Numero3393.

 

P R O I E Z I O N I

 

La tua ombra non vive solo in te, la vedi negli altri, e ti parla da lì.

 

1   Ti dà fastidio chi si arrabbia, perché tu non te lo permetti.

2   Critichi chi si espone ma, in fondo, vorresti farlo anche tu.

3   Ti irrita chi è sicuro di sé, perché sei tu a non sentirti abbastanza sicuro.

4   Compatisci chi è fragile, perché odii la tua stessa vulnerabilità.

5   Eviti chi ti ama davvero, perché pensi di non meritarlo.

6   Svaluti chi si mette al centro, perché tu ti sei messo sempre da parte.

7   Chi è libero ti infastidisce, perché tu ti sei sempre tenuto in gabbia.

8   Ti fanno infuriare le ingiustizie, da cui non hai saputo difenderti da bambino.

9   Rifiuti chi è simile a te, perché rigetti quella parte di te che non hai mai saputo integrare.

10 Il problema non è sempre l’altro, è quello che l’altro risveglia in te.

 

da YOUTUBE.

Numero3392.

 

L A    B I B B I A    E    L A    F E D E

 

Non accontentarti di ciò che ti è stato raccontato.

Non limitarti a ripetere le parole “sacre” senza conoscerne l’origine.

Osserva ogni testo “sacro”, ad esempio la Bibbia, come una guida simbolica, non come un’ordinanza dogmatica.

Riconosci che siamo stati formati, distrutti, rifatti, che l’intelligenza universale ha sempre parlato in modo plurale e che il nostro compito non è adorare nell’ignoranza, ma partecipare con consapevolezza alla prossima grande svolta dell’umanità.

Quella sarà un’era in cui l’uomo, finalmente, ricorderà il proprio linguaggio stellare, curerà la terra dopo ogni catastrofe e userà la scintilla divina che porta dentro non per dominare e distruggere, ma per creare, amare e risplendere.

Quando comprenderai che i cicli continuano, che gli dei parlano tra loro e che la storia umana è una scuola di anime, allora il sapere si farà saggezza e il divino non sarà più là fuori, ma vivo, presente, vibrante dentro di te.

Alla fine, la vera rivelazione non è nei miracoli descritti, né nei dogmi imposti, ma nella possibilità che ogni essere umano ha di risvegliarsi, di vedere la Bibbia e la storia stessa non come un blocco immobile, ma come una finestra aperta su una eredità profonda, frammentata, disseminata nel tempo e nello spazio.

La vera fede non è cieca.

È il coraggio di interrogare, di scavare, di disfare per poi ricostruire.

Non si tratta di distruggere ciò che ci è stato trasmesso, ma di comprenderlo davvero, non per negare, ma per illuminare.

Ci hanno insegnato a credere senza domandare, a obbedire senza indagare, a venerare senza comprendere.

Ma ora siamo chiamati a qualcosa di diverso: a essere custodi consapevoli di una conoscenza che ci è stata trasmessa, spesso in silenzio, attraverso simboli, parabole, numeri, ripetizioni, nomi ed omissioni.

Perché la Bibbia, come ogni testo “sacro”, è anche ciò che non dice, ciò che allude, ciò che insinua.

Il non detto è spesso più potente del detto.

Quando ci accorgiamo che ogni  cultura ha custodito un frammento dello stesso racconto, dai miti di Atlantide alle genealogie Egizie, dalle cosmogonie Maya ai sogni sciamanici dell’Amazzonia, allora comprendiamo che la verità non è un possesso esclusivo, ma un filo sottile che attraversa tutti i popoli e tutti i tempi, un immaginario collettivo, un ricordo condiviso,  una nostalgia dell’origine.

Gesù, o Yeshua, lungi dall’essere il fondatore di una religione, ruolo in cui egli stesso si sarebbe disconosciuto, è il simbolo dell’uomo che si cerca, che attraversa i mondi per tornare al cuore, che apprende, dubita, evolve.

È il segno che dentro ognuno di noi vive un principio divino capace di trasformare l’acqua in vino, la paura in forza, la materia in spirito.

Ma solo se ci spingiamo oltre il velo.

Dunque, la domanda che resta, l’unica che davvero conta, non è se i testi siano autentici, o chi li abbia scritti, o quali siano i versetti giusti, o le traduzioni esatte, ma è questa: che cosa ci stai facendo oggi con questo immenso patrimonio, come lo vivi?

Lo ripeti a memoria o lo lasci vibrare dentro di te; lo usi per separarti dagli altri o per riconoscere che siamo tutti parte di uno stesso mistero?

Quando abbandonerai l’illusione di sapere tutto, o che quello che credi di sapere è tutto quello che sai, quando ascolterai, studiando ed imparando, i popoli antichi, i maestri dimenticati, la pietre mute e persino il silenzio che c’è tra un versetto e l’altro, allora capirai che la vera Bibbia non è quella stampata, ma quella scritta nei tuoi sogni, nelle tua domande, nei tuoi dolori e nelle tue rinascite.

Ed è lì, proprio lì, che comincia la tua parte nella grande narrazione del cosmo.

Numero3389.

 

In questi ultimi tempi, mi sto interessando approfonditamente di argomenti come questi che seguono ed ho trovato affascinate il pensiero di questo scienziato – filosofo italiano, poco conosciuto ma molto importante.

Mi ha aperto un mondo nuovo e diverso dove, felicemente e coerentemente, trovano posto e risposta tanti miei dubbiosi interessi mentali. Mi ci sto uniformando e agglutinando come un insetto sulla carta moschicida.

 

 

F E D E R I C O    F A G G I N

 

ovvero: un pensiero finalmente olistico che associa scienza e spiritualità, fisica e filosofia.

 

La “teoria Faggin” è un’interpretazione della coscienza che vede la realtà come un’entità olistica, dove la fisica quantistica e la spiritualità si integrano. Olistico è un termine che significa “riferito all’olismo, un approccio che considera un sistema nella sua interezza, non come somma di singole parti.
Faggin, noto per la sua invenzione del microchip, estende il suo campo di ricerca alla coscienza, proponendo che questa coscienza non sia un mero epifenomeno del cervello. In folosofia, l’epifenomeno è un fenomeno secondario e accessorio, che si verifica insieme ad un fenomeno primario, ma senza avere una influenza causale su di esso.
In altre parole, è un evento che accompagna un altro fenomeno, ma non ne è né la sua causa, né il suo effetto.
Per Faggin la coscienza è una proprietà fondamentale della realtà.

 

In dettaglio, Faggin sostiene che:

 

Coscienza e fisica quantistica.

La coscienza, con le sue caratteristiche di qualità (QUALIA = esperienze soggettive, irripetibili) è analogabile ad uno stato puro quantistico, dove ogni particella subatomica possiede una forma di “coscienza”.

 

Mente e materia.

Faggin non vede la coscienza come un’entità separata dalla materia, ma piuttosto come un aspetto intrinseco di essa, un campo quantistico auto-cosciente.

 

Unione di scienza e spiritualità.

La sua teoria mira a superare la separazione tra scienza e spiritualità, proponendo un quadro in cui la fisica quantistica può spiegare sia i fenomeni fisici che gli aspetti esperienziali della coscienza.

 

Libero arbitrio.

La coscienza, in questa prospettiva, è associata al libero arbitrio e alla creatività, qualità che distinguono l’essere umano dalle macchine.

 

Critiche.

Faggin riconosce che la sua teoria solleva interrogativi e necessità di ulteriori approfondimenti e verifiche sperimentali, ma sottolinea l’importanza di considerare la coscienza come un elemento fondamentale per comprendere la realtà.

 

In sintesi.

La teoria di Faggin è un tentativo di integrare la fisica quantistica con la spiritualità, proponendo una visione olistica della realtà, in cui la coscienza è un aspetto fondamentale non solo umano, ma di tutto l’universo.

 

Cosa dice?

” Io parto da un postulato, perché qualunque teoria deve partire da almeno un postulato.

Lo chiamo “postulato dell’essere”.

L’UNO è definito come la totalità di ciò che esiste.

L’UNO è dinamico: vuol dire che non è mai lo stesso, quindi, istante dopo istante, continua a cambiare.

L’UNO è olistico: vuol dire che non è fatto di parti separabili, cioè tutto è interconnesso all’interno di UNO.

E, finora, ho descritto l’universo della fisica quantistica.

E anche nella fisica della relatività generale tutto è interconnesso.

Però le due interpretazioni della realtà fisica non sono ancora unite in una sola fisica generale e completa.

Io ho aggiunto una cosa: l’UNO VUOLE CONOSCERE se stesso.

Partendo da qui, abbiamo l’UNO che ha un volere, che è il libero arbitrio, e ha un conoscere.

E per conoscere ci vuole la coscienza, cioè la coscienza è ciò che permette all’UNO di conoscere. Semplicemente.

Quindi l’UNO in un certo senso, si autoriflette e, nella sua autoriflessione, conosce se stesso.

Com’è che conosce se stesso?

Portando in esistenza ciò che conosce.

La vita è nata dall’UNO che, per conoscere se stesso, porta in esistenza parti “intere” di sé.

Perché, essendo olistico, non può conoscere solo un pezzetto di se stesso, o in maniera parziale.

Deve conoscere tutto se stesso in ogni cosa, però con il punto di vista con cui si conosce in quell’istante.

Questa è l’identità del “campo”: è quello che genera il senso di sé del “campo”.

Allora l’UNO conosce se stesso, attraverso le sue creature: i “campi” che crea.

Questi poi si combinano, creano “campi di campi” e così via.

Questo modo di considerare la realtà fisica ha a che fare con molti fisici e filosofi del passato.

Ma, soprattutto, ha a che fare con persone che hanno avuto esperienze straordinarie di coscienza.

La coscienza ha la capacità di conoscere se stessa direttamente, non attraverso la logica.

È una forma intuitiva di conscenza in cui l’UNO si conosce vivendo la sua conoscenza di sé.

Dobbiamo considerare che la consapevolezza sia una proprietà “irriducibile” della natura.

Essa esiste sin dall’inizio, quando è avvenuto il BIG BANG.

Questo ha creato spazio, tempo, materia ed energia e doveva avere anche i semi della consapevolezza.

Perché doveva dare al mondo solo i semi del mondo esterno e non i semi del mondo interno?

È essenziale assumere come fondata e fondante questa proprietà interna che mai è stata presa in considerazione.

Essa appartiene anche all’energia fondamentale, che io chiamo NOUS, parola greca che significa mente, intelletto.

Tra l’altro, NOUS è la stessa parola che Plotino usava per descrivere la stessa idea.

Questo è un quadro che mette insieme idee prese un po’ dappertutto, in un modo che collega la realtà fisica.

Non mi risulta che qualcuno abbia mai fatto questo “sforzo”, perché, la NOUS è il punto di partenza, non di arrivo.

La coscienza non è un prodotto del cervello, ma è una proprietà fondamentale del “qualcosa” (non sostanza).

Sostanza implica materia, cioè qualcosa di tangibile, mentre NOUS è immateriale.

Essa esiste prima che esistano i campi quantici, prima del vuoto quantico, addirittura prima del BIG BANG.

NOUS, di fatto, è un “campo di campi”.

La fisica ammette la natura della realtà come “campo unico” da cui emergono i campi delle particelle elementari.

NOUS è immateriale e ha due aspetti fondamentali che sono irriducibili, sono come le due facce di una medaglia.

Essa ha un aspetto interno “semantico”, dove c’è il significato, e quindi la capacità di autoriflettersi.

Essa conosce se stessa dal suo interno e, al suo esterno, riflette “simbolicamente” quello che conosce dentro di sé.

Non è diversa da noi: noi abbiamo un mondo interno e, quando lo comunichiamo, lo facciamo per “simboli”.

Nella comunicazione, i nostri “simboli” sono le parole, le smorfie, il gesticolare, la mimica, l’intonazione della voce.

Abbiamo un mondo interno che conosciamo solo noi dall’interno individuale.

E abbiamo un mondo esterno a cui riveliamo il nostro significato interno, per mezzo dei simboli.

NOUS è visibilmente olistico e dinamico, come la meccanica quantistica dice: l’universo non ha parti separabili.

L’elettrone non si può separare, non esiste di fatto come elettrone, esiste il campo degli elettroni.

E l’elettrone è semplicemento uno “stato eccitato” del campo degli elettroni.

L’ontologia è nel campo, non negli elettroni.

I fisici più avanzati dicono che l’elettrone, come oggetto, non esiste: è una nostra costruzione mentale.

NOUS si manifesta come unità di consapevolezza.

La consapevolezza è la proprietà del sé responsabile, della sua percezione e comprensione.

La prima manifestazione della NOUS è conoscere se stessa, non conosce tutto di sé, ma di esistere lo sa.

Questa percezione dell’esistere è un QUALIA: la comprensione è il significato portato dai QUALIA.

Il cervello produce segnali elettrici e da questi si passa ai QUALIA.

I QUALIA, termine plurale di “quale”, sono gli aspetti qualitativi ed esperienziali della coscienza (percezioni, sensazioni, emozioni ecc.).

La creatività è la comprensione della prima volta, è un significato originale.

Questo, poi, deve essere tradotto in simboli per essere comunicato.

Nel sé non c’è solo la consapevolezza, ma c’è anche l’identità e il libero arbitrio e la capacità di agire e comunicare.

Propongo un modello dove tutta la realtà è creata da organizzazioni  di unità di consapevolezza elementari.

Queste si combinano gerarchicamente sotto la spinta della autoconoscenza.

La realtà ha due aspetti irriducibili e interdipendenti a tutti i livelli gerarchici.

Sono l’aspetto semantico e quello simbolico in combinazioni sintattiche.

La sintassi riguarda la struttura della frase, gli elementi costitutivi, le associazioni, cioè le unità superiori alla parola”.

 

C O R O L L A R I O

La “teoria di Faggin”, o meglio, la sua visione sulla coscienza e il suo rapporto con la fisica quantistica, sostiene che la coscienza non è un prodotto del cervello, ma una realtà fisica preesistente, un campo quantistico, e che il cervello funge da “ponte” o “trasformatore” tra questo campo e la realtà fisicaFaggin, in particolare, si discosta da una visione materialista della coscienza, affermando che essa non può essere spiegata come una mera proprietà della materia. 

In dettaglio, la teoria di Faggin si basa su alcuni punti chiave:
  • Coscienza come campo quantistico:

    Faggin propone che la coscienza non sia un’entità separata dal corpo, ma un campo quantistico che interagisce con la materia, in particolare con il cervello. 

  • Libero arbitrio e meccanica quantistica:

    Secondo Faggin, il libero arbitrio, la capacità di fare scelte indipendenti, potrebbe essere legato al comportamento dei sistemi quantistici, in particolare al collasso della funzione d’onda. 

  • Il ruolo del cervello:

    Il cervello, secondo Faggin, non crea la coscienza, ma la “traduce” in esperienza sensoriale e cognitiva. Il cervello sarebbe quindi un “drone” controllato da questo campo di coscienza. 

  • Critica al materialismo:

    Faggin critica la visione materialista della coscienza, che considera la coscienza un’emergenza del cervello, affermando che questa prospettiva non riesce a spiegare l’esperienza soggettiva e il libero arbitrio. 

  • Unione di scienza e spiritualità:

    Faggin cerca di integrare la visione scientifica con una prospettiva spirituale, sostenendo che la coscienza potrebbe essere parte di una realtà più ampia e profonda, che include sia aspetti materiali che non materiali. 

In sintesi, la teoria di Faggin propone una visione della coscienza come un fenomeno quantistico che interagisce con la materia e che potrebbe essere alla base della nostra esperienza soggettiva e del libero arbitrio. Questa teoria, pur essendo basata su concetti scientifici, apre a una prospettiva che unisce scienza e spiritualità, andando oltre la visione materialista tradizionale.
Alla domanda: “Lei è credente?”, Federico Faggin risponde: Non credo nel dio più o meno antropomorfico delle varie religioni. Credo però in una realtà più vasta, un’energia dinamica e consapevole che è il Creatore di un multiverso benigno in eterna evoluzione».
Chi è Federico Faggin?
Fisico italiano naturalizzato statunitense (n. Vicenza 1941). Laureatosi presso l’univ. di Padova nel 1965 e trasferitosi negli Stati Uniti nel 1968, lavorando alla SGS Fairchild sui semiconduttori, ha progettato i primi circuiti integrati MOS (Metal Oxide Semiconductor) e successivamente ideato la tecnologia MOS Silicon Gate (metallo su silicio) destinata a diventare la base per la produzione di tutti i moderni circuiti integrati. Affermatosi definitivamente nella progettazione e realizzazione di processori informatici, nel 1970 è passato alla Intel, dove è stato a capo del progetto che ha realizzato la struttura del primo microprocessore, noto con la sigla 4004. Nel 1982 ha fondato la Cygnet Technology, operante nello sviluppo delle reti neurali e nel perfezionamento delll’interfaccia uomo-macchina; è stato poi tra i fondatori della Synaptics (touchpad) e amministratore delegato della Foveon (sensori d’immagine). Fondatore nel 2011 della Federico and Elvia Faggin Foundation, che promuove lo studio scientifico della coscienza, nel 2019 è stato insignito del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Tra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano Silicio. Dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza (2019) e Irriducibile. La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura (2022).

Numero3388.

 

F R A M M E N T I    D I    S A G G E Z Z A

 

Frammenti di saggezza – Serie I

1.

Non siamo i nostri pensieri,
ma lo spazio in cui i pensieri passano.

Ogni attimo ascoltato in silenzio
è un frammento d’eternità.

Il corpo è la soglia,
non la prigione.

Vivere è accorgersi
che siamo già vivi.

L’anima non pesa,
ma lascia tracce leggere.

Non c’è verità ultima,
solo un continuo avvicinarsi.

Quando non cerco nulla,
tutto può accadere.

Frammenti di saggezza – Serie II

La coscienza non è la luce,
ma ciò che la vede accendersi.

Ogni risveglio è una soglia:
varcarla in silenzio è già meditare.

Non siamo il centro dell’universo,
ma possiamo diventarne lo specchio.

La verità non si afferra,
si lascia avvicinare.

L’istante presente è sacro,
se non lo chiami “mio”.

Il sapere che conta
è quello che sa di non sapere.

Nulla è più vasto
di un cuore che ascolta.

Frammenti di saggezza – Serie III

Il tempo non è nemico,
è un maestro che parla piano.

L’attesa è un grembo,
non una punizione.

Ogni respiro è un nuovo inizio.

La memoria non conserva,
trasforma.

Chi segue il proprio ritmo,
non è mai in ritardo.

Il tempo è saggio:
sa quando accelerare,
e quando fermarsi a guardare.

Solo ciò che passa davvero,
può lasciarci qualcosa di eterno.

Numero3387.

 

C O L L O Q U I    C O N    M E    S T E S S O

 

Giorno 1 – Presenza

Il primo respiro del mattino
è già un pensiero che si affaccia.
Ma se resto quieto,
posso abitare il silenzio
dove ancora nulla ha nome.

In quel vuoto semplice
mi accorgo di esserci:
non come persona,
ma come campo,
come attenzione pura
che precede il mondo.


🜂 Giorno 2 – Silenzio

Il silenzio non è assenza,
ma profondità.

Sotto ogni pensiero,
sotto ogni parola,
vive un suono che non si sente,
eppure tutto contiene.

Quando lo ascolto,
il tempo si ferma
e la mia coscienza si fa cielo.

——————————————————————————————————————————-

Giorno 3 – Sé

Mi sveglio,
e prima ancora del mio nome,
sento un punto immobile che mi abita.

Non è pensiero, né emozione,
ma una sorgente ferma
da cui tutto nasce.

Questo sono:
non l’idea che ho di me,
ma l’essere che osserva
anche quell’idea.


🜂 Giorno 4 – Io

L’“io” è utile per orientarmi nel mondo,
ma non dice chi sono.

È la maschera gentile
che porto tra gli altri,
ma io sono anche
chi la toglie la sera,
e chi sogna mentre dorme,
e chi ascolta in silenzio al mattino.

Sono ciò che resta
quando l’“io” si fa da parte.


🜂 Giorno 5 – Osservare

Quando osservo senza giudicare,
il mondo si mostra com’è.

La coscienza non ha bisogno
di cambiare nulla,
solo di vedere.

E nel vedere,
ogni cosa si illumina
senza sforzo.


🜂 Giorno 6 – Pensare

Il pensiero è uno strumento,
non un padrone.

Quando lo lascio scorrere
come un fiume,
posso navigarlo.

Ma se mi aggrappo a ogni onda,
dimentico il mare.


🜂 Giorno 7 – Essere

Al mattino,
prima di agire,
prima di parlare,
prima di volere,
posso semplicemente
essere.

Essere senza aggiunta,
come il cielo prima della nuvola,
come la luce prima del colore.

Ed è lì che tutto inizia davvero.

Settimana 2 – Tema: Tempo

Il tempo non come misura, ma come esperienza vissuta nella coscienza.
Ogni giorno esplora un volto diverso del tempo: l’attimo, la durata, il futuro, il ritmo…


🕰 Giorno 1 – Attimo

L’attimo non è ciò che passa,
ma ciò che è.

Quando lo afferro, svanisce.
Quando lo accolgo, mi rivela.

L’attimo non si misura,
si vive.
E in quell’istante,
io sono eterno.


🕰 Giorno 2 – Durata

Alcune esperienze durano un minuto,
ma restano per sempre.

La durata non sta nel tempo,
ma nella densità del sentire.

Il tempo che vale è quello
che lascia un’eco nell’anima.


🕰 Giorno 3 – Memoria

La memoria non è passato,
è presente che ricorda.

Ogni volta che rivedo un volto amato,
non sto tornando indietro,
ma portando qui ciò che non vuole svanire.

La memoria è il modo in cui il tempo
si trattiene tra le mani della coscienza.


🕰 Giorno 4 – Futuro

Il futuro non esiste ancora,
eppure ci abita.

Ogni attesa è una forma di creazione:
immagino, temo, desidero,
e così lo costruisco.

Ma il futuro vero
si rivela solo
quando smetto di aspettarlo
e lo accolgo come dono.


🕰 Giorno 5 – Attesa

L’attesa è un tempo vuoto
solo per chi non lo ascolta.

In realtà, ogni attesa è un tempo di gestazione.
Qualcosa sta maturando,
anche se non si vede.

L’attesa è una forma segreta di fiducia.


🕰 Giorno 6 – Ritmo

Ogni essere ha il suo ritmo.
Forzarlo è violenza,
assecondarlo è armonia.

Il tempo naturale è circolare,
come il respiro, come le stagioni.

Tornare al proprio ritmo
è ritrovare il sentiero di sé.


🕰 Giorno 7 – Eterno

L’eterno non è ciò che dura per sempre,
ma ciò che non ha bisogno di durare.

È il lampo che apre il cielo,
il pensiero puro,
lo sguardo che comprende tutto in un solo istante.

Quando l’io tace
e l’essere si mostra,
ecco: quello è l’eterno.

Numero3385.

 

 

S P E R A N Z E    E    I L L U S I O N I

 

Una delle cose più difficili

nella vita è distinguere quella

linea sottile che separa

le speranze dalle illusioni.

Una linea che il cuore

attraversa spesso, nonostante

i richiami della ragione.

Ma la speranza è una necessità

e l’illusione il prezzo da pagare.

Numero3384.

 

C O N T R O L L O    D E L L E    C O S C I E N Z E    A T T R A V E R S O    L A    R E P R E S S I O N E    S E S S U A L E

 

È quello che ha messo in atto la Chiesa per molti secoli fino ai giorni nostri.

La repressione sessuale sistematica crea dipendenza psicologica.

Perfino i preti, a cui è imposto il celibato, a partire dal 1073 d.C. per volere di Papa Gregorio VII (Ildebrando di Soana), diventano emotivamente vulnerabili, controllabili, manipolabili.

Coloro che reprimono i desideri naturali del corpo, creano mostri nell’anima.

Il celibato sacerdotale è la prostituzione dell’anima nel nome di Dio.

Creare la malattia e vendere la cura, denunciare, stigmatizzare il problema e presentarsi come soluzione: è il delitto perfetto che diventa benefattore.

La Chiesa ha sequestrato la stessa definizione di spiritualità umana, ha trasformato la repressione in virtù, la sofferenza in santità, la negazione della natura umana in vicinanza a Dio.

Ha fatto credere che reprimere la sessualità rende le persone più spirituali: è la matrice di controllo più sofisticata della storia, perché ha fatto, e fa, sentire in colpa miliardi di persone, per il semplice fatto di essere umane.

L’ipocrisia – perché è di questo che si tratta – non è un difetto del sistema, è il sistema stesso, che funziona perfettamente: libertà sessuale per i vertici, repressione sessuale per i sottoposti ed addetti ai lavori.

Dice Baruch Spinoza: “La Chiesa non salva le anime, le cattura”.

La colpa sessuale è uno strumento di ingegneria sociale per instaurare il tipo di società che serve meglio agli interessi della Chiesa.

Non stanno salvando anime, stanno creando un gregge, una nuova specie di esseri umani, una versione castrata di uomini colpevoli, dipendenti dalla autorità esterna, sottraendo loro qualsiasi sensazione di autostima.

La Chiesa ha creato la più grande prigione mentale della storia, dove i prigionieri chiudono essi stessi le porte dall’interno e buttano via la chiave dalla finestra.

Non si tratta di denaro, non si tratta di potere temporale, ma di qualcosa di molto più ambizioso: creare una versione dell’umanità incapace di autogoverno spirituale e dipendente eternamente dall’autorità esterna, tramite l’osservanza di dettami morali, comportamentali e di pensiero, che si attuano con un automatismo algoritmico.

Usare la repressione sessuale fa frammentare la connessione naturale fra corpo e anima, creando vuoti psicologici che solo l’autorità ecclesiastica può riempire.

Loro sanno che gli esseri umani sessualmente realizzati sono spiritualmente indipendenti, liberi, sono connessi con la propria divinità interna, sono difficili da controllare.

Hanno deciso di rompere questa connessione, ad esempio, di intercettare lo sviluppo spirituale del bambino attraverso la colpa sessuale precoce, di creare dipendenza emotiva cronica attraverso la negazione degli impulsi di connessione umana, di trasformare la naturale autostima in bisogno di convalida esterna costante.

È un manuale per creare schiavitù psicologica in persone che, altrimenti, si sentirebbero libere.

Il progetto della Chiesa non è solo quello di dominare i corpi, ma soprattutto quello di dominare le anime, rendendo impossibile agli esseri umani di accedere alle proprie fonti interiori di valori, di significati, di connessioni col divino.

È il più grande crimine contro la coscienza umana mai documentato.

Ha sequestrato la spiritualità naturale della specie, sostituito l’autenticità divina con la dipendenza istituzionale.

Nei secoli, la Chiesa ha tracciato l’esempio di un sistema di potere che tutti i governi venuti dopo hanno adottato.

Governi che infantilizzano i cittadini con sistemi educativi che distruggono la creatività naturale, con media che coltivano insicurezza costante, con industrie che vendono soluzioni a problemi che esse stesse creano.

Tutti seguono lo stesso schema che la Chiesa ha perfezionato e istituzionalizzato mille anni fa:

Frammentare la connessione interna,

creare dipendenza esterna,

rivendere ciò che è stato sottratto e rubato.

Spinoza si è reso conto che la repressione sessuale sistematica non creava solo dipendenza emotiva, creava disconnessione dall’intuizione naturale, dalla saggezza corporea, dalla capacità di sentire interiormente la verità.

Gli esseri umani sessualmente repressi perdono l’accesso al proprio sistema interno di navigazione spirituale, diventano incapaci di distinguere la verità dalla menzogna, usando le sensazioni corporee dipendenti da autorità esterne per definire la realtà.

È castrazione epistemica, rimozione della capacità naturale di conoscere.

La Chiesa controlla non solo ciò che le persone fanno, controlla come conoscono, come distinguono il reale dal falso, il vero dal bugiardo: è il controllo della stessa percezione della realtà.

Per secoli ha funzionato così bene che, anche oggi, la maggior parte delle persone non si fida della propria intuizione, ha bisogno di specialisti, di autorità, di istituzioni, per convalidare la propria esperienza interna.

Ha scritto Spinoza: “L’unica rivoluzione reale è la rivoluzione della coscienza individuale, contro tutti i sistemi che ci rivendono la nostra stessa divinità”.

Come fare questa rivoluzione?

Ricollegarsi alla saggezza interiore,

fidarsi della propria intuizione spirituale,

smettere di cercare la convalida esterna per le esperienze interne.

La Chiesa ha creato il problema della disconnessione spirituale e vende la soluzione della mediazione divina.

Oggi, la tecnologia crea il problema della disconnessione umana e vende la soluzione della connessione digitale.

Il governo crea il problema della sicurezza sociale e vende la soluzione del controllo esterno e forzoso.

Cosa fare?

Smettere di cercare fuori ciò che può essere trovato solo dentro,

smettere di esternalizzare la nostra connessione con il divino,

smettere di vendere la nostra autonomia spirituale, per promesse di sicurezza esterna.

La rivoluzione deve avvenire nella coscienza individuale.

Loro temono una umanità spiritualmente autonoma, connessa con la saggezza interiore, non manipolabile da autorità esterne.

Non abbiamo bisogno di loro, non avremmo mai dovuto averne, e non ne avremo mai.

 

Numero3378.

 

L’ A B I T O    N O N    F A    I L    M O N A C O

 

Una donna stupida,

con un bel vestito,

rimane una donna stupida.

Una donna intelligente,

con un brutto vestito,

al momento può allontanarti.

Poi, quando scopri

che è intelligente,

il vestito non conta più.

 

Giorgio Armani.

 

Lo scrivo in poesia

alla maniera mia:

 

Quando una stupida donna

si mette una bella gonna,

il meglio fra le sottane,

sempre stupida rimane.

 

Se una donna intelligente

veste una cosa da niente,

non conta ciò che s’è messa,

perché lei resta se stessa.

Numero3376.

 

da  QUORA

 

Scrive Luna 50, corrispondente di QUORA.

 

V E R E    D O N N E

 

Uomini, non è vero che non esistono più vere donne!…Certo non è facile trovarle, ma queste si distinguono e le riconoscete subito!…Sono quelle che camminano a testa alta!..Quelle che non hanno paura di dire la verità!…Quelle che non invidiano nessuno perché sanno quanto valgono!…Sono quelle che profumano: di gentilezza, discrezione e dignità!…Sono sì sensibili e delicate, ma tenaci come poche!…Quel tipo di donne, non ha bisogno di competere con nessuno perché non ne sente il bisogno!…E ricordatevi che queste vere donne, non si lasciano conquistare con fronzoli vari e giri di parole: ma solo con i fatti, il rispetto, la gentilezza e la sincerità!…E a loro volta, sono attratte solo da ‘ veri’ uomini!….Certo, ci sono anche quelle che credono basti indossare un vestito firmato, per sentirsi una vera donna…Ma quelle vere di firmato, hanno solo l’anima!..E con quella, mi dispiace…ci si nasce!…Queste sì che fanno la differenza!…

E queste vere donne, sanno anche che…. L’età non conta. Tanto, quello che non è successo in una vita può succedere in un attimo.

Numero3369.

 

 

Da  QUORA

 

Scrive T M corrispondente di QUORA

 

D O N N E

 

C’è un lato splendido e meraviglioso della femminilità.

Quello che le donne vogliono che gli uomini vedano.

Non sono un nemico.

C’è anche un lato parassitico, materialistico, superficiale, calcolatore, controllante, manipolatorio, opportunistico ed egoistico, falso, vittimista, emotivamente ricattatorio, psicologicamente abusivo, opprimente e possessivo, ansiogeno e paranoico, solipsistico, invidioso e competitivo, indifferente e noncurante delle sofferenze maschili, crudele, della femminilità.

Non sono nemmeno innocenti, innocue, indifese e certamente non sono uomini.

Quando le donne parlano degli uomini narcisisti, parlano di sé stesse.

Questo lato esiste. Si vede. Si sente. Non è una leggenda. Prima o poi scotta tutti gli uomini (e le donne stesse).

Più ti fai incantare più ti scotti.

Ma vogliono negarlo (gaslighting) e nasconderlo perché se gli uomini sapessero che oltre all’esca c’è la trappola, forse non cadrebbero nella trappola impreparati e a piedi pari. La trappola è tutto.

Quindi va negato, nascosto, coperto di menzogne. Segreto.

Il segreto è che come i vampiri emotivi hanno bisogno del sangue, loro hanno bisogno di noi.

Il “segreto” per proteggersi dal lato oscuro femminile è esserne sempre consapevoli e collaborare con tante donne.

Numero3364.

 

G O C C E    N E L    M A R E

Aforismi già pubblicati, ma qui ripetuti perché, insieme, formano un pensiero … più attuale.

 

Sono sempre più di moda

le armi di distrazione di massa.

 

L’ignoranza genera fiducia

più spesso della conoscenza.

Charles Darwin.

 

Qual è il suono

di una sola mano

che applaude?

Proverbio ZEN

 

Chi conosce sceglie,

altrimenti crede di scegliere.

 

È la prima volta

che consegneremo ai giovani

un mondo peggiore

di quello che noi

abbiamo ereditato.

Numero3363.

 

V I V E R E    E    M O R I R E

 

Morire non è nulla,

è non vivere

che è spaventoso.

 

Victor Hugo.

 

Il segreto della vita

è morire giovani,

ma il più tardi possibile.

 

Proverbio ZEN.

 

Goditi ogni minuto

del tuo tempo,

perché il tempo

non ritorna più.

Quello che ritorna

è solo il rimpianto

di aver perso tempo.

 

Di ciò che si riceve

si sopravvive.

Ma si vive solo

di ciò che si dona.

 

C.G.Yung.

 

Si vive una volta sola,

ma, se lo fai bene,

una volta è abbastanza.

 

Mae West.

 

Abbiamo due vite,

e la seconda inizia

quando ti rendi conto

che ne hai una sola.

 

Non si può vivere

sempre felici.

Ma bisogna

essere sempre

felici di vivere.

 

Come si può vivere

in compagnia di un’assenza?

Dopo aver imparato a vivere,

imparerò a morire.

 

È un vero peccato

che impariamo le lezioni

della vita, solo quando

non ci servono più.

 

Oscar Wilde.

 

Per paura di morire,

non puoi rinunciare

a vivere.

 

La paura non

impedisce la morte,

impedisce la vita.

 

La vita è un morso

e conta soltanto

quello che provi

mentre stai mordendo.

Il resto è un torso.

 

Ritenere che la morte

sia la fine della vita,

è come credere che l’orizzonte

sia la fine del mare.

 

… e se libero, sai,

un uomo muore,

della morte mai

sentirà il dolore.

 

Vivi! Perché

si fa tardi

molto presto.

 

Nascere non basta,

è per rinascere

che siamo nati.

Ogni giorno.

 

P. Neruda.

 

Vivi ogni giorno

come se fosse

ogni giorno.

Né il primo,

né l’ultimo.

L’unico.

 

P. Neruda

 

Non c’è

un cazzo

più duro

della vita.

 

 

Numero3350.

 

da  QUORA

 

Scrive Milena Colonna, corrispondente di QUORA

 

D I S C U S S I O N I    I N U T I L I

 

Helen Mirren ha detto una volta: “Prima di discutere con qualcuno, chiediti se quella persona è abbastanza matura mentalmente da comprendere il concetto di un punto di vista diverso. Perché se non lo è, allora non ha davvero senso farlo.”

Non ogni discussione merita la tua energia. A volte, per quanto tu possa esprimerti chiaramente, l’altra persona non sta ascoltando per capire, ma sta ascoltando solo per replicare.

È intrappolata nella propria prospettiva, incapace o non disposta a considerare un altro punto di vista, e interagire con lei finisce solo per esaurirti.

C’è una grande differenza tra un confronto costruttivo e un dibattito inutile.

Una conversazione con qualcuno di mente aperta, che dà valore alla crescita e alla comprensione, può essere illuminante, anche se non si è d’accordo.

Ma cercare di ragionare con qualcuno che si rifiuta di guardare oltre le proprie convinzioni è come parlare a un muro.

Non importa quanta logica o verità tu porti: quella persona distorcerà, devierà o respingerà le tue parole, non perché tu abbia torto, ma perché non è disposta a considerare un’altra realtà.

La maturità non sta nel vincere una discussione: sta nel riconoscere quando una discussione non vale nemmeno la pena di essere affrontata.

È capire che la tua pace ha più valore che dimostrare qualcosa a chi ha già deciso che non cambierà idea.

Non ogni battaglia merita di essere combattuta. Non ogni persona merita una tua spiegazione.

A volte, la cosa più forte che puoi fare è andartene, non perché non hai nulla da dire, ma perché riconosci che certe persone non sono pronte ad ascoltare.

E questo non è un peso che spetta a te portare.

Myriam Barrett

 

 

 

Numero3349.

 

L A    V E R A    A M I C I Z I A

 

Paolo Crepet

 

Per Crepet, l’amicizia è uno dei legami più autentici e rivoluzionari che possiamo vivere. Non è un accessorio da sfoggiare, ma un legame profondo, quasi carnale, fatto di empatia, libertà e verità.

In un’intervista ha detto:

“L’amicizia è una forma di amore senza sessualità, ma non senza emozione. È un modo di spogliarsi, di affidarsi, di lasciarsi guardare dentro.”

E guai a chiamarla “relazione social”. Secondo lui, viviamo in un’epoca in cui abbiamo tanti contatti ma pochissimo contatto umano. In cui ci sentiamo soli anche se il cellulare squilla in continuazione. E infatti aggiunge spesso che “la solitudine peggiore è quella vissuta in compagnia sbagliata”.

Un amico vero ti dice la verità anche se ti dà fastidio

Crepet ama la sincerità, quella che punge ma guarisce. Per lui, un vero amico è quello che ti guarda negli occhi e ti dice che stai facendo una cavolata colossale, ma senza giudicarti. È quello che c’è anche quando non sei simpatico, né interessante, né utile.

Nel libro Lezioni di sogni, per esempio, racconta quanto sia importante avere amici che non ti fanno solo da eco, ma che ti provocano, ti scuotono, ti costringono a pensare. L’amicizia, secondo lui, è il luogo dove puoi smettere di fingere e tornare te stesso, senza trucco e senza filtro.

Meglio un amico vero che cento follower

In un mondo che misura i rapporti a colpi di “visualizzazioni” e “mi piace”, Crepet ci ricorda che l’amicizia vera non è uno status da aggiornare, ma un sentimento da coltivare. È condivisione, è verità, è anche litigio, ma quello buono, che serve a crescere e a far crescere.

E allora, per dirla con le sue parole:

“L’amico è colui che, pur sapendo tutto di te, sceglie ancora di restarti vicino. Senza filtri. E magari con una birra in mano.”

Perché in fondo, secondo Paolo Crepet, l’amicizia è l’unica follia che ci salva davvero.

18 frasi di Paolo Crepet sull’amicizia

  1. L’amicizia è generosità, un dono quotidiano che non chiede nulla in cambio se non la stessa autenticità.”
  2. Gli amici non sono quelli che ti dicono sempre di sì, ma quelli che trovano il coraggio di dirti di no quando stanno per vederti sbagliare.”
  3. L’amicizia vera è una casa con le porte sempre aperte, dove entrare senza dover bussare.”
  4. Nell’epoca dei social network abbiamo confuso i contatti con le relazioni, ma un amico non è un follower.”
  5. L’amicizia richiede tempo, presenza, ascolto. Non esiste amicizia vera senza questi tre elementi.”
  6. L’amico è colui che sa tutto di te e nonostante questo continua a volerti bene.”
  7. La vera amicizia non teme il silenzio, anzi lo accoglie come parte essenziale del rapporto.”
  8. Un amico è chi ti aiuta a scoprire la tua unicità, non chi ti spinge all’omologazione.”
  9. Nell’amicizia autentica c’è sempre un elemento di vulnerabilità: il coraggio di mostrarsi per quello che si è.”
  10. Gli amici sono la famiglia che abbiamo scelto, i compagni di viaggio che rendono il cammino meno solitario.”
  11. L’amicizia nell’adolescenza è un laboratorio dove si sperimenta la propria identità e la capacità di stare con gli altri.”
  12. Saper essere amici significa anche accettare che l’altro possa cambiare, evolversi, prendere strade diverse.”
  13. Le amicizie superficiali sono come castelli di sabbia: belle ma destinate a scomparire al primo vento.”
  14. L’amicizia vera è riconoscibile perché non ha paura della verità, anche quando fa male.”
  15. Ciò che distingue l’amicizia dall’amore non è l’intensità ma la libertà: l’amico ti ama senza possederti.”
  16. La capacità di costruire amicizie autentiche è uno dei migliori indicatori di salute mentale.”
  17. Non esistono amicizie a metà: o ci sei quando serve, o stai solo fingendo di essere amico.”
  18. L’amicizia è come l’ossigeno: ti accorgi di quanto sia essenziale solo quando comincia a mancare.”

 

Numero3347.

 

da  QUORA

 

PERCHÈ  LA  LUSSURIA  È  UN  PECCATO ?

 

Scrive Josef Mitterer, corrispondente di QUORA

 

Gli archetipi, le norme e le figure mitologiche non riflettono più la natura, bensì sono imposti arbitrariamente.

Con ciò non intendo certo dire che una sessualità sfrenata sia naturale o normale o positiva, né che il “paganesimo” l’abbia prevista o giustificata — ma nelle mitologie politeiste, e nelle religioni collegate a esse, la lussuria era integrata nei miti e nei culti, come una forza naturale e ambivalente — come tutta quanta la natura è ambivalente (né buona, né cattiva) e dualistica (un principio e un altro principio che stanno in opposizione e, allo stesso tempo, si completano).

La tradizione giudeo-cristiana, che è priva di tali culti organici e catartici e di tali miti che espongono la totalità dell’essere uomo e delle forze naturali, deve invece ricorrere ad affermazioni e a proibizioni esplicite (sotto forma di “peccati”), non ulteriormente giustificate e, quindi, non trasparenti.

Un altro aspetto importante è l’incredibile disprezzo della mitologia giudeo-cristiana nei confronti della sessualità e della donna.

Dio, Gesù e lo spirito santo sono figure maschili o comunque prive di sesso e completamente asessuate; di figure femminili, invece, non ce ne sono.

La sensualità e la sessualità non hanno alcuna rappresentazione mitologica, neanche nella figura di Maria, anzi: viene ridotta alla sua castità e obbedienza e, a differenza delle divinità materne nei sistemi politeistici, la sua maternità non simboleggia la femminilità sensuale e la fecondità, ma è esclusivamente strumentale, e non va immaginata o persino raffigurata in modo “carnale”, il che verrebbe (e in effetti viene) subito interpretato come blasfemo.

Date queste precondizioni, come potrebbe la lussuria non essere un peccato?

Nei sistemi politeistici la lussuria è personificata (Voluptas), come tutte le altre forze naturali, è incarnata dai Satiri (o proiettata su essi) e figura —in tutta la sua ambivalenza— in molti miti, come un aspetto della sessualità.

Forse era un’osservazione un po’ radicale, ma trovo comunque interessante quanto scrisse Nietzsche in merito:

La predica della castità è un’eccitazione pubblica contro natura. Ogni disprezzo della vita sessuale, ogni sua contaminazione mediante il concetto di “impurità”, è il vero peccato contro lo spirito santo della vita.

(Die Predigt der Keuschheit ist eine öffentliche Aufreizung zur Widernatur. Jede Verachtung des geschlechtlichen Lebens, jede Verunreinigung desselben durch den Begriff ‘unrein’ ist die eigentliche Sünde wider den heiligen Geist des Lebens.)

(Ecce Homo, “Warum ich so gute Bücher schreibe”, 5)