperatore romano, filosofo stoico).
“La tua mente diventa
ciò che ripete”.
Se tu ripeti l’abitudine
di ignorare l’evidenza,
diventerai un esperto
nell’ignorare i momenti
importanti della vita.
P E R C H È T I S T R E S S I.
Non solo perché fai troppo, ma perché fai troppo contro ciò che senti dentro.
Fai troppo contro di te.
Non è solo la quantità di cose che fai, ma è lo stesso conflitto interno che ti consuma.
Quando agisci per accudire e compiacere gli altri e soffochi ciò che senti, consumi energia vitale. Tanta.
È logorante.
Forse, più presto di quello che pensi, saranno gli altri a occuparsi di te.
Quando vivi o lavori in un posto che sta diventando alienante, o fai delle cose che sono sempre più pesanti,
sei in un posto che non ti rispecchia.
Forse un tempo lo faceva, ma ora non più: è un posto dove vivi male, adesso.
È un ambiente che, se in passato ti ha valorizzato e stimolato, ora ti spegne: ti toglie le forze, anche senza fare nulla.
Il tuo corpo lo sa prima della mente.
Quando ti circondi o ti occupi obbligatoriamente di persone che sono diventate problematiche e impegnative,
anche persone che ti sono, o ti sono state, o ti saranno sempre care, loro, anche non volendo farlo, ti rendono la vita difficile come mai prima.
Anche se sorridi e fai finta di niente, il tuo sistema nervoso è in continua allerta.
Ogni interazione diventa un micro-stress invisibile.
Quando dici “sì”, anche se dentro vorresti dire “no”: è uno dei più grandi furti di energia.
Dire “sì” per paura, senso di colpa o dovere è come nuotare controcorrente.
Ogni volta perdi un pezzo di te, un frammento della tua roccia di energia che, pian piano, si sta sgretolando.
E tu lo avverti.
Quando passi troppo tempo a giustificare le tue scelte a te stessa, pur sapendo in cuor tuo cosa è giusto per te; quando senti di dover spiegare le tue scelte a tutti, oltre che a te stessa, è perché dentro di te c’è già un conflitto.
E quel dubbio ti consuma.
Il cervello non è capace di vivere con il dubbio: lui vuole certezze, anche infondate, purché indiscutibili.
O la mente diventa un pezzo di legno invaso dai tarli.
Non sei sbagliata, hai solo bisogno di tornare dalla tua parte.
Alla fine, quello che ti salva non è dimenticare.
È scegliere ogni giorno di accettare, malgrado tutto, chi ti sta stressando.
È restare fedele a te stessa, anche quando il mondo ti mette alla prova.
È riconoscere che quello che ti succede dice molto di chi sta impegnando, fino all’esaurimento, le tue energie fisiche, mentali, spirituali, e molto poco di quanto vali davvero tu.
E questa, nel guazzabuglio delle ingiustizie quotidiane, a cui siamo tutti potenzialmente esposti, è la forma più potente, se non di libertà, almeno di liberazione e riscatto.
Non sentirti lasciata sola: ritrovati dentro la tua coscienza.
Lei non ti abbandona mai.
R I C E R C H E
Quelli che obbediscono alle mappe
non scoprono mai nuovi territori.
da QUORA
Scrive Gaetano Antonio Riotto, corrispondente di QUORA
U N A S T O R I A D I O G G I
Una maestra stava correggendo i compiti dei suoi studenti.
Nel frattempo, suo marito passeggiava per casa con lo smartphone in mano, immerso nel suo gioco preferito.
Quando arrivò all’ultimo compito da correggere, la maestra iniziò a piangere in silenzio.
Il marito, vedendola, le chiese:
— Cosa è successo?
La moglie rispose:
— Ieri ho dato come compito ai miei studenti di scrivere qualcosa sul tema “IL MIO DESIDERIO”.
Il marito disse:
— Va bene, ma perché piangi?
La moglie, trattenendo le lacrime, rispose:
— Correggendo l’ultimo compito, non sono riuscita a trattenere il pianto.
Il marito, incuriosito, chiese:
— Cosa c’era scritto di così commovente?
La moglie cominciò a leggere:
Il mio desiderio è diventare uno smartphone.
I miei genitori amano molto il loro smartphone.
Si prendono cura del loro smartphone al punto che a volte si dimenticano di prendersi cura di me.
Quando mio padre torna stanco dal lavoro, ha tempo per il suo smartphone, ma non per me.
Quando i miei genitori stanno facendo qualcosa di importante e lo smartphone squilla, al primo squillo rispondono subito, ma non fanno altrettanto con me…
anche se sto piangendo.
Giocano con il loro smartphone, ma non con me.
Quando parlano con qualcuno al telefono, non mi ascoltano, anche se sto dicendo qualcosa di importante.
Quindi, il mio desiderio è diventare uno smartphone.
Dopo aver ascoltato quelle parole, il marito si commosse e chiese alla moglie:
— Chi ha scritto questo tema?
La moglie, con gli occhi lucidi, rispose:
— NOSTRO FIGLIO.
GENITORI, ricordate:
I dispositivi elettronici sono utili, ma sono pensati per facilitarci la vita, non per sostituire l’amore verso la famiglia e le persone care.
I bambini vedono e sentono tutto ciò che accade intorno a loro.
Le esperienze si imprimono nella loro mente lasciando segni che durano per tutta la vita.
Prendiamocene cura, affinché crescano con i valori giusti e senza falsi bisogni.
Molti, troppi
non cercano
la loro libertà,
ma soltanto
buoni padroni.
da QUORA
Scrive Ascanio Guerriglieri, corrispondente di QUORA
P E N S I E R I E C O M P O R T A M E N T I
1. Avrai sempre problemi. Impara a goderti la vita mentre li risolvi.
2. Le persone non decidono il loro futuro, decidono le loro abitudini.
E le loro abitudini determinano il loro futuro.
3. Nella vita puoi controllare solo due cose: il tuo impegno e il tuo atteggiamento.
4. Non chiederti come iniziare. Inizia, e poi chiediti come migliorare.
5. La felicità dipende meno dal piacere e più dal trovare un senso nella vita.
6. La vita diventa più difficile quando ti aspetti troppo dagli altri e poco da te stesso.
7. La vita diventa più semplice quando pretendi molto da te stesso e poco dagli altri.
Poniti standard elevati, ma mantieni basse aspettative.
8. La metà dei tuoi problemi esiste solo nella tua testa: a volte ingigantisci cose che in realtà sono piccole.
9. Non cercare scorciatoie o segreti: quello che ti serve è la costanza.
10. Non permettere a tre cose di controllare la tua vita: le persone, i soldi e il passato.
11. Ogni sfida, persino una tragedia, nasconde un’opportunità.
Se impari a cercarla, puoi trasformare una situazione negativa in qualcosa di positivo o, almeno, puoi trarne qualcosa di utile.
12. Sii grato ogni giorno, perché, anche quando pensi di non avere nulla per cui ringraziare, la tua vita “normale” potrebbe essere il sogno di qualcun altro.
Alcune regole di vita da imprimere nella mente.
Autore ignoto.
Da QUORA
Scrive PaolettaS, corrispondente di QUORA.
D A R E E R I C E V E R E
Sai perché le persone non riconoscono quello che fai per loro?
Perché la prima volta che tu fai qualcosa per qualcuno, tu generi in lui la gratitudine.
La seconda volta che tu fai o dai qualcosa a qualcuno, generi l’anticipazione.
La persona si augura di ricevere di nuovo.
La terza volta, hai già generato un’aspettativa.
La persona si aspetta di ricevere ancora quello che gli avevi dato.
La quarta volta, tu generi un merito.
La persona sente di meritare quello che gli stai dando e vuole continuare a ricevere.
La quinta volta, hai già creato una dipendenza.
Quella persona sente di non vivere più bene senza quello che tu gli stai dando.
É già viziata.
La sesta volta, percepisci che non c’è reciprocità: tu non ricevi nulla in cambio e, quindi, smetti di dare.
E allora, la persona viziata che tu hai creato è risentita con te, perché le stai negando quello di cui ha tanto bisogno e allora finisce per odiarti, perché hai smesso di dare quello che tu le hai fatto credere di meritare.
Per questo bisogna sapere qual è il limite nel dare.
Perché l’altro, o l’altra, non conosce limiti nel ricevere.
Mario Venuti
da QUORA
Scrive Lorenzo Melilli traducendo Younas Khan
P E R C A M B I A R E T E S T E S S O
da QUORA
Scrive Federica Bagwell, corrispondente di QUORA.
D O V’ È L O S B A G L I O ?
In fila al supermercato, il cassiere dice a un uomo anziano di portare la propria borsa, perché le buste di plastica non fanno bene all’ambiente.
Il signore si scusa e spiega: “Ai miei tempi non esisteva una moda così ecologica”. Il dipendente ha risposto: “Questo è il nostro problema adesso. La tua generazione non si è presa abbastanza cura di preservare l’ambiente”.
Hai ragione, gli dice l’uomo: la nostra generazione non aveva quella moda green di quei tempi:
– Allora, le bottiglie del latte, delle bibite gassate e dellea birra venivano restituite al negozio e rispedite al produttore per essere lavate e sterilizzate prima di essere riempite nuovamente, in modo che le stesse bottiglie potessero essere utilizzate più e più volte. In realtà le stavano riciclando.
– Abbiamo preso le scale, perché non c’erano scale mobili in ogni negozio o ufficio, quindi abbiamo risparmiato elettricità.
– Andavamo alle aziende a piedi invece di guidare auto da 300 cavalli ogni volta che dovevamo percorrere 1 miglio.
– A quel tempo lavavamo i pannolini dei bambini perché non c’erano quelli usa e getta.
– Abbiamo asciugato i nostri vestiti su stendibiancheria, non in asciugatrici elettriche. L’energia solare ed eolica hanno effettivamente asciugato i nostri vestiti.
– Quindi avevamo un televisore o una radio a casa, non un televisore in ogni stanza.
– In cucina pestavamo nel mortaio e battevamo a mano, perché non c’erano macchine elettriche che lo facessero per noi.
– Quando imballavamo qualcosa di fragile da spedire per posta, per proteggerlo usavamo vecchi giornali spiegazzati, non il pluriball.
– A quei tempi non si usavano tosaerba elettrici per tagliare l’erba; non abbiamo usato una falciatrice elettrica.
– Ci esercitavamo lavorando, quindi non avevamo bisogno di andare in palestra per correre sui tapis roulant che funzionano con l’elettricità.
– Bevevamo direttamente dal rubinetto o da una tazza di vetro quando avevamo sete, invece di usare bicchierini o bottiglie di plastica ogni volta che avevamo bisogno di bere acqua.
– Abbiamo cambiato le lamette del rasoio invece di buttare via l’intero rasoio solo perché la lama era diventata smussata.
– Allora, i bambini andavano a scuola in bicicletta o camminavano, invece di usare la mamma o il papà come tassisti.
– Avevamo una presa in ogni stanza, non diverse prese multiple per alimentare una dozzina di elettrodomestici.
-E non avevamo bisogno di un dispositivo elettronico per ricevere segnali dai satelliti situati a migliaia di chilometri di distanza nello spazio per trovare la pizzeria più vicina.
– Prima usavamo la linea fissa e ce n’era solo una ogni dieci case. Oggi ci sono 10 cellulari per ogni casa e quando li butti via le batterie contaminano il terreno e migliaia di litri d’acqua.
– Quindi mi sembra logico che l’attuale generazione si lamenti continuamente di quanto noi, ormai anziani, fossimo IRRESPONSABILI per non avere questa moda verde ai nostri tempi.
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Non dimenticare di inviarlo a qualcun altro che è stanco di ricevere lezioni di ecologia da qualsiasi “saputello” di questa nuova generazione…🤨*
da QUORA
Scrive Rosy, corrispondente di QUORA
A L L E V A R E F I G L I
Un’aquila diede un consiglio a una donna su come crescere al meglio i propri figli.
— Stai bene, madre umana? — chiese l’aquila.
La donna, sorpresa, la guardò negli occhi.
— Ho paura — rispose — Il mio bambino sta per nascere e ho così tanti dubbi. Voglio dargli il meglio, desidero che la sua vita sia facile e serena… ma come farò a sapere se lo sto crescendo nel modo giusto?
L’aquila la osservò in silenzio, poi si posò vicino a lei.
— Crescere un figlio non è semplice — disse. — Non si tratta di offrirgli una vita comoda. Anzi, spesso è proprio il contrario. Quando nascono i miei aquilotti, il nido è pieno di piume e foglie morbide: è un rifugio accogliente, dove possono sentirsi protetti. Ma quando arriva il momento di imparare a volare, tolgo tutto. Lascio solo i rami secchi e le spine.
La donna aggrottò la fronte, confusa.
— Le spine? Perché rendere tutto così difficile?
— Perché il disagio li sprona a cambiare — rispose l’aquila. — Se il nido resta comodo, loro non si muoveranno mai. Invece, il fastidio li costringe a cercare un nuovo posto, a scoprire la forza che hanno dentro. La comodità non insegna nulla.
La donna rifletté, ma aveva ancora dei dubbi.
— E quando cadono? Cosa fai?
— Li lancio nel vuoto — disse l’aquila con voce calma. — All’inizio precipitano, il vento li travolge. Ma io li raggiungo, li afferro con i miei artigli e li sollevo. Poi li lascio andare di nuovo. Ripeto questo gesto più volte, finché non trovano le ali. E quando finalmente riescono a volare, li lascio andare per davvero. Non intervengo più.
La donna la fissò, ancora incredula.
— Quindi non li proteggi sempre?
— No — rispose l’aquila con fermezza. — Non nutro la loro dipendenza. I miei piccoli devono imparare a volare da soli, a essere forti, a sopravvivere senza di me. Se li tenessi nel nido per sempre, non farei altro che indebolirli. Il mio compito è prepararli al volo, non trattenerli.
La donna abbassò lo sguardo, accarezzandosi il ventre.
— Dunque… devo lasciare che mio figlio affronti qualche difficoltà?
L’aquila annuì.
— Non si tratta di farlo soffrire. Si tratta di insegnargli. E anche se ti farà male, madre umana, la cosa più preziosa che puoi donargli è la forza. Non proteggerlo da tutto. Non coprirlo costantemente. Lascia che affronti il mondo. Fallo volare.
La donna annuì lentamente, guardò l’aquila con gratitudine e le sorrise.
— Grazie, madre aquila — sussurrò mentre si allontanava. — I tuoi consigli sono un dono.
Riprese il cammino, decisa a diventare la madre di cui suo figlio avrebbe avuto bisogno: saggia, coraggiosa, capace di lasciarlo andare al momento giusto.
Se vuoi che tuo figlio impari a volare alto… non fare tutto al posto suo.
Non trattenerlo in un nido di sole comodità.
Le aquile spingono i propri piccoli fuori dal nido, li costringono ad affrontare le spine, perché sanno che solo così scopriranno le proprie ali.
Non temere di vederli cadere. Come l’aquila, sarai lì per sollevarli.
Ma non tenerli sotto la tua ala per sempre.
Lasciali affrontare il vento. Lasciali diventare forti.
Il vero amore non è proteggerli da ogni difficoltà,
ma prepararli alla vita.
Anche se ciò significa lasciarli cadere.
Anche se fa male.
Lasciali trovare la loro strada.
Anche inciampando, anche sbagliando.
È così che si impara a volare.
T R A M O N T O D E L L’ O C C I D E N T E
I PNU (Programmi per le Nazioni Unite) hanno constatato che noi occidentali siamo il 17% della popolazione mondiale e, per mantenere il nostro livello attuale di benessere, in questa fase critica, abbiamo bisogno dell’80% delle risorse della terra.
È chiaro, allora, che per mantenere questo MILIARDINO di esseri umani privilegiati, gli altri abitanti della terra dovrebbero continuare a patire la fame e a vivere con scarsi mezzi di sussistenza.
Basta che i Cinesi e gli Indiani mangino qualche ciotola di riso in più e noi occidentali dovremmo inevitabilmente decrescere.
da ORIZZONTESCUOLA.IT
18 Marzo 2025
Ne abbiamo già dato ampio spazio noi, attraverso un articolo che descriveva il fenomeno ormai noto come “brain rot” o “marciscenza al cervello”. Il termine è stato scelto come parola dell’anno 2024 dalla Oxford University Press e, secondo Casper Grathwohl, presidente di Oxford Languages, il termine indica il deterioramento delle facoltà mentali, causato dall’abitudine di scorrere rapidamente contenuti superficiali, rendendo più difficile la memorizzazione e la concentrazione.
Ed è proprio sulla memorizzazione e concentrazione, nonché sugli effetti di ansia, depressione, disturbi alimentari e difficoltà di apprendimento che si concentra l’attenzione di Andrea Cangini.
Scrittura manuale, memorizzazione, lettura, tutte attività che favoriscono il potenziamento dell’emisfero sinistro del cervello, responsabile del pensiero logico e analitico. Se questa area non viene adeguatamente sviluppata, ricorda Cangini, i ragazzi rischiano di dipendere esclusivamente dalla sfera emotiva, con un impatto negativo sulla loro capacità di valutazione critica e razionale.
Anche la particolare rilevanza data scrittura in corsivo e alla calligrafia, non solo per il loro valore tecnico, ha il suo motivo d’esistere, dal momento che stimola la coordinazione oculo-manuale e contribuiscono allo sviluppo del pensiero logico.
A dirlo non sono le Indicazioni nazionali, ma studi che hanno dimostrato gli effetti della calligrafia sullo sviluppo cognitivo dei bambini.
Ad esempio, uno studio norvegese ha rilevato che scrivere a mano attiva aree cerebrali legate all’elaborazione, all’attenzione e al linguaggio, migliorando l’apprendimento e la memoria. Inoltre, la scrittura manuale coinvolge processi cognitivi multipli, tra cui abilità motorie, memoria e elaborazione delle informazioni, favorendo uno sviluppo cognitivo più completo
Per quanto riguarda la calligrafia, questa non solo migliora la qualità della scrittura, ma contribuisce anche allo sviluppo delle capacità motorie e cognitive. I bambini che padroneggiano il corsivo e altri stili di scrittura manuale sviluppano una maggiore attività neuronale, possiedono un vocabolario più ampio e una maggiore capacità di comporre testi scritti rispetto a chi utilizza prevalentemente dispositivi elettronici.
da QUORA
Scrive Constantin Minov, corrrispondente di QUORA.
C O M P O R T A M E N T I C H E C O N D U C O N O A L L A P O V E R T A’
Ci sono diverse abitudini che possono rendere una persona povera. Ecco qui alcune:
da QUORA
Scriove Ena, corrispondente di QUORA
B U O N E A B I T U D I N I
da QUORA
Scrive Gennaro, corrispondente di QUORA
C O M P O R T A M E N T I G I U S T I
Se aspetti di essere pronto, non inizierai mai: L’azione crea sicurezza, non il contrario.
Non hai bisogno di più tempo, hai bisogno di più focus: Elimina il superfluo e concentrati su ciò che conta.
Il successo non è fortuna, è abitudine: Ripeti le azioni giuste ogni giorno.
Le opportunità non si aspettano, si costruiscono: Agisci invece di sperare.
Sbaglia più velocemente, impara più in fretta: Ogni errore è una lezione preziosa.
La disciplina è il ponte tra obiettivi e risultati: Non contare sulle emozioni, conta sulla costanza.
Non servono ore di allenamento o studio, ma minuti ben fatti: La qualità batte sempre la quantità.
Le scuse non bruciano calorie, non fanno guadagnare soldi e non ti rendono felice: Smetti di usarle.
Chiunque può parlare, pochi fanno: Dimostra con i fatti, non con le parole.
Domandati sempre: “Questo mi sta avvicinando o allontanando dai miei obiettivi?”: Se la risposta è “allontanando”, cambia rotta.