Numero3501.

 

L A    M A R A N Z A

 

È di moda la “maranza”.

È la nuova delinquenza,

è una forma di arroganza

accoppiata a strafottenza,

che nasconde l’ignoranza

dietro la disubbidienza,

che trasuda tracotanza

di bieca escandescenza.

Non c’è più la tolleranza,

ma soltanto l’incoscienza,

ed, in ultima istanza,

è una becera scemenza.

Sa destare ripugnanza

per l’assoluta assenza

di un poco di creanza.

C’è gratuita prepotenza

nella disgustosa danza

degli atti di violenza.

Non è solo la baldanza

della giovane insolenza,

dell’idiota esuberanza,

ma è, purtroppo, la presenza

di totale intemperanza.

Questa lugubre veemenza

è il peggio che avanza:

di poterne stare senza

forse non c’è più speranza.

Numero3486.

 

I L    M I O    M I G L I O R E    A M I C O . . . S O N O    I O.

 

Non ho molti amici, ma sto bene così.

Il mio migliore amico … sono io.

Non mi interessa chi gli altri

frequentano, né sento il bisogno

di appartenere ad un gruppo.

Ho una vita davvero piena: imparo,

cresco, ed ogni giorno affronto

volentieri qualcosa di nuovo.

Amo il tempo da solo, perché

nel silenzio trovo le mie risposte.

Non cerco una rete di conoscenze,

preferisco pochi legami veri, profondi.

Mi interessano tante cose nuove,

mi piace leggere, esplorare, capire.

E credo che la felicità sia questa:

vivere a modo mio, senza dover

spiegare niente proprio a nessuno.

Numero3485.

 

C O M E    V I V E R E    N E L    M O N D O

 

Ama sempre la vita che stai vivendo.
Non cercare troppo di stare bene.
Vivere, di per sé, è una forma di felicità.

Non essere troppo triste e insoddisfatto.
Con il tempo, anche il dolore passa
e diventa esso stesso un ricordo dolce.

Non essere troppo testardo, perché
il cuore delle persone, spesso, cambia
così come cambiano le stagioni.

Non desiderare mai di avere troppo
delle cose materiali che ti circondano.
Per vivere, davvero non serve molto.

Non aggrapparti a chi se ne va, perché
la vita, prima o poi, ti porta qualcuno che
ti fa capire perché il resto doveva finire.

Numero3471.

 

Giovedì 25 Settembre 2025 alle ore 18.03, presso l’Ospedale di  Pordenone, è venuto al mondo

IL   MIO   NIPOTINO   EDOARDO

 

 

                                                                                Lettera di benvenuto

 

Carissimo piccolo Edoardo,

sei arrivato nel mondo da poco, e già la tua presenza ha acceso una nuova luce nei nostri cuori.

Io sono il tuo nonno, e forse non sarò sempre accanto a te ogni giorno, ma sappi che il pensiero di te mi accompagna già ora, e ti seguirà sempre, come un filo invisibile che lega le persone che si vogliono bene.

La tua casa sarà con la mamma e con il papà, e io ti verrò a trovare di tanto in tanto, oppure ti porteranno da me.

Non saranno visite quotidiane, ma ogni volta che sarò con te desidero che tu senta quanto affetto, quanta gioia e quanta speranza porto con me, per te.

Vorrei che i momenti insieme fossero semplici e belli: una passeggiata, un gioco, un racconto del nonno che forse sembrerà un po’ antico, ma sempre con il desiderio di farti sorridere o pensare.

Non so se sarò bravo a raccontare fiabe o a fare magie, ma ti prometto che sarò sincero, curioso della tua crescita, e sempre orgoglioso di te.

Vorrei che tu potessi ricordarmi come un nonno che sapeva ascoltare, più che parlare.

Non ti insegnerò formule complicate, ma proverò a mostrarti come guardare il mondo con meraviglia.

Anche se non sarò ogni giorno al tuo fianco, sarai sempre nei miei pensieri: questo è un modo di esserci, silenzioso ma vero.

Il tempo che vivremo insieme non lo conteremo in giorni o ore, ma nella gioia che sapremo darci l’un l’altro.

Da te non mi aspetto niente, se non la tua spontaneità: io ti offrirò la mia esperienza e il mio affetto.

Forse un giorno riderai delle mie rughe o dei miei racconti un po’ ripetuti, ma spero che tu possa vederci dentro la tenerezza.

Quando mi vedrai, ti basterà guardarmi negli occhi: lì troverai tutto l’amore di un nonno.

Tu sei un dono nuovo, una promessa di vita che continua.

Io, che di anni ne ho già tanti, guardo a te come al futuro che sboccia, e questo mi riempie di speranza e di pace.

Già da tempo e, sin da ora ancora di più, ti voglio bene.

 

Nonno Alberto.

 

 

A Martina e Ale,

 

educare Edoardo alla vita

è come scolpire una statua

dal marmo grezzo:

ogni colpo dello scalpello

rimuove un pezzo

di ciò che non è,

fino a rivelare al mondo

il capolavoro unico

che è sempre stato lì:

la sua vera persona.

C’è bisogno della vostra

autentica “arte” di vivere,

di ciò che siete dentro,

dei buoni sentimenti

che da sempre avete,

per dare forma allo  spirito

della vostra creatura.

Che il cielo accompagni

e benedica il vostro percorso

di amore e dedizione.

Numero3408.

 

C U R A    D I    S E’

 

Impara a volerti bene,

a prenderti cura di te stesso,

e poi anche a voler bene

a chi ti vuole bene.

Il segreto non è accudire

le api oppure le farfalle,

ma prenderti cura dei fiori

del tuo florido giardino,

e api e farfalle verranno da te.

Così, alla fine, troverai

non chi stavi cercando,

ma chi stava cercando te.

Numero3407.

 

U O M O    S O L O             (visto da una donna ….)

 

Un uomo che sta bene solo

è molto pericoloso, perché,

se non lo rispetti, se ne va,

non ti supplica, non ti rincorre,

se fai sceneggiate inutili

ti ignora, se provi a manipolarlo

e minacci di lasciarlo,

ti aiuta a fare i bagagli e ti

apre la porta, per farti uscire.

Perché un uomo che sta

bene da solo e ci è abituato,

non ha tempo per i capricci,

non tollera i giochetti mentali,

non si umilia per l’amore.

Un uomo così, non ci crederai,

non si accontenta di chiunque,

non cerca compagnia, cerca valore.

E, se non lo trova in te,

resta da solo, ma in pace.

Numero3404.

 

C O N F E S S I O N E

 

Quello che ho cercato fuori

è dentro di me.

L’amore, l’affetto, il rispetto

che mi hanno dato,

o che ho desiderato ottenere,

hanno sempre abitato

dentro il mio cuore,

insieme al mio coraggio.

Oggi, mi assumo, da solo,

la responsabilità di me stesso,

del mio splendore, perché

nessuno mi ha reso ciò

che volevo essere, solo io.

Esploro il mio interno

e trovo verità e serenità.

Numero3401.

 

C O M U N I C A R E

 

Gli uomini comuni parlano

per completare frasi,

raccontano storie senza

lasciare alcuna traccia,

domandano ma senza

una vera curiosità,

rispondono soltanto

per riempire il silenzio,

spiegano, pensando che

spiegare basti davvero

per essere ascoltati,

e non convincono nessuno.

Corrono lineari come

binari già predisposti.

Sono logici, ma privi

di anima, di empatia.

Sono prevedibili e quindi

sono presto dimenticati.

Ma un uomo vero parla

per generare domande

dentro la tua mente,

non per dare risposte,

ma per seminare dubbi.

Non dice tutto, allude

come chi sa troppo

per spiegare alcunché,

insinua e poi tace.

Lascia vuoti che non

si possono ignorare,

crea curve sui rettilinei

che portano nel nulla,

pause che bruciano,

contrasti che intrigano,

e non ha fretta di risolverli.

Perché sa che è nel vuoto,

che si crea il desiderio.

Quando parla come

un enigma, non come

un messaggio, allora

c’è qualcuno che comincia

a proiettare un’idea su di lui,

che però non ha fretta

alcuna di essere capito.

Numero3397.

 

P E R C H È    T I    S T R E S S I.

 

Non solo perché fai troppo, ma perché fai troppo contro ciò che senti dentro.
Fai troppo contro di te.
Non è solo la quantità di cose che fai, ma è lo stesso conflitto interno che ti consuma.
Quando agisci per accudire e compiacere gli altri e soffochi ciò che senti, consumi energia vitale. Tanta.
È logorante.
Forse, più presto di quello che pensi, saranno gli altri a occuparsi di te.

 

Quando vivi o lavori in un posto che sta diventando alienante, o fai delle cose che sono sempre più pesanti,
sei in un posto che non ti rispecchia.
Forse un tempo lo faceva, ma ora non più: è un posto dove vivi male, adesso.
È un ambiente che, se in passato ti ha valorizzato e stimolato, ora ti spegne: ti toglie le forze, anche senza fare nulla.
Il tuo corpo lo sa prima della mente.

 

Quando ti circondi o ti occupi obbligatoriamente di persone che sono diventate problematiche e impegnative,
anche persone che ti sono, o ti sono state, o ti saranno sempre care, loro, anche non volendo farlo, ti rendono la vita difficile come mai prima.
Anche se sorridi e fai finta di niente, il tuo sistema nervoso è in continua allerta.
Ogni interazione diventa un micro-stress invisibile.

 

Quando dici “sì”, anche se dentro vorresti dire “no”: è uno dei più grandi furti di energia.
Dire “sì” per paura, senso di colpa o dovere è come nuotare controcorrente.
Ogni volta perdi un pezzo di te, un frammento della tua roccia di energia che, pian piano, si sta sgretolando.
E tu lo avverti.

 

Quando passi troppo tempo a giustificare le tue scelte a te stessa, pur sapendo in cuor tuo cosa è giusto per te; quando senti di dover spiegare le tue scelte a tutti, oltre che a te stessa, è perché dentro di te c’è già un conflitto.
E quel dubbio ti consuma.
Il cervello non è capace di vivere con il dubbio: lui vuole certezze, anche infondate, purché indiscutibili.
O la mente diventa un pezzo di legno invaso dai tarli.

 

Non sei sbagliata, hai solo bisogno di tornare dalla tua parte.

 

Alla fine, quello che ti salva non è dimenticare.
È scegliere ogni giorno di accettare, malgrado tutto, chi ti sta stressando.
È restare fedele a te stessa, anche quando il mondo ti mette alla prova.
È riconoscere che quello che ti succede dice molto di chi sta impegnando, fino all’esaurimento, le tue energie fisiche, mentali, spirituali, e molto poco di quanto vali davvero tu.

E questa, nel guazzabuglio delle ingiustizie quotidiane, a cui siamo tutti potenzialmente esposti, è la forma più potente, se non di libertà, almeno di liberazione e riscatto.

 

Non sentirti lasciata sola: ritrovati dentro la tua coscienza.
Lei non ti abbandona mai.