F E L I C I T A’
L’uomo felice
guarda il mondo
con occhi curiosi,
senza mai
smettere di stupirsi.
Massimo Recalcati.
Cosa ci insegna la vita… testamento spirituale di un libero pensatore
F E L I C I T A’
L’uomo felice
guarda il mondo
con occhi curiosi,
senza mai
smettere di stupirsi.
Massimo Recalcati.
P E R S O N E N E L T E M P O D E L L A V I T A
Non rimpiango le persone
che ho perso col tempo,
ma rimpiango il tempo
che ho perso con certe persone.
Perché le persone non mi
appartenevano, invece,
il tempo di quegli anni, sì.
Carl Gustav Jung.
A P P A R E N Z A E S O S T A N Z A
Viviamo in un mondo,
in cui il funerale è più
importante del morto,
il matrimonio più dell’amore,
il corpo più dell’intelletto.
Viviamo la cultura del
contenitore, che è apparenza,
ma non del contenuto,
che è la vera sostanza.
Eduardo Galeano.
L E P E R S O N E F O R T I
Non sprecano energia per vendicarsi: sanno che la vita risponde da sola.
Non si confrontano, non restano dove il rispetto manca.
Non temono la solitudine, non chiedono attenzione.
Vivono senza scuse, non si fanno guidare dal passato, e non restano con chi le considera un’opzione.
Non hanno bisogno di alzare la voce.
Perché ricordano chi sono … anche quando fa male.
da YouTube
da QUORA
Scrive Murta P., corrispondente di QUORA.
C H E C O S A P I A C E A L L E D O N N E
C’è una citazione attribuita a Jung (perfettamente in linea con il suo pensiero) che amo molto:
“Il più grande privilegio di una vita è diventare sé stessi.”
Secondo me, risponde già alla domanda: “Cosa piace alle donne?”
Quando incontri qualcuno, il punto non è capire “cosa vuole”, ma chi sei tu mentre ti presenti.
Perché se metti una persona su un piedistallo prima ancora di conoscerla, non stai vedendo lei: stai idealizzando una tua proiezione.
Jung chiamava ombra tutto ciò che rimane nascosto dietro la maschera che costruiamo da bambini per compiacere, e da adolescenti per appartenere.
Integrare l’ombra significa smettere di recitare e lasciar emergere ciò che siamo davvero: desiderio autentico, curiosità, ironia, presenza senza bisogno.
Quando vivi così, non hai più necessità di chiederti “cosa piace”.
Cerchi semplicemente chi ti riconosce, chi ti vede senza che tu debba nasconderti.
Ti mostri, e chiedi all’altra persona di mostrarsi.
Le persone entrano nella nostra vita come possibilità.
Nessuno merita un piedistallo a priori – nemmeno dopo anni, nemmeno dentro una relazione.
Solo quando qualcuno ti incontra da pari può diventare protagonista insieme a te della tua storia.
Gli altri rimangono di passaggio, ed è naturale così: fa parte della fatica e della bellezza di diventare sé stessi.
Per questo, quando ti dicono “sii te stesso”, ti stanno dicendo solo metà della verità.
La parte difficile è scoprire chi è davvero quel “te”.
E questo vale anche per il rapporto con il gentil sesso, come per chiunque altro.
Non devi chiederti “cosa piace alle donne?” mettendo addirittura un intero genere sul piedistallo.
Chi è davvero se stesso si chiede al massimo:
“Come esprimo desiderio in modo autentico?”
Tutto il resto si costruisce a due.
Ma questa è un’altra storia.
N.d.R.: forse, la domanda giusta è: “chi sono io, quando incontro quella donna?”.
Non mi devo comportare come piace, genericamente, alle donne, magari compromettendo la mia genuinità, spontaneità, anche vulnerabilità o venendo meno ai miei connotati caratteriali per recitare una parte.
A mio avviso, il miglior modo di approcciare una donna è essere me stesso, senza infingimenti o mascherature che, presto o tardi, finirebbero per lasciare il tempo che trovano.
Avere una relazione con una donna è sempre una buona occasione per imparare ad essere se stessi o, addirittura, per migliorarsi.
L A M E N T E C O M E P R I G I O N E
A volte, la prigione non
è fuori, ma dentro di noi.
Non sono le mura che
ci intrappolano, sono i
nostri pensieri, le paure
che ripetiamo ogni giorno,
le credenze che ci dicono:
“Non puoi”. Le sbarre più
forti sono quelle che non
vediamo. Ma ecco la verità:
la stessa mente che ti
imprigiona, può liberarti.
Quando cambi i pensieri,
evadi dalla prigione.
E scopri che la porta
era sempre aperta.
@healingsoulmusic436
A P P U N T I D A U N A C O N F E R E N Z A
D I I G O R S I B A L D I
Il modo più semplice, più autentico, più potente che noi abbiamo per essere veramente noi stessi è il “mi piace”.
Il “devo” può non essere nostro; il “posso”, che può essere anche il “permesso”, nemmeno questo può essere nostro; il “mi conviene”, o il “bisogna che” non sono nostri: sono del gruppo a cui apparteniamo.
Il “mi piace” è solo mio.
Ma nell’occidente esiste, da sempre, culturalmente, il “tabù del piacere”.
L’occidente è la civiltà del “noi”, del collettivismo: qui sono nati tutti gli “ismi” della storia.
Il nemico del “noi” è l’ “io”.
Con riferimento alla sfera sessuale, il fallo eretto è un simbolo di vitalità, di euforia, di eccitazione, di entusiasmo, di affermazione di sé, e non è fingibile.
Se c’è un’erezione vuol dire che c’è qualcuno o qualcosa che ti piace.
E, se c’è qualcosa che ti piace, tu sei tu.
Ma di questo fenomeno, in occidente, c’è un “tabù”: ci sono in giro, nella storia delle iconografie occidentali, molti peni, spesso striminziti, ma pochi falli eretti.
Cioé, l’occidente mette il “mi piace” proprio in fondo alla cantina.
Si dice, allora: cosa ti “deve” piacere, cosa ti “può” piacere, cosa ti “conviene” che ti piaccia, ma il “mi piace” è censurabile e non sempre gradito, come fosse una depravazione.
Perché il “mi piace” comporta di essere all’altezza della persona o della cosa, di una donna o di un dipinto: è molto più impegnativo.
C O S A V U O L D I R E
SANTO viene da “sanctus”, participio passato del verbo latino “sancire” che, come in italiano, vuol dire “certificare”, “attestare”, “stabilire”.
SACRO è una brutta parola. In latino vuol dire “proibito”. Indica una realtà che ispira timore ed attrazione coercitiva, legata al divino, all’interdetto, al separato. È riferito alla sfera divina, distinta e potente.
Il “sacrificium” era un tributo alla divinità. Si praticava sgozzando o bruciando degli animali.
N O N L O S O
Contrariamente a quello che
accade nelle scuole, dove dire
“Non lo so” equivale a prendersi
un brutto voto, nella scala della
evoluzione mentale è il punto
massimo a cui possiamo arrivare.
Il “Non lo so” ti mette in una
posizione d’intelligenza, il punto
più alto d’intelligenza raggiungibile
da una mente. Leopardi diceva
che la verità sta nel dubbio.
da YouTube
A M I C I Z I A E F E L I C I T A’
Scrive Haruki Murakani, scrittore giapponese:
“La felicità è un’amicizia calorosa”.
A L C U N I A F O R I S M I
di due grandi filosofi tedeschi
Immanuel KANT
3 ingredienti per la felicità:
qualcosa da fare,
qualcuno da amare,
qualcosa in cui sperare.
Chi teme di morire
non si godrà
mai la vita.
Non siamo ricchi
per ciò che possediamo,
ma per ciò di cui
possiamo fare a meno.
Se un uomo
ti nasconde
il suo tradimento,
allora
ti ama ancora.
Arthur SHOPENHAUER
È difficile trovare
la felicità dentro di sé,
ma è impossibile
trovarla altrove.
È soprattutto la perdita
che ci insegna
il valore delle cose.
Rinunciamo a 3/4
di noi stessi per
essere come gli altri.
Non v’è rimedio
fra la nascita e
la morte, salvo
godersi l’intervallo.
S A G G E Z Z A E S C I O C C H E Z Z A
I saggi parlano
perché hanno
qualcosa da dire.
Gli sciocchi parlano
perché hanno
da dire qualcosa.
Platone
U N G R A N D E D E L L A L E T T E R A T U R A
Scese, evitando di
guardarla a lungo,
come si fa col sole.
Ma vedeva lei,
come si vede il sole,
anche senza guardare.
Lev Tolstoj.
N E V E R G I V E U P (Non rinunciare mai)
I vincenti non
rinunciano mai.
E i rinunciatari
non vincono mai.
I 90 indicatori che aiutano a comporre la classifica sono divisi in 6 grandi categorie tematiche: ricchezza e consumi; affari e lavoro; ambiente e servizi; demografia, società e salute; giustizia e sicurezza; cultura e tempo libero. Per ogni indicatore viene dato un punteggio da 0 a 1000 in base a un “senso di lettura” del parametro, e più la provincia è vivibile secondo quel parametro più punti ottiene.
Il Sole 24 Ore classifica le città per categorie e poi fa una media dei punteggi per ottenere la classifica generale: si può dunque sapere sia quali sono le città in cui si vive meglio in senso assoluto che quelle che vanno meglio nei diversi parametri, calcolati perlopiù tramite informazioni dalle banche dati ufficiali. Gli indicatori sono tutti certificati, forniti al giornale da fonti ufficiali, istituzioni e istituti di ricerca come il ministero dell’Interno o della Giustizia, Istat, Inps e Banca d’Italia, oppure forniti alla redazione da società o associazioni che fanno rilevazioni certificate. Nessun indicatore si basa su sondaggi.
Osservando solo le grandi città, si può notare un miglioramento rispetto alla classifica dello scorso anno: Bologna è salita di cinque posizioni, dal nono al quarto posto; Milano di quattro, dal dodicesimo all’ottavo, Roma è in 46esima posizione, ma 13 posizioni avanti rispetto al 2025. Solo Bari e Catania hanno perso posizioni, mentre Firenze e Messina risultano stabili. Molte grandi città del Sud sono nelle posizioni basse della classifica: Bari è 67esima, Messina 91esima, Catania 96esima, Palermo 97esima, Napoli 104esima e Reggio Calabria ultima per il secondo anno consecutivo.