Numero3797.

 

da  QUORA

 

Scrive Huniss, corrispondente di QUORA.

 

Madre Teresa era una donna crudele?

Non nel senso che fosse apertamente malvagia o che fosse là fuori a uccidere persone… ma aveva questa visione stranamente spartana della sanità, in cui soffrire significava imitare Cristo.

Quindi la sofferenza dei pazienti non era una cosa negativa, così come la sua stessa sofferenza non era una cosa negativa — piuttosto, era una cosa positiva per lei.

Una cosa genuina.

Essere purificati dal dolore e dal disagio e espiare i propri peccati in questo modo.

Di conseguenza, Madre Teresa teneva i suoi pazienti in condizioni spesso brutali. Non le importavano molto gli anestetici e raramente li forniva ai pazienti sotto la sua cura, perché c’era qualcosa di stranamente bello nel dolore e nella sofferenza, per lei.

Il suo approccio alla beneficenza era scomodo, per non dire un po’ sadico.

E sebbene fosse molto desiderosa di soffrire insieme al suo gregge, fece un’eccezione quando una malattia cardiaca la costrinse a confrontarsi con la propria mortalità…

È stato allora che, all’improvviso, ha accettato trattamenti salvavita e cure avanzate che negava e scoraggiava i suoi pazienti dal ricevere.

Madre Teresa aiutava le persone in modi che, dal suo punto di vista, erano genuini. Aveva però anche secondi fini — battezzava e convertiva spesso i malati e i morenti, non sempre con la loro piena conoscenza o consenso.

Credo davvero che fosse sincera e sentita nelle sue convinzioni, ma ora, col senno di poi, mi sembrano più che un po’ losche.

Numero3794.

 

APPUNTI  SPARSI

 

Da una conferenza del Prof.  Umberto Galimberti su YouTube.

 

Quando io credo vuol dire che non so. E solo per questo dovrei essere umile.

La verità appartiene al sapere.

La fede appartiene alla volontà di credere.

La cultura cristiana dà un’identità ed un’appartenenza (chiesa vuol dire comunità), ma non dà nessuna verità razionale.

La fede è un sacrificio dell’intelletto, è un prodotto della volontà.

Perciò si crede “cum timore et tremore multo” e la fede dovrebbe essere sempre accompagnata dal dubbio: il cardinale Martini diceva “Io credo ma col dubbio accanto”.

Le chiese sono diventate le tombe, i sepolcri di Dio (Friederick Nietzsche).

2 + 2 = 4 è una verità: lo so.

Ma se Cristo è risorto non lo so: lo credo.

La fede parla delle “invisibilia” cioé delle cose che non si vedono. E queste non si sanno, non si conoscono.

Tutte le religioni monoteiste sono fondamentaliste.

Quando si sente parlare di “dialogo ecumenico” si deve diffidare perché si tratta di espressione di pura ipocrisia.

Se io ritengo di detenere la verità assoluta, come faccio a parlare con gli altri, se soltanto io la possiedo?

E se sono un credente, come faccio ad avere una verità dubbiosa?

È una contraddizione terribile.

Dialogo = guerra (dia = massima distanza tra le parti che si deve attraversare).

Tu hai un “logos” ((discorso, parola, ragionamento), io ne ho un altro: per questo ci incontriamo in una discussione che è una guerra di parole.

Si tratta di una guerra che non avrà vincitori: se ce ne sarà uno, il soccombente sarà schiavo per sempre.

 

 

Numero3792.

 

SAPER  ASPETTARE

 

Non tutto ciò che tarda

si sta allontanando da me.

Alcune cose hanno bisogno

di crescere in silenzio, prima

di entrare nella mia vita.

Non inseguirò ogni risposta

e proteggerò la mia pace:

ciò che è davvero destinato

a me saprà arrivare proprio

nel momento giusto in cui

sarò pronto ad accoglierlo.

 

@lifeisinthewords

Numero3789.

 

CHI  TI  STA  VICINO

 

Chi ti cerca sempre lo fa

proprio perché gli manchi.

Chi si preoccupa per te

lo fa perché, è evidente,

tu gli importi davvero.

Perché l’affetto sincero

si riconosce nei gesti,

nelle buone attenzioni,

nella silenziosa presenza.

Chi ti vuole bene davvero

trova sempre il modo

di farti sentire importante.

 

da YouTube

Numero3788.

 

LA  PACE  VIENE  DA  DENTRO

 

Non aspettare che il mondo si sistemi per trovare pace.

Il mondo non si sistemerà mai del tutto.

Non aspettare nemmeno la persona giusta.

Nemmeno il momento perfetto.

Scegliere la pace significa questo:

Respirare prima di rispondere.

Lasciar andare quello che non puoi controllare.

Smettere di rivivere ciò che è già passato.

Stare nel momento, anche se non è perfetto.

La pace è la scoperta che puoi bastare a te stesso.

Anche quando intorno a te c’è rumore.

Non è qualcosa che trovi.

È qualcosa che pratichi.

Ogni giorno. Ogni respiro.

La tua pace è dentro di te, scoprila.

 

@healingsoulmusic-it

Numero3782.

 

AUTODIFESA

 

Le persone sono cambiate

e, con loro, sono cambiati,

pian piano, anche i valori.

Oggi, fidarsi è diventato più

difficile, perché non tutti

gioiscono per la felicità

degli altri. Ed è anche per

questo che tante persone

hanno imparato ad amare

la solitudine, non per odio

verso gli altri, ma solo per

proteggere la propria pace.

 

@veritàeriflessioni

Numero3781.

 

LA  RABBIA

 

Quante volte ti dici “va bene” quando, in realtà, non va bene per niente?

Ti interrompono quando parli e fai finta di non averci fatto caso.

Ti chiedono un favore che ti costa troppo e, come se niente fosse, rispondi: “Certo, nessun problema”.

Accetti una battuta che maschera un’offesa, un tono che non meriti, una critica che vuole solo buttarti giù.

Lasci correre ed eviti il conflitto. Finché, una goccia alla volta, il vaso trabocca.

All’inizio è solo un episodio spiacevole: una frase fuori posto, un commento sgarbato, un confine oltrepassato. Poi diventa un fastidio ricorrente, una pressione nello stomaco, un rancore che non puoi più ignorare.

Fino a quando, un giorno, non esplode. E non sai più se stai reagendo al presente o a tutto ciò che hai sopportato in silenzio negli anni.

Molti credono che arrabbiarsi sia un difetto del carattere, una reazione di cui vergognarsi, un’attitudine poco equilibrata.

Ma la rabbia non è mai il problema: è sempre il sintomo.

Questa emozione alza la voce dopo che hai cercato troppo a lungo di essere comprensivo con chi non lo è mai stato con te.

 

@lastanzazen