Numero3650.

 

P L A T O N E

 

Il filosofo Platone, allievo di Socrate e maestro di Aristotele, nacque ad Atene nel 428 e morì nel 348 avanti Cristo.

Che cosa diceva Platone?

Platone sosteneva l’esistenza di due realtà: il mondo sensibile (imperfetto e mutevole) e l’Iperuranio, regno delle Idee perfette e immutabili, modelli eterni di tutte le coseLa sua filosofia si incentra sulla conoscenza di queste Idee tramite la ragione (dialettica), contrapposta all‘opinione sensibile, e mira alla realizzazione della giustizia e del bene sia nell’individuo (governo della ragione sull’anima, allegoria della biga) sia nello Stato ideale, guidato dai filosofi-re.  

Punti chiave del pensiero di Platone:
  • Teoria delle Idee: 

    Il mondo che percepiamo è una copia sbiadita di un mondo intelligibile di Idee perfette (es. il Bene, la Bellezza), che sono la vera realtà. 

  • Conoscenza: 

    La vera conoscenza (episteme) è la conoscenza delle Idee, raggiungibile solo con la ragione, mentre i sensi forniscono opinioni (doxa). 

  • Anima e corpo: 

    L’anima è immortale e preesiste nel mondo delle Idee. Il corpo è una prigione; l’anima deve purificarsi per tornare alle Idee. 

  • L’anima tripartita:           (allegoria della biga)

    Composta da ragione (auriga), volontà/spirito (cavallo bianco) e desideri (cavallo nero). L’armonia si ottiene quando la ragione governa. 

  • Stato ideale e filosofo-re: 

    Lo Stato giusto riflette l’armonia dell’anima. Deve essere governato dai filosofi, gli unici capaci di contemplare il Bene e guidare con saggezza. 

  • Giustizia: 

    Si realizza quando ogni parte (dell’anima e dello Stato) svolge il proprio compito, creando armonia. 

  • Educazione: 

    Fondamentale per guidare l’anima verso la conoscenza, deve essere un percorso graduale, che parta dal bello sensibile per arrivare al Bello in sé, attraverso discipline come matematica e musica. 

In sintesi, Platone proponeva un percorso di elevazione dalla realtà apparente alla verità eterna delle Idee, attraverso la filosofia, per costruire una vita virtuosa e uno Stato giusto. 
N.d.R.: La fisica quantistica sembra quasi ispirata e allineata con questi principi.

 

Un tema di grande attualità, che ha trovato trattazione nelle opere di Platone (dialoghi), è questo che segue.

 

A N D R O G I N O

 

Il mito di Aristofane (o mito dell’androgino) è presente nel celebre dialogo platonico Simposio, che si propone di trattare l’immortale tema dell’amore.

Esposizione

Dopo l’esposizione di Fedro, Pausania di Atene ed Erissimaco, inizia a parlare Aristofane, il famoso poeta comico, che sceglie il mito come veicolo della sua opinione su Eros.

Tempo addietro – espone il poeta – non esistevano, come adesso, soltanto due sessi (il maschile e il femminile), bensì tre, tra cui, oltre a quelli già citati, il sesso androgino, proprio di esseri che avevano in comune caratteristiche maschili e femminili.

In quel tempo, tutti gli esseri umani avevano due facce orientate in direzione opposta e una sola testa, quattro braccia, quattro mani, quattro gambe e due organi sessuali ed erano tondi.

Per via della loro potenza e completezza, gli esseri umani erano superbi e tentarono la scalata all’Olimpo per spodestare gli dei. Ma Zeus, che non poteva accettare un simile oltraggio, decise di intervenire e divise, a colpi di saetta, gli aggressori.

«Finalmente Zeus ebbe un’idea e disse: “Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi”.»

 

In questo modo gli esseri umani furono divisi in due metà e s’indebolirono.
Ed è da quel momento – spiega Aristofane – che essi sono alla ricerca della loro antica unità e della perduta forza che possono ritrovare soltanto unendosi sessualmente.

Da questa divisione in parti, infatti, nasce negli umani il desiderio di ricreare la primitiva unità, tanto che le “parti” non fanno altro che stringersi l’una all’altra, e così muoiono di fame e di torpore per non volersi più separare.

Zeus allora, per evitare che gli uomini si estinguessero, mandò nel mondo Eros affinché, attraverso il ricongiungimento fisico, essi potessero ricostruire “fittiziamente” l’unità perduta, così da provare piacere (e riprodursi) e potersi poi dedicare alle altre incombenze cui devono attendere.

«Dunque al desiderio e alla ricerca dell’intero si dà nome amore»

 

Siccome i sessi erano tre, due sono oggi le tipologie d’amore: il rapporto omosessuale (se i due partner facevano parte in principio di un essere umano completamente maschile o completamente femminile) e il rapporto eterosessuale (se i due facevano parte di un essere androgino).

La caratteristica interessante del discorso di Aristofane risiede nel fatto che la relazione erotica fra due esseri umani non è messa in atto per giungere a un fine quale potrebbe essere la procreazione, ma ha valore per se stessa, prescindendo così dalle conseguenze.

Quando eravamo una ben rotonda sfera: il mito dell'androgino ...

 

 

L’immagine raffigura una rappresentazione artistica del mito dell’androginoQuesto mito, narrato da Aristofane nel Simposio di Platone, offre una spiegazione sull’origine dell’amore e dell’attrazione umana.

  • Originariamente, gli esseri umani avevano una forma sferica, con quattro braccia, quattro gambe e due volti, ed erano divisi in tre generi: maschile, femminile e androgino (che combinava entrambi).
  • Queste creature erano potenti e tentarono di scalare l’Olimpo, spingendo Zeus a dividerle in due metà per ridurne la forza.
  • Da questa divisione nacque un profondo desiderio in ciascuna metà di ricongiungersi con la propria anima gemella originaria, spiegando così la ricerca umana dell’amore e della completezza.
  • Il mito suggerisce che l’amore sia la ricerca della metà perduta per tornare alla nostra natura primordiale e completa.
  • N.d.R.: Se ho capito bene, la condizione del sesso androgino (cioè il maschile misto col femminile) dovrebbe essere quella di gran lunga più diffusa e normale, anche se il “dosaggio” di mascolinità e femminilità è la più varia in ogni individuo, ovvero i due principi non sarebbero presenti ad uno stato paritario, ma prevarrebbe uno dei due sessi sull’altro. E sarebbe questa prevalenza a definire il sesso di una persona nel senso comune.
    In ogni essere umano androgino, dunque, prevale uno dei due sessi, senza escludere l’altro e la mascolinità o la femminilità sarebbero più o meno accentuati a seconda della quantità di caratteri del sesso opposto che in esso sono presenti.
    Troviamo lo stesso concetto nella filosofia orientale, espresso graficamente nel simbolo metaforico del “TAO”.

 

Che cosa simboleggia il Tao?

Il simbolo del Tao è il Taijitu, comunemente noto come Yin e Yang, un cerchio diviso da una linea curva in due metà interconnesse, una nera (Yin, femminile, passivo) e una bianca (Yang, maschile, attivo), che rappresentano l’armonia dinamica degli opposti universali e il flusso incessante della vita, dove ogni parte contiene un seme dell’altra, simboleggiando completezza e trasformazione, e non un conflitto.

Caratteristiche del Simbolo (Taijitu)
    • Cerchio
      Rappresenta il Tao stesso, l’Universo, l’assoluto, il “tutto”.

    • Metà Nera (Yin)
      Oscurità, passività, femminilità, freddo, notte, quiete. Contiene un punto bianco (seme dello Yang).

    • Metà Bianca (Yang)
      Luce, attività, mascolinità, calore, giorno, movimento. Contiene un punto nero (seme dello Yin).

  • Linea Curva
    Indica la fluidità, la trasformazione continua e la non-divisione netta tra gli opposti, che si fondono e si inseguono.

Significato Filosofico
  • Armonia degli Opposti
    Il Tao non è un’entità personale, ma il flusso cosmico e la forza universale che governa tutto. Yin e Yang sono le sue manifestazioni complementari, in equilibrio dinamico.

  • Divenire Continuo
    Il simbolo illustra come gli opposti non si scontrino, ma si trasformino l’uno nell’altro, generando il movimento e l’evoluzione dell’universo.

  • Interdipendenza
    La presenza del punto opposto in ogni metà evidenzia che non esistono opposti assoluti, ma che ogni cosa porta in sé il germe del suo contrario.

Il Tao e il Simbolo

  • Sebbene l’ideogramma cinese per Tao (道) significhi “via” o “sentiero”, il simbolo dello Yin e Yang è la rappresentazione grafica più comune e intuitiva del concetto taoista di armonia e divenire universale.

 

Numero3647.

 

O T T I M I S M O    D E L L A    V I T A

 

Succederà così anche a te.

Un giorno tu ti sveglierai

e vedrai una bella giornata.

Ci sarà il sole e tutto sarà

nuovo, cambiato, limpido.

Ciò che prima ti sembrava

impossibile sarà semplice,

normale. Tu non ci credi?

Io ne sono sicuro. E presto.

Perché no, anche domani.

 

Fedor Dostoewskij.

 

Numero3645.

 

L A    T U A    E N E R G I A

 

L’energia che emani filtra naturalmente le persone.

Non tutti sono in grado di reggere la tua presenza.

Cambiare energia modifica l’ambiente che ti circonda.

Le persone si avvicinano in base alla risonanza emotiva.

L’energia seleziona senza bisogno di spiegazioni.

Trattenere chi non è allineato consuma risorse interne.

Chi resta è sempre compatibile con la tua frequenza.

Gli allontanamenti spesso avvengono senza conflitto.

Trattenere ciò che non cresce ti rallenta, diventa zavorra.

Non tutto intorno a te evolve alla tua stessa velocità.

Crescere è inevitabile che crei separazioni naturali.

Restare fedele alla crescita, coerentemente, richiede distacco.

Ciò che non cresce è destinato a diventare peso.

Lasciar andare non è fallimento, ma allineamento.

 

@ilmegliodeilibri

Numero3644.

 

B R I C I O L E    D’ A M O R E

 

Ricevere poco non diventa amore, con il tempo.

Le briciole creano dipendenza, non nutrimento.

L’amore non si misura in assenze giustificate.

Accettare il minimo abbassa il tuo livello interno di riferimento.

Le briciole mantengono speranza, senza sostanza.

L’amore reale è coerentemente impegnato e impegnativo.

Dare valore al poco ti impoverisce.

La reciprocità è essenziale.

 

@ilmegliodeilibri

Numero3643.

 

Le persone che preferiscono stare a casa la sera hanno un tipo di intelligenza che la scienza sta appena iniziando a capire

By Wendie Jo Sperber , on January 3, 2026 , updated on January 4, 2026 , 7 comments – 7 minutes to read

Li chiamano asociali, noiosi, vecchi dentro. Ma chi preferisce il divano alla discoteca potrebbe possedere una forma di intelligenza che i ricercatori stanno solo ora riconoscendo. E cambia tutto quello che pensavamo sulla vita sociale.

Il pregiudizio che ti porti addosso

Venerdì sera. Gli amici ti scrivono: “Esci? “

E tu senti quella cosa. Quel desiderio profondo di rispondere “No, resto a casa” — seguito immediatamente dal senso di colpa. Dalla vocina che dice: “Sei noioso. Sei strano. Ti stai perdendo qualcosa.”

Così a volte esci. Non perché lo vuoi, ma perché pensi di doverlo fare. Perché la società ti ha insegnato che chi resta a casa il venerdì sera ha qualcosa che non va.

E se fosse il contrario?

La scoperta che ribalta tutto

Uno studio della London School of Economics ha analizzato i dati di oltre 15.000 persone, incrociando frequenza di socializzazione, livello di intelligenza e felicità percepita.

Il risultato ha sorpreso i ricercatori stessi.

Per la maggior parte delle persone, più socializzazione = più felicità. È quello che ci aspetteremmo. Ma per le persone con intelligenza elevata, la correlazione si inverte.

Le persone più intelligenti mostravano livelli di felicità più bassi quando socializzavano frequentemente — e più alti quando passavano tempo da sole.

Non era un effetto marginale. Era statisticamente significativo. E ha aperto un campo di ricerca completamente nuovo.

L’intelligenza che non conoscevi

La spiegazione sta in un tipo di intelligenza che la psicologia tradizionale ha sempre sottovalutato: l’intelligenza intrapersonale.

Howard Gardner, lo psicologo di Harvard che ha rivoluzionato il concetto di intelligenza con la teoria delle “intelligenze multiple”, l’ha definita così:

“La capacità di comprendere sé stessi — i propri sentimenti, paure, motivazioni. Di usare questa comprensione per regolare la propria vita in modo efficace.”

Chi possiede un’intelligenza intrapersonale elevata non ha bisogno di stimoli esterni per elaborare, crescere, capire. Ha un mondo interiore così ricco che la solitudine non è vuoto — è pienezza.

Perché la socializzazione può essere “costosa”

Ecco quello che nessuno ti dice.

Per alcune persone, socializzare non è riposo. È lavoro.

Non perché siano timide o ansiose. Ma perché il loro cervello elabora le interazioni sociali in modo più profondo e dispendioso.

Mentre altri chiacchierano in automatico, loro stanno: — Analizzando il sottotesto di ogni frase — Leggendo le microespressioni facciali — Processando le dinamiche di gruppo — Formulando risposte ponderate invece che automatiche

È come la differenza tra guidare con il pilota automatico e guidare in una città sconosciuta: stesse azioni esterne, consumo energetico completamente diverso.

Il risultato:

Dopo una serata sociale, molte persone si sentono cariche. Altri si sentono svuotate — non perché non si siano divertite, ma perché il loro cervello ha lavorato intensamente.

Chi preferisce restare a casa la sera spesso sta semplicemente rispettando i propri limiti energetici. È intelligenza applicata, non difetto sociale.

La teoria della savana

I ricercatori Satoshi Kanazawa e Norman Li hanno proposto una spiegazione evolutiva chiamata “Savanna Theory of Happiness”.

Il cervello umano si è evoluto nella savana africana, in gruppi di 50-150 individui. In quel contesto, la socializzazione era sopravvivenza — più connessioni = più risorse = più sicurezza.

Ma l’ambiente moderno è radicalmente diverso. Città affollate, stimoli costanti, centinaia di “connessioni” superficiali. Il cervello ancestrale non è progettato per questo.

Ecco il punto: le persone con intelligenza più alta sembrano più capaci di adattarsi a questo nuovo ambiente. Il loro cervello capisce, a livello profondo, che le regole sono cambiate.

Non hanno bisogno di seguire l’impulso ancestrale di socializzare costantemente. Riescono a scegliere quando e come connettersi — basandosi sui bisogni reali, non sugli istinti primitivi.

Chi preferisce restare a casa non sta malfunzionando. Sta funzionando in modo evolutivamente avanzato.

I 5 segnali di questa intelligenza

Come riconoscere se possiedi questo tipo di intelligenza? Ecco i tratti che emergono dalla ricerca:

1. La solitudine ti ricarica (non ti svuota)

Dopo una giornata intensa, non senti il bisogno di “uscire a sfogarti”. Senti il bisogno di silenzio, spazio, tempo con te stesso. E dopo quel tempo, ti senti meglio — non peggio.

2. Preferisci conversazioni profonde

Le chiacchiere leggere ti annoiano o ti stancano. Ma puoi parlare per ore di idee, emozioni, significati. La qualità della connessione conta più della quantità.

3. Hai un mondo interiore ricco

La tua mente è costantemente attiva — anche quando non fai nulla di visibile. Pensi, analizzi, immagini, colleghi. La noia è rara perché sei tu la tua stessa compagnia.

4. Senti i “costi” sociali che altri non percepiscono

Dopo un evento sociale, noti la stanchezza che altri non sembrano provare. Non è timidezza — è consapevolezza del proprio consumo energetico.

5. Scegli le relazioni con attenzione

Non hai bisogno di molti amici. Ne preferisci pochi ma profondi. Investi in relazioni significative piuttosto che accumulare contatti superficiali.

Se ti riconosci in almeno 3 di questi punti, probabilmente possiedi un’intelligenza intrapersonale sopra la media.

Il paradosso della connessione moderna

Viviamo nell’era più “connessa” della storia. Social media, messaggistica istantanea, videochiamate. Siamo raggiungibili sempre, ovunque.

Eppure i livelli di solitudine percepita sono ai massimi storici.

Come è possibile?

Perché la connessione superficiale non soddisfa il bisogno umano di intimità. Anzi, lo distorce. Cento like non valgono una conversazione vera. Mille follower non valgono un amico reale.

Chi preferisce restare a casa la sera spesso ha capito questa verità prima degli altri. Non sta rifiutando la connessione — sta rifiutando la simulazione della connessione.

Sceglie meno interazioni, ma più autentiche. Meno rumore, ma più significato. È una forma di intelligenza sociale avanzata — non di deficit sociale.

Lo studio che ha confermato tutto

Nel 2016, il British Journal of Psychology ha pubblicato una ricerca che ha fatto rumore.

Analizzando i dati di oltre 15.000 adulti tra i 18 e i 28 anni, i ricercatori hanno trovato che:

— Per la popolazione generale, più interazioni sociali = più soddisfazione — Per le persone con QI elevato, più interazioni sociali = meno soddisfazione — Le persone intelligenti che socializzavano molto erano meno felici di quelle che socializzavano poco

La conclusione degli autori: le persone con alta intelligenza hanno obiettivi e priorità diverse. La socializzazione frequente può interferire con progetti personali, riflessione, crescita — cose che per loro sono più importanti del divertimento collettivo.

Il dono nascosto

Chi preferisce restare a casa la sera possiede qualcosa che la società non riconosce ancora abbastanza:

La capacità di stare bene con sé stesso.

In un mondo che ti bombarda di stimoli, che ti dice che devi sempre fare, andare, vedere, condividere — saper dire “No grazie, sto bene qui” è una forma di libertà rara.

Non hai bisogno di validazione esterna costante. Non hai bisogno di riempire il silenzio. Non hai bisogno che qualcun altro ti intrattenga.

Sei completo anche da solo. E questa completezza non è isolamento — è autosufficienza emotiva.

Il messaggio per chi si sente “sbagliato”

Se ogni venerdì sera senti quella vocina — quella che ti dice che dovresti uscire, che sei noioso, che ti stai perdendo qualcosa — voglio che tu sappia una cosa.

Quella vocina non è la tua. È la voce di una società che confonde estroversione con salute e introversione con problema.

La verità è diversa.

Preferire la propria compagnia è un segnale di forza, non di debolezza. È il segno di una mente che sa intrattenersi, che non dipende dagli altri per sentirsi viva, che ha costruito un mondo interiore abbastanza ricco da non aver bisogno di fuggirlo.

Non sei asociale. Non sei rotto. Non ti stai perdendo nulla.

Stai semplicemente vivendo in un modo che la scienza sta appena iniziando a capire.

E quel modo potrebbe essere più intelligente di quanto chiunque abbia mai ammesso.


La prossima volta che resti a casa

Non sentirti in colpa. Non giustificarti. Non inventare scuse .

Mettiti comodo. Goditi il silenzio. Lascia che la mente vaghi.

Stai facendo esattamente quello che il tuo cervello ti sta chiedendo di fare.

E il tuo cervello, a quanto pare, sa quello che fa.

Numero3636.

 

da  QUORA

 

Scrive Marco Bini, corrispondente di QUORA

 

Verità o complottismo?

 

Madre Teresa – non al servizio dei moribondi ma del Vaticano.

 

Madre Teresa era una donna crudele, che causò il martirio di migliaia di persone.

Gli antidolorifici erano vietati nelle sue “Case dei Moribondi” e i pazienti morivano per quasi ogni malattia.

Alla sua nascita, il 26 agosto 1910, a Madre Teresa fu dato il nome di Agnes Bojaxhiu. Nacque a Skopje da una ricca famiglia albanese cattolica.

Suo padre era un fervente nazionalista albanese, membro di un’organizzazione clandestina il cui obiettivo era liberare Skopje dai serbi e annetterla all’Albania. Fu ucciso poco dopo durante un attacco a un villaggio serbo.

Anche la figlia ereditò le idee del padre. Sebbene parlasse fluentemente il serbo e si fosse persino diplomata in un liceo serbo, durante le sue successive visite ufficiali in Jugoslavia comunicò sempre solo tramite un interprete.

Nel 1928, dopo essersi diplomata al liceo, Agnes partì per l’Irlanda per unirsi alle Suore di Loreto. Lì imparò l’inglese, divenne suora con il nome di Teresa e fu mandata a Calcutta, in India, per insegnare alla St. Mary’s Catholic School.

Inoltre, secondo i suoi ricordi, nel 1946 ebbe una visione di Gesù Cristo, che le ordinò di abbandonare la scuola, di abbandonare l’abito monastico, di indossare il sari tradizionale locale e di andare ad aiutare i più poveri e sfortunati. Tuttavia, in altre memorie, affermò che Dio le si rivolgeva regolarmente, a partire dall’età di cinque anni.

Stranamente, riuscì a ottenere il sostegno sia delle autorità che dei suoi superiori cattolici. Nel 1948, l’ufficio del sindaco assegnò un ex tempio dedicato alla dea indù Kali alla sede dell’istituzione, che Madre Teresa stessa chiamava “La casa dei morenti”.

Il personale era composto da 12 suore dell’ordine delle Missionarie della Carità, fondato da Madre Teresa e successivamente diffuso in tutto il mondo con la benedizione del Papa.

L’organizzazione ottenne fama mondiale nel 1969, quando, su incarico della BBC, il giornalista Malcolm Muggeridge girò un documentario elogiativo, “Something Beautiful for God”.

Ma non si trattava solo di un pezzo elogiativo: l’illustre giornalista affermò che durante le riprese si verificò un miracolo: non c’era illuminazione nella “Casa dei Moribondi”, ma le riprese furono un successo perché “apparve una luce divina”.

Sebbene il direttore della fotografia Ken McMillan abbia poi affermato di aver semplicemente utilizzato per la prima volta la nuova pellicola Kodak per le riprese notturne, all’epoca non esisteva Internet e il cameraman non poteva certo mettere a tacere la potente BBC.

Tuttavia, la gente è sempre più interessata a leggere di miracoli che alle nuove proprietà della pellicola.

Grazie alla campagna di pubbliche relazioni, il numero dei membri dell’ordine crebbe fino a 5.000 e furono fondate oltre 500 chiese in 121 paesi. Ospizi, centri di assistenza per malati gravi e case di riposo iniziarono ad aprire ovunque, sebbene Madre Teresa continuasse a chiamarli “Case per i morenti”.

Mary Loudon, che ha lavorato in uno di questi, ha spiegato cosa sono realmente nel film documentario “Angel from Hell”(Angelo dall’inferno):

La mia prima impressione fu quella di guardare un filmato di un campo di concentramento nazista, con tutti i pazienti con la testa rasata. L’unico arredamento erano letti pieghevoli e rudimentali brandine di legno.

C’erano due stanze. Gli uomini morivano lentamente in una, le donne nell’altra.

Non c’erano praticamente cure, gli unici farmaci erano l’aspirina e altri farmaci economici. Le flebo erano insufficienti e gli aghi venivano riutilizzati. Le suore li lavavano in acqua fredda.

Quando chiesi perché non li disinfettassero in acqua bollente, mi dissero che non era necessario e che non c’era tempo.

Ricordo un ragazzo di 15 anni che inizialmente aveva un semplice dolore ai reni, ma che peggiorò progressivamente perché non riceveva antibiotici, e in seguito dovette essere operato.

Gli dissi che per guarirlo bastava chiamare un taxi, portarlo in ospedale e pagare un’operazione poco costosa. Ma si rifiutarono, spiegando: “Se facciamo questo per lui, dovremo farlo per tutti”.

Le parole di Mary Loudon sono confermate dai risultati di numerose ispezioni delle “Case per i Morenti”.

È stato ripetutamente osservato che i medici vengono raramente assunti e che tutto il lavoro è svolto da volontari non retribuiti che credono al mito delle istituzioni di Madre Teresa.

I medici hanno notato scarsa igiene, la diffusione di malattie da un paziente all’altro, cibo immangiabile e la mancanza di antidolorifici di base.

La santa proibì di fatto quest’ultima cosa, dichiarando: “C’è qualcosa di bello nel modo in cui i poveri accettano la loro sorte, nel modo in cui soffrono, come Gesù sulla croce. Il mondo guadagna molto dalla sofferenza. Il tormento significa che Gesù ti bacia”. Di conseguenza, il dolore da shock divenne causa di morte per molti.

Tutto quanto sopra si adattava perfettamente al suo concetto di “salvare” i malati. Mentre per le persone normali, salvare un malato significava la sua guarigione, per Madre Teresa significava la sua conversione al cattolicesimo e quindi la salvezza dai tormenti dell’inferno nell’aldilà.

Pertanto, più il paziente soffriva, più era facile convincerlo che per essere liberato dalle sue sofferenze doveva convertirsi al cattolicesimo e che Gesù Cristo lo avrebbe aiutato.

La cerimonia del battesimo nelle “Case dei Moribondi” è semplice come tutto il resto: la testa del paziente viene coperta con un panno bagnato e viene recitata la preghiera appropriata. E poi, se il paziente sopravvive, dirà a tutti che è stato grazie alla sua conversione al cattolicesimo; altrimenti, non dirà nulla.

Quando Madre Teresa ebbe bisogno di cure mediche, non si rivolse ai servizi delle sue istituzioni mediche, ma si rivolse a una delle cliniche più costose del mondo, in California.

Era altrettanto disposta a cambiare posizione su altre questioni, se le faceva comodo.

Ad esempio, era categoricamente contraria all’aborto.

Nel suo discorso di accettazione del Premio Nobel per la Pace nel 1979, affermò: “La più grande minaccia alla pace oggi è l’aborto, perché è una vera e propria guerra, un omicidio, l’omicidio di un essere umano da parte della propria madre”.

Tuttavia, quando la sua amica, la prima ministra indiana Indira Gandhi, iniziò a sterilizzare forzatamente i poveri, Agnes Bojaxhiu appoggiò pienamente la campagna.

Tuttavia, nel 1993, cambiò nuovamente posizione e condannò una ragazza irlandese di 14 anni che aveva abortito dopo essere stata violentata.

Viaggiando per il mondo, Agnes Bojaxhiu chiese ovunque l’abolizione del divorzio, poiché ogni matrimonio è santificato da Dio.

Tuttavia, quando un’altra sua amica, la principessa Diana, divorziò dal principe Carlo, dichiarò che “era stata la decisione giusta, perché l’amore aveva abbandonato la famiglia”.

Chiese inoltre il divieto assoluto di ogni forma di contraccezione e, quando le fu ricordato che questi metodi prevengono la diffusione dell’AIDS, dichiarò che l’AIDS era “una giusta punizione per una condotta sessuale scorretta”.

Detestava inoltre il femminismo e invitava le donne a “lasciare che gli uomini facciano ciò per cui sono più adatti”.

Nonostante Agnes Bojaxhiu abbia sempre auspicato uno stile di vita cristiano e modesto, durante i suoi numerosi viaggi in giro per il mondo preferiva viaggiare su jet privati ed elicotteri e soggiornare nelle residenze più alla moda.

Grazie a una massiccia propaganda, milioni di persone iniziarono a credere nella benefattrice globale degli sfortunati e inviarono donazioni al suo ordine. Oltre al Premio Nobel, Madre Teresa e il suo ordine ricevettero decine di altri riconoscimenti da varie organizzazioni, per un totale di somme ingenti.

Tuttavia, la premio Nobel era riluttante a spiegare come venivano spesi questi fondi.

Quando i giornalisti le chiedevano un’intervista, di solito rispondeva: “Faresti meglio a parlare con Dio”.

Grazie all’amicizia con Indira Gandhi, il suo ordine monastico, registrato in India, è stato esente da qualsiasi controllo finanziario per molti anni, con il pretesto di essere un’importante organizzazione benefica.

Eppure, quando nel 1998 fu stilata una classifica degli aiuti finanziari delle organizzazioni con sede a Calcutta, le Suore Missionarie dell’Amore non rientravano nemmeno tra le prime 200.

Lo scandalo più significativo riguardante l’uso improprio delle donazioni ricevute da Agnes Bojaxhiu avvenne nel 1991, quando la rivista tedesca Stern, basandosi su documenti, pubblicò informazioni secondo cui solo il 7% delle donazioni veniva utilizzato per curare i malati.

Somme ingenti finirono sui conti della Banca Vaticana a Roma.

L’origine delle donazioni non preoccupava Madre Teresa. Accettava con calma il denaro sottratto dai dittatori al loro popolo.

Così, nel 1981, visitò Haiti, governata da Jean-Claude Duvalier, che aveva assunto il potere dopo la morte del padre dittatore.

Sembrava che ci fosse poco di buono da dire sulla situazione nel Paese più povero dell’emisfero occidentale e uno dei più poveri al mondo, dove corruzione e malattie dilagavano e dove la famiglia Duvalier aveva commesso 60.000 omicidi politici, palesi e occulti.

Tuttavia, Madre Teresa dichiarò che in nessun altro luogo al mondo aveva visto una tale vicinanza tra i poveri e un leader statale.

Di conseguenza, ricevette 1,5 milioni di dollari dal dittatore haitiano.

Un altro importante donatore, che donò 1,25 milioni di dollari a Madre Teresa, fu l’americano Charles Keating.

In seguito, quando fu condannato per aver frodato 23.000 investitori della sua fondazione per 252 milioni di dollari, Madre Teresa inviò una lettera chiedendo clemenza per questo fedele e generoso figlio della Chiesa cattolica.

In una lettera di risposta, il procuratore Paul Turley scrisse che “la chiesa non dovrebbe permettere di essere usata come mezzo per placare la coscienza di un criminale” e si offrì di restituire il denaro ricevuto da Keating a coloro a cui era stato rubato.

La risposta fu il silenzio.

Sono trascorsi esattamente 19 anni tra la morte della fondatrice delle Suore Missionarie della Carità e la sua canonizzazione, e il processo non è stato facile. Secondo le regole della Chiesa cattolica, per essere canonizzati come santi è necessario compiere un miracolo.

La ricerca dei miracoli compiuti da Madre Teresa fu affidata al sacerdote canadese Brian Kolodiychuk.

Inizialmente, egli annunciò che Monica Besra, residente nello stato indiano del Bengala, aveva un tumore maligno di 17 centimetri allo stomaco. Nell’anniversario della morte di Madre Teresa, il 5 settembre 1998, sua sorella le applicò sullo stomaco un medaglione con l’immagine della Santa Madre di Dio, che era stato usato per toccare il corpo di Madre Teresa il giorno del suo funerale, e pregò la santa universale per la sua guarigione.

Otto ore dopo, il tumore sarebbe scomparso.

Tutto era meraviglioso, sia letteralmente che figurativamente, ma poi Monica Besra ha litigato con il marito, e lui ha detto ai giornalisti che sua moglie non aveva un tumore, ma una ciste ovarica, che è stata curata con farmaci per i quali ha pagato una grossa somma di tasca sua, e poi ha portato i giornalisti da medici che avevano la relativa cartella clinica.

Naturalmente, dopo questo scandalo, la fede del Vaticano nella santità della suora, che, secondo le stime più prudenti, gli aveva fruttato 3 miliardi di dollari e milioni di nuovi seguaci, non è svanita. Ma per salvare le apparenze, è stata imposta una pausa di diversi anni alla canonizzazione, consentendo la pacificazione e l’oblio.

Nel 2008, il reverendo Kolodiychuk scoprì un nuovo miracolo in Brasile, dove Marsilio Andrino aveva un tumore maligno al cervello, che però scomparve dopo che sua moglie Fernanda iniziò a pregare Madre Teresa. In questo caso non esistevano cartelle cliniche, il che impedì che si ripetesse l’esperienza di Monica Besra.

Quando l’italiano Giorgio Brusco, che conosceva personalmente Madre Teresa e stava scontando una pena detentiva per aver guidato la mafia, venne a sapere della sua canonizzazione, disse: “Se lei è una santa, allora io sono Gesù Cristo”.